Archive for 'Spagna'

Riassunto globale mondo del lavoro ed assunzioni

Manpower, l’azienda di assunzione con rete di filiali globale, ha appena pubblicato i risultati del proprio sondaggio sulle prospettive di impiego a livello globale.

Sembra che i datori di lavoro delle maggiori economie mondiali si aspettino di assumere personale nel secondo quadrimestre dell’anno in modo uguale o maggiore rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso.

Molte economie però devono ancora raggiungere i livelli di fiducia nel futuro rispetto al periodo antecedente la crisi globale finanziaria.

Le prospettive di lavoro nella regione Asia Pacific rimangono positive, con l’eccezione del Giappone, e migliorano gradualmente nell’Americhe. In Europa le assunzioni sono ancora deboli: in alcune nazioni ci sono lievi segnali di miglioramento mentre in altre la crisi si fa ancora sentire.

I miglioramenti maggiori a livello globale si registrano in India, Brasile e Taiwan mentre negli Stati Uniti le intenzioni di assunzione sono simili a quelle di tre mesi fa ma più ottimiste rispetto all’anno scorso.

Secondo Jeffrey A. Joerres, CEO di Manpower Inc, la forte domanda di assunzione personale nella regione Asia Pacific è attribuibile all’aumento della domanda interna. Per quello che riguarda gli Stati Uniti invece le aziende sono diventate più sofisticate nel sapere quando hanno bisogno di lavoratori e non assumono più in modo da anticipare la domanda. Invece le aziende continueranno a chiedere ai propri dipendenti di fare di più con meno risorse ed aspettano per segnali molto chiari di un aumento della domanda prima di assumere.

Il sondaggio Manpower rivela che datori di lavoro in 27 nazioni, su un totale di 36, anticipano assunzioni nel secondo quadrimestre mentre solo otto rivelano una prevalenza di licenziamenti, questo è un miglioramento rispetto all’anno scorso quando 18 nazioni avevano una panoramica negativa del mondo del lavoro.

Le migliori prospettive per i lavoratori sono in India, Brasile, Taiwan, Perù, Costarica, Australia e Singapore. Le prospettive più deboli riguardano l’Italia, la Spagna e l’Irlanda.

Il mercato del lavoro europeo non sembra aver superato la crisi, per adesso, ma almeno sembra che la maggioranza dei datori di lavoro intenda assumere allo stesso livello rispetto tre mesi fa.

La situazione sembra essere più rosea nel settore manifatturiero in Polonia, dove il 25% dei datori di lavoro dicono che assumeranno, mentre in Germania il 16% dei datori di lavoro nel settore edilizia rivela che licenzieranno nei prossimi tre mesi.

Nelle Americhe le prospettive migliori sembrano essere in Brasile ed in Messico. La situazione in Brasile è più rosea grazie alla situazione del settore finanza/assicurazione/immobiliare mentre in Messico il settore minerario contribuisce a sostenere il 24% dei datori di lavoro che rivela l’intenzione di assumere nei prossimi mesi.

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Confronto del tasso di disoccupazione in varie nazioni d’Europa

Trovare lavoro all’estero può essere più o meno difficile a seconda della congiuntura economica.

Per dare un po’ di prospettiva alla ricerca del lavoro oltre frontiera ho creato per voi, con l’aiuto di Google Labs e Eurostat, un grafico che illustra il tasso di disoccupazione in alcuni Paesi europei, mettendolo a confronto con il tasso di disoccupazione in Italia.

Dal grafico potete bene vedere come il mercato del lavoro in Spagna e in Irlanda stia attraversando un momento particolarmente difficile, soprattutto in Spagna dove il tasso di disoccupazione ha raggiunto il 18,8% a gennaio 2010. L’Italia si trova a metà strada tra la Francia e il Regno Unito, una magra consolazione per chi il lavoro in Italia non ce l’ha.

Vi invito ad esplorare il grafico in più dettaglio. Potete farlo cliccando su ‘Explore data’ e poi selezionando un periodo più lungo di tempo o aggiungendo e togliendo nazioni a seconda di dove vi interessa emigrare.

Buon divertimento!

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Studiare all’università all’estero come Free Mover

Giovanni Toschi mi ha contattato raccontandomi della sua esperienza di studio all’estero come Free Mover.

Mi chiamo Giovanni, sono uno studente di economia e marketing internazionale dell’università di Modena e Reggio Emilia, ma dal Gennaio 2009 vivo e studio in Spagna sfruttando le opportunità date dall’Unione Europea riguardo alla mobilità internazionale.

Grazie al programma Erasmus ho fatto il primo passo verso l’estero, le dinamiche di questo tipo di scambio internazionale sono entrate nella vita quotidiana di migliaia di studenti universitari, dando la spinta necessaria a partire anche ai più restii.

Una volta terminata l’esperienza Erasmus la quasi totalità degli studenti ritorna nel proprio paese di origine senza sapere che esiste la possibilità di rimanere per un ulteriore periodo come studente Free Mover.

I free mover sono studenti che, in base ai regolamenti europei per lo spazio comune di studio universitario, decidono di sostenere una serie di esami del proprio corso di studi presso un’università straniera, senza pagare ulteriori tasse e con la certezza di vedersi riconoscere gli esami una volta tornati a casa.

Hanno la totale autonomia nell’organizzazione dello scambio, le condizioni dello scambio sono le stesse dell’Erasmus e una volta ricevuto il via libera dalla propria università e da quella di destinazione il più è fatto.

Io sarò free mover preso l’università di Granada fino a giugno e tornare in Italia per concludere i tre anni e volevo condividere la mia esperienza con altri studenti che stanno cercando una possibilità di studio all’estero.

Come hai scoperto della possibilità di diventare Free Mover?

Tutto è cominciato quando ancora stavo in Italia, nel periodo anteriore alla partenza, sapevo già che sarei partito per Granada e che questa sarebbe stata la mia nuova casa per i successivi 9 mesi. Il problema era che prima o poi i 9 mesi sarebbero finiti, e quindi decisi di muovermi fin dall’inizio per scoprire se vi erano possibilità di prolungare l’Erasmus o la possibilità di partire per un altro programma internazionale una volta tornato a casa. Il primo passo da fare è sempre quello verso l’ufficio rapporti internazionali della propria facoltà o dell’ateneo. Qui mi hanno detto che l’università stava organizzando una serie di conferenze per promuovere gli accordi internazionali che aveva stretto con varie università straniere. Andai ad alcune conferenze poco interessanti finchè non capitai in una che spiegava nei particolari che cosa fosse lo “spazio comune di apprendimento europeo”, ed è qui che mi parlarono del free mover.

E’ obbligatorio fare l’Erasmus prima di considerare il programma Free Mover?

No, non è assolutamente necessario, però il free mover è molto più utile e facile da realizzare nell’università dove si sta facendo l’Erasmus per il semplice motivo di conoscere già i meccanismi locali.

Quali sono i passi concreti da completare per diventare Free Mover?

Il primo passo va fatto verso l’ufficio rapporti internazionali, ogni università gestisce i free mover in modo differente quindi è opportuno sapere quali sono le regole della propria facoltà. Successivamente scegliere una serie di esami del proprio programma di studio che per qualsiasi motivo si vogliano dare all’estero e cercare un università che ci interessi in un paese che faccia parte dello spazio comune europeo di apprendimento. (tutti i paesi dove si puo fare l’Erasmus sono eleggibili per il Free Mover). Scelta la destinazione bisogna contattare l’ufficio rapporti internazionali dell’università dove vogliamo andare e chiedere quali sono le loro procedure di ammissione per i Free Mover. Una volta che ci siamo assicurati l’approvazione dell’università italiana e l’ammissione in quella straniera non resta altro da fare che cercare i corsi che vogliamo frequentare all’estero e scrivere un programma di studi, “learning agreement”, dove specifichiamo esattamente quali corsi stranieri corrispondono agli italiani. Il programma DEVE essere firmato dai responsabili dell due università prima della partenza perchè e la garanzia di vedersi riconoscere gli esami una volta tornati.

Ci descrivi la burocrazia incontrata nel fare domanda?

Il free mover si muove in un limbo normativo enorme che da un lato gli concede libertà assoluta nel percorso di studi dall’altro ma dall’altro lo costringe a gestirsi da solo tutta la burocrazia. Ogni università ha delle procedure diverse, alcune nemmeno sanno cosa sia il free mover. Io ho seguito l’iter burocratiche che ho spiegato prima.

Il programma Free Mover e’ sostenuto da borse di studio?

Il free mover non gode di nessun aiuto economico. E’ il prezzo che si paga per la libertà assoluta. L’Erasmus prevede un aiuto economico ma comporta delle restrizioni (numero minimo di esami da sostenere, conoscenza della lingua etc…), il free mover può andare in qualsiasi università lo accetti, senza limiti di esami crediti etc…ma deve farlo in completa autonomia, anche economica.

Esiste un limite massimo di esami od un periodo massimo di tempo oltre il quale bisogna ‘tornare a casa’?

Non saprei, nel mio caso ho proposto un anno accademico intero con tutti gli esami che comporta e mi hanno lasciato andare, ma come ho gia detto dipende dall’università di origine.

Puoi darci dei link utili a chi voglia capirne di più?

Il sito dell’unione europea dove si trovano tutte le info generali
Il portale specifico per le info sulle opportunità di studio all’estero nella UE
Info sui sistemi universitari dei vari paesi membri

Informazioni specifiche sui singoli paesi si trovano nei rispettivi portali che si trovano scrivendo su google study + il nome del paese in inglese, ad esempio STUDYINDENMARK.COM

Grazie Giovanni!

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Studiare all’università a Siviglia grazie ad Erasmus

Andrea Durante fa parte di quella generazione di studenti che ha fatto il grande salto ed ha studiato all’estero approfittando del programma Erasmus.

Andrea condivide con voi la sua esperienza a Siviglia ed i suoi consigli su come affrontare una avventura che cambierà il corso della vostra vita.

Ci descrivi i tuoi studi universitari?

Ho iniziato la carriera universitaria nel 2002, iscrivendomi a Economia all’Università di Tor Vergata. Ho conseguito la laurea triennale nel 2006 e decisi di fare la Specialistica a Roma 3.

Il primo anno fu un disastro per cui lasciai gli studi ed iniziai a lavorare fino a Ottobre 2008.

Poi mi riprese la voglia di studiare e mi iscrissi alla nuova Specialistica di Tor Vergata e ora sono al secondo anno.

Perche’ hai deciso di intraprendere la strada Erasmus?

Diciamo che l’opportunità di fare l’Erasmus è stata decisiva nel decidere di tornare a studiare. Tanti amici me ne avevano parlato ed ero rimasto affascinato da quello che mi raccontavano e quindi decisi di tuffarmi in questa avventura.

Come hai fatto, in pratica, ad iscriverti al programma?

Nel mese di Gennaio esce il bando Erasmus, con tutte le informazioni utili, come ad esempio sedi, il contributo mensile e le scadenze per presentare le domande. Dopo aver consegnato il modulo si aspetta la pubblicazione delle graduatorie divise per lingua. Successivamente vengono presentate quasi tutte le sedi, in modo da farsi un’idea, e poi arriva il giorno della convocazione per la scelta della destinazione e la firma del contratto.

Hai avuto la possibilità di scegliere Siviglia come destinazione?

Sì, ero indeciso tra Siviglia e Valencia ma grazie al fatto che a Siviglia potevo più esami, la scelta è stata facile.

Com’è l’università in Spagna?

Nel mio piccolo posso dire che è organizzata molto bene. Quasi tutte le materie hanno diversi gruppi con orari differenti, in modo da poter incastrare tutti i corsi senza problemi. Le lezioni partono dalle 8 per arrivare anche alle 21.30. Ci sono aule studio aperte 24 ore al giorno, servizi di assistenza agli studenti (Erasmus e non), centro sportivo, ampia offerta culturale. Insomma, una università come si deve.

Conoscevi già lo Spagnolo prima di partire?

No però la mia università organizza sempre due settimane di corsi di lingue. Ovviamente è un corso molto base, per cui una volta arrivato quì era come se cominciassi da zero.

Lati positivi e negativi della tua esperienza?

Tra i positivi sicuramente il fatto che per la prima volta vivo per conto mio quindi inizio a capire come gestire tante cose. Poi la moltitudine di persone che si conoscono è impressionante: c’è uno scambio culturale incredibile a tutto vantaggio del bagaglio personale di esperienze.

Di negativi sinceramente non ne vedo, a parte il fatto che il nostro assegno mensile è di 230 Euro e non copre nemmeno l’affitto mentre per gli Spagnoli che vanno in Erasmus l’assegno parte da un minimo di 650 Euro.

Cosa consiglieresti a chi vuole seguire le tue orme?

Di farlo senza indugio, di non farsi spaventare dalla lontananza da casa o amici perché questa è un’opportunità che purtroppo capita una volta sola!

Emigrerai una volta finiti gli studi universitari in Italia?

In linea teorica sì, vorrei emigrare. Ho girato un po’ il mondo ed ho visto cosa può offrire di diverso rispetto all’Italia per cui l’idea è quella.

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Classifica qualità della vita

International Living ha pubblicato la propria classifica della qualità della vita in 194 nazioni del mondo.

Qualità della vita non intesa come dove vivere bene con pochi soldi ma semplicemente vivere bene.

Per redarre la classifica, International Living considera punteggi nelle seguenti categorie:

  • costo della vita, rispetto al costo della vita negli Stati Uniti
  • cultura e tempo libero, livello di istruzione della popolazione, numero di musei eccetera
  • economia, valutata usando le misure statistiche più comuni
  • ambiente, valutato usando la densità della popolazione, il tasso di crescita della stessa, le emissioni causanti effetto serra
  • libertà, usando la classifica di Freedom House
  • salute, valutata in base alla qualità dell’assistenza sanitaria
  • infrastruttura, chiometri di strade, ferrovia per capita, numero di aereoporti
  • sicurezza, in base alle stime del Dipartimento di Stato degli Stati Uniti
  • clima, temperatura e precipitazioni medie

I punteggi vengono assegnati basandosi su informazioni pubblicate da fonti quali siti internet governativi, la World Health Organisation, The Economist e molti altri.

Inoltre vengono considerate le opinioni degli editori di International Living sparsi nel mondo. Al riguardo tenete conto che essi sono per lo più di origine anglosassone e scrivono per lettori in gran parte statunitensi quindi la loro visione della qualità della vita è diversa da quella degli Italiani e da quella di altri popoli.

E’ forse per questo che la presenza di nazioni scandinave nella Top 10, consueta in altre classifiche, quì è nulla.

Qual’è la classifica?

  1. Francia (82)
  2. Australia (81)
  3. Svizzera (81)
  4. Germania (81)
  5. Nuova Zelanda (79)
  6. Lussemburgo (78)
  7. Stati Uniti (78)
  8. Belgio (78)
  9. Canada (77)
  10. Italia (77)
  11. Paesi Bassi (77)
  12. Norvegia (77)
  13. Austria (77)
  14. Liechtenstein (76)
  15. Malta (76)
  16. Danimarca (76)
  17. Spagna (76)
  18. Finlandia (75)
  19. Uruguay (75)
  20. Ungheria (74)
  21. Portogallo (73)
  22. Lituania (73)
  23. Andorra (73)
  24. Repubblica Ceca (73)
  25. Regno Unito (73)
  26. Argentina (72)
  27. Slovenia (72)
  28. Grecia (72)
  29. Monaco (72)
  30. Svezia (71)
  31. Cile (71)
  32. Estonia (71)
  33. Costa Rica (71)
  34. Panama (71)
  35. Polonia (71)
  36. Giappone (70)
  37. Croazia (70)
  38. Brasile (70)
  39. Ecuador (70)
  40. Lettonia (70)
  41. Irlanda (70)
  42. Corea del Sud (69)
  43. Slovacchia (69)
  44. Bulgaria (69)
  45. Cipro (68)
  46. Messico (68)
  47. Israele (67)
  48. Islanda (67)
  49. Bermuda (66)
  50. Saint Kitts & Nevis (66)
  51. Sud Africa (66)
  52. Dominica (65)
  53. Romania (65)
  54. Isole Cayman (65)
  55. Moldavia (65)
  56. Colombia (64)
  57. Taiwan (64)
  58. Bolivia (64)
  59. Repubblica di Macedonia (63)
  60. Barbados (63)
  61. Mauritius (63)
  62. Namibia (63)
  63. Belize (63)
  64. Paraguay (63)
  65. Albania (63)
  66. Bosnia-Erzegovina (63)
  67. Bahamas (63)
  68. Ucraina (62)
  69. Grenada (62)
  70. Singapore (61)
  71. Antigua & Barbuda (61)
  72. Turchia (61)
  73. Repubblica Dominicana (61)
  74. Seychelles (61)
  75. Bhutan (61)
  76. Peru (60)
  77. Giamaica (60)
  78. Nicaragua (60)
  79. Botswana (60)
  80. Honduras (60)
  81. Suriname (60)
  82. Portorico (59)
  83. Tunisia (59)
  84. Brunei (59)
  85. Malesia (58)
  86. El Salvador (58)
  87. Guatemala (58)
  88. India (58)
  89. Venezuela (58)
  90. Cuba (57)
  91. Trinidad & Tobago (57)
  92. Polinesia Francese (57)
  93. Guyana (57)
  94. Tonga (57)
  95. Mongolia (57)
  96. Nauru (56)
  97. Cina (56)
  98. Georgia (56)
  99. Ghana (56)
  100. Maldive (56)
  101. Armenia (56)
  102. Lesotho (55)
  103. Martinica (55)
  104. Giordania (55)
  105. Filippine (55)
  106. Kuwait (55)
  107. Kiribati (55)
  108. Polinesia Francese (55)
  109. Bielorussia (54)
  110. Tailandia (54)
  111. Russia (54)
  112. Zambia (54)
  113. Libano (54)
  114. Palau (54)
  115. Malawi (54)
  116. Marocco (54)
  117. Samoa (Western Samoa) (54)
  118. Swaziland (54)
  119. Bahrain (54)
  120. Fiji (53)
  121. Sri Lanka (53)
  122. Madagascar (53)
  123. Tuvalu (53)
  124. Siria (53)
  125. Vietnam (53)
  126. Comore (53)
  127. Nepal (52)
  128. Qatar (52)
  129. Indonesia (52)
  130. Macao (52)
  131. Vanuatu (52)
  132. Senegal (52)
  133. Isole Salomone (52)
  134. Tagikistan (51)
  135. Egitto (51)
  136. Benin (51)
  137. Kenya (51)
  138. Kirghizistan (51)
  139. Azerbaijan (51)
  140. Corea del Nord (51)
  141. Emirati Arabi Uniti (50)
  142. Capo Verde (50)
  143. Isole Marshall (50)
  144. Tanzania (50)
  145. Bangladesh (50)
  146. Algeria (50)
  147. Uganda (50)
  148. Uzbekistan (49)
  149. Cambogia (49)
  150. Iran (49)
  151. Mozambico (49)
  152. Gambia (48)
  153. Papua Nuova Guinea (48)
  154. Mayotte (48)
  155. Kazakistan (48)
  156. Mali (48)
  157. Libia (48)
  158. Guinea-Bissau (47)
  159. Micronesia (47)
  160. Togo (47)
  161. Myanmar (Birmania) (46)
  162. Turkmenistan (46)
  163. Etiopia (46)
  164. Repubblica del Congo - (46)
  165. Ruanda (46)
  166. Nigeria (46)
  167. Gabon (46)
  168. Oman (45)
  169. Arabia Saudita (45)
  170. Iraq (45)
  171. Laos (45)
  172. Camerun (45)
  173. Mauritania (45)
  174. Niger (44)
  175. Burkina Faso (44)
  176. Guinea Equatoriale (44)
  177. Burundi (44)
  178. Pakistan (43)
  179. Haiti (43)
  180. Zimbabwe (43)
  181. Repubblica Centrafricana (43)
  182. Costa d’Avorio (43)
  183. Liberia (42)
  184. Congo, Repubblica Democratica del (42)
  185. Angola (42)
  186. Guinea (41)
  187. Eritrea (40)
  188. Gibuti (40)
  189. Sierra Leone (38)
  190. Afghanistan (37)
  191. Ciad (34)
  192. Sudan (33)
  193. Yemen (33)
  194. Somalia (30)

Cosa ne pensate? Siete d’accordo?

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Cosa insegna l’esperienza Erasmus in Spagna

Sabrina Trulli ha fatto l’Erasmus in Spagna per migliorare la propria conoscenza dello Spagnolo e ci racconta la sua esperienza.

Ci descrivi la tua esperienza studentesca prima dell’Erasmus?

Le lingue straniere mi sono sempre piaciute, fin da piccola, fin dalle elementari.

Arrivato il momento di scegliere l’istituto superiore ho seguito la mia passione per le lingue e mi iscrissi al Liceo Linguistico Niccolò Machiavelli di Roma (l’ex istituto Oriani).

La mia passione per l’inglese era infinita, adoravo quella lingua e “sognavo l’America”.

Ebbi la fortuna di avere un’ottima insegnante di inglese, la Professoressa Marina Tornaghi che, all’età di 15 anni, ci diede l’opportunità di fare uno scambio culturale in Olanda per praticare e acquisire bene la lingua inglese. Perché l’Olanda e non l’Inghilterra?

Noi ragazzi saremmo voluti andare in Inghilterra: ci “ispirava” di più, era il luogo dove si parlava il “vero” inglese, quell’inglese che tanto ci piaceva e che probabilmente aveva inciso sulla scelta del liceo.

Purtroppo però, la professoressa ci informò che con l’Inghilterra uno scambio culturale a tutti gli effetti non sarebbe stato possibile, in quanto gli inglesi erano disposti ad accoglierci in famiglia, ma non erano altrettanto disposti a venire accolti da noi, nelle nostre case…

Quindi si optò per i Paesi Bassi: in Olanda tantissime persone parlano inglese, e lo parlano benissimo; gli studenti hanno un livello di inglese molto superiore al nostro, un po’ perché l’olandese è una delle lingue del ceppo germanico, come l’inglese, quindi la vicinanza linguistica spesso aiuta, e un po’ perché lì in Olanda non traducono tutto: molti cartoni animati e film hanno solo i sottotitoli in olandese, quindi un bambino se fin dai primi mesi di vita viene “costretto” quantomeno ad orecchiare i suoni dell’inglese, in età scolare farà meno fatica nell’acquisizione di questa lingua anche perché avrà ormai appreso, inoltre, un discreto numero di parole grazie ai cartoni.

15 giorni in Olanda ospitati in famiglie e altri 15 giorni ospitammo noi gli studenti olandesi.

Esperienza incredibile e un mese di full immersion nell’inglese… non male, eh?!

Passa qualche anno e, come succede spesso, a quell’età le cose cambiano, cambiano i gusti e gli interessi.

Il mio spasmodico interesse per l’inglese lasciava il posto a quello per lo spagnolo, lingua che se non fosse stato per uno strano gioco del destino, non avrei neanche iniziato a studiare.

Arrivò la maturità, e il momento di scegliere il corso di laurea.

Ovviamente, rimasi fedele alla mia passione per le lingue e mi iscrissi a Lingue e Comunicazione Internazionale, curriculum Lingue e Linguistica all’Università RomaTre.

Prima però, avrei dovuto superare una prova di ingresso in lingua straniera e cultura generale.

Potevo scegliere la lingua del test, e nel caso l’avessi superato, quella sarebbe diventata la mia prima lingua di studio, ovvero la lingua in cui poi avrei raggiunto un livello C1 e la lingua in cui mi sarei dovuta laureare. Scelsi l’inglese, perché nonostante volessi scegliere lo spagnolo, in quest’ultima non mi sentivo proprio all’altezza per superare il test… in fondo la mia passione per lo spagnolo era nata da poco e nei 5 anni di liceo avevo studiato questa lingua in maniera superficiale e approssimativa.

Mi informai se potevo accedere tramite il test in inglese e cambiare poi la prima lingua: si poteva fare, ma avrei dovuto superare un ulteriore test di spagnolo a metà anno.

E così feci.

Mi impegnai tantissimo e finalmente superai il test di spagnolo. Ora sì, la mia prima lingua era lo spagnolo!

Secondo anno di università: la voglia di andare in Erasmus era tantissima. Avevo voglia di migliorare e praticare la lingua. Appena uscì il bando, lo compilai e consegnai.

Vinsi la borsa… e partì!

Quali sono i passi pratici che hai fatto per concretizzare la possibilita’ di questa esperienza?

Le Università, ogni anno, pubblicano un bando per poter usufruire della borsa Erasmus.

Basta compilare il modulo e in base al profitto, si stila una graduatoria. I vincitori hanno quindi la possibilità di andare a studiare per un periodo prestabilito, all’estero.

Inizia quindi tutto un iter, previsto dalla propria Università e da quella straniera, in cui bisogna compilare moduli, farli firmare, consegnarli, inviarli all’Università straniera che ti accoglierà, etc.

Almeno fino a qualche anno fa, la procedura era abbastanza scocciante, ma si è abbastanza euforici per non sentirne il peso!

In linea di massima, quali sono i costi associati con lo studio all’estero?

Dipende.
Dipende da dove si va.
Diciamo che la Spagna non è così cara come può esserlo l’Inghilterra.
Italia e Spagna, più o meno, hanno un costo di vita simile.
Poi, c’è da dire anche che conta molto anche la città in cui si andrà a vivere.
Il mio consiglio è quello di scegliere città medio/piccole per svolgere l’Erasmus.
Evitare le capitali, in cui gli affitti sono molto alti e il costo della vita anche.

Comunque, in qualsiasi posto si deciderà di andare, bisognerà mettere in conto:

· Affitto (e le varie spese di luce, gas, internet, etc)
· Cibo
· Libri e dispense da comprare
· Vita mondana (locali, divertimenti, cinema, musei, etc)
· Biglietto aereo di andata e ritorno (più eventuali ritorni a casa)

Per quanto mi è riguardato, io ho speso sui 500 € al mese, nel 2007.

Però ecco, io vivevo in una cittadina non molto cara e non mi privavo di nulla: se l’associazione Erasmus organizzava qualche viaggio, io me lo facevo… se c’era qualche mostra che mi interessava ci andavo; concerti e cinema, stessa cosa.

Dove sei andata in Spagna?

Sono stata a León, Spagna.

León si trova nel nord-ovest della Penisola Iberica. È una bellissima cittadina situata a 820 metri sul livello del mare. Conta con una popolazioni di 134.305 abitanti.

D’inverno fa freddo, ma è un freddo secco, non umido. D’estate fa caldo, ma non è afoso.

Intorno León ci sono montagne favolose e una natura affascinante.

La città è a misura d’uomo: c’è tutto.

I mezzi pubblici funzionano davvero, e non come in Italia. Anche se personalmente li ho usati poco, perché León è una città che permette di arrivare da un capo all’altro anche solo camminando…

Questo fa sì che il traffico sia anche meno intenso rispetto alle grandi città.

Negozi e supermercati ce ne sono in abbondanza e c’è anche il famoso “El Corte Inglés”, tipo il britannico “Harrods”, dove si trova di tutto.

È una città sicura e tranquilla.

L’unica nota negativa: raggiungere la città.

León ha un aeroporto, sì, ma non è raggiunto da compagnie low-cost e comunque non sono previste tratte internazionali da e per questo aeroporto. Quindi, dall’Italia, per arrivare a León si va fino a Madrid, Santander, o Santiago de Compostela e da lì si prende il pullman o il treno.

La mia destinazione l’ho scelta io, dopo aver ponderato bene una serie di cose.

L’ho scelta, tra quelle disponibili, perché appunto non era una grande capitale, quindi non era cara, poi perché parlano uno spagnolo ottimo, i corsi all’Università sono tutti in spagnolo (e non come a Barcellona, in cui alcuni corsi sono in catalano, compresi gli esami) e infine perché altre mie due compagne di studio c’erano già andate l’anno prima e si erano trovate benissimo.

Lati positivi e negativi dell’esperienza?

Lati positivi, tanti.

Innanzitutto per me, il consolidamento della lingua.

E qui c’è da aprire una parentesi e spiegare che non sempre l’Erasmus equivale all’apprendimento della lingua straniera.

Il perché è molto semplice, ma non chiaro a tutti: molti studenti italiani vanno all’estero con un livello di lingua -basso, per lo più- e tornano a casa con uno ancora peggiore perché rimangono “attaccati” ad altri italiani, affittando appartamenti (che io chiamo “only Italians allowed”) con italiani, uscendo con italiani, e ultimo, ma non ultimo, prendendo appunti in italiano durante le lezioni.

Lo so è difficile, soprattutto all’inizio: ci si sente soli, in un Paese straniero, senza sapersi esprimere bene, senza neanche capire bene. Ma attaccarsi ad altri italiani che magari sono arrivati prima, non è la soluzione: questo non significa che non bisogna avere contatti con gli italiani… ma se dobbiamo stare solo con gli italiani, a questo punto uno se ne stava a casa propria.

Io non dico neanche che bisogna fare gli eroi della situazione, però su, un po’ di coraggio e pensiamo che l’Erasmus, innanzitutto, ha l’obbligo di farci crescere e farci acquisire, prima che la lingua, le capacità di sbrigarcela da soli.

Se aspettiamo che ci venga data sempre la pappa pronta, persino all’estero, allora forse è meglio restare a casa e lasciare ad altri la possibilità di crescere veramente.

Altri lati positivi:

· Conoscenza di nuove persone straniere.
· Conoscenza di una nuova cultura, quella del Paese in cui si va, e conoscenza della cultura delle persone che si andranno a conoscere e con cui ci si relazionerà.
· Apprendimento di usi e costumi locali.
· Conoscenza di un sistema di professorato e insegnamento diverso da quello italiano.
· Maggiore possibilità di conoscere città relativamente vicine al luogo dell’Erasmus.
· L’Erasmus insegnerà a chi non lo ha mai fatto, a gestirsi la propria “vita domestica” (cucinare, lavare i piatti, i panni, stirare, pulire casa, etc).
· È un’ottima occasione anche per sapersi gestire i propri soldi.
· Si impara che per sbrigarsela bisogna fare affidamento in primis, su noi stessi.
· Ci si accorge che l’Italia non è il centro del mondo.

Lati negativi dell’Erasmus, personalmente non credo ce ne siano tanti, soprattutto perché riesco a trasformarli in positivi.
Ma comunque potrebbero essere:

· Il denaro.
Il compenso che dà l’Università è esiguo. Tre anni fa, a RomaTre, davano 300 euro al mese (ma una parte li davano dopo qualche mese che si era iniziato l’Erasmus, l’altra parte a rientro avvenuto, quindi in parole povere bisogna anticipare tutti i soldi). Ovviamente vivere all’estero con soli 300 euro al mese non è possibile.
· Si sta lontani da parenti e amici.
· Se non si è fortunati ci si ritrova a vivere con coinquilini con cui non si va d’accordo.
· Per le ragazze, riuscire a far entrare tutti i vestiti nella valigia è una tragedia! J

Che consigli daresti a chi vuole andare a studiare all’estero?

· Innanzitutto bisogna volerlo veramente. Altrimenti se non si è totalmente convinti, l’esperienza si potrebbe trasformare in un incubo.

· Poi, già l’ho scritto, ponderare bene la scelta della meta Erasmus sulla base di varie cose, ovvero:
- se possiamo permettercela economicamente
- se la lingua del Paese che scegliamo è veramente utile ai fini del nostro corso di studi e se è importante per il nostro futuro
- se la meta ci offre quello che ci aspettiamo che ci dia.

· Seguire le lezioni aiuta tantissimo: un po’ perché ci fanno immergere negli argomenti dell’esame e poi perché aiuta nel consolidamento dell’ascolto in lingua straniera. Inoltre scrivere appunti durante le lezioni ci aiuta ad imparare il lessico specifico per quell’esame e ci aiuta ad automatizzarci nella lingua.

· Portarsi un computer portatile: all’estero, i metodi di insegnamento sono molto diversi da quelli italiani. Spessissimo i professori chiedono di scrivere relazioni, saggi e resoconti vari al computer e, anche se tutte le Università possiedono computer per gli studenti, averne uno proprio aiuta moltissimo.

· Scegliere un appartamento che abbia un collegamento ad internet:
Si sa, un computer senza collegamento ad internet è quasi inutile. All’estero, internet è meno caro che in Italia.

· Compare un sim locale.

· Evitare di portarsi troppi contanti. Meglio farsi caricare i soldi su una carta prepagata.

· Quando si esce, meglio lasciare a casa i documenti originali e girare con le fotocopie, perché se perdiamo il portafoglio con dentro carta d’identità, passaporto e patente, è davvero un problema enorme.

· Portarsi un dizionarietto (e se possibile, una piccola grammatica).

Lo rifaresti?

Assolutamente sì.

Grazie Sabrina!

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La Galizia vista da Italiani in Galizia

Erminio Capone è l’ideatore di Italiani in Galizia, un blog che ha l’obiettivo di fare conoscere la regione spagnola della Galizia agli Italiani che abbiano intenzione di emigrare dall’Italia.

Ci descrivi la Galizia?

La Galizia si trova a nord-ovest della Spagna, quella lingua di terra che molti associano al prolungamento del Portogallo e che, per il fatto di trovarsi geograficamente ai confini estremi dell’Europa Occidentale, fu chiamata dagli Antichi Romani Finisterrae (la fine della terra del Mondo Antico, l’ultimo lembo di terra oltre il quale c’era l’ignoto rappresentato dall’Oceano Atlantico).

Conserva dentro di se una storia antica fatta di miti e leggende che si radicano in un mondo ancestrale che ricorda il suo passato celtico ma anche cristiano-cattolico legato al “Camino de Santiago” che ancora si rivive in tanti simboli, visitando i suoi villaggi e percorrendo le strade di questa terra che molti considerano Magica.

La Galizia, come si può intuire da questa mia premessa, non è semplicemente la descrizione politico/geografica di una delle comunità autonome della Spagna dove si parla e si studia il “Gallego” (lingua regionale ufficiale diversa rispetto al castellano), che ha in Santiago de Compostela il suo capoluogo di regione, una popolazione di circa 3 milioni di abitanti e una superficie paragonabile a quella del Piemonte e della Valle d’Aosta messe insieme, ma è qualcosa di più…è una esperienza che ti segna e che non può lasciarti indifferente…è un viaggio nel nostro passato, quello più intimo, quello che credevamo ormai dimenticato nell’oblio della vita frenetica e dei rumori delle grandi città e che, rivivendolo di nuovo in questa realtà, suscita in noi emozioni ed percezioni sensoriali intense e inaspettate…

Si, la percezione visiva nell’ammirare il fascino e la bellezza di una natura incontaminata, le cui verdi colline, i suoi fitti boschi, i suoi promontori marini e le strette e lunghe insenature che si addentrano nella costa grazie all’opera del mare così come accade per i fiordi norvegesi (qui si chiamano Rias), non sono altro che uno dei suoi piú rappresentativi esempi;

Ma anche, la percezione olfattiva nel farsi coinvolgere dagli intensi odori e gli austeri profumi di una terra e di un mare cosí lontano da quello dolce e mite di cui sono abituati a respirare sulle coste del Mediterraneo;

Ed ancora, la percezione acustica nel restare rapiti dall’ascolto della sua musica tradizionale, realizzata con strumenti musicali medioevali come la Gaita (la cornamusa galiziana) e la Zanfoña che richiamano sonorita lontane nel tempo.

Per non dimenticare, della percezione gustativa nell’assaporare la cucina genuina di un terra prodiga di prodotti di alta qualità e di un mare pescoso di frutti di Mare e di incredibili crostacei (el Marisco gallego).

Ed Infine, la percezione tattile del sentire ed accettare sulla propria pelle le conseguenze di un clima umido e piovoso che tocca nostalgicamente più gli animi (qui la chiamano Morriña) di quanto lo possa fare sui corpi.

Questa per me è la Galizia…

Come è diversa la Galizia dal resto della Spagna?

Quando si parla della Spagna in generale vengono in mente stereotipi che non sempre rispecchiano una realtá territoriale tanto diversa a livello regionale e variegata, tanto dal punto di vista culturale che sociale.

Se nell’immaginario collettivo la Spagna é rappresentata dai tori e dalle corride di Madrid, dalla chitarra e dal flamenco andaluso, dalla paella e sangria valenziana o dalle coste assolate di Malaga e Formantera e dalle discoteche e dal divertimento sfrenato di Ibiza e di Lloret del Mar, quando si parla della “Verde” Galizia si va oltre questa classica visione, alla scoperta di un mondo affascinate e suggestivo che si fonda su tradizioni altrettanto forti e radicate nel tempo.

Tra le differenze più nette che riscontro in questa terra rispetto al resto della Spagna a parte i colori, i paesaggi e la musicalità di una cultura molto più vicina a quella nord europea (Irlandese in primis), come descritto in precedenza, valuterei la forte propensione ad una autonomia regionalistica che nella lingua galiziana, ufficialmente parlata insieme al castigliano, trova la sua massima espressione.

Sto parlando di una lingua antichissima proveniente dalla radice linguistica del latino che può esser considerata come un intreccio tra la lingua portoghese e la lingua spagnola (castellano).

Quali opportunita’ di lavoro offre la Galizia?

Individuerei due fattori positivi che porterebbero a considerare la Galizia come un luogo dove incontrare opportunità lavorative interessanti, ma nello stesso tempo, valuterei anche altri due fattori negativi, per non prenderla in considerazione.

1- Fattore positivo di carattere generale:

Da sempre questa regione è stata considerata terra di emigrazione in quanto la sua posizione geografica, periferica rispetto all’Europa industriale e commerciale, e la sua morfologia territoriale, costiutita da aree boschive/montuose e coste frastagliate, ha indotto la popolazione ad emigrare all’estero (la più grande e importante comunità di spagnoli nel
mondo è rappresentata proprio da “los gallegos”).

Ma le cose cose stanno cambiando: negli ultimi decenni, infatti, spinta dalla generale crescita economica spagnola, dagli investimenti dell’UE nel settore energetico, dal boom edilizio e dalla maggior comunicazione nei trasporti, la Galizia si è convertita sempre più in un luogo dove poter dirigere i propri interessi per realizzare investimenti economici e sviluppare attività imprenditoriali.

2 - Fattore positivo di carattere specifico:

Con l’arrivo del 2010 si è dato inizio in Galizia all’Anno Santo Compostellano (Lo Xacobeo)che si celebra ogni volta che il 25 luglio (giorno della festività di San Giacomo Apostolo) cade di dome nica come appunto si verificherà quest’anno. Durante questo periodo la Galizia diventerà la capitale culturale e spirituale d’Europa per milioni di pellegrini e turisti che daranno lavoro a tutta l’economia galiziana con una crescita della offerta lavorativa nel settore turistico e
commerciale.

Veniamo agli aspetti negativi:

1- Fattore Negativo di carattere generale: La congiuntura economica mondiale e l’attuale tasso di disoccupazione della Spagna, tra i più alti d’Europa, sta incidendo fortemente sull’inserimento lavorativo per tanti giovani soprattutto nel settore dei servizi.

2- Fattore Negativo di carattere specifico: Come detto in Galizia, parlandosi due lingue ufficiali ci si scontra, nell’inserimento nel mondo lavorativo, di fronte alla difficolà di dover imparare (questo però solo inizialmente) non solo la lingua spagnola (castellano) ma anche quella galiziana.

In definitiva, consiglerei questa regione a tutti gli italiani che vogliano investire le proprie risorse economiche per la realizzazione di progetti imprenditoriali autonomi (qui troveranno un terreno fertile) e a tutti gli studenti o laureati che vengano qui già con progetti di studio e di ricerca finanziati…avranno in entrambi i casi la possibilità, in seguito, di gettare le basi per poter creare a loro volta ricchezza ed economia per tutta la comunità.

Ci descrivi la presenza italiana in Galizia?

La realtà italiana in Galizia è abbastanza variengata: dalle stime dell’autorità consolare gli italiani residenti sono circa 5000 (dati 2008).

Una parte è rappresentata da persone di mezza età che, si può dire, hanno vissuto una doppia emigrazione. In realtà stiamo parlando di una popolazione (originaria tendenzialmente del sud Italia) che un tempo emigrò all’estero (sopratutto in Svizzera e in Germania) e lì costituì famiglia con persone provenienti dalla Galizia. Negli ultimi anni molte di queste famiglie con prole (italo-galiziane) hanno deciso di rientrare nel proprio paese d’origine scegliendo nell’opzione tra Italia e Galizia quest’ultima.

Poi ci sono italiani oriundi che, nati all’estero (sud America in prevalenza), hanno ottenuto il passaporto italiano per avere avuto antenati italiani.

A parte i circa 5000 residenti ci sono poi altri circa 700 italiani che periodicamente e ciclicamente vivono nella regione, come studenti partecipanti ai progetti Europei (Erasmus, Leonardo, Comenius, Volontariato europeo, etc.).

In questa analisi non possiamo non prendere considerazione anche una categoria particolare di persone che si trova qui solo di passaggio ed è costituita dai pellegrini italiani che percorrono il famoso Camino de Santiago e rimangono qui per brevissimi periodi rigenerandosi dal lungo viaggio visitando le bellezze della regione.

Infine, ci sono persone, come il sottoscritto (iniziamo ad esserne tanti), che spinte da altre motivazioni (diciamo non più con quell’idea di emigrare con la famosa valigia di cartone), hanno deciso di vivere in una nuova realtà, lontana (ma se vogliono anche vicina!) dai clamori e dalle inutili e improduttive dispute di casa nostra, scegliendo loro stessi
quale qualità dare alla propria vita e quale cammino percorrere…

Grazie Ermino! Visitate Italiani in Galizia

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Quale assicurazione per viaggiare all’estero?

Mi viene spesso chiesto un consiglio per quello che riguarda la copertura medica all’estero e che tipo di assicurazione usare quando si viaggia all’estero.

Innanzitutto, per la copertura medica dovete cercare di capire se vi è un accordo tra Italia ed il Paese vostra destinazione che preveda la copertura reciproca dei cittadini.

Se non c’è o non volete rischiare di rimanere senza copertura sanitaria quando vi trovate in un continente lontano dall’Italia, allora potete pensare a coprirvi con una polizza assicurativa.

Ma quale? Io sinceramente adesso non me ne intendo più di tanto essendo il mio stile di vita piuttosto stazionario a Melbourne.

Faccio riferimento quindi al parere di Lea Woodward di Location Independent, autrice della Guida per vivere e lavorare ovunque vogliate, una nomade digitale che, insieme alla famiglia, si trasferisce di nazione in nazione gestendo il proprio business su internet.

Lea consiglia l’assicurazione di viaggio fornita da World Nomads.

World Nomads fa uso dei servizi forniti da aziende leader nel campo assicurativo quali Allianz, Mondial Assistance, Bupa International e Millstream Underwriting.

Potete scegliere polizze che vi coprano in 150 nazioni e usate la comodità di internet per comprare, rinnovare o cambiare polizza.

World Nomads offre polizze che coprono sport tipo lo sci, snowboarding, bungee jumping o il white water rafting.

Importantissimo per i viaggiatori all’estero, la polizza World Nomads copre l’assistenza ospedaliera e l’evacuazione.

Mi raccomando controllate sempre le ultime su cosa la polizza copre. Non mi assumo ALCUNA responsabilità per l’accuratezza delle informazioni con il passare del tempo. Questo articolo è statico mentre il mondo dell’assicurazione è in continuo movimento.

Tengo inoltre a precisare che quando voi acquistate una polizza assicurativa con World Nomads io ci guadagno alcuni centesimi o euro. Se pensate che il sito italiansinfuga li meriti allora cliccate sopra e mi fate un piacere enorme. Se non siete d’accordo, nessun problema, copiate ed incollate questo indirizzo http://www.worldnomads.com/ e ci arriverete lo stesso senza che io guadagni.

Spero comunque che questo articolo vi sia stato utile.

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Classifica mondiale pari opportunità

Il World Economic Forum ha pubblicato l’edizione 2009 del Global Gender Gap Index, la classifica mondiale delle pari opportunità. Nella graduatoria tutte la nazioni del mondo vengono valutate in base ad un numero di fattori che determinano quale sia la parità tra uomini e donne.

Come al solito queste classifiche sono da prendersi con le molle ma danno un’indicazione della relatività tra nazioni che può esservi utile se state pensando di emigrare all’estero.

Il World Economic Forum afferma che lo studio dimostra che la parità tra uomini e donne è d’obbligo per le società che intendono essere competitive economicamente e prosperare.

Lo studio rivela che le nazioni nordiche hanno la minor diseguaglianza tra uomini e donne, confermando il loro posto in cima alle varie graduatorie di qualità della vita.

L’Islanda conquista il primo posto della classifica superando la Finlandia e la Norvegia (prima l’anno scorso). La Svezia al quarto posto completa la dominazione scandinava dei primi posti della graduatoria 2009.

La classifica si basa su come le nazioni dividono opportunità e risorse tra uomini e donne, indipendentemente dal livello assoluto di risorse.

Le altre nazioni nella Top 10 sono la Nuova Zelanda, il Sud Africa, la Danimarca, l’Irlanda, le Filippine ed il Lesotho.

Altre nazioni di interesse ai lettori di italiansinfuga sono l’Olanda (11), Germania (12), Regno Unito (15), Spagna (17), Australia (20), Canada (25), Stati Uniti (31), Belgio (33).

L’Italia? Al 77esimo posto, uno dei più bassi in Europa.

I motivi? Una bassa partecipazione delle donne all’attività economica del Paese.

Se siete donne in Italia e state pensando di emigrare per migliorare le vostre opportunità di lavoro, leggete la classifica completa per farvi un’idea di dove sia meglio emigrare.

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Classifica mondiale dei migliori Paesi in cui vivere

L’ONU ha pubblicato la classifica mondiale dei migliori Paesi in cui vivere.

L’Human Development Index (HDI) misura la sviluppo di una nazione da un punto di vista umano.

Riporta fattori quali:

  • longevità e salute espressa in termini di aspettativa alla nascita
  • accesso a conoscenza e cultura, misurato in base al tasso di alfabetizzazione e l’iscrizione all’istruzione
  • tenore di vita, misurato come GDP per capita relativo al potere d’acquisto

Queste misure vengono poi usate per arrivare ad un punteggio tra 0 ed 1 e la classifica viene redatta a seconda del punteggio relativo tra le nazioni.

La classifica del 2009 include 182 nazioni, usa data risalenti al 2007 e quindi non include l’impatto della crisi economica globale.

Tra il 2006 ed il 2007, il punteggio è salito in 174 nazioni ed è sceso in sole 4 nazioni.

La Cina è la nazione con il maggiore balzo in classifica, migliorandosi di 7 posizioni, seguita da Colombia e Perù, grazie all’incremento dei salari.

La Norvegia è in cima alla classifica, seguita dall’Australia e dall’Islanda. Il podio rimane immutato mentre ci sono pochi cambiamenti nelle prime dieci con la sola Francia che spodesta il Lussemburgo.

L’Italia si piazza al diciottesimo posto, tra il Belgio ed il Liechtenstein, una posizione che la pone nel gruppo delle nazioni con un ‘Sviluppo umano molto alto’, la categoria migliore.

E le altre nazioni che seguiamo regolarmente su italiansinfuga.com?

Il Canada si piazza al quarto posto; l’Irlanda al quinto; l’Olanda al sesto; la Svezia al settimo; il Giappone al decimo; gli USA al tredicesimo; la Spagna al quindicesimo; la Danimarca al sedicesimo; la Nuova Zelanda la ventesimo; il Regno Unito al ventunesimo; la Germania al ventiduesimo.

Se state decidendo di emigrare, fatevi aiutare nella scelta della destinazione da questa classifica.

Ecco la classifica completa.

Norway 0.971

Australia 0.970

Iceland 0.969

Canada 0.966

Ireland 0.965

Netherlands 0.964

Sweden 0.963

France 0.961

Switzerland 0.960

Japan 0.960

Luxembourg 0.960

Finland 0.959

United States 0.956

Austria 0.955

Spain 0.955

Denmark 0.955

Belgium 0.953

Italy 0.951

Liechtenstein 0.951

New Zealand 0.950

United Kingdom 0.947

Germany 0.947

Singapore 0.944

Hong Kong, China (SAR) 0.944

Greece 0.942

Korea (Republic of) 0.937

Israel 0.935

Andorra 0.934

Slovenia 0.929

Brunei Darussalam 0.920

Kuwait 0.916

Cyprus 0.914

Qatar 0.910

Portugal 0.909

United Arab Emirates 0.903

Czech Republic 0.903

Barbados 0.903

Malta 0.902

Bahrain 0.895

Estonia 0.883

Poland 0.880

Slovakia 0.880

Hungary 0.879

Chile 0.878

Croatia 0.871

Lithuania 0.870

Antigua and Barbuda 0.868

Latvia 0.866

Argentina 0.866

Uruguay 0.865

Cuba 0.863 51

Bahamas 0.856

Mexico 0.854

Costa Rica 0.854

Libyan Arab Jamahiriya 0.847

Oman 0.846

Seychelles 0.845

Venezuela 0.844

Saudi Arabia 0.843

Panama 0.840

Bulgaria 0.840

Saint Kitts and Nevis 0.838

Romania 0.837

Trinidad and Tobago 0.837

Montenegro 0.834

Malaysia 0.829

Serbia 0.826

Belarus 0.826

Saint Lucia 0.821

Albania 0.818

Russian Federation 0.817

Macedonia 0.817

Dominica 0.814

Grenada 0.813

Brazil 0.813

Bosnia and Herzegovina 0.812

Colombia 0.807

Peru 0.806

Turkey 0.806

Ecuador 0.806

Mauritius 0.804

Kazakhstan 0.804

Lebanon 0.803

Armenia 0.798

Ukraine 0.796

Azerbaijan 0.787

Thailand 0.783

Iran 0.782

Georgia 0.778

Dominican Republic 0.777

Saint Vincent and the Grenadines 0.772

China 0.772

Belize 0.772

Samoa 0.771

Maldives 0.771

Jordan 0.770

Suriname 0.769

Tunisia 0.769

Tonga 0.768

Jamaica 0.766

Paraguay 0.761

Sri Lanka 0.759

Gabon 0.755

Algeria 0.754

Philippines 0.751

El Salvador 0.747

Syrian Arab Republic 0.742

Fiji 0.741

Turkmenistan 0.739

Occupied Palestinian Territories 0.737

Indonesia 0.734

Honduras 0.732

Bolivia 0.729

Guyana 0.729

Mongolia 0.727

Viet Nam 0.725

Moldova 0.720

Equatorial Guinea 0.719

Uzbekistan 0.710

Kyrgyzstan 0.710

Cape Verde 0.708

Guatemala 0.704

Egypt 0.703

Nicaragua 0.699

Botswana 0.694

Vanuatu 0.693

Tajikistan 0.688

Namibia 0.686

South Africa 0.683

Morocco 0.654

Sao Tome and Principe 0.651

Bhutan 0.619

Lao People’s Democratic Republic 0.619

India 0.612

Solomon Islands 0.610

Congo 0.601

Cambodia 0.593

Myanmar 0.586

Comoros 0.576

Yemen 0.575

Pakistan 0.572

Swaziland 0.572

Angola 0.564

Nepal 0.553

Madagascar 0.543

Bangladesh 0.543

Kenya 0.541

Papua New Guinea 0.541

Haiti 0.532

Sudan 0.531

Tanzania 0.530

Ghana 0.526

Cameroon 0.523

Mauritania 0.520

Djibouti 0.520

Lesotho 0.514

Uganda 0.514

Nigeria 0.511

Togo 0.499 159

Malawi 0.493

Benin 0.492

Timor-Leste 0.489

Côte d’Ivoire 0.484

Zambia 0.481

Eritrea 0.472

Senegal 0.464

Rwanda 0.460

Gambia 0.456

Liberia 0.442

Guinea 0.435

Ethiopia 0.414

Mozambique 0.402

Guinea-Bissau 0.396

Burundi 0.394

Chad 0.392

Congo 0.389

Burkina Faso 0.389

Mali 0.371

Central African Republic 0.369

Sierra Leone 0.365

Afghanistan 0.352

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