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	<title>italiansinfuga &#187; esperienza</title>
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	<description>Aiuto per chi vuole emigrare all'estero</description>
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		<title>Se potesse tornare indietro, l’80% di voi cambierebbe il proprio percorso di studi</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Feb 2012 00:52:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Aldo Mencaraglia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Varie]]></category>
		<category><![CDATA[esperienza]]></category>
		<category><![CDATA[sondaggio]]></category>

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		<description><![CDATA[In seguito ad un sondaggio lanciato qui su Italiansinfuga, quasi 600 di voi hanno risposto al quesito ‘Se poteste tornare indietro, cambiereste il vostro percorso di studi?’ L&#8217;80% ha risposto positivamente al quesito. Cosa possiamo imparare dalle vostre risposte e dai vostri commenti? C’è chi si dichiara soddisfatto della scelta o, se insoddisfatto, sostiene di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h1>In seguito ad un <a href="http://www.italiansinfuga.com/2012/01/21/sondaggio-se-poteste-tornare-indietro-cambiereste-il-vostro-percorso-di-studi/" target="_blank">sondaggio</a> lanciato qui su Italiansinfuga, quasi 600 di voi hanno risposto al quesito ‘Se poteste tornare indietro, cambiereste il vostro percorso di studi?’</h1>
<p>L&#8217;80% ha risposto positivamente al quesito.</p>
<p>Cosa possiamo imparare dalle vostre risposte e dai vostri commenti?</p>
<p>C’è chi si dichiara soddisfatto della scelta o, se insoddisfatto, sostiene di essere diventata una certa persona grazie al passato sia positivo che negativo e preoccuparsi di ‘cosa sarebbe successo se&#8230;’ non ha senso.</p>
<p>La maggior parte di noi però si rende conto grazie all’esperienza pratica che le scelte fatte quando adolescenti o teenager si rivelano non ottimali. Penso che questo sia applicabile a molte altre aree della nostra vita <img src='http://www.italiansinfuga.com/wp-includes/images/smilies/icon_wink.gif' alt=';-)' class='wp-smiley' /> </p>
<p>C’è chi, come Olivia, che si rende conto di avere scoperto e maturato altre passioni come “il mondo della ceramica e l&#8217;artigianato, e a posteriori, vorrei aver lavorato in questo settore” aggiungendo “vorrei aver studiato come si fa un violino, o come si taglia un abito di alta moda o come si costruisce e decora un pezzo di argilla, cosa che ora faccio solo per hobby”</p>
<div id="attachment_8212" class="wp-caption aligncenter" style="width: 610px"><a href="http://www.italiansinfuga.com/tag/sondaggio/"><img class="size-full wp-image-8212" title="Sondaggi su Italiansinfuga" src="http://www.italiansinfuga.com/wp-content/uploads/2012/01/Question-mark3.jpg" alt="Sondaggi su Italiansinfuga" width="600" height="400" /></a><p class="wp-caption-text">Sondaggi su Italiansinfuga</p></div>
<p>In molti sostengono che non è tanto il percorso di studi che avrebbero cambiato bensì il ‘dove&#8217; aver studiato, magari auspicando una diversa università in Italia oppure andando a studiare direttamente all’estero.</p>
<p>Alcuni rivelano di avere seguito un certo percorso di studi perché “incoraggiati” dai genitori in quanto la loro vocazione naturale non dava grandi garanzie di sbocchi lavorativi. Adesso però si chiedono come Fioresgr “volevo iscrivermi al liceo artistico ma i miei genitori hanno voluto un corso di studi più &#8220;concreto&#8221; se avessi fatto ciò che volevo&#8230; chissà!!”</p>
<p><strong>E se vi rendete conto di avere “sbagliato” percorso di studi? Cosa potete fare?</strong></p>
<p>Tantissimi lavori in voga tra tre, cinque o dieci anni ancora non esistono e non sono stati inventati. Questo è un dato molto positivo perché offre la possibilità di re-inventarsi, mettersi in gioco, imparare un nuovo mestiere o professione e salpare verso una diversa destinazione nella vostra vita.</p>
<p>Un esempio molto vicino a me. Mia moglie a 38 anni è tornata a studiare all’università per qualificarsi come migration agent qui in Australia.</p>
<p>Con due bambini piccoli, si è trattato di fare sacrifici come famiglia, sia economici sia di energia fisica, ma focalizzandosi sull’obbiettivo finale (e studiando di sera e nei weekend) è riuscita ad iniziare un percorso professionale molto diverso da quello che maturò in seguito agli studi di 15-20 anni prima.</p>
<p>Si tratta quindi di capire bene quali sia la vostra passione e/o quali qualifiche offrano <a title="Lavori più richiesti nel 2018" href="http://www.italiansinfuga.com/2010/05/28/lavori-piu-richiesti-nel-2018/" target="_blank">sbocchi lavorativi migliori</a>, sia in Italia sia all’estero, e poi puntare a fare i sacrifici per seguire il percorso di studi “giusto”.</p>
<p><strong>Facile? No!</strong></p>
<p><strong>Possibile? Sì!</strong></p>
<p><strong>Cosa ne pensate? Lasciate un commento!</strong></p>
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		<title>Andare in pensione all’estero: alcune considerazioni</title>
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		<pubDate>Fri, 02 Sep 2011 03:17:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Aldo Mencaraglia</dc:creator>
				<category><![CDATA[esperienza]]></category>
		<category><![CDATA[pensionati]]></category>

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		<description><![CDATA[Avendo raggiunta l&#8217;età da pensione tanti di noi sognano di trasferirsi in una nazione con un ritmo di vita più tranquillo e dove gli euro della pensione consentano di avere un tenore di vita migliore. Ci sono però alcune cose da considerare per capire se l&#8217;estero sia la soluzione che faccia per voi. Ad esempio, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h1>Avendo raggiunta l&#8217;età da pensione tanti di noi sognano di trasferirsi in una nazione con un ritmo di vita più tranquillo e dove gli euro della pensione consentano di avere un tenore di vita migliore.</h1>
<p>Ci sono però alcune cose da considerare per capire se l&#8217;estero sia la soluzione che faccia per voi.</p>
<p><strong>Ad esempio, siete disponibili a fare nuove amicizie?</strong></p>
<p>Istintivamente la maggior parte di noi risponderebbe di sì però dopo una vita passata in Italia può non essere così facile.</p>
<p>Innanzitutto alcuni individui, come il sottoscritto, fanno più fatica degli altri a crearsi una cerchia di amicizie.</p>
<p>Questa difficoltà viene aumentata esponenzialmente dall&#8217;ignoranza della lingua della nazione verso la quale si emigra.</p>
<p>Inoltre dopo cinquanta o sessant&#8217;anni passati a coltivare una varietà di amicizie in Italia, può essere difficile troncare il tutto e ricominciare da zero.</p>
<p>Chiedetevi quindi se siete disposti a fare la &#8220;fatica&#8221; di crearvi una nuova cerchia di amicizie o se siete disposti a condurre una vita più solitaria.</p>
<p>Ci mancherebbe, vi auguro di farvi ancora più amicizie che in Italia ma prendete in considerazione il rischio che affrontate e lo sforzo che dovete fare per superare il rischio stesso.</p>
<p><strong>Siete disposti a conoscere una nuova cultura?</strong></p>
<p>Nel bene e nel male, verrete in contatto con una cultura probabilmente molto diversa da quella italiana.</p>
<p>Dopo aver passato una vita in una nazione con una cultura forte come quella italiana, lo choc culturale del trasferimento all&#8217;estero può essere molto forte.</p>
<p>Io stesso, e parlo di quando avevo trent&#8217;anni e non sessanta, mi resi conto che lo choc culturale del vivere in una nazione asiatica era troppo grande per me. Prima di andare in Cina e Taiwan mi ritenevo una persona con una mentalità molto aperta e flessibile. Scoprì sulla mia pelle che non ero così aperto come pensavo!</p>
<p>Dopo aver vissuto cinquant&#8217;anni in una stessa nazione non voglio pensare a quanto inflessibile diventerei!</p>
<p>Preparatevi inoltre ad essere considerati stranieri. Dopo una vita passata a essere il &#8220;padrone di casa&#8221; in Italia, diventerete dall&#8217;oggi al domani &#8220;l&#8217;ospite&#8221;. Chiedetevi se siete disposti a sentirvi un estraneo.</p>
<p><strong><a href="http://www.italiansinfuga.com/wp-content/uploads/2011/09/Mature-Couple-IStock1.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-6228" src="http://www.italiansinfuga.com/wp-content/uploads/2011/09/Mature-Couple-IStock1-300x199.jpg" alt="" width="300" height="199" /></a>Siete disposti ad imparare una nuova lingua?</strong></p>
<p>La comunicazione con gli &#8220;indigeni&#8221; è fondamentale per un ambientamento di successo all&#8217;estero.</p>
<p>Imparare una nuova lingua è fondamentale ma a una certa età diventa più difficile.</p>
<p>Vi fornisco l&#8217;esempio dei miei suoceri, inglesi che si sono trasferiti in Spagna raggiunta l&#8217;età pensione. Mio suocero parla ancora poco lo spagnolo. Conducono una vita relativamente isolata e la maggior parte delle loro amicizie sono inglesi o comunque parlano inglese, quindi lui è contento.</p>
<p>Mia suocera invece, un po&#8217; più incline all&#8217;integrazione con la cultura spagnola, ha imparato la lingua molto meglio e riesce a dialogare con gli spagnoli.</p>
<p><strong>Avete un &#8216;piano B&#8217;?</strong></p>
<p>Con l&#8217;età che avanza aumentano i rischi di dover usufruire, in modo particolare, di assistenza sanitaria.</p>
<p>Avete pianificato cosa farete in caso di emergenza nella vostra nuova nazione d&#8217;adozione?</p>
<p>Se state pensando di emigrare verso una nazione con un sistema sanitario meno avanzato di quello italiano, siete disposti ad utilizzarlo o volete tornare in Italia? Avete i fondi e di contatti logistici che vi consentiranno di fare ciò?</p>
<p>In alcune nazioni le leggi che tutelano gli stranieri che comprano casa o investono in attività non sono molto ferree. Assicuratevi che i risparmi di una vita non vadano in fumo a causa di persone disoneste con le quali potete entrare in contatto in buona fede.</p>
<p><strong>Avete messo in preventivo cambiamenti nel cambio della valuta?</strong></p>
<p>Quando fate i conti sul tenore di vita che vi potete permettere all&#8217;estero, ipotizzate alcuni scenari nei quali l&#8217;euro si svaluta di molto.</p>
<p>Ipotizzando che il vostro introito pensionistico o legato ad attività in Italia, rimanga costante ed espresso in euro, la svalutazione dello stesso può compromettere i vostri piani.</p>
<p>È quello che è successo recentemente per tanti pensionati britannici che hanno dovuto lasciare la Spagna e tornare in Gran Bretagna in quanto il margine di sicurezza del loro piano è stato eroso dalla debolezza della sterlina, in concomitanza con la crisi economica ed immobiliare in Spagna.</p>
<p>Fate in modo di avere un &#8220;cuscino&#8221; che vi permette di cavalcare crisi e svalutazioni.</p>
<p><strong>Chi di voi vive da pensionato italiano all&#8217;estero? Avete altre considerazioni da aggiungere?</strong></p>
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		<title>Emigrati di seconda generazione</title>
		<link>http://www.italiansinfuga.com/2011/08/07/emigrati-di-seconda-generazione/</link>
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		<pubDate>Sun, 07 Aug 2011 23:38:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Aldo Mencaraglia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Germania]]></category>
		<category><![CDATA[emigrazione]]></category>
		<category><![CDATA[esperienza]]></category>
		<category><![CDATA[emigrare]]></category>
		<category><![CDATA[nostalgia]]></category>

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		<description><![CDATA[Uno degli aspetti che dovete prendere in considerazione se state pensando di emigrare è quello della transizione dei vostri figli. Gli emigrati di seconda generazione, figli di genitori nati in una nazione diversa, si trovano spesso a metà strada tra due culture e popoli. Oggi ospitiamo Sabrina Ceraso, un&#8217;insegnante con esperienza in Germania che ha [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h1>Uno degli aspetti che dovete prendere in considerazione se state pensando di emigrare è quello della transizione dei vostri figli.</h1>
<p><strong>Gli emigrati di seconda generazione, figli di genitori nati in una nazione diversa, si trovano spesso a metà strada tra due culture e popoli.</strong></p>
<p><strong>Oggi ospitiamo Sabrina Ceraso, un&#8217;insegnante con esperienza in Germania che ha sviluppato la tesi sull&#8217;argomento. Le lascio la parola.</strong></p>
<p>Durante la mia esperienza d’insegnamento nei corsi di Lingua e Cultura Italiana all’Estero, ho incontrato diverse famiglie italiane residenti a Konstanz e dintorni.</p>
<p>Alcuni dei genitori, in maggioranza donne, in più occasioni si sono dimostrate disponibili ad aprire un dialogo con me, accogliendo diversi miei interrogativi, volti a conoscere più a fondo la storia dell’emigrazione della loro famiglia.</p>
<p>Per fortuna, sono riuscita ben presto a spogliarmi della veste d’insegnante, conquistando pian piano la loro fiducia, mi hanno accettata nel ruolo di ricercatrice, accogliendomi nella loro casa e tra i ricordi della loro infanzia.</p>
<p>Storie di amara nostalgia, vissuta dai loro nonni e a loro volta dai propri genitori, ma che ancora di più oggi rattrista i loro cuori pensando ai propri figli. Personalmente ho percepito dai loro sguardi spesso tormentati, un senso di vuoto, in quegli occhi ho colto un bisogno profondo di ripensare alle proprie radici.</p>
<p>Dai loro racconti di feste tradizionali italiane trascorse tra piatti tipici e usanze caratteristiche, tra rientri in Italia per le vacanze, vecchie fotografie e speranze tradite sembra che ognuno di quei volti sia custode di un archivio di memoria di piccole e grandi storie della propria famiglia. Scrigni di una ricchezza Italiana dal valore inestimabile, tramandata da generazioni, conservata nella memoria di chi porta sulle spalle un vissuto segnato da profondi strappi laceranti carichi di simboli, metafore, riti, memorie.</p>
<p>Dai racconti emerge un costante desiderio, nascosto forse da paure represse, che i loro piccoli in fondo, non dimentichino mai le loro origini italiane.</p>
<p>Il senso di dignità che accompagna le coscienze di alcuni genitori è una qualità educativa molto importante, la volontà a non cancellare le proprie origini, tramandando ai figli la memoria delle proprie radici è uno straordinario atto d’amore sia nei confronti della propria famiglia che della propria terra.</p>
<p>Facendo riferimento alla parole di Ruth Benedict  “la cultura non è un qualcosa che si trasmette per via biologica”, possiamo ben immaginare che la costituzione biologica dell’uomo non lo obbliga a nessuna particolare forma di comportamento, dunque l’eredità culturale dell’uomo, non si trasmette per via biologica.<br />
Ma ciò che veramente unisce gli uomini è la cultura, il costume, le idee, e le norme che hanno in comune.</p>
<p>Di seguito una storia tipica (ndr: ho cambiato nomi e riferimenti a luoghi).</p>
<p>Linda è una giovane mamma di 40 anni. Abita in un piccolissimo centro alla periferia sud della città di Konstanz.<br />
A distanza di una settimana dal mio arrivo a Konstanz, mi contattò telefonicamente, dicendomi di aver chiesto il mio numero al Consolato.</p>
<p>Una voce gentile, dal chiaro accento napoletano, si presentò manifestando da subito il desiderio di conoscermi al più presto, aveva saputo che ero calabrese e mi raccontò, che suo padre era originario della provincia di Reggio Calabria. Scambiammo qualche parola e prima di salutarci, si offrì di accompagnarmi all’appuntamento che avevo fissato con il preside della scuola.</p>
<p>Quella mattina si presentò puntuale, la trovai seduta composta nell’atrio dell’Istituto ad aspettarmi, la riconobbi subito, si avvicinò e mi strinse la mano con un sorriso, dall’aspetto sembrava una donnina napoletana d’altri tempi. Il preside si mostrò contento di vederci insieme e al termine dell’appuntamento, mi invitò a casa sua per un caffé era così gentile che accettai volentieri.</p>
<p>Nella sua casa con giardino, tutto era perfettamente in ordine, la presenza di un pappagallino libero per casa mi aveva incuriosito.<br />
Le chiesi di parlarmi delle sue figlie, mi mostrò una loro foto, erano tre bambine biondissime, la più grande disse “ha un nome italiano, si chiama Roberta, ma anche le altre due gemelle, Marta e Laura”, purtroppo però incontrandole mi resi conto che forse d’italiano avevano solo il nome, Roberta la grande capiva pochissimo l’Italiano, mentre le altre due riuscivano a solo a pronunciare qualche parola.</p>
<p>Linda, continuava a rivolgersi a me dandomi del lei, a mostrarsi molto cortese, le dissi che poteva chiamarmi Sabrina, rispose un po’ meravigliata “non posso lei è l’insegnante delle mie bambine!”.</p>
<p>Mi raccontò della sua infanzia, dei genitori entrambi di origini meridionali, sua mamma era napoletana, questo<br />
tutto sommato, lo avevo un po’ intuito. I suoi genitori si erano conosciuti in Germania, entrambi emigrati in treno, suo papà alla ricerca di un lavoro, mentre sua madre spinta da curiosità, poi mi spiegò che per motivi economici, decisero di trattenersi in Germania, lavoravano entrambi in fabbrica.</p>
<p>Il paese in cui viveva, la prima volta che vi giunsi per recarmi all’appuntamento con il preside, mi aveva dato l’impressione di un paese fantasma. Quando scesi dall’autobus riuscii a sentire persino i miei passi sulla strada che avevo percorso per arrivare a scuola. Scherzammo un po’ su questo aspetto tipico della Germania, il silenzio sembra che domini ogni cosa.</p>
<p>Linda mi spiegò che in realtà, dove vive è davvero un paesino piccolissimo, in cui la presenza degli italiani è molto ristretta, questo è stato uno dei motivi per cui la sua famiglia non aveva avuto molti contatti con gli altri italiani emigrati in Germania.</p>
<p>Al contrario, quando si recava in Italia per le vacanze, al paese della madre, nel napoletano, viveva l’evento come una festa. Si divertiva ad andare al mercato con sua madre e le sue zie, perché la gente si meravigliava del fatto che quella piccola bambina che consideravano “tedesca” parlasse dialetto come una del posto. Ridendo mi confessò che quello era l’unico modo per farsi capire.</p>
<p>Quella mattina tornai a casa pensando a Linda e ai suoi racconti ed al particolare che non riuscivo a togliermi dalla testa, il suo nome.<br />
Iniziai a riflettere sui suoi modi estroversi, come se in quell’occasione Linda avesse voluto mostrarsi in tutta la sua Italianità con  la battuta di spirito detta al momento giusto, quasi da vera napoletana, eppure qualcosa non mi convinceva.</p>
<p>Negli incontri successivi, sentii sempre Linda rivolgersi alle figlie solo in tedesco, perche&#8217; infatti, non capivano l’italiano, ma Linda sosteneva che le figlie fossero in parte italiane, dunque lei da mamma italiana le aveva indirizzate al corso di lingua Italiana, perché potessero acquisirne la base mi diceva, in modo da prendere consapevolezza delle loro radici.</p>
<p>Un giorno, le bimbe portarono in classe alcuni CD musicali di Nino D&#8217;Angelo e Claudio Villa, infilai uno di quei CDs nello stereo della scuola, e alle prime note di una canzone napoletana, un brivido mi scivolò lungo la schiena.</p>
<p>Una vecchia canzone che canticchiava mio nonno durante le feste. Restai immobile pensando a Linda e alla storia della sua famiglia, anche mio nonno era emigrato a Firenze all’indomani della seconda guerra mondiale.</p>
<p>Mio nonno era molto legato alla sua chitarra alle feste amava cantare le canzoni napoletane, in quell’istante rividi le immagini della mia famiglia, mi lasciai trasportare dalla triste melodia di quella canzone, inevitabilmente  una parte di me iniziò ad accostarsi a quel mondo, fatto di ricordi e di profonda nostalgia.</p>
<p>Per cercare di immedesimarmi per quanto più possibile nella storia di Linda, in un’altra occasione, le domandai se anche i suoi genitori erano legati particolarmente a qualcosa. Mi raccontò che suo padre da buon calabrese portava con sé dietro sempre le corna, mentre sua madre era particolarmente attaccata ad una madonnina.</p>
<p>Poi mi spiegò, che i suoi genitori italiani, non conoscevano alcune tipiche usanze tedesche, così mi raccontò di come un giorno rimase molto delusa, perchè a scuola era stata l’unica bambina a non aver ricevuto il cono con i regalini e i giocattoli, o di come la madre quando lei si ammalava la curasse spesso con camomilla e borsa dell’acqua calda, per non parlare delle pietanze tipiche cucinate durante le feste tradizionali, il pesce a Natale, le verdure quando c’erano ospiti, il baccalà che si vantò di saper cucinare.</p>
<p>Linda ama tutto dell’Italia: al primo posto la famiglia, e poi il mare, il cibo, il sole, i vestiti, ma non sopporta la politica e la spazzatura.</p>
<p>Nonostante sia una donna indipendente, soddisfatta del suo lavoro e mamma di tre piccoli “tesori”, nei suoi racconti si coglie una grande nostalgia ed un forte bisogno di ricercare le proprie origini.</p>
<p>In alcuni momenti, Linda lascia trasparire dai suoi discorsi un atteggiamento di critica nei confronti di se stessa, sembra colpevolizzare le volte in cui ha rinnegato la propria identità come quella volta in cui nella sua infanzia a scuola i suoi genitori italiani non le avevano regalato la scatola di dolci e giocattoli.</p>
<p>Il sentirsi estranei, a volte diventa sofferenza in un ambiente difficile, da tutto ciò, si può ben capire come l’identità, sia un bisogno di riconoscersi in qualcosa che ti appartiene e che non puoi negare, perchè fa parte di te e dunque ritorna sempre.</p>
<div id="attachment_5856" class="wp-caption aligncenter" style="width: 510px"><a href="http://www.italiansinfuga.com/2009/08/08/come-superare-facilmente-la-nostalgia-di-casa/"><img class="size-full wp-image-5856" title="Come superare facilmente la nostalgia di casa" src="http://www.italiansinfuga.com/wp-content/uploads/2011/08/violet-flower.jpg" alt="Come superare facilmente la nostalgia di casa" width="500" height="333" /></a><p class="wp-caption-text">Come superare facilmente la nostalgia di casa</p></div>
<p>Foto: <a href="http://">romanlily</a> su Flickr</p>
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		<title>Lista delle nazioni dove non emigrerei</title>
		<link>http://www.italiansinfuga.com/2011/08/03/lista-delle-nazioni-dove-non-emigrerei/</link>
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		<pubDate>Thu, 04 Aug 2011 00:31:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Aldo Mencaraglia</dc:creator>
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		<description><![CDATA[A volte il decidere dove andare a vivere viene reso più facile se si parte dall&#8217;escludere le nazioni verso le quali non volete emigrare. Tanti lettori mi contattano chiedendo consigli su quale destinazione scegliere per emigrare, dichiarandosi indecisi o combattuti tra un numero di possibilità. Ovviamente la scelta rimane individuale e difficile però limitando le [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h1>A volte il decidere dove andare a vivere viene reso più facile se si parte dall&#8217;escludere le nazioni verso le quali non volete emigrare.</h1>
<p>Tanti lettori mi contattano chiedendo consigli su quale destinazione scegliere per emigrare, dichiarandosi indecisi o combattuti tra un numero di possibilità. Ovviamente la scelta rimane individuale e difficile però limitando le alternative raggiungerete più facilmente una decisione.</p>
<p>Di seguito vi propongo quindi le nazioni dove <strong>io</strong> non emigrerei. Questa lista dimostrerà come il sottoscritto abbia una limitata apertura mentale.</p>
<p>È frutto di una vita all&#8217;estero che dura da vent&#8217;anni e che mi ha insegnato tanto su quello che mi piace in una nazione, sui miei limiti personali e sulla mia mancanza di flessibilità. D&#8217;altro canto è anche una lista che si basa tanto sul &#8220;sentito dire&#8221; e quindi riflette una mia ignoranza sulle nazioni che non ho avuto modo di visitare di persona.</p>
<p>La lista sarebbe stata diversa vent&#8217;anni fa quando, senza famiglia ed un maggior senso dell&#8217;avventura, sarei partito verso un numero maggiore di destinazione.</p>
<p>Ho costruito la lista ipotizzando un trasferimento minimo di cinque anni per lavoro. Il trasferimento più classico da expat della durata di due anni renderebbe la lista molto più dinamica, aumentando il numero di paesi dove sarei disposto ad andare. Per un periodo di due anni sarei disposto a conoscere molto volentieri la maggior parte delle nazioni.</p>
<p>Riassumendo brevemente io sarei disposto ad andare a vivere prevalentemente in nazioni del primo mondo e non in quelle del secondo o terzo mondo.</p>
<div id="attachment_5826" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://www.italiansinfuga.com/2010/08/04/classifica-delle-mega-regioni-globali-verso-dove-emigrare/"><img class="size-medium wp-image-5826" title="Classifica delle mega-regioni globali verso dove emigrare" src="http://www.italiansinfuga.com/wp-content/uploads/2011/08/bridge-300x168.jpg" alt="Classifica delle mega-regioni globali verso dove emigrare" width="300" height="168" /></a><p class="wp-caption-text">Classifica delle mega-regioni globali verso dove emigrare</p></div>
<p><strong>Non andrei a vivere in Africa.</strong> Ovviamente l&#8217;Africa è un continente enorme e quindi non si può generalizzare però non ritengo che vi siano nazioni che offrono uno standard di vita comparabile a quello offerto da quelle occidentali. Anche nelle nazioni africane più avanzate, tipo il Sudafrica, lo standard di vita non è abbastanza alto. Qui in Australia, ho conosciuto tantissimi recenti immigrati dal Sudafrica in cerca di una vita migliore con più sicurezza fisica.</p>
<p><strong>Non andrei a vivere in tutto il Medio Oriente.</strong> La situazione politica sempre in subbuglio non mi attrae e la vicinanza di guerre e conflitti vari rende questa zona del globo altamente inappetibile.</p>
<p><strong>Non andrei a vivere in Asia.</strong> Ho avuto la fortuna di lavorare in <a title="Cina" href="http://www.italiansinfuga.com/category/cina/" target="_blank">Cina</a> e Taiwan circa 10 anni fa. Grazie a quell&#8217;esperienza ho capito che il sottoscritto non fa per l&#8217;Asia e l&#8217;Asia non fa per il sottoscritto.</p>
<p>Troppa gente, troppa confusione, troppo traffico e troppa flessibilità nelle regole. A chi preferisce una società con regole più chiare, l&#8217;Asia è dura da gestire. Ovviamente non si può generalizzare la mia esperienza estendendola alle altre nazioni asiatiche. Ho avuto però modo di viaggiare, anche se poco, all&#8217;interno del continente e ritengo che la mia visione non cambierebbe troppo anche se si parlasse di Thailandia o Vietnam.</p>
<p>Ho anche avuto la fortuna di lavorare, qui in Australia, con un collega thailandese emigrato dalla sua nazione di origine a causa di come funziona la società. La corruzione che mi ha descritto, raccontata da un &#8220;indigeno&#8221;, non fa per me.</p>
<p>All&#8217;interno dell&#8217;Asia, il Giappone offre ovviamente standard di vita a livelli occidentali e lo visiterei molto volentieri ma dubito di riuscire ad integrarmi, anche poco, in una società omogenea come quella giapponese.</p>
<p><strong>Non andrei a vivere nell&#8217;Europa dell&#8217;est.</strong> A vent&#8217;anni magari si ma a quarant&#8217;anni mi manca lo spirito di avventura che penso sia necessario per andare a vivere in società in rapida evoluzione come quelle del defunto blocco comunista. Detto ciò mi affascinano le città storiche come Praga, Cracovia, Budapest e San Pietroburgo, ad esempio. Quando lavoravo per la multinazionale Tesco, tanti colleghi andarono a lavorare in queste città e me ne parlarono molto, molto bene.</p>
<p><strong>Non andrei a vivere in centro America o nelle nazioni del <a title="Sud america" href="http://www.italiansinfuga.com/category/sud-america/" target="_blank">sud America</a> ancora in fase di sviluppo.</strong> Per quello che riguarda il Sudamerica sarei disposto ad andare in Cile, Argentina, Uruguay e Brasile. Le altre nazioni sono, di nuovo secondo il &#8220;sentito dire&#8221;, ancora troppo in via di sviluppo per qualcuno come me che cerca stabilità.</p>
<p><strong>Dove andrei quindi?</strong></p>
<p><a title="Europa" href="http://www.italiansinfuga.com/category/europa/" target="_blank">Europa</a> occidentale tutta. Avrei difficoltà con la lingua ma lo standard di vita è più o meno simile all&#8217;interno dell&#8217;Europa, se confrontato con le nazioni delle quali ho appena parlato, e quindi lo shock di trasferimento sarebbe più ridotto. L&#8217;unico neo riguarda, per alcune nazioni, il clima: le nazioni scandinave sono sempre in cima alle classifiche di qualità della vita mondiale ma non sono sicuro che riuscirei ad adattarmi al freddo ed al buio invernale.</p>
<p>Stati Uniti e Canada. Sono entrambe destinazioni affini all&#8217;Australia, dove vivo, e quindi non immagino di avere grossi problemi di adattamento. Per il Canada l&#8217;unico nocciolo sarebbe quello, di nuovo, del clima.</p>
<p>Australia e Nuova Zelanda. In Australia ci sono già e mi piace moltissimo. Ho visitato la Nuova Zelanda alcune volte e non avrei alcun problema ad ambientarmi. L&#8217;unico neo di entrambe le nazioni è la distanza dall&#8217;Europa.</p>
<p>Come vedete questo tipo di esercizio vi aiuta a capire meglio dove siete disposti ad emigrare. Chiarendo nella vostra mente dove non siete disposti ad emigrare ed i motivi per i quali non siete disposti ad emigrare in tali nazioni, riuscirete a ridurre la lista molto velocemente.</p>
<p><strong>Voi? Avete una lista di nazioni dove non andreste a vivere?</strong></p>
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		<title>Come risolvere la lontananza dalla famiglia?</title>
		<link>http://www.italiansinfuga.com/2011/07/26/come-risolvere-la-lontananza-dalla-famiglia/</link>
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		<pubDate>Wed, 27 Jul 2011 02:15:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Aldo Mencaraglia</dc:creator>
				<category><![CDATA[esperienza]]></category>
		<category><![CDATA[lontananza]]></category>

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		<description><![CDATA[Uno degli aspetti più difficili del trasferimento all&#8217;estero è ovviamente quello relativo al distacco dalla famiglia e dagli amici. Partendo rinuncerete alla quotidianità che avete conosciuto in venti o trent&#8217;anni di vita. Il pranzo e la cena in famiglia, le serate con gli amici, le feste con i parenti. Andando all&#8217;estero vi creerete una vita [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h1>Uno degli aspetti più difficili del trasferimento all&#8217;estero è ovviamente quello relativo al distacco dalla famiglia e dagli amici.</h1>
<p>Partendo rinuncerete alla quotidianità che avete conosciuto in venti o trent&#8217;anni di vita. Il pranzo e la cena in famiglia, le serate con gli amici, le feste con i parenti.</p>
<p>Andando all&#8217;estero vi creerete una vita propria e i vostri cari faranno fatica a capire perché non la condividono quotidianamente.</p>
<p>Considerate, d&#8217;altro canto, che anche emigrando all&#8217;interno della stessa Italia vi troverete ad affrontare la stessa situazione.</p>
<p>I momenti più difficili che incontrerete saranno quelli relativi ai momenti belli e brutti della vita. La lontananza dei vostri cari renderanno questi meno felici e più difficili ed è probabile che incontrerete un sentimento di rimorso.</p>
<p>Nonostante tutte le nuove tecnologie a nostra disposizione per comunicare, il contatto quotidiano è unico e non rimpiazzabile.</p>
<p>È possibile risolvere questo dilemma?</p>
<p>Secondo me no. Per quanto si possa cercare una soluzione, dubito che quella perfetta si possa trovare.</p>
<p>È quindi una questione di scegliere la soluzione &#8220;meno peggiore&#8221;.</p>
<p>Innanzitutto consiglierei, a chi ha dubbi al riguardo, di trasferirsi in una nazione relativamente vicina fisicamente. Se volete rivedere i vostri cari ogni mese o almeno una volta all&#8217;anno, consiglierei di rimanere in Europa il più vicino possibile ad un aeroporto. Questo vi consentirà anche di tornare a casa in tempi brevi in caso di emergenza.</p>
<p>Se invece scegliete di andare lontano, mettete in preventivo la possibilità di non vedere famiglia ed amici per anni. Per quanto possa sembrare inconcepibile, dopo alcuni anni, in particolare con bambini, il viaggiare 24-36 ore non è così attraente. Se poi aggiungete anche il costo del viaggio stesso vi renderete conto che la lontananza dall&#8217;Italia diventerà la norma piuttosto che l&#8217;eccezione.</p>
<p>Quando state considerando l&#8217;emigrazione, consultate la famiglia e gli amici. Magari loro sono molto felici che voi andiate all&#8217;estero verso una nuova vita, piena di opportunità. La lontananza quindi è più facilmente gestibile sapendo che avrete il loro sostegno.</p>
<p>In ultimo luogo potete sempre prendere in considerazione la possibilità di portare in genitori appresso. Se anche loro vogliono fare un&#8217;esperienza di vita all&#8217;estero e vivere più vicino magari ai nipotini, allora potete pensare di mettere in atto un&#8217;emigrazione più di larga portata. L&#8217;ospitare i genitori può essere anche considerata come una vacanza, per loro, prolungata. Invece di venire a vivere in modo permanente con voi, possono magari venire per alcuni mesi e poi tornare in Italia.</p>
<p>Ripeto, secondo me non esiste una soluzione perfetta. L&#8217;emigrazione richiede sacrifici e la lontananza dai vostri cari è uno di questi sacrifici.</p>
<p><strong>Chi di voi ha trovato una soluzione che li soddisfa? Lasciate un commento!</strong></p>
<p><strong><a href="http://www.italiansinfuga.com/wp-content/uploads/2011/07/Question-mark2.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-5659" src="http://www.italiansinfuga.com/wp-content/uploads/2011/07/Question-mark2.jpg" alt="" width="600" height="400" /></a><br />
</strong></p>
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		<title>Metà vita in Italia e metà vita in Olanda</title>
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		<pubDate>Tue, 19 Jul 2011 00:46:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Aldo Mencaraglia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Italiansinfuga]]></category>
		<category><![CDATA[Olanda]]></category>
		<category><![CDATA[esperienza]]></category>
		<category><![CDATA[Maria Cristina Giongo]]></category>

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		<description><![CDATA[Maria Cristina Giongo vive da trent&#8217;anni in Olanda dove svolge il ruolo di corrispondente per testate giornalistiche italiane. Dopo gli inizi giornalistici e televisivi in Italia, l&#8217;emigrazione di Maria Cristina verso l&#8217;Olanda avvenne poco prima della nascita del suo primo figlio agli inizi degli Anni &#8217;80. Iniziò quindi un&#8217;esperienza che l&#8217;ha portata a passare metà [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h1><a title="Maria Cristina Giongo" href="http://www.mariacristinagiongo.nl/index.htm" target="_blank">Maria Cristina Giongo</a> vive da trent&#8217;anni in Olanda dove svolge il ruolo di corrispondente per testate giornalistiche italiane.</h1>
<p>Dopo gli inizi giornalistici e televisivi in Italia, l&#8217;emigrazione di Maria Cristina verso l&#8217;<strong>Olanda</strong> avvenne poco prima della nascita del suo primo figlio agli inizi degli Anni &#8217;80. Iniziò quindi un&#8217;esperienza che l&#8217;ha portata a passare metà della propria vita in Italia e metà in <strong>Olanda</strong>, un traguardo ambito da molti lettori di Italiansinfuga.</p>
<div id="attachment_5551" class="wp-caption alignleft" style="width: 210px"><a href="http://www.ilcofanettomagico.it/"><img class="size-full wp-image-5551" title="Maria Cristina Giongo" src="http://www.italiansinfuga.com/wp-content/uploads/2011/07/Maria-Cristina-Giongo.jpg" alt="Maria Cristina Giongo - Il cofanetto magico" width="200" height="254" /></a><p class="wp-caption-text">Maria Cristina Giongo - Il cofanetto magico</p></div>
<p><strong>Come sono stati i primi tempi in Olanda come neo-mamma?</strong></p>
<p>I primi tempi sono stati difficili. Mi sono trovata da sola, con mio marito, ad allevare un bimbo in un Paese comunque diverso dal mio d&#8217;origine. Mi mancava molto la mia famiglia ed un aiuto materno&#8230;Tuttavia l&#8217;amore per il mio bambino era così forte che questi momenti di difficoltà e nostalgia passavano in secondo piano per lasciar spazio alla gioia della maternità.</p>
<p><strong>Hai lavorato, tra l&#8217;altro, scrivendo dell&#8217;Olanda per pubblicazioni italiane, hai avuto difficoltà nel vivere a cavallo tra due mondi?</strong></p>
<p>No, non ho mai avuto problemi a gestire queste due culture, neanche nei miei articoli, in quanto lo scopo è sempre stato proprio quello di spiegarne le differenze.</p>
<p><strong>L&#8217;Italia rimane la patria oppure rimane solo una destinazione per le vacanze?</strong></p>
<p>L&#8217;Italia rappresenta le mie origini, le mie radici, quindi sarà sempre in primo piano. L&#8217;<strong>Olanda</strong> ora è diventata la mia seconda casa, dove abito da 30 anni.</p>
<p><strong>Come sei riuscita a mantenere le amicizie in Italia?</strong></p>
<p>Quando un&#8217;amicizia è vera e solida nulla la può intaccare. Ovviamente ho perso molti amici ma i più cari ci sono ancora.</p>
<p><strong>Come è cambiata la tua opinione dell&#8217;Italia vedendola da lontano per trent&#8217;anni?</strong></p>
<p>In effetti ora vedo più difetti del mio Paese che prima. Quando ci torno non riesco più ad abituarmi alle code in posta, a quelle in banca, al traffico, alle macchine parcheggiate in seconda e persino terza fila&#8230;.</p>
<p>Però mi manca il sole dell&#8217;Italia, la spontaneità, la creatività; di cui spesso sono carenti gli olandesi.</p>
<p><strong>Ti senti più Italiana o Olandese?</strong></p>
<p>Credo più italiana; ma ho assunto alcuni pregi olandesi, tipo quello di sapere organizzare meglio la vita, con più efficienza.</p>
<p><strong>Che consigli daresti a chi sta pensando all&#8217;emigrazione ma senza considerare l&#8217;impatto a lungo termine su se stesso e la famiglia?</strong></p>
<p>Consiglierei di pensarci bene; di partire solo avendo già trovato un lavoro nel Paese dove si vuole vivere, una casa e magari di aver imparato prima alcune nozioni fondamentali di lingua.</p>
<p>Il paradiso non eisiste in nessuna parte.</p>
<p>Quindi non bisogna farsi troppe illusioni di trovarlo nel posto che si sogna ma dove, quando si va ad abitare, ci si rende conto che ci sono anche tanti problemi da affrontare e superare. Insomma; non esiste il Paese ideale!</p>
<p>E se si lascia una famiglia, di rammentare che mancherà sempre, soprattutto nei momenti di solitudine e di malattia, anche dei propri cari.</p>
<p><strong>Grazie Maria Cristina e buon proseguimento!</strong></p>
<p><strong>Seguite Maria Cristina su:</strong></p>
<p><strong><a title="Maria Cristina Giongo" href="http://www.mariacristinagiongo.nl/" target="_blank">mariacristinagiongo.nl</a> e</strong></p>
<p><strong><a title="Il cofanetto magico" href="http://www.ilcofanettomagico.it/" target="_blank">ilcofanettomagico.it</a></strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<div id="attachment_5552" class="wp-caption aligncenter" style="width: 510px"><strong><a href="http://www.italiansinfuga.com/category/olanda/"><img class="size-full wp-image-5552" title="Olanda su Italiansinfuga" src="http://www.italiansinfuga.com/wp-content/uploads/2011/07/Holland1.jpg" alt="Olanda su Italiansinfuga" width="500" height="375" /></a></strong><p class="wp-caption-text">Olanda su Italiansinfuga</p></div>
<p><strong><br />
</strong></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Vita di ufficio in Australia</title>
		<link>http://www.italiansinfuga.com/2011/07/16/vita-di-ufficio-in-australia/</link>
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		<pubDate>Sun, 17 Jul 2011 04:13:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Aldo Mencaraglia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[Varie]]></category>
		<category><![CDATA[esperienza]]></category>
		<category><![CDATA[Australia]]></category>
		<category><![CDATA[vita ufficio]]></category>

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		<description><![CDATA[La vita di ufficio in un paese estero, come l&#8217;Australia, può fornire uno degli shock culturali maggiori. Ad un recente Italiansinfuga Meetup ho avuto il piacere di conoscere, tra gli altri, Giovanni Ferron il quale mi ha raccontato di alcuni aspetti della sua vita lavorativa qui a Melbourne. Quello che ha colpito Giovanni è il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h1>La vita di ufficio in un paese estero, come l&#8217;Australia, può fornire uno degli shock culturali maggiori.</h1>
<p>Ad un recente Italiansinfuga Meetup ho avuto il piacere di conoscere, tra gli altri, Giovanni Ferron il quale mi ha raccontato di alcuni aspetti della sua <strong>vita</strong> lavorativa qui a <strong>Melbourne</strong>.</p>
<p>Quello che ha colpito Giovanni è il fatto che, rispetto all&#8217;Italia, esiste molto meno convivialità ed è più difficile instaurare rapporti con i colleghi.</p>
<p>Ad esempio, in Italia Giovanni sarebbe di solito uscito con i colleghi all&#8217;ora di pranzo per andare a mangiare qualcosa mentre altre volte si va tutti al cinema assieme, insomma si fa &#8220;gruppo&#8221;.</p>
<p>Qui in <strong>Australia</strong>, in un&#8217;azienda molto simile come settore e tipologia di impiegati, fare le stesse cose è molto più difficile, se non impossibile.</p>
<div id="attachment_5537" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://www.italiansinfuga.com/2010/09/11/createvi-il-lavoro-in-australia-prima-di-partire-dallitalia/"><img class="size-medium wp-image-5537" title="Createvi il lavoro in Australia prima di partire dall’Italia" src="http://www.italiansinfuga.com/wp-content/uploads/2011/07/colleagues-300x224.jpg" alt="Createvi il lavoro in Australia prima di partire dall’Italia" width="300" height="224" /></a><p class="wp-caption-text">Createvi il lavoro in Australia prima di partire dall’Italia</p></div>
<p>All&#8217;ora di pranzo la maggior parte delle persone mangia un panino davanti al computer e non si riesce quindi a instaurare quel rapporto che solo un pranzo passato assieme può creare e far crescere. Giovanni ed un collega francese sono praticamente gli unici che a pranzo fanno uno &#8220;sforzo speciale&#8221; per andare fuori dall&#8217;<strong>ufficio</strong> per mangiare qualcosa.</p>
<p>Giovanni ha anche cercato di creare una nuova tradizione cucinando la pasta in <strong>ufficio</strong> al venerdì da condividere con i colleghi australiani. Anche questa iniziativa ha avuto un successo misto nel senso che ovviamente i colleghi sono riconoscenti ma poi se vanno comunque mangiare la pasta davanti al computer!</p>
<p>Per non parlare poi della vita sociale dopo il lavoro, in pratica inesistente.</p>
<p>Io non posso che confermare l&#8217;esperienza di Giovanni. Generalizzando, il mondo dell&#8217;<strong>ufficio</strong> in <strong>Australia</strong> (ed anche in Inghilterra) è relativamente impersonale e non si crea lo stesso spirito di gruppo che magari si crea in Italia. Questo non è necessariamente un aspetto negativo però se siete abituati, come Giovanni, ad un <strong>ufficio</strong> &#8220;amichevole&#8221; farete un po&#8217; di fatica ad adattarvi.</p>
<p>Secondo me la natura di questo tipo di rapporti nasce dal fatto che Melbourne è una città enorme. E&#8217; quindi possibile che i colleghi arrivano ad un&#8217;ora e mezza l&#8217;uno dagli altri. Ciò complica di molto il collegamento della vita d&#8217;<strong>ufficio</strong> a quella fuori <strong>ufficio</strong>. A chi, come me, piace essere indipendente questo è un bene. Per chi piace fare amicizie sul lavoro che si estendono al di fuori dell&#8217;orario d&#8217;<strong>ufficio</strong>, la situazione è un po&#8217; più difficile.</p>
<p>Quello che voi dovete decidere è quanta enfasi volete dare a tutto ciò.</p>
<p>Magari siete in una situazione lavorativa attuale dove questi dettagli sembrano insignificanti però una volta arrivati all&#8217;estero ed una volta trovato lavoro, aspetti minori diventano sempre più importanti.</p>
<p>Se la vita di gruppo che vi siete creati in Italia sia al lavoro sia fuori è molto importante per voi, siate coscienti che magari farete fatica a ricrearvi la stessa vita all&#8217;estero.</p>
<p><strong>Cosa ne pensate? Farebbe per voi un ambiente simile?</strong></p>
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		<title>Come superare i momenti difficili all’estero</title>
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		<pubDate>Fri, 15 Oct 2010 08:55:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Aldo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Italiansinfuga]]></category>
		<category><![CDATA[Qualità della vita]]></category>
		<category><![CDATA[emigrazione]]></category>
		<category><![CDATA[esperienza]]></category>
		<category><![CDATA[mentalità]]></category>
		<category><![CDATA[difficoltà]]></category>
		<category><![CDATA[emigrare]]></category>
		<category><![CDATA[estero]]></category>

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		<description><![CDATA[Questo è un guest post di Francesca Isabella Bove, psicologa residente a Barcellona, che ci fornisce un punto di vista professionale su come superare i momenti difficili all&#8217;estero. Partire è un po’ come morire? Forse si, certo è che la scelta di vivere in un paese diverso da quello d’origine costituisce un’apertura verso un’esperienza intensa [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h1><em>Questo è un guest post di </em><a title="Francesca Isabella Bove" href="http://ipp-service.org/" target="_blank"><em>Francesca Isabella Bove</em></a><em>, psicologa residente a Barcellona, che ci fornisce un punto di vista professionale su come superare i momenti difficili all&#8217;estero.</em></h1>
<p>Partire è un po’ come morire?</p>
<p>Forse si, certo è che la scelta di vivere in un paese diverso da quello d’origine costituisce un’apertura verso un’esperienza intensa e ricca di cambiamenti. A volte la scelta è ponderata, altre obbligata, a volte si fugge altre si segue. In moltissimi casi chi sceglie di <strong>emigrare</strong> lo fa per chiudersi delle porte alle spalle ed averne di nuove davanti agli occhi, promettenti spiragli verso la realizzazione dei propri progetti.</p>
<p>Nella vastità delle motivazioni personali che spingono a preparare i bagagli..quelli grandi, si possono ritrovare delle “conseguenze” comuni a corto e lungo termine, sono i cosiddetti sintomi da stress migratorio. Detto così potrebbe sembrare qualcosa di bizzarro, evocare fantasie su rondini impazzite e stormi allo sbaraglio, beh in un certo senso il fattore disorientamento fa il suo gioco quando, soprattutto all’inizio, vengono a mancare quelle coordinate che per molto tempo ci avevano orientato dicendoci dove, come, con  e per chi eravamo.</p>
<p><strong>Emigrare</strong> costituisce quindi una crisi, una metaforica morte del conosciuto e  una rinascita nell’esplorazione dell’estraneitá. Ne scaturisce una prima fondamentale regola: non negare l’estraneo, non fare finta che sia tutto come prima mentre non lo è, per duro che possa sembrare aprirsi all’estraneità di contesti, persone e situazioni alla fine premia sempre.</p>
<p>In fondo nella decisione di <strong>emigrare</strong> si riconoscono dei vantaggi relativi alla realizzazione di propri obiettivi di sviluppo personale, i quali alla lunga si rivelano superiori agli svantaggi ed alle perdite cui si puó andare incontro.</p>
<p>Andiamo ora a vedere nel dettaglio quali sono le emozioni e le sensazioni che si possono sperimentare durante il periodo di crisi/adattamento:</p>
<p>•	Senso intenso di perdita generale del sé e delle relazioni importanti<br />
•	Sensazione perenne di confusione, non sapere dove andare o cosa fare<br />
•	Stati di ansia provocati dalla perdita delle relazioni  e dei contesti sociali familiari<br />
•	Senso di impotenza<br />
•	Stati di ansia provocati dal senso di incertezza verso il futuro<br />
•	Disturbi fisici o somatoformi (dist. alimentazione, dist.sonno, frequente mal di testa,  nausea,  etc..)<br />
•	Senso di isolamento, tristezza e nostalgia (“home-sickness”)<br />
•	Senso di inadeguatezza/estraneitá nei nuovi contesti<br />
•	Evitamento costante di situazioni sociali, perdita di interessi e apatia<br />
•	Rabbia e aggressivitá verso la cultura ospitante e suoi membri<br />
•	Costanti fantasie sul ritorno o su come fare per anticiparlo<br />
•	Stati alterni di malessere e benessere</p>
<p>E’ importante tener presente che nella fase iniziale di permanenza all’<strong>estero</strong>, specialmente se si tratta di un trasferimento definitivo o per lunghi periodi, è assolutamente naturale sperimentare certi stati emozionali come alcuni riassetti fisiologici dovuti anche ai cambi spazio-temporali e climatologici. Un fattore che può incidere notevolmente è la presenza del coniuge/famiglia, il quale  se da una parte costituisce un fattore protettivo rispetto all’isolamento dall’altra potrebbe acuire lo stress delle questioni pratiche (sistemazione, scuola dei figli, etc..).</p>
<p>Alcuni autori parlano a ragione  di “lutto migratorio”(Achotegui, 2002), in quanto alcuni degli  stati prima descritti sono anche gli stati che tipicamente si sperimentano a seguito di una perdita o meglio di una separazione da una persona cara o da qualcosa che consideravamo un punto fermo nella nostra vita. Anche le difese che di frequente  vengono messe in atto per fronteggiare il malessere sono del tutto simili a quelle del lutto: si passa da stati di negazione intensa (“ non è cambiato nulla”), alla rabbia aggressiva o al contrario all’iperadattamento, fino ad arrivare alla progressiva elaborazione delle proprie emozioni e all’attivazione del processo di con-vivenza.</p>
<p>Il risultato di questo processo è mediato da alcuni predittori, quali l’età, lo status socio-economico, il livello culturale, il grado di conoscenza della lingua del paese ospitante,  la qualitá di vita e dei rapporti che si avevano nel paese d’origine, la presenza della del/della compagno/a, il grado di assunzione della scelta ossia quanto il soggetto senta di aver maturato la decisione calcolandone i rischi o al contrario quanto si sia sentito in balía degli eventi. Infine sono importanti le prime azioni verso la ricerca di propri spazi vitali confortevoli e gratificanti, come anche un relativo interesse per la cultura ospitante.</p>
<p>A questo punto ci si potrebbe chiedere se ci sono delle azioni concrete e degli atteggiamenti che si possono adottare per superare con successo quei momenti di difficoltá. La risposta é sí! vediamone allora alcuni:</p>
<p><strong>Reagire e vivere</strong></p>
<p>•	Smettere di lamentarsi: crogiolarsi nel ripetere ció che non ci fa stare bene ci fa stare peggio in quanto ci rende inconsolabili, chi si lamenta vuole solo lamentarsi ancora.<br />
•	Uscire dall’isolamento: vedere cosa c&#8217;e’ di nuovo lá fuori ci dá alternative e ci rende piú liberi<br />
•	Sforzarsi di imparare presto la lingua e conoscere i codici gestuali del paese ospitante: ci libereremo cosí dal peso di non poter comunicare al meglio esprimendo una gamma ampia di sentimenti e sfumature. Inoltre eviteremo di essere fraintesi.<br />
•	Darsi obiettivi a breve e medio termine: professionali, sociali, formativi.<br />
•	Affrontare un problema alla volta: fare una lista dei problemi ed iniziare a risolvere i piú semplici<br />
•	Esprimere le proprie emozioni siano esse di gioia o di tristezza: piangere ma senza piangersi addosso!<br />
•	Evitare di rifugiarsi nelle sostanze stupefacenti , nell’alcool o nei farmaci: le quali forse ci fanno uno sconto momentaneo sulla frustrazione salvo poi presentare il conto con gli interessi!<br />
•	Frequentare luoghi e persone nuove e che consideriamo positive per la nostra crescita<br />
•	Coltivare gli interessi di sempre ma esplorarne anche di nuovi..<br />
•	Ritrovarsi con le persone, invitare, farsi invitare..scambiare convivialitá<br />
•	Circondarsi di cose e gesti che ci fanno stare bene: una passeggiata nel verde, una musica, un bagno caldo..a volte basta davvero poco per tornare a centrarsi<br />
•	Ricordarsi che il nostro paese d’origine non é scomparso dalla Terra e che se proprio non vogliamo rimanere dove siamo un modo per tornarci lo troveremo<br />
•	Ricordarsi spesso dell’obiettivo che avevamo quando siamo partiti e del perché allora i vantaggi superarono gli svantaggi.<br />
Chiaramente questi sono alcuni dei molti modi che ognuno puó cercare per migliorare la qualitá di vita nell’esperienza della migrazione. Consideriamo anche il fatto che alcuni gruppi particolarmente svantaggiati e con condizioni sfavorevoli in partenza e in arrivo nel paese ospitante devono ricevere un sostegno mirato alla comprensione delle loro peculiari esigenze, emotive e pratiche.</p>
<p>Inoltre é di vitale importanza non trascurare la persistenza di stati depressivi, confusionali o di isolamento (vedi sopra), in quanto  una cronicizzazione degli stessi puó rendere estremamente arduo il recupero di una vita soddisfacente, fino ad essere causa del fallimento del processo migratorio. In questi casi é sempre opportuno parlarne con uno psicologo, anche lo stesso medico di base puó orientare verso la ricerca di un aiuto specialistico appropriato.</p>
<p>Francesca Isabella Bove</p>
<p>Psicóloga Responsabile di “International Psychologists Project”<br />
<a title="IPP-Service.org" href="http://ipp-service.org/" target="_blank"> www.ipp-service.org</a></p>
<div id="attachment_3286" class="wp-caption aligncenter" style="width: 614px"><a href="http://www.italiansinfuga.com/wp-content/uploads/2010/10/labirinto-con-globo.jpg"><img class="size-full wp-image-3286" title="Come superare i momenti difficili all’estero" src="http://www.italiansinfuga.com/wp-content/uploads/2010/10/labirinto-con-globo.jpg" alt="Come superare i momenti difficili all’estero" width="604" height="361" /></a><p class="wp-caption-text">Come superare i momenti difficili all’estero</p></div>
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		<title>Le difficoltà dell’emigrazione: voi ce la fareste?</title>
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		<pubDate>Tue, 31 Aug 2010 11:32:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Aldo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Francia]]></category>
		<category><![CDATA[Inghilterra]]></category>
		<category><![CDATA[Italiansinfuga]]></category>
		<category><![CDATA[esperienza]]></category>
		<category><![CDATA[difficoltà]]></category>
		<category><![CDATA[emigrazione]]></category>

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		<description><![CDATA[Iris (nome d&#8217;arte) ha recentemente disdetto l&#8217;iscrizione alla Italiansinfuga Newsletter. Mi ha fatto sapere che, secondo lei (e mi trova d&#8217;accordo), non vengono trattate abbastanze storie di Italiani all&#8217;estero che sono emigrati senza laurea. Le ho quindi chiesto se fosse disposta a condividere la sua storia di emigrante senza titoli universitari e che ha incontrato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Iris (nome d&#8217;arte) ha recentemente disdetto l&#8217;iscrizione alla <a title="Italiansinfuga Newsletter" href="http://www.italiansinfuga.com/2008/12/30/italiansinfuga-newsletter/" target="_blank">Italiansinfuga Newsletter</a>. </em></p>
<p><em>Mi ha fatto sapere che, secondo lei (e mi trova d&#8217;accordo), non vengono trattate abbastanze storie di Italiani all&#8217;estero che sono emigrati senza laurea.</em></p>
<p><em>Le ho quindi chiesto se fosse disposta a condividere la sua storia di emigrante senza titoli universitari e che ha incontrato alcune difficoltà in un decennio all&#8217;estero.</em></p>
<p><em>Molto gentilmente Iris risponde alle mie domande, rivelando lati molto personali della sua storia.</em></p>
<p><em>Ci descrivi il tipo di lavoro che facevi in Italia?</em></p>
<p>In Italia feci la &#8220;<a title="ceramiche artistiche" href="http://www.gmazzotti1903.it/images_catalogo_gr/scheda_12_piatti.jpg" target="_blank">decoratrice alla mano di ceramiche artistiche</a>&#8220; per 12 anni e mezzo e smisi quando decisi di espatriare.</p>
<p><em>Se potessi tornare indietro, cercheresti di ottenere ulteriori titoli di studio in Italia prima di emigrare?</em></p>
<p>Se potessi tornare indietro, per prima cosa andrei all&#8217;università (lingue straniere), come in realtà avrei voluto fare, ma i miei s&#8217;intromisero nelle mie scelte, così a 16 anni dovetti andare a lavorare&#8230;</p>
<p>Altra cosa che farei è lasciare l&#8217;ex Bel Paese a 20 anni, non a 30 come ho fatto. A quell&#8217;età, a meno di non avere un bel gruzzolo e una bella qualifica, diventa più difficile.</p>
<p>Lo &#8220;spirito incosciente&#8221; e d&#8217;adattamento dei venti inizia a mancare: non vuoi rischiare più di tanto, diventi più brontolone, hai meno entusiasmo. Se, come me, hai alle spalle un passato in una famiglia impossibile che della vita non ti ha insegnato nulla, allora devi fare i conti anche con il &#8220;riassestamento della psiche&#8221;, come lo chiamo io.</p>
<p>Se sopravvivi a questo continui, altrimenti torni a casa.</p>
<p><em>Tanti aspiranti emigranti dicono di essere disponibile pure a lavare i piatti pur di emigrare. Tu che l&#8217;hai fatto, ci descrivi l&#8217;esperienza e le sensazioni? Come hai gestito il fatto che fosse un lavoro strettamente legato al guadagno piuttosto quelo che volevi fare nella vita?</em></p>
<p>Siccome sono partita principalmente per motivi familiari e personali, l&#8217;idea di passare da un lavoro d&#8217;arte ad uno più umile non mi spaventava più di tanto. Cercavo di crescere interiormente ed aprirmi alla vita: ciò che la mia famiglia mi aveva sempre impedito di fare.</p>
<p>Per me comunque non è stata una esperienza &#8220;troppo bella&#8221;. Oltre a fare i conti con la mia &#8220;immaturità&#8221;, ho dovuto lavorare in un ambiente malsano dove io ero l&#8217;unica ragazza (la cleaner/kitchen-porter). Il resto dello staff erano, in maggioranza, Italiani aggressivi, attaccabrighe con tutti specialmente con la chef e seconda (entrambi Inglesi) perchè donne&#8230;</p>
<p>Perciò, immagina da un ambiente colto ed istruito, finire in una sorta di &#8220;letamaio&#8221; dove tutti sono contro tutti dal mattino alla sera, sentire schiamazzi, insulti, porcherie tutto il giorno. E&#8217; avvilente e non arrichisce per nulla, anzi!</p>
<p>Gestire un compromesso come quello di dover lavare piatti all&#8217;estero per mantenersi è stato difficile. Forse, se non fossi stata spinta da seri problemi di famiglia, non sarei nemmeno partita o sarei partita ma in maniera diversa. Nel mio caso, ero davanti ad un lungo cammino sui carboni ardenti che ho dovuto attraversare, volente o nolente, se non volevo farmi infilzare dalle forche messe dietro la mia schiena (leggi: il mio passato).</p>
<p>In seguito presi il diploma di ristorazione opzione cucina in Francia ma anche lì più o meno c&#8217;è lo stesso ambiente!!!</p>
<p><em>Dopo quanto tempo lasciasti Londra? Perché la Francia?</em></p>
<p>Stetti un anno e mezzo a Londra la prima volta con una prima idea di espatrio dall&#8217;Europa (verso il Brasile), poi optai per la Francia per continuare con le ceramiche (in Francia hanno una grande tradizione come la nostra), dopodichè sarei partita per le Americhe.</p>
<p>Purtroppo non andò così: dovetti fare i conti con la disonestà di certi transalpini, mi ritrovai senza soldi e con lavori precari, oltre ad un lungo soggiorno di sette anni per problemi economici che non mi consentivano di viaggiare come volevo io. In compenso adesso ho un diploma di stato francese (chef senza esperienza in cucina!), la patente, la mutua, il welfare, il monolocalino tutto francese e&#8230; il francese come seconda lingua! Non è sempre stato tutto brutto, intendiamoci, ma con un lavoro stabile sarebbe stato un po&#8217; più tranquillo..</p>
<p><em>Ritornata a Londra, hai ripreso a studiare. Ci parli più in dettaglio dei City and Guilds?</em></p>
<p>Ora, a 39 anni, le ceramiche sono oramai obsolete. Bisogna che mi riconverta in un lavoro più moderno restando sempre sul creativo e ho trovato i &#8220;<a title="City and Guild" href="http://www.cityandguilds.com/uk-qualifications.html" target="_blank">city and guilds</a>&#8220;: sono in pratica corsi rivolti a tutti (primo lavoro o riconversione) per ottenere la conoscenza e la qualifica necessaria per il lavoro che vuoi fare. Questi diplomi sono, a quanto pare, tenuti in considerazione dai datori di lavoro. Non sono solo un pezzo di carta ufficiale, servono a qualcosa ed a qualcuno.</p>
<p><em>Pensi che le difficoltà che hai descritto nella tua avventura di emigrazione siano legate alla mancanza di titoli di studio, alla tipologia di lavoro che vorresti fare o ad altro?</em></p>
<p>Senza dubbio ho avuto (ed ho) un sacco di difficoltà a trovare lavoro a causa della &#8220;troppa specificità&#8221; della mia qualifica. Sono specializzata nel decoro dell&#8217;&#8221;antico savona&#8221;, decoro tradizionale ligure che ovviamente non esiste da nessun&#8217;altra parte del mondo!</p>
<p>Il resto (gente che incontri, amici, amori, conoscenze, situazioni) dipende dai posti dove vai. In Francia ho abitato in tre regioni diverse: la &#8216;migliore&#8217; è stata la Costa Azzurra; la peggiore la Franco-Catalogna, non per il posto che è bellissimo, ma per la gente &#8220;particolare&#8221; che vi abita!</p>
<p><em>Cosa hai imparato su te stessa vivendo all&#8217;estero?</em></p>
<p>Che sono parecchio dura come persona. Nonostante le tante difficoltà, soprattutto in Francia, sono sempre riuscita (almeno finora) a rialzarmi e combattere di nuovo, anche se ci sono stati momenti recenti in cui non ci credevo più di tanto (ogni tanto lo sconforto e la mancanza di fiducia viene meno, ma vorrei vedere un altro nella mia situazione!!!).</p>
<p>Inoltre, non mi sono mai pentita della mia scelta di vivere all&#8217;estero. E&#8217; pur sempre una vera esperienza di vita, che aiuta a lavorare su se stessi e, per fortuna, ripulisce dai preconcetti e dall&#8217;ignoranza con cui veniamo tirati su noi Italiani.</p>
<p>Le cose che invece NON rifarei mai più sono:</p>
<ul>
<li>aspettare i 30 per partire (è anche vero che ne ho avuto motivo ma se evitavo era meglio),</li>
<li>andare in Francia (pur avendo conosciuto anche persone in gamba, i più di loro sono veramente malintenzionati!),</li>
<li>ritornare in Italia (purtroppo lo feci  e scappai di nuovo a gambe levate dopo aver visto in quale degrado economico e culturale era piombata!)</li>
</ul>
<p>Tutto sommato, se paragonato ad altri Italiani (e stranieri) che ho visto e conosciuto in giro, mi è andata bene (finora). Nonostante la mancanza di una valida qualifica che non mi ha permesso un vero lavoro, non mi è mai mancato un tetto, nè il cibo, mentre ne ho visti vivere in strada e finire alcolizzati (in Francia).</p>
<p><em>Cosa consiglieresti a chi volesse seguire le tue orme?</em></p>
<p>Se posso dare dei consigli a chi se ne vuole andare:</p>
<ul>
<li>andarsene quando si è ancora nei 20, cioè nel pieno dell&#8217;energia, dell&#8217;incoscienza e dello spirito di adattamento,</li>
<li>non stare coi propri connazionali, o comunque non limitarsi a loro, altrimenti si è partiti per niente,</li>
<li>continuare fino all&#8217;università per lavorare all&#8217;estero: chi merita è ancora tenuto in considerazione&#8230;</li>
<li>le difficoltà esistono sempre e comunque, conviene imparare ad affrontarle. Non, come ho visto fare io da Italiani, che &#8220;scappano&#8221; perchè vogliono vivere &#8220;diversamente&#8221; e poi al primo pianto di parente o fidanzata tornano indietro con la coda tra le gambe. Se siete messi così e non riuscite a staccarvi dai subdoli sensi di colpa insinuati dal vostro entourage, restate dove siete!</li>
</ul>
<p><em>Grazie Iris ed in bocca al lupo! </em></p>
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		<title>Lezioni dall&#8217;emigrazione in Australia 40 anni fa</title>
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		<pubDate>Thu, 25 Mar 2010 09:44:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Aldo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Australia]]></category>
		<category><![CDATA[Italiansinfuga]]></category>
		<category><![CDATA[emigrazione]]></category>
		<category><![CDATA[esperienza]]></category>

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		<description><![CDATA[Claudia De Maria emigrò in Australia nel 1968 ed ha scritto un libro che racconta la sua storia. Penso sia utilissimo a tutti gli aspiranti emigranti odierni capire cosa significasse emigrare decenni fa, come era l&#8217;Australia di una volta, come è cambiata e come viene vista l&#8217;Italia da chi ha vissuto per decenni all&#8217;estero. Fate [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Claudia De Maria emigrò in Australia nel 1968 ed ha scritto un <a title="Cloris De Matteis" href="http://www.clorisdematteis.com/" target="_blank">libro</a> che racconta la sua storia.</p>
<p>Penso sia utilissimo a tutti gli aspiranti emigranti odierni capire cosa significasse emigrare decenni fa, come era l&#8217;Australia di una volta, come è cambiata e come viene vista l&#8217;Italia da chi ha vissuto per decenni all&#8217;estero.</p>
<p>Fate tesoro dell&#8217;esperienza di Claudia!</p>
<p><strong>Ci racconti il viaggio, immagino in nave, necessario ad emigrare in Australia tanti anni fa?</strong></p>
<p>Il 9 dicembre 1968, con mio marito Pierangelo e mio figlio Paolo di 2 anni e mezzo, siamo partiti da Genova con la Guglielmo Marconi, gemella della Galileo Galilei del Lloyd Triestino che facevano la spola tra l&#8217;Italia e l&#8217;Australia.</p>
<p>Eravamo 1500 sulla nave, per la maggior parte italiani, jugoslavi e greci che emigravano in Oceania.  Un viaggio di 24 giorni percorrendo il periplo dell&#8217;Africa, perche&#8217; il Canale di Suez era chiuso, data la guerra l&#8217;anno prima tra Israele ed Egitto.</p>
<p>Un viaggio molto stancante, anche per via della monotonia dei giorni a bordo, insieme a tante etnie diverse da noi, con comportamenti a volte inspiegabili alla normale buona condotta.  I maestri di cerimonia facevano del loro meglio per aiutare il passaggio in nave e a volte ci riuscivano, ma pensate che da allora, ho giurato che non avrei mai più messo piede su di una nave da diporto e in 41 anni ho mantenuto la mia promessa.</p>
<p>Potevamo ovviamente scegliere l&#8217;aereo, ma non avevamo mai fatto una crociera e non ci pareva vero di avere avuto questa fortuna. Il viaggio era stato completamente pagato dal governo australiano che allora dava di questi vantaggi agli emigranti per favorire appunto l&#8217;emigrazione. Quelli sono stati gli anni d&#8217;oro della emigrazione europea verso l&#8217;Australia.</p>
<p><strong>Com&#8217;era l&#8217;Australia decenni fa?</strong></p>
<p>Se devo essere completamente sincera, a parte le bellezze naturali che sono estremamente sopra la media, l&#8217;Australia di allora mi era parsa molto parrocchiale se posso dire e un tantino razzista, ancora lo è.</p>
<p>Il cibo e il vestiario erano una cosa che mi avevano stupito non poco, perché avevo tenuto conto che eravamo dall&#8217;altra parte del mondo, ma non pensavo ci fossero delle differenze drastiche come invece avevo scoperto.</p>
<p>Però devo dire che vivere qui era molto più semplice che vivere in Italia e sopratutto la cortesia innata degli australiani, nei negozi e negli uffici facevano in modo di non farti sentire la nostalgia verso l&#8217;Italia.</p>
<p>Ovviamente gli inizi sono stati duri, per la difficoltà della lingua che anche se io avevo studiato l&#8217;inglese e stata a Londra come ragazza au pair per un anno, l&#8217;accento australiano non mi permetteva di capire pienamente i discorsi, ce n&#8217;è voluto di tempo per adattarmi alla loro lingua e finalmente capire il loro inglese.</p>
<p>Si perché a me pareva avessero tutti la sinusite, parlano tutti nasalmente se posso dirlo, è un inglese brutto, bastardizzato, ancora lo è.<br />
<strong> </strong></p>
<p><strong>Com&#8217;è cambiata nel frattempo?</strong></p>
<p>L&#8217;Australia di 41 anni fa non esiste più se non per gli australiani nostalgici.</p>
<p>Vestiario e cibo ora sono di alta qualitù anche se gli australiani amano il polyestere e il nylon, tessuti che aborro.  Ma ora si trova lino e cotone in quantitù e il cibo è uno dei migliori a questo mondo con una scelta tra le migliori cucine europee e asiatiche.</p>
<p>Sono stata diverse volte in giro per il mondo, ma ho trovato il cibo australiano fresco, buono e cucinato bene&#8230;&#8230;. sempre che non si vada nei pubs australiani intendo!!!</p>
<p>L&#8217;influsso di tanti emigranti di diverse nazioni (nell&#8217;ostello dove sono arrivata 41 anni fac&#8217;erano ben 25 nazioni riunite!) ha permesso all&#8217;Australia di crescere e di evolversi anche se ovviamente non tutto è perfetto. Comunque penso seriamente che l&#8217;Australia si ancora una nazione che possa offrire opportunità di vita migliore e lavoro, sempre che ci sia una buona dose di adattamento. Non oserei più chiamarla la &#8220;Lucky country&#8221;, ma quasi.</p>
<p><strong>Sei tornata anche in Italia per un breve periodo, come hai fatto a capire che l&#8217;Italia non è più la tua patria?</strong></p>
<p>Perché dopo ben 32 anni di vita qua si cambia in modo permanente e ritornando in Italia invece mi ero accorta che gli italiani (scusate ma è la verità) erano peggiorati in tutti i sensi, sono molto materialistici, superficiali e per niente cortesi, la cortesia in Italia bisogna scordarsela.</p>
<p>Dopo 5 anni e mezzo sono ritornata di nuovo in Australia perché mi mancavano l&#8217;ordine e la realtà sociale di questa nazione che anche se non è ancora perfetta, era decisamente migliore che quella Italiana. Oltretutto è anche molto meno caro vivere qua.</p>
<p><strong>Che consigli daresti ai giovani che stanno sognando di emigrare in Australia?</strong></p>
<p>Senz&#8217;altro sono una che risponde sempre a tutti quelli che mi scrivono e sono tanti, e cerco di dare loro una immagine veritiera sull&#8217;Australia per emigrare.</p>
<p>Per emigrare ci vogliono:</p>
<ul>
<li>sapere la lingua numero uno,</li>
<li>adattamento e</li>
<li>costanza.</li>
</ul>
<p>Qualsiasi titolo avete in Italia qua, serve a ben poco perche&#8217; ti assumono sempre e solo per quello che rendi e che sai fare.</p>
<p><strong>Grazie Claudia!</strong></p>
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