Archive for 'Stage'

Studiare a Silicon Valley con le borse di studio Fulbright BEST

A chi vuole andare a studiare all’estero può interessare l’apertura per il 2010 del bando per il programma Fulbright BEST, promosso dall’ambasciata degli Stati Uniti in Italia.

La quarta edizione di questo programma offre la possibilità di andare per sei mesi (Gennaio - Luglio 2011) alla Santa Clara University oltre a fare un internship presso aziende di Silicon Valley.

Il titolo di studio che gli studenti conseguiranno sarà un “Certificate in Technology Entrepreneurship”  (Imprenditorialità e Management applicati al settore scientifico e tecnologico). Questo non è un titolo accademico vero e proprio bensì un titolo di ‘professional development’ (sviluppo professionale), tipologia di studio molto utilizzata nel mondo anglosassone.

Le borse di studio copriranno tutte le spese di iscrizione, viaggio e soggiorno negli Stati Uniti.

Attenzione perché l’offerta non prevede l’estensione della permanenza negli Stati Uniti finito il periodo di studio.

Chi può partecipare al bando?

  • Cittadini italiani
  • Laureati, studenti del dottorato o Dottori di ricerca. Titolo di studio conseguito non più di cinque anni fa. Preferenza per le materie tecnico-scientifiche tipiche della Silicon Valley.
  • Ottima (davvero) conoscenza della lingua Inglese
  • Età massima 35 anni
  • Poca o nessuna epserienza di studio recente negli Stati Uniti

Per maggiori informazioni, il programma Fulbright BEST verrà presentato presso le seguenti sedi:

GENOVA
2 Marzo 2010 ore 14:30, Facoltà di Ingegneria, Università di Genova
MILANO
4 Marzo 2010 ore 15:00, Università di Milano
BOLOGNA
5 Marzo 2010 ore 11:30, Facoltà di Ingegneria, Università di Bologna
TORINO
15 Marzo 2010, Politecnico di Torino

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Dall’internship (stage) in Italia al lavoro ed alla carriera in Inghilterra

Michele Picchioni si è laureato in chimica a Roma e dopo l’esperienza della disoccupazione e del lavoro non retribuito ha deciso di cambiare strada. Adesso vive e lavora in Inghilterra ed è diventato di recente cittadino britannico. Ecco la sua storia.

Per quanto riguarda la ricerca di lavoro in Inghilterra io sono stato fortunato visto che ho fatto un’internship presso la Procter & Gamble in Italia (dando la mia disponibilità a lavorare all’estero fin dal primo giorno) e poi finita l’internship mi è stato offerto un contratto presso la filiale inglese.

Un particolare interessante: originariamente io ero il secondo classificato per l’internship ma il primo classificato non diede la disponibilitè a trasferirsi……. Ancora accendo un cero a san Precario ogni anno! ;->

Una volta in Procter mi sono trovato davvero bene, pagato, rispettato e coccolato a livelli impensabili in Italia. Questo è stato un bene da un punto di vista (a tutti piace essere trattati bene) ma ha anche significato perdere la “fame” e la carica che avevo in Italia.

Per farla breve tra mentalità italiana da posto fisso e un po’ di pigrizia sono rimasto in Procter per quasi 5 anni.

Per fortuna un litigio col mio capo e la necessità economica mi hanno spinto a cercare un posto migliore. Ho messo il CV online (Monster, Reed) e qualche settimana dopo ho firmato un contratto con una società di consulenze (10 mila sterline all’anno in più).

Da li ho capito che in Inghilterra la mobilità c’è davvero e che anzi rimanere troppo a lungo nella stessa compagnia nuoce gravemente alla salute del CV e del portafoglio. Forte di questa conoscenza dopo due anni da consulente ho firmato un contratto con Johnson & Johnson (con un aumento di salario ancora più cospicuo).

Dal punto di vista pratico consiglierei a chi cerca lavoro anche all’estero di accettare internship (anche non pagate) con compagnie straniere e di dare la disponibilità a trasferirsi oppure di cercare internship all’estero direttamente.

Ovviamente è molto più facile cercare lavoro se si è sul posto per cui se possible consiglio di trasferirsi per un breve periodo e di cercare lavoro tramite le tante agenzie di recruitment.

Nel frattempo è facile trovare lavori part time o lavorare come cameriere nei ristoranti italiani (e non) o come barista nei vari coffee shops.

Se non è possible consiglio quanto meno di usare motori di ricerca specifici per il Regno Unito (finiscono tutti per .co.uk) e non solo di tradurre il CV in Inglese (requisito minimo) ma di cercare di allinearlo agli standards inglesi il più possibile.

In Inghilterra se si ha voglia di lavorare e grinta non è difficile trovare lavoro o cambiarlo una volta trovato per cui spesso il primo lavoro serve semplicemente a “mettere il piede nella porta”, poi si può cambiare.

A chi poi trova lavoro part time o non è soddisfatto del lavoro trovato consiglio vivamente di prendersi una qualche qualifica qui, visto che i corsi abbondano e di solito non sono troppo onerosi in termini di studio.

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Appello agli stagisti riciclabili e usa e getta

Ho conosciuto grazie a Vita da stRagista un progetto molto interessante per tutti gli stagisti che vogliono esprimere le proprie frustrazioni al trattamento ricevuto dai datori di lavoro.

Elisabetta Lombardo, fotografa a Berlino, ha creato il progetto ‘Structurally recyclable, basically disposable‘ attraverso il quale vuole evidenziare la situazione di precarietà lavorativa nella quale tanti giovani si trovano sia in Italia che all’estero.

Elisabetta sta cercando stagisti disposti a farsi fotografare, mantendo l’anonimato se necessario, ed illustrare la propria visione della vita da stagista.

I requisiti per partecipare al progetto sono:

  • sei o sei stato stagista
  • hai una visione critica di questo sistema d’impiego
  • hai voglia di prendere parte ad un progetto, anche in forma anonima, il cui obiettivo è dare una rappresentazione alle sensazioni e frustrazioni degli stagisti
  • hai voglia di condividere le tue esperienze

Elisabetta ha anche gentilmente risposto ad alcune domande di italiansinfuga.

Che differenza c’è tra il fare lo stage in Italia e fare lo stage all’estero?

Le differenze stanno in vari fattori. Nel fattore legale: diversi paesi europei hanno leggi differenti che regolano la pratica degli stage. In Francia ad esempio molti problemi arrivano a causa delle “convenzioni di stage” che passano attraverso le università. Ci sono poi differenti condizioni del mercato del lavoro.
Io non ho mai fatto stage in Italia ma da quello che ho sentito e letto anche dalle testimonianze che mi arrivano, in Italia sembra esserci una tendenza (in questo simile alla Francia) verso i contratti “selvaggi” che mascherano apertamente (nel senso che entrambi le parti ne sono al corrente) un contratto a progetto con uno stage. Lo stagista si ritrova ad essere pagato quasi niente per fare lo stesso lavoro che prima, magari quando l’azienda se lo poteva permettere, avrebbe beneficiato di un vero e proprio stipendio con tutte i diritti associati ad un regolare contratto.
Sembra che Germania, Francia e Italia siano simili per quanto riguarda la pratica degli stage post-laurea non remunerati e gli abusi che ne derivano.

C’è differenza di mentalità tra gli stagisti italiani e quelli stranieri?
Sinceramente non penso si possa dare una risposta a questa domanda. Cosa si intende per “mentalità”? L’atteggiamento di fronte alle difficoltà del lavoro precario? Credo sia una cosa molto personale, ognuno affronta le difficoltà a modo suo. Non credo molto nel distinguo tra paesi attraverso la parola “mentalità”. Lo trovo riduttivo. Sarebbe facile rispondere a questa domanda attingendo dai soliti stereotipi ma sarebbe davvero poco interessante, oltre che falso.
Cosa offre il tuo progetto agli stagisti?
Il mio è un progetto fotografico e quello che voglio fare è arrivare ad una rappresentazione delle maggiori frustrazioni degli stagisti. Mi ispiro molto alla mia esperienza personale di 3 stage non pagati per confrontarmi con altri in situazioni simili e molte delle mie frustrazioni sono anche le loro.
Offro agli stagisti un momento di sfogo: le foto rappresenteranno delle frustrazioni e nelle didascalie essi potranno raccontarsi e sfogarsi utilizzando qualsiasi metodo stilistico preferiscano. Qualcuno ad esempio mi ha già detto che scriverà una canzone.

Grazie Elisabetta!
E voi, avete esperienza da stagista? Lasciatemi un commento!

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Progetta il tuo stage in Europa

Se avete intenzione o di emigrare dall’Italia o di allargare le vostre esperienze per migliorare le possibilità di carriera in Italia, uno stage in Europa è senza dubbio un’ottima scelta.

Per gli studenti che stanno pensando di fare questo passo, vi propongo la guida ‘Progetta il tuo stage in Europa‘ a cura dell’ISFOL.

L’ISFOL è “l’Istituto per lo sviluppo della formazione professionale dei lavoratori, un Ente pubblico di ricerca che opera in collaborazione con il Ministero del Lavoro, altre Amministrazioni dello Stato, le Regioni, le Province Autonome e gli Enti locali, nel campo della formazione, dell’orientamento, delle politiche sociali e del lavoro, al fine di contribuire alla crescita dell’occupazione, al miglioramento delle risorse umane, all’inclusione sociale e allo sviluppo locale.”

‘Progetta il tuo stage in Europa’ è gratis ed è scaricabile da internet in pdf.

Le 204 pagine offrono consigli molto utili a chi non sa dove cominciare per trovare uno stage all’estero, chi contattare, come presentarsi, quali sono i programmi europei a disposizione dei giovani per incentivare la loro mobilità (Erasmus, Leonardo eccetera).

‘Progetta il tuo stage in Europa’ offre poi consigli pratici su ciascuna delle 27 nazioni della Comunità Europea: i settori che tirano; come viene considerato lo stage dalla nazione ospitante; come fare per trovare un’azienda; indirizzi utili tipo ambasciata, consolato, cameri di commercio italiana e dormire.

Parlando per esperienza, magari avessi avuto io questa guida nel lontano 1989 prima di partire per l’Inghilterra!!

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Quanto vale un laureato Italiano che emigra per sempre?

Ho calcolato quanto l’Italia perde per ogni laureato italiano che fugge oltralpe per motivi di lavoro e rimane all’estero per il resto della vita lavorativa, circa 40 anni.

Senza volere far calcoli troppo scientifici, ipotizzando un salario medio per un laureato, la cifra è di 1,900,000 Euro!

In questa cifra sono incluse le tasse dirette e tutto quello che viene non risparmiato e speso su casa, cibo, vestiario ecc cc.

Cosa ne pensate?

Vi sembra un’investimento che l’Italia fà sui propri studenti per poi non offrir loro la possibilita’ di guadagnare dignitosamente in Italia?

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Stage in Inghilterra, la mia esperienza

Nell’ormai lontano 1992 ebbi la fortuna di fare uno stage di sei mesi alla Rover di Birmingham, in Inghilterra.

Il mio stage faceva parte di un Bachelor of Science in ‘European Business with Technology’ organizzato dall’università di Brighton e dal Politecnico di Torino.

Il processo di selezione mi diede una prima esperienza degli alti e bassi che ci saranno negli anni successivi quando sarò alla ricerca del ‘vero’ lavoro. Dopo prove scritte e interviste con gli addetti del personale della Rover, su 25 studenti del mio corso solo 4 sarebbero stati accettati.

Che ci piaccia o meno quella è la realtà del mondo del lavoro anglosassone, soprattutto come neo-laureato. Devi avere un curriculum che di consenta di avere il colloquio, dopodichè devi dimostrare di persona che hai le qualità che la ditta sta cercando, quelle che non si possono giudicare da un pezzo di carta.

Tutto questo mentre stai ‘combattendo’ contro decine, centinaia, migliaia di coetanei.

Ovviamente le possibilità di successo non sono grandi ed è qui che subentra la perseveranza.

Nel Febbraio 1992 mi presentai al reparto acquisti di Longbridge, nella periferia di Birmingham.

Mi pagavano, non molto, ma mi pagavano. Quanto non mi ricordo ma era abbastanza da pagare affitto di una stanza in casa con altri tre studenti; cibo e vita notturna da tipico ’studente’ inglese.

L’aspetto importante è che per la prima volta venni pagato per svolgere un lavoro da ‘grande’ e mi diede il primo assaggio dell’indipendenza che poi mi guidò a rimanere in Inghilterra una volta finiti gli studi.

Il lavoro di per sè non era granchè ma allo stesso tempo mi fece capire la mia, e quella di tutti i laureandi, posizione nel mondo del lavoro cioè bravo in teoria ma dovevo comunque fare la gavetta e dimostrare con i fatti la mia bravura.

Capii inoltre che il successo accademico, avere buoni voti, non si traduce automaticamente in successo nel mondo del lavoro. Altre qualità soprattutto interpersonali sono altrettanto importanti e bisogna avere un buon mix di entrambi per fare carriera in Inghilterra e nel mondo anglosassone.

Ebbi anche la fortuna di poter confrontare lo stage alla Rover con uno stage fatto sei mesi prima alla Presacementi, un’azienda produttrice di cemento di Robilante, provincia di Cuneo.

Lo stage inglese era un lavoro vero e proprio mentre lo stage italiano, molto meno comune nella realtà lavorativa italiana, era molto più accademico. Il mio ruolo in Italia era più quello di ospite, trattato benissimo, ma senza mansioni pratiche, ero lì per completare la mia tesi, non per produrre cemento.

Tramite le lezioni che ho imparato, spero di avervi aiutato a capire un po’ di più la realtà dello stage in Inghilterra.

Fatemi conoscere le vostre esperienze e chiedetemi ulteriori chiarimenti tramite un comment.

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