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Leeds vista da uno studente universitario italiano

Abbiamo recentemente intervistato Francesco Giorgio-Serchi sulla sua esperienza di studente a Leeds, Inghilterra.

Oggi Francesco ci parla di Leeds, città titpica del nord dell’Inghilterra.

Che impressione ti ha lasciato Leeds?

In genere quando parli con qualcuno in Italia dell’Inghilterra, viene dato per scontato che si stia parlando di Londra. è quasi una delusione, per l’interlocutore medio, scoprire che esistono altre città in Gran Bretagna dove può valer la pena di vivere. Ebbene si!
Oltre a Londra ci sono almeno altri 5 o 6 grandi centri in UK dove si può prendere in considerazione di trasferirsi. Ho letto un post su questo sito di un ragazzo che vive a Manchester da cui Leeds dista meno di un’ora e sottoscrivo quanto già espresso da lui. Le città del nord dell’Inghilterra sono in gran parte centri industriali riconvertiti in città universitarie o nodi finanziari. Questo le rende città estremamente ricche, piene di attività e iniziative volte a rendere più piacevole la vita in un posto dove il cielo è per lo più grigio.

In tre anni sono passato dall’amare all’odiare e poi all’amare di nuovo Leeds.

Per chi come me viene da una cittadina italiana di medie dimensioni arrivare in questi centri urbani coi grattaceli che spuntano come fili d’erba nel centro e poi case a mattoni rossi a perdita d’occhio può essere uno schock. Le periferie inglesi sono piuttosto degradate…un concetto di degrado che va oltre quello a cui siamo abituati noi. Però i centri città sono belli e vivibili, a mio avviso; anche in una città più o meno insignificante quale è Leeds. Le uniche macchine che vedi nel centro sono i taxi e la mia impressione è che l’aria non fosse mai inquinata come quella che respiro in Italia. In città tutto è a portata e quando dico tutto, intendo tutto. Le possibilità in fatto di mangiare sono ampie, anche se non illimitate. Non troverai una bistecca fiorentina o una pizza napoletana, ma se sei disposto a adattarti puoi comunque goderti un grigliata argentina o una pizza tikka masala, è una questione di elasticità.

Leeds è in fase di rinascita. Nuovi quartieri stanno nascendo a due passi dal centro lungo il fiume, con palazzi moderni per studenti o giovani lavoratori. La cosa più bella di Leeds è che sembra di stare nel paese dei balocchi: è una città a misura di giovane. Se vai in giro in certi orari vedi solo ragazzi dai 20 ai 35 anni. Nel palazzo dove vivevo c’erano solo ragazzi (e non era una residenza universitaria) e le feste andavano avanti fino al mattino senza che il vicino venisse a lamentarsi. La città, pur non essendo Londra, è sempre in movimento: palazzi nascono ovunque, nuovi negozi e locali
aprono continuamente.

Infine, contrariamente alle comuni credenze, il costo della vita è, a mio avviso, più basso che in Toscana. Il mangiare dei supermercati è indubbiamente meno costoso (è vero però che la qualità è peggiore in molti casi), e nel vestiario si possono trovare offerte inconcepibili in Italia.

Il peggior difetto dei centri urbani come Leeds, è quasi inutile ripeterlo, è l’ebbrezza senza freni del venerdì e sabato sera. Se il rispetto delle regole è d’obbligo durante tutta la settimana, il venerdì e sabato apparentemente tutto diventa lecito. Talvolta vedere ragazzine sdraiate per strada nel proprio vomito o energumeni che fanno a botte senza motivo può farti sentire non proprio benevolo verso la cultura locale.

Nonostante questo ritengo che Leeds sia un posto piacevole dove vivere. Si trova facilmente lavoro, la criminalità è bassa rispetto a altre metropoli inglesi ed è posizionata geograficamente nel centro esatto della Gran Bretagna,
essendo a metà strada tra Londra e Edimburgo. Inoltre è a due passi da York, una delle città storiche più belle in Inghilterra. Leeds ha un aereoporto internazionale a pochi km di distanza da cui si può volare agevolmente in Italia, inoltre dista 1 ora dall’aereoporto di Manchester, un ora e mezzo da quello di East Midland e poco più da quello di Stansted.

Per gli amanti delle passeggiate, Leeds è a 30 minuti in auto dalle Dales e 1 ora dal Peak District, due parchi naturali
nell’entroterra dello Yorkshire per cui gli Inglesi vanno matti. La città ha tutti gli ingredienti per trascorrervi piacevolmente una piccola fetta di vita o per fare una esperienza all’estero. Non è il posto più adatto per chi cerca una vita di pace o vuole stabilirsi a vita con la famiglia.

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Cosa frena l’emigrazione all’estero?

Oggi mi scrive Laura Caporelli che ci racconta del desiderio di emigrare ma delle difficoltà che si incontrano nel mettere in pratica un sogno. Questi ostacoli sono sicuramente comuni a tanti aspiranti emigranti.

Lascio la parola a Laura.

Siamo una coppia della provincia di Roma, 34 e 37 anni con un bimbo di 15 mesi ed una gattina di 5 anni.
Io disoccupata con esperienza come impiegata/segretaria, mio marito receptionist in hotel.

Perche’ vuoi emigrare?

L’idea in realtà è partita da mio marito, qualche anno fa. Principalmente io pensavo di emigrare se lui avesse trovato un’occasione imperdibile, o comunque migliorare notevolmente la situazione lavorativa.

Cercavo insomma un motivo per cui valesse davvero la pena emigrare, mio marito invece sostiene che nella vita certe scelte si fanno perchè si vogliono fare e basta! E che “se ci pensi su, tra 30 anni sei ancora qui a pensare chissà come staremmo all’estero…”

Oggi sto considerando anche l’esperienza di vita che rappresenterebbe, l’ arricchimento interiore, il confronto con una realtà diversa, non credo di dire nulla di nuovo affermando che è riduttivo valutare solo il lato economico e che possa generare delusioni più facilmente.

Anche se preferirei, dovendo ricominciare una vita, un posto in cui i salari siano adeguati al costo della vita più che in Italia.

Al momento stiamo pensando di emigrare per avere certo più occasioni di crescita professionale, opportunità di carriera ed altre cose riguardanti la quotidianità che migliorerebbero la qualità della vita e che qui non troviamo, principalmente: rispetto sul lavoro, gratificazione professionale nel senso di essere apprezzati per l’impegno, serietà da parte dei datori di lavoro o che almeno mantengano i loro impegni e rispettino le leggi; vita più semplice e meno stressante nel senso di snellimento di burocrazia, senso civico e rispetto del prossimo anche nei piccoli gesti in strada.

Da quanto tempo hai questo desiderio?

Io e mio marito ne parlammo qualche anno fa, poi ci sono state molte situazioni che ci hanno occupato mentalmente, cambi di lavoro ed il discorso è finito lì. Anche perchè mio marito spesso va riportato con i piedi per terra. Adesso ci sta tornando quest’idea, che è diventata un desiderio, diciamo da pochi mesi.

Hai una destinazione preferita?

Entrambi parliamo inglese quindi U.K. o Irlanda, per ora restiamo in Europa.

L’Irlanda ci ha colpito al cuore 8 anni fa, l’Inghilterra la visitiamo quasi ogni anno perchè mia cognata vive vicino Londra.

Come rispondono familiari ed amici alla notizia che vuoi emigrare?

Anni fa ne parlammo, i miei genitori ed i miei suoceri sembravano contenti, pensando all’emigrazione come qualche anno fuori per poi tornare, credo sarebero contenti per ora tranne per il fatto di avere lontano il nipotino per il quale stravedono.

Gli amici che hanno vissuto all’estero erano favorevoli, altri pensano che non ne valga la pena, che la vita non sarebbe comunque più di tanto migliore.

Forse oggi questo secondo gruppo direbbe che è un azzardo partire con un bimbo piccolo!

Quali sono gli ostacoli che hai incontrato fino ad ora?

Principalmente mentali: l’idea di lasciare la casa, gli affetti, poi fino a poco tempo fa avevamo entrambi 2 contratti a tempo indeterminato, ci sembrava una fortuna da non lasciare con leggerezza. Per me l’idea del “salto nel buio”, dopo le disavventure vissute finora, insomma mi chiedo se ci è capitato di tutto qui cos’altro può succedere all’estero in un paese in cui non sai come muoverti… E poi da quando c’è il bimbo mi frena l’idea di non aver nessuno, i genitori e i suoceri sono molto d’aiuto, a volte anche economicamente. All’estero saremmo davvero “soli”.

Finora ho sempre frenato lo slancio di mio marito rispondendo che da fuori tutto sembra sempre migliore, che lasci dei problemi che conosci per altri che non conosci e non è detto che saprai come muoverti.

Oggi ho capito che i problemi nella vita ci sono sempre, non sempre sai o puoi affrontarli come si dovrebbe, e non è sempre possibile pianificare le nostre vite come ero abituata a pensare. Bisogna andare avanti e il momento brutto passerà…

Quando pensi che tu e famiglia riuscirete ad emigrare?

Quest’anno o il prossimo; come spiegato prima malgrado si fanno progetti accade sempre l’imprevisto, a questo punto non mi sbilancio più!

Quali sono i passi concreti che state facendo per emigrare?

Stiamo facendo ricerche su internet, per vedere cosa offre il mercato del lavoro, quanto costano in proporzione alla vita gli immobili in affitto, stiamo progettando di affittare la nostra casa, e leggiamo inserzioni di lavoro per capire com’è la richiesta di personale, ma per quelle pensiamo occorra un periodo di ferie per poter andare a fare direttamente colloqui di selezione e magari un periodo di prova prima di dare le dimissioni dal lavoro in Italia.

Ci dobbiamo fare un po’ di conti per partire tranquilli.

Grazie Laura ed in bocca al lupo!

Avete consigli o suggerimenti per Laura e famiglia? Lasciate un commento!

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Andare a studiare in Danimarca come exchange student

Emanuele Bianco ha studiato per un anno in Danimarca come exchange student alle superiori e condivide la sua storia con i lettori di Italiansinfuga.

Perchè hai deciso di andare a studiare in Danimarca?

Ho deciso di andare a studiare in Danimarca perchè ero incuriosito all’idea di trascorrere un anno all’estero, lasciare la mia famiglia e tutte le mie sicurezze all’età di 17 anni, e vedere cosa sarei stato capace di fare in una scuola e in un ambiente totalmente diverso dal mio.

Ci puoi descrivere la procedura da seguire per diventare exchange student?

Diventare exchange studend non è molto difficile. Ci sono tantissime associazioni che permettono di poter rendere questo tuo sogno realizzabile. Io ho scelto AFS-intercultural programs poichè era quella piu famosa, assieme a Rotary club…ne esistono comunque moltissime.

Ovviamente sono richieste delle abilità e competenze che sono a priori per un ragazzo che decide di partire all’estero, come ad esempio lo spirito d’adattamento, il fatto di non essere tanto calante a scuola, ecc.; ad esempio non è possibile partire se si hanno dei debiti a scuola e non sono stati colmati.

In linea di massima, quali sono i costi di un anno di studio all’estero?

I costi sono piuttosto alti, ma relativi. Per la mia associazione c’è una divisione in fasce in base al reddito, la cui quota di partecipazione varia. Ovviamente i costi sono dettati anche dal tipo di paese che scegli, il periodo che varia da un minimo di 1 mese ad un massimo di un anno; è presente anche una graduatoria in base al rendimento scolastico.

Tuttavia è possibile essere sponsorizzati da un ente o un’azienda, e in tal caso le spese si dimezzano ulteriormente.

Nel mio caso, sono partito sponsorizzato dalla mia regione, la regione Sardegna, che ha coperto l’ intera spesa.

Come hai fatto per la lingua?

La lingua è una cosa seria. E’ sicuramente una delle cose più importanti, in quanto non si va per fare una vacanza o solo per divertirsi, ma si va per conoscere una nuova cultura, apprezzarla con i pregi e difetti, e farne parte per un anno intero. L’ integrazione nel paese ospitante è possibile soprattutto grazie alla lingua. Molti partono per gli USA, poichè si vuole perfezionare e migliorare l’ inglese, pochi invece scelgono paesi di lingua non anglofona.

Quando sono partito sapevo un pò di inglese, ma non mi è servito molto. I livelli della scuola italiana per l’inglese sono ai più bassi al mondo…gli italiani in inglese quando vanno all’estero sono ad un livello molto inferiore rispetto agli altri (parlo per il mio caso, gli italiani che ho conosciuto). In Danimarca a partire dai bambini e per finire dagli anziani parlano inglese, ecco che intendo in riguardo alle differenze con l’italia.

Ho parlato inglese per circa un mese, poi la mia famiglia ospitante mi ha vietato l’uso della lingua inglese, e ho iniziato a imparare il danese; sono partito il 31 luglio e verso Natale ero in grado di capire quasi perfettamente tutto e parlare fluentemente. Di li sono andato sempre più interessandomi alla lingua, perfezionando l’inglese a scuola e con gli altri exchange con cui si parlava sempre inglese.

Insomma, ho preso diciamo due piccioni con una fava. Non solo ho imparato l’inglese, ma ho anche imparato una lingua che non mi sarei mai aspettato di imparare. E così ora posso capire molto norvegese, e anche qualcosa di svedese, visto la similarità con il danese, in quanto appartengono allo stesso gruppo scandinavo assieme ad islandese e faroese.

Quali sono i maggiori ostacoli che hai incontrato in Danimarca?

Per la Danimarca c’è sempre il solito detto: i Danesi sono come una noce di cocco, esternamente duri e difficili, internamente dolci. Effettivamente possono risultare così nella maggioranza dei casi, ma mi è capitato di conoscere anche persone simpaticissime e aperte, per ricordare di non fidarsi mai del tutto degli stereotipi.

Integrarsi in una nuova classe, in una nuova famiglia, in una nuova città, è sempre difficile. Ci vuole tanta forza e adattabilità; bisogna abbandonare i pregiudizi, e non considerare solo il nostro mondo come quello “migliore”.

La migliore dote che ognuno di noi deve far crescere è la tolleranza, il rispetto per altri punti di vista.
Non partite mai con la considerazione che la nostra cultura e la nostra lingua è la migliore di tutti, perchè non andrete da nessuna parte.

Non pensate che se da noi lo jogurt si mangia con il cucchiaio quindi in India è sbagliato se lo mangiano con le mani.

Non esiste niente di sbagliato, niente di diverso, ma solo un altro modo di vedere le cose, perchè quello che possiamo pensare noi di un Indiano che mangia così lo jogurt, cosi lo penseranno gli Indiani di noi.

E’ difficile ambientarsi. Non è una passeggiata: ci sono momenti bellissimi ricchi di soddisfazione, ma anche momenti bruttissimi e terribili in cui magari si vorrebbe ritornare a casa. Eppure è proprio qui il punto: crescere con le proprie forze, e contare al massimo su se stessi.

I Danesi mi sembravano delle persone strane ed stravaganti all’inizio. Il giorno prima mi salutavano, il giorno dopo non si ricordavano neanche chi fossi. Mi sembrava tutto così strano all’inizio, pensavo fossero tutti pazzi: il professore si chiamava per nome, il preside arrivava in pantaloncini corti e sandali a scuola, i bambini andavano a scuola in bicicletta, si toglievano le scarpe prima di entrare in casa, le ragazze avevano pochissimi vestiti addosso, tutti si ubriacavano come matti la sera, le ragazze bellissime bionde si tingevano i capelli di nero perche dicevano che erano più belli, si diceva “tak for mad” (grazie per il cibo ricevuto) ogni volta che si finiva di mangiare, il fegato di maiale si metteva sul pane….insomma tutto il mio mondo che avevo vissuto in italia era stato stravolto da tutto questo….e cosa si poteva fare allora?

Adattarsi, valutare le tue possibilità ed integrarti il più possibile con loro, aprendoti alla loro cultura e portare la tua in casa loro.

In un anno sono successe davvero tante cose, bellissime, incredibili, indimenticabili, e non è possibile descriverle con questi banali aggettivi, bisogna solo provarle. Chi non ha mai fatto un esperienza del genere, non lo potrà mai capire veramente.

Consigli a chi vuole seguire le tue orme?

Crederci veramente, e mollare tutte le proprie sicurezze per crescere, e vedere un mondo che è straordinario e allo stesso tempo difficile da scoprire.

Grazie Emanuele ed in bocca al lupo!

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Come fare per insegnare all’estero

Adriana Torregrossa ci parla della sua esperienza pluriennale di insegnamento all’estero.

Ci descrivi la tua esperienza di insegnante?

Ho iniziato nel 1992 con una supplenza annuale a Casablanca presso la Scuola Statale Italiana. All’epoca era molto diverso il reclutamento all’estero. Meno candidati e più opportunità di essere chiamati.

La mia personale esperienza come insegnante di Disegno e Storia dell’Arte (per lo più presso Licei Scientifici) è stata entusiasmante. Il rapporto familiare che si crea tra docenti e studenti è molto positivo. Le classi, solitamente, sono poco numerose, di conseguenza gli studenti sono molto più seguiti e si stabilisce un rapporto sereno e produttivo nel conseguimento degli obiettivi didattici.
A differenza di quanto succede in una istituzione scolastica italiana, all’estero la burocrazia scolastica è fortemente ridotta. Il rapporto con le famiglie, e con la stessa Istituzione, diventa piacevole e confidenziale perché la gestione è come quella di una grande famiglia. Le scuole sono frequentate, generalmente, sia da studenti italani che da studenti locali che, per qualche motivo, decidono di frequentare una scuola straniera. La dimensione multiculturale si concretizza in modo assolutamente “naturale” e spontaneo.
Indipendentemente dal Paese, l’insegnamento presso le scuole italiane all’estero, secondo me, resta sicuramente un’esperienza straordinaria.

In quali nazioni estere hai lavorato?

Ho lavorato in Marocco, Egitto, Spagna e Etiopia

Destinazione preferita?

In realtà non ho una destinazione preferita. E’ l’esperienza in sè che per me è sempre risultata entusiasmante. Diciamo che il Paese che più è rimasto nel mio cuore è stato il Marocco. Molti dei miei ex studenti sono adesso miei cari amici e mantengo ancora con loro un forte legame affettivo.

Ci puoi fornire esempi pratici di come hai fatto per trovare lavoro?

Come ho accennato prima, negli anni ’90 era molto più semplice. Bastava inoltrare la domanda alla scuola e, in caso di necessità, si veniva contattati. Adesso, per ciò che concerne il personale di ruolo è necessario fare il concorso. Invece, il personale supplente (come per me) viene chiamato sulla base delle graduatorie che vengono pubblicate ogni 3 anni (le prossime nel 2011) sulla base delle domande pervenute a seguito del bando. Io ho conseguito l’abilitazione nel 1990, ma non è titolo necessario, solo preferenziale.

Esistono 4 fasce:

La prima per abilitati residenti; la seconda per non abilitati residenti; la terza abiltati non residenti; la quarta per non abilitati non residenti.

Tieni presente che la residenza nel Paese straniero non consente di avere l’assegno di sede, che è parte sostanziale dello stipendio, e che varia a seconda del Paese di destinazione (Paesi a rischio, particolarmente disagiati ecc…).

Bisogna poi distinguere tra scuole statali e scuole non statali (pareggiate, parificate o meramente private). Molte scuole non statali sono gestite da enti locali e quindi la retribuzione non dipende dal Ministero ma dalle possibilità economiche della scuola. A tali scuole è possibile inoltrare la propria disponibilità in qualsiasi momento.

L’elenco completo di tutte le istituzioni scolastiche italiane all’estero si trova sul sito www.esteri.it

Per alcune materie, come ad esempio la mia, è più facile ottenere supplenze, perché, essendo poche ore settimanali, spesso non si raggiunge l’orario cattedra in modo che possa essere occupata da personale di ruolo, e così, in quanto spezzone, si ricorre ai supplenti.

Pro e contro dell’insegnare all’estero?

Oltre all’esperienza , credo che l’insegnamento all’estero offra la possibilità di un’ottima posizione economica (scuole Statali) e una buona organizzazione del lavoro didattico.

Di contro ne vedo pochi. Ma, a volte, le difficoltà o il disagio, specialmente nei Paesi del Sud del mondo, possono risultare particolarmente faticosi da affrontare.

Quali titoli e capacità bisogna possedere per insegnare all’estero?

I titoli di accesso sono gli stessi validi nella scuola italiana. Per i supplenti non è richiesta nessuna prova linguistica. Le scuole sono italiane e seguono in tutto e per tutto l’organizzazione di una Istituzione Scolastica in Italia.

Una buona dose di adattamento è necessaria. Spirito libero e apertura mentale costituiscono elementi fondamentali per affrontare tale esperienza.

Grazie Adriana!

Insegnate o avete insegnato all’estero? Condividete la vostra esperienza con un commento!

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Volontariato internazionale, intervista con Sarah Van Auken

Oggi parliamo delle opportunità che il volontariato internazionale offre come pista per emigrare all’estero o semplicemente per fare esperienza di un altro Paese e di un’altra cultura per alcuni mesi.

Tutto ciò grazie ad un’altra intervista su JetSetCitizen che tradotto per voi.

Le opportunità di volontariato internazionale possono essere un modo fantastico di visitare il mondo e fare la differenza in comunità bisognose. Il problema è trovare la giusta causa di volontariato quindi chiedamo alcuni consigli a Sarah Van Auken, un’esperta del volontariato.

Parlaci del tuo sito web, Volunteering Global

Volunteering Global è un sito che educa le persone sulle opportunità di volontariato in tutto il mondo. Ci sono due sezioni principali – l’elenco dei programmi di volontariato ed il blog. Attualmente, ci sono 420 gruppi di volontariato elencati, con le informazioni sui costi, strutture ricettive, tipo di lavoro, e altre informazioni di base che la gente potrebbe voler conoscere. Il blog sui miei viaggi fornisce informazione generale sul volontariato, suggerimenti per la sicurezza personale, consigli per fare valigia, storie di volontari ritornati, eccetera.

Quali esperienze di volontariato hai fatto?

La maggior parte del mio volontariato è stato negli Stati Uniti, quindi voglio evidenziare il lavoro che i miei amici ed io abbiamo fatto come esempio dei tipi di progetti disponibili in tutto il mondo:

  • Monitoraggio e tagging tartarughe marine che nidificano in Costa Rica
  • Riparazione di sentieri danneggiati sui Monti Appalachi
  • Studio riguardante piccoli mammiferi in Mongolia
  • Aiuto famiglie colpite dal HIV in Kenya
  • Costruzione e riparazione di case a New Orleans
  • Educazione dei bambini in Perù

La maggior parte delle opportunità di volontariato internazionale in realtà costano denaro, perché?

La maggior parte delle organizzazioni di volontariato sono senza scopo di lucro, quindi il loro finanziamento deriva dai partecipanti e dalle donazioni. Le tasse coprono normalmente vitto e alloggio, il trasporto da e verso il sito del progetto, strumenti e materiali, addestramento e sostegno. I costi variano a seconda del tipo di esperienza desiderata. Alcuni gruppi organizzano uno viaggio di stile “lussuoso”, che comprende un soggiorno in albergo, escursioni culturali e di intrattenimento oltre a un progetto di volontariato. Altre opportunità sono disponibili per una persona disposta a “sporcarsi le mani” e a concentrarsi interamente sul progetto a portata di mano. I viaggi costano da 5 dollari statunitensi al giorno per i tipi più rustici e con esperienza pratica fino a più di 6 mila dollari a settimana per esperienze di “lusso”.

È possibile trovare opportunità di volontariato internazionale gratuito?

Purtroppo ci sono pochissime organizzazioni che coprono le spese di viaggio, anche se molte offrono consigli e risorse per la raccolta di fondi al fine di finanziare l’esperienza di volontariato internazionale.

Ci sono due tipi principali di viaggi senza costo: gratuito e sponsorizzato. Viaggi gratuiti di solito durano un minimo di sei mesi e il volontario deve pagare il proprio biglietto aereo e le spese personali. Questi spesso sono disponibili a chi ha un addestramento minimo ma può lavorare per un periodo a medio o lungo termine. Simile ad uno stage non pagato.

I viaggi sponsorizzati sono quelli dove il biglietto aereo e le spese di viaggio sono coperte dall’organizzazione ospitante. Queste durano da pochi giorni ad oltre un anno e di solito richiedono che i partecipanti abbiano conoscenze specifiche – come ad esempio l’odontoiatria – che sono necessarie nel paese ospitante.

È possibile trovare opportunità a breve termine che costano poco ma dovete fare una ricerca più ampia per trovarle. Se il costo e la tempistica sono un problema, iniziate a fare ricerca presto e non scoraggiatevi!

È possibile avere una lunga carriera di volontariato internazionale senza avere molti soldi all’inizio?

Assolutamente! I viaggi gratuiti e sponsorizzati di cui sopra offrono a volte un piccolo stipendio per coloro che si offrono volontari per sei o più mesi. In linea di massima, il più a lungo il volontariato si offre, il meno costoso il programma diventa.

Una pausa della carriera offre l’opportunità di fare beneficenza con le proprie capacità, di fare esperienza di una cultura estranea ma anche di aggiungere addestramento, educazione ed esperienza al proprio curriculum.

Molti programmi di volontariato sono offerti per professionisti in carriera che vorrebbero aiutare con il marketing e la raccolta di fondi, lo sviluppo delle piccole imprese, l’insegnamento, e altri progetti che fanno bella figura su un curriculum una volta tornati a casa.

Puoi consigliare alcune organizzazioni che offrono buone opportunità di volontariato internazionale?

Ecco alcuni programmi di lavoro in tutte le regioni del mondo:

Africa
IVHQ
Uganda Wildlife Education Centre

Asia
Pepy Ride
Volunteer for the Visayans

Europa
Sunseed Desert Technology
Naucrates

Nord America
Asociación ANAI
Bike & Build

Oceania
Earthwise Valley
Tolga Bat Hospital

Sud America
Voluntraveler
Teach Huaraz Perù

Puoi consigliare alcuni siti web che trattano di opportunità di volontariato internazionale?

Volunteer Global (il mio!)
Idealist
Volontari del Sud America
Voluntourism Gal

Dove andrai a fare volontariato in futuro?

Mi piacerebbe fare una visita in Perù – ma in realtà, io sono disposta ad andare da qualsiasi parte!

E voi, avete esperienza di volontariato internazionale? Lasciateci un commento!

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Natale in Australia

Un paio di giorni ed è Natale ma com’è il Natale in Australia?

A dire la verità parecchio diverso dal Natale in Europa ovviamente a causa delle stagioni invertite.

Quì è estate piena in un continente che freddo non lo è, soprattutto se si fa il confronto con l’Europa.

Giusto per darvi un’idea, oggi a Melbourne c’erano 39 gradi e considerate che Melbourne si trova all’estremo sud del continente quindi in linea di massima tutto ciò che si trova a nord di Melbourne è o più caldo o più umido.

D’altro canto le previsioni per il giorno di Natale danno 22 gradi, tempo tipico di Melbourne, una fornace seguita da tempo più fresco e poi si ricomincia.

Di seguito la mia spiaggia a Mordialloc, Melbourne, questa mattina. Come potete vedere semi-deserta visto il rapporto Australiani / chilometri di spiaggia a favore dei chilometri di spiaggia. Immaginatevi la stessa scena in tutte le città costiere australiane.

A parte il clima, in cosa è diverso il Natale in Australia?

Innanzitutto essendo estate, le giornate sono lunghe e quindi l’uso di illuminazioni natalizie è diffuso ma non rende granchè perchè bisogna aspettare fino alle dieci di sera per poter apprezzare le luminarie invece delle cinque in Italia.

Ciò nonostante ci sono addobbi natalizi e vi propongo una scena ripresa su Burke Street, la via principale dello shopping a Melbourne.

Myer, un grande magazzino, ogni Natale allestisce nelle sue vetrine una storia animata con pupazzi automatici che prende spunto da fiabe per bambini.

In pratica l’andare a vedere le vetrine di Myer è diventata una tradizione natalizia per centinaia di migliaia di famiglie con bambini in Australia.

Un’altra tradizione, particolare di Melbourne, è che ogni Santo Stefano (Boxing Day) si gioca sempre al MCG il Boxing Day Test di cricket. In pratica l’Australia affronta la nazione che sta visitando l’Australia come avversaria. Lunga da spiegare ma fate conto che migliaia di tifosi vanno allo stadio a vedere l’incontro (che dura cinque giorni) o,come il sottoscritto, lo guardano in televisione.

Importantissimo, cosa si mangia a Natale in Australia?

Il tacchino arrosto di stampo anglosassone sta perdendo sempre più colpi per vari motivi.

Innanzitutto, di nuovo, il caldo. Avere il forno acceso per ore quando la temperatura è già sopra i trenta non aiuta lo spirito natalizio. In secondo luogo, gli immigrati da nazioni non anglosassoni sono sempre più numerosi e festeggiano il Natale con i piatti tipici delle loro terre.

In pratica, il barbeque sta diventando sempre più popolare, non che ci voglia tanto a spingere un Australiano ad usare il barbeque, ed il tacchino viene spesso sostituito dai gamberoni.

Meglio il Natale in Australia o in Italia?

Premesso che io ho festeggiato anche una decina di Natali in Inghilterra, il Natale in Australia perde moltissimo in atmosfera. Non dico che sia un giorno come gli altri ma di sicuro non ha le qualità tipiche del Natale in Italia: freddo, buio, magari neve, caminetti, vestiti pesanti.

A me personalmente il freddo ed il buio non mancano per niente quindi il Natale australiano mi va benissimo ma se voi amate le tradizioni natalizie stile Italiano rimarrete delusi dal Natale in Australia.

Buon Natale a tutti!

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Consigli per emigrare a Washington, Stati Uniti

Abbiamo di nuovo la fortuna di fare tesoro dell’esperienza di un Italiano che all’estero è già emigrato, a Washington, Stati Uniti, per la precisione.

Ci descrivi il tuo background?

Mi chiamo Giordano Carlini, ho 38 anni. Sono originario di Falconara Marittima, nelle Marche.
Ho un diploma di Tecnico Elettronico. In Italia ho lavorato per diversi anni per una ditta di noleggio videogiochi.
Nel 2004 mi sono trasferito negli Stati Uniti, ad Alexandria, Virginia. Nel 2005 mi sono spostato in Maryland, a Montgomery Village dove risiedo tutt’ora.
Lavoro nel laboratorio elettronico della Metropolitana di Washington DC (WMATA).
Ho una grande passione per la fotografia a cui dedico gran parte del mio tempo libero.

Cosa ti ha portato negli Stati Uniti?

Il mio trasferimento negli Stati Uniti è stato quasi per caso.
Nel 1998/99, con un background di tecnico elettronico, avevo provato più per curiosità che altro a cercare lavoro negli Stati Uniti.

Il tentativo si è limitato nello spedire alcuni CV a compagnie americane.

Inutile dire che senza realmente sapere cosa stavo facendo ed una scarsa conoscenza dell’inglese, il tentativo non ha dato i risultati che speravo. Da li ho abbandonato l’idea.

Nel Marzo del 2001 ho conosciuto una ragazza Americana. I successivi 3 anni, sono stati caratterizzati da frequenti visite reciproche…da alcune settimane ad alcuni mesi.

Durante quel periodo ho avuto l’opportunita di migliorare il mio inglese.

Nel 2004, non senza un minimo di incoscenza, ho venduto auto e moto, lasciato il mio lavoro e senza ben sapere cosa sarei andato a fare, ho deciso di trasferirmi definitivamente.

Consiglieresti Washington come destinazione?

Washington DC è una gran bella città. Probabilmente non offre la stessa vita notturna ed i divertimenti di New York o la California, ci sono comunque tante cose da fare e da vedere: monumenti, musei (molti gratuiti) e luoghi storici.
L’area metroplitana di DC che comprende parte del Maryland, della Virginia e la citta stessa di Washington è stata luogo della Guerra d’indipendenza.

Con circa un’ora d’auto si può arrivare alla Chesapeake Bay (ad est), oppure alle montagne della West Virginia (ad ovest).

Dal punto di vista lavorativo DC offre molte possibilità, essendo sede di molte organizzazioni internazionali (Banca Mondiale, Fondo Monetario Interanzionale ecc…), organizzazioni non governative (NGO) ed istituti governativi americani.

Che consigli daresti a chi vuole seguire le tue orme?

Sicuramente una buona conoscenza della lingua inglese è fondamentale. Se si hanno alcuni mesi a disposizione il mio consiglio è di frequentare una scuola in America piuttosto che in Italia.

Il primo motivo è che uscito da scuola continui a parlare inglese, ascoltare radio in inglese, guardate tv in inglese ecc…, molto più produttivo.

Il secondo è che ci sono scuole che offrono corsi a prezzi molto buoni. Circa $300 per 12 settimane, 5 giorni alla settimana, 3 ore al giorno.

Grazie Giordano!

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Dove andrete in vacanza dopo essere emigrati in Australia

Una volta emigrati in Australia non pensiate di andare in vacanza sulla barriera corallina ogni anno.

Farete come la maggioranza degli Australiani e, viste le distanze, è probabilissimo che andrete in vacanza a due – tre ore di macchina dalla città in cui vivete, in pratica fuori porta per gli Australiani.

Oggi vi faccio vedere dove noi siamo andati per un fine settimana di campeggio ad Ottobre.

La destinazione è Lorne, cittadina turistica sulla Great Ocean Road, nel Victoria, ad un paio di ore da Melbourne.

Le cittadine sulla Great Ocean Road sono più che altro paesini visto che Lorne fa  meno di mille abitanti permanenti.

I panorami come potete vedere dal primo video sono mozzafiato. Questo è il panorama che si vedeva dal campeggio. Noi ci siamo svegliati al mattino ammirando l’oceano.

Dopodichè ci siamo fatti una passeggiata fino in ‘centro’, gustandoci la spiaggia che vedrete nei due video successivi.

Benchè non famosa quanto Torquay per il surf, la spiaggia è bellissima anche se come tutte le spiaggie australiane è da prendere con le molle perchè pericolose a causa delle forti onde e delle correnti. L’oceano si comporta diversamente dal Mediterraneo.

Come potete vedere di seguito, la spiaggia non è popolata. Questo è tipico delle spiaggie australiane essendo il rapporto tra popolazione e chilometri di costa favorevole alle spiaggie deserte. Alcune, specialmente a Sydney, magari fanno eccezione ma in linea di massima l’equivalente di Rimini non esiste in Australia.

Mentre tornavamo in campeggio abbiamo notato un gruppo di persone che stava ammirando un koala che camminava per strada. Fatto molto raro perchè i koala passano più tempo a dormire che a fare altro.

L’ho seguito per un pò fino a quando si è deciso a salire su di un albero.

Ed infine un altro video sulla fauna australiana. Due pappagallini che tranquilli si fanno filmare mentre mangiano.

Insomma anche se io non un patito del campeggio devo dire che l’Australia offre molto a chi ama la natura.

Spero che questo spaccato di vita australiana di tutti i giorni vi aiuti a capire se l’Australia faccia o meno il vostro caso.

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Vivere in Svezia e lavorare in Danimarca

Nel recente sondaggio mi avete chiesto, in tanti, di esplorare di più l’esperienza di altri Italiani che vivono all’estero.

Oggi abbiamo la fortuna di imparare da Linda Nesi che ci racconta di come si è trasferita in Svezia ed ha lavorato in Danimarca facendo la pendolare ogni giorno tra due nazioni europee.

Cosa ti ha portata a Malmo?

La voglia di mettermi in gioco e provare a realizzare il sogno di vivere in Svezia. Sin dall’adolescenza sognavo di venire ad abitare in questo paese e solo dopo la laurea mi sono decisa a fare “il grande passo”. Inizialmente ho vissuto a Stoccolma per 4 mesi dove ho provato a cercare lavoro (senza successo) poi causa fine dei fondi ho dovuto ripiegare a fare la “aupair” in una piccola cittadina nel Värmland (Karlstad) dove avrei speso inverno e primavera ed infine, per mia grandissima fortuna, mi si è presentata la possibilità di un lavoro vero nel “sud” della scandinavia.

Come hai trovato lavoro come postina in Danimarca?

Questa è la parte più avventurosa e assurda della mia avventura.

Durante il mio soggiorno a Karlstad ho intrecciato una amicizia di penna con un ragazzo di Malmö con il quale scambiavo email per migliorare il mio svedese. Per una breve vacanza in primavera decido di andare a fargli visita e, sapendo lui che non avevo mai visitato Copenhagen mi invita a seguirlo sul suo posto di lavoro. Conosco i suoi colleghi e vedo come è organizzato il lavoro. Voglio specificare che non si tratta delle normali poste statali ma di una azienda privata “concorrente”, Bring CityMail (che purtroppo chiuderà a fine anno).
Rimango in contatto con questo amico il quale, sapendo della mia situazione e vedendo che volevo trovare un lavoro “vero”, mi chiama dopo circa 3 settimane dalla mia visita dicendomi che il suo capo aveva bisogno di nuovo personale perché durante l’estate avrebbero perso 3 lavoratori. Lui aveva parlato di me e voleva sapere se ero interessata ad avere un colloquio con il boss.
Inizialmente non potevo credere a tanta fortuna ma considerando che la presente situazione proprio non mi andava giù e pensando che, comunque, avrei avuto sicuramente più possibilità di trovare qualcosa in un’area strategica come quella dell’Öresund, decido di andare. Così, congedatami dalla famiglia presso la quale alloggiavo parto per Malmö. Tutto questo accadeva in luglio.
Arrivata a Malmö prendo contatto con quella che sarebbe stata la mia futura capa, tengo un colloquio (della durata totale di circa 20 minuti) ed alla fine ottengo il lavoro.

Suona assurdo ma è veramente andata così. Non so se sono stata più fortunata o sconsiderata nel rischiare tutto e fidarmi, andare alla cieca quasi verso un colloquio di cui non potevo immaginare assolutamente l’esito.
Dopo una settimana ho iniziato a lavorare per Bring CityMail. Un lavoro duro, durissimo fisicamente ma che mi permetteva di mantenermi ampiamente in Svezia.

Ci descrivi la vita quotidiana di una pendolare tra nazioni?

Come detto precedentemente, il lavoro di postino a Copenhagen non è assolutamente leggero, è un lavoro durissimo fisicamente (tant’è che nell’ufficio dove lavoro ci sono solo 2 ragazze e 11 ragazzi, tanto per rendere l’idea). Questo purtroppo ha influenzato negativamente sulla mia qualità della vita in questo anno e mezzo di lavoro in Danimarca, assieme al tempo usato per gli spostamenti quotidiani necessari per raggiungere l’ufficio, che nel mio caso si aggirano attorno alle due ore giornaliere (considerando andata e ritorno). Purtroppo il treno in questione (Öresundståg) è spesso in ritardo (alla faccia della precisione nordica) e in questi casi i tempi “morti” per tornare a casa aumentano.

Fare il pendolare è sempre stancante e spesso, specialmente durante l’inverno, mi sembra di non vedere mai il posto dove vivo perché le giornate sono talmente corte che sia quando prendo il treno per andare al lavoro sia quando torno il cielo è sempre nero e tutta la mia vita apparentemente trascorre dalla parte opposta dello stretto, in terra danese. A volte ho l’impressione di vivere solo a Copenhagen! Ma oltre a questo non credo ci sia molta differenza rispetto a fare il pendolare fra due città nella stessa nazione… a parte il fatto della lingua e della moneta, s’intende.

Ci fai un confronto tra Svezia e Danimarca?

Due paesi vicinissimi ma così diversi, e non solo per la lingua!

La mia impressione è che la Svezia rifletta in tutto e per tutto la sua natura più socialista, a partire dalle istituzioni e dalla burocrazia. La Danimarca ha ed ha sempre avuto uno spirito più liberale, di destra, cosa che ha influenzato notevolmente l’organizzazione del lavoro e la mentalità in generale della gente.

Stiamo parlando comunque di due democrazie mature e (quasi) prive di corruzione, che in comune hanno il senso della responsabilità di ogni singolo cittadino e il rispetto per la legge e le istituzioni perché qui lo Stato è la cosa più importante, ciò che viene prima di ogni altro interesse.

Consigli pratici per chi vuole seguire le tue orme?

I consigli sono sempre una cosa spinosa perché quello che vale per me può non valere per altri, ma secondo me queste sono le cose più importanti:

1 – avere un piccolo gruzzolo da investire nella ricerca di una stanza in affitto perché vivere in un ostello per mesi non è la cosa più comoda del mondo, specie se si deve anche cercare lavoro. Qui non si tratta di fare backpacking ma di stabilirsi in un altro paese.

2 – la lingua è un fattore determinante nella riuscita dell’impresa. Ricordatevi che quassù se non si parla svedese non si lavora (a parte eccezionali casi di fortuna o lavori in campi internazionali o di ricerca, per esempio università). La conoscenza dell’inglese è scontata, ovviamente.

3 – le ragazze possono avere la possibilità di fare aupair o babysitter (anche i ragazzi ma la percentuale è minore). Quassù le aupair e babysitter sono molto comuni, potrebbe essere un inizio specie per il discorso lingua.

4 – venire a studiare quassù (erasmus o master, ad esempio) prima di trasferirsi in pianta stabile potrebbe essere una cosa utile, sia per iniziare l’apprendimento della lingua che per crearsi dei contatti. Lo studio è gratuito qui ma dovrete trovare il modo per mantenervi in maniera indipendente.
5 – tanta tanta volontà, umiltà e capacità di adattamento.

Inoltre non essere impazienti, crearsi una nuova vita in un altro paese partendo da zero prende tempo, specie se non si hanno contatti di nessun tipo. Siate pronti a ritrovarvi soli e a dover sbrigare tutte le cose, anche le più semplici, in un’altra lingua, con modi e tempi diversi dai nostri (ma che generalmente stupiscono l’italiano medio per celerità ed esattezza).

Tenere a mente che ci si trova di fronte a una realtà che è esattamente l’opposto della nostra realtà italiana, specialmente per quanto riguarda la responsabilità personale, e quindi cercate di adattarvi di conseguenza.

Grazie Linda!

Se vi interessa la Svezia leggete anche One way to Sweden.

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Domenica mattina a Melbourne

Un breve video per farvi vedere cosa alcuni di noi, quelli con famiglia, fanno la domenica mattina a Melbourne, Australia.

Abbiamo la fortuna di vivere a Mordialloc, un sobborgo di Melbourne a circa 25 chilometri dalla City ed in riva al mare.

Questo significa che spesso e volentieri la domenica mattina, specialmente d’estate, si cammina un 5 minuti verso la spiaggia, si prende un caffè da asporto e si utilizzano le opportunità di svago presenti dappertutto in Australia.

Spazi aperti e attrezzature di svago tipo parco giochi o barbecue per passare alcune ore in compagnia di amici.

Oggi purtroppo il tempo non era granchè pur essendo Dicembre quindi estate. Nuvoloso e 21 gradi.

Nel video potete vedere la spiaggia. A differenze di tante spiaggie in Italia, l’accesso alla spiaggia in tutta l’Australia è gratuito. Non ci sono stabilimenti balneari e le spiaggie sono molto, molto meno affollate che in Italia ed in Europa.

Il parco giochi che vedete è un esempio tipico dei parchi giochi qui in Australia. Noi ne abbiamo quattro simili nel raggio di 5 – 10 minuti a piedi. Di nuovo, completamente gratuiti.

Come potete notare, il parco giochi è coperto da vele per riparare dal sole cocente australiano che, particolarmente d’estate, brucia parecchio.

Sono inoltre presenti parecchi barbecue per coloro che vogliono mangiare pranzo o cena con cibo portato da casa tipo salsiccie o gamberi.

Buona domenica!

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