Archive for 'nuova zelanda'

Classifica qualità della vita

International Living ha pubblicato la propria classifica della qualità della vita in 194 nazioni del mondo.

Qualità della vita non intesa come dove vivere bene con pochi soldi ma semplicemente vivere bene.

Per redarre la classifica, International Living considera punteggi nelle seguenti categorie:

  • costo della vita, rispetto al costo della vita negli Stati Uniti
  • cultura e tempo libero, livello di istruzione della popolazione, numero di musei eccetera
  • economia, valutata usando le misure statistiche più comuni
  • ambiente, valutato usando la densità della popolazione, il tasso di crescita della stessa, le emissioni causanti effetto serra
  • libertà, usando la classifica di Freedom House
  • salute, valutata in base alla qualità dell’assistenza sanitaria
  • infrastruttura, chiometri di strade, ferrovia per capita, numero di aereoporti
  • sicurezza, in base alle stime del Dipartimento di Stato degli Stati Uniti
  • clima, temperatura e precipitazioni medie

I punteggi vengono assegnati basandosi su informazioni pubblicate da fonti quali siti internet governativi, la World Health Organisation, The Economist e molti altri.

Inoltre vengono considerate le opinioni degli editori di International Living sparsi nel mondo. Al riguardo tenete conto che essi sono per lo più di origine anglosassone e scrivono per lettori in gran parte statunitensi quindi la loro visione della qualità della vita è diversa da quella degli Italiani e da quella di altri popoli.

E’ forse per questo che la presenza di nazioni scandinave nella Top 10, consueta in altre classifiche, quì è nulla.

Qual’è la classifica?

  1. Francia (82)
  2. Australia (81)
  3. Svizzera (81)
  4. Germania (81)
  5. Nuova Zelanda (79)
  6. Lussemburgo (78)
  7. Stati Uniti (78)
  8. Belgio (78)
  9. Canada (77)
  10. Italia (77)
  11. Paesi Bassi (77)
  12. Norvegia (77)
  13. Austria (77)
  14. Liechtenstein (76)
  15. Malta (76)
  16. Danimarca (76)
  17. Spagna (76)
  18. Finlandia (75)
  19. Uruguay (75)
  20. Ungheria (74)
  21. Portogallo (73)
  22. Lituania (73)
  23. Andorra (73)
  24. Repubblica Ceca (73)
  25. Regno Unito (73)
  26. Argentina (72)
  27. Slovenia (72)
  28. Grecia (72)
  29. Monaco (72)
  30. Svezia (71)
  31. Cile (71)
  32. Estonia (71)
  33. Costa Rica (71)
  34. Panama (71)
  35. Polonia (71)
  36. Giappone (70)
  37. Croazia (70)
  38. Brasile (70)
  39. Ecuador (70)
  40. Lettonia (70)
  41. Irlanda (70)
  42. Corea del Sud (69)
  43. Slovacchia (69)
  44. Bulgaria (69)
  45. Cipro (68)
  46. Messico (68)
  47. Israele (67)
  48. Islanda (67)
  49. Bermuda (66)
  50. Saint Kitts & Nevis (66)
  51. Sud Africa (66)
  52. Dominica (65)
  53. Romania (65)
  54. Isole Cayman (65)
  55. Moldavia (65)
  56. Colombia (64)
  57. Taiwan (64)
  58. Bolivia (64)
  59. Repubblica di Macedonia (63)
  60. Barbados (63)
  61. Mauritius (63)
  62. Namibia (63)
  63. Belize (63)
  64. Paraguay (63)
  65. Albania (63)
  66. Bosnia-Erzegovina (63)
  67. Bahamas (63)
  68. Ucraina (62)
  69. Grenada (62)
  70. Singapore (61)
  71. Antigua & Barbuda (61)
  72. Turchia (61)
  73. Repubblica Dominicana (61)
  74. Seychelles (61)
  75. Bhutan (61)
  76. Peru (60)
  77. Giamaica (60)
  78. Nicaragua (60)
  79. Botswana (60)
  80. Honduras (60)
  81. Suriname (60)
  82. Portorico (59)
  83. Tunisia (59)
  84. Brunei (59)
  85. Malesia (58)
  86. El Salvador (58)
  87. Guatemala (58)
  88. India (58)
  89. Venezuela (58)
  90. Cuba (57)
  91. Trinidad & Tobago (57)
  92. Polinesia Francese (57)
  93. Guyana (57)
  94. Tonga (57)
  95. Mongolia (57)
  96. Nauru (56)
  97. Cina (56)
  98. Georgia (56)
  99. Ghana (56)
  100. Maldive (56)
  101. Armenia (56)
  102. Lesotho (55)
  103. Martinica (55)
  104. Giordania (55)
  105. Filippine (55)
  106. Kuwait (55)
  107. Kiribati (55)
  108. Polinesia Francese (55)
  109. Bielorussia (54)
  110. Tailandia (54)
  111. Russia (54)
  112. Zambia (54)
  113. Libano (54)
  114. Palau (54)
  115. Malawi (54)
  116. Marocco (54)
  117. Samoa (Western Samoa) (54)
  118. Swaziland (54)
  119. Bahrain (54)
  120. Fiji (53)
  121. Sri Lanka (53)
  122. Madagascar (53)
  123. Tuvalu (53)
  124. Siria (53)
  125. Vietnam (53)
  126. Comore (53)
  127. Nepal (52)
  128. Qatar (52)
  129. Indonesia (52)
  130. Macao (52)
  131. Vanuatu (52)
  132. Senegal (52)
  133. Isole Salomone (52)
  134. Tagikistan (51)
  135. Egitto (51)
  136. Benin (51)
  137. Kenya (51)
  138. Kirghizistan (51)
  139. Azerbaijan (51)
  140. Corea del Nord (51)
  141. Emirati Arabi Uniti (50)
  142. Capo Verde (50)
  143. Isole Marshall (50)
  144. Tanzania (50)
  145. Bangladesh (50)
  146. Algeria (50)
  147. Uganda (50)
  148. Uzbekistan (49)
  149. Cambogia (49)
  150. Iran (49)
  151. Mozambico (49)
  152. Gambia (48)
  153. Papua Nuova Guinea (48)
  154. Mayotte (48)
  155. Kazakistan (48)
  156. Mali (48)
  157. Libia (48)
  158. Guinea-Bissau (47)
  159. Micronesia (47)
  160. Togo (47)
  161. Myanmar (Birmania) (46)
  162. Turkmenistan (46)
  163. Etiopia (46)
  164. Repubblica del Congo - (46)
  165. Ruanda (46)
  166. Nigeria (46)
  167. Gabon (46)
  168. Oman (45)
  169. Arabia Saudita (45)
  170. Iraq (45)
  171. Laos (45)
  172. Camerun (45)
  173. Mauritania (45)
  174. Niger (44)
  175. Burkina Faso (44)
  176. Guinea Equatoriale (44)
  177. Burundi (44)
  178. Pakistan (43)
  179. Haiti (43)
  180. Zimbabwe (43)
  181. Repubblica Centrafricana (43)
  182. Costa d’Avorio (43)
  183. Liberia (42)
  184. Congo, Repubblica Democratica del (42)
  185. Angola (42)
  186. Guinea (41)
  187. Eritrea (40)
  188. Gibuti (40)
  189. Sierra Leone (38)
  190. Afghanistan (37)
  191. Ciad (34)
  192. Sudan (33)
  193. Yemen (33)
  194. Somalia (30)

Cosa ne pensate? Siete d’accordo?

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Costo della vita all’estero wiki

Il costo della vita all’estero è una delle incognite più preoccupanti per chi sta meditando di trasferirsi all’estero per periodi più o meno brevi.

Vi propongo il ‘Cost of Living‘ wiki creato da parte di Locationindependent.com.

Cos’è un wiki? Si tratta di un sito dove gli utenti possono collaborare alla composizione di determinati argomenti come, in questo caso, il costo della vita in varie città del mondo.

Il risultato è la collezione di informazione sul costo della vita come, ad esempio, alloggio o albergo, trasporti, connessione internet, ristoranti e spesa al supermercato.

Essendo Locationindependent.com un sito dedicato ai nomadi digitali, i costi riportati riguardano spese che in genere si affrontano quando si risiede in una destinazione per un periodo di tempo medio-breve.

Comunque potete farvi un’idea di quanto spenderete all’estero utilizzando l’esperienza di chi l’ha già fatto.

Per adesso ci sono sezioni dedicate a Città del Capo, Bangkok, Phuket, Auckland, Manila, Sydney, Barbados, Grenada, Panama, Bergen, Amsterdam, Londra, Vancouver, New York e Buenos Aires.

Se siete già all’estero, collaborate con questo wiki riportando i costi che incontrate nella vita di tutti i giorni a beneficio degli altri lettori!

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Guida per vivere e lavorare ovunque voi scegliate

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Come vestirsi per il colloquio di lavoro all’estero

Ho trovato per voi un video di Monster per insegnarvi come vestirsi per il colloquio di lavoro all’estero, valido in particolare per il mondo anglosassone.

L’obiettivo del vostro abbigliamento ad un colloquio di lavoro è consentire a chi conduce il colloquio di concentrarsi su di voi, sulla vostra esperienza, su cosa offrite alla ditta. Non dovete distrarli in alcun modo con l’abbigliamento sbagliato.

L’abbigliamento deve consentirvi avere piena fiducia in voi stessi durante il colloquio di lavoro.

Perchè è importante che guardiate questo video? Perchè l’idea di eleganza nel mondo anglosassone è diversa da quella del mondo italiano. Non importa chi abbia ragione. L’importante è che giochiate secondo le regole del mondo anglosassone. Dovete quindi vestirvi per un colloquio di lavoro secondo i canoni dell’abbigliamento anglosassone.

Le regole e tradizioni nel mondo anglosassone sono sacrosante e deviando da loro farete in modo che il datore di lavoro si accorgerà della diversità prima di accorgersi delle vostre qualità.

Innanzitutto dove pensare al tipo di settore nel quale vi interessa lavorare. Alcuni settori consentono un abbigliamento più ‘casual’ mentre altri richiedono un abbigliamento più formale nell’ambiente di lavoro di tutti i giorni.

Il primo consiglio è quello di contattare chi vi ha invitato per un colloquio di lavoro e chiedere qual’è il ‘dress code’, il codice per l’abbigliamento, le regole da rispettare quando si opera nell’azienda in questione. Volete dimostrare con il vostro ‘look’ che fate già parte dell’azienda.

In linea di massima non vestitevi troppo ‘casual’ quindi non indossate magliette, jeans e scarpe da ginnastica.

Una camicia ed un paio di pantaloni eleganti sono il minimo assoluto che un datore di lavoro si aspetta da parte di un aspirante impiegato.

Per le donne, soprattutto nel mondo anglosassone, vestitevi in modo modesto.

Per tutti, evitate cappelli, cappellini e troppi accessori che possano distrarre chi conduce il colloquio.

Per gli uomini, un ambiente di lavoro formale richiede un vestito, camicia e cravatta mentre per quello che riguarda un ambiente più rilassato giacca,camicia e pantaloni eleganti bastano.

Scegliete colori tradizionali evitando camicie e cravatte sgargianti che magari piacciono a voi ma che il datore di lavoro può considerare oscene.

Per le donne, fate attenzione a troppi gioielli.

Per ultimo, siate sicuri che i vestiti vi vestano a pennello altrimenti sembrerà ovvio che ve li ha prestati qualcuno!

Di per sè l’abbigliamento giusto al colloquio di lavoro non vi garantisce il posto di lavoro ma quello sbagliato molto probabilmente vi negherà l’opportunità di lavorare per la ditta.

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L’importanza delle lettere di referenze all’estero

Una lettrice mi chiede: “ha senso per un emigrante in un paese anglosassone, come potrebbe essere l’Australia, portarsi dietro delle lettere di referenze scritte da aziende italiane in italiano?
Se mi chiedono numero di telefono e indirizzo, potrebbe non essere un problema, se non per il fatto che la maggior parte delle persone per cui ho lavorato non parlano affatto inglese o, per lo meno, lo parlano a livello scolastico. La traduzione non potrebbe essere un problema in quanto posso allegare una traduzione in inglese da un’interprete accreditato, ma quanto valore potrebbe aggiungere?

L’importanza delle referenze per trovare lavoro all’estero varia da caso a caso.

Il tipo di lavoro influisce molto il bisogno di presentare referenze. In linea di massima e generalizzando, più il lavoro è pagato e più la posizione è di rilievo e più dovrete organizzarvi per la questione referenze.

Dipende poi molto anche dalla ditta o dal datore di lavoro. Alcuni seguono una procedura di assunzione più meticolosa, altri meno.

La prassi per coloro che hanno un’esperienza lavorativa nel Paese in cui state cercando lavoro è quella di fornire il nome ed il numero di telefono di chi vi fornisce la referenza. Il potenziale datore di lavoro poi si preoccuperà di contattarli e parlare di voi.

La mia esperienza personale in oltre quindici anni di lavoro nel mondo anglosassone è che non ho mai avuto una lettera di referenze scritta su carta. Ho sempre comunicato il nome ed il numero di telefono di chi mi avrebbe fornito le referenze verbalmente o per e-mail.

Fatto sta che avere lettere di referenze pronte sia meglio che non averle. Risparmierete tempo alla ditta che vi vuole assumere e questo può rivelarsi decisivo. Immaginate di essere arrivati ad essero uno dei due ultimi candidati presi in considerazione. La ditta non sa decidersi e controlla le referenze di entrambi. Il vostro concorrente non ci ha pensato prima e spreca tempo nel contattare datori di lavoro del passato mentre voi avete tutto pronto e disponibile appena ve lo chiedono. Secondo voi chi la vince la battaglia? Chi assume il datore di lavoro indeciso?

Le lettere di referenze scritte da ditte italiane su carta, nonostante viviamo in un mondo digitale, seconod me hanno ancora valore. Mostrano la disponibilità di chi vi ha impiegato nel passato a impegnarsi per un’oretta a scrivere la loro opinione su di voi. Se non fossero stati contenti del vostro operato, non l’avrebbero fatto e questo è un messaggio fortissimo che tutti coloro che assumono capiscono al volo.

Cercate di ottenere una lettera scritta su carta intestata della ditta, fornisce un’impressione migliore.

Il fatto di avere lettere di referenze dimostra anche che avete lasciato posti di lavoro precedenti in armonia e questo è un altro messaggio positivo. Chi non riesce a fornire referenze con facilità desta dubbi.

Il fatto che le lettere di referenze siano scritte in Italiano secondo me non dovrebbe presentare un problema. Innanzitutto non è obbligatorio sapere l’Inglese per chi vive e lavora in Italia e sarebbe arrogante da parte degli anglosassoni pretendere il contrario.

In secondo luogo ricordatevi che, in linea di massima, la maggior parte dei madrelingua Inglese amano la lingua Italiana, magari non capendo nulla, e amerebbero ancora di più saperla parlare. Utilizzate questo aspetto a vostro vantaggio. Una lettera in Italiano nel mondo anglosassone è sempre originale.

A PATTO CHE….. forniate la traduzione in Inglese come accompagnamento. In fin dei conti è questo che i vostri potenziali datori di lavoro leggeranno quindi allegate la traduzione fin dall’inizio. Un traduttore accreditato fornirà un’immagine di precisione e serietà quindi, se potete, cercate di spendere i soldi della traduzione in questo modo.

Infine per gli Italiani che vanno verso il mondo del lavoro anglosassone l’avere lettere di referenze su carta aiuta a superare l’ostacolo dei datori di lavoro italiani che non parlano l’Inglese. La lettera, tradotta, fa da ponte tra due parti che non riescono a comunicare ed è, in termini pratici, forse più utile agli Italiani che agli Anglosassoni.

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Quale assicurazione per viaggiare all’estero?

Mi viene spesso chiesto un consiglio per quello che riguarda la copertura medica all’estero e che tipo di assicurazione usare quando si viaggia all’estero.

Innanzitutto, per la copertura medica dovete cercare di capire se vi è un accordo tra Italia ed il Paese vostra destinazione che preveda la copertura reciproca dei cittadini.

Se non c’è o non volete rischiare di rimanere senza copertura sanitaria quando vi trovate in un continente lontano dall’Italia, allora potete pensare a coprirvi con una polizza assicurativa.

Ma quale? Io sinceramente adesso non me ne intendo più di tanto essendo il mio stile di vita piuttosto stazionario a Melbourne.

Faccio riferimento quindi al parere di Lea Woodward di Location Independent, autrice della Guida per vivere e lavorare ovunque vogliate, una nomade digitale che, insieme alla famiglia, si trasferisce di nazione in nazione gestendo il proprio business su internet.

Lea consiglia l’assicurazione di viaggio fornita da World Nomads.

World Nomads fa uso dei servizi forniti da aziende leader nel campo assicurativo quali Allianz, Mondial Assistance, Bupa International e Millstream Underwriting.

Potete scegliere polizze che vi coprano in 150 nazioni e usate la comodità di internet per comprare, rinnovare o cambiare polizza.

World Nomads offre polizze che coprono sport tipo lo sci, snowboarding, bungee jumping o il white water rafting.

Importantissimo per i viaggiatori all’estero, la polizza World Nomads copre l’assistenza ospedaliera e l’evacuazione.

Mi raccomando controllate sempre le ultime su cosa la polizza copre. Non mi assumo ALCUNA responsabilità per l’accuratezza delle informazioni con il passare del tempo. Questo articolo è statico mentre il mondo dell’assicurazione è in continuo movimento.

Tengo inoltre a precisare che quando voi acquistate una polizza assicurativa con World Nomads io ci guadagno alcuni centesimi o euro. Se pensate che il sito italiansinfuga li meriti allora cliccate sopra e mi fate un piacere enorme. Se non siete d’accordo, nessun problema, copiate ed incollate questo indirizzo http://www.worldnomads.com/ e ci arriverete lo stesso senza che io guadagni.

Spero comunque che questo articolo vi sia stato utile.

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Classifica mondiale dei migliori Paesi in cui vivere

L’ONU ha pubblicato la classifica mondiale dei migliori Paesi in cui vivere.

L’Human Development Index (HDI) misura la sviluppo di una nazione da un punto di vista umano.

Riporta fattori quali:

  • longevità e salute espressa in termini di aspettativa alla nascita
  • accesso a conoscenza e cultura, misurato in base al tasso di alfabetizzazione e l’iscrizione all’istruzione
  • tenore di vita, misurato come GDP per capita relativo al potere d’acquisto

Queste misure vengono poi usate per arrivare ad un punteggio tra 0 ed 1 e la classifica viene redatta a seconda del punteggio relativo tra le nazioni.

La classifica del 2009 include 182 nazioni, usa data risalenti al 2007 e quindi non include l’impatto della crisi economica globale.

Tra il 2006 ed il 2007, il punteggio è salito in 174 nazioni ed è sceso in sole 4 nazioni.

La Cina è la nazione con il maggiore balzo in classifica, migliorandosi di 7 posizioni, seguita da Colombia e Perù, grazie all’incremento dei salari.

La Norvegia è in cima alla classifica, seguita dall’Australia e dall’Islanda. Il podio rimane immutato mentre ci sono pochi cambiamenti nelle prime dieci con la sola Francia che spodesta il Lussemburgo.

L’Italia si piazza al diciottesimo posto, tra il Belgio ed il Liechtenstein, una posizione che la pone nel gruppo delle nazioni con un ‘Sviluppo umano molto alto’, la categoria migliore.

E le altre nazioni che seguiamo regolarmente su italiansinfuga.com?

Il Canada si piazza al quarto posto; l’Irlanda al quinto; l’Olanda al sesto; la Svezia al settimo; il Giappone al decimo; gli USA al tredicesimo; la Spagna al quindicesimo; la Danimarca al sedicesimo; la Nuova Zelanda la ventesimo; il Regno Unito al ventunesimo; la Germania al ventiduesimo.

Se state decidendo di emigrare, fatevi aiutare nella scelta della destinazione da questa classifica.

Ecco la classifica completa.

Norway 0.971

Australia 0.970

Iceland 0.969

Canada 0.966

Ireland 0.965

Netherlands 0.964

Sweden 0.963

France 0.961

Switzerland 0.960

Japan 0.960

Luxembourg 0.960

Finland 0.959

United States 0.956

Austria 0.955

Spain 0.955

Denmark 0.955

Belgium 0.953

Italy 0.951

Liechtenstein 0.951

New Zealand 0.950

United Kingdom 0.947

Germany 0.947

Singapore 0.944

Hong Kong, China (SAR) 0.944

Greece 0.942

Korea (Republic of) 0.937

Israel 0.935

Andorra 0.934

Slovenia 0.929

Brunei Darussalam 0.920

Kuwait 0.916

Cyprus 0.914

Qatar 0.910

Portugal 0.909

United Arab Emirates 0.903

Czech Republic 0.903

Barbados 0.903

Malta 0.902

Bahrain 0.895

Estonia 0.883

Poland 0.880

Slovakia 0.880

Hungary 0.879

Chile 0.878

Croatia 0.871

Lithuania 0.870

Antigua and Barbuda 0.868

Latvia 0.866

Argentina 0.866

Uruguay 0.865

Cuba 0.863 51

Bahamas 0.856

Mexico 0.854

Costa Rica 0.854

Libyan Arab Jamahiriya 0.847

Oman 0.846

Seychelles 0.845

Venezuela 0.844

Saudi Arabia 0.843

Panama 0.840

Bulgaria 0.840

Saint Kitts and Nevis 0.838

Romania 0.837

Trinidad and Tobago 0.837

Montenegro 0.834

Malaysia 0.829

Serbia 0.826

Belarus 0.826

Saint Lucia 0.821

Albania 0.818

Russian Federation 0.817

Macedonia 0.817

Dominica 0.814

Grenada 0.813

Brazil 0.813

Bosnia and Herzegovina 0.812

Colombia 0.807

Peru 0.806

Turkey 0.806

Ecuador 0.806

Mauritius 0.804

Kazakhstan 0.804

Lebanon 0.803

Armenia 0.798

Ukraine 0.796

Azerbaijan 0.787

Thailand 0.783

Iran 0.782

Georgia 0.778

Dominican Republic 0.777

Saint Vincent and the Grenadines 0.772

China 0.772

Belize 0.772

Samoa 0.771

Maldives 0.771

Jordan 0.770

Suriname 0.769

Tunisia 0.769

Tonga 0.768

Jamaica 0.766

Paraguay 0.761

Sri Lanka 0.759

Gabon 0.755

Algeria 0.754

Philippines 0.751

El Salvador 0.747

Syrian Arab Republic 0.742

Fiji 0.741

Turkmenistan 0.739

Occupied Palestinian Territories 0.737

Indonesia 0.734

Honduras 0.732

Bolivia 0.729

Guyana 0.729

Mongolia 0.727

Viet Nam 0.725

Moldova 0.720

Equatorial Guinea 0.719

Uzbekistan 0.710

Kyrgyzstan 0.710

Cape Verde 0.708

Guatemala 0.704

Egypt 0.703

Nicaragua 0.699

Botswana 0.694

Vanuatu 0.693

Tajikistan 0.688

Namibia 0.686

South Africa 0.683

Morocco 0.654

Sao Tome and Principe 0.651

Bhutan 0.619

Lao People’s Democratic Republic 0.619

India 0.612

Solomon Islands 0.610

Congo 0.601

Cambodia 0.593

Myanmar 0.586

Comoros 0.576

Yemen 0.575

Pakistan 0.572

Swaziland 0.572

Angola 0.564

Nepal 0.553

Madagascar 0.543

Bangladesh 0.543

Kenya 0.541

Papua New Guinea 0.541

Haiti 0.532

Sudan 0.531

Tanzania 0.530

Ghana 0.526

Cameroon 0.523

Mauritania 0.520

Djibouti 0.520

Lesotho 0.514

Uganda 0.514

Nigeria 0.511

Togo 0.499 159

Malawi 0.493

Benin 0.492

Timor-Leste 0.489

Côte d’Ivoire 0.484

Zambia 0.481

Eritrea 0.472

Senegal 0.464

Rwanda 0.460

Gambia 0.456

Liberia 0.442

Guinea 0.435

Ethiopia 0.414

Mozambique 0.402

Guinea-Bissau 0.396

Burundi 0.394

Chad 0.392

Congo 0.389

Burkina Faso 0.389

Mali 0.371

Central African Republic 0.369

Sierra Leone 0.365

Afghanistan 0.352

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Vivere all’estero senza pagare affitto

Il costo di emigrazione all’estero è alto ed il costo dell’affitto è una delle componenti principali oltre ad uno dei maggiori ostacoli all’emigrazione.

A proposito vi propongo un articolo pubblicato su locationindependent.com e scritto da Leigh Haugseth che offre una soluzione.

Si tratta di diventare ‘house-sitters’, andare a vivere in casa altrui ed accudire la casa per periodi più o meno lunghi. Spesso e volentieri dovrete anche accudire i cani e fare un minimo di pulizie.

Questo tipo di soluzione vi consente di esplorare la vostra destinazione, sia essa una città o una nazione, senza spendere troppo e viverla come la vivono quelli che ci vivono tutti i giorni. Evitate così di vivere come turisti, una vita che vi fornisce un’impressione sbagliata dei pro e contro di una vita all’estero.

Preciso che io non ho mai fatto uso di questo tipo di servizio più che altro perchè quando sono emigrato io cose del genere non esistevano ancora e se esistevano non utilizzavano internet per collegare le controparti.

Come funziona?

Create un profilo online su siti tipo mindmyhouse, pagate una cifra annuale che al momento è di 23 dollari australiani e ricevete tramite e-mail aggiornamenti su case disponibili, dove si trovano e requisiti richiesti da parte degli housesitters (in genere dovete essere non fumatori e non avere intenzione di fare baldoria).

Alcuni proprietari di casa richiedono che voi paghiate le bollette e per altri dovete avere trasporto independente. La durata del soggiorno può variare da pochi giorni fino ad un anno.

La maggior parte delle case disponibili al momento sono in Paesi anglosassoni.

Ovviamente certe destinazioni sono difficili da ottenre perchè tutti vogliono andare, ad esempio, a New York ma, mantenendo flessibilità, migliorerete le probabilità di trovare una destinazione.

Una volta trovata una possibile casa, dovrete fornire referenze per tranquillizzare i proprietari sulla vostra affidabilità.

House-sitting non fa per tutti ma per chi vuole libertà ed è flessibile in termini di destinazioni e tempistiche fornisce senz’altro un’alternativa economica ai primi tempi dell’emigrazione all’estero.

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Trovare casa all’estero per periodi brevi

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Trovare casa all’estero per brevi periodi

Prima di emigrare all’estero in via definitiva è consigliabile visitare la destinazione per capire meglio se fa per voi.

In linea di massima si dovrebbe visitare la città dove vi stabilirete per un periodo più lungo di una vacanza ma più corto di una permanenza definitiva. Insomma alcuni mesi per capire se vi ambienterete o meno in una terra con lingua e tradizioni diverse.

C’è inoltre chi vuole farsi un paio di mesi all’estero come corso intensivo per imparare la lingua utilizzando un periodo di vacanza.

Il problema principale nel attuare un piano del genere è il costo. Tre mesi in un albergo costano un sacco di soldi che magari sono spesi meglio una volta arrrivati in via definitiva.

Inoltre la vita in albergo non vi consente e costringe a condurre una vita simile a quella che vi attende quando emigrate. Andare al supermercato per comprare cibi nuovi e sconosciuti o conoscere e parlare con vicini di casa che vi aiuteranno a capire la vita di tutti i giorni.

Per fortuna c’è una soluzione e si chiama HomeExchange. Premetto che non ho mai usufruito dei suoi servizi perchè una volta arrivati a Melbourne abbiamo rallentato parecchio il nostro viaggiare per il mondo. Ho però incontrato parecchie recensioni favorevoli di questo servizio.

In pratica andate a vivere all’estero in casa altrui mentre la controparte viene a vivere in casa vostra. Vi scambiate casa.

L’unico costo che avete è l’iscrizione al sito che, oggi, è di 100 dollari.

Scegliete la nazione (oggi ce ne sono 126 disponibili) e città che vi interessa, trovate un annuncio che fa il caso vostro e mandate loro un e-mail per discutere la disponibilità allo scambio.

D’altro canto, listando la vostra casa o appartamento riceverete domande da tutte le parti del mondo da parte di persone interessate ad uno scambio.

Gli annunci in genere includono dettagli e foto degli appartamenti e case, descrizione della zona dove si trovano, cosa troverete nella casa (elettrodomestici, connessione internet), eccetera.

Una delle prime domande che sorge riguarda la sicurezza della casa che affidate a sconosciuti. HomeExchange afferma che in 14 anni di attività non hanno mai avuto problemi di vandalismo o furto. Prima di procedere allo scambio, parlerete con la vostra controparte per telefono, vi scriverete e-mails, scambierete foto recenti, insomma diventerete amici.

Pare che metà di chi partecipa a HomeExchange scambi pure macchina ma questo dipende interamente da voi e dalla vostra controparte.

Il grosso vantaggio è il risparmio in denaro collegato allo stare in albergo ed a mangiare fuori ad ogni pasto. Fate voi i conti!

Se volete capire meglio come funziona inotre guardatevi il film The Holiday con Cameron Diaz, Kate Winslet, Hugh Grant e Jack Black. La trama segue la storia delle due protagoniste, una Americana, l’altra Inglese, che scambiano casa e trovano…..

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Comprare casa in Nuova Zelanda

Il NY Times ci rivela importanti notizie su come comprare casa in Nuova Zelanda.

Le operazioni finanziarie relative all’acquisto della casa in Nuova Zelanda sono semplici e costano poco. Chi vende paga il 3% in commissione all’agente immobiliare mentre gli acquirenti pagano solo le spese legali che possono andare dai 1.200 ai 1.500 dollari neozelandesi in media.

Gli stranieri possono comprare la maggior parte delle case e terreni in Nuova Zelanda ma per alcune proprietà tipo larghi terreni in riva al mare o terreni adiacenti riserve naturali essi devono ottenre il permesso dell’Overseas Investment Office. I mutui in Nuova Zelanda in genere offrono un tasso di interesse fisso per i primi 1 - 5 anni dopodichè il tasso diventa variabile.

Gli acquirenti stranieri principali attivi sul mercato immobiliare neozelandese sono Statunitensi, Britannici e Asiatici.

Ma dove comprare casa in Nuova Zelanda?

Il valore delle case ad Auckland nel secondo trimestre del 2009 è sceso del 5,9% rispetto al secondo trimestre del 2008. Ad aiutare il mercato però è arrivata la Reserve Bank of New Zealand, la Banca centrale neozelandese, riducendo il tasso di interesse ufficiale da una media del 10% un anno fa fino al 5,3%.

Molti venditori però stanno aspettando che il mercato decolli e questo sta causando una carestia di case in vendita.

La maggior parte degli stranieri compra una casa piuttosto che un appartamento e la cerca nei sobborghi con le scuole migliori che ad Auckland sono vicino al centro della città. Le case migliori quì, con vista mare, costano tra i due ed i cinque milioni di dollari neozelandesi.

Case nella South Island costano circa la metà delle case nella zona di Auckland. Una casa per le vacanza con viste montagna e lago a Queenstown costa circa un milione di dollari neozelandesi.

Case in campagna diventano meno costose il più lontano da Auckland: con due milioni di dollari neozelandesi vi assicurate una casa con 10 acri di terreno a 40 minuti da Auckland.

Le destinazioni più popolari per la seconda casa sono Bay of Islands, Coromandel and Taupo.

Per trovare più informazioni sul mercato della casa in Nuova Zelanda visitate realestate.co.nz

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Come trovare casa all’estero con Google Maps

Google Maps ha appena introdotto la possibilità di trovare casa da affittare o comprare all’estero usando le proprie mappe.

Basta selezionare l’opzione che mostra ‘real estate listings’ e poi puntare la mappa verso la città verso la quale volete emigrare.

Vi apparirà una cartina tipo le seguente del sobborgo di Richmond, a Melbourne, dove vedrete tutte le ‘bandierine’ con le lettere, ognuna rappresentante una casa o alloggio in offerta per affitto o vendita.

Potrete poi filtrare cosa vi viene mostrato selezionando il tipo di abitazione, il costo, le camere da letto, il numero di bagni, il numero di posti macchina ed i metri quadrati.

Cliccando su una bandierina vedrete poi più dettagli sulla casa in questione con foto e magari video ed un link a Google Street View che vi mostrerà la strada sulla quale si trova la dimora.
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Ecco inoltre un video di Google che vi spiega come funziona.

Insomma, se volete comprare casa o trovare alloggio all’estero, oggi è più facile che mai con Google Maps!

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