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	<title>italiansinfuga &#187; insegnare</title>
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	<description>Aiuto per chi vuole emigrare all'estero</description>
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		<title>italiansinfuga</title>
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		<title>Professori che insegnano italiano nel Sahara</title>
		<link>http://www.italiansinfuga.com/2012/02/02/professori-che-insegnano-italiano-nel-sahara/</link>
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		<pubDate>Thu, 02 Feb 2012 22:05:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Aldo Mencaraglia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Africa]]></category>
		<category><![CDATA[Italiansinfuga]]></category>
		<category><![CDATA[insegnare]]></category>
		<category><![CDATA[italiano]]></category>
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		<description><![CDATA[Margherita Pallottino condivide l&#8217;esperienza dei professori che stanno insegnando italiano a Tozeur in Tunisia. Potete seguire Margherita su naturaltina.blogspot.com. Cari Italiansinfuga, come rappresentante autodeterminata degli Italian di Tozeur vorrei raccontare brevemente la nostra esperienza di fuga. Siamo un gruppo di professori universitari, tra i 30 e i 70 anni (più sui 30&#8230; Ma Attilio è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h1>Margherita Pallottino condivide l&#8217;esperienza dei professori che stanno insegnando italiano a <a title="Tozeur" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Tozeur" target="_blank">Tozeur</a> in Tunisia.</h1>
<p><strong>Potete seguire Margherita su <a href="http://naturaltina.blogspot.com.au/" target="_blank">naturaltina.blogspot.com</a>.</strong></p>
<p>Cari Italiansinfuga,</p>
<p>come rappresentante autodeterminata degli Italian di Tozeur vorrei raccontare brevemente la nostra esperienza di fuga.</p>
<p>Siamo un gruppo di professori universitari, tra i 30 e i 70  anni (più sui 30&#8230; Ma Attilio è il nostro mentore!) uomini e donne, emigrati nel cuore del deserto del Sahara con la missione di <a title="Insegnare su Italiansinfuga" href="http://www.italiansinfuga.com/category/insegnare/" target="_blank"><strong>insegnare Italiano</strong></a> a nuove generazioni di Tunisini, liberi, informatizzati e cosmopoliti come dovrebbe essere in ogni angolo della nostra società globalizzata.</p>
<div id="attachment_8232" class="wp-caption aligncenter" style="width: 572px"><img class="size-full wp-image-8232" title="Studenti a Tozeur" src="http://www.italiansinfuga.com/wp-content/uploads/2012/02/studenti-a-tozeur.jpg" alt="Studenti a Tozeur" width="562" height="422" /><p class="wp-caption-text">Studenti a Tozeur</p></div>
<p>Siamo tutti stati degli studenti brillanti ma nessuno di noi ha avuto il coraggio o la costanza per perseguire una carriera universitaria nella stantia e immobile accademia italiana.</p>
<p>L&#8217;esperienza di <strong>Tozeur</strong> sta ormai diventando una catena migratoria: hanno inziato in due nell&#8217;anno accademico 2009-2010, siamo diventati 5 l&#8217;anno scorso e adesso, con la nosta ultimissima leva appena sbarcata da Melbourne, siamo diventati 8.</p>
<p>Filosofi, filologi, linguisti, traduttori, geografi, arabisti: siamo tutti di provenienza dalle scienze umanistiche e siamo accomunati dalla passione per i viaggi esotici e dall&#8217;impegno educativo.</p>
<p>Le condizioni di lavoro sono buone, il contratto di partenza è biennale e rinnovabile, il pagamento è ovviamente in moneta locale, in quanto dipendiamo dal ministero della ricerca Tunisino, che ad ogni modo, fatte le dovute equivalenze, è ben più generoso di quello italiano.</p>
<p>Per arrivare qui abbiamo seguito strade diverse. Annunci nei dipartimenti di mezza europa cercavano personale per <strong>Tozeur</strong>, ma solo in pochi rispondevano. Alcuni dopo aver affrontato le selezioni iniziali si sono ritirati date le lungaggini della burocrazia Tunisina, che fa concorrenza a quella Italiana per farraginosità.</p>
<p>Anche il passa-parola ha funzionato per alcuni: raccomandazioni di amici in gamba, da parte di amici in gamba hanno portato qualcuno quaggiù.</p>
<p>Un consiglio che darei alla luce della mia esperienza è essere fiduciosi e mantenere una linea costante. Rispondere agli annunci poi, non costa nulla: due righe di email possono aprire grandi opportunità.</p>
<div id="attachment_8229" class="wp-caption aligncenter" style="width: 602px"><img class="size-full wp-image-8229" title="Margherita Pallottino" src="http://www.italiansinfuga.com/wp-content/uploads/2012/02/Margherita-Pallottino.jpg" alt="Margherita Pallottino" width="592" height="444" /><p class="wp-caption-text">Margherita Pallottino</p></div>
<p>Chiaro che insegnare in un piccolo dipartimento della <strong>Tunisia</strong> non è il massimo della carriera accademica ma è meglio che stare in italia a fare fotocopie gratuitamente.</p>
<p>L&#8217;ambiente di lavoro è stimolante, lascia grande spazio all&#8217;iniziativa personale e talvolta dà grandi soddisfazioni.</p>
<p>Inoltre New York e Londra saranno città splendide, ma vivere nelle periferie del mondo dà la possibilità di conoscere ambienti naturali senza paragoni, stili di vita diversi, culture ricche e antiche e anche persone eccezionali. Aggiungerei infatti che qui ho conosciuto mio marito.</p>
<p>E chi l&#8217;ha detto poi che Tozeur non è il centro? Qui nel sud è iniziata la rivoluzione del gennaio scorso che ha portato, con una reazione a catena, allo stravolgimento di tante dittature, aprendo ad una nuova fase politica del mondo arabo, e -perchè no?- a nuovi equilibri nel mondo.</p>
<p>In fondo nel centro ci si può sempre tornare: quindi cercate lavoro con tanta fantasia, non fossilizzatevi su idee stereotipate. Non temete inoltre chi appartiente a culture, religioni o abitudini culinarie diverse dalle vostre: a conoscerle fanno meno paura di quello che dicono in TV.</p>
<p>Detto questo vi mando un link al mio blog, con il permesso di Aldo. <a href="http://naturaltina.blogspot.com.au/" target="_blank">NATURALTINA.BLOGSPOT.COM</a> è la raccolta delle mie esperienze in <strong>Tunisia</strong>. Buona lettura e buona fortuna!</p>
<p>Margherita Pallottino</p>
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		<title>Visto J-1 per insegnare negli Stati Uniti</title>
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		<pubDate>Sat, 10 Sep 2011 01:49:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Aldo Mencaraglia</dc:creator>
				<category><![CDATA[U.S.A.]]></category>
		<category><![CDATA[insegnare]]></category>
		<category><![CDATA[visto]]></category>
		<category><![CDATA[sponsor]]></category>
		<category><![CDATA[stati uniti]]></category>
		<category><![CDATA[visto J-1]]></category>

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		<description><![CDATA[Gli insegnanti stranieri hanno l&#8217;opportunità di insegnare in scuole primarie e secondarie accreditate negli Stati Uniti utilizzando il visto J-1. L&#8217;insegnante deve: essere abilitato ad insegnare nelle scuole primarie e secondarie nella nazione della propria nazionalità o della nazione di ultima residenza avere un minimo di tre anni di esperienza di insegnamento soddisfare gli standard [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h1>Gli insegnanti stranieri hanno l&#8217;opportunità di insegnare in scuole primarie e secondarie accreditate negli Stati Uniti utilizzando il <a title="Visto J-1 per insegnare negli Stati Uniti" href="http://j1visa.state.gov/programs/teacher/" target="_blank">visto J-1</a>.</h1>
<div id="attachment_6335" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><a href="http://www.italiansinfuga.com/2011/08/10/visto-j-1-per-gli-stati-uniti/"><img class="size-medium wp-image-6335" title="Visto J-1 per gli Stati Uniti" src="http://www.italiansinfuga.com/wp-content/uploads/2011/09/chalkboard-300x199.jpg" alt="Visto J-1 per gli Stati Uniti" width="300" height="199" /></a><p class="wp-caption-text">Visto J-1 per gli Stati Uniti</p></div>
<p>L&#8217;insegnante deve:</p>
<ul>
<li>essere abilitato ad insegnare nelle scuole primarie e secondarie nella nazione della propria nazionalità o della nazione di ultima residenza</li>
<li>avere un minimo di tre anni di esperienza di insegnamento</li>
<li>soddisfare gli standard dello Stato statunitense dove insegnerà</li>
<li>voler andare negli <strong>Stati Uniti</strong> con lo scopo di insegnare a tempo pieno presso una istituzione accademica primaria o secondaria accreditata</li>
<li>possedere una conoscenza della lingua inglese sufficiente a partecipare a questo programma di scambio</li>
</ul>
<p>Lo scopo principale di questo programma di scambio e dell&#8217;utilizzo di questo tipo di visto è quello di imparare i metodi educativi usati negli <strong>Stati Uniti</strong> ed allo stesso tempo fornire una prospettiva internazionale alla classe alla quale si insegna.</p>
<p>Lo sponsor per il programma deve:</p>
<ul>
<li>filtrare e selezionare gli insegnanti stranieri qualificati che possono contribuire all&#8217;istruzione degli studenti negli <strong>Stati Uniti</strong> e che vogliono imparare i metodi di insegnamento usati negli <strong>Stati Uniti</strong></li>
<li>monitorare la permanenza dell&#8217;insegnante negli <strong>Stati Uniti</strong>, assicurarsi che stiano effettivamente insegnando e che prendano parte i programmi culturali relativi agli <strong>Stati Uniti</strong> ed ai suoi cittadini.</li>
</ul>
<p>Lo sponsor deve fornire agli insegnanti partecipanti le seguenti informazioni:</p>
<ul>
<li>la durata e locazione del programma</li>
<li>un riassunto di tutte le componenti importanti del programma, includendo una dichiarazione scritta dei requisiti relativi all&#8217;insegnamento e degli obblighi professionali</li>
<li>una dichiarazione scritta che indichi chiaramente il pacchetto salariale fornito all&#8217;insegnante e di qualsiasi altro accordo finanziario.</li>
</ul>
<p>Per quello che riguarda i datori di lavoro (le scuole), essi devono:</p>
<ul>
<li>coinvolgere gli insegnanti nelle attività della scuola e della comunità scolastica</li>
<li>monitorare la prestazione dell&#8217;insegnante nella classe mentre sta espletando le sue responsabilità ufficiali</li>
</ul>
<p>Il primo passo da fare per poter partecipare a questo tipo di programma è quello di contattare direttamente un&#8217;organizzazione che sponsorizza insegnanti per insegnare negli <strong>Stati Uniti</strong>. L&#8217;elenco si può trovare al <a title="Organizzazioni Sponsor per Visto j-1 per insegnare negli Stati Uniti" href="http://j1visa.state.gov/participants/how-to-apply/sponsor-search/?program=Teacher" target="_blank"><strong>seguente indirizzo</strong></a>.</p>
<p>Lo sponsor fa da supervisore alla procedura di domanda e rimane il principale contatto durante tutta la procedura del programma di scambio.</p>
<p>Per essere idonei a partecipare a questo tipo di scambio bisogna possedere un certo livello di conoscenza della lingua inglese.</p>
<p>Inoltre tutti coloro che ottengono un <strong>visto J-1</strong> ed i loro familiari dipendenti (che entreranno con un visto J-2) devono avere l&#8217;assicurazione medica privata.</p>
<p>Ci sono diverse tasse da dover pagare per poter partecipare a questo tipo di scambio.</p>
<p>Innanzitutto, a meno di partecipare ad un programma di scambio finanziato dal governo federale, le organizzazioni che fanno da sponsor fanno pagare una tassa che varia da sponsor a sponsor a seconda della categoria di scambio, durata del programma eccetera</p>
<p>In secondo luogo esistono tutte le tasse relative alla domanda e all&#8217;elargizione di visto.</p>
<p><strong>Chi di voi ha insegnato o insegna negli Stati Uniti utilizzando il Visto J-1?</strong></p>
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		<title>Rete Dante Alighieri per insegnare italiano all’estero</title>
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		<pubDate>Sun, 21 Aug 2011 05:37:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Aldo Mencaraglia</dc:creator>
				<category><![CDATA[insegnare]]></category>
		<category><![CDATA[insegnare italiano]]></category>

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		<description><![CDATA[L&#8217;agorà della Rete Dante Alighieri è uno strumento che può aiutare chi sta cercando informazioni relative all&#8217;insegnamento dell&#8217;italiano all&#8217;estero. Si tratta di un forum aperto a tutti dove potrete, dopo esservi registrati, lasciare un messaggio richiedendo l&#8217;informazione relativa al vostro desiderio di insegnare l&#8217;italiano in una nazione straniera. Sfogliando i vari thread potrete anche carpire [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h1>L&#8217;<a title="agorà rete Dante Alighieri" href="http://www.dantealighieri.net/forum/forum.php" target="_blank">agorà</a> della Rete Dante Alighieri è uno strumento che può aiutare chi sta cercando informazioni relative all&#8217;insegnamento dell&#8217;italiano all&#8217;estero.</h1>
<p>Si tratta di un forum aperto a tutti dove potrete, dopo esservi registrati, lasciare un messaggio richiedendo l&#8217;informazione relativa al vostro desiderio di <a title="insegnare italiano all'estero" href="http://www.italiansinfuga.com/2010/01/06/come-fare-per-insegnare-allestero/" target="_blank">insegnare l&#8217;italiano</a> in una nazione straniera.</p>
<p>Sfogliando i vari thread potrete anche carpire preziosi insegnamenti per quello che riguarda come, dove e quando fare domanda per un lavoro di insegnante all&#8217;estero.</p>
<p>Come tutti gli strumenti di Internet, l&#8217;Agorà si basa sul dare e ricevere. Se avete conoscenze inerenti opportunità di lavoro all&#8217;estero tramite l&#8217;insegnamento dell&#8217;italiano, è bon-ton condividere in modo che altri possano usufruire della vostra esperienza.</p>
<p>Con oltre 25.000 messaggi in oltre 5000 discussioni e con più di 1000 quattrocento utenti registrati, il forum della Rete Dante Alighieri può senz&#8217;altro fornire lo spunto che vi serve per emigrare!</p>
<div id="attachment_6001" class="wp-caption aligncenter" style="width: 598px"><a href="http://www.italiansinfuga.com/2010/01/06/come-fare-per-insegnare-allestero/"><img class="size-full wp-image-6001" title="Insegnare italiano all'estero" src="http://www.italiansinfuga.com/wp-content/uploads/2011/08/lavagna.jpg" alt="Insegnare italiano all'estero" width="588" height="513" /></a><p class="wp-caption-text">Insegnare italiano all&#39;estero</p></div>
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		<title>Storia di un’insegnante di Italiano in Germania</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Aug 2011 07:13:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Aldo Mencaraglia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Germania]]></category>
		<category><![CDATA[Italiansinfuga]]></category>
		<category><![CDATA[insegnare]]></category>
		<category><![CDATA[italiano]]></category>

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		<description><![CDATA[Sabrina Ceraso è dovuta partire dalla Calabria per mancanza di lavoro ed ha avuto l&#8217;opportunità di insegnare italiano in Germania dove ha anche imparato molto sugli emigranti di prima, seconda e terza generazione. Ecco la sua storia. Il telefono squillò a lungo, ero in un’altra stanza avevo appena finito di chiacchierare con mia sorella, nella mia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h1>Sabrina Ceraso è dovuta partire dalla Calabria per mancanza di lavoro ed ha avuto l&#8217;opportunità di insegnare italiano in Germania dove ha anche imparato molto sugli emigranti di prima, seconda e terza generazione.</h1>
<p><strong>Ecco la sua storia.</strong></p>
<p>Il telefono squillò a lungo, ero in un’altra stanza avevo appena finito di chiacchierare con mia sorella, nella mia testa pensai probabilmente Alessandra si è dimenticata di dirmi qualcosa, invece fu una telefonata di quelle che ti cambiano la vita.</p>
<p>L’emozione mi lasciò senza parole. Con voce chiara si presentò il Dirigente del Consolato di Friburgo, alle dipendenze del Ministero degli Affari Esteri, mi contattava per una cattedra di italiano nella scuola primaria di Konstanz, città a sud della Germania al confine con la Svizzera. Un solo giorno per decidere, un’infinità di dubbi, un’occasione da prendere al volo.</p>
<p>La decisione all’apparenza poteva sembrare una forma di evasione dal sistema scolastico italiano, una scelta scaturita da aspettative deluse per via di manovre politiche per certi versi inaccettabili.</p>
<p>A causa dei bruschi tagli economici, non ero riuscita ad ottenere neanche uno stralcio di supplenza. Nonostante gli anni di servizio ero rimasta senza lavoro, una realtà tipicamente italiana che rende tutti noi, giovani insegnanti, precari nel mondo della scuola, ancora di più oggi “senza abilitazione bisogna arrangiarsi!”.</p>
<p>Eppure il motivo di questa scelta va al di là del legittimo desiderio di dare una svolta al mio lavoro; per me quest’esperienza ha rappresentato qualcosa di molto più profondo, un’opportunità come poche di mettersi in gioco unendo tutte le energie per sfidare se stessi.</p>
<p>Si trattava di avere la fortuna di poter rappresentare la nostra nazione, di far conoscere la nostra cultura, la nostra lingua, di approfondire le mie conoscenze linguistiche, di arricchirmi ogni giorno di esperienze nuove stando a contatto con persone diverse, dalle quali avrei imparato tanto.</p>
<p>In effetti, ho avuto la possibilità di osservare con i miei occhi posti differenti, scontrarmi con mentalità opposte alla mia, toccare con mano una realtà così lontana dall’Italia e dalla Calabria.</p>
<p>Sono giunta alla consapevolezza dell’immenso valore dell’emigrazione italiana in Germania, apprezzo gli enormi sacrifici di tutti coloro che con tanta amarezza hanno lasciato il loro paese adattandosi alla durezza e alla rigidità teutonica.</p>
<p>Ho capito inoltre, quanto l’Italia sia unica nel mondo nonostante i suoi difetti e l’idea di paese ricco e felice che ne hanno all’estero.</p>
<p>Intraprendere questo viaggio per me è stato come seguire una legge interiore, un qualcosa che ti infonde gioia per quello che fai, che ti rende felice ad ogni sguardo di un papà fiero delle parole d’italiano che il figlio pronuncia. Ti senti artefice di un piccolo miracolo della memoria.</p>
<p>Per non parlare poi, del sorriso di ogni bambino che ti racconta dell’Italia, delle vacanze al mare, delle storie narrate dai nonni, del desiderio di una vera pizza italiana.</p>
<p>Durante le lezioni gli sguardi assorti dei miei alunni erano rivolti con curiosità alle immagini delle nostre più belle città italiane: Roma, Firenze, Venezia, Palermo. Leggevo nei loro occhi il desiderio di conoscerne la storia, esprimevano chiaramente la voglia di entrare in contatto con l’arte, la musica, la letteratura italiana.</p>
<p>Conservo molti ricordi che rivedo davanti i miei occhi, sul fermo immagine riesco a scorgere profondi momenti di solitudine, la lontananza dagli affetti e dal proprio paese. Un enorme vuoto interiore che condividi e colmi attraverso le persone che incontri, attraverso le loro esperienze che diventano le tue.</p>
<p>Il giorno della partenza lo ricordo ancora, mi trovavo a Roma in aeroporto, quando incontrai il primo angelo che mi aiutò in questa mia avventura.</p>
<p>Il signor Lettera, ricordo il suo nome anche se non l’ho più rivisto. Mi fece compagnia per tutto il viaggio, mi raccontò della prima volta in cui da ragazzo per lavoro aveva scelto di lasciare il suo paesino in Abruzzo per raggiungere la Svizzera. Una storia di emigrazione come tante, ma che in periodo di crisi era divenuta ancora più triste.</p>
<p>Il signor Lettera padre di famiglia, con grande dignità mi confessò, di essere stato mandato in mobilità dall’azienda per la quale aveva lavorato per più di venti anni. Approfittando della scomoda situazione aveva deciso di scendere per qualche giorno in Italia per far visita ai suoi genitori.</p>
<p>Molto gentilmente si offrì di accompagnarmi alla stazione tedesca di Basilea, perché in territorio Svizzero sono presenti due linee ferroviarie rispettivamente quella tedesca la Badischer Bahnhof e quella svizzera Bahnhof SBB.</p>
<p>Io avrei dovuto prendere il treno nella stazione tedesca, in questo modo sarei arrivata direttamente nella città di Konstanz. Venne a prenderci la moglie, una distinta signora svizzera, mi guardò all’inizio con diffidenza, poi chiacchierando si dimostrò gentile e disponibile. Aspettarono con me fino all’arrivo del treno, ci scambiammo i numeri di telefono, promisi di avvisarli del mio arrivo a Konstanz. Dopo quella telefonata non ho più avuto loro notizie.</p>
<p>Sul treno si sedette accanto a me un ragazzo che dall’aspetto sembrava italiano, mi disse di parlare solo spagnolo, io purtroppo conosco soltanto poche parole, così cercai di fargli capire quella che era la mia richiesta e lui promise di aiutarmi dicendomi, che alla stazione di Konstanz sarebbe venuta a prenderlo la sua fidanzata e lei mi avrebbe indicato la fermata dell’autobus per raggiungere l’ostello in cui avrei alloggiato fino a quando non avrei trovato una stanza per la mia permanenza.</p>
<p>Riuscii a prendere l’autobus, quando scesi alla fermata pioveva a dirotto. Un signore mi  mostrò  l’ostello sulla riva del lago. Era un vecchio faro tutto illuminato con all’interno una gran confusione: scolaresche, giovani provenienti da svariate regioni della Germania, studenti universitari, uomini d’affari, donne anziane che avevano deciso di girare il lago in bicicletta.</p>
<p>Ero divertita da quell&#8217; atmosfera, ero l’unica italiana, dividevo la stanza con altre tre ragazze tedesche, osservavo i loro modi strani di mangiare, i loro sguardi inespressivi, facevo finta di leggere un libro, ma in realtà ero curiosa di ascoltare i loro discorsi.</p>
<p>La mattina seguente mi recai in centro città, in un negozio di telefonia. Con una Sim card tedesca telefonai al Consolato per informare del mio arrivo.</p>
<p>Parlai con il Dirigente, che con tono deciso mi disse: “Bene Frau Ceraso, oggi alle due si terrà il primo collegio docenti, chiami la sua collega e si organizzi per venire a Friburgo”. Mi dettò il numero della Sign.ra RosaMarina un nome un po’ buffo dalle nostre parti, fortunatamente riuscii a contattarla.</p>
<p>Con un marcato accento veneto, mi diede un appuntamento e intorno alle undici partimmo in macchina, in compagnia di un’altra collega di nome Eva.</p>
<p>Attraversammo tutta la foresta nera, per interi chilometri vidi solo alberi, un paesaggio surreale. Iniziai ad immaginare i boschi di Hänsel e Gretel che avevo fantasticato da bambina, quei luoghi così verdi, ma allo stesso tempo così solitari, mi avevano trasmesso un senso di malinconia. Per fortuna arrivammo abbastanza puntuali in città, il tempo di un caffé e raggiungemmo la sede del Consolato.</p>
<p>Fu un’emozione indescrivibile, il momento in cui per la prima volta varcai la soglia di quell’enorme portone blindato, in alto si leggeva la scritta “Consolato d’Italia”, ricordo un’accoglienza squisita da farmi sentire come a casa (intendo in Italia ovviamente), i colleghi erano un po’ sorpresi di vedere una ragazza forse dall’aspetto troppo giovane per il carico di lavoro che si prospettava. Mi raccomandarono di tenere duro, mi garantirono il loro sostegno in caso di necessità.</p>
<p>Alla fine del collegio, il Dirigente mi strinse la mano augurandomi un grande in bocca al lupo. Avevo  firmato  un contratto per il <a title="MAE" href="http://www.esteri.it/mae/it" target="_blank">MAE</a>, confessai a me stessa e al Dirigente a bassa voce, che in quell’istante si era appena realizzato un sogno.</p>
<p>Il giorno seguente impegnai tutto il mio tempo alla ricerca di un alloggio temporaneo.  Non potendo restare all’ostello mi recai all’università. Strappai dalla bacheca alcuni bigliettini con i numeri di telefono di studenti che offrivano un alloggio, ne contattai qualcuno, ma per ottenere un appuntamento bisognava aspettare un’intera settimana.<br />
A quel punto andai in centro per comprare il giornale e dare uno sguardo agli annunci. Non trovai niente di interessante, il tempo stringeva e l’indomani avrei dovuto lasciare l’ostello.</p>
<p>Le prime ombre del buio si addensavano sulla città, dai finestrini dell’autobus il mio sguardo fu attratto per un istante da un enorme insegna rossa, “Pizzeria romana”.</p>
<p>L’autobus si fermò un po’ più avanti della pizzeria, scesi e percorsi la strada tornando indietro.</p>
<p>Mi fermai davanti la porta del ristorante, feci un gran respiro e con una buona dose di coraggio entrai. Silenzio, la pizzeria era vuota, mi salutò una cameriera alla quale chiesi se era possibile poter parlare con il proprietario.<br />
Molto gentilmente andò a chiamarlo, uscì un ragazzo dalla porta della cucina, mi presentai con voce tremante e lui rispose: “Fontana!”.</p>
<p>Gli domandai se parlava italiano, rispose: “No! mi dispiace, ma capisco italiano, mia moglie è italiana”.</p>
<p>Scoprii in seguito che la moglie aveva origini Calabresi, sua mamma era nata a Catanzaro, una città che paradossalmente oggi vive l&#8217;esperienza speculare dell&#8217;immigrazione.</p>
<p>Nel frattempo cercavo di osservarlo per capire se potevo fidarmi e a quel punto chiesi: “Ha per caso una stanza per me?<br />
Sto cercando un alloggio”.<br />
Lui mi guardò dalla testa ai piedi mi fece alcune domande e poi disse: “Si! è al piano di sopra, se vuole gliela faccio vedere”.</p>
<p>Salimmo dal retro del locale era un piccolo appartamento che avrei dovuto dividere con due ragazzi Kurdi. Decisi di accettare, la stanza era vuota ma pulita, a volte quando rivedo quell’immagine nella mia mente, non posso che pensare a quanto sia stato faticoso, soprattutto per i primi emigranti arrangiarsi in alloggi di fortuna è così difficile cominciare, ma Cesare Pavese ci insegna che è bello vivere perché vivere è cominciare, sempre in ogni istante.</p>
<p>In realtà, forse è da quello spazio vuoto che decisi di riempire, che ha avuto inizio la mia esperienza in Germania.<br />
Serwar, il ragazzo Kurdo che si era affacciato dalla sua stanza, incuriosito della presenza di una giovane italiana, si offrì di cedermi il suo materasso, lui avrebbe dormito sul tappeto, mi spiegò che in Kurdistan rientra nella loro cultura. Quel gesto non lo dimenticherò mai, un giovane ragazzo della mia età appena conosciuto, proveniente dal lontano Oriente, un paese sicuramente non fortunato come il mio nella difficoltà mi aveva offerto tutto quello che poteva offrirmi in quel momento.</p>
<p>Ringraziai della disponibilità, risposi di non preoccuparsi, perchè sarei ritornata non appena il Signor Fontana avrebbe trovato un letto anche per me. Tornai in ostello per l’ultima notte e il mattino seguente traslocai in quella che fu “la mia casa” in Germania, mi piace definirla con questa espressione, perché mi sono sentita veramente accolta fin dal primo giorno.</p>
<p>Mi mancano tanto i miei amici Jusef e Serwar, mi aspettavano impazienti la sera dalla finestra, la cena pronta sul tavolo, il posto apparecchiato anche per me, contenti di farmi assaggiare i loro tipici piatti Kurdi, provavo grande tenerezza nei loro confronti, quella tristezza che spesso leggevo nei loro occhi, mi lasciava senza parole era come se la povertà del loro paese di origine continuasse a vivere dentro di loro.</p>
<p>Dentro di me, seppur consapevole che avrei potuto trovare una casa più comoda, non ho mai avuto il coraggio di abbandonare quella che è stata la mia seconda famiglia, era bello sentire il calore del focolare domestico in quella fredda atmosfera tedesca.</p>
<p>Quando i miei due amici invitavano anche i loro amici di altre nazionalità, mi sentivo avvolta in un universo senza confini, un magico incontro di culture, persone e mondi, così distanti ma così vicini.</p>
<p>Non dimenticherò mai il giorno della mia partenza, sentivo Serwer scappare continuamente in bagno. La sera prima era uscito con due suoi amici tedeschi e avevano bevuto, quando mi recai in cucina per salutalo era seduto su una sedia con la testa poggiata sul tavolo, lo guardai e gli dissi che lui non poteva imitare i ragazzi tedeschi, perché lui apparteneva ad un altro mondo.</p>
<p>Serwer mi abbracciò forte e guardandomi con occhi gonfi di lacrime, rispose queste parole: “Beata te, tu sei Italiana, tu puoi tornare in Italia, io non potrò mai tornare al mio paese”.</p>
<p>Alcune frasi le capisci solo con il tempo, quando ripensando ai tuoi vissuti, comprendi che la nostalgia, che si vive durante lunghi periodi di permanenza lontano dalla tua terra, non è solo dell’emigrante che ha costruito una rete di relazioni e di identità nel nuovo mondo, la nostalgia riguarda luoghi mai visti e radici negate.</p>
<p>L’esperienza d’insegnamento nella scuola tedesca non è stata facile, il sistema scolastico in Germania è molto selettivo per non definirlo classista, questo aspetto, infatti, rende estremamente difficile la promozione sociale di chi parte da condizioni culturali svantaggiate, e in molti casi a scuola i figli delle famiglie italiane hanno molte difficoltà.<br />
Spesso, perché non parlano o non capiscono il tedesco, o perché parlano un tedesco dialettale e sgrammaticato, così finiscono per essere confinati nelle scuole che non danno accesso all’università.</p>
<p>Dalla mia esperienza ho percepito la sensazione di precarietà degli alunni italiani dovuta ad un’integrazione forse non avvenuta completamente pur essendo molti degli alunni cittadini tedeschi a pieno titolo. In diverse classi, ho avuto la sensazione che per alcuni, l’insegnamento della lingua italiana è percepito in maniera sbagliata, come se rappresenti solo un obbligo imposto dai genitori.</p>
<p>Mi è capitato di assistere a dialoghi in classe tra fratello e sorella che si esprimevano in tedesco, come se, oltre alla mancanza d’interesse esistesse un muro, un rifiuto che forse nasce da un bisogno di farsi accettare dagli altri ragazzi tedeschi.</p>
<p>Per questi ragazzi, figli di italiani, sentirsi integrati a tutti gli effetti all’interno della scuola tedesca spesso, vuol dire annullare la propria identità, vuol dire recidere i legami con le loro origini.</p>
<p>Un problema serio, che ho cercato di risolvere coinvolgendo i genitori, affinché con il loro aiuto in qualche modo, riuscissi ad aprire un dialogo tra padri e figli, alla luce di un rapporto più adulto ed evoluto.</p>
<p>Ho cercato di insegnare ai bambini, di smettere di pensare in categorie rigide ed impermeabili, di non curarsi dei pregiudizi, ma di sentirsi persone come gli altri, alle quali anzi è stato affidato un compito importante conservare il patrimonio culturale e linguistico del loro paese di origine.</p>
<p>Con questa visione ho spiegato come la lingua madre meglio consente di apprendere la lingua straniera, perchè costituisce la pietra miliare della propria identità etnica, e soprattutto oggi nello scenario attuale nell’ambito dell’Unione Europea, sarà per loro utile in futuro.</p>
<p>Ognuno di noi è una somma di identità, non ci esauriamo in una sola appartenenza: siamo spugne, pronte ad acquisire radici nuove che si intrecciano alle radici vecchie.</p>
<p>Tutti, consapevoli o meno, ci costruiamo nell’arco della vita un’identità. Essa, trae origine dal luogo o dai luoghi in cui si è vissuti, dalla fanciullezza, dalla famiglia, dall’educazione, dai maestri, dai compagni, dagli amici, dalle consuetudini, dalla lingua che si parla, dall’ambiente della scuola, del lavoro e dello svago, dai rapporti sociali, dal grado di integrazione con gli altri.</p>
<p>L’identità, si costruisce giorno per giorno e crea in ciascuno una mappa di persone e di luoghi, di rapporti con l’ambiente esterno, che indirizzano la propria vita e ne condizionano i comportamenti. L’identità è un’ancora, una boa, un riferimento indispensabile per non sentirsi perduti, estranei, alieni. La crisi identitaria, vissuta dagli emigranti in terra straniera è percettibile nella lenta, inesorabile deprivazione verbale che si instaura in chi è sempre sul confine tra lingua madre, lingua nazionale e lingua della comunicazione socializzata.</p>
<p>Gli italiani residenti all’Estero devono sentirsi più ricchi culturalmente, in quanto portatori di un patrimonio di conoscenze originario, e ripensando alla propria identità anche attraverso la memoria, dovrebbero riuscire a ricomporre pian piano i pezzi della propria famiglia, che si ricollegherà naturalmente al paese e all’intera comunità d’origine.</p>
<p>In questo modo, in ciascun emigrante, avrà origine una sorta di antropologia soggettiva, che non è consapevolezza dello sradicamento, ma è capacità critica dell&#8217;importanza della memoria delle origini, della centralità della cultura e del riscatto come bisogno concreto della comunità migrante.</p>
<p>Ho insegnato la lingua e la cultura italiana fin dal primo giorno con l’entusiasmo di chi crede nel profondo valore dello scambio culturale, nelle mie intenzioni c’è sempre stata la voglia di tornare in Italia con un bagaglio più ricco di conoscenze, così ho cercato di mettere ogni giorno, tutto l’impegno e l’amore che ho per il mio lavoro.</p>
<p>In alcuni momenti, non è stato semplice, potrei definirla veramente un’importante palestra di vita, e se l’imprevedibilità e il peso della precarietà che viviamo nell’attuale mondo della scuola, mi ha portato via dall’Italia, offrendomi questa opportunità, mi reputo fortunata per essermi sentita a volte, come un punto di riferimento per una ristretta comunità d’italiani che vive in un piccolo angolo di mondo.</p>
<p>Oggi ancora più di prima, ho imparato che bisogna stare al passo con i tempi, a tal punto che nell’era dell&#8217;insegnamento nel mondo globale, alla professione dell’insegnante sono richieste: maggiori competenze in tutti i campi del sapere è necessaria una forte dedizione allo scambio e al confronto oltre ad una grande capacità di riuscire con determinazione a vincere le nuove sfide.</p>
<div id="attachment_5877" class="wp-caption aligncenter" style="width: 510px"><a href="http://www.italiansinfuga.com/2009/05/22/10-motivi-per-imparare-il-tedesco/"><img class="size-full wp-image-5877" title="10 motivi per imparare il Tedesco" src="http://www.italiansinfuga.com/wp-content/uploads/2011/08/Lago-Costanza.jpg" alt="10 motivi per imparare il Tedesco" width="500" height="375" /></a><p class="wp-caption-text">10 motivi per imparare il Tedesco</p></div>
<p style="text-align: center;">Foto: <a href="http://www.flickr.com/photos/12615511@N08/">ntn6</a> su Flickr</p>
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		<title>Insegnare italiano in Turchia, quasi per caso</title>
		<link>http://www.italiansinfuga.com/2011/07/24/insegnare-italiano-in-turchia-quasi-per-caso/</link>
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		<pubDate>Mon, 25 Jul 2011 01:09:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Aldo Mencaraglia</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Turchia]]></category>
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		<description><![CDATA[Laura Bilanceri insegna italiano in Turchia. La destinazione è stata scelta (quasi) dal caso e la sua conoscenza del turco era nulla! Ecco la sua storia. Cosa hai studiato in Italia? In Italia ho studiato Lingue e Letterature straniere, vecchio ordinamento, presso l&#8217;Università degli Studi di Firenze. Mi sono laureata in Lingue e Letterature Portoghese [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h1>Laura Bilanceri insegna italiano in Turchia.</h1>
<p>La destinazione è stata scelta (quasi) dal caso e la sua conoscenza del turco era nulla! Ecco la sua storia.</p>
<p><strong>Cosa hai studiato in Italia?</strong></p>
<p>In Italia ho studiato Lingue e Letterature straniere, vecchio ordinamento, presso l&#8217;Università degli Studi di Firenze. Mi sono laureata in Lingue e Letterature Portoghese e Brasiliana. Dopo un periodo di tempo trascorso a Lisbona, ho deciso di tornare in Italia e di iniziare un Master in Didattica dell&#8217;<strong>Italiano</strong> come Lingua Seconda organizzato dall&#8217;Università degli Studi di Padova.</p>
<p><strong>Cosa ti ha portato in Turchia?</strong></p>
<p>Giunta al termine del Master, volevo fare un&#8217;esperienza lavorativa all&#8217;estero nell&#8217;ambito dell&#8217;<strong>insegnamento</strong> dell&#8217;<strong>italiano</strong>, così ho iniziato a inviare il mio <a title="Scrivere il CV in Inglese" href="http://www.italiansinfuga.com/scrivere-il-cv-in-inglese/" target="_blank"><strong>CV</strong></a> a tutti gli <a title="Istituti Italiani di Cultura" href="http://www.ilsegnalibro.com/iic_online.html" target="_blank"><strong>Istituti Italiani di Cultura</strong></a> del mondo. La maggior parte degli IIC non mi ha risposto, molti mi hanno dato risposte negative, qualcuno mi ha detto che mi avrebbe fatto sapere e la sola risposta positiva l&#8217;ho ricevuta dall&#8217;Istituto di Cultura di <strong>Ankara</strong>. A quel punto, ho accettato subito la proposta e sono partita alla volta della capitale turca.</p>
<p><strong>Che conoscenza della lingua avevi prima di partire?</strong></p>
<p>Nessuna.</p>
<p><strong>Com&#8217;è stato l&#8217;impatto con la Turchia?</strong></p>
<p>Scioccante. <strong>Ankara</strong> non è una città facile in cui vivere per uno straniero che non parla il turco. È una città di 5 milioni di abitanti, situata nel mezzo della steppa anatolica a 800 km dal mare, senza un corso d&#8217;acqua che la attraversi e dal clima continentale (inverni freddi ed estati calde). È la capitale governativa del Paese, abbastanza conservatrice e con pochi stranieri in giro, se si tralasciano coloro che lavorano nelle ambasciate. I primi tempi mi sono sentita un&#8217;aliena, data la mia difficoltà nel comunicare con gli autoctoni. Se non sono scappata a gambe levate devo solo ringraziare le mie colleghe-compagne di casa di allora che mi hanno aiutato in un modo incredibile. Poi, ho iniziato a seguire un corso di lingua turca e le cose sono andate un po&#8217; meglio.</p>
<p>Ma il salto di qualità l&#8217;ho fatto trasferendomi da Ankara a <a title="Smirne" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Smirne" target="_blank">Smirne</a>. Smirne è la terza città della <strong>Turchia</strong>, si trova sulla costa egea e ha moltissimi contatti con l&#8217;Italia, grazie anche alla forte presenza della comunità levantina. Qui a Smirne l&#8217;<strong>italiano</strong> viene <strong>insegnato</strong> in un liceo <strong>italiano</strong>, in molte università sia pubbliche che private e presso il Centro Culturale Italiano.</p>
<p><strong>Quant&#8217;è il costo della vita?</strong></p>
<p>Dipende dalla città in cui si vive. A Istanbul possiamo dire che il costo della vita è paragonabile alle grandi capitali europee. Qui a Smirne è un po&#8217; inferiore e con il mio stipendio posso permettermi di vivere da sola in un appartamento nel centro della città, uscire ogni tanto fuori, insomma fare una vita normale.</p>
<p><strong>Consigli per chi vuole seguire le tue orme?</strong></p>
<p>Tanta pazienza, tenacia e spirito di adattamento.</p>
<p>Siti web da consigliare.</p>
<p><a title="Istituti Italiani di Cultura nel mondo" href="http://www.esteri.it/MAE/IT/Ministero/LaReteDiplomatica/Istituti_Cultura/default.htm" target="_blank"> La rete degli Istituti Italiani di Cultura nel mondo</a></p>
<p><a title="Societa' Dante Alighieri" href="http://www.ladante.it/" target="_blank">Società Dante Alighieri</a></p>
<p><a title="Insegnare Italiano a Stranieri" href="http://www.insegnareitaliano.blogspot.com/" target="_blank">Insegnare Italiano a stranieri</a></p>
<p>Su Facebook:</p>
<p>Gruppo &#8220;<a href="http://www.facebook.com/groups/lavoroitaliano" target="_blank">Offerte di Lavoro insegnanti di Italiano L2/LS</a>&#8221; su invito.</p>
<p>Gruppo: <a href="http://www.facebook.com/groups/31872663604" target="_blank">ITALIANO PER STRANIERI</a></p>
<p><strong>Grazie Laura e buon proseguimento in Turchia!</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<div id="attachment_5627" class="wp-caption aligncenter" style="width: 601px"><a href="http://www.italiansinfuga.com/insegnare-italiano/"><img class="size-full wp-image-5627" title="Insegnare Italiano" src="http://www.italiansinfuga.com/wp-content/uploads/2011/07/turkey-flag.jpg" alt="Insegnare Italiano" width="591" height="444" /></a><p class="wp-caption-text">Insegnare Italiano</p></div>
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		<title>Figlia di emigranti in Argentina che ama insegnare l’italiano</title>
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		<pubDate>Fri, 01 Jul 2011 10:48:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Aldo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Argentina]]></category>
		<category><![CDATA[Italiansinfuga]]></category>
		<category><![CDATA[insegnare]]></category>
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		<description><![CDATA[Andrea (Fabiana) Mitidieri è figlia di emigranti in Argentina ma ama insegnare italiano a stranieri dopo aver completato gli studi universitari in Italia. Adesso sta insegnando in Argentina ma sogna di fare un&#8217;esperienza in Brasile. Come e perché è arrivata la tua famiglia in Argentina? I miei genitori sono calabresi, mio padre di Laino Borgo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h1><a title="Andrea Mitidieri" href="http://ar.linkedin.com/pub/andrea-mitidieri/14/62/586" target="_blank">Andrea (Fabiana) Mitidieri</a> è figlia di emigranti in Argentina ma ama insegnare italiano a stranieri dopo aver completato gli studi universitari in Italia. Adesso sta insegnando in Argentina ma sogna di fare un&#8217;esperienza in Brasile.</h1>
<p><strong>Come e perché è arrivata la tua famiglia in Argentina?</strong></p>
<p>I miei genitori sono calabresi, mio padre di Laino Borgo (CS) e mia madre di Monterosso Calabro(VV). Hanno lasciato l’Italia quando erano ancora piccoli dopo la II guerra mondiale.</p>
<p>Mio padre, che si chiamava Salvatore, è partito da piccolo con sua madre e fratelli, verso il Perù, paese dove mio nonno aveva fatto radici e aveva intrapreso un negozio di curtiembre (conceria). In Perù ha fatto la scuola secondaria, invece gli studi universitari li ha intrapresi in <strong>Argentina</strong>, a La Plata. In questa città i miei si sono conosciuti frequentando il <strong>Circolo Italiano</strong>.</p>
<p>Mia madre, che si chiama Genoveffa e ha adesso 77 anni, era anche lei partita dall’Italia da giovane per vivere con la famiglia dello zio materno. Tutt’e due hanno dovuto imparare velocemente la lingua spagnola per questioni di studio e di lavoro. I primi tempi sono stati duri, e così per tutti coloro che hanno scelto di partire lasciando dietro la famiglia, la terra e la propria cultura. A quell’epoca si viaggiava in nave, di solito in seconda classe ed era una scelta per sempre.</p>
<p><strong> </strong></p>
<div id="attachment_5294" class="wp-caption alignleft" style="width: 90px"><a href="http://www.italiansinfuga.com/wp-content/uploads/2011/06/Andrea-Mitidieri.jpg"><img class="size-full wp-image-5294" title="Andrea Mitidieri" src="http://www.italiansinfuga.com/wp-content/uploads/2011/06/Andrea-Mitidieri.jpg" alt="Andrea Mitidieri" width="80" height="80" /></a><p class="wp-caption-text">Andrea Mitidieri</p></div>
<p><strong>Ci descrivi il crescere in Argentina come figlia di emigranti italiani? </strong></p>
<p>Nei primi anni di formazione elementare ho frequentato una scuola bilingue dove ho sentito molto parlare dell’Italia e dove mi hanno insegnato le prime parole e le prime canzoni nella lingua di Dante. Purtroppo, per diversi questioni, alla terza elementare ho dovuto cambiare scuola. All’inizio ero contenta perché avevo meno ore di studio ma poi con il tempo mi è dispiaciuto l’aver perso il contatto con la lingua italiana, contatto che  ho ripreso molto dopo, ai 15 anni quando ho iniziato a frequentare i corsi di lingua e cultura presso il comitato locale dell’Associazione Dante Alighieri.</p>
<p>Sentivo già da allora di appartenere ad una comunità di immigranti perché spesso i miei mi portavano a diversi riunioni che organizzava il circolo monterossino di La Plata. In particolar modo mi ricordo della messa e della festa dedicata alla Madonna protettrice di Monterosso, durante il mese di luglio. Inoltre ricordo i compaesani che venivano a casa a chiacchierare con la mamma in una lingua sconosciuta (dialetto) ma che poi piano piano cominciò ad essere sempre di più comprensibile. Anche da piccola ho partecipato a qualche sfilata con i vestiti tipici durante i festeggiamenti per il giorno dell’immigrante. In definitiva, mi sono sentita sempre molto legata all’Italia e all’Italianità.</p>
<p><strong>Perché hai pensato di andare a studiare in Italia?</strong></p>
<p>Ho sempre voluto studiare in Italia, da quando ci ho messo piede per prima volta all’età di quattordici anni in un viaggio organizzato da mio padre per farci (a me e ai miei fratelli) conoscere la nostra famiglia italiana (zii e cugini).</p>
<p>Negli anni 90 ho vinto una borsa di studio per fare il corso superiore (di 4 mesi) presso l’Università per Stranieri Dante Alighieri di Reggio Calabria, da dove sono tornata molto entusiasta per quell’esperienza che, per prima volta, all’età di 20 anni, mi aveva permesso di fare contatto con dei miei coetanei di diverse nazionalità, lingua e mentalità. Da allora non avevo mai smesso di pensare a ritornarci e poi, arrivato il 2009, grazie ad un altra borsa di studio concessami dal MAE sono ritornata in Italia, stavolta all’Università per Stranieri di Perugia, dove ho frequentato e superato con profitto il corso superiore di lingua italiana, della durata di sei mesi, con un voto di 29/30. Ma il mio più grande desiderio era quello di fare un corso universitario in Italia che mi permettesse di <strong>insegnare</strong> la lingua e la cultura italiana.</p>
<p><strong>Ci descrivi i tuoi studi universitari in Italia?</strong></p>
<p>Allora quel momento arrivò, dopo un’attesa di 10 anni, nell’2002. Grazie a diverse coincidenze e anche alla velocità con cui le informazioni viaggiavano (e viaggiano tutt’ora) ho saputo di un bando di concorso per una borsa di studio per fare la laurea triennale in “Lingua e Cultura Italiana, insegnamento dell’italiano a stranieri”, presso l’Università per Stranieri di Siena. Non ho perso un secondo e ho inviato tutti i miei documenti all’università. Dopo qualche settimana ho ricevuto la notizia di aver vinto uno dei 6 posti disponibili e ad ottobre di quell’anno sono partita verso l’Italia.</p>
<p>Siena è piccola e tranquilla, ideale per studiare qualsiasi carriera, e inoltre non manca l’offerta di spettacoli culturali, specialmente nei mesi primaverili ed estivi. In questa città ho conosciuto tantissime persone meravigliose – italiani e stranieri come me- che tutt’ora fanno parte della mia vita. Nell’anno 2006 mi sono laureata con 110/110 e lode e poi mi sono iscritta al corso di laurea Specialistica in “Lingue Moderne e Studi Interculturali” presso l’Università degli Studi di Siena.</p>
<p>Mi dispiace dire che non ho potuto finire la laurea specialistica per questioni economiche, però ho il sogno nel cassetto di ritornare per completare quel percorso che mi ha dato tante soddisfazioni (mi mancano solo 5 esami e la tesi). Lo studio delle lingue straniere è una mia passione già da adolescente, insieme a quello dei viaggi. Essere in contatto con altre culture e altre mentalità è affascinante. Poi in Italia ho preso il mio unico vizio della mia vita, sono diventata dipendente dal caffè espresso e dal cappuccino italiano e ora mi mancano tantissimo.</p>
<p><strong>Dove andasti prima di tornare in Argentina?</strong></p>
<p>Prima di ritornare in <strong>Argentina</strong> ad aprile 2009 ho fatto un’esperienza di un anno e mezzo in Scozia. Perché lì? Non è facile spiegare le decisioni che si prendono solo per un battito del cuore. In Inghilterra avevo già fatto un’esperienza a Portsmouth lavorando sui traghetti che fanno la rotta Portsmouth – Le Havre, e avevo fatto qualche corso di lingua inglese a Londra. Volevo una sfida più grande, e della Scozia avevo sentito parlare solo positivamente.</p>
<p>Allora ero incuriosita di come sarebbe la vita nelle mitiche Highlands e a luglio dell’anno 2008 sono partita con molto entusiasmo per Edinburgh. All’inizio è stato difficile per via dell’accento scozzese che non mi permetteva di capire bene, ma poi me ne sono abituata e per fortuna ho trovato lavoro abbastanza velocemente, dopo solo un mese di intensa ricerca. La burocrazia è quasi inesistente e questa è stata la cosa più sorprendente. Non ci ho messo quasi niente ad avere il National Insurance Number e con il passaporto italiano non avevo bisogno né di più permessi né di nient’altro. La paga era buona ma il lavoro presso il call center era noioso.</p>
<p>Perciò non smettevo mai di cercare qualcos’altro e qualche mese dopo mi sono trovata a fare la receptionist in un albergo in Princess Street (la strada commerciale per eccellenza) che si affacciava sul castello e il centro storico. Era un lavoro part-time che mi impegnava solo due pomeriggi durante il fine settimana, ma mi permetteva di pagare l’affitto e le bollette e anche di imparare sulla mentalità e i costumi degli scozzesi. All’inizio era stressante perché spesso non capivo bene se parlavano veloce o con un accento diverso (quello di Glasgow è tutt’una sfida!) e quindi dovevo aprire bene le orecchie per non sbagliare la prenotazione.</p>
<p>E’ stata un’esperienza intensa ma da cui ho imparato tantissimo, e di cui mi sento molto soddisfatta. Inoltre, siccome con quel lavoro non ce la facevo ad arrivare alla fine del mese, ho trovato un altro lavoretto come commessa part-time presso uno shopping center, anche a Princes Street. Qui il lavoro era completamente diverso ma sempre un’esperienza apprezzabile, dove alla fine mi sono fatta amica di tutti, perfino della mia manager, che mi ha preso subito dopo il primo colloquio e non se ne è mai pentita. E’ stata una grande soddisfazione quando il mio ultimo giorno di lavoro allo shopping ho sentito dire da lei che era molto contenta del mio lavoro e che le dispiaceva perdere una persona come me. Ma dopo un anno e mezzo desideravo prendere un’altra strada, più vicina ai miei studi, e così sono tornata in <strong>Argentina</strong> per fare un tirocinio come <strong>insegnante di italiano</strong> a stranieri.</p>
<p><strong>Come hai fatto a trovare il tuo attuale lavoro di insegnante di italiano?</strong></p>
<p>Nel mio caso non è stato difficile perché mi sono rivolta al comitato Dante Alighieri dove avevo studiato da adolescente e dove avevo frequentato 4 anni di lingua. Durante gli anni trascorsi a Siena, quando tornavo a visitare la famiglia in <strong>Argentina</strong>, facevo sempre un salto per salutare la direttrice e raccontare della mia esperienza. Non avevo mai perso del tutto il contatto con loro. E così, dopo la mia esperienza scozzese ero desiderosa di iniziare ad insegnare e l’Associazione Dante Alighieri di La Plata mi propose di fare un tirocinio presso di loro. Certamente ho approfittato di questa opportunità e durante l’anno accademico 2010 ho insegnato a bambini, adolescenti e adulti, tutti principianti. E inoltre ho fatto quasi un centinaio di ore di supplenze in corsi di diverso livello, da A1 a B2. Tutt’oggi continuo a fare lezioni presso quest’associazione.</p>
<p><strong>Dove vuoi andare in futuro?</strong></p>
<p>A dire il vero non sono molto d’accordo con chi sostiene che l’<strong>Argentina</strong> rappresenti un’ottima inversione. Diciamo che dipende da cosa si ha in mano, da cosa si vuole fare. Nel mio caso come docente lo stipendio è molto basso e per pagare l’affitto e le spese ho dovuto fare altri lavoretti part-time che mi hanno tolto la tranquillità necessaria per preparare le lezioni con tempo. Specialmente se sei alle prime armi, devi cercare altri materiali, dialoghi, giochi, canzoni. Ma se devi fare un altro lavoro per riuscire ad arrivare alla fine del mese, non è la situazione ideale. Non so come sia il contesto in altre città argentine, posso parlare solo per via della mia esperienza. Lo stipendio è molto basso qui e l’inflazione molto alta. Ufficialmente il governo non vuole ammettere l’inflazione, ma chi va al supermercato lo sa benissimo che i prezzi salgono costantemente. Per ciò un motivo per ripartire sarebbe quello economico. Ma non solo, anche la violenza per via della situazione economica non cala mai, anzi, ho la sensazione che sia in aumento come l’inflazione. Inoltre vorrei fare un’altra esperienza di lavoro all’estero perché la mia natura mi porta a cercare il contatto con nuove culture e ad affrontare nuove sfide. Adorerei trasferirmi in Brasile, paese che mi affascina da piccola, da quando ci andavamo a fare vacanza in famiglia durante l’estate. A Sao Paolo, per esempio, la comunità italiana è molto grande, il carattere del popolo molto allegro e il clima decisamente migliore di qui. Ho ripreso lo studio del portoghese con più serietà, nonostante abbia superato un esame di lingua portoghese (livello principiante) quando frequentavo l’Università degli Studi di Siena. Bisogna che mi dia molto da fare per imparare questa lingua tanto vicina a noi però giustamente anche difficile da parlare bene. Ma le sfide non mi hanno mai messo paura.</p>
<p><strong>Per concludere e per curiosità, com’è che ti chiami Andrea?</strong></p>
<p>In Argentina come in tutti i paesi di lingua spagnola il nome Andrea è femminile. La versione maschile è invece “Andrés”. Perciò, per non fare confusione, mentre vivevo in Italia mi facevo chiamare “Fabiana” che è il mio secondo nome e che mi piace (di) più del primo. Quindi  in Italia i miei amici mi chiamano tutti Fabiana.</p>
<p><strong>Grazie Andrea (Fabiana) ed in bocca al lupo!</strong></p>
<p><strong>Chi di voi conosce persone a San Paolo che abbiano bisogno di un&#8217;insegnante di italiano?</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<div id="attachment_5296" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://www.italiansinfuga.com/2008/11/26/emigrare-in-argentina-nel-nuovo-millennio/"><img class="size-medium wp-image-5296" title="Emigrare in Argentina nel nuovo millennio" src="http://www.italiansinfuga.com/wp-content/uploads/2011/07/argentina-300x180.jpg" alt="Emigrare in Argentina nel nuovo millennio" width="300" height="180" /></a><p class="wp-caption-text">Emigrare in Argentina nel nuovo millennio</p></div>
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		<title>Aspetti pratici dell’insegnare italiano all’estero</title>
		<link>http://www.italiansinfuga.com/2011/06/26/aspetti-pratici-dellinsegnare-italiano-allestero/</link>
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		<pubDate>Mon, 27 Jun 2011 04:31:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Aldo</dc:creator>
				<category><![CDATA[insegnare]]></category>
		<category><![CDATA[estero]]></category>
		<category><![CDATA[italiano]]></category>

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		<description><![CDATA[Roberta Barazza conclude la sua panoramica con alcuni aspetti pratici riguardanti l&#8217;insegnare italiano all&#8217;estero. Quanto si può guadagnare più o meno? Da niente a poco, da molto a moltissimo. Chi va a fare corsi di italiano all&#8217;estero come Visiting Professor in USA guadagna molto. Negli articoli precedenti ho indicato qualche salario invece non molto alto ma [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h1><a title="Insegnare Italiano all'estero Roberta Barazza" href="http://insegnareitaliano.blogspot.com/" target="_blank">Roberta Barazza</a> conclude la sua panoramica con alcuni aspetti pratici riguardanti l&#8217;insegnare italiano all&#8217;estero.</h1>
<p><strong>Quanto si può guadagnare più o meno?</strong></p>
<p>Da niente a poco, da molto a moltissimo. Chi va a fare corsi di <strong>italiano all&#8217;estero</strong> come Visiting Professor in USA guadagna molto. Negli articoli precedenti ho indicato qualche salario invece non molto alto ma che può costituire l&#8217;inizio di ulteriori attività all&#8217;estero.</p>
<p><strong>Che orari lavorativi sono tipici?</strong></p>
<p>In Cina facevo sulla trentina di ore la settimana. In USA 10-12 ma avevo l&#8217;obbligo anche di studiare per sostenere esami di corsi post-laurea. Il lavoro era molto intenso. In Lituania, con il Comenius, l&#8217;orario era molto flessibile e part-time rispetto all&#8217;insegnamento in Italia. A me bastava recarmi nella scuola superiore dove ho <strong>insegnato</strong>, tre giorni la settimana per 4-5 ore al giorno. Nel centro linguistico a Luksor facevo poche ore la settimana, ma era volontariato. In Macedonia erano sulle 15 ore la settimana. Insomma un orario da insegnanti o da assistenti di lingua, che non è tempo pieno vero e proprio ma che implica anche il lavoro a casa di preparazione, revisione compiti, collaborazione per programmi e attività culturali.</p>
<div id="attachment_5217" class="wp-caption aligncenter" style="width: 603px"><a href="http://www.italiansinfuga.com/2010/01/06/come-fare-per-insegnare-allestero/"><img class="size-full wp-image-5217" title="Come fare per insegnare all'estero" src="http://www.italiansinfuga.com/wp-content/uploads/2011/06/study.jpg" alt="Come fare per insegnare all'estero" width="593" height="339" /></a><p class="wp-caption-text">Come fare per insegnare all&#39;estero</p></div>
<p><strong>Quali qualità personali bisogna avere per andare ad insegnare italiano all&#8217;estero?</strong></p>
<p>Amare il lavoro di insegnamento che è anche attività di studio e ricerca, essere preparati e competenti o, per i principianti, disposti a imparare e migliorarsi, essere interessati al paese in cui si insegna e curiosi di conoscerlo, ritenere importante il fatto che tramite il proprio lavoro si costituiscono legami tra persone e tra popoli.</p>
<p><strong>Hai dei siti web da consigliare per raccogliere ulteriori informazioni o trovare annunci di lavoro?</strong></p>
<p>Molto utile e vivace è l&#8217;Agorà di <a title="Agorà Dante Alighieri" href="http://www.dantealighieri.net/forum/forum.php" target="_blank">www.dantealighieri.net </a></p>
<p>Il mio <a title="Insegnare Italiano" href="http://www.insegnareitaliano.blogspot.com/" target="_blank">blog</a> contiene offerte di lavoro ma lo aggiorno quando posso.</p>
<p>La <a href="http://w3.uniroma1.it/studiorientali/Bacheca_output.asp?userid=shugl02" target="_blank">bacheca</a> del dipartimento di studi orientali di Roma 1 contiene a volte annunci interessanti.</p>
<p>Ma poi andrei sui siti con offerte di lavoro dei singoli paesi. Io frequento soprattutto il mondo di lingua inglese e consiglio:</p>
<p><a title="Chronicle" href="http://chronicle.com/section/Jobs/61/" target="_blank">www.chronicle.com</a><br />
<a title="Career Builder" href="http://www.careerbuilder.com/" target="_blank"> www.careerbuilder.com</a><br />
<a title="Jobs" href="http://www.jobs.ac.uk/" target="_blank"> www.jobs.ac.uk</a><br />
<a title="Academics" href="http://www.academics.de/" target="_blank"> www.academics.de</a><br />
<a title="Monster" href="http://www.monster.com/geo/siteselection" target="_self"> www.monster.com</a><br />
<a title="Emagister" href="http://www.emagister.it/" target="_blank"> www.emagister.it</a> (per cercare corsi per specializzarsi in questo campo)</p>
<p>Si cerchi anche semplicemente in www.google.com con parole chiave come &#8217;job teach italian&#8217; o nelle varie lingue che interessano.</p>
<p>Può servire il sito delle ambasciate e dei consolati italiani all&#8217;estero.</p>
<p><strong>Qualsiasi altro consiglio possa essere utile agli aspiranti emigranti&#8230;.</strong></p>
<p>Non demordere. Non basta mandare due o tre <a title="Scrivere il CV in Inglese" href="http://www.italiansinfuga.com/scrivere-il-cv-in-inglese/" target="_blank"><strong>CV</strong></a> per trovare lavoro.<br />
Cercare lavoro in internet dovrebbe essere un&#8217;occupazione full time finchè &#8230; non trovate lavoro.</p>
<p><strong>Grazie Roberta!</strong></p>
<p><strong>Se vi interessa insegnare italiano nel Regno Unito, prendete in considerazione la lista di &#8216;<a title="Contatti per insegnare italiano nel Regno Unito" href="http://www.italiansinfuga.com/insegnare-italiano/" target="_blank">Contatti per insegnare italiano nel Regno Unito</a>&#8216;!</strong></p>
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		<title>Che tipi di posizioni di insegnamento all’estero sono disponibili?</title>
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		<pubDate>Sat, 25 Jun 2011 00:29:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Aldo</dc:creator>
				<category><![CDATA[insegnare]]></category>

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		<description><![CDATA[Roberta Barazza ci offre una panoramica sulle posizioni di insegnamento all&#8217;estero disponibili agli Italiani. Ci sono varie posizioni: scuole di lingue private, associazioni culturali, università, scuole pubbliche, università popolari come le Volkshochschulen in Germania, centri linguistici &#8230; A me è capitato anche una breve vacanza in Francia, nei Midi-Pyrénées, dove sono stata ospitata da una [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h1><a title="Insegnare Italiano a Stranieri Roberta Barazza" href="http://insegnareitaliano.blogspot.com/" target="_blank">Roberta Barazza</a> ci offre una panoramica sulle posizioni di insegnamento all&#8217;estero disponibili agli Italiani.</h1>
<p>Ci sono varie posizioni: scuole di lingue private, associazioni culturali, università, scuole pubbliche, università popolari come le Volkshochschulen in Germania, centri linguistici &#8230;</p>
<p>A me è capitato anche una breve vacanza in Francia, nei Midi-Pyrénées, dove sono stata ospitata da una famiglia che voleva un&#8217;<strong>insegnante</strong> di italiano in cambio di ospitalità.</p>
<p>Racconto un po&#8217; di me così mi è più facile dare risposte concrete.</p>
<p>Ho fatto una breve esperienza in Messico in una Dante Alighieri, ma ci sembrava che il salario non fosse adeguato e io e la mia collega di Arezzo ce ne siamo andate prima di quanto stabilito. Fare attenzione al costo della vita quando si parte.</p>
<p>Per un anno accademico ho <strong>insegnato</strong> in un&#8217;università americana privata in Macedonia. Ho master ma non dottorati, quindi è possibile candidarsi nelle università anche senza dottorato.</p>
<p>Per un altro anno accademico ho <strong>insegnato</strong> italiano in un&#8217;università in Indiana, USA. Era previsto nel contratto l&#8217;obbligo di frequentare dei corsi post-laurea, master o dottorati. In ogni caso il salario bastava per sopravvivere, pur frequentando quei corsi: non era un granché, 1000 dollari al mese per 9 mesi. Ma l&#8217;affitto che pagavo per una casetta indipendente era meno di quanto pago ora in Italia, sui 400 dollari.</p>
<p>Ho poi insegnato in Cina per quasi quattro mesi: inglese, non italiano. A quel tempo, 2004, c&#8217;era una grandissima richiesta di insegnanti di inglese. Forse anche ora. Alla Cina interessavano i contatti con l&#8217;Occidente, e richiedevano moltissimi insegnanti. Lì lo stipendio era qui 500 euro al mese ma il costo della vita era bassissimo e non dovevo pagare un piccolo appartamento nel campus delle scuole.</p>
<div id="attachment_5194" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://www.italiansinfuga.com/2010/01/06/come-fare-per-insegnare-allestero/"><img class="size-medium wp-image-5194" title="Come fare per insegnare all'estero" src="http://www.italiansinfuga.com/wp-content/uploads/2011/06/world-map2-300x212.jpg" alt="Come fare per insegnare all'estero" width="300" height="212" /></a><p class="wp-caption-text">Come fare per insegnare all&#39;estero</p></div>
<p>Tanto per dare un&#8217;idea dei costi: ho attraversato la Cina in treno dall&#8217;estremo nord (Suifehne, che si trova a una decina di km da Vladivostok, oltre al confine con la Russia) all&#8217;estremo sud (Liuzhou, vicino al confine con Vietnam) e il viaggio mi è costato solo circa 50 euro. Per un pranzo nella mensa scolastica pagavo meno di un euro.</p>
<p>Lo stipendio in Macedonia era sui 700 euro al mese. Più che sufficiente a quel tempo, 2005/6, per pagarsi anche l&#8217;appartamento in affitto.</p>
<p>Aggiungerei, tra le possibili esperienze a cui candidarsi, le borse di studio del Ministero Esteri. Le nuove usciranno in ottobre con varie date di scadenza a seconda dei vari paesi.</p>
<p>Sono piuttosto scarse in termini economici ma possono essere interessanti e aprire a nuovi contatti, anche lavorativi.</p>
<p>Ne ho vinte tre: una per un corso estivo di inglese a Malta. Giusto per incoraggiare a candidarsi: l&#8217;ho vinta, già laureata, nonostante fosse per studenti perché non avevano ricevuto abbastanza richeste e candidature. A volte basta fare la fatica di compilare qualche scartoffia per non buttar via delle occasioni che forse sono meno remote e impossibili di quanto si pensi.</p>
<p>Ne ho vinta poi un&#8217;altra per studiare storia balcanica all&#8217;università di Skopje. A quel tempo mi davano 200 euro al mese di borsa di studio e una stanzetta nella casa dello studente.</p>
<p>Come si vede bisogna partire con altri soldi da casa, ma proprio in quell&#8217;occasione, girando qua e là per i Balcani, ho visitato la <a title="South East European University" href="http://www.seeu.edu.mk/" target="_blank">www.seeu.edu.mk</a> in Macedonia e, chiacchierando con l&#8217;<strong>insegnante</strong> macedone di <strong>italiano</strong> e mantenendo i contatti via email, sono stata poi invitata a sostituirla per l&#8217;anno accademico in cui lei era a casa per maternità.</p>
<p>Un&#8217;ultima borsa del MAE era quella per due mesi all&#8217;università di Varsavia per studiare storia della Polonia. Anche quel soggiorno è stato molto interessante.</p>
<p>Aggiungo che le borse MAE sono a volte anche per chi vuole collaborare con scuole o università del paese straniero e quindi possono essere richieste anche per <strong>insegnare italiano</strong>.</p>
<p>Ci sono poi gli Istituti Italiani di Cultura che rappresentano le istituzioni italiane ufficiali all&#8217;<strong>estero</strong>, ma di solito assumono tramite concorso e a volte chiedono 110 e lode per candidarsi.</p>
<p>C&#8217;è infine la possibilità di candidarsi per fare supplenze all&#8217;estero, così come ci si candida per fare supplenze in Italia, nelle scuole italiane all&#8217;estero. Allo stesso modo gli <strong>insegnanti</strong> in ruolo possono chiedere di <strong>insegnare</strong> all&#8217;<strong>estero</strong> le stesse materie che insegnano in Italia. Ogni tanto escono i bandi per i supplenti e ci si inserisce esattamente come ci si inserisce nelle graduatorie italiane. Per chi è in ruolo occorre anche fare una prova di lingua. Essere abilitati migliora la posizione in graduatoria ma ci si può inserire anche senza abilitazione.</p>
<p>Dicono che le prossime graduatorie per le scuole italiane all&#8217;estero usciranno nel 2012 ma chi è interessato dia un&#8217;occhiata al sito www.istruzione.it o www.esteri.it anche prima del 2012.</p>
<p>A me è capitato di essere chiamata per una supplenza a Barcellona (mi ero candidata a Francoforte e a Barcellona e, nella graduatoria precedente, ad Atene e Istanbul) ma ero ormai in ruolo in Italia e non era proprio il caso di rinunciare al ruolo.</p>
<p>Vi sono anche moltissime Dante Alighieri in giro per il mondo. Una volta rappresentavano le istituzioni italiane ufficiali e ricevevano finanziamenti dalle stesse; ora invece quel ruolo è svolto dagli IIC Istituti Italiani di Cultura, legati alle ambasciate e ai consolati italiani.</p>
<p><strong>Grazie Roberta!</strong></p>
<p><strong>Se vi interessa insegnare italiano nel Regno Unito, prendete in considerazione la lista di &#8216;<a title="Contatti per insegnare italiano nel Regno Unito" href="http://www.italiansinfuga.com/insegnare-italiano/" target="_blank">Contatti per insegnare italiano nel Regno Unito</a>&#8216;!</strong></p>
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		<title>Si deve avere esperienza di insegnamento in Italia per insegnare all&#8217;estero?</title>
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		<pubDate>Thu, 23 Jun 2011 06:50:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Aldo</dc:creator>
				<category><![CDATA[insegnare]]></category>
		<category><![CDATA[italiano]]></category>

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		<description><![CDATA[Roberta Barazza risponde ad un&#8217;altra domanda per quello che riguarda l&#8217;insegnare all&#8217;estero. Non necessariamente. Meglio se uno ce l&#8217;ha ma se ci sono offerte e si hanno i titoli adatti, si mandi pure il proprio CV. Diranno i datori di lavoro poi se considerano importante avere già avuto esperienze di insegnamento. Le realtà che si [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h1><a title="Insegnare Italiano all'estero Roberta Barazza" href="http://insegnareitaliano.blogspot.com/" target="_blank">Roberta Barazza</a> risponde ad un&#8217;altra domanda per quello che riguarda l&#8217;insegnare all&#8217;estero.</h1>
<p>Non necessariamente.</p>
<p>Meglio se uno ce l&#8217;ha ma se ci sono offerte e si hanno i titoli adatti, si mandi pure il proprio CV.</p>
<p>Diranno i datori di lavoro poi se considerano importante avere già avuto esperienze di insegnamento. Le realtà che si possono incontrare sono a volte diversissime. Ogni offerta ha le sue caratteristiche. Comunque se si vuole a tutti i costi insegnare italiano all&#8217;estero più titoli e esperienze si hanno meglio è, ovviamente, quindi si cerchi di mettere in CV attività di questo genere.</p>
<p>A volte anche un periodo di volontariato potrebbe essere utile al proposito. Una delle mie prime attività di insegnamento di italiano a stranieri sono state due settimane di volontariato in Egitto, nella splendida Luksor, nel Natale del 2001: cercavano un sostituto per un insegnante momentaneamente assente. Ricevevo in cambio vitto e alloggio.</p>
<p>Per i laureati intenzioati a insegnare, utili opportunità sono le borse di studio <a title="Comenius" href="http://www.programmallp.it/index.php?id_cnt=123" target="_blank"><strong>Comenius</strong></a> per Futuri Insegnanti di qualsiasi materia.</p>
<p>Dopo il concorso del 2000 ho insegnato per cinque mesi in Lituania con una di queste borse. Insegnavo inglese, la mia materia di laurea, e italiano. Sono per gli insegnanti che non hanno ancora molta esperienza di insegnamento e ci si può candidare solo per i paesi della Comunità Europea.</p>
<p><strong>Grazie Roberta!</strong></p>
<p><strong>Se vi interessa insegnare italiano nel Regno Unito, prendete in considerazione la lista di &#8216;<a title="Contatti per insegnare italiano nel Regno Unito" href="http://www.italiansinfuga.com/insegnare-italiano/" target="_blank">Contatti per insegnare italiano nel Regno Unito</a>&#8216;!</strong></p>
<div id="attachment_5163" class="wp-caption aligncenter" style="width: 610px"><a href="http://www.italiansinfuga.com/wp-content/uploads/2011/06/Question-mark1.jpg"><img class="size-full wp-image-5163" title="Si deve avere esperienza di insegnamento in Italia per insegnare all'estero?" src="http://www.italiansinfuga.com/wp-content/uploads/2011/06/Question-mark1.jpg" alt="Si deve avere esperienza di insegnamento in Italia per insegnare all'estero?" width="600" height="400" /></a><p class="wp-caption-text">Si deve avere esperienza di insegnamento in Italia per insegnare all&#39;estero?</p></div>
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		<title>Cercasi docente di Italiano all’università di Munster, Germania</title>
		<link>http://www.italiansinfuga.com/2011/06/21/cercasi-docente-di-italiano-alluniversita-di-munster-germania/</link>
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		<pubDate>Tue, 21 Jun 2011 10:29:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Aldo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Germania]]></category>
		<category><![CDATA[insegnare]]></category>
		<category><![CDATA[italiano]]></category>

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		<description><![CDATA[Enrica Cintio mi ha comunicato ulteriori dettagli sull&#8217;offerta già comparsa sul blog di Roberta Barazza. Il centro di lingue dell&#8217;Università di Munster, Germania, sta cercando docenti freelance per l&#8217;insegnamento dell&#8217;italiano agli studenti. Questi studenti avranno diverse livelli di conoscenza della lingua ed appartengono a diverse facoltà dell&#8217;Università stessa. In quanto freelance i docenti saranno limitati [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h1>Enrica Cintio mi ha comunicato ulteriori dettagli sull&#8217;offerta già comparsa sul blog di <a title="Insegnare Italiano" href="http://insegnareitaliano.blogspot.com/2011/06/munster-docente-di-italiano-freelance.html" target="_blank">Roberta Barazza</a>.</h1>
<p>Il <a href="http://spzwww.uni-muenster.de/">centro di lingue</a> dell&#8217;<a href="http://en.wikipedia.org/wiki/University_of_M%C3%BCnster">Università di Munster</a>, Germania, sta cercando docenti freelance per l&#8217;insegnamento dell&#8217;italiano agli studenti. Questi studenti avranno diverse livelli di conoscenza della lingua ed appartengono a diverse facoltà dell&#8217;Università stessa.</p>
<p>In quanto freelance i docenti saranno limitati ad un massimo di 10 ore di insegnamento settimanali per tutto il semestre di insegnamento.</p>
<p>Gli incarichi sono sempre semestrali e vengono confermati nel momento in cui il numero di iscritti all&#8217;inizio del semestre permette la formazione dei corsi. Alcuni corsi sono intensivi (ma sono pochi, durano 1 o 2 settimane) e tutti gli altri si svolgono a ritmo di 1 o 2 volte a settimana.</p>
<p>I requisiti necessari sono:</p>
<ul>
<li>madrelingua italiana</li>
<li>esperienza dell&#8217;insegnamento dell&#8217;italiano in un ambiente universitario</li>
<li>conoscenza della lingua tedesca ad un livello B2</li>
</ul>
<p>Chi pensa di rispondere ai requisiti può contattare Enrica Cintio scrivendo a enricacintio@uni-muenster.de</p>
<p><a title="Come fare per insegnare all'estero" href="http://www.italiansinfuga.com/2010/01/06/come-fare-per-insegnare-allestero/" target="_blank">Come fare per insegnare all&#8217;estero</a></p>
<div id="attachment_5167" class="wp-caption aligncenter" style="width: 321px"><a href="http://www.italiansinfuga.com/wp-content/uploads/2011/06/Germany-flag-buttons.jpg"><img class="size-full wp-image-5167" title="Cercasi docente di Italiano all'università di Munster, Germania" src="http://www.italiansinfuga.com/wp-content/uploads/2011/06/Germany-flag-buttons.jpg" alt="Cercasi docente di Italiano all'università di Munster, Germania" width="311" height="308" /></a><p class="wp-caption-text">Cercasi docente di Italiano all&#39;università di Munster, Germania</p></div>
]]></content:encoded>
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