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Visto studentesco in Australia non garantirà visto permanente

Il Ministro per l’Immigrazione e Cittadinanza dell’Australia ha ribadito che un visto studentesco fornisce semplicemente la possibilità di studiare in Australia e non è una garanzia di un visto di residenza permanente in Australia.

Gli studenti internazionali dovrebbero concentrarsi ad ottenere titoli di studio da istituzioni scolastiche di qualità in un campo nel quale vogliono veramente lavorare.

I commenti arrivano a seguito della Baird Review, uno studio sullo stato dell’educazione vocazionale in Australia che aveva lo scopo di chiarire l’utilità di un settore mirato ad attirare studenti internazionali e addestrarli in professioni presenti sulla lista delle più richieste ai fini dell’ottenimento di un visto.

La realtà è che migliaia di studenti soprattutto indiani e cinesi sono arrivati negli ultimi anni in Australia per studiare corsi da cuoco o parrucchiera in quanto questi venivano ben valutati al fine di ottenere un visto permanente. In pratica pochi di questi studenti iniziavano effettivamente una carriera nel settore scelto nell’ambito dello studio. La carenza di cuochi e parrucchiere non è venuta quindi colmata utilizzando questo serbatoio di teorica manodopera volenterosa.

Il Ministro per l’Immigrazione e Cittadinanza, il senatore Chris Evans, ha detto di essere soddisfatto del sostegno che il signor Baird ha dato ai cambiamenti annunciati dal governo Rudd per quello che riguarda il programma di immigrazione di manodopera qualificata. Questi cambiamenti furono annunciati l’8 febbraio 2010 ed hanno rimosso gli incentivi per gli studenti internazionali al fine di ottenere la residenza permanente dopo l’ottenimento del titolo di studio.

Il ministro Evans ha detto che i cambiamenti, che verranno finalizzati a metà 2010, si concentreranno sull’indirizzare gli studenti nazionali verso l’ottenimento di un’istruzione di qualità.

La lista di professioni richieste dall’Australia sarà più concentrata su abilità di valore che consentiranno l’Australia di gestire il fabbisogno di manodopera futuro a seconda della richiesta dell’economia. In linea di massima le professioni richieste della futura lista si concentreranno su settori tipo la sanità, l’ingegneria ed il minerario, come esempi.

Gli studenti internazionali che stanno studiando in Australia al momento con un visto da studente potranno ancora fare domanda per un visto di residenza permanentese la loro professione sarà sulla nuova lista di professioni richieste.

Gli studenti che stanno frequentando un corso per ottenere la qualifica verso una professione non inclusa su tale lista avranno fino alla fine del 2012 per fare domanda per un visto temporaneo che consentirà loro di passare fino a 12 mesi in Australia per acquisire esperienza di lavoro e trovare un datore di lavoro australiano disposto a sponsorizzarli per un visto.

I cambiamenti non avranno alcun impatto su studenti internazionali in Australia che ottengono titoli di studio legittimi e poi cercano di ritornare nella loro patria d’origine.

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Confronto del tasso di disoccupazione in varie nazioni d’Europa

Trovare lavoro all’estero può essere più o meno difficile a seconda della congiuntura economica.

Per dare un po’ di prospettiva alla ricerca del lavoro oltre frontiera ho creato per voi, con l’aiuto di Google Labs e Eurostat, un grafico che illustra il tasso di disoccupazione in alcuni Paesi europei, mettendolo a confronto con il tasso di disoccupazione in Italia.

Dal grafico potete bene vedere come il mercato del lavoro in Spagna e in Irlanda stia attraversando un momento particolarmente difficile, soprattutto in Spagna dove il tasso di disoccupazione ha raggiunto il 18,8% a gennaio 2010. L’Italia si trova a metà strada tra la Francia e il Regno Unito, una magra consolazione per chi il lavoro in Italia non ce l’ha.

Vi invito ad esplorare il grafico in più dettaglio. Potete farlo cliccando su ‘Explore data’ e poi selezionando un periodo più lungo di tempo o aggiungendo e togliendo nazioni a seconda di dove vi interessa emigrare.

Buon divertimento!

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Classifica qualità della vita

International Living ha pubblicato la propria classifica della qualità della vita in 194 nazioni del mondo.

Qualità della vita non intesa come dove vivere bene con pochi soldi ma semplicemente vivere bene.

Per redarre la classifica, International Living considera punteggi nelle seguenti categorie:

  • costo della vita, rispetto al costo della vita negli Stati Uniti
  • cultura e tempo libero, livello di istruzione della popolazione, numero di musei eccetera
  • economia, valutata usando le misure statistiche più comuni
  • ambiente, valutato usando la densità della popolazione, il tasso di crescita della stessa, le emissioni causanti effetto serra
  • libertà, usando la classifica di Freedom House
  • salute, valutata in base alla qualità dell’assistenza sanitaria
  • infrastruttura, chiometri di strade, ferrovia per capita, numero di aereoporti
  • sicurezza, in base alle stime del Dipartimento di Stato degli Stati Uniti
  • clima, temperatura e precipitazioni medie

I punteggi vengono assegnati basandosi su informazioni pubblicate da fonti quali siti internet governativi, la World Health Organisation, The Economist e molti altri.

Inoltre vengono considerate le opinioni degli editori di International Living sparsi nel mondo. Al riguardo tenete conto che essi sono per lo più di origine anglosassone e scrivono per lettori in gran parte statunitensi quindi la loro visione della qualità della vita è diversa da quella degli Italiani e da quella di altri popoli.

E’ forse per questo che la presenza di nazioni scandinave nella Top 10, consueta in altre classifiche, quì è nulla.

Qual’è la classifica?

  1. Francia (82)
  2. Australia (81)
  3. Svizzera (81)
  4. Germania (81)
  5. Nuova Zelanda (79)
  6. Lussemburgo (78)
  7. Stati Uniti (78)
  8. Belgio (78)
  9. Canada (77)
  10. Italia (77)
  11. Paesi Bassi (77)
  12. Norvegia (77)
  13. Austria (77)
  14. Liechtenstein (76)
  15. Malta (76)
  16. Danimarca (76)
  17. Spagna (76)
  18. Finlandia (75)
  19. Uruguay (75)
  20. Ungheria (74)
  21. Portogallo (73)
  22. Lituania (73)
  23. Andorra (73)
  24. Repubblica Ceca (73)
  25. Regno Unito (73)
  26. Argentina (72)
  27. Slovenia (72)
  28. Grecia (72)
  29. Monaco (72)
  30. Svezia (71)
  31. Cile (71)
  32. Estonia (71)
  33. Costa Rica (71)
  34. Panama (71)
  35. Polonia (71)
  36. Giappone (70)
  37. Croazia (70)
  38. Brasile (70)
  39. Ecuador (70)
  40. Lettonia (70)
  41. Irlanda (70)
  42. Corea del Sud (69)
  43. Slovacchia (69)
  44. Bulgaria (69)
  45. Cipro (68)
  46. Messico (68)
  47. Israele (67)
  48. Islanda (67)
  49. Bermuda (66)
  50. Saint Kitts & Nevis (66)
  51. Sud Africa (66)
  52. Dominica (65)
  53. Romania (65)
  54. Isole Cayman (65)
  55. Moldavia (65)
  56. Colombia (64)
  57. Taiwan (64)
  58. Bolivia (64)
  59. Repubblica di Macedonia (63)
  60. Barbados (63)
  61. Mauritius (63)
  62. Namibia (63)
  63. Belize (63)
  64. Paraguay (63)
  65. Albania (63)
  66. Bosnia-Erzegovina (63)
  67. Bahamas (63)
  68. Ucraina (62)
  69. Grenada (62)
  70. Singapore (61)
  71. Antigua & Barbuda (61)
  72. Turchia (61)
  73. Repubblica Dominicana (61)
  74. Seychelles (61)
  75. Bhutan (61)
  76. Peru (60)
  77. Giamaica (60)
  78. Nicaragua (60)
  79. Botswana (60)
  80. Honduras (60)
  81. Suriname (60)
  82. Portorico (59)
  83. Tunisia (59)
  84. Brunei (59)
  85. Malesia (58)
  86. El Salvador (58)
  87. Guatemala (58)
  88. India (58)
  89. Venezuela (58)
  90. Cuba (57)
  91. Trinidad & Tobago (57)
  92. Polinesia Francese (57)
  93. Guyana (57)
  94. Tonga (57)
  95. Mongolia (57)
  96. Nauru (56)
  97. Cina (56)
  98. Georgia (56)
  99. Ghana (56)
  100. Maldive (56)
  101. Armenia (56)
  102. Lesotho (55)
  103. Martinica (55)
  104. Giordania (55)
  105. Filippine (55)
  106. Kuwait (55)
  107. Kiribati (55)
  108. Polinesia Francese (55)
  109. Bielorussia (54)
  110. Tailandia (54)
  111. Russia (54)
  112. Zambia (54)
  113. Libano (54)
  114. Palau (54)
  115. Malawi (54)
  116. Marocco (54)
  117. Samoa (Western Samoa) (54)
  118. Swaziland (54)
  119. Bahrain (54)
  120. Fiji (53)
  121. Sri Lanka (53)
  122. Madagascar (53)
  123. Tuvalu (53)
  124. Siria (53)
  125. Vietnam (53)
  126. Comore (53)
  127. Nepal (52)
  128. Qatar (52)
  129. Indonesia (52)
  130. Macao (52)
  131. Vanuatu (52)
  132. Senegal (52)
  133. Isole Salomone (52)
  134. Tagikistan (51)
  135. Egitto (51)
  136. Benin (51)
  137. Kenya (51)
  138. Kirghizistan (51)
  139. Azerbaijan (51)
  140. Corea del Nord (51)
  141. Emirati Arabi Uniti (50)
  142. Capo Verde (50)
  143. Isole Marshall (50)
  144. Tanzania (50)
  145. Bangladesh (50)
  146. Algeria (50)
  147. Uganda (50)
  148. Uzbekistan (49)
  149. Cambogia (49)
  150. Iran (49)
  151. Mozambico (49)
  152. Gambia (48)
  153. Papua Nuova Guinea (48)
  154. Mayotte (48)
  155. Kazakistan (48)
  156. Mali (48)
  157. Libia (48)
  158. Guinea-Bissau (47)
  159. Micronesia (47)
  160. Togo (47)
  161. Myanmar (Birmania) (46)
  162. Turkmenistan (46)
  163. Etiopia (46)
  164. Repubblica del Congo - (46)
  165. Ruanda (46)
  166. Nigeria (46)
  167. Gabon (46)
  168. Oman (45)
  169. Arabia Saudita (45)
  170. Iraq (45)
  171. Laos (45)
  172. Camerun (45)
  173. Mauritania (45)
  174. Niger (44)
  175. Burkina Faso (44)
  176. Guinea Equatoriale (44)
  177. Burundi (44)
  178. Pakistan (43)
  179. Haiti (43)
  180. Zimbabwe (43)
  181. Repubblica Centrafricana (43)
  182. Costa d’Avorio (43)
  183. Liberia (42)
  184. Congo, Repubblica Democratica del (42)
  185. Angola (42)
  186. Guinea (41)
  187. Eritrea (40)
  188. Gibuti (40)
  189. Sierra Leone (38)
  190. Afghanistan (37)
  191. Ciad (34)
  192. Sudan (33)
  193. Yemen (33)
  194. Somalia (30)

Cosa ne pensate? Siete d’accordo?

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Differenze tra università, mondo del lavoro in Svezia ed in Italia

Gatto Solitario è un ricercatore italiano emigrato in Svezia e ci rivela le differenze tra l’università in Italia ed in Svezia oltre a darci un panorama della vita in Svezia.

Come hai trovato il posto di ricercatore in Svezia?

Stavo per finire il mio dottorato in Italia, e quindi mi stavo guardando in giro per cercare un’occasione di lavoro all’estero.

Questo anche perché in Italia non c’era nessuna possibilitá di crescere e di fare carriera, quei pochi posti disponibili erano altamente sottopagati e non vedevo l’ora di vedere il resto del mondo. Secondo me ogni persona che fa ricerca deve cambiare almeno un paio di nazioni (ed io l’ho fatto solo una volta).

Era un tardo pomeriggio di agosto quando mi é caduto l’occhio su un annuncio per un post-doc in Svezia. Ho quindi guardato il sito del gruppo di ricerca, letto le loro ultime pubblicazioni ed ho deciso di inviare una email per mostrare il mio interessamento per la posizione.

Il giorno dopo colei che sará il mio futuro capo mi invita per a fare un seminario presso il dipartimento per mostrare il mio lavoro di dottorato, quindi mi intervistano una serie di persone e poi torno in Italia. Tutto pagato ovviamente da loro, aereo compreso. Dopo qualche settimana mi dicono che mi vogliono e quindi ad inizio Novembre 2005 arrivo qui.

Inoltre sulla scelta dell’estero non é da sottovalutare il “razzismo” interno in Italia. Io napoletano feci un colloquio al nord Italia e mentre parlavo con il direttore dell’istituto questo mi chiede : ” Ma poi tu sei di Napoli, riesci a vivere così lontano da casa?”. E mi offrivano la bellezza di 1100 euro al mese per un anno. Beh, la storia parla da sola su cosa ho scelto e visti i risultati ho fatto bene : )

Quali sono le differenze tra il fare il ricercatore in Italia e farlo in Svezia?

Diciamo che piú che paragonare l’Italia e la Svezia io paragonerei l’Italia ed il resto del mondo occidentale (in istituti di un certo livello internazionale). Ho diversi amici che lavorano in giro per il mondo, anzi se ho fatto bene i conti 27 su 30 dei miei compagni di corso ormai vivono all’estero in maniera definitiva o quasi.

Diciamo che quello che ho avuto modo di vedere, e che a grandi linee succede anche altrove, é che sei libero di fare la tua ricerca e di esprimere le tue idee, l’importante é argomentarle in maniera professionale e scientifica. Tutti, a partire dal capo di Dipartimento, sono lí per ascoltarti. Poi ovviamente facilitá di accesso ad apparecchi molto sofisticati, molti fondi per acquistare materiale, molti seminari a disposizione ed un ambiente molto internazionale.

Lavorare fianco a fianco con persone che vengono da quasi ogni parte del mondo é un’esperienza importante sia da un punto professionale che da un punto di vista umano. In Italia, per mia esperienza, lavorano pochissimi ricercatori stranieri, ed é molto male. Ma giustamente, se noi andiamo via, perché loro dovrebbero venire, combattere per avere un permesso di soggiorno e poi lavorare sottopagati?

Altra differenza sostanziale é che si é tutti allo stesso livello (generalmente), quindi uso lo stesso stile di comunicazione con uno studente o con il professorone in aurea di Nobel.

Vieni giudicato solo per quello che produci da un punto di vista scientifico, non conta (generalmente) essere figli di qualcuno o avere raccomandazioni in alte sfere. Questo non vuol dire che non esistano i “circoli privilegiati”, ma il 90% di chi ci é dentro lo é per i propri meriti sul campo, e attrarrà altre persone meritevoli intorno a se.

Aspetti positivi e negativi del mondo del lavoro in Svezia?

Parleró qui solo di aspetti lavorativi allora, non di “societá” in generale. Gli aspetti positivi sono le ore di lavoro giornaliere, che sono teoricamente otto, ma tanto poi si sa che in un laboratorio si lavora a ciclo continuo :D

Altrove alle 16:00-17:00 in genere si va a casa, anche se nelle company c’é chi lavora fino alle 17:30-18:00. Esistono alcune persone che lavorano anche di notte poi da casa. Ci sono poi il gran numero di giorni di vacanza (25-30 giorni), il rispetto per il lavoratore, le leggi ed i regolamenti, la paritá di trattamento tra uomini e donne, la possibilitá di avere 10 mesi di paternitá e 10 di maternitá pagati, lo stipendio arriva sempre nello stesso giorno puntualissimo.

É possibile farsi rispettare per la qualitá del proprio lavoro, indipendentemente dalla tua etá. Quando sono arrivato qui avevo 26 anni, e giá dopo due anni avevo studenti da seguire e potevo inventare nuovi progetti e seguirli in quasi totale autonomia, chiedere fondi. Ho poi avuto la fortuna di lavorare con una persona (il mio supervisore) che aveva voglia di provare cose nuove, che era molto appassionata di quello che faceva, ed ovviamente non accade sempre. Alla fine il lavoro ed un pizzico di fortuna ci hanno fatto pubblicare tre articoli in tre anni, di cui con primo nome su Nature Cell Biology.

Forse un aspetto negativo é che in alcuni luoghi di lavoro (non dove sono io) si é quasi costretti a fare due pause caffé al giorno di 30 minuti sempre alla stessa ora per “socializzare” con i colleghi. Comunque ho notato che é un’abitudine non molto diffusa nelle grandi company o tra le persone piú giovani. Altro problema, per chi deve “entrare” nel mondo del lavoro, é che spesso si trova lavoro tramite “networking”, quindi tramite conoscenze interne. Che peró non vuol dire che assumono chi é incompetente, quasi mai. Ma che tramite il giro di conoscenze nell’ambiente é piú facile essere conosciuti ed apprezzati per il proprio lavoro, e quindi é anche normale che é piú facile farsi assumere.

Molti cambiano lavoro ogni 3-4 anni, il che vuol dire che c’é una rotazione continua tra le varie aziende concorrenti nello stesso campo, e sono in genere i migliori quelli a girare di piú in quanto richiesti. É comunque un fenomeno diffuso ovunque, anche in altri paesi occidentali.

Come fai per la lingua?

Io ho sempre lavorato in inglese, visto che nel mio campo é la lingua di uso comune. Poi vivendo qui ho piano piano imparato lo svedese, facendo qualche corso e poi “lanciandomi” con gli autoctoni. Adesso lo parlo fluentemente e tengo anche seminari in svedese in pubblico. É una lingua alla fine non molto difficile secondo me, e poi mi piace parlarla.

Quali sono le differenze tra la mentalita’ italiana e quella svedese?

Questa é una domanda da cento milioni di dollari. Non mi piace generalizzare, e secondo me le persone alla fine sono abbastanza simili un pochino ovunque. Secondo me é la societá nel suo complesso che crea delle situazioni per cui le persone poi sono portate a comportarsi in un modo o in un altro. E poi evolve nel tempo, ma anche nello spazio. A me sembra di vedere alcune cose cambiare qui in Svezia da quando sono arrivato quattro anni fa, ed allo stesso modo una persona di Stoccolma ha una mentalitá spesso molto diversa da una che viene da un piccolo paese.

Fatta questa premessa secondo me in generale gli svedesi hanno la tendenza a dare una grande importanza al fatto di essere in perfetto orario, a pianificare tutto con largo anticipo. Ci si puó affidare abbastanza bene al sistema una volta che ci si é dentro, e piú o meno si sa come andranno le cose.

Un italiano, abituato a vivere e soprattutto a sopravvivere in Italia, ha secondo me sviluppato diverse abilitá di improvvisazione e di adattamento superiore alla norma.

Altra cosa che apprezzo molto in Svezia é il rispetto da parte dei superiori. Insomma sono sempre stato trattato come un essere umano ed una risorsa per il laboratorio o per l’azienda, e mai come un limone da spremere. L’idea che é che non si vive per lavorare, ma che é fondamentale avere una vita bilanciata tra la parte lavorativa e quella privata.

Questo, in veritá, l’ho notato anche con altri superiori non svedesi ma di altri paesi europei. Infine c’é pochissima voglia di “fregare il prossimo” da queste parti, ci si puó fidare abbastanza. Questo non vuol dire che si puó vivere con gli occhi chiusi e senza guardarsi le spalle, ma diciamo che non é un esercizio quotidiano come era in Italia.

Che consigli daresti a chi vuole seguire le tue orme?

Secondo me la cosa principale se si vuole diventare ricercatori é di andarsene il prima possibile, e fare un dottorato all’estero.

Non é facile ma nemmeno impossibile. Probabilmente é molto piú semplice essere assunti per un dottorato fuori che per un post-doc quando il dottorato in Italia non é stato molto fruttuoso. Non bisogna lasciarsi incantare dalle sirene che ti promettono un posto dopo 10 anni come “sottoposto” (tipo film di Fantozzi per capirci).

Anche perché, se proprio ci si arriva anche a 40 anni, ci si scontrerá con la mancanza di risorse croniche in Italia, e si avrá uno stipendio pari a quello di chi si occupa di pulizie in altri paesi esteri. Ci sono ovviamente eccellenti ricercatori in Italia, che fanno scoperte molto importanti quasi senza risorse, ed alcuni centri di ricerca eccellenti, spesso finanziati da enti esteri. Ma mi chiedo, ed é una valutazione personale, se valga la pena dover lottare tutti i giorni della propria vita, quando un bravo ricercatore é ben richiesto in molti paesi, ben pagato e soprattutto gli viene dato/a una prospettiva di vita dignitosa.

Poi ovviamente altri consigli sono imparare la lingua del posto, essere curiosi in generale verso le cose nuove e diverse. Alla fine chi ha delle buone competenze e soprattutto ha dei buoni “social skills” riesce a trovare la propria strada in qualunque situazione.

Grazie Gatto Solitario!

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Come trovare lavoro in Svezia

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Come trovare un lavoro in Svezia

Renato Golia ci racconta come trovare lavoro in Svezia. Lui ci è riuscito, si è trasferito da Napoli a Stoccolma e racconta la sua vita su Krallo’s.

Ci descrivi il tuo background universitario e lavorativo in Italia?

Quando sono emigrato in Svezia, fine luglio 2008, avevo appena conseguito la Laurea Triennale in Ingegneria Informatica presso l’Università di Napoli. Non avevo esperienze lavorative se non qualche sito web fatto per raggranellare qualche soldo qua e là. Ad ogni modo, la mia passione per la programmazione mi ha permesso di fondere ciò che ho imparato da autodidatta nel corso degli anni con la metodologia che mi ha fornito l’Università.

Poco prima di partire avevo fatto un paio di colloqui a Napoli. Colloqui ottenuti tramite l’aiuto della Facoltà e che mi hanno permesso di sapere quanto valessi per il mercato del lavoro. Le società per cui ho fatto i colloqui, visto il mio background, erano disposte a mettermi direttamente su progetti operativi perché riconoscevano la qualità della mia competenza. Purtroppo questa competenza non permetteva loro di offrire niente di meglio che uno stage di formazione annuale a “400€ mensili più buoni pasto”. In pratica mi volevano pagare come persona da formare ma poi mettermi direttamente sul prodotto che avrebbero dovuto consegnare da lì ad un mese. No grazie.

Perché la Svezia?

Prima di tutto occorre specificare “Perché Stoccolma?”. La Svezia non era un’opzione. Io volevo vivere a Stoccolma, del resto non mi interessava.

Ci sono diversi motivi che mi hanno portato a Stoccolma. Checché se ne dica non ho inseguito le chiome bionde delle stoccolmesi. Diciamo che quelle sono una piacevole incidentale. ;)

Prima di tutto volevo fare un’esperienza lavorativa all’estero un po’ perché il mondo IT in Italia non se la sta passando bene, un po’ perché amo viaggiare e conoscere nuove cose e culture. Certo, soprattutto prima della crisi, IT + estero voleva dire Irlanda o, al più, Londra. Purtroppo non reputavo il mio Inglese tale da permettermi di trovare lavoro lì e c’è da dire che mi ero già innamorato di Stoccolma quando sono arrivato qui in Interrail nel lontano 2003 ed in vacanza con mia sorella nel 2006.

Cosa mi ha fatto innamorare di Stoccolma? Il suo essere esattamente a metà tra una Capitale europea ed una megalopoli stile Londra e Parigi. Certo, con il passare del tempo anche Stoccolma inizia a diventare “piccolina”, ma c’è ancora tanto che non conosco, soprattutto al di fuori del centro, quindi ce ne vuole prima che mi stanchi.

Che passi hai fatto per trovare lavoro in Svezia?

Prima di tutto mi sono aiutato con il motore di ricerca Monster già dall’Italia. Gli annunci erano in svedese e Google Translator non era buono quanto oggi. Per fortuna mi interessavano solo certe parole chiave, ed infatti ignoravo di cosa si occupava l’azienda per cui lavoro fino al momento del colloquio.

Volendo mettere tutto in ordine cronologico, il tutto è iniziato nell’Ottobre 2007 quando sono stato invitato per un colloquio da un’azienda che poi sarà quella per cui lavoro tuttora. Il colloquio si tenne a cavallo tra Natale e Capodanno e, per fortuna, con il senno di poi, non andò bene. Oddio, il capo rimase impressionato da un punto di vista tecnico ma all’epoca lavoravano solo in svedese e, soprattutto, il capo non si voleva assumere la responsabilità di farmi abbandonare l’Università (ad un esame e tesi dalla fine) per un contratto di prova.

Nell’agosto 2008, con il pezzo di carta in tasca, mi sono trasferito definitivamente a Stoccolma dove ho seguito un corso intensivo di svedese (2 ore al giorno per 5 giorni la settimana per 4 settimane) presso la Folkuniversitetet. Al termine del corso ho iniziato a guardarmi attorno per trovare un lavoro. Mentre mandavo in giro CV come programmatore, iniziavo a cercare un lavoro anche come lavapiatti nei ristoranti italiani della città. Destino ha voluto che sul sito del collocamento svedese ci fosse un altro annuncio della compagnia per cui avevo fatto il colloquio a Dicembre.

Di lì in poi ci si può immaginare come sia andata: colloquio andato bene e suggellato da un’offerta di un contratto a ore (fine settembre 2008), tramutato poi in contratto a tempo indeterminato (fine dicembre 2008); contratto che è stato confermato nel giugno di quest’anno.

Quanto tempo ti ci è voluto dal momento di inizio ricerca lavoro al primo giorno in ufficio?

Se contiamo le ricerche blande fatte in Italia, un annetto (ma non effettivo perché ottenuto il primo colloquio, mi ero fermato fino a quando non sono tornato definitivamente in Svezia). Se contiamo solo il periodo svedese, direi un mesetto. Ma ritengo di essere stato fortunato ed, al contempo, di essermi giocato bene le mie carte.

Sapevi lo svedese prima di trovare lavoro?

Come ho scritto, avevo seguito un corso intensivo di base. Diciamo che ero in grado di fare discussioni di livello molto basso.

Come sei stato accolto dai colleghi svedesi?

Credo che i miei colleghi siano dei ragazzi fantastici: certo ognuno di loro ha il suo lato oscuro, però chi non ne ha? Sta di fatto che il primo giorno trovai lo sfondo del desktop della mia squadra del cuore (cosa appena menzionata durante il secondo colloquio) e sono pronti a suggerirmi cose che vanno oltre la vita lavorativa. Soprattutto quando ho comprato casa mi hanno aiutato con consigli per muovermi in un mondo ostico anche in Patria, figuriamoci all’estero e soprattutto in Svezia dove il mercato immobiliare è così particolare.

Il capo poi è sempre molto disponibile è credo che mi tratti con i guanti, soprattutto per quanto riguarda le ferie visto che, nell’ambito dei 25 giorni annuali, mi permette di posizionare i giorni di ferie come più mi aggrada per massimizzarne l’efficacia e permettermi un ritorno in Italia.

Come descriveresti il mondo del lavoro in Svezia?

È strano. Per certi versi i miei colleghi sono molto professionali, dall’altro si vede che non tutti hanno la mia stessa formazione e la qualità del loro lavoro ne risente. Ma è solo una questione di competenze. Certo il capo ha il viziaccio di fare riunioni spesso ripetitive su aspetti ormai dati per assodati del progetto, però niente di impossibile da sopportare, a patto di avere una buona tazza di caffè con sé.

Inoltre in azienda si conta molto sul gruppo. Ad esempio ogni mese si organizza una specie di festa cui partecipano bene o male tutti i colleghi.

Consigli a chi volesse seguire le tue orme?

Prima di tutto bisogna essere coscienti che non è facile e che il fallimento è un’opzione che va tenuta in considerazione. Io ho avuto tanta fortuna. Ad ogni modo, l’importante è avere quel quid che ti permetta di far dire alla persona che hai davanti durante il colloquio che tu sei meglio del biondino che ha fatto il colloquio prima di te.

Non voglio essere crudele, ma sui forum come MondoSvezia si legge di tante persone che vogliono venire, spesso gente che non ha una formazione specifica e con una conoscenza marginale della lingua inglese. Purtroppo la Svezia non è la terra promessa. O meglio, lo è, ma non è alla portata di tutti.

Grazie Renato e buona fortuna!

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Quindici minuti per emigrare in Svezia

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Vivere in Svezia e lavorare in Danimarca

Nel recente sondaggio mi avete chiesto, in tanti, di esplorare di più l’esperienza di altri Italiani che vivono all’estero.

Oggi abbiamo la fortuna di imparare da Linda Nesi che ci racconta di come si è trasferita in Svezia ed ha lavorato in Danimarca facendo la pendolare ogni giorno tra due nazioni europee.

Cosa ti ha portata a Malmo?

La voglia di mettermi in gioco e provare a realizzare il sogno di vivere in Svezia. Sin dall’adolescenza sognavo di venire ad abitare in questo paese e solo dopo la laurea mi sono decisa a fare “il grande passo”. Inizialmente ho vissuto a Stoccolma per 4 mesi dove ho provato a cercare lavoro (senza successo) poi causa fine dei fondi ho dovuto ripiegare a fare la “aupair” in una piccola cittadina nel Värmland (Karlstad) dove avrei speso inverno e primavera ed infine, per mia grandissima fortuna, mi si è presentata la possibilità di un lavoro vero nel “sud” della scandinavia.

Come hai trovato lavoro come postina in Danimarca?

Questa è la parte più avventurosa e assurda della mia avventura.

Durante il mio soggiorno a Karlstad ho intrecciato una amicizia di penna con un ragazzo di Malmö con il quale scambiavo email per migliorare il mio svedese. Per una breve vacanza in primavera decido di andare a fargli visita e, sapendo lui che non avevo mai visitato Copenhagen mi invita a seguirlo sul suo posto di lavoro. Conosco i suoi colleghi e vedo come è organizzato il lavoro. Voglio specificare che non si tratta delle normali poste statali ma di una azienda privata “concorrente”, Bring CityMail (che purtroppo chiuderà a fine anno).
Rimango in contatto con questo amico il quale, sapendo della mia situazione e vedendo che volevo trovare un lavoro “vero”, mi chiama dopo circa 3 settimane dalla mia visita dicendomi che il suo capo aveva bisogno di nuovo personale perché durante l’estate avrebbero perso 3 lavoratori. Lui aveva parlato di me e voleva sapere se ero interessata ad avere un colloquio con il boss.
Inizialmente non potevo credere a tanta fortuna ma considerando che la presente situazione proprio non mi andava giù e pensando che, comunque, avrei avuto sicuramente più possibilità di trovare qualcosa in un’area strategica come quella dell’Öresund, decido di andare. Così, congedatami dalla famiglia presso la quale alloggiavo parto per Malmö. Tutto questo accadeva in luglio.
Arrivata a Malmö prendo contatto con quella che sarebbe stata la mia futura capa, tengo un colloquio (della durata totale di circa 20 minuti) ed alla fine ottengo il lavoro.

Suona assurdo ma è veramente andata così. Non so se sono stata più fortunata o sconsiderata nel rischiare tutto e fidarmi, andare alla cieca quasi verso un colloquio di cui non potevo immaginare assolutamente l’esito.
Dopo una settimana ho iniziato a lavorare per Bring CityMail. Un lavoro duro, durissimo fisicamente ma che mi permetteva di mantenermi ampiamente in Svezia.

Ci descrivi la vita quotidiana di una pendolare tra nazioni?

Come detto precedentemente, il lavoro di postino a Copenhagen non è assolutamente leggero, è un lavoro durissimo fisicamente (tant’è che nell’ufficio dove lavoro ci sono solo 2 ragazze e 11 ragazzi, tanto per rendere l’idea). Questo purtroppo ha influenzato negativamente sulla mia qualità della vita in questo anno e mezzo di lavoro in Danimarca, assieme al tempo usato per gli spostamenti quotidiani necessari per raggiungere l’ufficio, che nel mio caso si aggirano attorno alle due ore giornaliere (considerando andata e ritorno). Purtroppo il treno in questione (Öresundståg) è spesso in ritardo (alla faccia della precisione nordica) e in questi casi i tempi “morti” per tornare a casa aumentano.

Fare il pendolare è sempre stancante e spesso, specialmente durante l’inverno, mi sembra di non vedere mai il posto dove vivo perché le giornate sono talmente corte che sia quando prendo il treno per andare al lavoro sia quando torno il cielo è sempre nero e tutta la mia vita apparentemente trascorre dalla parte opposta dello stretto, in terra danese. A volte ho l’impressione di vivere solo a Copenhagen! Ma oltre a questo non credo ci sia molta differenza rispetto a fare il pendolare fra due città nella stessa nazione… a parte il fatto della lingua e della moneta, s’intende.

Ci fai un confronto tra Svezia e Danimarca?

Due paesi vicinissimi ma così diversi, e non solo per la lingua!

La mia impressione è che la Svezia rifletta in tutto e per tutto la sua natura più socialista, a partire dalle istituzioni e dalla burocrazia. La Danimarca ha ed ha sempre avuto uno spirito più liberale, di destra, cosa che ha influenzato notevolmente l’organizzazione del lavoro e la mentalità in generale della gente.

Stiamo parlando comunque di due democrazie mature e (quasi) prive di corruzione, che in comune hanno il senso della responsabilità di ogni singolo cittadino e il rispetto per la legge e le istituzioni perché qui lo Stato è la cosa più importante, ciò che viene prima di ogni altro interesse.

Consigli pratici per chi vuole seguire le tue orme?

I consigli sono sempre una cosa spinosa perché quello che vale per me può non valere per altri, ma secondo me queste sono le cose più importanti:

1 – avere un piccolo gruzzolo da investire nella ricerca di una stanza in affitto perché vivere in un ostello per mesi non è la cosa più comoda del mondo, specie se si deve anche cercare lavoro. Qui non si tratta di fare backpacking ma di stabilirsi in un altro paese.

2 – la lingua è un fattore determinante nella riuscita dell’impresa. Ricordatevi che quassù se non si parla svedese non si lavora (a parte eccezionali casi di fortuna o lavori in campi internazionali o di ricerca, per esempio università). La conoscenza dell’inglese è scontata, ovviamente.

3 – le ragazze possono avere la possibilità di fare aupair o babysitter (anche i ragazzi ma la percentuale è minore). Quassù le aupair e babysitter sono molto comuni, potrebbe essere un inizio specie per il discorso lingua.

4 – venire a studiare quassù (erasmus o master, ad esempio) prima di trasferirsi in pianta stabile potrebbe essere una cosa utile, sia per iniziare l’apprendimento della lingua che per crearsi dei contatti. Lo studio è gratuito qui ma dovrete trovare il modo per mantenervi in maniera indipendente.
5 – tanta tanta volontà, umiltà e capacità di adattamento.

Inoltre non essere impazienti, crearsi una nuova vita in un altro paese partendo da zero prende tempo, specie se non si hanno contatti di nessun tipo. Siate pronti a ritrovarvi soli e a dover sbrigare tutte le cose, anche le più semplici, in un’altra lingua, con modi e tempi diversi dai nostri (ma che generalmente stupiscono l’italiano medio per celerità ed esattezza).

Tenere a mente che ci si trova di fronte a una realtà che è esattamente l’opposto della nostra realtà italiana, specialmente per quanto riguarda la responsabilità personale, e quindi cercate di adattarvi di conseguenza.

Grazie Linda!

Se vi interessa la Svezia leggete anche One way to Sweden.

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Quale assicurazione per viaggiare all’estero?

Mi viene spesso chiesto un consiglio per quello che riguarda la copertura medica all’estero e che tipo di assicurazione usare quando si viaggia all’estero.

Innanzitutto, per la copertura medica dovete cercare di capire se vi è un accordo tra Italia ed il Paese vostra destinazione che preveda la copertura reciproca dei cittadini.

Se non c’è o non volete rischiare di rimanere senza copertura sanitaria quando vi trovate in un continente lontano dall’Italia, allora potete pensare a coprirvi con una polizza assicurativa.

Ma quale? Io sinceramente adesso non me ne intendo più di tanto essendo il mio stile di vita piuttosto stazionario a Melbourne.

Faccio riferimento quindi al parere di Lea Woodward di Location Independent, autrice della Guida per vivere e lavorare ovunque vogliate, una nomade digitale che, insieme alla famiglia, si trasferisce di nazione in nazione gestendo il proprio business su internet.

Lea consiglia l’assicurazione di viaggio fornita da World Nomads.

World Nomads fa uso dei servizi forniti da aziende leader nel campo assicurativo quali Allianz, Mondial Assistance, Bupa International e Millstream Underwriting.

Potete scegliere polizze che vi coprano in 150 nazioni e usate la comodità di internet per comprare, rinnovare o cambiare polizza.

World Nomads offre polizze che coprono sport tipo lo sci, snowboarding, bungee jumping o il white water rafting.

Importantissimo per i viaggiatori all’estero, la polizza World Nomads copre l’assistenza ospedaliera e l’evacuazione.

Mi raccomando controllate sempre le ultime su cosa la polizza copre. Non mi assumo ALCUNA responsabilità per l’accuratezza delle informazioni con il passare del tempo. Questo articolo è statico mentre il mondo dell’assicurazione è in continuo movimento.

Tengo inoltre a precisare che quando voi acquistate una polizza assicurativa con World Nomads io ci guadagno alcuni centesimi o euro. Se pensate che il sito italiansinfuga li meriti allora cliccate sopra e mi fate un piacere enorme. Se non siete d’accordo, nessun problema, copiate ed incollate questo indirizzo http://www.worldnomads.com/ e ci arriverete lo stesso senza che io guadagni.

Spero comunque che questo articolo vi sia stato utile.

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Classifica mondiale pari opportunità

Il World Economic Forum ha pubblicato l’edizione 2009 del Global Gender Gap Index, la classifica mondiale delle pari opportunità. Nella graduatoria tutte la nazioni del mondo vengono valutate in base ad un numero di fattori che determinano quale sia la parità tra uomini e donne.

Come al solito queste classifiche sono da prendersi con le molle ma danno un’indicazione della relatività tra nazioni che può esservi utile se state pensando di emigrare all’estero.

Il World Economic Forum afferma che lo studio dimostra che la parità tra uomini e donne è d’obbligo per le società che intendono essere competitive economicamente e prosperare.

Lo studio rivela che le nazioni nordiche hanno la minor diseguaglianza tra uomini e donne, confermando il loro posto in cima alle varie graduatorie di qualità della vita.

L’Islanda conquista il primo posto della classifica superando la Finlandia e la Norvegia (prima l’anno scorso). La Svezia al quarto posto completa la dominazione scandinava dei primi posti della graduatoria 2009.

La classifica si basa su come le nazioni dividono opportunità e risorse tra uomini e donne, indipendentemente dal livello assoluto di risorse.

Le altre nazioni nella Top 10 sono la Nuova Zelanda, il Sud Africa, la Danimarca, l’Irlanda, le Filippine ed il Lesotho.

Altre nazioni di interesse ai lettori di italiansinfuga sono l’Olanda (11), Germania (12), Regno Unito (15), Spagna (17), Australia (20), Canada (25), Stati Uniti (31), Belgio (33).

L’Italia? Al 77esimo posto, uno dei più bassi in Europa.

I motivi? Una bassa partecipazione delle donne all’attività economica del Paese.

Se siete donne in Italia e state pensando di emigrare per migliorare le vostre opportunità di lavoro, leggete la classifica completa per farvi un’idea di dove sia meglio emigrare.

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Classifica mondiale dei migliori Paesi in cui vivere

L’ONU ha pubblicato la classifica mondiale dei migliori Paesi in cui vivere.

L’Human Development Index (HDI) misura la sviluppo di una nazione da un punto di vista umano.

Riporta fattori quali:

  • longevità e salute espressa in termini di aspettativa alla nascita
  • accesso a conoscenza e cultura, misurato in base al tasso di alfabetizzazione e l’iscrizione all’istruzione
  • tenore di vita, misurato come GDP per capita relativo al potere d’acquisto

Queste misure vengono poi usate per arrivare ad un punteggio tra 0 ed 1 e la classifica viene redatta a seconda del punteggio relativo tra le nazioni.

La classifica del 2009 include 182 nazioni, usa data risalenti al 2007 e quindi non include l’impatto della crisi economica globale.

Tra il 2006 ed il 2007, il punteggio è salito in 174 nazioni ed è sceso in sole 4 nazioni.

La Cina è la nazione con il maggiore balzo in classifica, migliorandosi di 7 posizioni, seguita da Colombia e Perù, grazie all’incremento dei salari.

La Norvegia è in cima alla classifica, seguita dall’Australia e dall’Islanda. Il podio rimane immutato mentre ci sono pochi cambiamenti nelle prime dieci con la sola Francia che spodesta il Lussemburgo.

L’Italia si piazza al diciottesimo posto, tra il Belgio ed il Liechtenstein, una posizione che la pone nel gruppo delle nazioni con un ‘Sviluppo umano molto alto’, la categoria migliore.

E le altre nazioni che seguiamo regolarmente su italiansinfuga.com?

Il Canada si piazza al quarto posto; l’Irlanda al quinto; l’Olanda al sesto; la Svezia al settimo; il Giappone al decimo; gli USA al tredicesimo; la Spagna al quindicesimo; la Danimarca al sedicesimo; la Nuova Zelanda la ventesimo; il Regno Unito al ventunesimo; la Germania al ventiduesimo.

Se state decidendo di emigrare, fatevi aiutare nella scelta della destinazione da questa classifica.

Ecco la classifica completa.

Norway 0.971

Australia 0.970

Iceland 0.969

Canada 0.966

Ireland 0.965

Netherlands 0.964

Sweden 0.963

France 0.961

Switzerland 0.960

Japan 0.960

Luxembourg 0.960

Finland 0.959

United States 0.956

Austria 0.955

Spain 0.955

Denmark 0.955

Belgium 0.953

Italy 0.951

Liechtenstein 0.951

New Zealand 0.950

United Kingdom 0.947

Germany 0.947

Singapore 0.944

Hong Kong, China (SAR) 0.944

Greece 0.942

Korea (Republic of) 0.937

Israel 0.935

Andorra 0.934

Slovenia 0.929

Brunei Darussalam 0.920

Kuwait 0.916

Cyprus 0.914

Qatar 0.910

Portugal 0.909

United Arab Emirates 0.903

Czech Republic 0.903

Barbados 0.903

Malta 0.902

Bahrain 0.895

Estonia 0.883

Poland 0.880

Slovakia 0.880

Hungary 0.879

Chile 0.878

Croatia 0.871

Lithuania 0.870

Antigua and Barbuda 0.868

Latvia 0.866

Argentina 0.866

Uruguay 0.865

Cuba 0.863 51

Bahamas 0.856

Mexico 0.854

Costa Rica 0.854

Libyan Arab Jamahiriya 0.847

Oman 0.846

Seychelles 0.845

Venezuela 0.844

Saudi Arabia 0.843

Panama 0.840

Bulgaria 0.840

Saint Kitts and Nevis 0.838

Romania 0.837

Trinidad and Tobago 0.837

Montenegro 0.834

Malaysia 0.829

Serbia 0.826

Belarus 0.826

Saint Lucia 0.821

Albania 0.818

Russian Federation 0.817

Macedonia 0.817

Dominica 0.814

Grenada 0.813

Brazil 0.813

Bosnia and Herzegovina 0.812

Colombia 0.807

Peru 0.806

Turkey 0.806

Ecuador 0.806

Mauritius 0.804

Kazakhstan 0.804

Lebanon 0.803

Armenia 0.798

Ukraine 0.796

Azerbaijan 0.787

Thailand 0.783

Iran 0.782

Georgia 0.778

Dominican Republic 0.777

Saint Vincent and the Grenadines 0.772

China 0.772

Belize 0.772

Samoa 0.771

Maldives 0.771

Jordan 0.770

Suriname 0.769

Tunisia 0.769

Tonga 0.768

Jamaica 0.766

Paraguay 0.761

Sri Lanka 0.759

Gabon 0.755

Algeria 0.754

Philippines 0.751

El Salvador 0.747

Syrian Arab Republic 0.742

Fiji 0.741

Turkmenistan 0.739

Occupied Palestinian Territories 0.737

Indonesia 0.734

Honduras 0.732

Bolivia 0.729

Guyana 0.729

Mongolia 0.727

Viet Nam 0.725

Moldova 0.720

Equatorial Guinea 0.719

Uzbekistan 0.710

Kyrgyzstan 0.710

Cape Verde 0.708

Guatemala 0.704

Egypt 0.703

Nicaragua 0.699

Botswana 0.694

Vanuatu 0.693

Tajikistan 0.688

Namibia 0.686

South Africa 0.683

Morocco 0.654

Sao Tome and Principe 0.651

Bhutan 0.619

Lao People’s Democratic Republic 0.619

India 0.612

Solomon Islands 0.610

Congo 0.601

Cambodia 0.593

Myanmar 0.586

Comoros 0.576

Yemen 0.575

Pakistan 0.572

Swaziland 0.572

Angola 0.564

Nepal 0.553

Madagascar 0.543

Bangladesh 0.543

Kenya 0.541

Papua New Guinea 0.541

Haiti 0.532

Sudan 0.531

Tanzania 0.530

Ghana 0.526

Cameroon 0.523

Mauritania 0.520

Djibouti 0.520

Lesotho 0.514

Uganda 0.514

Nigeria 0.511

Togo 0.499 159

Malawi 0.493

Benin 0.492

Timor-Leste 0.489

Côte d’Ivoire 0.484

Zambia 0.481

Eritrea 0.472

Senegal 0.464

Rwanda 0.460

Gambia 0.456

Liberia 0.442

Guinea 0.435

Ethiopia 0.414

Mozambique 0.402

Guinea-Bissau 0.396

Burundi 0.394

Chad 0.392

Congo 0.389

Burkina Faso 0.389

Mali 0.371

Central African Republic 0.369

Sierra Leone 0.365

Afghanistan 0.352

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La Commissione Europea ha pubblicato una classifica dei sistemi sanitari in Europa.

La graduatoria si basa su una combinazione di risposte da parte di pazienti, di dati sui risultati della gestione dei pazienti e di qualità e modernità delle strutture.

Naturalmente, come per tutte le graduatorie di questo tipo, bisogna prendere i risultati con le pinze ma, se vi interessa emigrare in Europa, questa classifica può aiutarvi a scegliere una nazione rispetto ad un’altra.

Questo è importante soprattutto se avete bisogno di cure ad intervalli regolari e se avete intenzione di rimanere all’estero a lungo e quindi sarete più bisognosi di cure ospedaliere con l’avanzamento dell’età.

Come al solito, le nazioni nordiche la fanno da padrone con l’Olanda in cima alla classifica seguita da Danimarca, Islanda, Austria, Svizzera e Germania.

Giusto per farvi capire l’Italia si piazza un pò sopra di metà classifica, sotto il Regno Unito, mentre la classifica si chiude con Paesi dell’est europeo.

Ringrazio Cavesi a Dublin della segnalazione.

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