Archive for 'Italia'

Dall’internship (stage) in Italia al lavoro ed alla carriera in Inghilterra

Michele Picchioni si è laureato in chimica a Roma e dopo l’esperienza della disoccupazione e del lavoro non retribuito ha deciso di cambiare strada. Adesso vive e lavora in Inghilterra ed è diventato di recente cittadino britannico. Ecco la sua storia.

Per quanto riguarda la ricerca di lavoro in Inghilterra io sono stato fortunato visto che ho fatto un’internship presso la Procter & Gamble in Italia (dando la mia disponibilità a lavorare all’estero fin dal primo giorno) e poi finita l’internship mi è stato offerto un contratto presso la filiale inglese.

Un particolare interessante: originariamente io ero il secondo classificato per l’internship ma il primo classificato non diede la disponibilitè a trasferirsi……. Ancora accendo un cero a san Precario ogni anno! ;->

Una volta in Procter mi sono trovato davvero bene, pagato, rispettato e coccolato a livelli impensabili in Italia. Questo è stato un bene da un punto di vista (a tutti piace essere trattati bene) ma ha anche significato perdere la “fame” e la carica che avevo in Italia.

Per farla breve tra mentalità italiana da posto fisso e un po’ di pigrizia sono rimasto in Procter per quasi 5 anni.

Per fortuna un litigio col mio capo e la necessità economica mi hanno spinto a cercare un posto migliore. Ho messo il CV online (Monster, Reed) e qualche settimana dopo ho firmato un contratto con una società di consulenze (10 mila sterline all’anno in più).

Da li ho capito che in Inghilterra la mobilità c’è davvero e che anzi rimanere troppo a lungo nella stessa compagnia nuoce gravemente alla salute del CV e del portafoglio. Forte di questa conoscenza dopo due anni da consulente ho firmato un contratto con Johnson & Johnson (con un aumento di salario ancora più cospicuo).

Dal punto di vista pratico consiglierei a chi cerca lavoro anche all’estero di accettare internship (anche non pagate) con compagnie straniere e di dare la disponibilità a trasferirsi oppure di cercare internship all’estero direttamente.

Ovviamente è molto più facile cercare lavoro se si è sul posto per cui se possible consiglio di trasferirsi per un breve periodo e di cercare lavoro tramite le tante agenzie di recruitment.

Nel frattempo è facile trovare lavori part time o lavorare come cameriere nei ristoranti italiani (e non) o come barista nei vari coffee shops.

Se non è possible consiglio quanto meno di usare motori di ricerca specifici per il Regno Unito (finiscono tutti per .co.uk) e non solo di tradurre il CV in Inglese (requisito minimo) ma di cercare di allinearlo agli standards inglesi il più possibile.

In Inghilterra se si ha voglia di lavorare e grinta non è difficile trovare lavoro o cambiarlo una volta trovato per cui spesso il primo lavoro serve semplicemente a “mettere il piede nella porta”, poi si può cambiare.

A chi poi trova lavoro part time o non è soddisfatto del lavoro trovato consiglio vivamente di prendersi una qualche qualifica qui, visto che i corsi abbondano e di solito non sono troppo onerosi in termini di studio.

Articoli con temi simili

Stage in Inghilterra, la mia esperienza

  • Share/Bookmark

Cosa frena l’emigrazione all’estero?

Oggi mi scrive Laura Caporelli che ci racconta del desiderio di emigrare ma delle difficoltà che si incontrano nel mettere in pratica un sogno. Questi ostacoli sono sicuramente comuni a tanti aspiranti emigranti.

Lascio la parola a Laura.

Siamo una coppia della provincia di Roma, 34 e 37 anni con un bimbo di 15 mesi ed una gattina di 5 anni.
Io disoccupata con esperienza come impiegata/segretaria, mio marito receptionist in hotel.

Perche’ vuoi emigrare?

L’idea in realtà è partita da mio marito, qualche anno fa. Principalmente io pensavo di emigrare se lui avesse trovato un’occasione imperdibile, o comunque migliorare notevolmente la situazione lavorativa.

Cercavo insomma un motivo per cui valesse davvero la pena emigrare, mio marito invece sostiene che nella vita certe scelte si fanno perchè si vogliono fare e basta! E che “se ci pensi su, tra 30 anni sei ancora qui a pensare chissà come staremmo all’estero…”

Oggi sto considerando anche l’esperienza di vita che rappresenterebbe, l’ arricchimento interiore, il confronto con una realtà diversa, non credo di dire nulla di nuovo affermando che è riduttivo valutare solo il lato economico e che possa generare delusioni più facilmente.

Anche se preferirei, dovendo ricominciare una vita, un posto in cui i salari siano adeguati al costo della vita più che in Italia.

Al momento stiamo pensando di emigrare per avere certo più occasioni di crescita professionale, opportunità di carriera ed altre cose riguardanti la quotidianità che migliorerebbero la qualità della vita e che qui non troviamo, principalmente: rispetto sul lavoro, gratificazione professionale nel senso di essere apprezzati per l’impegno, serietà da parte dei datori di lavoro o che almeno mantengano i loro impegni e rispettino le leggi; vita più semplice e meno stressante nel senso di snellimento di burocrazia, senso civico e rispetto del prossimo anche nei piccoli gesti in strada.

Da quanto tempo hai questo desiderio?

Io e mio marito ne parlammo qualche anno fa, poi ci sono state molte situazioni che ci hanno occupato mentalmente, cambi di lavoro ed il discorso è finito lì. Anche perchè mio marito spesso va riportato con i piedi per terra. Adesso ci sta tornando quest’idea, che è diventata un desiderio, diciamo da pochi mesi.

Hai una destinazione preferita?

Entrambi parliamo inglese quindi U.K. o Irlanda, per ora restiamo in Europa.

L’Irlanda ci ha colpito al cuore 8 anni fa, l’Inghilterra la visitiamo quasi ogni anno perchè mia cognata vive vicino Londra.

Come rispondono familiari ed amici alla notizia che vuoi emigrare?

Anni fa ne parlammo, i miei genitori ed i miei suoceri sembravano contenti, pensando all’emigrazione come qualche anno fuori per poi tornare, credo sarebero contenti per ora tranne per il fatto di avere lontano il nipotino per il quale stravedono.

Gli amici che hanno vissuto all’estero erano favorevoli, altri pensano che non ne valga la pena, che la vita non sarebbe comunque più di tanto migliore.

Forse oggi questo secondo gruppo direbbe che è un azzardo partire con un bimbo piccolo!

Quali sono gli ostacoli che hai incontrato fino ad ora?

Principalmente mentali: l’idea di lasciare la casa, gli affetti, poi fino a poco tempo fa avevamo entrambi 2 contratti a tempo indeterminato, ci sembrava una fortuna da non lasciare con leggerezza. Per me l’idea del “salto nel buio”, dopo le disavventure vissute finora, insomma mi chiedo se ci è capitato di tutto qui cos’altro può succedere all’estero in un paese in cui non sai come muoverti… E poi da quando c’è il bimbo mi frena l’idea di non aver nessuno, i genitori e i suoceri sono molto d’aiuto, a volte anche economicamente. All’estero saremmo davvero “soli”.

Finora ho sempre frenato lo slancio di mio marito rispondendo che da fuori tutto sembra sempre migliore, che lasci dei problemi che conosci per altri che non conosci e non è detto che saprai come muoverti.

Oggi ho capito che i problemi nella vita ci sono sempre, non sempre sai o puoi affrontarli come si dovrebbe, e non è sempre possibile pianificare le nostre vite come ero abituata a pensare. Bisogna andare avanti e il momento brutto passerà…

Quando pensi che tu e famiglia riuscirete ad emigrare?

Quest’anno o il prossimo; come spiegato prima malgrado si fanno progetti accade sempre l’imprevisto, a questo punto non mi sbilancio più!

Quali sono i passi concreti che state facendo per emigrare?

Stiamo facendo ricerche su internet, per vedere cosa offre il mercato del lavoro, quanto costano in proporzione alla vita gli immobili in affitto, stiamo progettando di affittare la nostra casa, e leggiamo inserzioni di lavoro per capire com’è la richiesta di personale, ma per quelle pensiamo occorra un periodo di ferie per poter andare a fare direttamente colloqui di selezione e magari un periodo di prova prima di dare le dimissioni dal lavoro in Italia.

Ci dobbiamo fare un po’ di conti per partire tranquilli.

Grazie Laura ed in bocca al lupo!

Avete consigli o suggerimenti per Laura e famiglia? Lasciate un commento!

  • Share/Bookmark

Nel mondo del lavoro all’estero, sarete sempre Italiani

Dopo oltre quindici anni di lavoro all’estero mi sento in grado di condividere un aspetto della vita lavorativa che non penso che cambierà.

Se state pensando di emigrare all’estero preparatevi….. per i vostri colleghi di lavoro sarete sempre Italiani.

Non importa da quanto tempo siate all’estero (io mi sto avvicinando a metà della mia vita trascorsa all’estero) o quanto integrati nella società siate.

Per i vostri colleghi, soprattutto nel mondo del lavoro anglosassone, sarete sempre quelli del Paese del buon cibo, delle città d’arte, del calcio, della classe politica. Meno vi conoscono più sarete ‘il collega Italiano’.

Sarete quindi considerati esperti su tutto ciò che è Italia anche se non avete la minima esperienza al riguardo.

“Meglio affittare una villa in Toscana o in Umbria?”

“Non lo so, la mia unica esperienza di alloggio in Italia sono diciannove anni di appartamento a Borgo San Dalmazzo, provincia di Cuneo. Non sono mai stato in Umbria.”

“Conosci un buon albergo a Venezia?”

“Di nuovo, mai stato a Venezia” (Avrete ormai capito che io l’Italia non l’ho girata molto….)

Come affrontare la situazione? Dipende da voi e da se vogliate o meno parlare d’Italia.

Potete usare questo vantaggio naturale per accelerare il vostro inserimento nel mondo del lavoro all’estero. Potete diventare ‘famosi’ nell’ufficio per essere l’Italiano o l’Italiana a disposizione per aiutare chi vuole conoscere meglio l’Italia. Insomma ‘pubbliche relazioni’ a beneficio del vostro profilo nell’azienda e dell’aumento del numero di amici e conoscenti che avete nel Paese verso il quale emigrate.

Altrimenti potete glissare sulle domande e sulle conversazioni riguardanti l’Italia e timonarle verso argomenti di interesse comune che riguardano tutti i cittadini della nazione d’adozione. Figli, casa, progetti per il weekend. Magari non una conversazione scintillante ma almeno vi consente di essere considerato alla stregua dei ‘nativi’.

Attenzione però, non dico che sia una cosa negativa anzi, la maggior parte delle conseguenze dell’essere Italiani è positiva. La stragrande maggioranza degli stranieri ammira l’Italia, invidia lo stile di vita ed il cibo. Inoltre in tanti hanno visitato la penisola e sono tornati con bei ricordi nel loro Paese d’origine.

Certo avrete sempre a che fare con chi continua a proporre commenti sulla classe politica e su certi esponenti della stessa…  ma è un prezzo da pagare per potere discutere di tutte le cose positive che l’Italia offre agli stranieri.

  • Share/Bookmark

Intervista con Pier Luigi Celli, direttore della LUISS

Dillinger ha intervistato Pier Luigi Celli, direttore della LUISS.

Un video interessantissimo soprattutto per il sottoscritto che vive lontano da anni dall’Italia.

Mi hanno colpito molto la velocità e la mancanza di esitazione con la quale ha risposto alla domanda “cosa farebbe se fosse giovane?”, “me ne andrei all’estero”.

Buona visione!

E fatemi sapere cosa ne pensate….

  • Share/Bookmark

Classifica mondiale pari opportunità

Il World Economic Forum ha pubblicato l’edizione 2009 del Global Gender Gap Index, la classifica mondiale delle pari opportunità. Nella graduatoria tutte la nazioni del mondo vengono valutate in base ad un numero di fattori che determinano quale sia la parità tra uomini e donne.

Come al solito queste classifiche sono da prendersi con le molle ma danno un’indicazione della relatività tra nazioni che può esservi utile se state pensando di emigrare all’estero.

Il World Economic Forum afferma che lo studio dimostra che la parità tra uomini e donne è d’obbligo per le società che intendono essere competitive economicamente e prosperare.

Lo studio rivela che le nazioni nordiche hanno la minor diseguaglianza tra uomini e donne, confermando il loro posto in cima alle varie graduatorie di qualità della vita.

L’Islanda conquista il primo posto della classifica superando la Finlandia e la Norvegia (prima l’anno scorso). La Svezia al quarto posto completa la dominazione scandinava dei primi posti della graduatoria 2009.

La classifica si basa su come le nazioni dividono opportunità e risorse tra uomini e donne, indipendentemente dal livello assoluto di risorse.

Le altre nazioni nella Top 10 sono la Nuova Zelanda, il Sud Africa, la Danimarca, l’Irlanda, le Filippine ed il Lesotho.

Altre nazioni di interesse ai lettori di italiansinfuga sono l’Olanda (11), Germania (12), Regno Unito (15), Spagna (17), Australia (20), Canada (25), Stati Uniti (31), Belgio (33).

L’Italia? Al 77esimo posto, uno dei più bassi in Europa.

I motivi? Una bassa partecipazione delle donne all’attività economica del Paese.

Se siete donne in Italia e state pensando di emigrare per migliorare le vostre opportunità di lavoro, leggete la classifica completa per farvi un’idea di dove sia meglio emigrare.

  • Share/Bookmark

Il posto fisso visto da lontano

Ho appena letto il commento di Tremonti sul valore del posto fisso. Premetto che non ho mai lavorato in Italia e sono quindici anni che lavoro tra Inghilterra, Cina, Taiwan ed Australia.

Ciò vuol dire che non ne capisco molto della situazione lavorativa italiana ma vorrei fornirvi la prospettiva dall’estero.

Il posto fisso non esiste e se esiste io non l’ho mai visto.

Il massimo dell’aspettativa nei miei vari contratti fu di tre mesi in un ruolo di buon livello per una multinazionale in Inghilterra. Altrimenti i termini dell’arrivederci e grazie sono sempre stati di un mese per entrambe le parti.

Questo in genere non è un grande dramma perchè quando si perde il lavoro, la flessibilità del mercato offre opportunità in tempi brevi. Certo quando l’economia non viaggia come di questi tempi la realtà è più dura per gli sfortunati.

L’altra faccia della medaglia è che i lavoratori sono molto più propensi a cambiare lavoro per migliorare la propria condizione. Ad esempio, nel Regno Unito, un neo-laureato inizia a lavorare all’età di 23 anni e, in genere, fino ai 30 anni è facilissimo che cambi lavoro di propria iniziativa ogni due anni. I giovani cercano nuovi contatti, nuove esperienze, hanno fretta e, non avendo la mentalità del ‘posto fisso’, sfruttano a loro vantaggio le opportunità offerte dalla flessibilità.

Tutto questo all’interno di un mercato del lavoro dove anche i ventitreenni vengono pagati un salario magari basso ma consono alle proprie capacità ed in linea di massima dignitoso.

Certo il mercato del lavoro italiano mi sembra di capire da siti come La repubblica degli stagisti è diverso soprattutto per quello che riguarda i giovani. Essendoci una precarietà ed uno sfruttamento che sinceramente non comprendo, il posto fisso offre un sogno che molti sono più che intenzionati a fare loro, specialmente a giudicare dai commenti letti sui siti delle testate giornalistiche.

Il problema, secondo me, è che il posto fisso non può tenere il passo con i cambiamenti che stanno avvenendo nel mercato del lavoro globale.  Soprattutto i più giovani, magari chi è ancora a scuola, svolgeranno nella propria vita lavori che non sono stati ancora inventati.

I giovani svolgeranno decine di diversi tipi di lavoro nella loro carriera, in decine di aziende diverse. Quelli di successo saranno quelli si adatteranno meglio ad imparare cose nuove, non quelli che afferrano una poltrona e non la mollano più.

Vuoi un posto fisso da traduttore lingue? Accomodati ma renditi conto che tra qualche anno o decennio è possibilissimo che la tecnologia ti soppianterà.

Vuoi un posto fisso da contabile? Prego ma renditi conto che c’è un Indiano a Bangalore che può fare il tuo lavoro ad un decimo del prezzo e con la stessa qualità.

Non sono assolutamente favorevole ad un liberismo sfrenato che premia i pochi, senza aiutare gli sfortunati. Possiamo arrabbiarci e litigare sull’ingiustizia o meno di questa situazione ma questa è la realtà. Il posto fisso è un pò anacronistico quando ci si trova in competizione con due miliardi tra Cinesi ed Indiani.

La filosofia del posto fisso va controcorrente alla realtà del continuo cambiamento come unica costante del mondo del lavoro.

Opinioni personalissime senza presunzione di voler insegnare niente a nessuno.

Concludo con una frase di Darwin ”Non è la più forte delle specie che sopravvive, né la più intelligente, ma quella più reattiva ai cambiamenti.

Articoli con temi simili

Il mondo del lavoro del futuro è globale, freelance e virtuale

Come sarà il mondo del lavoro del futuro secondo la Casa Bianca

  • Share/Bookmark

Classifica mondiale dei migliori Paesi in cui vivere

L’ONU ha pubblicato la classifica mondiale dei migliori Paesi in cui vivere.

L’Human Development Index (HDI) misura la sviluppo di una nazione da un punto di vista umano.

Riporta fattori quali:

  • longevità e salute espressa in termini di aspettativa alla nascita
  • accesso a conoscenza e cultura, misurato in base al tasso di alfabetizzazione e l’iscrizione all’istruzione
  • tenore di vita, misurato come GDP per capita relativo al potere d’acquisto

Queste misure vengono poi usate per arrivare ad un punteggio tra 0 ed 1 e la classifica viene redatta a seconda del punteggio relativo tra le nazioni.

La classifica del 2009 include 182 nazioni, usa data risalenti al 2007 e quindi non include l’impatto della crisi economica globale.

Tra il 2006 ed il 2007, il punteggio è salito in 174 nazioni ed è sceso in sole 4 nazioni.

La Cina è la nazione con il maggiore balzo in classifica, migliorandosi di 7 posizioni, seguita da Colombia e Perù, grazie all’incremento dei salari.

La Norvegia è in cima alla classifica, seguita dall’Australia e dall’Islanda. Il podio rimane immutato mentre ci sono pochi cambiamenti nelle prime dieci con la sola Francia che spodesta il Lussemburgo.

L’Italia si piazza al diciottesimo posto, tra il Belgio ed il Liechtenstein, una posizione che la pone nel gruppo delle nazioni con un ‘Sviluppo umano molto alto’, la categoria migliore.

E le altre nazioni che seguiamo regolarmente su italiansinfuga.com?

Il Canada si piazza al quarto posto; l’Irlanda al quinto; l’Olanda al sesto; la Svezia al settimo; il Giappone al decimo; gli USA al tredicesimo; la Spagna al quindicesimo; la Danimarca al sedicesimo; la Nuova Zelanda la ventesimo; il Regno Unito al ventunesimo; la Germania al ventiduesimo.

Se state decidendo di emigrare, fatevi aiutare nella scelta della destinazione da questa classifica.

Ecco la classifica completa.

Norway 0.971

Australia 0.970

Iceland 0.969

Canada 0.966

Ireland 0.965

Netherlands 0.964

Sweden 0.963

France 0.961

Switzerland 0.960

Japan 0.960

Luxembourg 0.960

Finland 0.959

United States 0.956

Austria 0.955

Spain 0.955

Denmark 0.955

Belgium 0.953

Italy 0.951

Liechtenstein 0.951

New Zealand 0.950

United Kingdom 0.947

Germany 0.947

Singapore 0.944

Hong Kong, China (SAR) 0.944

Greece 0.942

Korea (Republic of) 0.937

Israel 0.935

Andorra 0.934

Slovenia 0.929

Brunei Darussalam 0.920

Kuwait 0.916

Cyprus 0.914

Qatar 0.910

Portugal 0.909

United Arab Emirates 0.903

Czech Republic 0.903

Barbados 0.903

Malta 0.902

Bahrain 0.895

Estonia 0.883

Poland 0.880

Slovakia 0.880

Hungary 0.879

Chile 0.878

Croatia 0.871

Lithuania 0.870

Antigua and Barbuda 0.868

Latvia 0.866

Argentina 0.866

Uruguay 0.865

Cuba 0.863 51

Bahamas 0.856

Mexico 0.854

Costa Rica 0.854

Libyan Arab Jamahiriya 0.847

Oman 0.846

Seychelles 0.845

Venezuela 0.844

Saudi Arabia 0.843

Panama 0.840

Bulgaria 0.840

Saint Kitts and Nevis 0.838

Romania 0.837

Trinidad and Tobago 0.837

Montenegro 0.834

Malaysia 0.829

Serbia 0.826

Belarus 0.826

Saint Lucia 0.821

Albania 0.818

Russian Federation 0.817

Macedonia 0.817

Dominica 0.814

Grenada 0.813

Brazil 0.813

Bosnia and Herzegovina 0.812

Colombia 0.807

Peru 0.806

Turkey 0.806

Ecuador 0.806

Mauritius 0.804

Kazakhstan 0.804

Lebanon 0.803

Armenia 0.798

Ukraine 0.796

Azerbaijan 0.787

Thailand 0.783

Iran 0.782

Georgia 0.778

Dominican Republic 0.777

Saint Vincent and the Grenadines 0.772

China 0.772

Belize 0.772

Samoa 0.771

Maldives 0.771

Jordan 0.770

Suriname 0.769

Tunisia 0.769

Tonga 0.768

Jamaica 0.766

Paraguay 0.761

Sri Lanka 0.759

Gabon 0.755

Algeria 0.754

Philippines 0.751

El Salvador 0.747

Syrian Arab Republic 0.742

Fiji 0.741

Turkmenistan 0.739

Occupied Palestinian Territories 0.737

Indonesia 0.734

Honduras 0.732

Bolivia 0.729

Guyana 0.729

Mongolia 0.727

Viet Nam 0.725

Moldova 0.720

Equatorial Guinea 0.719

Uzbekistan 0.710

Kyrgyzstan 0.710

Cape Verde 0.708

Guatemala 0.704

Egypt 0.703

Nicaragua 0.699

Botswana 0.694

Vanuatu 0.693

Tajikistan 0.688

Namibia 0.686

South Africa 0.683

Morocco 0.654

Sao Tome and Principe 0.651

Bhutan 0.619

Lao People’s Democratic Republic 0.619

India 0.612

Solomon Islands 0.610

Congo 0.601

Cambodia 0.593

Myanmar 0.586

Comoros 0.576

Yemen 0.575

Pakistan 0.572

Swaziland 0.572

Angola 0.564

Nepal 0.553

Madagascar 0.543

Bangladesh 0.543

Kenya 0.541

Papua New Guinea 0.541

Haiti 0.532

Sudan 0.531

Tanzania 0.530

Ghana 0.526

Cameroon 0.523

Mauritania 0.520

Djibouti 0.520

Lesotho 0.514

Uganda 0.514

Nigeria 0.511

Togo 0.499 159

Malawi 0.493

Benin 0.492

Timor-Leste 0.489

Côte d’Ivoire 0.484

Zambia 0.481

Eritrea 0.472

Senegal 0.464

Rwanda 0.460

Gambia 0.456

Liberia 0.442

Guinea 0.435

Ethiopia 0.414

Mozambique 0.402

Guinea-Bissau 0.396

Burundi 0.394

Chad 0.392

Congo 0.389

Burkina Faso 0.389

Mali 0.371

Central African Republic 0.369

Sierra Leone 0.365

Afghanistan 0.352

Post con temi simili

Classifica mondiale nazioni più pacifiche

Classifica dei sistemi sanitari in Europa

Classifica globale del potere d’acquisto nelle principali città del mondo

  • Share/Bookmark

Quali sono le nazioni con le prospettive di lavoro migliori all’estero?

L’agenzia di collocamento Manpower ha appena pubblicato i risultati del più recente sondaggio globale sull’occupazione.

Esso vi offre l’opportunità di capire quali nazioni offrano le migliore prospettive di lavoro all’estero.

Nell’ultimo trimestre le condizioni del mercato dell’occupazione saranno ancora difficili a livello mondiale.

C’è però un barlume di speranza in 20 dei 35 mercati coinvolti nel sondaggio dove i datori di lavoro predicono di assumere di più o licenziare di meno rispetto al trimestre precedente.

Datori di lavoro in India, Brasile, Colombia, Perù, Cina, Australia, Singapore, Costa Rica, Canada, Taiwan e Polonia sono i più positivi nelle intenzioni di assumere in futuro anche se l’attività di assunzione rimarrà debole.

Le nazioni dove le previsioni sono più negative sono la Romania, la Spagna, l’Irlanda, Giappone e Messico.

Per quello che riguarda l’Italia il dato sulle Previsioni è del -3%, in pratica il mercato del lavoro si contrarrà.

Spero questo possa aiutarvi a selezionare una nazione che possa offrirvi migliori opportunità di lavoro e emigrazione.

  • Share/Bookmark

Classifica 2009 del costo della vita nelle principali città del mondo

La Mercer ha pubblicato la classifica del costo della vita nelle principali città del mondo per il 2009.

In breve:

  • Tokyo soppianta Mosca come città più costosa al mondo mentre Johannesburg è la meno cara
  • Città asiatiche ed europee dominano la Top 10
  • Ci sono stati parecchi cambiamenti rispetto all’anno scorso dovuti soprattutto al cambio di valuta
  • Londra ora è sedicesima mentre New York entra a far parte della Top 10

Le dieci città più costose al mondo per ‘expats’ sono:

  1. Tokyo
  2. Osaka
  3. Mosca
  4. Ginevra
  5. Hong Kong
  6. Zurigo
  7. Copenhagen
  8. New York
  9. Pechino
  10. Singapore

Milano invece è all’undicesimo posto con Roma al diciottesimo.

costo della vita COST OF LIVING

Nella classifica Mercer, New York viene usata come città di base con un punteggio di 100 punti. Tutte le altre città vengono confrontate a New York ed il costo della vita nella valuta di origine viene poi misurato in dollari statunitensi.

Ad esempio, Tokyo ha un punteggio di 143,7 punti ed è quasi tre volte più costosa di Johannesburg che ha un punteggio di 49,6.

Il sondaggio copre 143 città in sei continenti e misura il costo di circa 200 tra alloggio, trasporti, cibo, vestiario, beni per la casa e divertimento. I risultati vengono utilizzati da multinazionali e governi per determinare il compenso economico per gli impiegati che lavorano all’estero.

Quest’anno vi è stato un significativo rimescolamento della graduatoria in gran parte dovuto al cambiamento dei valori di scambio delle valute. La maggior parte delle città europee sono scese in classifica con Varsavia ad esempio che è scesa di 78 posti dal 35esimo a l 113esimo.

Le stesse tendenze sono state riscontrate per città in Australia, Nuova Zelanda e India. Sydney ad esempio era la quindicesima città più costosa al mondo nel 2008 mentre quest’anno si classifica al 66esimo posto.

Al contrario, città negli Stati Uniti, Cina, Giappone e Medio Oriente sono salite in classifica.

Nathalie Constantin-Métral, senior researcher della Mercer, ha detto: “come conseguenza diretta della recessione globale, abbiamo osservato grandi fluttuazioni delle valute internazionali e questo ha avuto un grande impatto sulla classifica di quest’anno. Molte valute, incluse la sterlina e l’euro, si sono indebolite rispetto al dollaro statunitense causando una caduta in classifica delle città europee. Le multinazionali, essendo esposte a diverse economie e valute, sono influenzate in modo particolare dal rallentamento economico. Essendo la riduzione dei costi una priorità, essere alla conoscenza dei costi associati con gli impiegati all’estero è essenziale per la salute dell’azienda.”

Per leggere la classifica delle 50 città più costose al mondo visitate il sito della Mercer.

Post con temi simili

Confronto internazionale sul costo della vita
Qualità della vita nelle principali città del mondo

  • Share/Bookmark

Università straniere, mentalità anglosassone e Manchester

Ho avuto la fortuna di incontrare Marco Geraci su Facebook.

Marco è un ricercatore all’Università di Manchester ed ha gentilmente risposto ad alcune domande mettendo a disposizione la sua esperienza di universitario in Italia, negli Stati Uniti ed Inghilterra.

Quali differenze hai incontrato tra le università italiane e quelle straniere?

Le università straniere hanno una, anche due, marce in più rispetto a quelle italiane. Gli studenti, in quanto pagano le tasse, ricevono un servizio e lo valutano. Il personale, a qualsiasi livello, viene messo in grado di svolgere il proprio lavoro al meglio. Per questo le università sono spinte ad agire secondo principi di efficacia ed efficienza con l’ovvia conseguenza che quelle meno competitive perdono attrattività. Giusto per fare un esempio, ogni cinque anni gli istituti di educazione superiore del Regno Unito sono invitati a sottoporsi al cosiddetto “Research Assessment Exercise”, con lo scopo di ricevere una valutazione indipendente della qualità (e del volume) della propria ricerca.

Puoi fare un confronto tra la mentalità italiana e quella anglosassone?

Si tratta ovviamente di una valutazione in parte soggettiva e non necessariamente condivisibile. Trovo che gli anglosassoni siano più inclini a rispettare le regole, scritte e non. C’è molto rispetto per il lavoro altrui. Ad esempio, negli Stati Uniti esiste una logica basata sul lavoro di gruppo volto al raggiungimento di obiettivi di medio/lungo termine. In Italia, purtroppo, esiste più spesso una logica della convenienza personale e di breve periodo. Un fatto, questo, che limita grandemente la creatività e il potenziale produttivo di cui dispone l’Italia.

Consiglieresti Manchester come destinazione di emigrazione?

Manchester è senza dubbio una città dinamica e vivace che offre molto: musei, gallerie d’arte, teatri, pubs, ristoranti e luoghi di divertimento in genere. L’università di Manchester è tra le migliori al mondo. Essendoci migliaia di studenti, è una città paricolarmente adatta ai più giovani. Non la considero invece il luogo ideale per coloro che preferiscono una vita tranquilla, magari dedita alla famiglia. Decisamente controindicata a coloro a cui non piace la pioggia e il cielo grigio per gran parte dell’anno.

Grazie Marco!

Post con temi simili

Consigli per cervelli che vogliono fuggire

  • Share/Bookmark