Archive for 'mentalità'

Emigrare a tempo determinato o indeterminato?

Mi è stato fatto notare recentemente che tanti degli articoli scritti da Italiani all’estero sono scritti da Italiani che stanno passando alcuni mesi o alcuni anni all’estero ma che prima o poi torneranno in Italia.

Insomma non Italiani che partono con l’idea di emigrare definitivamente all’estero.

Sme non vi è una risposta valida per tutti quando si tratta di considerare l’emigrazione come temporanea o definitiva. Quando si va a vivere e lavorare all’estero ci vorranno alcuni anni per capire se la scelta abbia fornito i risultati desiderati o meno.

Io stesso quando andai a studiare all’università in Inghilterra non lo feci con l’idea di emigrare per sempre. Al tempo la mia scelta era dettata molto dalla curiosità di conoscere un’altra nazione, un altro stile di vita e vedere cosa ci fosse al di là delle Alpi. Una volta finita l’università trovai lavoro in Inghilterra e, di nuovo, senza una convinzione particolare sul fatto che l’emigrazione diventasse permanente o meno.

Fatto sta che l’andare all’estero secondo me fornisce un’esperienza valida sia che la permanenza all’estero duri qualche mese sia che duri decenni. Dipende molto dall’individuo e da quello che s’impara vivendo all’estero.

Tanti amici Italiani ai tempi dell’università rimasero in Inghilterra per alcuni anni dopo aver trovato il loro primo lavoro.

La maggior parte tornarono in Italia tra i 25 e 30 anni, più che altro per motivi affettivi. Apprezzarono molto l’esperienza in Gran Bretagna, grazie alla quale riuscirono a trovare buoni lavori al rientro in Italia. Decisero però di costruirsi un futuro in Italia in base a considerazioni personali e dopo aver avuto esperienza di due mondi diversi.

Altri, tra i quali il sottoscritto, rimasero all’estero, sempre per considerazioni personali ed ora vivono in destinazioni disparate come l’Inghilterra, gli Stati Uniti, l’Olanda, la Norvegia con l’Australia. per questo secondo gruppo il ritorno in Italia è diventato adesso molto meno probabile. Dopo vent’anni di vita e lavoro all’estero, con figli nati all’estero, un rientro è oggettivamente difficile. Si ritorna sempre con piacere a vedere famiglia e amici ma se uno non ha preso in considerazione il ritorno negli ultimi vent’anni, un motivo ci sarà.

Per fortuna al giorno d’oggi l’emigrazione è molto più dinamica dell’emigrazione che avvenne nel dopoguerra. Allora si trattava spesso di un biglietto di sola andata, verso una destinazione sconosciuta con minuscole possibilità di rimpatrio. Al giorno d’oggi l’emigrare è, secondo me, molto meno rischioso e le possibilità di rientro molto maggiori. Questo fa sì che tanti Italiani che vanno all’estero fanno tesoro dell’esperienza ma poi decidono di tornare in Italia.

Non esiste l’emigrazione giusta o l’emigrazione sbagliata. Esiste solo l’emigrazione che fa per voi.

Io vi consiglierei di non preoccuparvi troppo di definire un orizzonte temporale a priori. Dire “non tornerò più in Italia” prima di partire è rischioso perché non sapete se troverete una vita necessariamente migliore. Secondo me è meglio dimenticarsi di definire un orizzonte temporale e semplicemente concentrarsi sull’integrazione all’estero, sul dare il massimo verso la creazione di opportunità per voi e per la vostra famiglia. Capirete ben presto se l’emigrazione fa per voi o se l’Italia, in fondo in fondo, non sia così male.

Share/Save/Bookmark

Emigrare dopo i trent’anni

Alcuni di voi mi chiedono consigli su come emigrare avendo superato i trent’anni e magari avendo già iniziato a lavorare in Italia.

Premetto che io emigrai in Australia, dove mi trovo adesso, a 32 anni, dopo essermi fatto dieci anni di Inghilterra ed un anno tra Cina e Taiwan.

Quali particolarità comporta l’emigrazione dopo i trent’anni rispetto all’emigrazione negli anni dell’università?

L’aspetto principale è senz’altro il ‘rischiare’ per quello che riguarda la carriera lavorativa. A meno che siate molto ma molto bravi, è probabilissimo che l’emigrazione in un’altra nazione vi farà temporaneamente retrocedere nell’ambito del mondo del lavoro. La carriera costruita in Italia può dissolversi abbastanza facilmente una volta Oltralpe.

Questo succede a moltissimi indipendentemente dalla nazionalità e anche a quelli di lingua madre, nel caso dell’Australia gli Anglofoni.

Ho conosciuto moltissimi Britannici, Canadesi, Statunitensi ed Irlandesi che all’inizio hanno ricoperto ruoli per i quali erano ovviamente super-qualificati. Perchè? Per minimizzare il rischio e lo choc d’arrivo in una nazione diversa.

Per tanti è meglio avere un lavoro, anche al di sotto delle proprie capacità, piuttosto che sottoporre la propria famiglia ad uno stress aggiuntivo al difficile periodo di ambientamento in una nuova nazione.

Con il passare del tempo poi le qualità vengono a galla e la carriera progredisce con una traiettoria consona alle proprie potenzialità.

E’ successo a me, succede a tantissimi. I datori di lavoro un po’ ne approfittano richiedendo esperienza ‘australiana’ per giustificare un’offerta inferiore rispetto a quella che si avrebbe nella nazione di origine.

Voglio mettere questo aspetto in risalto perché l’emigrazione non è facile di per sè e se vi aggiungete difficoltà in ambiente lavorativo diventa ancora più difficile.

Per quelli di voi che hanno una buona posizione di lavoro in Italia, pensateci bene prima di emigrare.

Siete disposti ad accettare un lavoro che vi fà retrocedere di alcuni anni nella carriera?

Siete in grado di gestire il lato emotivo?

Come gestire quello che sarà un periodo di leggera frustrazione professionale?

Ponendo la carriera nella prospettiva più larga dell’emigrazione a beneficio della famiglia. Il lavoro paga l’affitto, paga il cibo e consente di ambientarsi senza troppe preoccupazioni.

E’ inutile lamentarsi, con i fatti si raggiungerà un ruolo che vi soddisferà. Per fatti leggi lavoro serio e competente.

Un altro punto importante da sottolineare è che molti Italiani mi scrivono descrivendosi come, parafrasando, ‘ragazzi trentenni’.

A volte la parola ragazzi è tra virgolette, a volte no.

Signore e signori, all’estero se avete più di trent’anni NON siete più ragazzi.

I vostri coetanei in linea di massima sono almeno dieci anni che vivono indipendentemente e lavorano da almeno sette anni.

A trent’anni e passa, i vostri coetanei hanno acquistato casa (con mutuo enorme), si sono sposati, stanno mettendo su famiglia.

I ‘ragazzi’ sono i ventenni.

E’ un distinguo importante perchè vi troverete a fare il confronto con chi magari ha alcune esperienze di vita in più. Quindi fate attenzione perchè correte il rischio di sentirvi ‘inferiori’ semplicemente perchè la vita in Italia vi ha offerto opportunità, stimoli e sfide inferiori. Insomma se siete un bamboccione, stereotipo strausato, secondo me vi peserà quando vi mettete al confronto con i nuovi colleghi.

Iniziate con il considerarvi ‘uomini’ e ‘donne’, con la relativa assunzione di responsabilità che i trent’anni comportano all’estero.

In bocca al lupo!

Articoli con temi simili

Come sopravvivere senza il supporto familiare all’estero

Share/Save/Bookmark

Guida per vivere e lavorare ovunque voi scegliate

Questa è la mia recensione di ‘X Marks The Spot - The Indispensable Guide to Living and Working from Anywhere You Choose’ di Lea Woodward.

Ho acquistato e letto da cima a fondo la Guida, distribuita elettronicamente in formato pdf, e vorrei condividere con voi le mie impressioni ed i miei pareri.

Innanzitutto la guida scritta è in Inglese, in modo comprensibile e semplice. Acquistatela se sapete leggere l’Inglese o se conoscete qualcuno che possa aiutarvi.

La Guida illustra tutto ciò che dovete sapere per iniziare a vivere un ‘location independent lifestyle’, uno stile di vita svincolato da una località e dimora fissa facendo uso delle potenzialità di internet.

Lea Woodward introduce il concetto con queste parole “come si chiama qualcuno che ha indirizzi di recapito postale a Miami, nell’Oregon e nel Regno Unito, può essere contattato su numeri di telefono britannici, australiani e statunitensi ma fa fatica a rispondere alla domanda “Dove vivi?” ? La risposta è ‘location independent’! E come è possibile rispondere alla domanda quando durante gli ultimi 2 anni hai vissuto e gestito il tuo business da Panama, Buenos Aires, Toronto, Grenada, Dubai, il Sud Africa, Hong Kong e la Thailandia?”

In 82 pagine molto ben redatte,  la Guida vi spiega:

  • Come è cominciata la vita di ‘location independent’ per Lea ed il marito Jonathan, la loro storia
  • Come hanno progettato il cambiamento
  • Il primo anno della loro vita da nomadi digitali e le lezioni che hanno imparato
  • Com’è lo stile di vita ‘location independent’, veramente….
  • Come progettare la vostra vita di nomade
  • Siete pronti per iniziare il cambiamento? Mentalmente, tecnologicamente, imprenditorialmente.
  • Questione soldi, il costo della vita all’estero in base alla loro esperienza
  • Un business ‘location independent’, le attività che si possono creare e gestire usando internet da ovunque al mondo e gli strumenti che vi possono aiutare
  • Diventare vagabondo, dove andare e come scegliere la vostra destinazione
  • Partire da casa, tutto ciò che dovete fare per organizzare la partenza
  • Pianificare per emergenze, non si sa mai….

Certo la Guida non è per tutti. Vorrei evitarvi l’acquisto se non siete nella migliore posizione per trarre beneficio dai contenuti della stessa e vi elenco di seguito le caratteristiche che, secondo me, dovrebbero trasformarvi in acquirenti o no.

Chi trarrà beneficio dalla Guida ‘X Marks the Spot’:

  • chi vuole crearsi un futuro independente, per sè e per la famiglia, presente e futura
  • chi vuole vedere il mondo
  • chi ambisce a diventare un nomade digitale ma ha bisogno di qualcuno che mostri la via
  • chi vuole emigrare ma non sa dove e come

Chi NON trarrà beneficio dalla Guida ‘X Marks the Spot’:

  • chi ha ‘bisogno’ del posto fisso
  • chi non ha molto spirito di avventura
  • chi è molto legato alla vita in Italia, alla famiglia, agli amici
  • chi non ha molto interesse riguardo le potenzialità offerte da internet

Detto ciò la Guida ha secondo me molti pregi ed anche alcuni difetti:

Pregi:

  • basata sull’esperienza personale di veri nomadi digitali non di chi parla ma non passa ai fatti
  • ben strutturata con una serie logica dei passi da fare
  • tantissime informazioni, link a risorse e numeri per darvi un’idea della realtà di vita di un nomade digitale
  • costa poco per quello che ne ricavate dalla lettura

Difetti:

  • la prospettiva in lingua Inglese può fornire un falso senso di sicurezza a chi parla solo l’Italiano in quanto le potenzialità di creare un business su internet in Inglese sono molto maggiori rispetto all’Italiano
  • il confronto favorevole tra il costo della vita in Inghilterra, patria dell’autrice, e le destinazioni visitate non vale altrettanto per il costo della vita dell’Italiano medio.

Acquistate la Guida ‘X Marks The Spot - The Indispensable Guide to Living and Working from Anywhere You Choose’.

Voglio chiarire che quando acquistate la Guida, io guadagno alcuni Euro in commissione.

Share/Save/Bookmark

Perchè andare all’estero e chi non dovrebbe andarci

Inizio oggi una collaborazione con Jetsetcitizen, un blog creato da John Bardos e dedicato a chi sogna uno stile di vita multinazionale.

Tradurrò per voi articoli che ritengo possano essere di interesse ai lettori di Italiansinfuga.

Lascio la parola a John ed alla sua visione sul perchè andare all’estero e chi non dovrebbe andarci.

Visitare e vivere in nazioni all’estero può essere validissimo però non fa per tutti. Ci sono tantissime ragioni per non viaggiare all’estero. Non sto parlando delle scuse tipiche che si fanno citando soldi, famiglia o obblighi lavorativi. Quel tipo di scuse è in genere superabile mentre a volte il viaggiare all’estero può limitare la propria crescita personale e ciò si rivela un sacrificio troppo grande.

Perchè dovreste viaggiare

Vedere il mondo apre gli occhi verso la diversità dell’umanità. Indipendentemente dalla nazione in cui viviate, il vostro particolare stile di vita e le vostre esperienze rappresentano una piccolissima fetta di ciò che il mondo ha da offrire. Ognuno ha pregiudizi creati dall’istruzione ricevuta, dai media seguiti, dalla gente che ci circonda ed altri aspetti specifici della propria cultura. Quando tutti quelli che ci vivono attorno vivono, agiscono e pensano in un certo modo, è quasi impossibilie pensare che ci siano modi migliori di vivere.
Viaggiare verso e soprattutto vivere in nazioni straniere può causare un grandissimo shock culturale che consente di chiedersi importanti domande riguardanti la propria vita. Per tanti che visitano una cultura diversa, l’istinto immediato è di pensare che tutto ciò che è diverso sia inferiore. Perchè guidano sull’altro lato della strada? Perchè sono tutti così scansafatiche? Perchè è così difficile fare business? Perchè c’è così tanta burocrazia? Perchè sono tutti così corrotti?

Se riuscite a superare i vostri pregiudizi, inizierete a vedere come potete imparare molto da qualsiasi cultura. Purtroppo tanti emigranti sprecano la loro opportunità all’estero commiserando con connazionali su come la vita sia migliore nella patria di origine. Quelli che si sforzano di imparare il linguaggio del posto, cercano di vivere come la gente del posto e si tengono alla larga dalla comunità di emigranti riusciranno quasi certamente ad avere un’esperienza migliore della vita all’estero.

Non create scuse

Come spesso accade con tutto ciò che è nuovo e sconosciuto, tanti hanno sviluppato un repertorio di scuse per non viaggiare all’estero. La maggior parte sono semplicemente ciò, scuse. Se volete qualcosa veramente, potete compiere sacrifici e trovare la perseveranza necessaria per fare qualsiasi cosa. Se non avete abbastanza soldi, risparmiate e lavorate più ore. Se siete preoccupati per il lavoro, diventate un esperto ed iniziate un blog che parla del vostro campo di competenza. Questo vi aprirà opportunità meglio pagate intorno al mondo. Se avete famiglia, ci sono poche cose più gratificanti per i vostri figli del vivere all’estero. La maggior parte delle scuse per non lasciare la vostra patria di origine spesso riguardano un eccesso di consumismo, in tanti hanno troppi debiti per partire. L’esperienza di vivere per esperienze piuttosto che comprare ‘cose’ è liberatrice.

Quando non dovreste viaggiare

Il lasciare lo status quo per un qualcosa incerto e sconosciuto in un’altra parte del pianeta fa paura. La paura da sola però non è ragione abbastanza. Ecco alcuni motivi per evitare di emigrare all’estero anche se sono validi solo per una porzione limitata di persone.

Proprietario di ditta in ‘mattoni e cemento’

Se possedete un’azienda con attività fisica può essere difficile essere lontani dalla ditta per lunghi periodi di tempo. Se amate il vostro lavoro e guadagnate un introito dignitoso allora buona fortuna per il futuro. Continuate a sviluppare la vostra ditta e non preoccupatevi di vivere all’estero. Viaggiate quando potete ma concentratevi sull’azienda e sullo sviluppare sistemi e procedure affinchè l’azienda possa andare avanti con il pilota automatico. Questo creerà per voi la differenza tra l’avere un azienda o l’avere un lavoro. Altrimenti se amate veramente quello che fate non c’è alcun motivo per espandere il business o per rinunciarvi.

Artisti ed atleti

La maggior parte degli artisti, musicisti ed atleti di alto livello richiedono un regime di allenamento che non si confà alla vita all’estero. Per essere i migliori in qualsiasi campo ci vogliono anni di sacrifici che non si addicono ad una stile di vita nomadico. Una soluzione può essere il vivere in una destinazione all’estero per periodi prolungati di tempo. In questo modo riuscirete a costruire il regime necessario per eccellere nella vostra vocazione. Cambiare nazione di residenza e doversi adattare di continuo a nuovi ambienti può essere molto eccitante e gratificante ma non è favorevole a diventare il migliore al mondo in molti settori.

Esistono poi le difficoltà fisiche della vita del viaggiatore. Provate a viaggiare con un violoncello od un kayak e vi accorgerete presto che l’inseguimento di alcuni sogni mentre viaggiate all’estero è difficile.

Professionisti

Molte professioni tipo dottori, avvocati e professori universitari rendono difficile il vivere all’estero e mantenere lo stesso prestigio. Se avete un ottimo lavoro che amate dovete dimenticarvi di vivere all’estero.

Molte professioni offrono possibilità per sabbatici ed impiego all’estero ben remunerato quindi il viaggiare all’estero non è impossibile.

Il mio consiglio è quello di viaggiare il più spesso possibile ma ricordatevi che non esiste solo il viaggiare.

Share/Save/Bookmark

3 ostacoli all’emigrazione e come superarli

Mi scrive un lettore del blog chiedendomi consigli su come procedere verso l’emigrazione all’estero.

Segue poi un breve elenco di ‘problemi’ che contribuiscono ad ostacolare il viaggio oltreconfine.

Premetto che sono tutti problemi legittimi e comuni a tantissimi Italiani ma, arriva la buona notizia, sono tutti superabili.

A patto che vi assumiate la responsabilità di risolverli, nessun altro li risolverà per voi, e raddoppiate o triplicate gli sforzi nel trovare soluzioni.

Il primo ‘problema’ è che “ho famiglia e ciò comporta l’impossibilità di spostarmi senza delle minime garanzie”

Questa è una preoccupazione legittima in quanto avete una responsabilità verso i vostri cari nel garantire loro una vita decorosa.

Innanzitutto dovete assicurarvi che la famiglia al completo voglia emigrare. Non basta che il capo famiglia sia intenzionato a mollare tutto in Italia se il resto della famiglia, coniuge in modo particolare, non voglia seguire la stessa strada. Altrimenti finirete con l’estenuarvi remando in una direzione mentre i vostri cari o non remano o remano nella direzione opposta.

In secondo luogo, vedete la famiglia come una risorsa piuttosto che un ‘peso’. Andando via in due, marito e moglie, oltre ai figli, raddoppiate le probabilità che almeno uno trovi lavoro appena arrivati o dopo poco tempo dall’arrivo nella vostra nuova nazione adottiva.

Durante la vostra vita all’estero vi troverete in situazioni, parlo per esperienza personale, dove uno sosterrà economicamente l’altro e, nei Paesi anglosassoni, questo è più indipendente dalla distinzione tra marito e moglie e dai loro rispettivi ‘tradizionali’ ruoli nella famiglia italiana.

Infine, scordatevi le ‘minime garanzie’! Non ci sono, non esistono e non dovete fare affidamento a loro. Non aspettate ad emigrare fino a quando troverete, dall’Italia, il lavoro perfetto che vi aspetta a braccia aperte. Altrimenti non vi muoverete mai!

L’emigrare comporta rischi e le ‘minime garanzie’ vi danno un falso senso di sicurezza. Inoltre quello che per me rappresenta minime garanzie per altri può rappresentare poco o niente.

Ricordatevi che ci sono già centinaia di migliaia di emigrati nelle destinazioni che vi interessano che sono emigrati senza garanzie. Ad esempio a Londra ed in Inghilterra ci sono tantissimi Polacchi che utilizzano la convenienza di essere cittadini europei per trovare una vita migliore in Inghilterra. Sono partiti solo quando avevano ‘minime garanzie’ di trovare lavoro? No. Sono partiti all’avventura o quasi. Il fatto è che loro hanno più ‘fame’.

Meglio adottare l’atteggiamento degli emigranti italiani dei secoli scorsi, tempi diversi lo so ma la filosofia resta la stessa, che partirono con una valigia di cartone e senza minime garanzie.

Diverso è il discorso se con garanzie si intendano invece probabilità. Minime probabilità di trovare lavoro ci sono sempre. Dipende dal lavoro, dipende dalla situazione economica ma se si è flessibili e disposti a sacrificarsi il lavoro lo si trova.

Attenzione però: è facile dire “sono disposto a fare di tutto, anche a pulire i cessi”, è difficile farlo, è difficile fare un lavoro che non dà soddisfazioni, per il quale siete ‘over-qualified’, per mesi e anni.

Non conosco l’Inglese

A questo c’è un solo modo per rimediare. Imparatelo! L’Inglese che avete imparato a scuola non vi basta. Per ottenere un visto per alcune nazioni tipo l’Australia divete dimostrare di conoscerlo passando alcuni esami.

Se avete bisogno di capire perchè l’Inglese è importante, leggetevi Sette motivi per imparare l’Inglese.

Non sapere bene la lingua del Paese dove si vuole andare a vivere vuole dire non riuscire a contribuire alla vita lavorativa del Paese. Certo magari potete andare a lavorare in cucina in ristoranti italiani ma, attenzione, perchè ad esempio quì in Australia il personale in cucina in ristoranti italiani sta diventando sempre di più cinese o indiano, concorrenza a basso costo.

Per capire l’importanza della lingua, sono sicuro che conoscerete, in Italia, immigrati che pure essendo qualificati non trovano lavoro al livello dei loro titoli di studi. Uno di motivi? La lingua. Se un ingegnere indiano non sa parlare l’Italiano è difficile che una ditta italiana lo assuma, per quanto bravo e qualificato l’ingegnere sia.

Non sapendo l’Inglese o la lingua del Paese di destinazione voi vi metterete nella stessa posizione dell’ingegnere indiano.

Al giorno d’oggi esistono innumerevoli modi di imparare l’Inglese anche stando in Italia ed anche a basso costo.

Dalla semplicità e tecnologia di Livemocha, all’insegnamento tramite insegnanti di Inglese online, all’uso di DVD in lingua originale, a corsi di Inglese della BBC su podcast, a vari corsi su Youtube.

Infine leggetevi quale è, secondo me,  il modo migliore di imparare l’Inglese in Italia.

Le mie attuali finanze sono agli sgoccioli

L’emigrazione all’estero costa. Certo si può risparmiare scegliendo le opzioni meno costose ma ricordatevi che le spese da affrontare in una nuova nazione sono grandi e di solito superiori a cosa prevedete.

Innanzitutto per alcune nazioni dovete fare domanda per un visto. Ad esempio, un visto permanente per l’Australia costa migliaia di dollari che raddoppiano se scegliete di usare un migration agent. Per le nazioni europee questo problema ovviamente non esiste.

Dovete poi viaggiare verso la destinazione. Ovviamente possono esserci diverse opzioni ma dovete comunque preventivare centinaia se non migliaia di Euro a persona.

Una volta arrivati dovete spendere senza, probabilmente, avere un lavoro e quindi dovete mettere in preventivo di avere un gruzzolo che vi consenta di mantenervi per alcune settimane od alcuni mesi.

Ricordatevi inoltre che in alcune nazioni, tipo l’Inghilterra, il costo della vita è superiore o al limite simile a quello dell’Italia quindi non è che risparmierete, anzi.

Soprattutto all’inizio dovete spendere extra per comprare tutto ciò che date per scontato in Italia. Elettrodomestici, ferro da stiro, televisione, macchina eccetera.

Insomma fatevi i conti ma preventivate di finanziare l’emigrazione all’estero con parecchie migliaia di euro.

Se non li avete, come fare?

Risparmiate. Il nuovo telefonino, le vacanze, i vestiti alla moda dimeticateveli.

Cercate un nuovo lavoro. Più facile a dirsi che a farsi quando magari fate fatica ad avere un solo lavoro dignitoso.

Createvi un lavoro online tipo l’insegnamento dell’Italiano online.

Riassumendo, gli ostacoli all’immigrazione sono duri ma superabili. Bisogna lavorare duramente consci che gli sforzi vi ripagheranno a lungo termine.

In bocca al lupo!

Share/Save/Bookmark

Perchè andare all’estero secondo Fabrizio Capobianco, CEO di Funambol

Se avete bisogno di motivi per andare all’estero, vi propongo il discorso fatto recentemente da Fabrizio Capobianco all’Università di Pavia.

Fabrizio è il CEO di Funambol, azienda leader mondiale nello sviluppo di piattaforme software per i telefonini, ed emigrò negli Stati Uniti dopo aver completato gli studi all’Università di Pavia.

Il suo intervento vi fa capire cosa ci vuole soprattutto in termini di mentalità e attitudine al rischio per emigrare. Vi consiglio vivamente di guardare interamente entrambi i video.

Grazie Fabrizio delle sagge parole!

Share/Save/Bookmark

Dieci canzoni da conoscere per emigrare in Australia

L’altra sera siamo andati a vedere il concerto della scuola materna che frequenta mio figlio quì a Melbourne.

Il musical era una celebrazione dell’Australia e tutte le canzoni sono state scelte perchè hanno un enorme significato culturale e sono in pratica ‘inni’ che tutti gli Australiani conoscono.

Se volete emigrare in Australia pensavo potesse interessarvi essere a conoscenza della cultura che accomuna gli Australiani. Vi aiuterà ad ambientarvi più in fretta!

In primo luogo, “You’re the Voice” di John Farnham, un inno da stadio che risale agli anni 80 e di particolare interesse a quelli di una certa età perchè John Farnham è un’idolo che iniziò la carriera negli anni 60.

Una pubblicità dagli albori della televisione australiana. “Happy Little Vegemites” rimane una delle più famose e ricordate. La Vegemite è un prodotto tipicamente australiano, non ve lo so descrivere ed è un gusto acquisito.

Un’altro prodotto degli anni 50, Aeroplane Jelly.

Skippy the bush kangaroo. Un canguro più intelligente degli esseri umani. Un mito della televisione di tanti anni fa.

Gli Abba sfondarono in Australia come in poche altre nazioni, sono ancora popolarissimi e il film ‘Muriel’s Wedding’, un successone, riprende le canzoni più famose.

Holy Grail degli Hunters & Collectors. Popolare soprattutto a Settembre quando viene proposta come inno non ufficiale della Grand Final di football australiano quando viene assegnato lo scudetto, considerato alla stregua di Holy Grail.

Down Under dei Men at Work. Un inno soprattutto per gli Australiani in viaggio per il mondo, “I come from a land Down Under….”

Non poteva mancare Kylie Minogue, vi propongo il video di ‘Got to be certain’ dove potete intravedere sprazzi della Melbourne degli anni 80!

‘I am Australian’ dei Seekers. Una storia dell’Australia in canzone. Il video è pieno di icone australiane.

“we are one
but we are many
and from all the lands on earth we come
we’ll share a dream
and sing with one voice
I am, you are, we are Australian”

‘I still call Australia home’ usato per una pubblicità della Qantas, la linea di bandiera australiana. Scritta da Peter Allen e descrive la nostalgia degli Australiani emigrati all’estero.

Post con temi simili

L’isolamento culturale della vita in Australia

Share/Save/Bookmark

Il modo peggiore per trovare lavoro all’estero su forum

I forum sono un’ottima fonta di notizie e contatti per chi cerca lavoro all’estero ma c’è chi utilizza questa risorsa in modo controproducente, minimizzando le probabilità di un’esito positivo.

Quali sono, secondo me, gli errori più comuni?

“Ciao, sto cercando lavoro in (inserire nazione a scelta), aiuto!!!!”

Vorrei chiarire che la stragrande maggioranza di chi ha la possibilità di aiutarvi e lo fa attraverso i forum ha famiglia, lavoro, altri interessi e non sta con le mani in mano davanti al computer aspettando le vostre due righe di vaghezza.

Cercate di dare ulteriori informazioni in modo che chi legge possa rendersi conto se è possibile aiutarvi.

“Sto cercando lavoro all’estero ma non so da dove cominciare”

I datori di lavoro all’estero cercano persone spigliate che sappiano risolvere problemi senza dover tenervi la mano e spiegarvi tutto dall’inizio alla fine. Se non riuscite neanche ad immaginare un percorso per trovare la soluzione al vostro problema, dubito che sarete di interesse rispetto a concorrenti più affamati.

Cominciate, anche se non sapete da dove, e troverete la via. Assumetevi la responsabilità di trovare lavoro all’estero.

“Segnalatemi posti da lavoro ma sono solo interessato ad offerte serie”

La serietà dell’offerta sta a voi giudicarla. A meno che non stiate parlando con chi fa il recruitment agent di professione, non sta a chi vi risponde sui forum per lavoro all’estero fare da filtro e decidere se l’offerta sia più o meno seria.

Cercate di essere grati per qualsiasi offerta di lavoro e contatti e prendetevi la responsabilità di valutare.

“voglio trasferirmi in Australia, non conosco l’Inglese e sono disposto a fare il lavapiatti, aiutoooooo”

Innanzitutto studiate la questione visto per nazioni tipo Australia e Canada dove non potete entrare a meno di non potere offrire qualcosa. Ci sono moltissime persone cha sanno l’Inglese in Australia e possono fare il lavapiatti. Perchè devono scegliere voi? Senza l’Inglese non vi fanno entrare a meno di essere giovani e fare il visto vacanza lavoro. A questo punto perchè andare a fare il lavapiatti in Australia, fatelo in Italia. Rendetevi conto che facendo il lavapiatti all’estero sarete in concorrenza con emigrati più o meno clandestini dall’Africa, Asia eccetera. Cioè concorrenti che sono disposti a condizioni di lavoro e paghe peggiori di chi arriva dall’Italia.

Per fare il lavapiatti all’estero non sprecate tempo su internet, a scrivere cv eccetera. Prendete il primo aereo per la vostra destinazione dei sogni, ammesso che non abbiate bisogno di un visto, ed andate a bussare a tutti i ristoranti che trovate. Se il lavoro da lavapiatti c’è, lo troverete. Fate attenzione però, dovrete lavare molti molti piatti per pagarvi il volo di ritorno.

“studio lingue ma non voglio fare traduzioni”

Dubito fortemente che studiando lingue all’università in Italia riusciate ad ottenere una conoscenza della lingua tale da essere migliori dei madrelingua. A questo punto dovete sfruttare la conoscenza dell’Italiano e le traduzioni sono il passo più veloce e sicuro, non garanzia, di trovare lavoro all’estero.

“sto cercando lavoro a Barcellona ma mi avete fornito informazioni sulla Spagna in generale”

Alla faccia della riconoscenza. Partite dalla Spagna in generale, imparate, createvi la rete di contatti e a Barcellona arriverete prima o poi.

“voglio lavorare all’estero ma non so cosa voglio fare, aiutatemi”

Se non lo sai tu cosa vuoi fare, io ne saprò molto meno, considerato che hai scritto solo due righe su un forum. Se non sapete cosa fare dubito che un datore di lavoro si sforzerà di decidere per voi. Sceglierà chi sa cosa vuole fare e che non si pone questioni esistenziali.

“ci sono posti di lavoro a ……?”

Certo che ci sono, ci sono sempre stati e ci saranno sempre.

Senza ulteriori dettagli è difficile essere d’aiuto a chi pone una domanda simile.

“voglio trovare lavoro all’estero ma dall’Italia”

A meno che non abbiate un curriculum eccezionale e competenze straordinarie, dovrete andare in loco a fare colloqui di lavoro, incontrare i datori di lavoro, capire se il lavoro fa per voi e viceversa.

“ho trovato informazione su internet ma è troppo complicato”

Se non riuscite a superare ostacoli simili dal comodo della vostra casa, immaginatevi lasciare l’Italia, trovare casa, trovare lavoro, gestire la burocrazia, parlare una nuova lingua, fare nuove amicizie! Siete sicuri di avere cosa ci vuole per emigrare?

Riassumendo, i forum sono un’ottima risorsa per trovare aiuto per emigrare all’estero ma, in primo luogo, assumetevi la responsabilità di trovare lavoro. Utilizzate chi si mette a disposizione solo per consigli e suggerimenti su argomenti specifici e dettagliati.

Non pretendiate che qualcun’altro fatichi per voi mentre voi vi trastullate in Italia.

Post con temi simili

La mentalità sbagliata per emigrare

Share/Save/Bookmark

Università straniere, mentalità anglosassone e Manchester

Ho avuto la fortuna di incontrare Marco Geraci su Facebook.

Marco è un ricercatore all’Università di Manchester ed ha gentilmente risposto ad alcune domande mettendo a disposizione la sua esperienza di universitario in Italia, negli Stati Uniti ed Inghilterra.

Quali differenze hai incontrato tra le università italiane e quelle straniere?

Le università straniere hanno una, anche due, marce in più rispetto a quelle italiane. Gli studenti, in quanto pagano le tasse, ricevono un servizio e lo valutano. Il personale, a qualsiasi livello, viene messo in grado di svolgere il proprio lavoro al meglio. Per questo le università sono spinte ad agire secondo principi di efficacia ed efficienza con l’ovvia conseguenza che quelle meno competitive perdono attrattività. Giusto per fare un esempio, ogni cinque anni gli istituti di educazione superiore del Regno Unito sono invitati a sottoporsi al cosiddetto “Research Assessment Exercise”, con lo scopo di ricevere una valutazione indipendente della qualità (e del volume) della propria ricerca.

Puoi fare un confronto tra la mentalità italiana e quella anglosassone?

Si tratta ovviamente di una valutazione in parte soggettiva e non necessariamente condivisibile. Trovo che gli anglosassoni siano più inclini a rispettare le regole, scritte e non. C’è molto rispetto per il lavoro altrui. Ad esempio, negli Stati Uniti esiste una logica basata sul lavoro di gruppo volto al raggiungimento di obiettivi di medio/lungo termine. In Italia, purtroppo, esiste più spesso una logica della convenienza personale e di breve periodo. Un fatto, questo, che limita grandemente la creatività e il potenziale produttivo di cui dispone l’Italia.

Consiglieresti Manchester come destinazione di emigrazione?

Manchester è senza dubbio una città dinamica e vivace che offre molto: musei, gallerie d’arte, teatri, pubs, ristoranti e luoghi di divertimento in genere. L’università di Manchester è tra le migliori al mondo. Essendoci migliaia di studenti, è una città paricolarmente adatta ai più giovani. Non la considero invece il luogo ideale per coloro che preferiscono una vita tranquilla, magari dedita alla famiglia. Decisamente controindicata a coloro a cui non piace la pioggia e il cielo grigio per gran parte dell’anno.

Grazie Marco!

Post con temi simili

Consigli per cervelli che vogliono fuggire

Share/Save/Bookmark

Colloquio di lavoro all’estero

Il colloquio di lavoro all’estero, soprattutto nei Paesi anglosassoni, esige una mentalità molto diversa da quella italiana.

Mi collego ad una lettera scritta ad Italians nella quale il titolare di una agenzia descrive il comportamento dei giovani italiani in cerca di lavoro.

Dopo anni di esperienza, Mauro Rainieri afferma che la maggior parte non si presenta nemmeno al colloquio di lavoro, spesso non avvertendo della mancata presenza. Quando la scusa c’è, si tratta delle solite e prevedibili.

A parte la mancanza di educazione, questo denota una mentalità che non consente di avere successo all’estero.

Nei Paesi Anglosassoni e Nordici, se non ti presenti puntuale al colloquio, scusa o non scusa, il lavoro non lo trovi.

Se non ti presenti al colloquio fai fare brutta figura all’agenzia di reclutamento che ha proposto la tua candidatura. In pratica l’agenzia ti ‘brucia’ e il lavoro attraverso loro non lo trovi più.

Ricordatevi inoltre che il mondo è piccolo, più di quanto immaginiate, e il vostro comportamento sarà messo a conoscenza di molte, molte più persone oltre al vostro mancato interlocutore.  

Se venite invitati ad un colloquio, andateci comunque anche se cambiate idea rispetto al posto di lavoro. La vostra reputazione non verrà intaccata, farete esperienza di colloqui e magari qualche altra opportunità spunterà durante il colloquio stesso.

Tanti in Italia si lamentano, giustamente, del comportamento delle ‘risorse umane’ delle aziende perchè non rispondono a lettere, telefonate e non contattano dopo il colloquio per farvene conoscere l’esito.

Ciò non toglie che il presentarsi al colloquio di lavoro sia un dovere.

All’estero, chi non ha la capacità nemmeno di arrivare puntuale ad un colloquio di lavoro viene considerato non adatto a qualsiasi responsabilità, soprattutto quando ci sono decine di concorrenti per lo stesso posto di lavoro.

 

 

Per ricevere aggiornamenti di Italiansinfuga.com nella vostra casella postale elettronica,
Iscrivetevi alla newsletter di Italiansinfuga

Seguitemi su Twitter, cercate il profilo ‘italiansinfuga’!

Su Facebook, diventate amici con ‘Italians Infuga’!

Share/Save/Bookmark