Archive for 'Italia'

Riassunto globale mondo del lavoro ed assunzioni

Manpower, l’azienda di assunzione con rete di filiali globale, ha appena pubblicato i risultati del proprio sondaggio sulle prospettive di impiego a livello globale.

Sembra che i datori di lavoro delle maggiori economie mondiali si aspettino di assumere personale nel secondo quadrimestre dell’anno in modo uguale o maggiore rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso.

Molte economie però devono ancora raggiungere i livelli di fiducia nel futuro rispetto al periodo antecedente la crisi globale finanziaria.

Le prospettive di lavoro nella regione Asia Pacific rimangono positive, con l’eccezione del Giappone, e migliorano gradualmente nell’Americhe. In Europa le assunzioni sono ancora deboli: in alcune nazioni ci sono lievi segnali di miglioramento mentre in altre la crisi si fa ancora sentire.

I miglioramenti maggiori a livello globale si registrano in India, Brasile e Taiwan mentre negli Stati Uniti le intenzioni di assunzione sono simili a quelle di tre mesi fa ma più ottimiste rispetto all’anno scorso.

Secondo Jeffrey A. Joerres, CEO di Manpower Inc, la forte domanda di assunzione personale nella regione Asia Pacific è attribuibile all’aumento della domanda interna. Per quello che riguarda gli Stati Uniti invece le aziende sono diventate più sofisticate nel sapere quando hanno bisogno di lavoratori e non assumono più in modo da anticipare la domanda. Invece le aziende continueranno a chiedere ai propri dipendenti di fare di più con meno risorse ed aspettano per segnali molto chiari di un aumento della domanda prima di assumere.

Il sondaggio Manpower rivela che datori di lavoro in 27 nazioni, su un totale di 36, anticipano assunzioni nel secondo quadrimestre mentre solo otto rivelano una prevalenza di licenziamenti, questo è un miglioramento rispetto all’anno scorso quando 18 nazioni avevano una panoramica negativa del mondo del lavoro.

Le migliori prospettive per i lavoratori sono in India, Brasile, Taiwan, Perù, Costarica, Australia e Singapore. Le prospettive più deboli riguardano l’Italia, la Spagna e l’Irlanda.

Il mercato del lavoro europeo non sembra aver superato la crisi, per adesso, ma almeno sembra che la maggioranza dei datori di lavoro intenda assumere allo stesso livello rispetto tre mesi fa.

La situazione sembra essere più rosea nel settore manifatturiero in Polonia, dove il 25% dei datori di lavoro dicono che assumeranno, mentre in Germania il 16% dei datori di lavoro nel settore edilizia rivela che licenzieranno nei prossimi tre mesi.

Nelle Americhe le prospettive migliori sembrano essere in Brasile ed in Messico. La situazione in Brasile è più rosea grazie alla situazione del settore finanza/assicurazione/immobiliare mentre in Messico il settore minerario contribuisce a sostenere il 24% dei datori di lavoro che rivela l’intenzione di assumere nei prossimi mesi.

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Quali sono le nazioni con le prospettive di lavoro migliori all’estero?

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Confronto del tasso di disoccupazione in varie nazioni d’Europa

Trovare lavoro all’estero può essere più o meno difficile a seconda della congiuntura economica.

Per dare un po’ di prospettiva alla ricerca del lavoro oltre frontiera ho creato per voi, con l’aiuto di Google Labs e Eurostat, un grafico che illustra il tasso di disoccupazione in alcuni Paesi europei, mettendolo a confronto con il tasso di disoccupazione in Italia.

Dal grafico potete bene vedere come il mercato del lavoro in Spagna e in Irlanda stia attraversando un momento particolarmente difficile, soprattutto in Spagna dove il tasso di disoccupazione ha raggiunto il 18,8% a gennaio 2010. L’Italia si trova a metà strada tra la Francia e il Regno Unito, una magra consolazione per chi il lavoro in Italia non ce l’ha.

Vi invito ad esplorare il grafico in più dettaglio. Potete farlo cliccando su ‘Explore data’ e poi selezionando un periodo più lungo di tempo o aggiungendo e togliendo nazioni a seconda di dove vi interessa emigrare.

Buon divertimento!

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Emigrare dopo i trent’anni

Alcuni di voi mi chiedono consigli su come emigrare avendo superato i trent’anni e magari avendo già iniziato a lavorare in Italia.

Premetto che io emigrai in Australia, dove mi trovo adesso, a 32 anni, dopo essermi fatto dieci anni di Inghilterra ed un anno tra Cina e Taiwan.

Quali particolarità comporta l’emigrazione dopo i trent’anni rispetto all’emigrazione negli anni dell’università?

L’aspetto principale è senz’altro il ‘rischiare’ per quello che riguarda la carriera lavorativa. A meno che siate molto ma molto bravi, è probabilissimo che l’emigrazione in un’altra nazione vi farà temporaneamente retrocedere nell’ambito del mondo del lavoro. La carriera costruita in Italia può dissolversi abbastanza facilmente una volta Oltralpe.

Questo succede a moltissimi indipendentemente dalla nazionalità e anche a quelli di lingua madre, nel caso dell’Australia gli Anglofoni.

Ho conosciuto moltissimi Britannici, Canadesi, Statunitensi ed Irlandesi che all’inizio hanno ricoperto ruoli per i quali erano ovviamente super-qualificati. Perchè? Per minimizzare il rischio e lo choc d’arrivo in una nazione diversa.

Per tanti è meglio avere un lavoro, anche al di sotto delle proprie capacità, piuttosto che sottoporre la propria famiglia ad uno stress aggiuntivo al difficile periodo di ambientamento in una nuova nazione.

Con il passare del tempo poi le qualità vengono a galla e la carriera progredisce con una traiettoria consona alle proprie potenzialità.

E’ successo a me, succede a tantissimi. I datori di lavoro un po’ ne approfittano richiedendo esperienza ‘australiana’ per giustificare un’offerta inferiore rispetto a quella che si avrebbe nella nazione di origine.

Voglio mettere questo aspetto in risalto perché l’emigrazione non è facile di per sè e se vi aggiungete difficoltà in ambiente lavorativo diventa ancora più difficile.

Per quelli di voi che hanno una buona posizione di lavoro in Italia, pensateci bene prima di emigrare.

Siete disposti ad accettare un lavoro che vi fà retrocedere di alcuni anni nella carriera?

Siete in grado di gestire il lato emotivo?

Come gestire quello che sarà un periodo di leggera frustrazione professionale?

Ponendo la carriera nella prospettiva più larga dell’emigrazione a beneficio della famiglia. Il lavoro paga l’affitto, paga il cibo e consente di ambientarsi senza troppe preoccupazioni.

E’ inutile lamentarsi, con i fatti si raggiungerà un ruolo che vi soddisferà. Per fatti leggi lavoro serio e competente.

Un altro punto importante da sottolineare è che molti Italiani mi scrivono descrivendosi come, parafrasando, ‘ragazzi trentenni’.

A volte la parola ragazzi è tra virgolette, a volte no.

Signore e signori, all’estero se avete più di trent’anni NON siete più ragazzi.

I vostri coetanei in linea di massima sono almeno dieci anni che vivono indipendentemente e lavorano da almeno sette anni.

A trent’anni e passa, i vostri coetanei hanno acquistato casa (con mutuo enorme), si sono sposati, stanno mettendo su famiglia.

I ‘ragazzi’ sono i ventenni.

E’ un distinguo importante perchè vi troverete a fare il confronto con chi magari ha alcune esperienze di vita in più. Quindi fate attenzione perchè correte il rischio di sentirvi ‘inferiori’ semplicemente perchè la vita in Italia vi ha offerto opportunità, stimoli e sfide inferiori. Insomma se siete un bamboccione, stereotipo strausato, secondo me vi peserà quando vi mettete al confronto con i nuovi colleghi.

Iniziate con il considerarvi ‘uomini’ e ‘donne’, con la relativa assunzione di responsabilità che i trent’anni comportano all’estero.

In bocca al lupo!

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Come sopravvivere senza il supporto familiare all’estero

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Stranieri in Italia che vogliono emigrare all’estero

Aiutatemi a capire. Io manco in pianta stabile dall’Italia da circa vent’anni.

Spesso mi scrivono non-Italiani residenti in Italia che mi chiedono consigli su come emigrare dall’Italia.

Albanesi, Rumeni, Bulgari, Russi, Ucraini, Africani, un pò da tutti i Paesi.

Mi ricordo ancora le immagini delle navi agli inizi degli anni 90 traboccanti di Albanesi disperati e alla ricerca di una vita migliore in Italia.

Nonostante quella disperazione, adesso gli stessi o i loro figli stanno cercando di lasciare in Italia ma non per tornare nel Paese di origine ma bensì verso Paesi che pensano siano migliori dell’Italia.

Perché?

Come mai non hanno trovato una vita soddisfacente in Italia?

Aiutatemi a capire!

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Classifica qualità della vita

International Living ha pubblicato la propria classifica della qualità della vita in 194 nazioni del mondo.

Qualità della vita non intesa come dove vivere bene con pochi soldi ma semplicemente vivere bene.

Per redarre la classifica, International Living considera punteggi nelle seguenti categorie:

  • costo della vita, rispetto al costo della vita negli Stati Uniti
  • cultura e tempo libero, livello di istruzione della popolazione, numero di musei eccetera
  • economia, valutata usando le misure statistiche più comuni
  • ambiente, valutato usando la densità della popolazione, il tasso di crescita della stessa, le emissioni causanti effetto serra
  • libertà, usando la classifica di Freedom House
  • salute, valutata in base alla qualità dell’assistenza sanitaria
  • infrastruttura, chiometri di strade, ferrovia per capita, numero di aereoporti
  • sicurezza, in base alle stime del Dipartimento di Stato degli Stati Uniti
  • clima, temperatura e precipitazioni medie

I punteggi vengono assegnati basandosi su informazioni pubblicate da fonti quali siti internet governativi, la World Health Organisation, The Economist e molti altri.

Inoltre vengono considerate le opinioni degli editori di International Living sparsi nel mondo. Al riguardo tenete conto che essi sono per lo più di origine anglosassone e scrivono per lettori in gran parte statunitensi quindi la loro visione della qualità della vita è diversa da quella degli Italiani e da quella di altri popoli.

E’ forse per questo che la presenza di nazioni scandinave nella Top 10, consueta in altre classifiche, quì è nulla.

Qual’è la classifica?

  1. Francia (82)
  2. Australia (81)
  3. Svizzera (81)
  4. Germania (81)
  5. Nuova Zelanda (79)
  6. Lussemburgo (78)
  7. Stati Uniti (78)
  8. Belgio (78)
  9. Canada (77)
  10. Italia (77)
  11. Paesi Bassi (77)
  12. Norvegia (77)
  13. Austria (77)
  14. Liechtenstein (76)
  15. Malta (76)
  16. Danimarca (76)
  17. Spagna (76)
  18. Finlandia (75)
  19. Uruguay (75)
  20. Ungheria (74)
  21. Portogallo (73)
  22. Lituania (73)
  23. Andorra (73)
  24. Repubblica Ceca (73)
  25. Regno Unito (73)
  26. Argentina (72)
  27. Slovenia (72)
  28. Grecia (72)
  29. Monaco (72)
  30. Svezia (71)
  31. Cile (71)
  32. Estonia (71)
  33. Costa Rica (71)
  34. Panama (71)
  35. Polonia (71)
  36. Giappone (70)
  37. Croazia (70)
  38. Brasile (70)
  39. Ecuador (70)
  40. Lettonia (70)
  41. Irlanda (70)
  42. Corea del Sud (69)
  43. Slovacchia (69)
  44. Bulgaria (69)
  45. Cipro (68)
  46. Messico (68)
  47. Israele (67)
  48. Islanda (67)
  49. Bermuda (66)
  50. Saint Kitts & Nevis (66)
  51. Sud Africa (66)
  52. Dominica (65)
  53. Romania (65)
  54. Isole Cayman (65)
  55. Moldavia (65)
  56. Colombia (64)
  57. Taiwan (64)
  58. Bolivia (64)
  59. Repubblica di Macedonia (63)
  60. Barbados (63)
  61. Mauritius (63)
  62. Namibia (63)
  63. Belize (63)
  64. Paraguay (63)
  65. Albania (63)
  66. Bosnia-Erzegovina (63)
  67. Bahamas (63)
  68. Ucraina (62)
  69. Grenada (62)
  70. Singapore (61)
  71. Antigua & Barbuda (61)
  72. Turchia (61)
  73. Repubblica Dominicana (61)
  74. Seychelles (61)
  75. Bhutan (61)
  76. Peru (60)
  77. Giamaica (60)
  78. Nicaragua (60)
  79. Botswana (60)
  80. Honduras (60)
  81. Suriname (60)
  82. Portorico (59)
  83. Tunisia (59)
  84. Brunei (59)
  85. Malesia (58)
  86. El Salvador (58)
  87. Guatemala (58)
  88. India (58)
  89. Venezuela (58)
  90. Cuba (57)
  91. Trinidad & Tobago (57)
  92. Polinesia Francese (57)
  93. Guyana (57)
  94. Tonga (57)
  95. Mongolia (57)
  96. Nauru (56)
  97. Cina (56)
  98. Georgia (56)
  99. Ghana (56)
  100. Maldive (56)
  101. Armenia (56)
  102. Lesotho (55)
  103. Martinica (55)
  104. Giordania (55)
  105. Filippine (55)
  106. Kuwait (55)
  107. Kiribati (55)
  108. Polinesia Francese (55)
  109. Bielorussia (54)
  110. Tailandia (54)
  111. Russia (54)
  112. Zambia (54)
  113. Libano (54)
  114. Palau (54)
  115. Malawi (54)
  116. Marocco (54)
  117. Samoa (Western Samoa) (54)
  118. Swaziland (54)
  119. Bahrain (54)
  120. Fiji (53)
  121. Sri Lanka (53)
  122. Madagascar (53)
  123. Tuvalu (53)
  124. Siria (53)
  125. Vietnam (53)
  126. Comore (53)
  127. Nepal (52)
  128. Qatar (52)
  129. Indonesia (52)
  130. Macao (52)
  131. Vanuatu (52)
  132. Senegal (52)
  133. Isole Salomone (52)
  134. Tagikistan (51)
  135. Egitto (51)
  136. Benin (51)
  137. Kenya (51)
  138. Kirghizistan (51)
  139. Azerbaijan (51)
  140. Corea del Nord (51)
  141. Emirati Arabi Uniti (50)
  142. Capo Verde (50)
  143. Isole Marshall (50)
  144. Tanzania (50)
  145. Bangladesh (50)
  146. Algeria (50)
  147. Uganda (50)
  148. Uzbekistan (49)
  149. Cambogia (49)
  150. Iran (49)
  151. Mozambico (49)
  152. Gambia (48)
  153. Papua Nuova Guinea (48)
  154. Mayotte (48)
  155. Kazakistan (48)
  156. Mali (48)
  157. Libia (48)
  158. Guinea-Bissau (47)
  159. Micronesia (47)
  160. Togo (47)
  161. Myanmar (Birmania) (46)
  162. Turkmenistan (46)
  163. Etiopia (46)
  164. Repubblica del Congo - (46)
  165. Ruanda (46)
  166. Nigeria (46)
  167. Gabon (46)
  168. Oman (45)
  169. Arabia Saudita (45)
  170. Iraq (45)
  171. Laos (45)
  172. Camerun (45)
  173. Mauritania (45)
  174. Niger (44)
  175. Burkina Faso (44)
  176. Guinea Equatoriale (44)
  177. Burundi (44)
  178. Pakistan (43)
  179. Haiti (43)
  180. Zimbabwe (43)
  181. Repubblica Centrafricana (43)
  182. Costa d’Avorio (43)
  183. Liberia (42)
  184. Congo, Repubblica Democratica del (42)
  185. Angola (42)
  186. Guinea (41)
  187. Eritrea (40)
  188. Gibuti (40)
  189. Sierra Leone (38)
  190. Afghanistan (37)
  191. Ciad (34)
  192. Sudan (33)
  193. Yemen (33)
  194. Somalia (30)

Cosa ne pensate? Siete d’accordo?

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Dall’internship (stage) in Italia al lavoro ed alla carriera in Inghilterra

Michele Picchioni si è laureato in chimica a Roma e dopo l’esperienza della disoccupazione e del lavoro non retribuito ha deciso di cambiare strada. Adesso vive e lavora in Inghilterra ed è diventato di recente cittadino britannico. Ecco la sua storia.

Per quanto riguarda la ricerca di lavoro in Inghilterra io sono stato fortunato visto che ho fatto un’internship presso la Procter & Gamble in Italia (dando la mia disponibilità a lavorare all’estero fin dal primo giorno) e poi finita l’internship mi è stato offerto un contratto presso la filiale inglese.

Un particolare interessante: originariamente io ero il secondo classificato per l’internship ma il primo classificato non diede la disponibilitè a trasferirsi……. Ancora accendo un cero a san Precario ogni anno! ;->

Una volta in Procter mi sono trovato davvero bene, pagato, rispettato e coccolato a livelli impensabili in Italia. Questo è stato un bene da un punto di vista (a tutti piace essere trattati bene) ma ha anche significato perdere la “fame” e la carica che avevo in Italia.

Per farla breve tra mentalità italiana da posto fisso e un po’ di pigrizia sono rimasto in Procter per quasi 5 anni.

Per fortuna un litigio col mio capo e la necessità economica mi hanno spinto a cercare un posto migliore. Ho messo il CV online (Monster, Reed) e qualche settimana dopo ho firmato un contratto con una società di consulenze (10 mila sterline all’anno in più).

Da li ho capito che in Inghilterra la mobilità c’è davvero e che anzi rimanere troppo a lungo nella stessa compagnia nuoce gravemente alla salute del CV e del portafoglio. Forte di questa conoscenza dopo due anni da consulente ho firmato un contratto con Johnson & Johnson (con un aumento di salario ancora più cospicuo).

Dal punto di vista pratico consiglierei a chi cerca lavoro anche all’estero di accettare internship (anche non pagate) con compagnie straniere e di dare la disponibilità a trasferirsi oppure di cercare internship all’estero direttamente.

Ovviamente è molto più facile cercare lavoro se si è sul posto per cui se possible consiglio di trasferirsi per un breve periodo e di cercare lavoro tramite le tante agenzie di recruitment.

Nel frattempo è facile trovare lavori part time o lavorare come cameriere nei ristoranti italiani (e non) o come barista nei vari coffee shops.

Se non è possible consiglio quanto meno di usare motori di ricerca specifici per il Regno Unito (finiscono tutti per .co.uk) e non solo di tradurre il CV in Inglese (requisito minimo) ma di cercare di allinearlo agli standards inglesi il più possibile.

In Inghilterra se si ha voglia di lavorare e grinta non è difficile trovare lavoro o cambiarlo una volta trovato per cui spesso il primo lavoro serve semplicemente a “mettere il piede nella porta”, poi si può cambiare.

A chi poi trova lavoro part time o non è soddisfatto del lavoro trovato consiglio vivamente di prendersi una qualche qualifica qui, visto che i corsi abbondano e di solito non sono troppo onerosi in termini di studio.

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Cosa frena l’emigrazione all’estero?

Oggi mi scrive Laura Caporelli che ci racconta del desiderio di emigrare ma delle difficoltà che si incontrano nel mettere in pratica un sogno. Questi ostacoli sono sicuramente comuni a tanti aspiranti emigranti.

Lascio la parola a Laura.

Siamo una coppia della provincia di Roma, 34 e 37 anni con un bimbo di 15 mesi ed una gattina di 5 anni.
Io disoccupata con esperienza come impiegata/segretaria, mio marito receptionist in hotel.

Perche’ vuoi emigrare?

L’idea in realtà è partita da mio marito, qualche anno fa. Principalmente io pensavo di emigrare se lui avesse trovato un’occasione imperdibile, o comunque migliorare notevolmente la situazione lavorativa.

Cercavo insomma un motivo per cui valesse davvero la pena emigrare, mio marito invece sostiene che nella vita certe scelte si fanno perchè si vogliono fare e basta! E che “se ci pensi su, tra 30 anni sei ancora qui a pensare chissà come staremmo all’estero…”

Oggi sto considerando anche l’esperienza di vita che rappresenterebbe, l’ arricchimento interiore, il confronto con una realtà diversa, non credo di dire nulla di nuovo affermando che è riduttivo valutare solo il lato economico e che possa generare delusioni più facilmente.

Anche se preferirei, dovendo ricominciare una vita, un posto in cui i salari siano adeguati al costo della vita più che in Italia.

Al momento stiamo pensando di emigrare per avere certo più occasioni di crescita professionale, opportunità di carriera ed altre cose riguardanti la quotidianità che migliorerebbero la qualità della vita e che qui non troviamo, principalmente: rispetto sul lavoro, gratificazione professionale nel senso di essere apprezzati per l’impegno, serietà da parte dei datori di lavoro o che almeno mantengano i loro impegni e rispettino le leggi; vita più semplice e meno stressante nel senso di snellimento di burocrazia, senso civico e rispetto del prossimo anche nei piccoli gesti in strada.

Da quanto tempo hai questo desiderio?

Io e mio marito ne parlammo qualche anno fa, poi ci sono state molte situazioni che ci hanno occupato mentalmente, cambi di lavoro ed il discorso è finito lì. Anche perchè mio marito spesso va riportato con i piedi per terra. Adesso ci sta tornando quest’idea, che è diventata un desiderio, diciamo da pochi mesi.

Hai una destinazione preferita?

Entrambi parliamo inglese quindi U.K. o Irlanda, per ora restiamo in Europa.

L’Irlanda ci ha colpito al cuore 8 anni fa, l’Inghilterra la visitiamo quasi ogni anno perchè mia cognata vive vicino Londra.

Come rispondono familiari ed amici alla notizia che vuoi emigrare?

Anni fa ne parlammo, i miei genitori ed i miei suoceri sembravano contenti, pensando all’emigrazione come qualche anno fuori per poi tornare, credo sarebero contenti per ora tranne per il fatto di avere lontano il nipotino per il quale stravedono.

Gli amici che hanno vissuto all’estero erano favorevoli, altri pensano che non ne valga la pena, che la vita non sarebbe comunque più di tanto migliore.

Forse oggi questo secondo gruppo direbbe che è un azzardo partire con un bimbo piccolo!

Quali sono gli ostacoli che hai incontrato fino ad ora?

Principalmente mentali: l’idea di lasciare la casa, gli affetti, poi fino a poco tempo fa avevamo entrambi 2 contratti a tempo indeterminato, ci sembrava una fortuna da non lasciare con leggerezza. Per me l’idea del “salto nel buio”, dopo le disavventure vissute finora, insomma mi chiedo se ci è capitato di tutto qui cos’altro può succedere all’estero in un paese in cui non sai come muoverti… E poi da quando c’è il bimbo mi frena l’idea di non aver nessuno, i genitori e i suoceri sono molto d’aiuto, a volte anche economicamente. All’estero saremmo davvero “soli”.

Finora ho sempre frenato lo slancio di mio marito rispondendo che da fuori tutto sembra sempre migliore, che lasci dei problemi che conosci per altri che non conosci e non è detto che saprai come muoverti.

Oggi ho capito che i problemi nella vita ci sono sempre, non sempre sai o puoi affrontarli come si dovrebbe, e non è sempre possibile pianificare le nostre vite come ero abituata a pensare. Bisogna andare avanti e il momento brutto passerà…

Quando pensi che tu e famiglia riuscirete ad emigrare?

Quest’anno o il prossimo; come spiegato prima malgrado si fanno progetti accade sempre l’imprevisto, a questo punto non mi sbilancio più!

Quali sono i passi concreti che state facendo per emigrare?

Stiamo facendo ricerche su internet, per vedere cosa offre il mercato del lavoro, quanto costano in proporzione alla vita gli immobili in affitto, stiamo progettando di affittare la nostra casa, e leggiamo inserzioni di lavoro per capire com’è la richiesta di personale, ma per quelle pensiamo occorra un periodo di ferie per poter andare a fare direttamente colloqui di selezione e magari un periodo di prova prima di dare le dimissioni dal lavoro in Italia.

Ci dobbiamo fare un po’ di conti per partire tranquilli.

Grazie Laura ed in bocca al lupo!

Avete consigli o suggerimenti per Laura e famiglia? Lasciate un commento!

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Nel mondo del lavoro all’estero, sarete sempre Italiani

Dopo oltre quindici anni di lavoro all’estero mi sento in grado di condividere un aspetto della vita lavorativa che non penso che cambierà.

Se state pensando di emigrare all’estero preparatevi….. per i vostri colleghi di lavoro sarete sempre Italiani.

Non importa da quanto tempo siate all’estero (io mi sto avvicinando a metà della mia vita trascorsa all’estero) o quanto integrati nella società siate.

Per i vostri colleghi, soprattutto nel mondo del lavoro anglosassone, sarete sempre quelli del Paese del buon cibo, delle città d’arte, del calcio, della classe politica. Meno vi conoscono più sarete ‘il collega Italiano’.

Sarete quindi considerati esperti su tutto ciò che è Italia anche se non avete la minima esperienza al riguardo.

“Meglio affittare una villa in Toscana o in Umbria?”

“Non lo so, la mia unica esperienza di alloggio in Italia sono diciannove anni di appartamento a Borgo San Dalmazzo, provincia di Cuneo. Non sono mai stato in Umbria.”

“Conosci un buon albergo a Venezia?”

“Di nuovo, mai stato a Venezia” (Avrete ormai capito che io l’Italia non l’ho girata molto….)

Come affrontare la situazione? Dipende da voi e da se vogliate o meno parlare d’Italia.

Potete usare questo vantaggio naturale per accelerare il vostro inserimento nel mondo del lavoro all’estero. Potete diventare ‘famosi’ nell’ufficio per essere l’Italiano o l’Italiana a disposizione per aiutare chi vuole conoscere meglio l’Italia. Insomma ‘pubbliche relazioni’ a beneficio del vostro profilo nell’azienda e dell’aumento del numero di amici e conoscenti che avete nel Paese verso il quale emigrate.

Altrimenti potete glissare sulle domande e sulle conversazioni riguardanti l’Italia e timonarle verso argomenti di interesse comune che riguardano tutti i cittadini della nazione d’adozione. Figli, casa, progetti per il weekend. Magari non una conversazione scintillante ma almeno vi consente di essere considerato alla stregua dei ‘nativi’.

Attenzione però, non dico che sia una cosa negativa anzi, la maggior parte delle conseguenze dell’essere Italiani è positiva. La stragrande maggioranza degli stranieri ammira l’Italia, invidia lo stile di vita ed il cibo. Inoltre in tanti hanno visitato la penisola e sono tornati con bei ricordi nel loro Paese d’origine.

Certo avrete sempre a che fare con chi continua a proporre commenti sulla classe politica e su certi esponenti della stessa…  ma è un prezzo da pagare per potere discutere di tutte le cose positive che l’Italia offre agli stranieri.

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Intervista con Pier Luigi Celli, direttore della LUISS

Dillinger ha intervistato Pier Luigi Celli, direttore della LUISS.

Un video interessantissimo soprattutto per il sottoscritto che vive lontano da anni dall’Italia.

Mi hanno colpito molto la velocità e la mancanza di esitazione con la quale ha risposto alla domanda “cosa farebbe se fosse giovane?”, “me ne andrei all’estero”.

Buona visione!

E fatemi sapere cosa ne pensate….

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Classifica mondiale pari opportunità

Il World Economic Forum ha pubblicato l’edizione 2009 del Global Gender Gap Index, la classifica mondiale delle pari opportunità. Nella graduatoria tutte la nazioni del mondo vengono valutate in base ad un numero di fattori che determinano quale sia la parità tra uomini e donne.

Come al solito queste classifiche sono da prendersi con le molle ma danno un’indicazione della relatività tra nazioni che può esservi utile se state pensando di emigrare all’estero.

Il World Economic Forum afferma che lo studio dimostra che la parità tra uomini e donne è d’obbligo per le società che intendono essere competitive economicamente e prosperare.

Lo studio rivela che le nazioni nordiche hanno la minor diseguaglianza tra uomini e donne, confermando il loro posto in cima alle varie graduatorie di qualità della vita.

L’Islanda conquista il primo posto della classifica superando la Finlandia e la Norvegia (prima l’anno scorso). La Svezia al quarto posto completa la dominazione scandinava dei primi posti della graduatoria 2009.

La classifica si basa su come le nazioni dividono opportunità e risorse tra uomini e donne, indipendentemente dal livello assoluto di risorse.

Le altre nazioni nella Top 10 sono la Nuova Zelanda, il Sud Africa, la Danimarca, l’Irlanda, le Filippine ed il Lesotho.

Altre nazioni di interesse ai lettori di italiansinfuga sono l’Olanda (11), Germania (12), Regno Unito (15), Spagna (17), Australia (20), Canada (25), Stati Uniti (31), Belgio (33).

L’Italia? Al 77esimo posto, uno dei più bassi in Europa.

I motivi? Una bassa partecipazione delle donne all’attività economica del Paese.

Se siete donne in Italia e state pensando di emigrare per migliorare le vostre opportunità di lavoro, leggete la classifica completa per farvi un’idea di dove sia meglio emigrare.

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