Archive for 'Lavoro'

Riassunto globale mondo del lavoro ed assunzioni

Manpower, l’azienda di assunzione con rete di filiali globale, ha appena pubblicato i risultati del proprio sondaggio sulle prospettive di impiego a livello globale.

Sembra che i datori di lavoro delle maggiori economie mondiali si aspettino di assumere personale nel secondo quadrimestre dell’anno in modo uguale o maggiore rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso.

Molte economie però devono ancora raggiungere i livelli di fiducia nel futuro rispetto al periodo antecedente la crisi globale finanziaria.

Le prospettive di lavoro nella regione Asia Pacific rimangono positive, con l’eccezione del Giappone, e migliorano gradualmente nell’Americhe. In Europa le assunzioni sono ancora deboli: in alcune nazioni ci sono lievi segnali di miglioramento mentre in altre la crisi si fa ancora sentire.

I miglioramenti maggiori a livello globale si registrano in India, Brasile e Taiwan mentre negli Stati Uniti le intenzioni di assunzione sono simili a quelle di tre mesi fa ma più ottimiste rispetto all’anno scorso.

Secondo Jeffrey A. Joerres, CEO di Manpower Inc, la forte domanda di assunzione personale nella regione Asia Pacific è attribuibile all’aumento della domanda interna. Per quello che riguarda gli Stati Uniti invece le aziende sono diventate più sofisticate nel sapere quando hanno bisogno di lavoratori e non assumono più in modo da anticipare la domanda. Invece le aziende continueranno a chiedere ai propri dipendenti di fare di più con meno risorse ed aspettano per segnali molto chiari di un aumento della domanda prima di assumere.

Il sondaggio Manpower rivela che datori di lavoro in 27 nazioni, su un totale di 36, anticipano assunzioni nel secondo quadrimestre mentre solo otto rivelano una prevalenza di licenziamenti, questo è un miglioramento rispetto all’anno scorso quando 18 nazioni avevano una panoramica negativa del mondo del lavoro.

Le migliori prospettive per i lavoratori sono in India, Brasile, Taiwan, Perù, Costarica, Australia e Singapore. Le prospettive più deboli riguardano l’Italia, la Spagna e l’Irlanda.

Il mercato del lavoro europeo non sembra aver superato la crisi, per adesso, ma almeno sembra che la maggioranza dei datori di lavoro intenda assumere allo stesso livello rispetto tre mesi fa.

La situazione sembra essere più rosea nel settore manifatturiero in Polonia, dove il 25% dei datori di lavoro dicono che assumeranno, mentre in Germania il 16% dei datori di lavoro nel settore edilizia rivela che licenzieranno nei prossimi tre mesi.

Nelle Americhe le prospettive migliori sembrano essere in Brasile ed in Messico. La situazione in Brasile è più rosea grazie alla situazione del settore finanza/assicurazione/immobiliare mentre in Messico il settore minerario contribuisce a sostenere il 24% dei datori di lavoro che rivela l’intenzione di assumere nei prossimi mesi.

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Quali sono le nazioni con le prospettive di lavoro migliori all’estero?

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Confronto del tasso di disoccupazione in varie nazioni d’Europa

Trovare lavoro all’estero può essere più o meno difficile a seconda della congiuntura economica.

Per dare un po’ di prospettiva alla ricerca del lavoro oltre frontiera ho creato per voi, con l’aiuto di Google Labs e Eurostat, un grafico che illustra il tasso di disoccupazione in alcuni Paesi europei, mettendolo a confronto con il tasso di disoccupazione in Italia.

Dal grafico potete bene vedere come il mercato del lavoro in Spagna e in Irlanda stia attraversando un momento particolarmente difficile, soprattutto in Spagna dove il tasso di disoccupazione ha raggiunto il 18,8% a gennaio 2010. L’Italia si trova a metà strada tra la Francia e il Regno Unito, una magra consolazione per chi il lavoro in Italia non ce l’ha.

Vi invito ad esplorare il grafico in più dettaglio. Potete farlo cliccando su ‘Explore data’ e poi selezionando un periodo più lungo di tempo o aggiungendo e togliendo nazioni a seconda di dove vi interessa emigrare.

Buon divertimento!

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Come avere successo nell’età del lavoratore solitario

Il mondo del lavoro all’estero sta cambiando notevolmente ed è quindi consigliabile tenersi al corrente di tutti gli sviluppi se state pensando di emigrare ed avete in mente una tipologia di lavoro che magari non esisterà tra cinque o dieci anni.

Questi cambiamenti stanno avendo un impatto notevole soprattutto sul mondo del lavoro anglosassone in particolare in quanto esiste un serbatoio di manodopera virtuale che parla l’inglese in India. Tantissime funzioni lavorative espletate da madrelingua negli Stati Uniti, Canada, Australia e Regno Unito vengono adesso espletate da lavoratori in India che grazie alle tecnologie di telecomunicazione riescono a svolgere lo stesso lavoro ma guadagnano molto meno, riducendo i costi per le aziende.

Il Wall Street Journal ci fornisce una panoramica del mondo del lavoro futuro particolare concentrandosi sul mondo del lavoro indipendente e solitario.

Il numero di americani che lavorano come consulenti o free-lance è aumentato enormemente dalla fine degli anni 80. Oggi intorno al 20-23% dei lavoratori americani sono consulenti, free-lance o lavorano contratto. Le previsioni sono che questo numero sia destinato a salire.

In pratica un lavoratore su quattro sta lavorando senza le sicurezze di impiego del passato. Un grandissimo numero di persone sono passate da impieghi a tempo pieno e con contratti a tempo indeterminato ad una carriera che va di progetto in progetto.

Bisogna inoltre chiarire che questo cambiamento non è del tutto negativo. Ci sono molti consulenti e free-lancers che stanno avendo molto successo, guadagnano bene e sono in pieno controllo della propria carriera lavorativa.

Ma come prepararsi al futuro del mondo del lavoro in luce di questi cambiamenti?

Pensate a lungo termine

Tanti consulenti e free-lancers cadono nella trappola di pensare che la propria situazione sia solo temporanea. Per alcuni il futuro si rivelerà tale ma per la maggior parte l’incertezza si protrarrà nel futuro. Il segreto sta quindi nel prepararsi per una maratona, non per uno sprint.

La realtà è che molti sono cresciuti nei primi anni di carriera lavorando dalle nove alle cinque, in lavori di tipo tradizionale, per cui la prospettiva del resto della carriera come consulente fa paura.

Il cambio di mentalità è necessario per essere proattivi nel cercare clienti e progetti e creare una strategia di procacciamento lavoro a lungo termine.

Il lavoro solitario molto probabilmente sarà il vostro futuro, non una fase temporanea.

I consulenti di maggiore successo offrono una competenza tecnica che è troppo dispendiosa o usata poco frequentemente da essere giustificabile come risorsa interna per l’azienda. Dovete fare quindi in modo che il vostro livello di competenza tecnica rimanga all’avanguardia.

Spesso questo è possibile andando a fare corsi di addestramento. I consulenti di maggiore successo però aggiungono un altro aspetto al proprio curriculum professionale: insegnano.

Non importa se sia presso un’università, associazioni manufatturiere o altro, il fatto di insegnare offre molti vantaggi per i consulenti.

Innanzitutto si fornirà un salario, spesso piccolo ma meglio di niente. In secondo luogo è un modo di crearsi un network di conoscenze perché spesso gli studenti possono diventare clienti o fornire clienti. Terzo, l’insegnamento è ben visto su un curriculum, dando all’insegnante qualcosa che lo distingue dal resto dei candidati per certi lavori o progetti. In ultimo, insegnare vi obbliga a tenervi aggiornati sulle ultime per quello che riguarda il vostro campo di competenza.

Unitevi ad un network

Il lavoro in solitario non significa che dobbiate essere da soli costantemente. I consulenti di maggiore successo fanno parte di un network o di una comunità di consulenti. Questi sono un importante sorgente di nuovi clienti ed inoltre i consulenti possono unire le forze per rispondere alle richieste di particolari progetti.

Createvi il vostro spazio lavorativo

I consulenti di maggior successo sostengono che avere un ufficio separato all’interno della casa è vitale. Per proiettare un’immagine professionale fate in modo di non avere il figlioletto di due anni che grida o la televisione accesa come sottofondo. La maggior parte dei free-lance hanno uno spazio nella loro casa che usano solamente per lavoro.

Altri usano uffici creati appositamente per free-lance dove possono affittare un ufficio o una postazione per il computer anche per un solo giorno. Ciò aiuta a concentrarsi sul lavoro e forniscono un ambiente di tipo lavorativo che tanti consulenti preferiscono.

Pensate come un imprenditore

La caratteristica principale che contraddistingue i consulenti il successo è l’abilità di pensare come un imprenditore.

Troppo spesso i consulenti vanno da progetto progetto senza avere un ‘business plan’ o una strategia a lungo termine. Con questi ultimi i consulenti di successo riescono a definire molto più precisamente il tipo di lavoro che vogliono fare e, soprattutto, il tipo di lavoro che non vogliono fare.

Invece di accettare qualsiasi lavoro o progetto, a volte bisogna avere il coraggio di dire no perché il progetto non fa parte della strategia a lungo termine. La soluzione sta nel raccomandare un membro del proprio network per svolgere tale lavoro in modo da soddisfare sia il potenziale datore di lavoro che un “collega” che può ricambiare il favore in futuro.

In ultimo, fate in modo di organizzare il vostro business in modo professionale. Utilizzate pacchetti software per organizzare spese, tasse e finanziamenti. Create tutto con il vostro obiettivo finale in mente.

Insomma arrivando dall’Italia ed aspettandovi di trovare un lavoro a tempo pieno e indeterminato, rischiate di non essere in sintonia con un mercato del lavoro che si sta muovendo a velocità fenomenale. Mantenetevi al passo con questi cambiamenti ed il futuro sarà molto più roseo!

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Ho speranze di trovare lavoro all’estero?

Ricevo moltissime e-mail che mi chiedono, in sostanza, “ho speranze di trovare lavoro all’estero?”.

La mia risposta è volutamente vaga. Il numero di variabili da considerare per quello che riguarda la ricerca di lavoro all’estero è enorme. Ogni caso è particolare e quindi dare una risposta individuale che valga per tutti è in pratica impossibile.

Il concetto di base comunque rimane sempre lo stesso: emigrare all’estero è rischioso quindi dovete valutare bene quanto sia grande il rischio nel vostro caso particolare di quanto stomaco voi abbiate per questo rischio.

Il concetto di rischio va poi definito in quanto varia da persona a persona. Per alcuni rischiare significa non avere alcun lavoro, per altri significa avere un lavoro al di sotto delle proprie potenzialità. In sostanza però secondo me il peggio che possa capitare è il dover tornare in Italia. Questa eventualità non è la fine del mondo, almeno ci avrete provato, vi sarete comunque arricchiti dal punto di vista umano e avrete dimostrato il coraggio che tanti altri al vostro posto non dimostrano.

Il rischio va poi valutato in base a cosa lasciate in Italia. Se avete un buon lavoro, una carriera già avviata e buone prospettive per il futuro ovviamente rischierete di più che non un neo laureato senza lavoro, senza famiglia a carico e senza prospettive.

Le speranze esistono sempre come potete vedere dai vari articoli che ho scritto al riguardo e dai vari commenti che vengono pubblicati su questo blog e sul forum. E’ altrettanto vero che il rischio di non trovare lavoro o il lavoro del livello desiderato è tangibile. Tanto dipende dalla congiuntura economica della nazione alla quale state pensando. Ad esempio, la situazione del mercato del lavoro in nazioni come la Spagna o Irlanda al momento è molto dura. I primi a soffrirne sono ovviamente i giovani e gli immigrati motivo per cui a volte è meglio aspettare alcuni mesi o anni in modo da ottimizzare lo sforzo richiesto dalla ricerca lavoro.

Non dimenticatevi che la ricerca lavoro è dura anche per quelli che sono nati e cresciuti nella vostra patria d’adozione. Questi hanno una conoscenza della lingua superiore alla vostra, istruzione conseguita in loco, esperienza lavorativa precedente presso aziende in loco e tuttavia fanno una certa fatica a trovare lavoro immediatamente. Qui in Australia ad esempio il periodo medio di ricerca lavoro in genere va su sei mesi. Se questo vale per un Australiano immaginatevi quanto tempo ci possa volere per trovare un lavoro arrivando non avendo gli stessi requisiti dei “nativi”.

Il chiedere se avete speranze a me o ad altri su Internet è un ottimo inizio ma l’unica realtà che conta è quella di provarci per davvero. Solo allora dopo aver mandato decine o centinaia di curriculum riuscirete a capire quali siano le vostre vere possibilità di trovare un lavoro all’estero e, di conseguenza, emigrare con successo.

L’unico modo per migliorare le vostre probabilità è quello di ottimizzare quello che offrite come lavoratori.

Innanzitutto la conoscenza della lingua straniera è fondamentale: la lingua straniera non va conosciuta a livello scolastico bensì ad un livello il più possibile vicino a quello dei madrelingua. Non esistono scuse, se non vi prendete la briga di imparare l’inglese o francese o del tedesco in modo ottimo, non riuscirete a raggiungere i risultati che state sognando.

In secondo luogo, è importantissimo che voi offriate sul curriculum quello che i datori di lavoro e l’economia più in generale stanno cercando. Se avete un titolo di studio ricercato nel contesto della politica di immigrazione della nazione di destinazione, le vostre possibilità migliorano immediatamente. Questo vale altrettanto per tipi di lavoro per i quali non è necessario un titolo di per sé bensì valenza pratica che è certificabile come, ad esempio, l’essere saldatore.

Se vi ritrovate tra coloro che non hanno un’esperienza lavorativa o un titolo di studio ricercato nel paese di destinazione allora le speranze di trovare lavoro passano in secondo piano rispetto all’impossibilità di ottenere un visto di ingresso e permanenza nella nazione sognata.

Vi rimane comunque l’alternativa di studiare e conseguire le qualifiche necessarie per diventare ricercati tra i datori di lavoro. Ad esempio, è sempre possibile iniziare a studiare una disciplina informatica la cui certificazione è riconosciuta internazionalmente e che sia inserita nelle liste di tipologie di lavoro ricercate all’estero. Questo vale anche per le nazioni dove gli Italiani non hanno bisogno di un visto per vivere e lavorare, come ad esempio in tutte le nazioni dell’Unione Europea.

Inoltre vorrei ricordarvi che la ricerca di lavoro all’estero è una maratona, non uno sprint. Ci vuole molto di tempo di quanto immaginiate, dovrete spedire molte più e-mail e curriculum di quanto immaginiate e dovete essere testardi nel continuare la ricerca. Mettete in preventivo di dover tirare la cinghia per alcuni mesi o addirittura anni. Molto probabilmente il vostro tenore di vita risentirà della difficoltà nel trovare lavoro quindi preventivate di emigrare con un discreto gruzzolo da parte in modo di far fronte all’investimento necessario a sostenervi durante i primi tempi.

Ad esempio, io nel lontano 1993 mi laureai in Inghilterra in piena recessione, simile a quella attuale. Per circa un anno in un negozio di vini di Londra, spedendo allo stesso tempo centinaia di lettere per rispondere ad offerte di lavoro “consone al mio titolo di studio universitario”. Il tutto senza successo immediato. L’esperienza fu molto demoralizzante all’epoca in quanto sapevo benissimo di essere un candidato valido per la maggior parte degli annunci di lavoro al quale rispondevo. Fatto sta che immagino molti avrebbero rinunciato dopo alcuni mesi. Il segreto secondo me è quello di insistere convinti che alla fine riuscirete ad ottenere quello che cercate. Magari ci vorranno sei mesi, magari ci vorranno due anni. Dipende da quanto desiderio abbiate di raggiungere la vostra meta.

Riassumendo, le speranze di trovare lavoro all’estero esistono, le garanzie no. L’importante è provarci, tentar non nuoce.

In bocca al lupo.

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Il problema più grande del Canada è trovare lavoratori

Il primo ministro canadese Stephen Harper ha dichiarato che il problema numero uno per l’economia del Canada è il fatto che non ci siano abbastanza lavoratori per rimpiazzare quelli che stanno per andare in pensione.

Secondo il Primo Ministro entro un decennio o due non ci saranno semplicemente abbastanza lavoratori per il Canada.

Nonostante le ultime notizie relative alle difficoltà dell’economia canadese, in modo particolare per qule che riguarda settore manufatturiero, il primo ministro e il suo governo stanno facendo fatica a trovare modi di migliorare i programmi di addestramento e di aumentare l’immigrazione per trovare più lavoratori in modo da evitare quello che alcuni esperti definiscono una “bomba economica ad orologeria”.

Che il Canada stia andando verso un grande problema sembra inevitabile. Durante gli ultimi 50 anni, la forza lavoro del Canada crebbe del duecento percento. Quella crescita fu responsabile per l’incremento degli standard di vita e per la creazione della ricchezza sia pubblica che privata della quale la nazione sta adesso beneficiando.

“La situazione demografica ci sta creando problemi” sostiene Monte Solberg, il Ministro per le Risorse Umane, “i baby boomers stanno per andare in pensione e il basso tasso di natalità significa che la domanda per la forza lavoro presto supererà l’offerta.”

Già adesso, più dell’80% dei Canadesi in età lavorativa ha un lavoro, un record mai raggiunto prima.

Solberg fornisce le seguenti cifre:

  • il British Columbia avrà bisogno di 350.000 lavoratori extra nei prossimi 12 anni
  • l’Alberta avrà bisogno di 100.000 lavoratori nei prossimi 10 anni
  • l’Ontario avrà bisogno di 560.000 lavoratori entro il 2030
  • il Quebec offrirà la 1.300.000 posizioni di lavoro entro il 2016

“Abbiamo una mancanza cronica di lavoratori in ogni regione del Canada” dice Solberg “anche in settori con un tasso di disoccupazione alto, abbiamo troppo pochi lavoratori capaci di riempire le posizioni disponibili.”

Il mercato del lavoro del Canada negli ultimi tre anni ha superato le previsioni di tutti gli esperti. Nonostante un dollaro a valori alti, che contribuisce a fare i lavoratori canadesi più costosi di lavoratori in altre nazioni, 325.000 lavori sono stati creati in Canada durante gli ultimi 12 mesi. Questo incremento di posti di lavoro è stato raggiunto nonostante la perdita di più di 113.000 posti di lavoro nel settore manufatturiero. In altre parole, l’economia non solo ha rimpiazzato quei 113.000 posti di lavoro nel settore manufatturiero, ha anche creato 325.000 lavori extra. Il settore dell’edilizia da solo ha contribuito ad una crescita di circa 103.000 lavoratori.

Inoltre, come notato dalla Banca del Canada, la crescita degli stipendi di anno in anno è rimasta forte, indicando che i lavori ben pagati nel settore manufatturiero sono stati rimpiazzati con lavori altrettanto ben pagati in altri settori.

Il governo canadese sta introducendo una proposta per cambiare le regole dell’immigrazione in modo da accelerare il processo di immigrazione per certi gruppi di immigranti in modo da trovare un numero maggiore di lavoratori con qualità specifiche richieste dell’economia canadese.

Insomma, se sapete parlare l’Inglese o il Francese ed avete qualifiche che interessano all’economia canadese, il Canada vi sta cercando!

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Come trasferirsi a Londra

Elvis Ciotti si è trasferito a Londra un anno fa e dopo pochi mesi ha trovato lavoro nel suo campo, l’IT.

Imparate dalla sua esperienza e dai passi pratici da fare durante i primi tempi per porre le basi per un’emigrazione di successo.

Dove vivere durante i primi giorni, come imparare l’Inglese in fretta, come trovare lavoro, è tutto qui….

Perché sono partito

Beh, per vari motivi. Il principale é che in Italia non si ha (salvo pochi settori ed eccezioni varie) un sistema meritocratico, il che é doppiamente un problema: molta gente in gamba non ottiene quello che merita e si trovano spesso incompetenti in posti importanti, compresi molti di quelli che governano e contribuiscono a peggiorare ulteriormente la situazione.

Secondo, ho una laurea e qualche anno di esperienza in IT, settore molto ben generalmente pagato nei paesi anglosassoni e per cui basta in genere un livello di lingua non altissimo, specialmente per i ruoli da programmatore o simili.

Terzo, moltissimi mi hanno raccontato di aver avuto interessanti esperienze all’estero, quindi perché non provare ? non avevo nulla da perdere.

Devo precisare che in Italia ho lavorato come libero professionista durante l’universitá e avrei potuto continuare a farlo. Non sono quindi partito a causa di assenza di alternative, ma poiché sapevo che qua avrei avuto possibilitá di ambire a molto di piú. In Italia ho dato un’occhiata agli annunci e come mi aspettavo non c’era neanche l’ombra di qualcosa decente (neanche adesso, anzi mi sembra peggiori sempre piú).

Perché Londra

Ho deciso di partire all’inizio del 2009. La crisi si stava facendo sentire ovunque ma ormai avevo deciso e comunque per l’IT la crisi sembrava che si facesse sentire di meno. La mia scelta era un paese anglofono europeo, l’inglese é importantissimo nel settore tecnico. L’Irlanda e altri paesi europei li ho scartati a priori poiché in essi la crisi si era fatta sentire di piú. Alla fine ho scelto Londra, avvantaggiato anche dal conveniente cambio euro sterlina.
Prima di partire mi sono informato su tutto (costi, trasporti, lavoro, ecc…). Ci sono forum e siti con tantissimi consigli e link, ovviamente bisogna imparare a valutare e dare il giusto peso a cosa si legge.

Una volta arrivato?

Un mio amico mi ha ospitato per qualche giorno in attesa che trovassi una stanza in affitto. Ho frequentato per tre mesi un corso di inglese per arrivare a un livello che mi consentisse di parlare al telefono con i recruiter (agenzie di reclutamento) e sostenere una intervista.

Poi ho iniziato ad applicarmi per alcuni lavori online. Ci vuole un po’ per capire a cosa si puó aspirare e come bisogna comportarsi con i recruiters al telefono. Per farla breve, dopo circa due settimane avevo fatto qualche intervista e alla terza, dopo molte domande tecniche, sono stato assunto. Le aziende sono in genere molto piú interessate alle competenze che ai titoli di studio, ma dopo 8 mesi che lavoro direi che servono entrambe per avanzare di carriera e ambire a posti meglio pagati.

La cosa bella a cui in Italia non siamo abituati é che le offerte di lavoro (sui vari siti tipo monster.co.uk) riportano chiaramente quanto sará lo stipendio offerto, e non esiste un’etá massima per poter fare un lavoro. L’impressione che ho avuto é che nell’IT ci sono buone offerte (cosí come in altri settori), e in queste situazioni sono ovviamente i lavoratori ad avere il coltello dalla parte del manico; i manager faranno probabilmente il possibile per trattenerti, trattandoti bene e dandoti uno stipendio adeguato alle competenze per evitare che tu cerchi qualcosa di meglio.

La vita a Londra

Londra é una grande metropoli e ha di tutto, dal quartiere sporco e pericoloso a quello tranquillo e vivibile. Gli affitti e i trasporti costano, ma non molto di piú di quelli di Milano o Roma se si sta un po’ attenti. Le opportunitá sono tante, se si é intraprendenti e in gamba sicuramente é la cittá ideale. Londra é una cittá piena di gente giovane da tutto il mondo, piena di eventi e molto varia. Di negativo direi che il clima é alquanto deprimente, quasi sempre nuvoloso tutto l’anno. Forse é questa una delle cause per cui gli inglesi tendono a essere un po’ asociali :). Inutile che dia altre opinioni in quanto sarebbero troppo soggettive e inutili. A parte i primi mesi per lo shock culturale, dopo periodi prolungati c’é chi continua ad amarla ma anche chi la odia.

A chi consigli di trasferirsi qua ?

In generale lo consiglierei a chiunque fosse interessato a un’esperienza di qualche mese con lo scopo principale di migliorare la lingua.

Per periodi maggiori, direi oggettivamente che ne vale veramente la pena per chi ha competenze tecniche o in alcuni specifici settori, altrimenti si rischia di perdere anni a lavorare sottopagati senza ottenere nulla. Naturalmente c’é una forte componente soggettiva, e il tutto dipende altamente anche dai propri gusti, prioritá e dalla situazione precedente in Italia.

Ovviamente valgono tutte le altre cose giá scritte da altri in italiansinfuga, ovvero che all’estero non sono tutte rose e fiori. All’inizio si parte svantaggiati per via della lingua ed é abbastanza difficile socializzare con la gente del posto. Inoltre la crisi globale pare che abbia lasciato il segno e non é facile trovare un buon lavoro se non si hanno le competenze specifiche richieste o non si é particolarmente intraprendenti.

Grazie Elvis ed in bocca al lupo!

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Riassunto del mondo del lavoro in Germania

Riassumo un ottimo thread del forum curato da SimonaB che parla della situazione attuale sul mondo del lavoro in Germania ed utili consigli per chi sta pensando di emigrare Oltralpe.

La situazione lavorativa attuale in Germania non è rosea come in tantissime altre nazioni.

Le figure professionali più richieste, in modo simile alla situazione in altre nazioni ambitae da chi sta pensando di emigrare dall’Italia, sono quelle degli ingegneri (di ogni tipo), professionisti dell’informatica e ricercatori (di ogni tipo).

La buona notizia è che la conoscenza del Tedesco è un ovvio vantaggio ma anche chi non lo conosce può trovare opportunità (magari non parlando solo Italiano ma un buon Inglese).

Per chi conosce molto bene il Tedesco sono anche richiesti dottori ed infermieri.

Per chi vuole fare il traduttore o la traduttrice, la Germania richiede il riconoscimento ufficiale di un titolo di studio attinente con giuramento davantiad un giudice.

In linea di massima però il consiglio più sentito è quello di studiare il Tedesco, studiare il Tedesco, studiare il Tedesco! In modo intensivo.

Come in tutte le altre nazioni estere, l’ottima conoscenza della lingua vi fornirà vantaggi molto superiori a qualsiasi tipo di titolo accademico che possiate sfoggiare. Non vi dico di non studiare per un diploma o per una laurea ma di sicuro dedicate altrettanta attenzione allo studio della lingua.

In Italia cercate Tedeschi che abitano dalle vostre parti e cercate di esercitarvi parlando loro in Tedesco!

Per quello che riguarda i motori di ricerca per quello che riguarda il mondo del lavoro in Germania, ecco una selezione:

Karriere

Monster

Jobs.Meinestadt

JobBoerse

Jobscout24

Gigajob

Da tenere in considerazione inoltre il sito della Camera di Commercio Italiana in Germania.

Grazie Simona!

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Emigrare in Francia come ingegnere

Francesco Polidoro è un giovane ingegnere recentemente emigrato in Francia ed ha gentilmente risposto ad alcune domande di Italiansinfuga.

Ci descrivi il tuo background accademico?

Sono laureato in ingegneria aeronautica con specializzazione aerodinamica presso il Politecnico di Milano. Ho completato il mio corso di studi a 25 anni ed ho trascorso gli ultimi 9 mesi di studio a preparare la tesi presso l’École Polytechnique Fédérale di Losanna in Svizzera.

In parallelo al corso di laurea magistrale a Milano ho seguito i corsi dell’Alta Scuola Politecnica che mi ha permesso di conseguire una seconda Laurea Magistrale presso il Politecnico di Torino.

Perché hai deciso di andare a lavorare all’estero?

La scelta di andare a lavorare all’estero è maturata durante gli anni di studio. Ci sono diverse ragioni: un aspetto economico dato dal fatto di poter lavorare e guadagnare sufficientemente per un tenore di vita dignitoso, senza dover dipendere dai genitori o dover scendere a compromessi. Un aspetto lavorativo visto he la mia formaziona associata alla mia età è più valutata all’estero di quanto lo sia in Italia. In fine sul piano personale trovo sia giusto approfittare fino a che si è giovani per allargare i propri orizzonti.

Perché la Francia?

La scelta è stata orientata più dalla proposta di lavoro che dalla destinazione. Ho cercato lavoro in diversi paesi in Asia, Europa e Nord America; ho ricevuto diverse proposte, ma quella francese era quella più interessante dal punto di vista lavorativo.

Dove lavori?

Lavoro a Parigi in uno studio di ingegneria che si occupa di studi numerici di aerodinamica e aeroacustica per case automobilistiche e società ferroviarie. Questo studio è filiale di una società basata a Boston e che in parallelo sviluppa il software che viene utizzato per le simulazioni di fluidodinamica numerica.

Conoscevi già il Francese?

Quando sono partito per Losanna per la tesi ero completamente a digiuno di francese, in quei nove mesi ho potuto apprendere le basi anche se il gruppo di lavoro in cui mi trovavo era abbastanza internazionale e quindi si prediligeva l’inglese. Arrivato a Parigi le basi che avevo associate ai colleghi hanno fatto il resto. Posso dire che la lingua non è stata una barriera.

Ci descrivi le opportunità di lavoro per un Ingegnere in Francia?

La Francia è un paese molto fiero delle sue università, ogni ingegnere viene classificato per tutta la sua carriera in base all’école frequentata. La difficoltà venendo dall’Italia è poter rientrare in questo meccanismo senza avere nel CV nessuna menzione di una università francese.

A parte questa difficoltà le opportunità per i giovano ingegneri sono abbastanza numerose e si concentrano principalmente a Parigi.

Il mercato dell’automobile, dell’energia e dei materiali offono possibilità di lavoro e sono aperti ad assumere anche stranieri.

Consigli pratici per gli Ingegneri che vogliono andare a lavorare in Francia?

Nel redigere il CV siate concisi, i curricula francesi superano di rado la pagina e mezzo. Date grande rilevanza alla vostra formazione e se scrivete in francese verrete considerati sicuramente di più.

Informatevi dei salari presso le università. Mandate una mail ad una università omologa a quella che avete frequentato e chiedete il livello di salario medio degli ex-studenti anche dopo 5-6 anni di lavoro, di norma otterrete una risposta ed anche abbastanza precisa. Ricordate che i salari di Parigi sono di gran lunga superiori a quelli del resto della Francia e di norma anche rispetto a quei italiani.

Il livello di tassazione è molto simile a quello italiano. La prima cosa da fare una volta deciso di trasferirvi è aprire un conto corrente in una banca francese; vi verrà chiesto per tutto, dall’affitto di un appartamento al abbonamento per il cellulare.

Se cercate casa a Parigi è molto difficile farlo dall’estero, prendetevi una settimana e cercate sul posto.

Tornerai in Italia?

Tornerò in Italia sicuramente tra qualche anno, una volta consolidata una certa esperienza lavorativa. La qualità della vita in Italia non si trova facilmente all’estero.

Grazie Francesco ed in bocca al lupo!

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Tutta la verità sulle possibilità di lavoro all’estero

Una delle domande più comuni che ricevo è qualcosa tipo “sono laureata in ……. o sono diplomato in ….. e vorrei sapere se ci sono possibilità di lavoro in …….”

Siccome sto facendo fatica a rispondere individualmente alla montagna di quesiti simili che mi stanno arrivando, ho pensato di rispondere tramite questo articolo.

Non vi soddisferà, lo so già, perché mi terrò sul vago, sul generico e generalizzerò parecchio. Purtroppo, la natura delle domanda e soprattutto la genesi delle risposte non può soddisfare tutte le sfumature della vostra situazione particolare.

Le possibilità di lavoro all’estero sono sempre esistite, esistono sempre e sempre esisteranno. Come la maggior parte delle questioni economico-finanziarie rispondono alla legge della domanda ed offerta.

Quindi dipende da:

  • cosa voi offriate in termini di studi accademici, esperienza lavorativa e abilità linguistiche
  • quanto tutto ciò sia richiesto da datori di lavoro nella nazione che voi avete in mente come destinazione per l’emigrazione
  • quanta concorrenza ci sia per il numero limitato di posti di lavoro sia da parte di cittadini della nazione di destinazione sia di altri aspiranti emigranti da altre nazioni del mondo

Come interpretare tutto ciò?

Attenzione, offenderò qualcuno…. Se avete un titolo accademico che non è richiesto in Italia (laurea in Scienze Politiche, obiezioni?), sarà difficile che le prospettive siano migliori all’estero, visto che le università italiane non compaiono nelle classifiche delle migliori università al mondo. Non disperate però, si tratta di studiare e qualificarsi in professioni che sono richieste all’estero come fanno tanti Indiani e Cinesi ad esempio in Australia. Ricordatevi che potete sempre studiare in Italia per crearvi una figura professionale richiesta all’estero.

Al contrario, se avete un titolo di studio o lavorate in una professione richiesta nella destinazione di arrivo avrete molte più possibilità di ottenere un visto, se richiesto, e di trovare lavoro. Ad esempio, ingegneri, infermieri, professionisti dell’informatica, pasticceri sono tutti ruoli professionali  richiesti nella maggior parte delle nazioni occidentali

Per capire quale professioni siano richieste all’estero, usate la lista MODL dell’Australia. In linea di massima questa fornisce un’idea di cosa le nazioni occidentali richiedano in termini di professionalità. Se l’Australia richiede certi tipi di lavoro, in linea di massima nazioni come l’Inghilterra, la Francia e la Germania, dove gli Italiani non hanno bisogno di visti, avranno fabbisogni simili.

Non sottovalutate l’importanza della conoscenza della lingua del Paese di destinazione.

E’ la cosa più importante per un’emigrazione all’estero di successo.

Offendendo la maggior parte di voi, vi dirò che la conoscenza media delle lingue da parte degli Italiani non è sufficiente per essere competitivi nel mondo del lavoro all’estero. L’Inglese scolastico non basta.

Ricordatevi che all’estero vi faranno concorrenza Scandinavi che in genere parlano l’Inglese in modo ottimo ed Indiani che parlano Inglese molto bene come seconda lingua. In modo simile, per il Francese vi faranno concorrenza tantissimi Africani che parlano il Francese come prima lingua.

Rendetevi anche conto che il vostro ’self-assessment’ (il non sapere cosa significa è un’indicazione del bisogno di ulteriori studi) della conoscenza della lingua sarà sempre generoso. L’opinione di stranieri al riguardo sarà educata e generosa ma non necessariamente corretta, non vogliono offendervi.

Tutto ciò che ho appena scritto sulla conoscenza della lingua è frutto di esperienza personale. Per vent’anni ho parlato in Inglese, sbagliando, imparando e migliorando. Ho conosciuto molte persone intelligenti e preparate ma limitate da una conoscenza della lingua approssimativa.

I vostri titoli di studio e l’esperienza lavorativa contano poco se non sapete esprimervi e farvi capire.

Per fortuna la soluzione è semplicissima. Studiate come dei matti la lingua che vi interessa. Iniziando oggi. Se non lo fate, ciò vi darà un’indicazione di quanto vogliate davvero emigrare.

Le possibilità di lavoro vanno poi valutate inizialmente facendo ricerca su internet per ruoli che richiedano la vostra professionalità. Iniziate con siti tipo Monster o altri particolari della nazione che vi interessa.

Dopodichè fate domanda, mandate curriculum, cercate contatti. Insomma muovetevi. L’importante è agire.

Non sarà facile e ci vorrà tempo. La ricerca lavoro, anche per un ‘nativo’, richiede spesso mesi.

Ciò non toglie che, con le giuste professionalità, una semplice e-mail può cambiarvi la vita e quindici minuti dopo stiate iniziando il percorso di emigrazione verso l’estero. Io stesso trovai lavoro in Australia prima di arrivare grazie ad internet. Mi aiutò il fatto che la mia figura professionale fosse molto specializzata e la mia esperienza lavorativa antecedente fosse per una multinazionale rinomata ma ciò dimostra che la distanza al giorno d’oggi non è più un limite alla ricerca del lavoro all’estero.

Preparatevi a mandare centinaia di e-mail; a contattare centinaia di persone; a fare domande che vi facciano capire meglio la realtà del mondo del lavoro nella nazione di destinazione; a crearvi un network di persone attraverso le quali avrete migliori possibilità di trovare lavoro all’estero.

Una nota particolare dedicata ai ventenni o neo-laureati in generale. Se non avete famiglia a carico, cosa rischiate a partire? Non dico all’avventura ma quasi. Ve lo chiede qualcuno che è di predisposizione molto cauta ma che, con il passare del tempo, ha imparato che il momento perfetto per le grandi decisioni non esiste mai. Chi non risica, non rosica. Al peggio, tornerete in Italia ma almeno ci avrete provato ed avrete comunque imparato molto, soprattutto su voi stessi.

Ricordatevi inoltre che la laurea, se di tipo generico, serve a mettere il ‘piede nella porta’ per trovare il primo lavoro. Dimostra ai datori di lavoro che avete un certo livello di cultura ed intelligenza, se richiesti. Dopodichè la vostra carriera progredirà in base a cosa raggiungerete attraverso il lavoro quotidiano. Dopo 5, 10, 20 anni non importerà ad alcuno che vi siate laureati in Scienze della Telecomunicazione nel lontano ……

Non preoccupatevi troppo del fatto che non abbiate esperienza lavorativa, bisogna iniziare da qualche parte. Preoccupatevi del fatto che i vostri concorrenti saranno in genere più giovani quindi finite l’università il più in fretta possibile.

Non mi scuso dei toni un pò ruvidi dell’articolo. Avrei potuto dirvi che le possibilità di lavoro all’estero sono ottime, per tutti, indipendentemente dalle caratteristiche personali, emigrate tutti perchè all’estero nei fiumi scorrono il latte ed il miele….

Ma non vi aiuterebbe.

Fate tesoro dell’esempio fornitoci dall’emigrazione italiana del passato. Pur non avendo, in generale, il livello odierno di istruzione, le risorse economiche, la tecnologia, gli emigranti riuscirono a crearsi una nuova vita in nazioni molto più ostiche di quelle odierne. Il segreto? Lavoro e sacrifici. Sacrifici e lavoro.

Invito tutti gli Italiani già all’estero a condividere il loro punto di vista al riguardo tramite un commento o scrivendo sul forum.

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Come trovare lavoro all’estero con Twitter e TwitJobSearch

Trovare lavoro all’estero sta diventando sempre più dinamico e le nuove tecnologie la fanno da padrone nel collegare aziende a candidati.

Twitter magari non ha la stessa popolarità in Italia che ha nel mondo anglosassone ma per gli aspiranti emigranti può diventare uno strumento fondamentale nella ricerca del lavoro all’estero.

Come segnalato dal New York Times, uno dei vantaggi di Twitter è che a differenza di messaggi di posta elettronica o di aggiornamenti su Facebook, i ‘tweets’ possono raggiungere un pubblico sconosciuto ed enorme in termini di numeri - un vantaggio che i dipartimenti delle risorse umane e chi è alla ricerca di lavoro sono stati veloci a scoprire.

A Dicembre, 340 mila posti di lavoro sono stati elencati su Twitter, ha detto William Fischer, co-fondatore di WorkDigital, che ha creato TwitJobSearch, un sito che cerca annunci di lavoro su Twitter.

TwitJobSearch scruta Twitter per offerte di lavoro prestando attenzione al contesto in cui il lavoro viene elencato ed alle parole chiave correlate. Per esempio, se un Tweet segnala una storia sulla perdita del lavoro nel settore edile, ciò non viene indicizzato. Se invece un tweet dice che c’è un annuncio di lavoro per segretaria del direttore, il motore di ricerca lo elenca tra gli annunci di lavoro per segretarie ma non direttori.

Il vantaggio di Twitjobsearch è quello di mettere a disposizione tutti gli annunci di lavoro che compaiono su Twitter a tutti coloro che visitano il sito mentre per essere a conoscenza di un particolare annuncio di lavoro voi, da soli, dovreste essere un ’seguace’ di ha cinguettato l’annuncio di lavoro.

“Se qualcuno ha 20 seguaci e dice: ‘Stiamo pensando di assumere un nuovo aiuto-cuoco’ e un link al blog del ristorante, solo i suoi 20 amici sarebbero venuti a conoscenza dell’annuncio”, spiega Fischer. “Si può invece visitare il nostro sito web, immettere le parole chiave ‘ristorante Bay Area lavoro’ e vedere cosa vi offre l’universo di Twitter.”

WorkDigital ha costruito TwitJobSearch quasi per scherzo per dimostrare come funziona la propria tecnologia di motore di ricerca e il signor Fischer ha detto che è stato sorpreso del fatto che così tante persone lo utilizzano. Twitter offre un modo “più economico, più veloce e semplice” di trovare impiegati.

Altre aziende che cercano di assumere sono rimaste sorprese dalle potenzialità di Twitter per raggiungere i candidati in cerca di lavoro.

Il 7 gennaio, Richard Barton, chief executive del sito immobiliare Zillow.com, sparò questo tweet: “Greg Slyngstad ed io stiamo pensando di iniziare un nuovo sito internet. Sei il nosto futuro chief technology officer? Cerco un intelligente ed appassionato creatore di squadra. “(Slyngstad e Barton hanno aiutato a fondare Expedia)

“Siamo stati inondati da curriculum”, ha detto Barton. “E’ il più potente strumento di reclutamento che io abbia mai usato.”

Barton ha anche assunto tre dipendenti di Zillow usando Twitter, tra cui il direttore marketing. Mr. Barton dice che Twitter è particolarmente utile per annunci di lavoro, perché, a differenza della posta elettronica, la società in cerca di candidati non deve già avere un elenco di indirizzi e-mail di persone che riceveranno il messaggio.

Twitjobsearch secondo me offre molte potenzialità, nei limiti di uno strumento come Twitter ancora agli albori. Magari tra un anno sarà tutto diverso però vale la pena tenersi al corrente dei cambiamenti in atto per quello che riguarda la ricerca di lavoro nei Paesi esteri.

Ho registrato un video per mostrarvi come usare TwitJobSearch. In bocca al lupo.

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