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	<title>italiansinfuga &#187; Inghilterra</title>
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	<description>Aiuto per chi vuole emigrare all'estero</description>
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		<title>Innamorata di Londra nonostante la crisi</title>
		<link>http://www.italiansinfuga.com/2012/02/08/innamorata-di-londra-nonostante-la-crisi/</link>
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		<pubDate>Wed, 08 Feb 2012 23:27:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Aldo Mencaraglia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Inghilterra]]></category>
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		<description><![CDATA[Nazaré Pasotti ha sempre avuto una passione per Londra e ha vissuto lì durante gli anni della crisi economica. Ecco la sua storia. Una piccola premessa. Sono nata in Brasile ma sono stata adottata e sono arrivata in Italia a due mesi, credo che viaggiare e spostarmi sia nel mio DNA! Ho sempre avuto una [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h1>Nazaré Pasotti ha sempre avuto una passione per Londra e ha vissuto lì durante gli anni della crisi economica.</h1>
<p><strong>Ecco la sua storia.</strong></p>
<p>Una piccola premessa. Sono nata in Brasile ma sono stata adottata e sono arrivata in Italia a due mesi, credo che viaggiare e spostarmi sia nel mio DNA!</p>
<p>Ho sempre avuto una passione e un amore viscerale per tutto quanto è British e in particolare per<strong> Londra</strong>, sin da piccola. Mi ricordo che alle scuole medie andavo a cercare giornali musicali inglesi, Smash Hits per leggere e tradurre gli articoli e ascoltavo ossessivamente le canzoni cercando di imparare parole nuove.</p>
<p>A 14 anni sono riuscita ad andare per la prima volta in Inghilterra con uno dei famosi organizzatori di vacanze studio e sono stata a <strong>Brighton</strong> e per la prima volta a <strong>Londra</strong>, ma non sono riuscita a vederla bene.</p>
<p>A 18 anni sono stata ospite in una famiglia inglese nella periferia di <strong>Londra</strong>, per un mese ed ho avuto la possibilità di immergermi totalmente nella cultura inglese e parlare la lingua tutto il giorno. Non era certo come a scuola!!!</p>
<div id="attachment_8325" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://www.italiansinfuga.com/tag/londra/"><img class="size-medium wp-image-8325" title="Londra su Italiansinfuga" src="http://www.italiansinfuga.com/wp-content/uploads/2012/02/tower-bridge-300x225.jpg" alt="Londra su Italiansinfuga" width="300" height="225" /></a><p class="wp-caption-text">Londra su Italiansinfuga</p></div>
<p>Ho girato <strong>Londra</strong> in tutti i suoi angoli e mi ricordo di essermene follemente innamorata.</p>
<p>Per quanto riguarda il mio percorso accademico, dopo il liceo classico mi sono iscritta alla facoltà di Lingue presso l&#8217;università di Verona, studiando <strong>Inglese</strong> e Spagnolo.</p>
<p>Il mio indirizzo era Lingue e letterature straniere, quello più umanistico e letterario. Ho fatto poi la Specialistica presso l&#8217;Università di Siena, che ho scelto in quanto vi era la possibilità di studiare letteratura americana e di fare la tesi proprio in quell&#8217;argomento.</p>
<p>Una delle mie professoresse mi convinse ad andare in <strong>Erasmus</strong> l&#8217;ultimo anno, visto che lo riteneva un&#8217;esperienza unica e indispensabile, in particolar modo per uno studente di lingue.</p>
<p>Dovevo rimanere qualche mese ed invece ho passato un intero anno accademico presso la University of Leeds, Yorkshire, dove mi sono confrontata con studenti di tutto il mondo, mi sono approcciata a un metodo di insegnamento e studio diverso e ho vissuto la vera cultura inglese del nord.</p>
<p>Credo sia stata una delle esperienze più belle che abbia mai vissuto!</p>
<p>Sono tornata in Italia un anno per terminare la tesi, ma dentro di me cresceva l&#8217;idea di ripartire al più presto e &#8220;spingevo&#8221; la mia relatrice affinché mi lasciasse laureare al più presto. Ho avuto un &#8220;cultural shock &#8221; al contrario e l&#8217;Italia mi stava stretta e in particolar modo non poter parlare inglese tutti i giorni. Ricordo di essere andata a ricevimento in primavera del 2008 dicendo che dovevo partire per <strong>Londra</strong> a Giugno e mostrando il biglietto aereo!</p>
<p>Credo la mia professoressa mi abbia lasciato laureare presa della disperazione!</p>
<p><script src="http://platform.linkedin.com/in.js" type="text/javascript"></script><br />
<script type="IN/MemberProfile" data-id="http://uk.linkedin.com/in/nazarepasotti" data-format="inline"></script></p>
<p>Sono partita per <strong>Londra</strong> dieci giorni dopo la mia laurea, senza agganci lavorativi, ma con la fortuna di aver un posto dove stare. Sono ritornata a stare nella famiglia dove avevo soggiornato sette anni prima. Ovviamente le condizioni erano cambiate. Non c&#8217;era internet, i signori erano ovviamente invecchiati e non potevo nemmeno cucinare da sola. L&#8217;abitazione era poi in zona 5, ma almeno avevo una casa pulita e una stanza per me al ritorno dalle giornate spese in centro a <strong>Londra</strong> a consegnare CV e a cercare vacancies online all&#8217;Internet cafe.</p>
<p>Sono riuscita a trovare un lavoro per caso in un fast food. Il mio livello di inglese era abbastanza alto, nonostante questo non riuscivo a trovare un lavoro per cominciare, nemmeno per sales assistant, visto che non avevo esperienza lavorativa ed ho accettato la prima cosa che mi permetteva di guadagnare qualche soldino. I primi tempi sono stati non facili e con momenti di sconforto, visto che dovevo pulire bagni, fare turni di dodici ore, scaricare sacchi di spazzatura alla fine della giornata e friggere patatine, ma dopo qualche settimana sono riuscita a diventare cassiera e la situazione è un pochino migliorata.</p>
<p>Ho continuato a mandare curriculum ma purtroppo sono &#8220;incappata&#8221; nella crisi del 2008 e pareva che non ci fossero possibilità di poter cambiare lavoro. Non ho mollato perché credevo fortemente di voler restare. A settembre tramite un sito di ritrovo per italiani sono riuscita a trovare casa ed ho traslocato in zona 2, più vicino al centro.</p>
<p>Dopo tre mesi, grazie a un passaparola e al networking ho saputo che assumevano commesse per un nuovo centro commerciale e dopo vari colloqui sono stata assunta.</p>
<p>Ho lavorato in negozio per quasi un anno, fino a giugno 2008, quando mi sono licenziata. Lavoravo solo 30 ore a settimana e non avevo possibilità di cercare altro lavoro o di presentarmi a colloqui perché lavoravo fino alla sera tardi o iniziavo molto presto per ricevere e smistare gli ordini e poiché vivevo a un&#8217;ora di metropolitana.</p>
<p>E&#8217; stata un&#8217;esperienza molto interessante perché ho avuto la possibilità di imparare cose nuove, di mettermi in gioco e di parlare spagnolo visto che molti miei colleghi venivano dalla Spagna.</p>
<div id="attachment_8326" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://www.italiansinfuga.com/category/inghilterra/"><img class="size-medium wp-image-8326" title="Inghilterra su Italiansinfuga" src="http://www.italiansinfuga.com/wp-content/uploads/2012/02/london-eye-300x200.jpg" alt="Inghilterra su Italiansinfuga" width="300" height="200" /></a><p class="wp-caption-text">Inghilterra su Italiansinfuga</p></div>
<p>A luglio 2009 ho trovato lavoro come Receptionist in un lussuoso apart-hotel in Kensington. E&#8217; stato utile conoscere Italiano e Spagnolo, visti i molti ospiti e turisti stranieri. Vi ho lavorato due anni ed ho lasciato nell&#8217;agosto 2011 a causa di problemi fisici e familiari. Ho provato a cercare un lavoro ad orari &#8220;normali&#8221; ma non vi sono riuscita.</p>
<p>Sono tornata in Italia a fine del 2011 perché dovevo sistemare alcune faccende personali e perché non riuscivo a conciliare questi miei problemi con il lavorare a turni. Ho sempre lavorato il sabato e la domenica e a turni, finendo alle 11 e/o iniziando alle 7 di mattina e ho tentato di trovare un lavoro anche come segretaria o receptionist dal lunedì al venerdì, senza risultati.</p>
<p>Negli ultimi anni con la crisi la concorrenza è aumentata e vi sono 40 50 cv per application, almeno. Le agenzie ti contattano e spesso spariscono. Dopo aver fatto il test iniziale e qualche telefonata non si fanno più vive. Spesso mi è capitato di chiamare o scrivere mail e di non aver risposta.</p>
<p>Non ho ancora provato a cercare un&#8217;occupazione in Italia perché sto pensando di tornare in Inghilterra, nonostante vi sia il rischio che parta e non trovi di nuovo qualcosa. Sto facendo fatica a riambientarmi in Italia, dopo aver vissuto quattro anni in un altro paese e in particolar modo avendo vissuto da sola per tanti anni.</p>
<p>Purtroppo io non avevo un&#8217;esperienza lavorativa pregressa o una laurea specifica/tecnica/scientifica, ma prettamente umanistica. E&#8217; per me abbastanza difficile riuscire ad ottenere un lavoro mandando e facendo applications dall&#8217;Italia.</p>
<p>A chi vuol partire per <strong>Londra</strong>, consiglio di avere un gruzzoletto da parte, visto che vi servirà per i primi mesi se non avete un contatto o un lavoro. Essere armati di pazienza e di tolleranza, oltre a tanta adattabilità. Dovrete dividere casa con persone diverse per mentalità e cultura molto spesso. Non arrendetevi ai primi no, cercate di essere positivi!</p>
<p>E siate convinti della scelta che state facendo, ci vuole tanta forza di volontà ( e un pizzico di fortuna!)</p>
<p><strong>Grazie Nazaré ed  in bocca al lupo per il futuro!</strong></p>
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		<title>Studiare musica alle superiori in Inghilterra</title>
		<link>http://www.italiansinfuga.com/2012/01/22/studiare-musica-alle-superiori-in-inghilterra/</link>
		<comments>http://www.italiansinfuga.com/2012/01/22/studiare-musica-alle-superiori-in-inghilterra/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 22 Jan 2012 23:25:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Aldo Mencaraglia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Inghilterra]]></category>
		<category><![CDATA[Italiansinfuga]]></category>
		<category><![CDATA[musica]]></category>
		<category><![CDATA[scuole superiori]]></category>
		<category><![CDATA[Wells Cathedral School]]></category>

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		<description><![CDATA[Costanza Casullo sta frequentando le scuole superiori in Inghilterra per concentrarsi sullo studio della musica, sua straordinaria passione. Potete seguire Costanza su Diario italiano&#8230; o quasi. Quando è nata la passione per la musica? Fin da piccola ho sempre sentito il desiderio di capire la musica e non solo di ascoltarla. I miei genitori non [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h1>Costanza Casullo sta frequentando le scuole superiori in Inghilterra per concentrarsi sullo studio della musica, sua straordinaria passione.</h1>
<p>Potete seguire Costanza su <a href="http://www.costanzadiario.blogspot.com/" target="_blank"><strong>Diario italiano&#8230; o quasi</strong></a>.</p>
<p><strong>Quando è nata la passione per la musica? </strong></p>
<p>Fin da piccola ho sempre sentito il desiderio di capire la musica e non solo di ascoltarla.</p>
<p>I miei genitori non sono musicisti professionisti ma amano la musica, inoltre, mia madre suona il pianoforte.</p>
<p>Ricordo di aver passato diversi pomeriggi a porre a mia madre molte domande per soddisfare la mia curiosità; &#8220;Mamma, che cos&#8217;è il Jazz?&#8221;, &#8220;Cosa vuol dire musica lounge?&#8221;.</p>
<p>La mia passione per la musica non è però nata solo grazie ai miei genitori e alla mia curiosità, credo che il film &#8220;La leggenda del pianista sull&#8217;oceano&#8221;, di Giuseppe Tornatore, abbia lasciato un segno indelebile nella mia infanzia, riesco ancora a ricordare la sceneggiatura a memoria.</p>
<p>Poco tempo dopo aver iniziato le scuole elementari dissi ai miei genitori che volevo imparare a suonare la fisarmonica. La ricerca di un maestro si era però rivelata alquanto problematica. Inoltre, la fisarmonica è uno strumento abbastanza faticoso da suonare, specialmente per una bambina di otto anni.</p>
<p>Così, provai con le percussioni e feci qualche lezione prova all&#8217;Auditorium di Milano. Alla fine decisi di imparare la chitarra. Avevo nove anni.</p>
<p><strong> Che studi musicali hai fatto in Italia? </strong></p>
<p>Ho frequentato la Scuola Media ad Indirizzo Musicale di Via Vivaio a Milano, dove ho iniziato a studiare chitarra classica in maniera seria, ed il Conservatorio di Milano dove ho anche studiato clarinetto con il maestro Sergio Delmastro.</p>
<p>Ho frequentato anche molti corsi estivi, in particolare, ho frequentato diverse masterclasses del Maestro Giulio Tampalini.</p>
<p><strong> </strong></p>
<div id="attachment_8076" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://www.italiansinfuga.com/category/uk/"><img class="size-medium wp-image-8076" title="UK su Italiansinfuga" src="http://www.italiansinfuga.com/wp-content/uploads/2012/01/guitar-300x214.jpg" alt="UK su Italiansinfuga" width="300" height="214" /></a><p class="wp-caption-text">UK su Italiansinfuga</p></div>
<p><strong>Perché poi andare a studiare in Inghilterra? </strong></p>
<p>Sono passati due anni da quando sono andata a studiare in Inghilterra e molto spesso mi chiedo: perché me ne sono andata dall&#8217;Italia?</p>
<p>E&#8217; senza dubbio una delle scelte migliori che io abbia mai fatto e non me ne pento.</p>
<p>Ma perché l&#8217;ho fatto? Penso che due anni fa non sarei stata in grado di rispondere, ma ora so esattamente qual&#8217;è la risposta a questa domanda, e per quanto possa sembrare vaga o sentimentale è la pura verità.</p>
<p>Sono andata a studiare in Inghilterra perché ho deciso di non rinunciare ai miei sogni.</p>
<p>L&#8217;Inghilterra non è il mondo delle fiabe in cui tutti i sogni si avverano ma è un paese in cui è ancora possibile sognare e lavorare sodo affinché i propri sogni diventino realtà.</p>
<p><strong> Ci descrivi la scuola presso la quale studi? </strong></p>
<p>Frequento una scuola straordinaria, su questo non c&#8217;è dubbio, tuttavia credo che fare pubblicità alla mia scuola non sia compito mio.</p>
<p>Per saperne di più sui programmi accademici della Wells Cathedral School e sul circuito di scuole di eccellenza per la musica e la danza del Regno Unito di cui fa parte potete visitare i seguenti siti web:</p>
<ul>
<li><strong><a href="http://www.musicanddanceschools.com/" target="_blank">www.musicanddanceschools.com</a> </strong></li>
<li><a href="http://www.wellscathedralschool.org/wells/" target="_blank"><strong>www.wellscathedralschool.org</strong></a>.</li>
</ul>
<p>Io, preferisco parlarvi dell&#8217;atmosfera che si respira alla<strong> Wells Cathedral School</strong>. Vivo costantemente immersa nella musica, quando esco dall&#8217;aula in cui mi sto esercitando e salgo e scendo le scale della scuola di musica per sgranchirmi le gambe sento suoni meravigliosi, suoni dei talenti della musica classica di domani.</p>
<p>Ogni domenica, assisto alla messa che si tiene nella Cattedrale di Wells e ascolto il coro della scuola.</p>
<p>La Wells Cathedral School è il luogo in cui ogni giovane musicista di talento viene preparato al meglio affinché sia pronto a lasciare il nido quando compie i diciotto anni. Alla Wells Cathedral School ti insegnano a spiegare le ali e a volare.</p>
<p><object width="580" height="423"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/REspttmk6fk?version=3&amp;hl=en_US"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/REspttmk6fk?version=3&amp;hl=en_US" type="application/x-shockwave-flash" width="580" height="423" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
<p><strong> Quali sono le differenze principali tra lo studiare in Italia ed in Inghilterra? </strong></p>
<p>L&#8217;Inghilterra è un ottimo luogo in cui studiare se si hanno le idee chiare su quello che si vuole fare nella vita.</p>
<p>Per i giovani che hanno un&#8217;età compresa tra i quattordici e i diciotto anni e che mostrano una forte propensione verso un certo campo di studi, l&#8217;Inghilterra, è il luogo ideale.</p>
<p>Durante gli ultimi due anni del liceo, dai sedici ai diciotto anni, è possibile scegliere tre materie da studiare e specializzarsi in quelle, e la scelta è davvero vasta (informatica musicale, latino, geologia, psicologia etc).</p>
<p>In Italia, i programmi scolastici offrono un&#8217;ottima formazione di base ma non sono adatti ai giovani che mostrano una passione smisurata verso la musica, o lo sport ad esempio.</p>
<p>Inoltre, in Inghilterra esiste quella che a me piace chiamare &#8220;ultra specializzazione&#8221;, in cui, in alcune scuole, lo studio di una certa materia diventa ancora più approfondito non solo grazie alle caratteristiche del sistema scolastico britannico ma anche grazie all&#8217;esistenza di scuole &#8220;specialistiche&#8221;.</p>
<p>La Wells Cathedral School, è infatti una Specialist Music School, esistono Specialist Schools anche per la danza, il teatro e le scienze. Un ultimo punto a favore delle scuole Inglesi è la loro tradizione per il &#8220;boarding&#8221;. I collegi in Italia sono davvero pochi e comunque non esiste un collegio che sia anche una scuola di musica.</p>
<p><strong> Quali sono le opportunità lavorative per una musicista nel Regno Unito? </strong></p>
<p>Innanzitutto, ci sono più possibilità per insegnare, dato che musica è una delle materie che è possibile scegliere in quasi tutte le scuole del Regno Unito, c&#8217;è quindi maggiore richiesta di docenti.</p>
<p>Ci sono anche più opportunità per fare concerti, non perché in Italia il panorama concertistico sia pessimo, anzi è ottimo. Il problema è che molti musicisti in Italia suonano gratis o vengono pagati in nero, in Inghilterra, vengono molto spesso pagati anche i contributi.</p>
<p><strong> Dove vedi il tuo futuro professionistico? </strong></p>
<p>Ovunque mi vengano offerte opportunità per insegnare e fare concerti io andrò, sono pronta a spostarmi, mi so destreggiare negli aeroporti!</p>
<p>Tuttavia nel mio cuore rimane sempre la nostalgia del mio paese e non mi dispiacerebbe tornare una volta terminati gli studi, uno dei miei più grandi sogni, è quello di fondare una scuola di musica in Italia simile alla Wells Cathedral School.</p>
<p><strong>Consigli per i musicisti che vogliono seguire il tuo percorso? </strong></p>
<p>Nonostante abbia lasciato l&#8217;Italia a sedici anni e sia andata a vivere in collegio e nonostante abbia suonato un numero esorbitante di concerti considerata la mia giovane età, non mi sento ancora in grado di dare consigli.   Mi considero ancora inesperta! Preferirei che i musicisti che vogliono seguire il mio percorso ascoltino un consiglio di un vecchio saggio cinese di nome Lao-Tzu: &#8220;Un viaggio di mille miglia incomincia con un solo passo&#8221;.</p>
<p><strong>Grazie Costanza ed in bocca al lupo per la tua carriera da musicista!</strong></p>
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		<title>Come sono arrivato a fare l’architetto a Singapore</title>
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		<pubDate>Tue, 03 Jan 2012 21:49:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Aldo Mencaraglia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Inghilterra]]></category>
		<category><![CDATA[Italiansinfuga]]></category>
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		<description><![CDATA[Michele Suria lavora come architetto a Singapore dove è arrivato dopo aver sviluppato esperienza di lavoro sia in Italia che a Londra. Una volta finiti gli studi in Architettura, che opportunità lavorative ti si sono presentate in Italia? Finita l&#8217;università, non avendo particolari contatti o una poltrona già pronta per me, ho iniziato a mandare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h1>Michele Suria lavora come architetto a Singapore dove è arrivato dopo aver sviluppato esperienza di lavoro sia in Italia che a Londra.</h1>
<p><strong>Una volta finiti gli studi in Architettura, che opportunità lavorative ti si sono presentate in Italia? </strong></p>
<p>Finita l&#8217;università, non avendo particolari contatti o una poltrona già pronta per me, ho iniziato a mandare molti <a title="Scrivere il CV in inglese" href="http://www.italiansinfuga.com/scrivere-il-cv-in-inglese/" target="_blank"><strong>CV</strong></a> in giro per l&#8217;Italia.</p>
<p>Da inizio gennaio (mi ero laureato a dicembre) a marzo, quando ho finalmente trovato un lavoro ho mandato più di mille e settecento cv, penso che la maggior parte delle compagnie rintracciabili online hanno ricevuto un mio CV.</p>
<p>Era il 2005 e il mercato era buono, ma a Milano purtroppo la maggior parte degli architetti lavoravano in piccoli studi e su piccolo progetti, mentre io cercavo qualcosa che mi facesse entrare in contatto con progetti importanti e magari con l&#8217;estero.</p>
<p>I primi colloqui non andarono bene, ora capisco che forse quello che cercavo io e quello che facevano loro non era in sintonia. Continuando a cercare ebbi la fortuna di essere chiamato per una intervista da progetto CMR una delle poche compagnie italiane che lavorano attivamente con l&#8217;estero. Il colloquio ebbe successo e iniziai subito a lavorare su un hotel a Tianjin (Cina), proprio quello che cercavo. Insomma, ho dovuto faticare parecchio per trovare quello che cercavo, ma alla fine ci sono riuscito.</p>
<p><script src="http://platform.linkedin.com/in.js" type="text/javascript"></script><br />
<script type="IN/MemberProfile" data-id="http://sg.linkedin.com/in/michelesuria" data-format="inline"></script></p>
<p><strong>Quando e come hai fatto il salto verso l&#8217;estero?</strong></p>
<p>Dopo due anni di lavoro a Milano e dopo aver passato l&#8217;esame di stato, iniziai a cercare il modo migliore e indolore per trasferirmi all&#8217;estero.</p>
<p>Tramite la mia compagnia di Milano riuscii ad avere un colloquio a <strong>Londra</strong> con HOK, una delle compagnie più grandi al mondo, la cosa però non ebbe seguito.</p>
<p>A fine 2006 decisi così di andare a <strong>Londra</strong> per conto mio, lasciando il lavoro in Italia e tentando la sorte. Sapevo che se le cose non fossero andate bene, avrei dovuto accettare ogni tipo di lavoro, almeno per pagarmi le spese in attesa di trovare un lavoro come architetto.</p>
<p>Ebbi però molta fortuna, perché la sola <a title="Corso Inglese colloquio di lavoro" href="http://www.italiansinfuga.com/corso-inglese-colloquio-di-lavoro/" target="_blank"><strong>intervista</strong></a> che ero riuscito a procurarmi dall&#8217;Italia tramite una mia collega ebbe successo e dopo sette giorni di soggiorno a <strong>Londra</strong> iniziai a lavorare per un&#8217;ottima compagnia. Aver passato l&#8217;esame di stato in Italia mi diede la possibilità di registrarmi all&#8217;<a title="Architect Registration Board" href="http://www.arb.org.uk/" target="_blank"><strong>ARB</strong></a> (Architect Registration Board) l&#8217;ordine degli architetti inglese, l&#8217;unico ordine professionale a cui oggi sono ancora affiliato. Ora che sono in Asia ringrazio di averlo fatto!</p>
<p><strong>Come descriveresti le opportunità di carriera per un architetto all&#8217;estero rispetto all&#8217;Italia?</strong></p>
<p>In Italia ci sono poche possibilità per gli architetti. A parte pochi casi, non ci sono compagnie e l&#8217;unica possibilità per chi lavora nei piccoli studi é di mettersi in proprio appena si ha l&#8217;esperienza e i contatti necessari. A <strong>Londra</strong> molte compagnie hanno una organizzazione molto strutturata e si hanno prospettive di carriera più chiare. Singapore é una via di mezzo, le compagnie sono cresciute molto e in breve tempo, la struttura manca, c&#8217;é un timido sforzo per crearla, ma la cultura &#8220;oligarchica&#8221; asiatica (il capo e uno) é un grosso limite.</p>
<p><strong> </strong></p>
<div id="attachment_7833" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://www.italiansinfuga.com/category/singapore/"><img class="size-medium wp-image-7833" title="Singapore su Italiansinfuga" src="http://www.italiansinfuga.com/wp-content/uploads/2011/12/Singapore1-300x225.jpg" alt="Singapore su Italiansinfuga" width="300" height="225" /></a><p class="wp-caption-text">Singapore su Italiansinfuga</p></div>
<p><strong>Come sei arrivato a fare l&#8217;architetto a Singapore? </strong></p>
<p>Dopo tre anni a <strong>Londra</strong> con una crisi un po&#8217; fastidiosa, insieme alla mia ragazza decidemmo di &#8220;cambiare aria&#8221; e di muoverci in una economia più snella. Le opzioni ruotavano intorno a <strong>Singapore</strong>, Hong Kong o Australia, dove per precauzione avevo già fatto application per la working holiday visa che mi avrebbe aiutato a trasferirmi, se non avessi trovato lavoro prima di partire.</p>
<p>Di nuovo, mandando molti <strong>CV</strong> e facendo colloqui via Skype in un paio di mesi siamo entrambi riusciti a lasciare <strong>Londra</strong> alla volta di <strong>Singapore</strong>, entrambi con un lavoro. Potrei dire che a <strong>Singapore</strong> ci siamo arrivati un po&#8217; per caso, anche se sapevamo che era uno dei pochi posti in Asia dove avremmo potuto vivere con l&#8217;inglese (a HK l&#8217;inglese non é così popolare) e che era sicura e pulita.</p>
<p><strong>Com&#8217;é l&#8217;ambiente del lavoro a Singapore per un occidentale?</strong></p>
<p>Arrivando da <strong>Londra</strong> qui non sono tutte rose e fiori, si lavora molto, spesso anche nei weekend e non ci sono molte gratifiche. Il lato positivo é che si possono prendere molte responsabilità e che l&#8217;architettura é &#8216;pratica&#8217;, più dell&#8217;ottanta percento dei progetti vanno in costruzione, quindi si acquista molta esperienza pratica.</p>
<p><strong>Che consigli daresti a chi vuole fare l&#8217;architetto all&#8217;estero?</strong></p>
<p>Sicuramente é un&#8217;esperienza stra positiva. Fondamentale é sapere l&#8217;inglese, almeno un po&#8217;. Quello che faccio sempre io é contattare qualcuno in loco, gli espatriati sono sempre molto disponibili ad aiutare chi vuol seguire questa strada, così in poco tempo si hanno molte informazioni e sensazioni da persone che sono riuscite in quello che noi stiamo cercando. Su linkedin si trovano facilmente contatti e di solito sono molto disponibili.</p>
<p><strong>Grazie Michele e buon proseguimento a Singapore!</strong></p>
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		<title>Da Londra a Bologna</title>
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		<pubDate>Sun, 01 Jan 2012 10:19:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Aldo Mencaraglia</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Questo è un guest post di Andrea Muzzarelli, autore di molte interviste per conto di Italiansinfuga. Dopo nove mesi di permanenza a Londra, ho deciso di rientrare in Italia. Le ragioni che mi hanno portato a fare questa (non facile) scelta sono numerose. Quando sono partito lo scorso marzo speravo – con una buona dose [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Questo è un guest post di Andrea Muzzarelli, autore di molte interviste per conto di Italiansinfuga.</strong></p>
<p>Dopo nove mesi di permanenza a Londra, ho deciso di rientrare in Italia. Le ragioni che mi hanno portato a fare questa (non facile) scelta sono numerose. Quando sono partito lo scorso marzo speravo – con una buona dose di ingenuità – che nel corso dell’anno l’economia inglese sarebbe migliorata. Confidavo nel fatto che i contatti di cui ero già in possesso mi avrebbero condotto a qualcosa di concreto. Mi illudevo anche di potermi eventualmente “riciclare” in un lavoro diverso dal mio. Ed ero convinto del fatto che mai e poi mai avrei sentito la mancanza dell’Italia.</p>
<p>Come spesso succede nella vita, sono stato smentito dalla realtà dei fatti. Quella che sembrava una pur modesta ripresa si è trasformata in una seconda recessione (con il non marginale contributo dell’austerity portata avanti dal governo Cameron-Clegg). I contatti che avevo si sono rivelati, quantomeno sul piano lavorativo, del tutto infruttuosi. Le decine e decine di curriculum che ho inviato alle job agency sono rimaste senza risposta. Poi ho parlato con un paio di giornalisti che vivono e lavorano a Londra da più di dieci anni: entrambi mi hanno spiegato che un’esperienza (anche di parecchi anni) fatta nel mondo editoriale/giornalistico in una lingua diversa da quella inglese non vale praticamente nulla. Se a questo elemento si aggiungono l’immensa concorrenza e la crisi della carta stampata, ci si rende conto di quanto difficile sia il quadro complessivo.</p>
<p>Un altro aspetto che ho decisamente sottovalutato è il dato anagrafico. Ho trentasei anni, un’età alla quale non si vedono più le cose come quando di anni se ne hanno venti. Uno comincia a rendersi conto di non essere eterno, magari ha i genitori abbastanza anziani (è il mio caso), bene o male la gavetta l’ha già fatta e non ha molta voglia di ripartire da zero o quasi. Nel tempo ha consolidato legami difficili da sacrificare… Penso che rifarsi una vita all’estero a questa età sia molto più difficile. Per queste e altre considerazioni, alla fine ho deciso di rientrare in Italia, con l’obiettivo di continuare a lavorare come freelance. Ma ognuno, s’intende, è un caso a sé. E per chi svolge lavori più “esportabili” del mio non dubito che ci possano essere maggiori opportunità.</p>
<p>Nonostante tutto, devo riconoscere che l’esperienza a Londra è stata interessante e preziosa. Non è stato tempo buttato via, anzi: è stato tempo guadagnato. Ho avuto l’opportunità di vedere il mio Paese da un’angolazione diversa, e di rivalutarne certi aspetti. Ho conosciuto persone straordinarie, con le quali è nata una sincera amicizia. Ho migliorato il mio inglese (superando anche l’esame IELTS) e ho frequentato un breve ma utile corso alla London School of Journalism. Ho conosciuto più a fondo una delle metropoli più affascinanti del mondo. E ho ridato ossigeno a un cervello (il mio) annebbiato da troppi anni di lavoro routinario. Tornando indietro, non esiterei un istante a rifare la stessa scelta.</p>
<p>Si tratta di un’esperienza che consiglierei non solo a chi progetta (o, semplicemente, vagheggia) un trasferimento più o meno definitivo all’estero, ma anche a chi ha bisogno di prendersi una pausa per capire meglio cosa desidera fare – o, meglio, essere – nella propria vita. Serve molto meno coraggio di quanto si possa pensare, ed è essenziale una piccola dose di sana incoscienza. A prescindere dal modo in cui ci piacerà poi etichettare questa esperienza – “fuga”, “periodo sabbatico”, “avventura”, “espatrio”… – sono convinto che, alla fine, si tratterà sempre di un importante momento di crescita personale.</p>
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		<title>Ingegnere lottatore trova lavoro a Londra</title>
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		<pubDate>Tue, 20 Dec 2011 01:27:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Aldo Mencaraglia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Inghilterra]]></category>
		<category><![CDATA[Italiansinfuga]]></category>
		<category><![CDATA[ingegnere]]></category>
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		<description><![CDATA[Jacopo si è recentemente trasferito a Londra e condivide articoli sul mondo del lavoro anglosassone e altre utili informazioni su Londra sul suo blog Ingegnere Lottatore. Che opportunità lavorative ti si sono spalancate in Italia una volta finiti gli studi? Da neolaureato in ingegneria informatica le opzioni erano principalmente due: accettare uno stage sottopagato oppure [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h1><a href="http://uk.linkedin.com/in/jacoposemeraro" target="_blank">Jacopo</a> si è recentemente trasferito a Londra e condivide articoli sul mondo del lavoro anglosassone e altre utili informazioni su Londra sul suo blog <a title="Ingegnere Lottatore" href="http://ingegnerelottatore.blogspot.com/" target="_blank">Ingegnere Lottatore</a>.</h1>
<p><strong>Che opportunità lavorative ti si sono spalancate in Italia una volta finiti gli studi?</strong></p>
<p>Da neolaureato in ingegneria informatica le opzioni erano principalmente due: accettare uno stage sottopagato oppure entrare in un&#8217;azienda di consulenza e incrociare le dita.<br />
Dopo aver sostenuto diversi colloqui e averne sentite di tutti i colori ho scelto la seconda opzione.</p>
<p><strong>Quale è stata la tua esperienza in Italia e perché hai deciso di scappare?</strong></p>
<p>Ho avuto modo di lavorare per due aziende di consulenza a Milano. Ho fatto la mia gavetta, sono stato paziente e ottimista per molti mesi ma alla fine ho dovuto essere realista e trarre le conclusioni: nessuna possibilità concreta di carriera e pochissime soddisfazioni.</p>
<p>Questo mi ha portato a cestinare un contratto a tempo indeterminato e decidere di cercare maggior fortuna all&#8217;estero.</p>
<p><strong> </strong></p>
<div id="attachment_7730" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://www.italiansinfuga.com/wp-content/uploads/2011/12/Ponte-a-Londra.jpg"><img class="size-medium wp-image-7730" title=" " src="http://www.italiansinfuga.com/wp-content/uploads/2011/12/Ponte-a-Londra-300x300.jpg" alt=" " width="300" height="300" /></a><p class="wp-caption-text"> </p></div>
<p><strong>Come hai organizzato la partenza? </strong></p>
<p>Ho fatto tutto da solo, perchè come dice il saggio &#8220;chi fa da se fa per tre&#8221;.</p>
<p>Mi sono trasferito a <strong>Londra</strong> a fine luglio. Ho iniziato a pianificare tutto fin da maggio. La mia strategia è stata semplice: parti senza guardarti indietro, cerca casa e solo allora cerca lavoro.</p>
<p>Dall&#8217;Italia ho prenotato dieci giorni in ostello in una camera da sei. Dopo diverse peripezie sono riuscito a trovare una bella double room a Stratford, east London, sede del villaggio olimpico.</p>
<p><strong>Come ti sei mosso per trovare lavoro a Londra?</strong></p>
<p>Per trovare lavoro non ho fatto altro che inserire il mio <a title="Scrivere il CV in Inglese" href="http://www.italiansinfuga.com/scrivere-il-cv-in-inglese/" target="_blank"><strong>CV</strong></a> nelle job board e rispondere agli annunci che mi interessavano di più.</p>
<p>Fin da subito il mio telefono ha cominciato a squillare più volte al giorno. I recruiter mi chiamavano anche solo per &#8220;fare database&#8221; informandosi su che posizione cercassi e in particolare quale retribuzione volevo.</p>
<p>Questa cosa mi ha stupito molto, abituato alla situazione italiana dove parlare di soldi è tabù, anzi meglio evitare fino all&#8217;ultimo l&#8217;argomento oppure si rischia di venire scartati. Qua invece è la prima cosa che ti chiedono, senza peli sulla lingua.</p>
<p>Non vi pare giusto?</p>
<p><strong> </strong></p>
<div id="attachment_7732" class="wp-caption alignright" style="width: 235px"><a href="http://www.italiansinfuga.com/wp-content/uploads/2011/12/Change-your-life.jpg"><img class="size-medium wp-image-7732" title="Change your life" src="http://www.italiansinfuga.com/wp-content/uploads/2011/12/Change-your-life-225x300.jpg" alt="Change your life" width="225" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Change your life</p></div>
<p><strong>Ci descrivi la procedura di selezione che hai dovuto affrontare?</strong></p>
<p>Ho risposto ad un annuncio trovato su una job board e sono stato richiamato dalla reclutatrice che, dopo avermi descritto nel dettaglio il ruolo mi ha invitato a scrivere una motivation letter che sarebbe stata visionata dal suo cliente insieme al mio CV.</p>
<p>La lettera ha avuto successo e dopo un paio di giorni sono stato invitato a sostenere un <a title="Corso colloquio lavoro in inglese" href="http://www.italiansinfuga.com/corso-inglese-colloquio-di-lavoro/" target="_blank"><strong>colloquio face-to-face</strong></a>. In vista di questo <strong>colloquio</strong> la recruiter ha voluto vedermi di persona per darmi dei consigli e delle dritte su come affrontarlo al meglio, inutile dire che ho molto apprezzato la sua disponibilità e i modi cordiali e amichevoli.</p>
<p>Il <strong>colloquio</strong> è andato molto bene in un ambiente informale, senza domande strane o sospette, ma solo relative alle mie conoscenze e alla mia esperienza professionale.</p>
<p>Infine ho dovuto sostenere un <strong>colloquio telefonico</strong> con il mio futuro capo, che essendo molto impegnato non era riuscito a vedermi dal vivo.</p>
<p>Le sue domande sono state tre:</p>
<ul>
<li>parlami brevemente di te,</li>
<li>perchè vuoi lavorare con noi e</li>
<li>quali credi siano le skill necessarie per questo ruolo.</li>
</ul>
<p>Il giorno dopo ho ricevuto il feedback positivo dell&#8217;agenzia che mi confermava che il posto era mio!</p>
<p>Questo processo è durato 3 settimane circa, da quando ho spedito il <strong>CV</strong> a quando mi hanno confermato l&#8217;assunzione.</p>
<p><strong>Secondo te, cosa ti ha consentito di trovare l&#8217;attuale lavoro? </strong></p>
<p>Premesso che la mia ricerca era orientata verso posizioni graduate / junior ritengo che il valore aggiunto sia stato il fatto di avere dalla mia un&#8217;esperienza professionale di quasi un anno. Questo mi ha permesso di avere un sostanziale vantaggio rispetto agli altri candidati, spesso alla ricerca del primo lavoro. Inoltre essere italiano, e quindi bilingue, non è mai stato un handicap, anzi per certe posizioni la conoscenza di una seconda lingua è estremamente gradita.</p>
<p><strong>Ce lo descrivi?</strong></p>
<p>Lavoro come Infrastructure Project Manager presso una grande banca inglese. Collaboro allo sviluppo di un progetto di dimensioni colossali, dato che riguarda il rifacimento e il potenziamento del sistema di internet banking e mobile banking.</p>
<p>Le mie attività principali sono seguire e monitorare lo stato dei numerosi sotto progetti in corso. Questo necessita comunicare con diverse figure professionali, a partire dal release manager, all&#8217;infrastructure architect, al tester. Per quanto riguarda gli aspetti tecnici supporto il mio collega senior nel processo di change management delle firewall&#8217;s rules, il che è ottimo perche mi da la possibilità di imparare molto sull&#8217;architettura IT.</p>
<p><strong>Riesci a fare un confronto tra i salari a Milano e quelli a Londra?</strong></p>
<p>In modo approssimativo posso dire che gli stipendi inglesi sono superiori del 30-40%, senza poi contare che qua si pagano meno tasse.</p>
<p>Inoltre le possibilità di carriera come contractor / free lance sono interessanti e ben remunerate.</p>
<p><strong>Prime impressioni del mondo lavorativo a Londra?</strong></p>
<p>Entusiasmante, un altro mondo in tutti i sensi. A partire dalla ricerca di lavoro fino all&#8217;esperienza professionale vera e propria, in cui efficienza, educazione e rispetto per il prossimo sono all&#8217;ordine del giorno. Il mercato del lavoro è molto dinamico, le persone sono apprezzate per quello che sanno fare e c&#8217;è una possibilità per tutti.</p>
<p>Certo la crisi non ha fatto sconti, non è il paese di bengodi sia chiaro, c&#8217;è molta competizione e indubbiamente c&#8217;è da sgomitare per trovare lavoro.</p>
<p>Nonostante tutto però si respira ottimismo e si ha la sensazione di potercela fare davvero.</p>
<p><strong>Grazie Jacopo e buon proseguimento!</strong></p>
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		<title>A Londra e Dublino, tra finanza e giornalismo</title>
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		<pubDate>Wed, 14 Dec 2011 23:28:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Aldo Mencaraglia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Inghilterra]]></category>
		<category><![CDATA[Italiansinfuga]]></category>
		<category><![CDATA[UK]]></category>
		<category><![CDATA[giornalista]]></category>
		<category><![CDATA[london school of journalism]]></category>
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		<description><![CDATA[Stefano Fugazzi vive all’estero da dodici anni. Dopo essersi laureato in Business Studies nel 2003 e aver conseguito il master in Strategia Aziendale presso la UCD Michael Smurfit Graduate Business School di Dublino l’anno successivo, dal 2005 al 2007 ha lavorato presso Merrill Lynch nell’area finanza &#38; controllo. Nel 2007 si è poi trasferito a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h1>Stefano Fugazzi vive all’estero da dodici anni.</h1>
<p><strong>Dopo essersi laureato in Business Studies nel 2003 e aver conseguito il master in Strategia Aziendale presso la UCD Michael Smurfit Graduate Business School di Dublino l’anno successivo, dal 2005 al 2007 ha lavorato presso Merrill Lynch nell’area finanza &amp; controllo. Nel 2007 si è poi trasferito a Londra, dove lavora presso la società finanziaria Schroders e dove ha scoperto una nuova passione: quella per il giornalismo.</strong><br />
<strong> </strong></p>
<p><strong>Intervista di Andrea Muzzarelli (<a title="Andrea Muzzarelli" href="http://twitter.com/#!/amuzzarelli" target="_blank">@amuzzarelli</a>)</strong></p>
<p><strong>Ciao Stefano, ci racconteresti come sei arrivato a Londra?</strong></p>
<p>La mia storia è un po’ atipica. A differenza di molti miei connazionali, non sono arrivato nella capitale inglese direttamente dall’Italia. Prima di trasferirmi a <strong>Londra</strong> nell’autunno del 2007 ho infatti vissuto per otto anni a <strong>Dublino</strong>. Mi sono trasferito in <strong>Irlanda</strong> nel 1999, dopo la maturità scientifica, e dopo avere completato i miei studi ho iniziato a lavorare nell’area finanziaria. In seguito, per questioni professionali, mi sono trasferito a <strong>Londra</strong>.</p>
<p><strong>Dove ti sei gradualmente avvicinato alla professione giornalistica.</strong></p>
<p>Di fatto, mi sono avvicinato al giornalismo per caso. Nel corso degli ultimi due anni ho preso parte a diverse attività culturali che mi hanno portato a scrivere e a raccogliere parecchio materiale. La molla è scattata un anno fa, quando per hobby ho iniziato a scrivere gli editoriali che servivano a introdurre gli eventi di un gruppo culturale italiano.</p>
<p><strong> </strong></p>
<div id="attachment_7628" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://www.italiansinfuga.com/tag/londra/"><img class="size-medium wp-image-7628" title="Londra su Italiansinfuga" src="http://www.italiansinfuga.com/wp-content/uploads/2011/12/london-eye-300x200.jpg" alt="Londra su Italiansinfuga" width="300" height="200" /></a><p class="wp-caption-text">Londra su Italiansinfuga</p></div>
<p><strong>E così hai deciso di frequentare un corso alla <a title="London School of Journalism" href="http://www.italiansinfuga.com/2011/06/09/studiare-giornalismo-a-londra/" target="_blank">London School of Journalism</a>. Com’è stata questa esperienza?</strong></p>
<p>È stata bella e utile. Non solo mi ha permesso di acquisire le nozioni base del giornalismo, ma mi ha anche dato l’opportunità di venire a contatto con un mondo molto diverso da quello in cui lavoro. E, indubbiamente, mi ha aiutato a scoprire una qualità che fino a quel momento avevo ignorato.</p>
<p><strong>Qualche considerazione sul giornalismo italiano a Londra?</strong></p>
<p>Temo di non poter dare una risposta esaustiva perché scrivere non è il mio “day-to-day job”.</p>
<p>Quello che posso dire è che qui il mercato italiano – mi riferisco al cartaceo – è in realtà molto provinciale. L’unica pubblicazione cartacea esistente è <a title="Londra Sera" href="http://www.londrasera.com/" target="_blank">Londra Sera</a>, un settimanale che segue da vicino le attività dell’Istituto di Cultura e dell’Ambasciata. Vi sono poi un paio di altri periodici (ancor più di nicchia) come La Voce degli Scalabrini e La Notizia.</p>
<p>È un po’ difficile relazionarsi con queste pubblicazioni perché il lettore medio è l’italiano di vecchia generazione.</p>
<p>Tuttavia, se uno vuole davvero ritagliarsi il proprio spazio, può farlo contattando i tanti magazine digitali e appoggiandosi a gruppi culturali. Al momento io collaboro con <a title="Italoeuropeo" href="http://www.italoeuropeo.com/index.php" target="_blank">Italoeuropeo</a> – un magazine digitale letto in 125 paesi – e con un paio di “think tank” come <a href="http://www.italiansworldwidenetwork.org/" target="_blank">Italians Worldwide Network</a> ed <a href="http://europassociation.com/" target="_blank">EuropAssociation</a>.</p>
<p><strong>Sei coinvolto in diversi progetti culturali ed editoriali. Ce ne vuoi parlare?</strong></p>
<p>Una volta arrivato a <strong>Londra</strong>, ho subito compreso che qui gli italiani conducono una vita molto differente rispetto a quella che si può fare a <strong>Dublino</strong>. E non nascondo di aver avuto più di una difficoltà a inserirmi non tanto nella mentalità dei britannici, quanto in quella che io chiamo “britalica”, degli italiani che risiedono qui.</p>
<p>All’inizio ho trovato un po’ difficoltoso accettare il fatto che per socializzare fosse necessario entrare a far parte di associazioni culturali e/o politiche. Anche perché sono sempre stato molto fiero della mia indipendenza e del fatto di non avere peli sulla lingua! Quindi, per forza di cose, ho preso parte – in veste di “tecnico” – a diverse attività che indubbiamente mi hanno arricchito e mi hanno permesso di conoscere molte persone, alcune delle quali molto in gamba e soprattutto leali.</p>
<p><strong>Dublino e Londra: ti chiederei un confronto fra queste due città dal punto di vista del lavoro e della vita quotidiana.<br />
</strong></p>
<p>È difficile fare un raffronto tra queste due città, anche perché le ho vissute in epoche e contesti differenti. Sono arrivato a <strong>Dublino</strong> negli anni d’oro, e l’ho lasciata pochi mesi prima che la Tigre Celtica si “addomesticasse”. A <strong>Londra</strong> ho solo avuto modo di vivere gli anni della crisi dei subprime prima e quella dei debiti sovrani poi. Tuttavia, non posso negare che – lavorativamente parlando – <strong>Londra</strong> sia due o tre spanne sopra <strong>Dublino</strong>.</p>
<p>L’esperienza maturata qui è semplicemente impareggiabile. Dal punto di vista umano, invece, <strong>Dublino</strong> è sicuramente più vivibile. <strong>Londra</strong> è talmente vasta e varia che all’inizio ti disorienta. Poi, una volta che si è trovata la propria dimensione, diventa più accessibile.</p>
<p><strong>Dopo anni di forte crescita, il settore finanziario londinese è oggi in difficoltà. Che prospettive ci sono dal punto di vista lavorativo?<br />
</strong></p>
<p>La crisi c’è e si percepisce anche all’interno dello “Square Mile” (la City, cuore finanziario della capitale, ndr), anche se io ho la fortuna di lavorare per un’azienda sana come la Schroders in un settore – quello del controllo – che senza dubbio crescerà nel corso dei prossimi anni.</p>
<p>In generale, è diventato molto difficile trovare lavoro rispetto a qualche anno fa. Non tanto perché non ci sia lavoro, quanto perché le aziende, anche per una questione di costi, preferiscono le soluzioni interne rispetto a quelle esterne.</p>
<p>Chi arriva a <strong>Londra</strong> adesso deve quindi, in buona sostanza, accontentarsi. Molti vengono qui con chissà quali illusioni. Occorre essere realisti, sereni e, soprattutto, seri. Prima o poi l’opportunità buona salta sempre fuori. Occorre pazientare e non disperarsi.</p>
<p><strong>In un’intervista a Italiansinfuga, l’economista Loretta Napoleoni ha descritto l’Italia come un paese “dove principalmente uno dovrebbe andare in vacanza”, e ha indicato l’Oriente come una meta interessante. Cosa ne pensi?</strong></p>
<p>Ho letto con interesse l’intervista alla dottoressa Napoleoni. Ovviamente, è difficile dare un’opinione senza rischiare di finire nella trappola dei luoghi comuni. Io credo che le persone, quando dicono “a casa ci vado solo in vacanza per scelta personale”, raccontino una mezza bugia. A tutti piacerebbe costruirsi un futuro a casa propria. Che poi questo futuro sia prossimo o più in là nel tempo… è un’altra questione. L’Oriente ha indubbiamente il proprio fascino e rappresenta un’area geografica con ampi margini di crescita. Il baricentro del mondo si sta spostando verso quest’area per una semplice questione demografica. Penso che maturare una qualche esperienza in quei paesi possa essere utile dal punto di vista professionale.</p>
<p><strong>In questi giorni si parla sempre più spesso di un rischio di default a catena dei paesi europei. Qual è la tua opinione in proposito, anche rispetto all’opportunità di “fuggire” all’estero?</strong></p>
<p>Spero di non sbagliarmi, ma non credo assisteremo a un default a catena. Vivremo, tuttavia, diversi anni a bassa crescita. Ma anche se non vivessimo in un contesto storico particolare come questo, penso che lasciare la propria terra d’origine presenti sempre una gamma di rischi e opportunità. I rischi sono sempre gli stessi, in tempi sia di crescita sia di decrescita, e sono per lo più legati all’adattamento a una nuova situazione. Tuttavia, io preferisco soffermarmi sulle opportunità. Che ci sono, nonostante l’attuale crisi non faciliti di certo l’immediata realizzazione di progetti personali – siano essi in Italia o all’estero.</p>
<p><strong>Quali sono, a tuo avviso, queste opportunità?</strong></p>
<p>In primis, proprio perché viviamo un’epoca storica molto particolare, occorre sempre mirare al perfezionamento professionale. Le persone serie e preparate riusciranno sempre a ritagliarsi il proprio spazio anche in contesti caratterizzati da pesanti incertezze. In secondo luogo, occorre a mio avviso cogliere l’occasione di analizzare il perché esista una crisi. Diversi mesi fa ho iniziato a raccogliere quotidianamente articoli e dati sulla crisi del debito. Sono sicuro che tutti questi dati torneranno utili nel prossimo futuro. Se non ci fosse stata la crisi, mai probabilmente mi sarei davvero interessato a certe questioni economiche e probabilmente mai avrei iniziato a scrivere. Non tutto il male viene per nuocere…</p>
<p><strong>Progetti per l’immediato futuro? Rimarrai in Gran Bretagna?</strong></p>
<p>Il bello della vita è che molte volte si susseguono situazioni che ti cambiano i programmi. Anche a causa dell’attuale situazione d’incertezza, è davvero molto difficile dire “tra due anni mi trasferisco” oppure “resterò qui ancora per diversi anni”. Sicuramente rimarrò a <strong>Londra</strong> ancora per qualche tempo allo scopo di completare il mio percorso di formazione professionale. <strong>Londra</strong>, nonostante non sia la città più vivibile e “tascabile” del mondo, è una palestra di vita. Per quanto riguarda le attività legate al giornalismo, il mio obiettivo per il 2012 è di pubblicare una raccolta dei miei articoli di natura economico-finanziaria. Mi piacerebbe condividere con amici e conoscenti le mie riflessioni.</p>
<p><strong>Grazie Stefano, e in bocca al lupo per i tuoi progetti!</strong></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Sottopagato in Italia, vado a Liverpool</title>
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		<pubDate>Sat, 26 Nov 2011 04:03:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Aldo Mencaraglia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Inghilterra]]></category>
		<category><![CDATA[Italiansinfuga]]></category>
		<category><![CDATA[UK]]></category>
		<category><![CDATA[architetto]]></category>
		<category><![CDATA[liverpool]]></category>

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		<description><![CDATA[Riccardo Desiderò si è recentemente laureato in architettura e, stanco della mancanza di opportunità lavorative decenti in Italia, si è trasferito a Liverpool dove lavora per Stanley International Betting. Cosa hai studiato in Italia? In Italia ho studiato architettura, laurea 3+2 a Venezia, conseguite entrambe con il massimo dei voti. Che opportunità di lavoro ti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h1><a title="Riccardo Desiderò" href="http://uk.linkedin.com/pub/riccardo-desider%C3%B2/40/668/ba4" target="_blank">Riccardo Desiderò</a> si è recentemente laureato in architettura e, stanco della mancanza di opportunità lavorative decenti in Italia, si è trasferito a Liverpool dove lavora per Stanley International Betting.</h1>
<p><strong>Cosa hai studiato in Italia? </strong></p>
<p>In Italia ho studiato architettura, laurea 3+2 a Venezia, conseguite entrambe con il massimo dei voti.</p>
<p><strong>Che opportunità di lavoro ti si sono aperte in Italia una volta finiti gli studi?</strong></p>
<p>Finiti gli studi in Italia, ho trovato diverse opportunità di lavoro, tutte sottopagate e soprattutto senza un inquadramento regolare. I datori di lavoro erano per lo più studi di architettura che non danno alcuna possibilità a un giovane architetto di fare esperienza se non sfruttandolo.</p>
<p><strong>Come hai trovato l&#8217;opportunità di lavoro presso Stanley International Betting?</strong></p>
<p>Il lavoro presso <a title="Stanleybet" href="http://www.linkedin.com/company/1281278" target="_blank">Stanleybet</a>, l&#8217;ho trovato rispondendo su Monster.it ad un annuncio.</p>
<p>Dopo un colloquio a Roma, mi hanno offerto di venire a Liverpool per fare il Designer, ovviamente ho accetato subito.</p>
<p><strong>Di cosa ti occupi per loro?</strong></p>
<p>Per loro mi occupo di Design, principalmente di progettare l&#8217;arredo dei centri franchise che apriamo in Europa. Solo in Italia in un anno 250 centri, per farle capire la mole di lavoro.</p>
<p><strong>Quali sono le difficoltà che hai incontrato fino ad ora, sul lavoro o nella vita di tutti i giorni?</strong></p>
<p>Sul lavoro non ho trovato nessuna difficoltà. Mi trovo bene e anzi mi sono integrato benissimo con il team italo-inglese.</p>
<p><strong>Prime impressioni di Liverpool?</strong></p>
<p>Liverpool non è il massimo sono sincero, aldilà della zona commerciale non offre molto.<br />
Certo per chi ama la vita notturna è il massimo, ma non è Londra. E&#8217; un enorme parco giochi.</p>
<p><strong>Cosa ne pensa la tua famiglia dell&#8217;avventura all&#8217;estero?</strong></p>
<p>La mia famiglia è assolutamente positiva sulla mia esperienza mi ha appoggiato fin da subito e con Skype è come stare a casa.</p>
<p><strong>Hai dei siti web da consigliare a chi vuole seguire le tue orme?</strong></p>
<p><a href="http://www.monster.it/" target="_blank">Monster.it</a>, <a href="http://www.infojobs.com/" target="_blank">Infojobs</a> e <a href="http://www.jobrapido.co.uk/" target="_blank">Job rapido</a>. Certo c&#8217;è da dire che trovare lavoro dall&#8217;Italia senza esperienze in UK è difficile. Tutti gli italiani che sono qua si sono spinti diciamo all&#8217;avventura, poi per conoscenza si trovano sicuramente moltissime opportunità più di in Italia!</p>
<p>Consiglio innanzi tutto di farsi un numero uk, di cercare anche qualche lavoro umile all&#8217;inizio poi se si hanno le capacità il resto viene da se.</p>
<p><strong>Grazie Riccardo e buon proseguimento!</strong></p>
<p><!-- div.cjjobbox{ width: 345px ; background-color: #FFFFFF ; border-style: solid ; border-width: 1px ; border-color: #919294 ; font-family: Arial, sans-serif ; font-size: 13px ; color: #000000; text-align: left; } div.cjjobbox a{ color: #198ADC ; } --></p>
<div class="cjjobbox">
<div style="text-align: center; padding: 5px;">
<p><a href="http://www.careerjet.co.uk/retail-shop-designer-jobs.html">Lavoro come retail shop designer nel Regno Unito</a></p>
</div>
<p><script src="http://www.careerjet.com.au/partners/jsjobbox.html?s=retail%20shop%20designer&amp;l=United%20Kingdom&amp;n=5&amp;lid=54&amp;nfr=1&amp;ntt=1&amp;affid=d4af8adb62bfd25c1fa895e81bce7cc0" type="text/javascript">
</script></p>
<div style="text-align: center; padding-top: 8px; padding-bottom: 5px;"><a href="http://www.careerjet.com.au/" target="_blank">Careerjet, the search engine for jobs</a></div>
</div>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Tech City Map per trovare lavoro a Londra nell’informatica</title>
		<link>http://www.italiansinfuga.com/2011/11/10/tech-city-map-per-trovare-lavoro-a-londra-nellinformatica/</link>
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		<pubDate>Thu, 10 Nov 2011 23:21:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Aldo Mencaraglia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Inghilterra]]></category>
		<category><![CDATA[Lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[informatica]]></category>
		<category><![CDATA[IT]]></category>
		<category><![CDATA[londra]]></category>

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		<description><![CDATA[La Tech City Map può aiutarvi a trovare lavoro a Londra nel settore dell&#8217;informatica. Questa mappa interattiva rivela lo &#8220;sciame&#8221; di ditte che stanno nascendo nella zona est di Londra. Esse hanno la principale caratteristica di essere nuove ditte, start-up, e di focalizzarsi sul settore informatico. Al momento sono state registrate più di ottocento aziende, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h1>La <a title="Tech City Map" href="http://www.techcitymap.com" target="_blank">Tech City Map</a> può aiutarvi a trovare lavoro a Londra nel settore dell&#8217;informatica.</h1>
<p>Questa mappa interattiva rivela lo &#8220;sciame&#8221; di ditte che stanno nascendo nella zona est di <strong>Londra</strong>. Esse hanno la principale caratteristica di essere nuove ditte, start-up, e di focalizzarsi sul settore informatico.</p>
<p>Al momento sono state registrate più di ottocento aziende, un aumento impressionante rispetto alle 200 che erano presenti in zona l&#8217;anno scorso.</p>
<p>Questa zona fa centro sull&#8217;Old Street &#8220;silicon roundabout&#8221; ed ambisce ad essere la Silicon Valley europea.</p>
<p>Questa crescita imprenditoriale è stata aiutata da agevolazioni fiscali da parte del governo britannico mirate ad attirare gli investimenti e il talento.</p>
<p>La mappa consente di vedere quali aziende sono presenti nell&#8217;<strong>East London</strong>, la loro collocazione fisica ed il collegamento con altre aziende all&#8217;interno dello &#8220;sciame&#8221;.</p>
<p>Se lavorate nel settore informatico, questa è un&#8217;ottima risorsa per iniziare ad esplorare le opportunità che possono essere disponibili per quello che riguarda il <strong>lavoro a Londra</strong>.</p>
<p>Iniziate ad esplorare la mappa, a capire quali aziende sono presenti in questa zona e per quali opportunità di lavoro potete presentare la vostra candidatura.</p>
<p>Ho anche registrato un video per farvi vedere come funziona la mappa interattiva.</p>
<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="560" height="315" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/zoyy-CGLrGY?version=3&amp;hl=en_US" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="560" height="315" src="http://www.youtube.com/v/zoyy-CGLrGY?version=3&amp;hl=en_US" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
<p><!--  div.cjjobbox{</p>
<p>width: 345px ;    background-color: #FFFFFF ;    border-style: solid ;    border-width: 1px ;    border-color: #919294 ;    font-family: Arial, sans-serif ;    font-size: 13px ;    color: #000000;    text-align: left;  }  div.cjjobbox a{    color: #198ADC ;  } --></p>
<div class="cjjobbox">
<div style="text-align: center; padding: 5px;">
<p><a href="http://www.careerjet.co.uk/it-jobs/east-london-127698.html">Lavoro in IT a Londra (East)</a></p>
</div>
<p><script src="http://www.careerjet.com.au/partners/jsjobbox.html?s=IT&amp;l=East%20London&amp;n=10&amp;lid=127698&amp;nfr=1&amp;ntt=1&amp;affid=d4af8adb62bfd25c1fa895e81bce7cc0" type="text/javascript">
</script></p>
<div style="text-align: center; padding-top: 8px; padding-bottom: 5px;"><a href="http://www.careerjet.com.au/" target="_blank">Careerjet, the search engine for jobs</a></div>
</div>
<div id="attachment_7207" class="wp-caption aligncenter" style="width: 610px"><a href="http://www.italiansinfuga.com/tag/londra/"><img class="size-full wp-image-7207" title="Lavoro Londra" src="http://www.italiansinfuga.com/wp-content/uploads/2011/11/tower-bridge.jpg" alt="Lavoro Londra" width="600" height="450" /></a><p class="wp-caption-text">Lavoro Londra</p></div>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Primi 3 mesi a Londra: consigli praticissimi</title>
		<link>http://www.italiansinfuga.com/2011/10/24/primi-3-mesi-a-londra-consigli-praticissimi/</link>
		<comments>http://www.italiansinfuga.com/2011/10/24/primi-3-mesi-a-londra-consigli-praticissimi/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 25 Oct 2011 00:58:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Aldo Mencaraglia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Inghilterra]]></category>
		<category><![CDATA[Italiansinfuga]]></category>
		<category><![CDATA[UK]]></category>
		<category><![CDATA[alloggio]]></category>
		<category><![CDATA[barista]]></category>
		<category><![CDATA[gumtree]]></category>
		<category><![CDATA[Lavoro]]></category>
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		<description><![CDATA[Fabrizio Grizzanti è partito alla volta di Londra e ci racconta che traguardi ha raggiunto in tre mesi. Vi consiglio vivamente la lettura dell&#8217;intera intervista per carpire i dettagli estremamente pratici che Fabrizio condivide con i lettori. Inoltre seguite Fabrizio sul suo blog &#8216;Ma tu sei contento?&#8216; Quali sono le prime cose che hai fatto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h1>Fabrizio Grizzanti è partito alla volta di Londra e ci racconta che traguardi ha raggiunto in tre mesi.</h1>
<p><strong>Vi consiglio vivamente la lettura dell&#8217;intera intervista per carpire i dettagli estremamente pratici che Fabrizio condivide con i lettori.</strong></p>
<p><strong>Inoltre seguite Fabrizio sul suo blog &#8216;<a href="http://blog.libero.it/matuseicontento/" target="_blank">Ma tu sei contento?</a>&#8216;</strong></p>
<p><strong> Quali sono le prime cose che hai fatto una volta arrivato a Londra?</strong></p>
<p>Dall&#8217;Italia avevo prenotato volo e ostello per 4 notti, l&#8217;aereo ha accumulato un notevole ritardo e così non essendoci  treni disponibili ho scelto di passare la notte in aeroporto.</p>
<p>Invece di dormire ho sfruttato queste ore per ricercare un alloggio tramite <a title="Gumtree Londra flatshare" href="http://www.gumtree.com/c/flatshare/london" target="_blank">Gumtree</a> dalle postazioni internet a pagamento, concentrandomi su tutti gli annunci pubblicati dopo le ore 22:00 ipotizzando che nessuno andasse a vedere una stanza nel cuore della notte.</p>
<p>Una volta aperta la metropolitana mi sono recato all’ostello, ma non prima di aver acquistato una SIM card, alle 07:00 del mattino ho iniziato a contattare i numeri che mi ero trascritto, la prima  stanza visitata in zona est si è rivelata subito un buon compromesso qualità/prezzo sono tornato all’ostello ho preso la valigia ed <strong>in meno di 6 ore dal mio arrivo in UK avevo già un alloggio</strong>.</p>
<p>Nello stesso giorno ho chiamato per il <a title="National Insurance Number" href="http://en.wikipedia.org/wiki/National_insurance_number" target="_blank">NI number</a> ed ho fissato l’intervista di rito per la prima data disponibile (circa 7 giorni di attesa)</p>
<p><strong> Come hai trovato il lavoro da barista? Avevi esperienza in Italia?</strong></p>
<p>Dopo aver chiamato il NI number il terzo passo è stato quello di inserire il nuovo indirizzo inglese nel <strong>CV</strong>.</p>
<p>Per mia fortuna in Italia, essendo cresciuto in una famiglia relativamente modesta, un po’ per necessità un po’ per scelta avevo iniziato a lavorare a 15 anni durante le vacanze estive e da li non mi sono mai fermato, ora ho 27 anni e posso dire che ho fatto praticamente di tutto dal muratore all’aiuto cuoco, dal barista all’ingegnere, quindi si è trattato solo di adattare il <strong>CV</strong> in tempo reale per il tipo di lavoro che veniva richiesto nell’annuncio (sempre su <a title="Gumtree Jobs" href="http://www.gumtree.com/c/jobs/london" target="_blank">Gumtree</a>).</p>
<p>L’idea era quella di iniziare a lavorare come muratore o piastrellista ma in realtà questa opzione si è rivelata abbastanza complicata per via del sistema inglese che richiede un apposito tesserino (<a href="http://www.cscs.uk.com/" target="_blank">CSCS card</a>) per i lavoratori edili.</p>
<p>Per 3 giorni ho mandato <strong>CV</strong> dalle 8 del mattino alle 19 circa, subito dopo uscivo e giravo per pub e ristoranti lasciando copie cartacee del mio <strong>CV</strong>.</p>
<p>Dopo qualche giorno ho ricevuto una chiamata da un datore di lavoro che mi chiede se sono disponibile a recarmi in un bar in centro per un <strong>colloquio</strong> immediato. Il <strong>colloquio</strong> è stato alquanto strano perché dopo i primi 10 minuti/15 minuti mi è stato chiesto quando potevo iniziare una settimana di “training” in una postazione mobile fuori dalla fermata di una metropolitana.</p>
<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="550" height="403" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/qsYV74ICkiM?version=3&amp;hl=en_US" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="550" height="403" src="http://www.youtube.com/v/qsYV74ICkiM?version=3&amp;hl=en_US" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
<p>Io ho risposto subito, e quando mi è stato chiesto se avevo delle domande ho chiesto semplicemente se il training fosse pagato,  alla risposta  “solo se vieni assunto” ho chiarito subito che non volevo rischi, che cercavo un lavoro retribuito dal primo giorno, che ringraziavo per il tempo concessomi ma che non ero interessato.</p>
<p>Alla fine mi hanno preso subito con la promessa che il training sarebbe stato pagato in ogni caso.</p>
<p>Quindi fate attenzione, se vi offrono un lavoro mettete subito in chiaro le cose  prima di trovarvi a lavorare due settimane gratis…</p>
<p><strong> Quanto consiglieresti di portarsi dietro come riserva finanziaria per i primi tempi?</strong></p>
<p>Avendo trovato lavoro in fretta ed avendo lavorato come barista praticamente 7 giorni su 7, ho investito relativamente poco, diciamo sui 500 euro, ma se si considera che dopo due mesi il mio conto in banca segnava +1400 Pound (dopo essermi anche comprato una bicicletta) praticamente non ho speso nulla.</p>
<p>Però c’è chi potrebbe essere anche meno fortunato quindi io suggerirei di partire almeno con 2000/2500 euro.</p>
<p><strong>Come hai cercato poi il lavoro che hai adesso?</strong></p>
<p>In realtà il lavoro da barista mi rendeva abbastanza soddisfatto, riuscivo a guadagnare anche più di 1300 Pound al mese, mi stavo creando un’ottima rete di contatti e potevo sfruttare ogni occasione per migliorare l’inglese britannico.</p>
<p>Quindi non l’ho proprio cercato assiduamente. Già dall’Italia però avevo inserito il <strong>CV</strong> su Monster e altri siti simili nonché avevo un buon profilo <strong><a title="Linkedin" href="http://www.italiansinfuga.com/linkedin/" target="_blank">Linkedin</a></strong>. Quindi non ho fatto altro che aggiornare i <strong>CV</strong> sui vari siti con il nuovo numero di telefono ed il nuovo indirizzo inglese.</p>
<p>Un’agenzia di recruiting mi ha contattato dicendo che un loro cliente aveva delle posizioni aperte nel mio settore chiedendomi se fossi interessato. Ho detto sì, e dopo un paio di settimane mi hanno richiamato per fissare un colloquio, rivelatosi successivamente un test scritto di circa un’ora (andato a mio parere abbastanza male)  seguito da un colloquio di circa 35 minuti con il managing director.</p>
<p>Dopo una settimana  sono stato richiamato e mi è stato chiesto di preparare un report di non più di due pagine descrivendo le mie conoscenze in un determinato settore del quale mi ero interessato precedentemente. E dopo un’altra settimana mi è stata fatta un offerta formale che ho preso al volo.</p>
<p><strong>Ce lo descrivi?</strong></p>
<p>Per adesso non si differenzia molto da quello che <a title="Fabrizio Grizzanti Linkedin" href="http://uk.linkedin.com/pub/fabrizio-grizzanti/37/4ba/724" target="_blank">facevo in Italia o in Cina</a>, si tratta di supportare una grossa azienda che produce materiale rotabile nel certificare che un loro prodotto nelle fasi di sviluppo, test, validazione etc.. abbia seguito gli standard richiesti, per esempio producendo la necessaria documentazione. Questa azienda spazia però su tutti i settori dell’ingegneria ferroviaria difatti mi è già stato chiesto di iniziare a documentarmi e studiare determinati concetti sul quale sono carente in modo da potermi utilizzare su più progetti.</p>
<p><strong>Consigli su lettera/email di presentazione, CV, colloquio di lavoro in inghilterra?<br />
</strong></p>
<p>So per certo che l’azienda dove lavoro adesso ha contattato almeno uno dei miei precedenti datori di lavoro chiedendo informazioni su di me, ma comunque prima di partire avevo richiesto alle aziende per le quali avevo lavorato una lettera abbastanza semplice che certificasse che avevo lavorato per loro in modo da far capire che mi ero lasciato in buoni rapporti, durante il <strong>colloquio</strong> anche un po’ per spezzare il ghiaccio ne ho consegnata una copia con relativa traduzione a quello che ora è il mio capo.</p>
<p>Il <strong>CV</strong> l’avevo impostato bene seguendo i<strong> <a title="Scrivere il CV in Inglese" href="http://www.italiansinfuga.com/scrivere-il-cv-in-inglese/" target="_blank">consigli</a> </strong>di Italiansinfuga. Sfruttare anche il <a title="Servizio Analisi CV" href="http://www.italiansinfuga.com/servizio-analisi-cv/" target="_blank"><strong>servizio di analisi CV</strong></a> di Italiansinfuga si è rivelato utile: credo che alcuni consigli su come mettere meglio in evidenza il mio titolo di studio e soprattutto l’esperienza cinese abbiano fatto la differenza.</p>
<p><strong>Che consigli daresti a chi sta pensando di seguire le tue orme?</strong></p>
<p>Pianificare e sognare. Pianificate tutto, non lasciate niente al caso, ogni ora sprecata pensando qual è il prossimo passo mentre siete già emigrati è denaro sprecato. Fate tutto dall’Italia alla sera dopo il lavoro e durante il week end, sfruttate questo e altri siti fino a consumarli, una volta sbarcati anche avere una semplice connessione a internet potrebbe risultare complicato.  Quando avete tutto pronto, valigia compresa, andate dal vostro capo e consegnate le dimissioni, e da li dovete iniziare a sognare!</p>
<p><strong>Grazie Fabrizio e buon proseguimento!</strong></p>
<p><strong></strong></p>
<div id="attachment_6912" class="wp-caption aligncenter" style="width: 610px"><strong><a href="http://www.italiansinfuga.com/tag/londra/"><img class="size-full wp-image-6912" title="Londra su Italiansinfuga" src="http://www.italiansinfuga.com/wp-content/uploads/2011/10/tower-bridge.jpg" alt="Londra su Italiansinfuga" width="600" height="450" /></a></strong><p class="wp-caption-text">Londra su Italiansinfuga</p></div>
<p><strong><br />
</strong></p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>London School of Economics: l’esperienza (e i consigli) di un italiano in fuga</title>
		<link>http://www.italiansinfuga.com/2011/09/29/london-school-of-economics-l%e2%80%99esperienza-e-i-consigli-di-un-italiano-in-fuga/</link>
		<comments>http://www.italiansinfuga.com/2011/09/29/london-school-of-economics-l%e2%80%99esperienza-e-i-consigli-di-un-italiano-in-fuga/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 29 Sep 2011 11:17:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Aldo Mencaraglia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Germania]]></category>
		<category><![CDATA[Inghilterra]]></category>
		<category><![CDATA[Italiansinfuga]]></category>
		<category><![CDATA[università]]></category>
		<category><![CDATA[london school of economics]]></category>

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		<description><![CDATA[Abbiamo incontrato a Londra Roberto Orsi, che sta facendo un dottorato in Relazioni internazionali presso la London School of Economics. 32 anni, originario di Saluzzo, in provincia di Cuneo, Roberto si è laureato in Giurisprudenza all’Università di Torino. Ha vissuto prima ad Amburgo (tra il 2005 e il 2006), poi a Londra (2006-07), è quindi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h1>Abbiamo incontrato a Londra Roberto Orsi, che sta facendo un dottorato in Relazioni internazionali presso la London School of Economics.</h1>
<p><strong>32 anni, originario di Saluzzo, in provincia di Cuneo, Roberto si è laureato in Giurisprudenza all’Università di Torino. Ha vissuto prima ad Amburgo (tra il 2005 e il 2006), poi a Londra (2006-07), è quindi tornato in Germania – a Francoforte – nel 2008, e dal settembre dello stesso anno risiede stabilmente nella capitale inglese. In questa intervista abbiamo ripercorso la sua interessante esperienza in Germania e nel Regno Unito, e abbiamo cercato di fare un po’ di chiarezza nel caos economico, politico e sociale nel quale siamo ormai immersi. Con la speranza che queste considerazioni aiutino gli italiani che stanno meditando la “fuga” a fare scelte più consapevoli.</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Intervista di <a title="Andrea Muzzarelli" href="http://uk.linkedin.com/pub/andrea-muzzarelli/14/38/194" target="_blank">Andrea Muzzarelli</a></strong></p>
<p><strong>Ciao Roberto, quand’è che hai pensato per la prima volta di lasciare l’Italia?</strong></p>
<p>Ho cominciato seriamente a pensare di lasciare l’Italia nel 2001, quando ancora frequentavo la facoltà di Giurisprudenza a Torino. Mi resi conto che non sarei mai riuscito a realizzare nulla nel posto in cui mi trovavo, né in termini professionali, né in termini di vita personale. Così nacque l’idea di trovare una via d’uscita all’estero, e mi misi peranto a imparare il tedesco, precisamente con questa intenzione. Per un occhio attento, non era difficile capire che l’Italia era un paese in crisi profonda già dieci anni fa. In un certo senso, la situazione odierna del nostro paese non è che la prosecuzione delle tendenze di lungo corso già riconoscibili allora. E forse anche prima.</p>
<p><strong>Alla fine hai deciso di trasferirti in Germania. Che ricordi hai di questa esperienza?</strong></p>
<p>La mia esperienza di vita e di lavoro in Germania ha avuto un impatto sul corso degli eventi nella mia vita difficile da sovrastimare. La Germania, la cultura tedesca e specialmente una buona padronanza della lingua mi hanno aperto prospettive sorprendenti. Paradossalmente, non sarei qui a Londra a lavorare e studiare presso la LSE – una delle università di studi sociali migliori al mondo – se non mi fossi prima di tutto concentrato sulla Germania, il vero cuore del nostro continente, l’autentica fucina di molte delle idee centrali del nostro tempo. Per questo consiglio sempre vivamente a tutte le persone interessate a formarsi una vera cultura, e in modo particolare ai miei studenti, di imparare bene la lingua di Goethe. Certo, la Germania non è un paese facile, e l’impatto fu a suo tempo duro, soprattutto da un punto di vista psicologico, particolarmente per una persona come me, che viene dal profondo della provincia italiana ed era abituata a uno stile di vita completamente diverso. Tuttavia, si impara presto a godere degli aspetti positivi della società teutonica: tutto (o quasi) funziona, e due-tre piccole arrabbiature in meno ogni giorno, rispetto all’Italia, moltiplicate per 365 fanno alla fine una qualità di vita notevolmente migliore.</p>
<p><strong>Come ti è sembrato l’ambiente lavorativo e culturale tedesco rispetto a quello italiano?</strong></p>
<p>I tedeschi sono estremamente ambiziosi. L’ambizione (Ehrgeiz) è al centro della vita del tedesco. Questo ha molti vantaggi, ma anche alcuni lati non del tutto positivi. I vantaggi sono soprattutto riflessi nell’efficienza e nell’alta qualità dei servizi e dell’organizzazione del lavoro. In Germania si punta sistematicamente all’eccellenza e al funzionamento razionale della propria attività, qualunque essa sia. Paradossalmente, in Germania si lavorano meno ore che in Italia, ma la produttività  è molto più alta grazie alla pianificazione e all’approntamento di tutte le infrastrutture necessarie allo svolgimento di qualsivoglia mansione. A differenza dell’Italia, non si improvvisa e non si spende metà del tempo cercando di far funzionare cose che non funzionano. I lavoratori a qualunque livello devono ottenere certificati di abilitazione a precise mansioni attraverso un sistema di apprendistato (Berufsausbildung), svolto presso le aziende e lavorando per davvero, garantendo così una competenza e una qualità molto elevate. Tutta questa organizzazione comporta però anche degli svantaggi. Innanzitutto, l’ambizione del tedesco lo porta a concentrarsi quasi esclusivamente sulle questioni economiche e di prestigio sociale, trascurando altri aspetti della vita. Per mia esperienza, la quasi totalità delle conversazioni che si ascoltano in Germania riguardano il lavoro, la carriera, il denaro, gli esami universitari, le tasse. Questo può a lungo andare incidere negativamente sulla percezione che si ha del paese. In secondo luogo, una macchina così organizzata e complessa come il mercato del lavoro in Germania è necessariamente poco flessibile: difficilmente si può ottenere un posto di lavoro senza aver preventivamente frequentato corsi e specializzazioni ottenibili quasi esclusivamente in Germania. Un’altra importante caratteristica della Germania è l’alta qualità della vita culturale che, per quanto anch’essa in declino rispetto allo splendore del Kaiserreich e di Weimar, rimane comunque la più florida del continente.</p>
<p><strong>Cos’è che alla fine ti ha portato alla London School of Economics?</strong></p>
<p>Molte cose diverse, che in qualche modo si sono combinate per portarmi qui. Sostanzialmente mi resi conto, mentre lavoravo in Germania, che avevo bisogno di ulteriori qualificazioni a livello accademico. Nel frattempo, avevo realizzato che la professione legale che mi accingevo a intraprendere non era quello che realmente volevo. Così decisi di frequentare un master in Relazioni Internazionali presso la London Metropolitan University. Qui ebbi la fortuna di conoscere il professor Peter Gowan, un uomo davvero eccezionale purtroppo scomparso nel 2009. È stato lui a indirizzarmi verso la prosecuzione dei miei studi a livello di dottorato, e dopo una serie di peripezie sono finalmente riuscito ad approdare alla LSE.</p>
<p><strong>Vivi a Londra da alcuni anni. Che idea ti sei fatto di questa città e della Gran Bretagna in generale?</strong></p>
<p>Sono naturalmente in grande debito con questo paese, e con Londra in particolare, per tutte le cose che ho imparato qui negli ultimi anni. Intellettualmente, sto vivendo un’esperienza davvero straordinaria. Ma sono anche consapevole che questo è solo l’aspetto migliore della città, ovvero ciò che resta in fondo dell’antica grandezza di questo paese, ancora visibile nelle sue tradizioni accademiche, vero motivo per il quale sono qui. Sono invece alquanto critico rispetto alla sorta di “esperimento sociale” che è la Londra di oggi, e in generale sono davvero scettico sul futuro nel Regno Unito in generale. Al di là di una sfavillante facciata di glamour, Londra è sempre di più un mosaico di comunità su base etnica e religiosa, non di rado in astio tra di loro, quasi completamente dipendenti dal sistema del welfare. Non per niente è stato coniato il termine Londonistan. La qualità della vita, se non si è abbastanza ricchi da vivere nel quartieri giusti, è bassa. Il degrado, materiale e sociale, è pressoché onnipresente e in continua ascesa. È interessante notare come il progetto della Cool Britannia degli anni di Blair, la Londra capitale “global” di un mondo “global” si sia tramutato in un incubo, materializzatosi nelle recenti rivolte urbane. Non c’è nulla di cool nell’esperimento multietnico e multiculturale che è la Londra di oggi. L’élite che controlla questo paese, e che oggi esprime direttamente il governo nella persona di David Cameron, ha riconosciuto apertamente il fallimento del progetto (“il multiculturalismo è fallito”), che rischia di compromettere la stabilità politica di quella che è e rimane, senza alternative, la base territoriale necessaria per la presecuzione in sicurezza dei loro affari finanziari. Insieme al resto dell’Europa, è chiaro che questo paese necessita di una profonda riforma della sua demografia, sia in termini quantitativi che qualitativi, ma questo rimane per il momento un tema tabù. A parte le grandi città, il resto del Regno Unito è un paese molto bello, con splendidi paesaggi, spesso curati maniacalmente, ma è anche un deserto industriale il cui futuro economico rimane quantomai incerto. La Gran Bretagna ha vissuto di finanza fino al 2008: la City era il suo unico vero motore economico di un certo peso. Dall’inizio della crisi il paese vive stampando sterline e alimentando il debito pubblico. Non so fino a che punto questo potrà durare.</p>
<p><strong>Consiglieresti la LSE a un giovane italiano interessato a studiare all’estero?</strong></p>
<p>Assolutamente sì. La LSE consente di vivere un’esperienza di studio, di lavoro e di vita che in Italia non è minimamente ripetibile. La quantità di eventi, anche pubblici e completamente gratuiti, ai quali è possibile partecipare è assolutamente straordianaria. Qui vengono a parlare i più grandi studiosi di scienze sociali, di politica, di economia, di sociologia del mondo. Ho avuto modo di ascoltare e vedere direttamente ministri e capi di stato. Inoltre, la LSE ha risorse poderose in termini di organizzazione (la più grande biblioteca di scienze sociali del mondo) e di didattica.</p>
<p><strong>Dal momento che sei un esperto in relazioni internazionali, vorrei chiederti una previsione da qui a cinque anni sull’Italia e l’Europa a livello politico-economico.</strong></p>
<p>Parlando di tendenze di lungo periodo in atto, è mia convinzione che i prossimi decenni, non solo i prossimi anni, saranno caratterizzati dall’emergere con sempre maggiore evidenza e prepotenza delle questioni demografiche in molte, diverse sfumature sia in Italia, sia in Europa e nel mondo. In Italia e in Europa, l’invecchiamento della popolazione e la denatalità rendono impossibile una prosecuzione sulla strada del welfare così come lo conosciamo. L’immigrazione, come ampiamente dimostrato dalle esperienze dei paesi del Nord Europa, può essere solo in minima parte una risposta, e solo a condizione che chi immigra sia non integrabile (parola-slogan sostanzialmente priva di significato), ma assimilabile al paese ospitante. La seconda tendenza in atto da prendere in considerazione è chiaramente l’evolversi della situazione politico-economica caratterizzata da quella che denominiamo comunemente “globalizzazione” e dalla sua crisi attuale. La mia impressione è che nel giro di poco tempo, massimo due anni, saremo preda di una gravissima crisi finanziaria e fiscale, come non abbiamo mai affrontato almeno nelle ultime due generazioni. In particolare per l’Italia, è matematicamente impossibile che un paese come il nostro riesca a mantenere in piedi lo stato sociale e, contemporaneamente, possa abbattere un debito di 1.900 miliardi di euro, né che possa riuscire a pagare interessi sempre più onerosi. Nei prossimi anni dunque affronteremo un autentico tsunami economico-finanziario, che in Italia avrà un impatto profondo su quelle che sono ancora oggi, nonostante tutto, le grandi sicurezze dell’italiano medio: dal suo conto in banca alla casa di proprietà. L’Italia, come in realtà molta parte dell’Europa e dell’Occidente, può nel prossimo futuro scegliere a grandi linee tra una catastrofe inflazionistica e una deflazionistica. Io credo che si sceglierà la prima, perché alcune istituzioni (lo stato in primis, e poi le grandi banche e i grossi gruppi) potrebbero anche riuscire a sopravvivere, e perché sarebbe più gestibile da un punto di vista politico. Tuttavia, ci sono anche motivi per essere ottimisti: in un paese come il nostro, il crollo che sta per arrivare avrà anche effetti liberatori di forze a lungo soppresse, porterà molto probabilmente a un cambiamento politico, e forse a ridiscutere le fondamenta stesse della nostra comunità nazionale. Tra cinque anni saremo certamente nel mezzo della transizione, probabilmente nella sua fase più difficile e dolorosa. In tutto questo, il futuro dell’Europa come Unione Europea è quantomai incerto. Sono necessarie drastiche riforme sia dell’Unione, sia soprattutto dell’euro, che palesemente non ha mai funzionato come nelle previsioni. Il problema è che non abbiamo più tutto questo tempo a disposizione.</p>
<p><strong>Cosa potrebbe portare l’Italia a un vero punto di svolta?</strong></p>
<p>Credo che siamo ormai arrivati al punto di svolta. Il vero cambiamento è già in atto, e si traduce nel continuo peggioramento dei conti dello stato. Come osservavo in precedenza, l’inevitabile bancarotta sarà il culmine della svolta politica, e non solo dell’Italia, ma di tutto l’attuale sistema capitalistico occidentale, date le dimensioni dell’economia italiana e del suo debito. Machiavelli disse che un uomo dimentica prima la morte del padre che la perdita del proprio patrimonio. Sono personalmente convinto che in Italia, in Europa e nell’Occidente tutte le cose non cambieranno sino a quando gli individui non saranno toccati nell’unica dimensione rimasta (oltre quella della persona fisica) che ancora li mantiene all’interno di un legame sociale: il denaro. Gli italiani scopriranno che il loro destino non può essere disgiunto da quello del paese, e scopriranno che per decenni hanno vissuto all’interno di una gigantesca illusione, che si estende ben oltre il semplice “berlusconismo” e coinvolge in qualche modo tutto il nostro modo di pensare la politica, l’economia, la società e la nostra vita personale.</p>
<p><strong>Se l’Italia ha ormai ben poco da offrire ai giovani, quali sono i paesi verso i quali potrebbe essere interessante dirigersi?</strong></p>
<p>Questa è una domanda difficile. Se parliamo di singoli individui che si trasferiscono all’estero, è probabile che, nonostante tutto, i paesi nordici faranno meglio dell’Italia. Tuttavia, date le dimensioni della crisi, è più facile prevedere che il flusso di giovani italiani (e greci, e spagnoli, e portoghesi etc&#8230;) in fuga dal proprio paese diventerà un torrente in piena. Non esiste tuttavia alcun mercato del lavoro in Europa, e forse nemmeno altrove, che possa assorbire così tante persone. Prendiamo il caso di Londra: è certo una delle prime destinazioni che possono venire in mente, a causa della prossimità geografica, della lingua ormai universale, e della presenza di molti connazionali. Ma Londra non può assorbire tutti, specie in un momento come questo, quando anche qui l’economia è in crisi, e i posti di lavoro scarseggiano. Tutto dipende dalle qualificazioni e dal livello di specializzazione. Ma venire qui senza sapere esattamente cosa cercare, che era quasi la regola dieci anni fa, è tutto sommato sconsigliabile. Inoltre, data la precaria situazione internazionale e il continuo peggioramento delle relazioni internazionali, non è impossibile che gli stati comincino ben presto a erigere barriere contro l’immigrazione anche dal Sud Europa. Paradossalmente e contrariamente al credo liberal sui grandi benefici dell’immigrazione, i paesi che faranno meglio nel prossimo futuro sono probabilmente quelli in cui è quasi possibile immigrare, o comunque non è possibile immigrare in massa, come Australia, Nuova Zelanda, Canada e, in genere, i paesi orientali. Ma per chi ha una specializzazione sufficiente, potrebbero esserci degli spiragli.</p>
<p><strong>Progetti per il futuro? Lascerai la Gran Bretagna quando avrai finito il dottorato?</strong></p>
<p>Il futuro è quantomai incerto. Dopo cinque anni nel Regno Unito, sarei lieto di cambiare paese, imparare una nuova lingua, conoscere una cultura differente. Ci sono teoricamente varie possibilità. Innanzitutto tornare in Germania, cosa che non mi dispiacerebbe affatto data l’alta qualità della vita e le ottime tradizioni accademiche. Poi la Scandinavia, un gruppo di paesi che sta espandendo notevolmente il settore universitario. Sto anche pensando alla possibilità di un “piano B” che mi porti, almeno per qualche anno, in Asia orientale. Questo pensiero mi sorge ogni qualvolta inizio a considerare le tendenze in atto nel lungo periodo in relazione alla mia vita. Se penso che il “picco” della mia produzione accademica verrà tra 15-20 anni, in quale mondo vivremo allora? Con molta probabilità, in uno in cui la macro-regione Asia-Pacifico sarà ancora più prominente di quanto non lo sia oggi. Avrebbe quindi perfettamente senso cercare esperienze di vita, studio e lavoro laggiù. Sempre che mi concedano un permesso di soggiorno.</p>
<p><strong>Grazie Roberto, e in bocca al lupo per la tua carriera accademica!</strong></p>
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