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Come scegliere una scuola per i figli in Australia

Il sito My School del governo australiano aiuta le famiglie australiane a scegliere la scuola per i propri figli.

Il sito è stato recentemente introdotto ed è stato fonte di notevoli polemiche. I sindacati degli insegnanti sono sfavorevoli a questa introduzione perché sostengono che un sito del genere possa essere utilizzato per redigere classifiche delle varie scuole e penalizzare le scuole in fondo alla classifica. Gli insegnanti ritengono inoltre che risultati spingano le scuole a concentrarsi esclusivamente sull’insegnamento delle materie che vengono prese in considerazione per i risultati sui quali si basano i punteggi.

D’altro canto i genitori e la maggioranza del pubblico australiano è a favore di questa informazione resa pubblica. La scelta della scuola da far frequentare ai propri figli è una delle decisioni più difficili per tutti i genitori con figli intorno ai 4-5 anni. In Australia, in particolare nelle grandi città, esistono molte alternative dove mandare i propri figli a scuola. Nello stesso sobborgo esistono diverse scuole sia governative che private. Per i genitori nasce il dubbio su quale scuola scegliere la scelta viene influenzata spesso volentieri dalla scelta fatta da amici. Il sito My School offre un’ulteriore fonte di informazioni sulla quale basare la propria scelta.

Sul sito potete trovare le varie scuole, sia governative che private, a seconda del codice postale o del nome del sobborgo che vi interessa. Dopodiché potete selezionare la scuola che vi interessa e vi sarà presentata una breve descrizione della scuola ed una marea di altre informazioni.

Di particolare importanza sono i risultati NAPLAN. Ogni anno gli studenti sostengono alcuni test per valutare il livello della scuola in varie materie: leggere, scrivere, grammatica e aritmetica. I risultati vengono poi confrontati con una media di tutte le scuole australiane ed una media delle scuole australiane con un livello socio-economico simile. In questo modo potete farvi un’idea dello standard di insegnamento e di apprendimento nella scuola che vi interessa.

Come già accennato punteggi di questo tipo sono aperti a diverse interpretazioni e a polemiche. Gli insegnanti, di nuovo, sostengono che concentrarsi su questi risultati è riduttivo in quanto a scuola si imparano molte altre cose che non possono essere valutate in base a punteggi statistici.

Se però state pensando di emigrare in Australia, il sito My School può aiutarvi a scegliere se non una scuola particolare almeno un sobborgo che offre un numero di scuole di qualità.

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In Cina a diciassette anni con Intercultura

Saya, diciassette anni, sta passando un anno in Cina grazie ad Intercultura/AFS.

Dove eravate voi a diciassette anni? Io a Borgo San Dalmazzo, provincia di Cuneo….

Ci descrivi cosa stai facendo in Cina?

Sono partita a fine agosto grazie all’associazione Intercultura/AFS con altri 26 Italiani alla scoperta di un paese completamente sconosciuto e stereotipato non solo in Italia, ma un po’ in tutto il mondo. Per capire e imparare sulla mia pelle la loro cultura, i loro modi di fare, la loro quotidianità e, naturalmente, la loro lingua. Anche se si sta rivelando un’impresa piuttosto complicata.

È un’esperienza completa e molto difficile, perché ti trovi completamente sbalzato fuori dal tuo mondo e catapultato in uno dove non esiste nessun punto in comune che ti aiuti a non sentirti troppo fuori da casa. Il tutto a diciassette anni, tanto per complicare di più la vita.

Noi (io e gli altri Italiani, ma anche i ragazzi da tutto il mondo venuti a vivere la medesima esperienza – per esempio nella mia città siamo quattro: una Thai, un Costaricano, me e una Tedesca) viviamo in una famiglia cinese, frequentiamo una scuola superiore cinese, usciamo con coetanei cinesi. Siamo completamente immersi nella Cina.

All’inizio era difficilissimo, diciamo pure impossibile: stavamo chiusi fra noi quattro, protetti dalle mura di un inglese che spesso i cinesi non capivano. Eravamo spaventati, e tanto! Ma poi piano piano ci siamo aperti e… beh, diciamo che abbiamo compreso appieno il motto della nostra associazione: it’s not wrong, it’s not right, it’s just different. Abbiamo imparato ad accettare ciò che ci veniva offerto cogliendo le diversità non come un ostacolo, ma come un pretesto per migliorare.

Quale e’ stato il percorso che ti ha portata a Tianjin?

Non c’è stato nessun percorso! AFS, dopo averti assegnato il paese e la borsa di studio, parte alla ricerca di famiglie native disposte ad ospitare per un dato periodo di tempo un ragazzo straniero: spesso non è facile, è un impegno non da poco. Una volta che la famiglia è trovata e la scuola del posto ha accetto lo studente, è fatta: quella è la città che ti verrà assegnata, dove vivrai la tua vita cinese per dieci mesi.

Io sono capitata a Tianjin, altri sono andati nella fredda Harbin, a Nanjing, a Shanghai, Guangzhou (il nome cinese per Canton), Hangzhou, Chongqing, Zhengzhou, Chengdu… siamo sparsi per tutta la Cina. In ogni grande città che trovate, ci sarà probabilmente un AFSer pronto ad accogliervi :)

Conoscevi gia’ il Mandarino prima di partire?

Assolutamente NO! Certo, qualche frase che ero riuscita a inculcarmi in testa prima di partire. Espressioni essenziali, le prime parole per far conoscenza, ma nulla di più. Anche per il poco tempo datoci a disposizione: conoscemmo la nostra destinazione solo verso fine marzo e, tra la scuola che finiva e gli amici e la famiglia che volevano passare più tempo possibile con noi, non rimaneva molto tempo.

Appena arrivata in Cina è stato un disastro, inglese a go–go: parlare in mandarino era impensabile! Sono andata a gesti con i miei genitori ospitanti per almeno i primi due mesi, il tempo necessario perché il cinese che ci insegnavano a scuola cominciasse a prendere mano.

Come e’ stato lo shock culturale?

Dire shock culturale per me è dire poco. E’ stato disastroso! Arrivammo e non trovammo assolutamente nulla da accomunare alla nostra cultura. Tutto era diverso, non solo i modi di fare ma anche il modo di parlare, di comportarsi, di mangiare, vestirsi, divertirsi…penso la cosa più difficile sia stata convivere con i loro comportamenti più semplici e quotidiani.

Per esempio: molti sanno che difficilmente un cinese passa alla violenza. Pochi sanno che comunque la loro pazienza è limitata e le loro ugole d’oro. Quando urlano penso che nemmeno un Napoletano (con tutto il rispetto, eh) possa reggere il confronto. Forse però la cosa più difficile è stata immedesimarmi e comportarmi come un diciassettenne di qui: per un’europea è impossibile. In occidente c’è l’idea che il ragazzo cresca lentamente, e che a 17 anni è sulla via per diventare un adulto. In Cina questo concetto non esiste!

Finché non sei all’università sei e sempre rimarrai un bambino di dieci anni, sia come libertà, come doveri, che come mentalità: non si può certo dire che sia solo colpa di come vengono trattati, anche a livello celebrale un diciassette cinese sarà sempre otto anni addietro di un occidentale. Non come intelligenza, ovvio, ma come senso di responsabilità e maturazione. Sono molto infantili.

Non sempre, però, sono stati shock negativi: un fatto che mi ha colpita parecchio è la scuola. Qui, l’istruzione pubblica funziona davvero: gli insegnanti sono tutti piuttosto giovani, spesso freschi di università, più vicini mentalmente agli studenti. Hanno voglia di insegnare; agli studenti viene richiesto tanto, ma vengono dati i mezzi per averlo: professori che insegnano, attrezzature multimediali semi–professionali in ogni classe, lezioni interattive a cui gli studenti partecipano volentieri. La mia scuola fa perfino scambi culturali con le scuole gemellate: i ragazzi che lo desiderano vanno in Korea, Thailandia, Svezia, Canada, Giappone per una settimana di studi! Entro pochi mesi la scuola cinese sarà gemellata con il mio liceo, e verranno a trovarci per esplorare l’Italia.

C’è anche da dire che questo “richiedere tanto e dare tanto” è anche alla base dei problemi della Cina: gli studenti che lasciano la scuola o la completano con un punteggio troppo basso sono tagliati fuori dal sistema, quasi cancellati, diventano desaparecidos. Per loro non c’è nessuna possibilità di fare carriera a meno che non entrino nella mafia organizzata cinese.

Quali sono gli stereotipi che gli Italiani si devono dimenticare prima di partire per la Cina?

È vero che molti cinesi, soprattutto sotto i venti anni, non pensano ma seguono gli ordini dei superiori. Non è vero il rapporto così distaccato e autoritario dei professori, anzi: l’ho trovato perfino meno freddo che in Italia.

Non è vero che la Cina è pericolosa per via della mafia. La mafia cinese ha un codice d’onore severissimo, con leggi e punizioni. Quindi non esiste quella “micro–criminalità” o “criminalità giovanile” che è la causa principale dei problemi occidentali, perché i ragazzi o sono troppo impegnati a studiare, o sono controllati da questo sistema superiore.

Non è vero che mangiano CANE! Non so quante volte l’avrò ripetuto, ormai: il cane è un piatto tipico Koreano! In Cina il cane lo mangiano solo durante carestie e guerre. Anche mio nonno italiano lo fece durante la guerra: la fame è fame.

Non è vera la loro crudeltà nell’impedire a una coppia di avere quanti figli desiderino: spesso e volentieri sono le stesse famiglie a non desiderarne di più. Questa legge è comunque molto articolata, ci sono tante eccezioni alla regola: se si è di un certa minoranza, si possono avere tanti figli quanti ne si vuole. Se il primo figlio è femmina, puoi tentare fino ad avere un maschio. Evviva la parità dei sessi, ma è una scelta molto comune: un mio compagno di scuola ha cinque sorelle maggiori. Non è difficile, insomma, trovare un cinese con un fratello vero e proprio.

Ah, vorrei precisare: spesso queste idee sui cinesi violenti e autoritari vengono da una poca o pessima informazione: come quella foto di un bambino legato ad un palo con catene a Beijing. Tutto il mondo si ribellò contro la crudeltà di quell’immagine, ma nessuno si soffermò a pensare al perché. Se il padre non lo avesse legato, il figlio avrebbe fatto la fine di tanti altri bambini (tra cui la sorella, NdA) che scompaiono, in mano a sfruttatori o nel commercio illegale di organi. Quindi il padre non è crudele, anzi: cercava di proteggere suo figlio nell’unico modo che si poteva permettere.

E’ vero, poi, che la loro repubblica sa ancora di totalitarismo comunista: sono sotto l’influenza del fantasma di Mao, incarnato un po’ nel mausoleo posto al centro della capitale. Mao è ovunque e, anche se non vogliono ammetterlo, è impresso nei loro gesti e nei loro pensieri! Il che può essere positivo o negativo: positivo perché hanno un concetto di popolo che noi ci sogniamo, un’unità indissolubile solo per il fatto che sono nati tutti nella stessa terra. Dall’altra, questa unione genera un nazionalismo molto forte, che salta spesso fuori quando incontrano degli stranieri… magari non se ne rendono conto, ma c’è. E’ radicato nel loro modo di essere, pregiudizio o meno.

Lati positivi e negativi dell’esperienza?

Negativi, il fatto che sto perdendo la quarta in Italia e, non riuscendo a studiare quasi nulla qui per il problema comunicazione, dovrò fare un anno in pochi mesi. Lati positivi: sto imparando il cinese (lo sto facendo sul serio, non lo avrei mai creduto possibile!) e il mio inglese ha fatto strepitosi balzi in avanti, dovendo usarlo tutti i giorni con gli altri ragazzi in città con me. È diventata la mia prima lingua… spesso mi viene prima la parola inglese che quella italiana. Un esempio? Cheap. Ci metto sempre un’eternità a ricordarmi che il corrispondente italiano è economico. Troppo lungo. Oppure gli inglesismi! Rompere la legge è il più comune!

Poi, la crescita che si conquista. Già alle orentation pre–partenza mi avevano detto che sarei maturata tantissimo, rafforzata al massimo da questa esperienza: non avrei mai creduto di arrivare così in là. Siamo maturati di quattro o cinque anni nello spazio di uno, perché ci siamo posti davanti ad un ostacolo che un normale adolescente non trova mai. Vivere da soli (soprattutto in Cina, dove il concetto di host–family è molto labile), badare a se stessi, capire i propri limiti ed essere se stessi al di fuori del nido è tutt’altra cosa. È meraviglioso!

Che consigli daresti a chi vuole seguire le tue orme?

Solamente: PARTITE! Fregatevene di quello che gli amici vi dicono, fregatevene della scuola, fregatevene della nonna che ti ostia in turco perché non potrai andare al suo funerale (a me è successo!).

Fondamentalmente chi parte per un anno all’estero è un egoista bello e buono, ma fa bene. La cosa più difficile da capire in Italia è la sensazione di essere emigrati o emigranti. Si può dire di essere aperti, di accettare e simili, ma si riesce ad aprire il cuore a tutti solo dopo aver provato a lasciare tutto e a vivere in una terra che non è la tua patria. Dove i pregiudizi li subisci e non li distribuisci. Questo è difficile, ma è l’occasione migliore che possa capitare, anche per un domani! Se prima percepivo un mondo fuori dall’Italia, ora so che questo mondo esiste, è vero, palpabile, popolato da persone reali: l’inglese e la sua semi–universalità sono divenuti il tesoro più incredibile, perché ho amici da tutto il globo che l’Italiano manco sanno cos’è!

È un concetto difficile da spiegare, soprattutto perché molti credono di possederlo già. Invece pochi lo hanno, quelli che si sono allontanati dal nido: è un prezzo alto, ma ne vale la pena. Quindi… PARTITE!

Hai dei links/siti web da segnalare che possano aiutare i lettori?

Certo. Primo il mio blog, I wish you were here, per chiunque fosse interessato a vivere un’esperienza simile in Cina.

Poi, Exchange Student, pieno di testimonianze di ragazzi che come me stanno o hanno svolto il loro anno all’estero.

E infine, due siti importanti: quello della mia associazione (Grazie Intercultura!) e quello di un community dove tantissimi ragazzi si incontrano per risolvere dubbi e scambiarsi pareri e consigli. Molto utile!

Grazie Saya ed in bocca al lupo!

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Studiare a Silicon Valley con le borse di studio Fulbright BEST

A chi vuole andare a studiare all’estero può interessare l’apertura per il 2010 del bando per il programma Fulbright BEST, promosso dall’ambasciata degli Stati Uniti in Italia.

La quarta edizione di questo programma offre la possibilità di andare per sei mesi (Gennaio - Luglio 2011) alla Santa Clara University oltre a fare un internship presso aziende di Silicon Valley.

Il titolo di studio che gli studenti conseguiranno sarà un “Certificate in Technology Entrepreneurship”  (Imprenditorialità e Management applicati al settore scientifico e tecnologico). Questo non è un titolo accademico vero e proprio bensì un titolo di ‘professional development’ (sviluppo professionale), tipologia di studio molto utilizzata nel mondo anglosassone.

Le borse di studio copriranno tutte le spese di iscrizione, viaggio e soggiorno negli Stati Uniti.

Attenzione perché l’offerta non prevede l’estensione della permanenza negli Stati Uniti finito il periodo di studio.

Chi può partecipare al bando?

  • Cittadini italiani
  • Laureati, studenti del dottorato o Dottori di ricerca. Titolo di studio conseguito non più di cinque anni fa. Preferenza per le materie tecnico-scientifiche tipiche della Silicon Valley.
  • Ottima (davvero) conoscenza della lingua Inglese
  • Età massima 35 anni
  • Poca o nessuna epserienza di studio recente negli Stati Uniti

Per maggiori informazioni, il programma Fulbright BEST verrà presentato presso le seguenti sedi:

GENOVA
2 Marzo 2010 ore 14:30, Facoltà di Ingegneria, Università di Genova
MILANO
4 Marzo 2010 ore 15:00, Università di Milano
BOLOGNA
5 Marzo 2010 ore 11:30, Facoltà di Ingegneria, Università di Bologna
TORINO
15 Marzo 2010, Politecnico di Torino

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Studiare all’università all’estero come Free Mover

Giovanni Toschi mi ha contattato raccontandomi della sua esperienza di studio all’estero come Free Mover.

Mi chiamo Giovanni, sono uno studente di economia e marketing internazionale dell’università di Modena e Reggio Emilia, ma dal Gennaio 2009 vivo e studio in Spagna sfruttando le opportunità date dall’Unione Europea riguardo alla mobilità internazionale.

Grazie al programma Erasmus ho fatto il primo passo verso l’estero, le dinamiche di questo tipo di scambio internazionale sono entrate nella vita quotidiana di migliaia di studenti universitari, dando la spinta necessaria a partire anche ai più restii.

Una volta terminata l’esperienza Erasmus la quasi totalità degli studenti ritorna nel proprio paese di origine senza sapere che esiste la possibilità di rimanere per un ulteriore periodo come studente Free Mover.

I free mover sono studenti che, in base ai regolamenti europei per lo spazio comune di studio universitario, decidono di sostenere una serie di esami del proprio corso di studi presso un’università straniera, senza pagare ulteriori tasse e con la certezza di vedersi riconoscere gli esami una volta tornati a casa.

Hanno la totale autonomia nell’organizzazione dello scambio, le condizioni dello scambio sono le stesse dell’Erasmus e una volta ricevuto il via libera dalla propria università e da quella di destinazione il più è fatto.

Io sarò free mover preso l’università di Granada fino a giugno e tornare in Italia per concludere i tre anni e volevo condividere la mia esperienza con altri studenti che stanno cercando una possibilità di studio all’estero.

Come hai scoperto della possibilità di diventare Free Mover?

Tutto è cominciato quando ancora stavo in Italia, nel periodo anteriore alla partenza, sapevo già che sarei partito per Granada e che questa sarebbe stata la mia nuova casa per i successivi 9 mesi. Il problema era che prima o poi i 9 mesi sarebbero finiti, e quindi decisi di muovermi fin dall’inizio per scoprire se vi erano possibilità di prolungare l’Erasmus o la possibilità di partire per un altro programma internazionale una volta tornato a casa. Il primo passo da fare è sempre quello verso l’ufficio rapporti internazionali della propria facoltà o dell’ateneo. Qui mi hanno detto che l’università stava organizzando una serie di conferenze per promuovere gli accordi internazionali che aveva stretto con varie università straniere. Andai ad alcune conferenze poco interessanti finchè non capitai in una che spiegava nei particolari che cosa fosse lo “spazio comune di apprendimento europeo”, ed è qui che mi parlarono del free mover.

E’ obbligatorio fare l’Erasmus prima di considerare il programma Free Mover?

No, non è assolutamente necessario, però il free mover è molto più utile e facile da realizzare nell’università dove si sta facendo l’Erasmus per il semplice motivo di conoscere già i meccanismi locali.

Quali sono i passi concreti da completare per diventare Free Mover?

Il primo passo va fatto verso l’ufficio rapporti internazionali, ogni università gestisce i free mover in modo differente quindi è opportuno sapere quali sono le regole della propria facoltà. Successivamente scegliere una serie di esami del proprio programma di studio che per qualsiasi motivo si vogliano dare all’estero e cercare un università che ci interessi in un paese che faccia parte dello spazio comune europeo di apprendimento. (tutti i paesi dove si puo fare l’Erasmus sono eleggibili per il Free Mover). Scelta la destinazione bisogna contattare l’ufficio rapporti internazionali dell’università dove vogliamo andare e chiedere quali sono le loro procedure di ammissione per i Free Mover. Una volta che ci siamo assicurati l’approvazione dell’università italiana e l’ammissione in quella straniera non resta altro da fare che cercare i corsi che vogliamo frequentare all’estero e scrivere un programma di studi, “learning agreement”, dove specifichiamo esattamente quali corsi stranieri corrispondono agli italiani. Il programma DEVE essere firmato dai responsabili dell due università prima della partenza perchè e la garanzia di vedersi riconoscere gli esami una volta tornati.

Ci descrivi la burocrazia incontrata nel fare domanda?

Il free mover si muove in un limbo normativo enorme che da un lato gli concede libertà assoluta nel percorso di studi dall’altro ma dall’altro lo costringe a gestirsi da solo tutta la burocrazia. Ogni università ha delle procedure diverse, alcune nemmeno sanno cosa sia il free mover. Io ho seguito l’iter burocratiche che ho spiegato prima.

Il programma Free Mover e’ sostenuto da borse di studio?

Il free mover non gode di nessun aiuto economico. E’ il prezzo che si paga per la libertà assoluta. L’Erasmus prevede un aiuto economico ma comporta delle restrizioni (numero minimo di esami da sostenere, conoscenza della lingua etc…), il free mover può andare in qualsiasi università lo accetti, senza limiti di esami crediti etc…ma deve farlo in completa autonomia, anche economica.

Esiste un limite massimo di esami od un periodo massimo di tempo oltre il quale bisogna ‘tornare a casa’?

Non saprei, nel mio caso ho proposto un anno accademico intero con tutti gli esami che comporta e mi hanno lasciato andare, ma come ho gia detto dipende dall’università di origine.

Puoi darci dei link utili a chi voglia capirne di più?

Il sito dell’unione europea dove si trovano tutte le info generali
Il portale specifico per le info sulle opportunità di studio all’estero nella UE
Info sui sistemi universitari dei vari paesi membri

Informazioni specifiche sui singoli paesi si trovano nei rispettivi portali che si trovano scrivendo su google study + il nome del paese in inglese, ad esempio STUDYINDENMARK.COM

Grazie Giovanni!

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Andare a studiare in Danimarca come exchange student

Emanuele Bianco ha studiato per un anno in Danimarca come exchange student alle superiori e condivide la sua storia con i lettori di Italiansinfuga.

Perchè hai deciso di andare a studiare in Danimarca?

Ho deciso di andare a studiare in Danimarca perchè ero incuriosito all’idea di trascorrere un anno all’estero, lasciare la mia famiglia e tutte le mie sicurezze all’età di 17 anni, e vedere cosa sarei stato capace di fare in una scuola e in un ambiente totalmente diverso dal mio.

Ci puoi descrivere la procedura da seguire per diventare exchange student?

Diventare exchange studend non è molto difficile. Ci sono tantissime associazioni che permettono di poter rendere questo tuo sogno realizzabile. Io ho scelto AFS-intercultural programs poichè era quella piu famosa, assieme a Rotary club…ne esistono comunque moltissime.

Ovviamente sono richieste delle abilità e competenze che sono a priori per un ragazzo che decide di partire all’estero, come ad esempio lo spirito d’adattamento, il fatto di non essere tanto calante a scuola, ecc.; ad esempio non è possibile partire se si hanno dei debiti a scuola e non sono stati colmati.

In linea di massima, quali sono i costi di un anno di studio all’estero?

I costi sono piuttosto alti, ma relativi. Per la mia associazione c’è una divisione in fasce in base al reddito, la cui quota di partecipazione varia. Ovviamente i costi sono dettati anche dal tipo di paese che scegli, il periodo che varia da un minimo di 1 mese ad un massimo di un anno; è presente anche una graduatoria in base al rendimento scolastico.

Tuttavia è possibile essere sponsorizzati da un ente o un’azienda, e in tal caso le spese si dimezzano ulteriormente.

Nel mio caso, sono partito sponsorizzato dalla mia regione, la regione Sardegna, che ha coperto l’ intera spesa.

Come hai fatto per la lingua?

La lingua è una cosa seria. E’ sicuramente una delle cose più importanti, in quanto non si va per fare una vacanza o solo per divertirsi, ma si va per conoscere una nuova cultura, apprezzarla con i pregi e difetti, e farne parte per un anno intero. L’ integrazione nel paese ospitante è possibile soprattutto grazie alla lingua. Molti partono per gli USA, poichè si vuole perfezionare e migliorare l’ inglese, pochi invece scelgono paesi di lingua non anglofona.

Quando sono partito sapevo un pò di inglese, ma non mi è servito molto. I livelli della scuola italiana per l’inglese sono ai più bassi al mondo…gli italiani in inglese quando vanno all’estero sono ad un livello molto inferiore rispetto agli altri (parlo per il mio caso, gli italiani che ho conosciuto). In Danimarca a partire dai bambini e per finire dagli anziani parlano inglese, ecco che intendo in riguardo alle differenze con l’italia.

Ho parlato inglese per circa un mese, poi la mia famiglia ospitante mi ha vietato l’uso della lingua inglese, e ho iniziato a imparare il danese; sono partito il 31 luglio e verso Natale ero in grado di capire quasi perfettamente tutto e parlare fluentemente. Di li sono andato sempre più interessandomi alla lingua, perfezionando l’inglese a scuola e con gli altri exchange con cui si parlava sempre inglese.

Insomma, ho preso diciamo due piccioni con una fava. Non solo ho imparato l’inglese, ma ho anche imparato una lingua che non mi sarei mai aspettato di imparare. E così ora posso capire molto norvegese, e anche qualcosa di svedese, visto la similarità con il danese, in quanto appartengono allo stesso gruppo scandinavo assieme ad islandese e faroese.

Quali sono i maggiori ostacoli che hai incontrato in Danimarca?

Per la Danimarca c’è sempre il solito detto: i Danesi sono come una noce di cocco, esternamente duri e difficili, internamente dolci. Effettivamente possono risultare così nella maggioranza dei casi, ma mi è capitato di conoscere anche persone simpaticissime e aperte, per ricordare di non fidarsi mai del tutto degli stereotipi.

Integrarsi in una nuova classe, in una nuova famiglia, in una nuova città, è sempre difficile. Ci vuole tanta forza e adattabilità; bisogna abbandonare i pregiudizi, e non considerare solo il nostro mondo come quello “migliore”.

La migliore dote che ognuno di noi deve far crescere è la tolleranza, il rispetto per altri punti di vista.
Non partite mai con la considerazione che la nostra cultura e la nostra lingua è la migliore di tutti, perchè non andrete da nessuna parte.

Non pensate che se da noi lo jogurt si mangia con il cucchiaio quindi in India è sbagliato se lo mangiano con le mani.

Non esiste niente di sbagliato, niente di diverso, ma solo un altro modo di vedere le cose, perchè quello che possiamo pensare noi di un Indiano che mangia così lo jogurt, cosi lo penseranno gli Indiani di noi.

E’ difficile ambientarsi. Non è una passeggiata: ci sono momenti bellissimi ricchi di soddisfazione, ma anche momenti bruttissimi e terribili in cui magari si vorrebbe ritornare a casa. Eppure è proprio qui il punto: crescere con le proprie forze, e contare al massimo su se stessi.

I Danesi mi sembravano delle persone strane ed stravaganti all’inizio. Il giorno prima mi salutavano, il giorno dopo non si ricordavano neanche chi fossi. Mi sembrava tutto così strano all’inizio, pensavo fossero tutti pazzi: il professore si chiamava per nome, il preside arrivava in pantaloncini corti e sandali a scuola, i bambini andavano a scuola in bicicletta, si toglievano le scarpe prima di entrare in casa, le ragazze avevano pochissimi vestiti addosso, tutti si ubriacavano come matti la sera, le ragazze bellissime bionde si tingevano i capelli di nero perche dicevano che erano più belli, si diceva “tak for mad” (grazie per il cibo ricevuto) ogni volta che si finiva di mangiare, il fegato di maiale si metteva sul pane….insomma tutto il mio mondo che avevo vissuto in italia era stato stravolto da tutto questo….e cosa si poteva fare allora?

Adattarsi, valutare le tue possibilità ed integrarti il più possibile con loro, aprendoti alla loro cultura e portare la tua in casa loro.

In un anno sono successe davvero tante cose, bellissime, incredibili, indimenticabili, e non è possibile descriverle con questi banali aggettivi, bisogna solo provarle. Chi non ha mai fatto un esperienza del genere, non lo potrà mai capire veramente.

Consigli a chi vuole seguire le tue orme?

Crederci veramente, e mollare tutte le proprie sicurezze per crescere, e vedere un mondo che è straordinario e allo stesso tempo difficile da scoprire.

Grazie Emanuele ed in bocca al lupo!

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Chi altro vuole andare a studiare a Boston?

Oggi abbiamo la fortuna di condividere con Francesco Balzarro la sua esperienza di studio a Boston!

Cosa ti ha portato a Boston?

A Boston sono andato per frequentare il Berklee College of Music. Diciamo principalmente è stato quello il motivo che mi ha spinto ad andare, non avevo un motivo di visita o di svago. Da studente e musicista mi piaceva l’idea di vedere come funziona una Università Americana. E da buon musicista dove andare se non a Boston?

Quali sono le differenze tra l’ambiente che hai frequentato a Boston e il suo equivalente in Italia?

La differenza sostanziale e che lì l’ambiente musicale esiste. Qua in italia non viene neanche considerato lontanamente, il fatto che che spendi il tuo tempo a studiare musica là è apprezzato perchè c’è interesse. Il mercato della musica è ancora abastanza vivo da darti molte possibilità. Qua in Italia vige oramai la “tacita” regola “Se fai il musicista, non combinerai mai niente nella vita” e questo concetto viene trito e ritrito. Perciò la differenza vera e propria è che da una parte l’ambiente esiste alla luce del sole, dall’altra è un movimento di nicchia post rivoluzionario dove la maggior parte delle possibilità sono affidate a gente mercatizzata.

Tre lati positivi e tre lati negativi della vita in Boston?

Beh se come positivi ne ho solo 3 devo scegliere con attenzione.

1) Lo studio. Sicuramente è il primo dato positivo che mi viene in mente. Li esiste una categoria che qua da noi è quasi estinta: gli insegnanti, ma gli insegnanti veri, quelli che ti motivano a dare il massimo, ti spronano fino alla fine. Sono persone che ti fanno lavorare in modo sistematico su di te e non, alla maniera italiana, spiego e come viene va bene.

2) Il mondo studentesco. Bisogna veramente chiamarlo mondo l’affascinante commistione di persone provenienti da tutto il mondo che abitano l’università. Per una strana alchimia arrivi che ti sente spaesato ma 4 giorni dopo sei integrato perfettamente con TUTTI gli studenti. Che ti aiutano e ti seguono anche per le cose più banali.

3) (questa me la concedo) Mike Mangini e Sergio Bellotti! Due dei più grandi professori di batteria che siano mai, a mio parere, esistiti. Eccezionali ma come musicisti ma ancora migliori come insegnanti.

Lati Negativi.

Di lati negativi non ne ho poi molti. Ma li trovo.

1) Il cibo. Purtroppo mangiare nelle mense americane non è mai il massimo. Ricordatevelo se andate a studiare in un College americano. Non fate l’apply per la mensa in nessun caso!!!

2) Aver sviluppato la tendinite. Preso dal grande entusiasmo per essere in questa grande comunità di musicisti ho fatto l’errore di voler “recuperare” il tempo perso e raggiungere gli altri batteristi in tecnica. Ovviamente il troppo stroppia e adesso mi ritrovo con la mano ancora ferma.

3) Ultimo lato negativo. L’essere dovuto tornare indietro in un paese che, sfortunatamente, non amo.

Torneresti a Boston?

Di volata e senza neanche pensarci. Se non ci fosse stato il problema dei visti mi sarei fermato sicuramente.

Grazie Francesco e buona fortuna!

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Chi vuole studiare ciò che insegnano al MIT gratis?

Il MIT Opencourseware è una risorsa straordinaria messa a disposizione dal Massachusetts Institute of Technology, una delle università più prestigiose al mondo.

Si tratta di video delle lezioni, appunti delle lezioni e testi degli esami disponibili su internet gratis!!

La gamma di materiale copre quasi tutti i corsi insegnati al MIT ma l’università tiene a precisare che l’Opencourseware non:

  • è un’istruzione al MIT
  • è una laurea o titolo di studio del MIT
  • fornisce accesso alla facoltà
  • i materiali forniti non ricoprono la totalità dei corsi

Non dovete iscrivervi ufficialmente e i video sono anche disponibili su Youtube.

Questo è il futuro dell’istruzione. Non dovete andare fino in America per studiare presso una delle istituzioni migliori al mondo e pagando cifre esorbitanti.

Potete imparare seduti comodamente di fronte al computer e capire come si insegna nelle università anglosassoni.

Niente più scuse accusando la qualità dell’università italiana, le lezioni confuse nei cinema ed i costi di quelle straniere.

Inoltre il fatto che il MIT non vi elargisce alcun titolo secondo me vi sforza a studiare per imparare nel senso vero della parola e vi fa dimenticare lo studio dedicato al rigurgito di ciò che il professore vuole ascoltare durante l’esame.

Attenzione però. Così come i video sono disponibili a voi, sono disponibili a milioni di coetanei cinesi, indiani eccetera. Questi saranno i vostri concorrenti nel mondo del lavoro globale che si sta livellando giorno dopo giorno.

Includo di seguito un’esempio della qualità e del livello delle lezioni disponibili tramite l’Opencourseware.

Buon divertimento!

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Consigli da chi ha studiato in Australia e ottenuto il visto

Alberto ha commentato recentemente sull’articolo Gli Italiani si lamentano, sognano l’Australia ma non emigrano.

La sua esperienza di emigrazione in Australia ha richiesto parecchi sacrifici soprattutto economici che hanno reso gli anni passati in Australia alla ricerca del visto tutt’altro che facili.

Alberto ha gentilmente accettato di condividere la sua esperienza con chi è ancora in Italia e sta pensando di studiare in Australia per ottenere un visto.

Ciao ragazzi, io sono diventato residente da poco e volevo darvi qualche consiglio per rendervi la vita più facile. Non avevo mai visitato L’Australia prima.

Io ho fatto il grafico per due anni in Italia e non ero contento del mio lavoro, così mi sono detto..Perchè non andare in un posto dove ci sono più opportunità? Sono arrivato tramite un agenzia che ho trovato su internet, che mi ha consigliato di studiare prima inglese a Byron Bay, posto bellissimo ma non adatto alle mie esigenze, e poi di fare il TAFE (ndr scuola professionale) come grafico.

A Byron non si trova lavoro facilmente e sono rimasto intrappolato a Byron con una student visa.

Poi ho deciso di trasferirmi a Melbourne dove ho studiato due anni hospitality, invece di grafica e ho conseguito il TRA, trade recognition australia, grazie al mio posto di lavoro (barista). Ho dovuto fare l’ IELTS e le visite mediche, in tutto ci ho messo tre anni, e ho dovuto pagare un avvocato che ho trovato qui.

Un consiglio per chi vuole provare a risparmiare:

Provate a farvi riconoscere la vostra professione (se è nella skilled migration list) invece di studiare in Australia perchè la qualità delle scuole è bassa e costa molto. Lo potete fare se sapete bene l’inglese, altrimenti vi serve tempo per studiarlo.

Dopodichè trovatevi un buon avvocato, in Australia, anche se costa di più vi può far risparmiare tempo e problemi.

Adesso è diventato veramente difficile diventare residente, e le leggi continuano a cambiare, visitate il sito del governo DIMIA e aggiornatevi continuamente.

Buona fortuna

Alberto

Grazie Alberto ed in bocca al lupo!

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Informazioni utili per iscriversi all’università in Canada

Il Canada offre un’ottima gamma di università e siete interessati a studiare in Canada ecco una serie di domande e risposte da parte del Canadian Information Centre for International Credentials.

come iscriversi all'università in Canada

Dove posso avere informazioni su università canadesi, i loro programmi ed i requisiti per l’ammissione?

I calendari delle università sono le migliori fonti di informazione sui programmi offerti dalle singole università. Queste pubblicazioni in genere forniscono informazioni riguardanti i criteri di selezione, i servizi offerti agli studenti, alloggi, tasse universitarie, borse di studio e molto altro. Potete trovare tutto ciò sui siti web delle singole università.

La Directory of Universities, Colleges and Schools in the Provinces and Territories of Canada lista le istituzioni universitarie canadesi autorizzate, registrate ed abilitate con links alle loro home pages.

Come faccio a sapere quali sono le migliori università in Canada?

Non esiste una classifica ufficiale delle università canadesi ma la qualità delle istituzioni è da ritenere molto uniforme.

Come posso assicurarmi che una certa università è ufficialmente riconosciuta?

Le legislature delle Province canadesi assegna alle università il diritto di elargire i titoli di studio. Se un’università è riconosciuta come tale, sarà elencata nella lista di cui sopra.

Sarà il titolo di studio conseguito in Canada riconosciuto nella mia nazione di origine?

A causa della diversità dei sistemi universitari nelle varie nazioni, è difficile rispondere alla domanda.
I requisiti per l’ammissione a programmi di istruzione o di abilitazione professionale sono diversi a cambiano in continuazione. Si consiglia agli aspiranti studenti di controllare il riconoscimento o meno dei titoli di studio canadesi con le autorità competenti nella nazione di origine o nella nazione dove si intendono continuare gli studi o esercitare la propria professione.

Come faccio domanda di iscrizione?

Una volta decisa l’università che volete frequentare, dovreste scrivere direttamente all’Office of Admissions e chiedere loro di fornire informazioni dettagliate per l’iscrizione e relativi moduli. L’Office of Admissions vi informerà sui documenti, traduzioni e requisiti per i visti. Fate attenzione perchè la procedura di domanda può protrarsi a lungo e dovreste iniziare a fare domanda con almeno un anno di anticipo.

Si deve passare un’esame di lingua per essere ammessi?

La maggior parte delle istituzioni universitarie in Canada richiedono che si passi un’esame di competenza nella lingua usata per le lezioni (Inglese o Francese). Confermate con l’Office of Admissions i dettagli dei requisiti riguardanti la lingua. Se vi state chiedendo quale è il vostro livello di conoscenza dell’Inglese provate a fare il Canadian Academic English Language (CAEL) Assessment. Questo test misura la vostra abilità nel leggere, ascoltare, scrivere e parlare in ambito accademico.

Come faccio ad ottenere una valutazione delle mie qualifiche estere?

In Canada ogni università decide come valutare le qualifiche accademiche ottenute all’estero quindi dovete contattare l’Office of Admissions e chiedere quali sono i loro criteri e cosa richiedono per la traduzione e l’autenticazione.

Come posso ottenere supporto economico per i miei studi in Canada?

Putroppo ci sono poche possibilità di supporto economico per gli studenti internazionali in Canada. Dovete chiedere al governo della vostra nazione di origine o l’ufficio di aiuto finanziario dell’università che volete frequentare per ottenere informazioni su borse di studio.

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I migliori DVD per imparare l’Inglese

Uno dei modi migliori di imparare l’inglese è quello di guardare i tuoi film preferiti su dvd. In questo modo riuscirete ad imparare l’inglese a basso costo e imparando a capire il vero inglese, quello parlato dalla gente comune e non quello di ‘Oxford’.

Il vantaggio dei dvd è che spesso e volentieri hanno i sottotitoli in italiano e quindi potete fare una traduzione simultanea dall’inglese all’italiano.

I dvd che vi consiglio in questo post sono quelli che secondo me non solo vi aiutano ad imparare l’inglese ma anche a capire gli accenti regionali inglesi che sono molto più diversi di quanto possiate immaginare. Inoltre questi dvd vi offriranno l’opportunità di capire meglio la cultura inglese e di avere una cultura più in comune con quella degli Inglesi. Riuscirete così a parlare di cultura popolare con gli Inglesi e ad entrare nella loro psiche!

Ad esempio, quando io andai in Inghilterra per la prima volta, lavorai per sei mesi presso la Rover, l’equivalente della Fiat nei primi anni 90. In ufficio mi prendevano in giro, amichevolmente, per il mio accento, accomunandolo a quello di Manuel, il cameriere spagnolo di Fawlty Towers. Tutti capivano la battuta a parte il sottoscritto. Quando poi finalmente vidi questa sit-com, una delle più popolari della storia della televisione britannica, capiì a cosa si riferissero i miei colleghi e capiì perchè fosse così buffo.

The Office

‘The Office’ è uno dei successi più clamorosi degli ultimi anni. Racconta le vicissitudini di un manager un pò sfigato in un tipico ufficio inglese. A parte aver contributo in modo sensazionale alla cultura popolare Britannica, ‘The Office’ vi farà capire il linguaggio e le tradizioni dell’ufficio tipico inglese oltre a darvi esperienza degli accenti che incontrerete nel sud dell’Inghilterra.

Four Weddings And A Funeral

Uno dei classici della commedia inglese, questo film è stato un successo clamoroso in tutto il mondo cementando Hugh Grant come uno degli attori più popolari.
L’inglese parlato in questo film è più raffinato, a parte la scena iniziale, con un misto di accenti inglesi, scozzesi e americani.
Il film vi farà anche capire le tradizioni associate al matrimonio in Inghilterra e quindi vi farà gustare meglio un matrimonio inglese in caso veniste invitati quando vi trasferite in Inghilterra.

Eastenders

Per capire l’accento del ceto medio-basso a Londra dovete guardare Eastenders. Questa telenovela va avanti da decenni ed è ambientata nell’East End, i quartieri ad est del centro turistico di Londra. Racconta la vita di gente comune che fa fatica ad andare avanti. L’accento è tipico dell’East End e se state pensando di andare a vivere a Londra vi consiglio la visione vivamente.

Coronation Street

Anche questa telenovela dura da decenni ed è l’equivalente di Manchester di Eastenders. L’accento di Manchester è molto diverso dall’accento di Londra e del sud dell’Inghilterra in generale e la visione di ‘Coronation Street’ vi aiuterà a capire una versione dell’Inglese che ad un Italiano può sembrare una lingua totalmente straniera. La cultura del Nord Ovest dell’Inghilterra è poi molto diversa da quella cosmopolita di Londra e per ambientarvi in fretta è necessaria una full immersion in ‘Coronation Street’.

 
Brookside

Telenovela ormai defunta ed ambientata a Liverpool. L’accento del Merseyside, del quale Liverpool è la capitale, è difficile da comprendere e viene preso in giro da tutti quelli che di Liverpool non sono. Fatto sta che se non capite lo ’scouser’, l’accento di Liverpool, e le sue origini vi mancherà una fetta fondamentale di cultura inglese. D’altronde i Beatles sono di Liverpool….

Non sono riuscito a trovare DVD in vendita ma se voi li trovate comprateli!

i migliori dvd per imparare l'inglese
 

Pride And Prejudice

‘Pride and prejudice’ è un’opera letteraria di Jane Austen. In pratica ha la stessa importanza nella cultura inglese che ‘I promessi sposi’ ha nella cultura italiana. Gli studenti delle superiori in Inghilterra studiano ‘Pride and prejudice’ quindi se avete la minima idea di che cosa tratti avrete qualcosa in comune in più con i vostri amici inglesi.

Ci sono numerose versioni cinematografiche del libro e vi aiuteranno a capire un’Inglese che non esiste più ma che ha fornito le fondamenta per l’inglese parlato al giorno d’oggi.

Questo link vi consentirà di acquistare la versione televisiva della BBC che lanciò alla ribalta Colin Firth.

 
Trainspotting

Per capire l’accento scozzese, o almeno provarci, guardatevi questa storia di tossicodipendenti ambientata a Edimburgo. Non è un film facile da vedere ma vi farà capire meglio le disparità economiche che esistono in Gran Bretagna e la triste vita che una larga fetta delle popolazione conduce. Questo film proiettò alla ribalta Ewan McGregor ed ha una colonna sonora stupenda.

 

 

Quali sono i vostri film preferiti per imparare l’Inglese?

 

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