Archive for 'irlanda'

Riassunto globale mondo del lavoro ed assunzioni

Manpower, l’azienda di assunzione con rete di filiali globale, ha appena pubblicato i risultati del proprio sondaggio sulle prospettive di impiego a livello globale.

Sembra che i datori di lavoro delle maggiori economie mondiali si aspettino di assumere personale nel secondo quadrimestre dell’anno in modo uguale o maggiore rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso.

Molte economie però devono ancora raggiungere i livelli di fiducia nel futuro rispetto al periodo antecedente la crisi globale finanziaria.

Le prospettive di lavoro nella regione Asia Pacific rimangono positive, con l’eccezione del Giappone, e migliorano gradualmente nell’Americhe. In Europa le assunzioni sono ancora deboli: in alcune nazioni ci sono lievi segnali di miglioramento mentre in altre la crisi si fa ancora sentire.

I miglioramenti maggiori a livello globale si registrano in India, Brasile e Taiwan mentre negli Stati Uniti le intenzioni di assunzione sono simili a quelle di tre mesi fa ma più ottimiste rispetto all’anno scorso.

Secondo Jeffrey A. Joerres, CEO di Manpower Inc, la forte domanda di assunzione personale nella regione Asia Pacific è attribuibile all’aumento della domanda interna. Per quello che riguarda gli Stati Uniti invece le aziende sono diventate più sofisticate nel sapere quando hanno bisogno di lavoratori e non assumono più in modo da anticipare la domanda. Invece le aziende continueranno a chiedere ai propri dipendenti di fare di più con meno risorse ed aspettano per segnali molto chiari di un aumento della domanda prima di assumere.

Il sondaggio Manpower rivela che datori di lavoro in 27 nazioni, su un totale di 36, anticipano assunzioni nel secondo quadrimestre mentre solo otto rivelano una prevalenza di licenziamenti, questo è un miglioramento rispetto all’anno scorso quando 18 nazioni avevano una panoramica negativa del mondo del lavoro.

Le migliori prospettive per i lavoratori sono in India, Brasile, Taiwan, Perù, Costarica, Australia e Singapore. Le prospettive più deboli riguardano l’Italia, la Spagna e l’Irlanda.

Il mercato del lavoro europeo non sembra aver superato la crisi, per adesso, ma almeno sembra che la maggioranza dei datori di lavoro intenda assumere allo stesso livello rispetto tre mesi fa.

La situazione sembra essere più rosea nel settore manifatturiero in Polonia, dove il 25% dei datori di lavoro dicono che assumeranno, mentre in Germania il 16% dei datori di lavoro nel settore edilizia rivela che licenzieranno nei prossimi tre mesi.

Nelle Americhe le prospettive migliori sembrano essere in Brasile ed in Messico. La situazione in Brasile è più rosea grazie alla situazione del settore finanza/assicurazione/immobiliare mentre in Messico il settore minerario contribuisce a sostenere il 24% dei datori di lavoro che rivela l’intenzione di assumere nei prossimi mesi.

Articoli con temi simili

Quali sono le nazioni con le prospettive di lavoro migliori all’estero?

Share/Save/Bookmark

Confronto del tasso di disoccupazione in varie nazioni d’Europa

Trovare lavoro all’estero può essere più o meno difficile a seconda della congiuntura economica.

Per dare un po’ di prospettiva alla ricerca del lavoro oltre frontiera ho creato per voi, con l’aiuto di Google Labs e Eurostat, un grafico che illustra il tasso di disoccupazione in alcuni Paesi europei, mettendolo a confronto con il tasso di disoccupazione in Italia.

Dal grafico potete bene vedere come il mercato del lavoro in Spagna e in Irlanda stia attraversando un momento particolarmente difficile, soprattutto in Spagna dove il tasso di disoccupazione ha raggiunto il 18,8% a gennaio 2010. L’Italia si trova a metà strada tra la Francia e il Regno Unito, una magra consolazione per chi il lavoro in Italia non ce l’ha.

Vi invito ad esplorare il grafico in più dettaglio. Potete farlo cliccando su ‘Explore data’ e poi selezionando un periodo più lungo di tempo o aggiungendo e togliendo nazioni a seconda di dove vi interessa emigrare.

Buon divertimento!

Share/Save/Bookmark

Come avere successo nell’età del lavoratore solitario

Il mondo del lavoro all’estero sta cambiando notevolmente ed è quindi consigliabile tenersi al corrente di tutti gli sviluppi se state pensando di emigrare ed avete in mente una tipologia di lavoro che magari non esisterà tra cinque o dieci anni.

Questi cambiamenti stanno avendo un impatto notevole soprattutto sul mondo del lavoro anglosassone in particolare in quanto esiste un serbatoio di manodopera virtuale che parla l’inglese in India. Tantissime funzioni lavorative espletate da madrelingua negli Stati Uniti, Canada, Australia e Regno Unito vengono adesso espletate da lavoratori in India che grazie alle tecnologie di telecomunicazione riescono a svolgere lo stesso lavoro ma guadagnano molto meno, riducendo i costi per le aziende.

Il Wall Street Journal ci fornisce una panoramica del mondo del lavoro futuro particolare concentrandosi sul mondo del lavoro indipendente e solitario.

Il numero di americani che lavorano come consulenti o free-lance è aumentato enormemente dalla fine degli anni 80. Oggi intorno al 20-23% dei lavoratori americani sono consulenti, free-lance o lavorano contratto. Le previsioni sono che questo numero sia destinato a salire.

In pratica un lavoratore su quattro sta lavorando senza le sicurezze di impiego del passato. Un grandissimo numero di persone sono passate da impieghi a tempo pieno e con contratti a tempo indeterminato ad una carriera che va di progetto in progetto.

Bisogna inoltre chiarire che questo cambiamento non è del tutto negativo. Ci sono molti consulenti e free-lancers che stanno avendo molto successo, guadagnano bene e sono in pieno controllo della propria carriera lavorativa.

Ma come prepararsi al futuro del mondo del lavoro in luce di questi cambiamenti?

Pensate a lungo termine

Tanti consulenti e free-lancers cadono nella trappola di pensare che la propria situazione sia solo temporanea. Per alcuni il futuro si rivelerà tale ma per la maggior parte l’incertezza si protrarrà nel futuro. Il segreto sta quindi nel prepararsi per una maratona, non per uno sprint.

La realtà è che molti sono cresciuti nei primi anni di carriera lavorando dalle nove alle cinque, in lavori di tipo tradizionale, per cui la prospettiva del resto della carriera come consulente fa paura.

Il cambio di mentalità è necessario per essere proattivi nel cercare clienti e progetti e creare una strategia di procacciamento lavoro a lungo termine.

Il lavoro solitario molto probabilmente sarà il vostro futuro, non una fase temporanea.

I consulenti di maggiore successo offrono una competenza tecnica che è troppo dispendiosa o usata poco frequentemente da essere giustificabile come risorsa interna per l’azienda. Dovete fare quindi in modo che il vostro livello di competenza tecnica rimanga all’avanguardia.

Spesso questo è possibile andando a fare corsi di addestramento. I consulenti di maggiore successo però aggiungono un altro aspetto al proprio curriculum professionale: insegnano.

Non importa se sia presso un’università, associazioni manufatturiere o altro, il fatto di insegnare offre molti vantaggi per i consulenti.

Innanzitutto si fornirà un salario, spesso piccolo ma meglio di niente. In secondo luogo è un modo di crearsi un network di conoscenze perché spesso gli studenti possono diventare clienti o fornire clienti. Terzo, l’insegnamento è ben visto su un curriculum, dando all’insegnante qualcosa che lo distingue dal resto dei candidati per certi lavori o progetti. In ultimo, insegnare vi obbliga a tenervi aggiornati sulle ultime per quello che riguarda il vostro campo di competenza.

Unitevi ad un network

Il lavoro in solitario non significa che dobbiate essere da soli costantemente. I consulenti di maggiore successo fanno parte di un network o di una comunità di consulenti. Questi sono un importante sorgente di nuovi clienti ed inoltre i consulenti possono unire le forze per rispondere alle richieste di particolari progetti.

Createvi il vostro spazio lavorativo

I consulenti di maggior successo sostengono che avere un ufficio separato all’interno della casa è vitale. Per proiettare un’immagine professionale fate in modo di non avere il figlioletto di due anni che grida o la televisione accesa come sottofondo. La maggior parte dei free-lance hanno uno spazio nella loro casa che usano solamente per lavoro.

Altri usano uffici creati appositamente per free-lance dove possono affittare un ufficio o una postazione per il computer anche per un solo giorno. Ciò aiuta a concentrarsi sul lavoro e forniscono un ambiente di tipo lavorativo che tanti consulenti preferiscono.

Pensate come un imprenditore

La caratteristica principale che contraddistingue i consulenti il successo è l’abilità di pensare come un imprenditore.

Troppo spesso i consulenti vanno da progetto progetto senza avere un ‘business plan’ o una strategia a lungo termine. Con questi ultimi i consulenti di successo riescono a definire molto più precisamente il tipo di lavoro che vogliono fare e, soprattutto, il tipo di lavoro che non vogliono fare.

Invece di accettare qualsiasi lavoro o progetto, a volte bisogna avere il coraggio di dire no perché il progetto non fa parte della strategia a lungo termine. La soluzione sta nel raccomandare un membro del proprio network per svolgere tale lavoro in modo da soddisfare sia il potenziale datore di lavoro che un “collega” che può ricambiare il favore in futuro.

In ultimo, fate in modo di organizzare il vostro business in modo professionale. Utilizzate pacchetti software per organizzare spese, tasse e finanziamenti. Create tutto con il vostro obiettivo finale in mente.

Insomma arrivando dall’Italia ed aspettandovi di trovare un lavoro a tempo pieno e indeterminato, rischiate di non essere in sintonia con un mercato del lavoro che si sta muovendo a velocità fenomenale. Mantenetevi al passo con questi cambiamenti ed il futuro sarà molto più roseo!

Articoli con temi simili

Il mondo del lavoro del futuro secondo Thomas Friedman

Il mondo del lavoro del futuro è globale, freelance e virtuale

Share/Save/Bookmark

Classifica qualità della vita

International Living ha pubblicato la propria classifica della qualità della vita in 194 nazioni del mondo.

Qualità della vita non intesa come dove vivere bene con pochi soldi ma semplicemente vivere bene.

Per redarre la classifica, International Living considera punteggi nelle seguenti categorie:

  • costo della vita, rispetto al costo della vita negli Stati Uniti
  • cultura e tempo libero, livello di istruzione della popolazione, numero di musei eccetera
  • economia, valutata usando le misure statistiche più comuni
  • ambiente, valutato usando la densità della popolazione, il tasso di crescita della stessa, le emissioni causanti effetto serra
  • libertà, usando la classifica di Freedom House
  • salute, valutata in base alla qualità dell’assistenza sanitaria
  • infrastruttura, chiometri di strade, ferrovia per capita, numero di aereoporti
  • sicurezza, in base alle stime del Dipartimento di Stato degli Stati Uniti
  • clima, temperatura e precipitazioni medie

I punteggi vengono assegnati basandosi su informazioni pubblicate da fonti quali siti internet governativi, la World Health Organisation, The Economist e molti altri.

Inoltre vengono considerate le opinioni degli editori di International Living sparsi nel mondo. Al riguardo tenete conto che essi sono per lo più di origine anglosassone e scrivono per lettori in gran parte statunitensi quindi la loro visione della qualità della vita è diversa da quella degli Italiani e da quella di altri popoli.

E’ forse per questo che la presenza di nazioni scandinave nella Top 10, consueta in altre classifiche, quì è nulla.

Qual’è la classifica?

  1. Francia (82)
  2. Australia (81)
  3. Svizzera (81)
  4. Germania (81)
  5. Nuova Zelanda (79)
  6. Lussemburgo (78)
  7. Stati Uniti (78)
  8. Belgio (78)
  9. Canada (77)
  10. Italia (77)
  11. Paesi Bassi (77)
  12. Norvegia (77)
  13. Austria (77)
  14. Liechtenstein (76)
  15. Malta (76)
  16. Danimarca (76)
  17. Spagna (76)
  18. Finlandia (75)
  19. Uruguay (75)
  20. Ungheria (74)
  21. Portogallo (73)
  22. Lituania (73)
  23. Andorra (73)
  24. Repubblica Ceca (73)
  25. Regno Unito (73)
  26. Argentina (72)
  27. Slovenia (72)
  28. Grecia (72)
  29. Monaco (72)
  30. Svezia (71)
  31. Cile (71)
  32. Estonia (71)
  33. Costa Rica (71)
  34. Panama (71)
  35. Polonia (71)
  36. Giappone (70)
  37. Croazia (70)
  38. Brasile (70)
  39. Ecuador (70)
  40. Lettonia (70)
  41. Irlanda (70)
  42. Corea del Sud (69)
  43. Slovacchia (69)
  44. Bulgaria (69)
  45. Cipro (68)
  46. Messico (68)
  47. Israele (67)
  48. Islanda (67)
  49. Bermuda (66)
  50. Saint Kitts & Nevis (66)
  51. Sud Africa (66)
  52. Dominica (65)
  53. Romania (65)
  54. Isole Cayman (65)
  55. Moldavia (65)
  56. Colombia (64)
  57. Taiwan (64)
  58. Bolivia (64)
  59. Repubblica di Macedonia (63)
  60. Barbados (63)
  61. Mauritius (63)
  62. Namibia (63)
  63. Belize (63)
  64. Paraguay (63)
  65. Albania (63)
  66. Bosnia-Erzegovina (63)
  67. Bahamas (63)
  68. Ucraina (62)
  69. Grenada (62)
  70. Singapore (61)
  71. Antigua & Barbuda (61)
  72. Turchia (61)
  73. Repubblica Dominicana (61)
  74. Seychelles (61)
  75. Bhutan (61)
  76. Peru (60)
  77. Giamaica (60)
  78. Nicaragua (60)
  79. Botswana (60)
  80. Honduras (60)
  81. Suriname (60)
  82. Portorico (59)
  83. Tunisia (59)
  84. Brunei (59)
  85. Malesia (58)
  86. El Salvador (58)
  87. Guatemala (58)
  88. India (58)
  89. Venezuela (58)
  90. Cuba (57)
  91. Trinidad & Tobago (57)
  92. Polinesia Francese (57)
  93. Guyana (57)
  94. Tonga (57)
  95. Mongolia (57)
  96. Nauru (56)
  97. Cina (56)
  98. Georgia (56)
  99. Ghana (56)
  100. Maldive (56)
  101. Armenia (56)
  102. Lesotho (55)
  103. Martinica (55)
  104. Giordania (55)
  105. Filippine (55)
  106. Kuwait (55)
  107. Kiribati (55)
  108. Polinesia Francese (55)
  109. Bielorussia (54)
  110. Tailandia (54)
  111. Russia (54)
  112. Zambia (54)
  113. Libano (54)
  114. Palau (54)
  115. Malawi (54)
  116. Marocco (54)
  117. Samoa (Western Samoa) (54)
  118. Swaziland (54)
  119. Bahrain (54)
  120. Fiji (53)
  121. Sri Lanka (53)
  122. Madagascar (53)
  123. Tuvalu (53)
  124. Siria (53)
  125. Vietnam (53)
  126. Comore (53)
  127. Nepal (52)
  128. Qatar (52)
  129. Indonesia (52)
  130. Macao (52)
  131. Vanuatu (52)
  132. Senegal (52)
  133. Isole Salomone (52)
  134. Tagikistan (51)
  135. Egitto (51)
  136. Benin (51)
  137. Kenya (51)
  138. Kirghizistan (51)
  139. Azerbaijan (51)
  140. Corea del Nord (51)
  141. Emirati Arabi Uniti (50)
  142. Capo Verde (50)
  143. Isole Marshall (50)
  144. Tanzania (50)
  145. Bangladesh (50)
  146. Algeria (50)
  147. Uganda (50)
  148. Uzbekistan (49)
  149. Cambogia (49)
  150. Iran (49)
  151. Mozambico (49)
  152. Gambia (48)
  153. Papua Nuova Guinea (48)
  154. Mayotte (48)
  155. Kazakistan (48)
  156. Mali (48)
  157. Libia (48)
  158. Guinea-Bissau (47)
  159. Micronesia (47)
  160. Togo (47)
  161. Myanmar (Birmania) (46)
  162. Turkmenistan (46)
  163. Etiopia (46)
  164. Repubblica del Congo - (46)
  165. Ruanda (46)
  166. Nigeria (46)
  167. Gabon (46)
  168. Oman (45)
  169. Arabia Saudita (45)
  170. Iraq (45)
  171. Laos (45)
  172. Camerun (45)
  173. Mauritania (45)
  174. Niger (44)
  175. Burkina Faso (44)
  176. Guinea Equatoriale (44)
  177. Burundi (44)
  178. Pakistan (43)
  179. Haiti (43)
  180. Zimbabwe (43)
  181. Repubblica Centrafricana (43)
  182. Costa d’Avorio (43)
  183. Liberia (42)
  184. Congo, Repubblica Democratica del (42)
  185. Angola (42)
  186. Guinea (41)
  187. Eritrea (40)
  188. Gibuti (40)
  189. Sierra Leone (38)
  190. Afghanistan (37)
  191. Ciad (34)
  192. Sudan (33)
  193. Yemen (33)
  194. Somalia (30)

Cosa ne pensate? Siete d’accordo?

Share/Save/Bookmark

La Dublino vera, raccontata da chi ci vive e lavora da quattro anni

Alfredo ha appena festeggiato quattro anni a Dublino e ha gentilmente condiviso la sua esperienza con Italiansinfuga.

Alfredo scrive su Cavesi a Dublin, uno dei blog di Italiani all’estero che leggo più assiduamente. Leggetelo anche voi per capire la vera Dublino.

Cosa sai oggi che avresti voluto sapere quattro anni fa?

A dire il vero so qualcosa che avrei voluto sapere 10 anni fa. Avrei frequentato un’università estera se avessi saputo quanto importante fosse un’esperienza in un paese straniero, visto nell’ottica di un’Europa che diventa sempre più un mercato comune. Prima di tutto studiare in un paese europeo apre mentalmente e poi permette d’avere un titolo da qualche università conosciuta a livello europeo, se non mondiale. Un ulteriore aspetto positivo sarebbe stato il non aver studiato cosi tanti argomenti troppo retorici e lontani dalla realtà, come si fa in Italia, dove le università sono troppo distanti dal mercato del lavoro e nelle mani dei cosiddetti baroni.

Visto che tanti sono partiti da Dublino recentemente, che qualità ci vogliono per rimanere?

Chi nel proprio ambiente lavorativo ha mostrato grandi qualità ed ha investito tempo cercando d’accrescere le proprie conoscenze ed abilità oggi è fortemente favorito. L’Irlanda non è morta, si sta solo ridimensionando. Non siamo come in Italia nel 1991, anno in cui tutto si è spento, a mio avviso, lasciando il Paese in uno stato comatoso dal quale non si è mai risvegliato. Qui ci sono ancora aziende che assumono, aziende che investono. Servono purtroppo persone con esperienza, è un momento difficile per i neolaureati anche qui. Consiglio di consultare tuttavia i siti più conosciuti anche ad i neolaureati, soprattutto in informatica ed economia, e di inviare il proprio curriculum. Tentare non nuoce. Ecco un paio di siti tra quelli più comuni:

www.monster.ie
www.jobs.ie

Se non si posseggono determinate qualità acquisite negli anni è troppo tardi per rimediare. Non voglio scoraggiare nessuno ma semplicemente ricordare che, come dice il vecchio proverbio, chi semina raccoglie.

Durante il boom c’era forte necessità di manodopera e cervelli in Irlanda ed era possibile non essere licenziati anche non impegnandosi più di tanto. Le persone pigre e/o poco ambiziose ne hanno approfittato, tralasciando studi di perfezionamento e magari spendendo un bel pò di soldi in divertimento in questa città piena di giovani con tanta voglia di fare baldoria.

Oggi le aziende stanno razionalizzando risorse, umane, materiali ed immateriali. Ed era ora. Questo porterà ad una più sana competizione, nei mercati ed anche all’interno delle aziende tra i lavoratori. Io ho continuato a studiare di tutto anche avendo finito gli studi, prima Inglese, poi Access, Excel, SQL, VBA pur essendo la mia specialità Marketing e Management.

Perché? Prima di tutto lavorare molto con in numeri aumenta le capacità di astrazione, ‘problem solving’ ed organizzative. Secondo, in Irlanda vedo che l’informattizzazione è alta, o meglio, la conoscenza media è alta e devo adeguarmi. Leggo tanto i giornali nazionali, economici e di cronaca e poi per essere informato suglia avvenimenti internazionali leggo l’Economist ed il Times quando posso. Ho fatto corsi di management, sponsorizzati dall’azienda, mi son tuffato in ogni progetto pieno di difficoltà con tanta voglia di imparare ed oggi, in pochi anni, sento d’essere cresciuto in gran misura. Chi non ha capacità eccezionali e legami idiosincratici con l’azienda oggi è sostituibile.

Questa è la situazione. Vale lo stesso anche per chi ha lavorato in Italia, se avete imparato siete sulla strada giusta.

Per chi intendesse venire a cercare lavoro, le figure professionali che hanno ancora successo in Irlanda sono tutte nell’IT e nel settore economico. Occorrono programmatori, ricercatori e laureati in economia con estreme capacità numeriche e con esperienza. Qualità comuni devono essere: spirito di adattamento, problem solving, ottimo inglese (anche meglio studiarlo prima).

Hai mai pensato di tornare? Cosa ti ha fatto rimanere?

Mai seriamente pur facendo ogni tanto qualche analisi. Sarebbe stato come tornare indietro. Oggi non avrebbe senso tra l’altro. Tornerei se potessi spendere la grande esperienza che ho acquisito. In Italia credo ci sia lavoro solo quando torni come “pezzo grosso”, quando hai coperto posizioni a livello di direttori, capi manager o superiori. Parlo del mio campo. In campo informatico, credo sia peggio. Conosco persone che qui guadagnano 4000 euro al mese. In Italia con la stessa posizione lo stipendio sarebbe tra i 1400 ed i 1800 euro.

Non escludo possa accadere il miracolo, che l’Italia diventi un posto dove, come in mezzo mondo, gli stipendi non sono appiattiti, dove l’ambizione è premiata, dove c’è meritocrazia, dove non valga la legge dell’anzianità ma delle capacità. Se tutto ciò si avverasse io tornerei. Ovviamente è difficile. Occorrerebbe cambiare tante persone, la loro filosofia di vita.

Un episodio personale: dopo 9 mesi in Irlanda un ex collega universitario con il quale avevo elaborato la mia tesi mi chiamò abbastanza entusiasta proponendomi un lavoro a Roma. Il suo capo l’aveva incaricato di trovare 3 o 4 giovani neolaureati, senza esperienza ma con estreme capacità di crescita, che conoscesse bene, di cui potersi fidare. Lui pensò subito a me. Questo ragazzo è un genio, uno dei migliori del mio corso universitario. Mandai il mio curriculum, sembrava sicuro mi avrebbero offerto lavoro come consulente. Mi chiamò dopo qualche giorno tremendamente sconcertato ed imbarazzato. Aveva detto al suo capo che ero in Irlanda per studiare inglese per un anno e lavoravo come assistente tecnino in Ericsson, la risposta fu: non mi interessa.

Ero il candidato ideale, intelligente, neolaureato e di cui fidarsi. Questo ragazzo era cosi deluso che pensò di lasciare il lavoro.

Un mese fa ho fatto un colloquio interno per un grosso progetto per cambiare radicalmente la struttura aziendale e mi han detto da subito che chi è straniero è favorito perché è una persona che ha mostrato di sapersi adattare al cambiamento, avendo lasciato il proprio Paese.

Confrontate queste due filosofie e capirete perché l’Italia sta andando al macello.

Come è cambiata Dublino in quattro anni?

Abbastanza ed in meglio anche se c’è tanto ancora da fare. Oggi abbiamo trasporti migliori, estensioni della rete tramviaria, aumento delle corse dei treni e della metro leggera (chiamata DART). A livello sociale, si vede meno baldoria ma non dispiace. C’era un eccesso. Persone con stipendi alti ma piene di debiti. Sembrava il paese dei balocchi. Attenzione parlo di Dublino, non dell’Irlanda o dell’Interland. E’ una questione a parte e sulla quale combattiamo tanto sul nostro blog. Dublino non è l’Irlanda, è una grande città ed è la capitale ma non è l’Irlanda. Le famiglie, le persone che vogliono una vita seria si spostano di qualche kilometro e possono avere tanto verde, pulizia, tranquillità e spazio.

Per chi ha un lavoro la città oggi è più vivibile. Tutto costa meno, gli affitti il 30% ed oltre in meno di due anni fa e sembra caleranno ancora. Oggi puoi affittare una casa con 2 stanze vicino al mare e vicina al centro (10 minuti di autobus) in zone cosiddette “posh” a 1100 euro, tipo Clontarf. Due anni la stessa casa sarebbe costata 1500/1700 euro al mese. Considerando che con un semplice lavoro d’ufficio si guadagnano 1600/1800 euro, un single in teoria potrebbe vivere da solo. In centro appartamenti con una camera e di dimensioni tra i 40 ed i 55 metri quadri partono oggi da 650 euro. Quello dove vivo ora costerà dal mese prossimo 800 euro. 55 metri quadri, costruito due anni fa in pieno centro, a 200 metri dal tram che porta alle due stazioni maggiori che collegano Dublino al resto del paese. In Taxi con 20 euro arrivo all’aeroporto e vado al lavoro a piedi. 8 minuti a piedi e trovo 4 supermercati. Di fianco al portone di ingresso del mio palazzo c’e’ un piccolo negozio dove si trovano prodotti di prima necessità come pasta, pane e latte. Chiude alle 10 di sera. Anche un cameriere potrebbe permettersi di vivere da solo nel mio appartmento.

Quali sono gli stereotipi riguardanti Dublino che gli Italiani devono dimenticarsi prima di emigrare?

· Il più importante credo sia il “lavoretto” facile. Ristorazione e divertimento non esistono quasi più, non c’è più lavoro in questi settori, nei quali moltissimi, soprattutto i neolaureati senza esperienza, si son tuffati per un periodo breve o meno agli inizi dell’avventura estera irlandese negli anni passati per sbarcare il lunario. In molti casi gli stipendi erano più alti di un lavoro d’ufficio; io, in un’ottica di lungo periodo, rifiutai un lavoro come chef in un pub (tra l’altro australiano!) a circa 800 euro a settimana, più del il doppio di quanto ero pagato nel lavoro successivo.

· Promozioni facili. Non ci sono mai state ed oggi ancora meno. Avere un buon lavoro, in un’ottica di lungo periodo, non è mai stato facile. Occorre ed occorreva un buon Inglese e tanta voglia di imparare, oltre all’esperienza.

· I nostri laureati sono migliori dei laureati degli altri paesi. Sbagliato, perchè scambiamo le capacità di superare le difficoltà dovute alla disorganizzazione nel nostro paese con la conoscenza. La scuola di vita, come la chiamiamono noi, è utile dove ci sono queste difficoltà. In molti paesi gli studenti non devono preoccuparsi di cose per noi normali, utilizzando il tempo risparmiato per studiare, magari facendo pratica, cosa che vediamo con il cannocchiale nelle università italiane. Devo ringraziare la mia velocità di apprendimento per aver coperto alcune lacune. Continuo a domandarmi perché non ci insegnano quello che le aziende ricercano.

· Molti Italiani di sesso maschile devono dimenticare lo stereotipo di ragazza straniera uguale ragazza facile. Non è vero affatto. C’è una grande libertà, ma molti la interpretano come “le donne la danno a tutti senza distinzione”. Scusami se sono cosi diretto ma molti Italiani credono d’essere i maschi più belli del mondo. A dire il vero siamo ridicolizzati, almeno quelli che somigliano al maschio delle pubblicità di D&G. Ceretta, occhiali da sole anche quando non c’è il sole, jeans attigliatissimi. L’uomo vero all’estero è meno narcisista.

· Un altro stereotipo da dimenticare è quello della mancanza di alimenti di qualità. Non è vero. Si trova oltre il 95% di quello che trovi in ogni grande città Italiana. Se non si sa come fare la spesa, e cioè andando in giro per vari negozi, non è colpa di Dublino o dell’Irlanda. E’ una scusa per nascondere la propria incapacità di adattamento.

Altri consigli a chi vuole seguire le orme dei Cavesi a Dublin?

Non rinunciare mai a cercare il lavoro ideale.

Grazie Alfredo, grazie Cavesi a Dublin.

Share/Save/Bookmark

Come vestirsi per il colloquio di lavoro all’estero

Ho trovato per voi un video di Monster per insegnarvi come vestirsi per il colloquio di lavoro all’estero, valido in particolare per il mondo anglosassone.

L’obiettivo del vostro abbigliamento ad un colloquio di lavoro è consentire a chi conduce il colloquio di concentrarsi su di voi, sulla vostra esperienza, su cosa offrite alla ditta. Non dovete distrarli in alcun modo con l’abbigliamento sbagliato.

L’abbigliamento deve consentirvi avere piena fiducia in voi stessi durante il colloquio di lavoro.

Perchè è importante che guardiate questo video? Perchè l’idea di eleganza nel mondo anglosassone è diversa da quella del mondo italiano. Non importa chi abbia ragione. L’importante è che giochiate secondo le regole del mondo anglosassone. Dovete quindi vestirvi per un colloquio di lavoro secondo i canoni dell’abbigliamento anglosassone.

Le regole e tradizioni nel mondo anglosassone sono sacrosante e deviando da loro farete in modo che il datore di lavoro si accorgerà della diversità prima di accorgersi delle vostre qualità.

Innanzitutto dove pensare al tipo di settore nel quale vi interessa lavorare. Alcuni settori consentono un abbigliamento più ‘casual’ mentre altri richiedono un abbigliamento più formale nell’ambiente di lavoro di tutti i giorni.

Il primo consiglio è quello di contattare chi vi ha invitato per un colloquio di lavoro e chiedere qual’è il ‘dress code’, il codice per l’abbigliamento, le regole da rispettare quando si opera nell’azienda in questione. Volete dimostrare con il vostro ‘look’ che fate già parte dell’azienda.

In linea di massima non vestitevi troppo ‘casual’ quindi non indossate magliette, jeans e scarpe da ginnastica.

Una camicia ed un paio di pantaloni eleganti sono il minimo assoluto che un datore di lavoro si aspetta da parte di un aspirante impiegato.

Per le donne, soprattutto nel mondo anglosassone, vestitevi in modo modesto.

Per tutti, evitate cappelli, cappellini e troppi accessori che possano distrarre chi conduce il colloquio.

Per gli uomini, un ambiente di lavoro formale richiede un vestito, camicia e cravatta mentre per quello che riguarda un ambiente più rilassato giacca,camicia e pantaloni eleganti bastano.

Scegliete colori tradizionali evitando camicie e cravatte sgargianti che magari piacciono a voi ma che il datore di lavoro può considerare oscene.

Per le donne, fate attenzione a troppi gioielli.

Per ultimo, siate sicuri che i vestiti vi vestano a pennello altrimenti sembrerà ovvio che ve li ha prestati qualcuno!

Di per sè l’abbigliamento giusto al colloquio di lavoro non vi garantisce il posto di lavoro ma quello sbagliato molto probabilmente vi negherà l’opportunità di lavorare per la ditta.

Share/Save/Bookmark

Cosa frena l’emigrazione all’estero?

Oggi mi scrive Laura Caporelli che ci racconta del desiderio di emigrare ma delle difficoltà che si incontrano nel mettere in pratica un sogno. Questi ostacoli sono sicuramente comuni a tanti aspiranti emigranti.

Lascio la parola a Laura.

Siamo una coppia della provincia di Roma, 34 e 37 anni con un bimbo di 15 mesi ed una gattina di 5 anni.
Io disoccupata con esperienza come impiegata/segretaria, mio marito receptionist in hotel.

Perche’ vuoi emigrare?

L’idea in realtà è partita da mio marito, qualche anno fa. Principalmente io pensavo di emigrare se lui avesse trovato un’occasione imperdibile, o comunque migliorare notevolmente la situazione lavorativa.

Cercavo insomma un motivo per cui valesse davvero la pena emigrare, mio marito invece sostiene che nella vita certe scelte si fanno perchè si vogliono fare e basta! E che “se ci pensi su, tra 30 anni sei ancora qui a pensare chissà come staremmo all’estero…”

Oggi sto considerando anche l’esperienza di vita che rappresenterebbe, l’ arricchimento interiore, il confronto con una realtà diversa, non credo di dire nulla di nuovo affermando che è riduttivo valutare solo il lato economico e che possa generare delusioni più facilmente.

Anche se preferirei, dovendo ricominciare una vita, un posto in cui i salari siano adeguati al costo della vita più che in Italia.

Al momento stiamo pensando di emigrare per avere certo più occasioni di crescita professionale, opportunità di carriera ed altre cose riguardanti la quotidianità che migliorerebbero la qualità della vita e che qui non troviamo, principalmente: rispetto sul lavoro, gratificazione professionale nel senso di essere apprezzati per l’impegno, serietà da parte dei datori di lavoro o che almeno mantengano i loro impegni e rispettino le leggi; vita più semplice e meno stressante nel senso di snellimento di burocrazia, senso civico e rispetto del prossimo anche nei piccoli gesti in strada.

Da quanto tempo hai questo desiderio?

Io e mio marito ne parlammo qualche anno fa, poi ci sono state molte situazioni che ci hanno occupato mentalmente, cambi di lavoro ed il discorso è finito lì. Anche perchè mio marito spesso va riportato con i piedi per terra. Adesso ci sta tornando quest’idea, che è diventata un desiderio, diciamo da pochi mesi.

Hai una destinazione preferita?

Entrambi parliamo inglese quindi U.K. o Irlanda, per ora restiamo in Europa.

L’Irlanda ci ha colpito al cuore 8 anni fa, l’Inghilterra la visitiamo quasi ogni anno perchè mia cognata vive vicino Londra.

Come rispondono familiari ed amici alla notizia che vuoi emigrare?

Anni fa ne parlammo, i miei genitori ed i miei suoceri sembravano contenti, pensando all’emigrazione come qualche anno fuori per poi tornare, credo sarebero contenti per ora tranne per il fatto di avere lontano il nipotino per il quale stravedono.

Gli amici che hanno vissuto all’estero erano favorevoli, altri pensano che non ne valga la pena, che la vita non sarebbe comunque più di tanto migliore.

Forse oggi questo secondo gruppo direbbe che è un azzardo partire con un bimbo piccolo!

Quali sono gli ostacoli che hai incontrato fino ad ora?

Principalmente mentali: l’idea di lasciare la casa, gli affetti, poi fino a poco tempo fa avevamo entrambi 2 contratti a tempo indeterminato, ci sembrava una fortuna da non lasciare con leggerezza. Per me l’idea del “salto nel buio”, dopo le disavventure vissute finora, insomma mi chiedo se ci è capitato di tutto qui cos’altro può succedere all’estero in un paese in cui non sai come muoverti… E poi da quando c’è il bimbo mi frena l’idea di non aver nessuno, i genitori e i suoceri sono molto d’aiuto, a volte anche economicamente. All’estero saremmo davvero “soli”.

Finora ho sempre frenato lo slancio di mio marito rispondendo che da fuori tutto sembra sempre migliore, che lasci dei problemi che conosci per altri che non conosci e non è detto che saprai come muoverti.

Oggi ho capito che i problemi nella vita ci sono sempre, non sempre sai o puoi affrontarli come si dovrebbe, e non è sempre possibile pianificare le nostre vite come ero abituata a pensare. Bisogna andare avanti e il momento brutto passerà…

Quando pensi che tu e famiglia riuscirete ad emigrare?

Quest’anno o il prossimo; come spiegato prima malgrado si fanno progetti accade sempre l’imprevisto, a questo punto non mi sbilancio più!

Quali sono i passi concreti che state facendo per emigrare?

Stiamo facendo ricerche su internet, per vedere cosa offre il mercato del lavoro, quanto costano in proporzione alla vita gli immobili in affitto, stiamo progettando di affittare la nostra casa, e leggiamo inserzioni di lavoro per capire com’è la richiesta di personale, ma per quelle pensiamo occorra un periodo di ferie per poter andare a fare direttamente colloqui di selezione e magari un periodo di prova prima di dare le dimissioni dal lavoro in Italia.

Ci dobbiamo fare un po’ di conti per partire tranquilli.

Grazie Laura ed in bocca al lupo!

Avete consigli o suggerimenti per Laura e famiglia? Lasciate un commento!

Share/Save/Bookmark

L’importanza delle lettere di referenze all’estero

Una lettrice mi chiede: “ha senso per un emigrante in un paese anglosassone, come potrebbe essere l’Australia, portarsi dietro delle lettere di referenze scritte da aziende italiane in italiano?
Se mi chiedono numero di telefono e indirizzo, potrebbe non essere un problema, se non per il fatto che la maggior parte delle persone per cui ho lavorato non parlano affatto inglese o, per lo meno, lo parlano a livello scolastico. La traduzione non potrebbe essere un problema in quanto posso allegare una traduzione in inglese da un’interprete accreditato, ma quanto valore potrebbe aggiungere?

L’importanza delle referenze per trovare lavoro all’estero varia da caso a caso.

Il tipo di lavoro influisce molto il bisogno di presentare referenze. In linea di massima e generalizzando, più il lavoro è pagato e più la posizione è di rilievo e più dovrete organizzarvi per la questione referenze.

Dipende poi molto anche dalla ditta o dal datore di lavoro. Alcuni seguono una procedura di assunzione più meticolosa, altri meno.

La prassi per coloro che hanno un’esperienza lavorativa nel Paese in cui state cercando lavoro è quella di fornire il nome ed il numero di telefono di chi vi fornisce la referenza. Il potenziale datore di lavoro poi si preoccuperà di contattarli e parlare di voi.

La mia esperienza personale in oltre quindici anni di lavoro nel mondo anglosassone è che non ho mai avuto una lettera di referenze scritta su carta. Ho sempre comunicato il nome ed il numero di telefono di chi mi avrebbe fornito le referenze verbalmente o per e-mail.

Fatto sta che avere lettere di referenze pronte sia meglio che non averle. Risparmierete tempo alla ditta che vi vuole assumere e questo può rivelarsi decisivo. Immaginate di essere arrivati ad essero uno dei due ultimi candidati presi in considerazione. La ditta non sa decidersi e controlla le referenze di entrambi. Il vostro concorrente non ci ha pensato prima e spreca tempo nel contattare datori di lavoro del passato mentre voi avete tutto pronto e disponibile appena ve lo chiedono. Secondo voi chi la vince la battaglia? Chi assume il datore di lavoro indeciso?

Le lettere di referenze scritte da ditte italiane su carta, nonostante viviamo in un mondo digitale, seconod me hanno ancora valore. Mostrano la disponibilità di chi vi ha impiegato nel passato a impegnarsi per un’oretta a scrivere la loro opinione su di voi. Se non fossero stati contenti del vostro operato, non l’avrebbero fatto e questo è un messaggio fortissimo che tutti coloro che assumono capiscono al volo.

Cercate di ottenere una lettera scritta su carta intestata della ditta, fornisce un’impressione migliore.

Il fatto di avere lettere di referenze dimostra anche che avete lasciato posti di lavoro precedenti in armonia e questo è un altro messaggio positivo. Chi non riesce a fornire referenze con facilità desta dubbi.

Il fatto che le lettere di referenze siano scritte in Italiano secondo me non dovrebbe presentare un problema. Innanzitutto non è obbligatorio sapere l’Inglese per chi vive e lavora in Italia e sarebbe arrogante da parte degli anglosassoni pretendere il contrario.

In secondo luogo ricordatevi che, in linea di massima, la maggior parte dei madrelingua Inglese amano la lingua Italiana, magari non capendo nulla, e amerebbero ancora di più saperla parlare. Utilizzate questo aspetto a vostro vantaggio. Una lettera in Italiano nel mondo anglosassone è sempre originale.

A PATTO CHE….. forniate la traduzione in Inglese come accompagnamento. In fin dei conti è questo che i vostri potenziali datori di lavoro leggeranno quindi allegate la traduzione fin dall’inizio. Un traduttore accreditato fornirà un’immagine di precisione e serietà quindi, se potete, cercate di spendere i soldi della traduzione in questo modo.

Infine per gli Italiani che vanno verso il mondo del lavoro anglosassone l’avere lettere di referenze su carta aiuta a superare l’ostacolo dei datori di lavoro italiani che non parlano l’Inglese. La lettera, tradotta, fa da ponte tra due parti che non riescono a comunicare ed è, in termini pratici, forse più utile agli Italiani che agli Anglosassoni.

Share/Save/Bookmark

Quale assicurazione per viaggiare all’estero?

Mi viene spesso chiesto un consiglio per quello che riguarda la copertura medica all’estero e che tipo di assicurazione usare quando si viaggia all’estero.

Innanzitutto, per la copertura medica dovete cercare di capire se vi è un accordo tra Italia ed il Paese vostra destinazione che preveda la copertura reciproca dei cittadini.

Se non c’è o non volete rischiare di rimanere senza copertura sanitaria quando vi trovate in un continente lontano dall’Italia, allora potete pensare a coprirvi con una polizza assicurativa.

Ma quale? Io sinceramente adesso non me ne intendo più di tanto essendo il mio stile di vita piuttosto stazionario a Melbourne.

Faccio riferimento quindi al parere di Lea Woodward di Location Independent, autrice della Guida per vivere e lavorare ovunque vogliate, una nomade digitale che, insieme alla famiglia, si trasferisce di nazione in nazione gestendo il proprio business su internet.

Lea consiglia l’assicurazione di viaggio fornita da World Nomads.

World Nomads fa uso dei servizi forniti da aziende leader nel campo assicurativo quali Allianz, Mondial Assistance, Bupa International e Millstream Underwriting.

Potete scegliere polizze che vi coprano in 150 nazioni e usate la comodità di internet per comprare, rinnovare o cambiare polizza.

World Nomads offre polizze che coprono sport tipo lo sci, snowboarding, bungee jumping o il white water rafting.

Importantissimo per i viaggiatori all’estero, la polizza World Nomads copre l’assistenza ospedaliera e l’evacuazione.

Mi raccomando controllate sempre le ultime su cosa la polizza copre. Non mi assumo ALCUNA responsabilità per l’accuratezza delle informazioni con il passare del tempo. Questo articolo è statico mentre il mondo dell’assicurazione è in continuo movimento.

Tengo inoltre a precisare che quando voi acquistate una polizza assicurativa con World Nomads io ci guadagno alcuni centesimi o euro. Se pensate che il sito italiansinfuga li meriti allora cliccate sopra e mi fate un piacere enorme. Se non siete d’accordo, nessun problema, copiate ed incollate questo indirizzo http://www.worldnomads.com/ e ci arriverete lo stesso senza che io guadagni.

Spero comunque che questo articolo vi sia stato utile.

Share/Save/Bookmark

Classifica mondiale pari opportunità

Il World Economic Forum ha pubblicato l’edizione 2009 del Global Gender Gap Index, la classifica mondiale delle pari opportunità. Nella graduatoria tutte la nazioni del mondo vengono valutate in base ad un numero di fattori che determinano quale sia la parità tra uomini e donne.

Come al solito queste classifiche sono da prendersi con le molle ma danno un’indicazione della relatività tra nazioni che può esservi utile se state pensando di emigrare all’estero.

Il World Economic Forum afferma che lo studio dimostra che la parità tra uomini e donne è d’obbligo per le società che intendono essere competitive economicamente e prosperare.

Lo studio rivela che le nazioni nordiche hanno la minor diseguaglianza tra uomini e donne, confermando il loro posto in cima alle varie graduatorie di qualità della vita.

L’Islanda conquista il primo posto della classifica superando la Finlandia e la Norvegia (prima l’anno scorso). La Svezia al quarto posto completa la dominazione scandinava dei primi posti della graduatoria 2009.

La classifica si basa su come le nazioni dividono opportunità e risorse tra uomini e donne, indipendentemente dal livello assoluto di risorse.

Le altre nazioni nella Top 10 sono la Nuova Zelanda, il Sud Africa, la Danimarca, l’Irlanda, le Filippine ed il Lesotho.

Altre nazioni di interesse ai lettori di italiansinfuga sono l’Olanda (11), Germania (12), Regno Unito (15), Spagna (17), Australia (20), Canada (25), Stati Uniti (31), Belgio (33).

L’Italia? Al 77esimo posto, uno dei più bassi in Europa.

I motivi? Una bassa partecipazione delle donne all’attività economica del Paese.

Se siete donne in Italia e state pensando di emigrare per migliorare le vostre opportunità di lavoro, leggete la classifica completa per farvi un’idea di dove sia meglio emigrare.

Share/Save/Bookmark