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Infermiere in Norvegia con Erasmus

Alessandro Borca, 28 anni, ha avuto la fortuna ed il coraggio di andare a fare l’infermiere per tre mesi in Norvegia con Erasmus.

Ci racconti il tuo background accademico?

Mi sono laureato in infermieristica ad Ottobre 2009 con voto 102/110 presso l’Università degli studi di Padova, distaccamento di Conegliano. Prima ho svolto il Liceo della Comunicazione opzione sociale (il vecchio corso magistrale per intenderci).

Cosa ti ha portato a fare l’erasmus in Norvegia?

L’incoscienza! hahah..nel senso che mi sono buttato, ho rischiato ed è stata una delle più belle esperienze della mia vita. Inizialmente comunque è stata la curiosità di conoscere il sistema sanitario tanto citato dei Paesi scandinavi che sapevo essere molto efficente. C’erano 2 posti per Bergen, la seconda città più grande di tutta la Norvegia con 250.000 abitanti.

Ci descrivi la trafila burocratica per arrivare a Bergen?

L’università pubblica un bando di concorso vero e proprio. Fatta la domanda, in base al numero di esami sostenuti e loro voto viene stillata una graduatoria. vinto il posto bisogna confermarlo e si parte l’anno sucessivo (io ho svolto pratical training del terzo anno, ma il posto lo avevo vinto al secondo anno di studi). L’application form e il Learning Agreement necessari per il soggiorno trimestrale devono essere obbligatoriamente presentati secondo le date stabilite dall’ufficio Ersasmus. Prima della partenza l’ Hogskolen I Bergen mi ha contattato, assegnato un “buddy” (letteralmente un “amico”, uno studente volontario che si impegna a darti tutte le informazioni di cui necessiti,specialmente i primi giorni). A termine del periodo, importantissimo è il Trascript of records, attestante il periodo estero, che ho presentato a Padova al rientro e comprovante il soggiorno e i CFU aquisiti.

Come hai fatto per la lingua?

Il grosso timore che avevo di non essere adeguatamente pronto per “sopravvivere” 3 mesi e mezzo in un altro Paese europeo è stato grandemente superato dalla gentilezza dei norvegesi e delle persone che mi hanno seguito a livello accademico.

Oltre che aver lavorato in ospedale ho svolto 2 mesi in home based care (assistenza domiciliare) e gli utenti che seguivo erano per la maggior parte anziani; solo in quel caso il mio nurse contact mi seguiva e mi traduceva i dialoghi, per il resto la popolazione dai 40 anni in giù è tutta bilingue. L’ inglese parlato da un norvegese è in genere elementare e molto chiaro come accento per noi italiani.

Confronto fra un ospedale italiano ed un ospedale norvegese?

Dovrei dilungarmi parecchio in questo..parto col dire che i pazienti tendono ad essere seguiti a casa attraverso l’home based care, servizio molto più sviluppato che da noi in Italia (7 gg su 7, 24h su 24). L’informatizzazione del Paese ha reso possibile un iter diagnostico e di cura molto efficente con cartelle infermieristiche informatizzate e aggiornamento online. Ho avuto la fortuna di lavorare nel secondo ospedale più grande di tutta la Norvegia
(Sito: http://www.helse-bergen.no/english/haukeland/Helse+Bergen+engelsk.htm)

Le differenze sono molte anche qui: ad esempio per i circa 6000 dipendenti sanitari è presente una struttura totalmente automatizzata che eroga le divise ogni giorno attraverso l’uso di una tessera magnetica (a fine turno si butta tutto a lavare!); Come struttura..all’ingresso vi era un pianoforte e un palco dove vengono regolarmente organizzate delle serate per i pazienti non acuti, all’interno dell’ospedale vi era una biblioteca/cineteca, un salone di parrucchieri per i pazienti; in alcune Unit vige il primary nursing e i laboratori sono futuristici e molto sviluppati.

La ricerca in genere viene molto presa in considerazione e gli infermieri sono considerati allo stesso livello dei medici: il medico per quel che riguarda la terapia e le diagnosi, l’infermiere per quel che riguarda la presa in carico del paziente e l’assistenza. L’home based case ad esempio è totalmente a carico e gestita da soli infermieri.

Puoi darci un’idea di quanto guadagnano gli infermieri in Norvegia?

La Norvegia è il Paese più costoso d’Europa. Posso dire che lo standard di vita è alto (costa tutto il doppio che in Italia, se non il triplo sulle cose costose) ma che allo stesso tempo la popolazione paga il 40 % di tasse. Un infermiere prende in media sui 3000 euro al mese e se ha la specializzazione nel campo in cui opera prende il 50% in più sullo stipendio stesso. La cosa bella è che una persona è totalmente libera di scegliere quanto lavorare, se il 100% (tempo pieno), o il 50%, l’80, il 20 e via dicendo..

Consigli per chi vuole seguire le tue orme?

La Norvegia è un Paese dalla natura straordinaria, fortemente a contatto con i ritmi di essa. Socialmente forse i norvegesi sono più “freddi” di noi ma fa parte della loro cultura e sono tuttavia molto accoglienti e ben disposti. Consiglio a tutti di poter svolgere un periodo in Norvegia ma solo se avete un budget economico alto (io nonostante sia uscito a festeggiare poche volte, in 3 mesi ho dovuto spendere circa 5000 euro.. e meno male che li avevo messi via in un anno di lavoro). Per il resto viaggiate e viaggiate sempre..apre la mente e il cuore.

Grazie Alessandro e in bocca al lupo!

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Studiare all’università all’estero come Free Mover

Giovanni Toschi mi ha contattato raccontandomi della sua esperienza di studio all’estero come Free Mover.

Mi chiamo Giovanni, sono uno studente di economia e marketing internazionale dell’università di Modena e Reggio Emilia, ma dal Gennaio 2009 vivo e studio in Spagna sfruttando le opportunità date dall’Unione Europea riguardo alla mobilità internazionale.

Grazie al programma Erasmus ho fatto il primo passo verso l’estero, le dinamiche di questo tipo di scambio internazionale sono entrate nella vita quotidiana di migliaia di studenti universitari, dando la spinta necessaria a partire anche ai più restii.

Una volta terminata l’esperienza Erasmus la quasi totalità degli studenti ritorna nel proprio paese di origine senza sapere che esiste la possibilità di rimanere per un ulteriore periodo come studente Free Mover.

I free mover sono studenti che, in base ai regolamenti europei per lo spazio comune di studio universitario, decidono di sostenere una serie di esami del proprio corso di studi presso un’università straniera, senza pagare ulteriori tasse e con la certezza di vedersi riconoscere gli esami una volta tornati a casa.

Hanno la totale autonomia nell’organizzazione dello scambio, le condizioni dello scambio sono le stesse dell’Erasmus e una volta ricevuto il via libera dalla propria università e da quella di destinazione il più è fatto.

Io sarò free mover preso l’università di Granada fino a giugno e tornare in Italia per concludere i tre anni e volevo condividere la mia esperienza con altri studenti che stanno cercando una possibilità di studio all’estero.

Come hai scoperto della possibilità di diventare Free Mover?

Tutto è cominciato quando ancora stavo in Italia, nel periodo anteriore alla partenza, sapevo già che sarei partito per Granada e che questa sarebbe stata la mia nuova casa per i successivi 9 mesi. Il problema era che prima o poi i 9 mesi sarebbero finiti, e quindi decisi di muovermi fin dall’inizio per scoprire se vi erano possibilità di prolungare l’Erasmus o la possibilità di partire per un altro programma internazionale una volta tornato a casa. Il primo passo da fare è sempre quello verso l’ufficio rapporti internazionali della propria facoltà o dell’ateneo. Qui mi hanno detto che l’università stava organizzando una serie di conferenze per promuovere gli accordi internazionali che aveva stretto con varie università straniere. Andai ad alcune conferenze poco interessanti finchè non capitai in una che spiegava nei particolari che cosa fosse lo “spazio comune di apprendimento europeo”, ed è qui che mi parlarono del free mover.

E’ obbligatorio fare l’Erasmus prima di considerare il programma Free Mover?

No, non è assolutamente necessario, però il free mover è molto più utile e facile da realizzare nell’università dove si sta facendo l’Erasmus per il semplice motivo di conoscere già i meccanismi locali.

Quali sono i passi concreti da completare per diventare Free Mover?

Il primo passo va fatto verso l’ufficio rapporti internazionali, ogni università gestisce i free mover in modo differente quindi è opportuno sapere quali sono le regole della propria facoltà. Successivamente scegliere una serie di esami del proprio programma di studio che per qualsiasi motivo si vogliano dare all’estero e cercare un università che ci interessi in un paese che faccia parte dello spazio comune europeo di apprendimento. (tutti i paesi dove si puo fare l’Erasmus sono eleggibili per il Free Mover). Scelta la destinazione bisogna contattare l’ufficio rapporti internazionali dell’università dove vogliamo andare e chiedere quali sono le loro procedure di ammissione per i Free Mover. Una volta che ci siamo assicurati l’approvazione dell’università italiana e l’ammissione in quella straniera non resta altro da fare che cercare i corsi che vogliamo frequentare all’estero e scrivere un programma di studi, “learning agreement”, dove specifichiamo esattamente quali corsi stranieri corrispondono agli italiani. Il programma DEVE essere firmato dai responsabili dell due università prima della partenza perchè e la garanzia di vedersi riconoscere gli esami una volta tornati.

Ci descrivi la burocrazia incontrata nel fare domanda?

Il free mover si muove in un limbo normativo enorme che da un lato gli concede libertà assoluta nel percorso di studi dall’altro ma dall’altro lo costringe a gestirsi da solo tutta la burocrazia. Ogni università ha delle procedure diverse, alcune nemmeno sanno cosa sia il free mover. Io ho seguito l’iter burocratiche che ho spiegato prima.

Il programma Free Mover e’ sostenuto da borse di studio?

Il free mover non gode di nessun aiuto economico. E’ il prezzo che si paga per la libertà assoluta. L’Erasmus prevede un aiuto economico ma comporta delle restrizioni (numero minimo di esami da sostenere, conoscenza della lingua etc…), il free mover può andare in qualsiasi università lo accetti, senza limiti di esami crediti etc…ma deve farlo in completa autonomia, anche economica.

Esiste un limite massimo di esami od un periodo massimo di tempo oltre il quale bisogna ‘tornare a casa’?

Non saprei, nel mio caso ho proposto un anno accademico intero con tutti gli esami che comporta e mi hanno lasciato andare, ma come ho gia detto dipende dall’università di origine.

Puoi darci dei link utili a chi voglia capirne di più?

Il sito dell’unione europea dove si trovano tutte le info generali
Il portale specifico per le info sulle opportunità di studio all’estero nella UE
Info sui sistemi universitari dei vari paesi membri

Informazioni specifiche sui singoli paesi si trovano nei rispettivi portali che si trovano scrivendo su google study + il nome del paese in inglese, ad esempio STUDYINDENMARK.COM

Grazie Giovanni!

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Studiare all’università a Siviglia grazie ad Erasmus

Andrea Durante fa parte di quella generazione di studenti che ha fatto il grande salto ed ha studiato all’estero approfittando del programma Erasmus.

Andrea condivide con voi la sua esperienza a Siviglia ed i suoi consigli su come affrontare una avventura che cambierà il corso della vostra vita.

Ci descrivi i tuoi studi universitari?

Ho iniziato la carriera universitaria nel 2002, iscrivendomi a Economia all’Università di Tor Vergata. Ho conseguito la laurea triennale nel 2006 e decisi di fare la Specialistica a Roma 3.

Il primo anno fu un disastro per cui lasciai gli studi ed iniziai a lavorare fino a Ottobre 2008.

Poi mi riprese la voglia di studiare e mi iscrissi alla nuova Specialistica di Tor Vergata e ora sono al secondo anno.

Perche’ hai deciso di intraprendere la strada Erasmus?

Diciamo che l’opportunità di fare l’Erasmus è stata decisiva nel decidere di tornare a studiare. Tanti amici me ne avevano parlato ed ero rimasto affascinato da quello che mi raccontavano e quindi decisi di tuffarmi in questa avventura.

Come hai fatto, in pratica, ad iscriverti al programma?

Nel mese di Gennaio esce il bando Erasmus, con tutte le informazioni utili, come ad esempio sedi, il contributo mensile e le scadenze per presentare le domande. Dopo aver consegnato il modulo si aspetta la pubblicazione delle graduatorie divise per lingua. Successivamente vengono presentate quasi tutte le sedi, in modo da farsi un’idea, e poi arriva il giorno della convocazione per la scelta della destinazione e la firma del contratto.

Hai avuto la possibilità di scegliere Siviglia come destinazione?

Sì, ero indeciso tra Siviglia e Valencia ma grazie al fatto che a Siviglia potevo più esami, la scelta è stata facile.

Com’è l’università in Spagna?

Nel mio piccolo posso dire che è organizzata molto bene. Quasi tutte le materie hanno diversi gruppi con orari differenti, in modo da poter incastrare tutti i corsi senza problemi. Le lezioni partono dalle 8 per arrivare anche alle 21.30. Ci sono aule studio aperte 24 ore al giorno, servizi di assistenza agli studenti (Erasmus e non), centro sportivo, ampia offerta culturale. Insomma, una università come si deve.

Conoscevi già lo Spagnolo prima di partire?

No però la mia università organizza sempre due settimane di corsi di lingue. Ovviamente è un corso molto base, per cui una volta arrivato quì era come se cominciassi da zero.

Lati positivi e negativi della tua esperienza?

Tra i positivi sicuramente il fatto che per la prima volta vivo per conto mio quindi inizio a capire come gestire tante cose. Poi la moltitudine di persone che si conoscono è impressionante: c’è uno scambio culturale incredibile a tutto vantaggio del bagaglio personale di esperienze.

Di negativi sinceramente non ne vedo, a parte il fatto che il nostro assegno mensile è di 230 Euro e non copre nemmeno l’affitto mentre per gli Spagnoli che vanno in Erasmus l’assegno parte da un minimo di 650 Euro.

Cosa consiglieresti a chi vuole seguire le tue orme?

Di farlo senza indugio, di non farsi spaventare dalla lontananza da casa o amici perché questa è un’opportunità che purtroppo capita una volta sola!

Emigrerai una volta finiti gli studi universitari in Italia?

In linea teorica sì, vorrei emigrare. Ho girato un po’ il mondo ed ho visto cosa può offrire di diverso rispetto all’Italia per cui l’idea è quella.

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Cosa insegna l’esperienza Erasmus in Spagna

Sabrina Trulli ha fatto l’Erasmus in Spagna per migliorare la propria conoscenza dello Spagnolo e ci racconta la sua esperienza.

Ci descrivi la tua esperienza studentesca prima dell’Erasmus?

Le lingue straniere mi sono sempre piaciute, fin da piccola, fin dalle elementari.

Arrivato il momento di scegliere l’istituto superiore ho seguito la mia passione per le lingue e mi iscrissi al Liceo Linguistico Niccolò Machiavelli di Roma (l’ex istituto Oriani).

La mia passione per l’inglese era infinita, adoravo quella lingua e “sognavo l’America”.

Ebbi la fortuna di avere un’ottima insegnante di inglese, la Professoressa Marina Tornaghi che, all’età di 15 anni, ci diede l’opportunità di fare uno scambio culturale in Olanda per praticare e acquisire bene la lingua inglese. Perché l’Olanda e non l’Inghilterra?

Noi ragazzi saremmo voluti andare in Inghilterra: ci “ispirava” di più, era il luogo dove si parlava il “vero” inglese, quell’inglese che tanto ci piaceva e che probabilmente aveva inciso sulla scelta del liceo.

Purtroppo però, la professoressa ci informò che con l’Inghilterra uno scambio culturale a tutti gli effetti non sarebbe stato possibile, in quanto gli inglesi erano disposti ad accoglierci in famiglia, ma non erano altrettanto disposti a venire accolti da noi, nelle nostre case…

Quindi si optò per i Paesi Bassi: in Olanda tantissime persone parlano inglese, e lo parlano benissimo; gli studenti hanno un livello di inglese molto superiore al nostro, un po’ perché l’olandese è una delle lingue del ceppo germanico, come l’inglese, quindi la vicinanza linguistica spesso aiuta, e un po’ perché lì in Olanda non traducono tutto: molti cartoni animati e film hanno solo i sottotitoli in olandese, quindi un bambino se fin dai primi mesi di vita viene “costretto” quantomeno ad orecchiare i suoni dell’inglese, in età scolare farà meno fatica nell’acquisizione di questa lingua anche perché avrà ormai appreso, inoltre, un discreto numero di parole grazie ai cartoni.

15 giorni in Olanda ospitati in famiglie e altri 15 giorni ospitammo noi gli studenti olandesi.

Esperienza incredibile e un mese di full immersion nell’inglese… non male, eh?!

Passa qualche anno e, come succede spesso, a quell’età le cose cambiano, cambiano i gusti e gli interessi.

Il mio spasmodico interesse per l’inglese lasciava il posto a quello per lo spagnolo, lingua che se non fosse stato per uno strano gioco del destino, non avrei neanche iniziato a studiare.

Arrivò la maturità, e il momento di scegliere il corso di laurea.

Ovviamente, rimasi fedele alla mia passione per le lingue e mi iscrissi a Lingue e Comunicazione Internazionale, curriculum Lingue e Linguistica all’Università RomaTre.

Prima però, avrei dovuto superare una prova di ingresso in lingua straniera e cultura generale.

Potevo scegliere la lingua del test, e nel caso l’avessi superato, quella sarebbe diventata la mia prima lingua di studio, ovvero la lingua in cui poi avrei raggiunto un livello C1 e la lingua in cui mi sarei dovuta laureare. Scelsi l’inglese, perché nonostante volessi scegliere lo spagnolo, in quest’ultima non mi sentivo proprio all’altezza per superare il test… in fondo la mia passione per lo spagnolo era nata da poco e nei 5 anni di liceo avevo studiato questa lingua in maniera superficiale e approssimativa.

Mi informai se potevo accedere tramite il test in inglese e cambiare poi la prima lingua: si poteva fare, ma avrei dovuto superare un ulteriore test di spagnolo a metà anno.

E così feci.

Mi impegnai tantissimo e finalmente superai il test di spagnolo. Ora sì, la mia prima lingua era lo spagnolo!

Secondo anno di università: la voglia di andare in Erasmus era tantissima. Avevo voglia di migliorare e praticare la lingua. Appena uscì il bando, lo compilai e consegnai.

Vinsi la borsa… e partì!

Quali sono i passi pratici che hai fatto per concretizzare la possibilita’ di questa esperienza?

Le Università, ogni anno, pubblicano un bando per poter usufruire della borsa Erasmus.

Basta compilare il modulo e in base al profitto, si stila una graduatoria. I vincitori hanno quindi la possibilità di andare a studiare per un periodo prestabilito, all’estero.

Inizia quindi tutto un iter, previsto dalla propria Università e da quella straniera, in cui bisogna compilare moduli, farli firmare, consegnarli, inviarli all’Università straniera che ti accoglierà, etc.

Almeno fino a qualche anno fa, la procedura era abbastanza scocciante, ma si è abbastanza euforici per non sentirne il peso!

In linea di massima, quali sono i costi associati con lo studio all’estero?

Dipende.
Dipende da dove si va.
Diciamo che la Spagna non è così cara come può esserlo l’Inghilterra.
Italia e Spagna, più o meno, hanno un costo di vita simile.
Poi, c’è da dire anche che conta molto anche la città in cui si andrà a vivere.
Il mio consiglio è quello di scegliere città medio/piccole per svolgere l’Erasmus.
Evitare le capitali, in cui gli affitti sono molto alti e il costo della vita anche.

Comunque, in qualsiasi posto si deciderà di andare, bisognerà mettere in conto:

· Affitto (e le varie spese di luce, gas, internet, etc)
· Cibo
· Libri e dispense da comprare
· Vita mondana (locali, divertimenti, cinema, musei, etc)
· Biglietto aereo di andata e ritorno (più eventuali ritorni a casa)

Per quanto mi è riguardato, io ho speso sui 500 € al mese, nel 2007.

Però ecco, io vivevo in una cittadina non molto cara e non mi privavo di nulla: se l’associazione Erasmus organizzava qualche viaggio, io me lo facevo… se c’era qualche mostra che mi interessava ci andavo; concerti e cinema, stessa cosa.

Dove sei andata in Spagna?

Sono stata a León, Spagna.

León si trova nel nord-ovest della Penisola Iberica. È una bellissima cittadina situata a 820 metri sul livello del mare. Conta con una popolazioni di 134.305 abitanti.

D’inverno fa freddo, ma è un freddo secco, non umido. D’estate fa caldo, ma non è afoso.

Intorno León ci sono montagne favolose e una natura affascinante.

La città è a misura d’uomo: c’è tutto.

I mezzi pubblici funzionano davvero, e non come in Italia. Anche se personalmente li ho usati poco, perché León è una città che permette di arrivare da un capo all’altro anche solo camminando…

Questo fa sì che il traffico sia anche meno intenso rispetto alle grandi città.

Negozi e supermercati ce ne sono in abbondanza e c’è anche il famoso “El Corte Inglés”, tipo il britannico “Harrods”, dove si trova di tutto.

È una città sicura e tranquilla.

L’unica nota negativa: raggiungere la città.

León ha un aeroporto, sì, ma non è raggiunto da compagnie low-cost e comunque non sono previste tratte internazionali da e per questo aeroporto. Quindi, dall’Italia, per arrivare a León si va fino a Madrid, Santander, o Santiago de Compostela e da lì si prende il pullman o il treno.

La mia destinazione l’ho scelta io, dopo aver ponderato bene una serie di cose.

L’ho scelta, tra quelle disponibili, perché appunto non era una grande capitale, quindi non era cara, poi perché parlano uno spagnolo ottimo, i corsi all’Università sono tutti in spagnolo (e non come a Barcellona, in cui alcuni corsi sono in catalano, compresi gli esami) e infine perché altre mie due compagne di studio c’erano già andate l’anno prima e si erano trovate benissimo.

Lati positivi e negativi dell’esperienza?

Lati positivi, tanti.

Innanzitutto per me, il consolidamento della lingua.

E qui c’è da aprire una parentesi e spiegare che non sempre l’Erasmus equivale all’apprendimento della lingua straniera.

Il perché è molto semplice, ma non chiaro a tutti: molti studenti italiani vanno all’estero con un livello di lingua -basso, per lo più- e tornano a casa con uno ancora peggiore perché rimangono “attaccati” ad altri italiani, affittando appartamenti (che io chiamo “only Italians allowed”) con italiani, uscendo con italiani, e ultimo, ma non ultimo, prendendo appunti in italiano durante le lezioni.

Lo so è difficile, soprattutto all’inizio: ci si sente soli, in un Paese straniero, senza sapersi esprimere bene, senza neanche capire bene. Ma attaccarsi ad altri italiani che magari sono arrivati prima, non è la soluzione: questo non significa che non bisogna avere contatti con gli italiani… ma se dobbiamo stare solo con gli italiani, a questo punto uno se ne stava a casa propria.

Io non dico neanche che bisogna fare gli eroi della situazione, però su, un po’ di coraggio e pensiamo che l’Erasmus, innanzitutto, ha l’obbligo di farci crescere e farci acquisire, prima che la lingua, le capacità di sbrigarcela da soli.

Se aspettiamo che ci venga data sempre la pappa pronta, persino all’estero, allora forse è meglio restare a casa e lasciare ad altri la possibilità di crescere veramente.

Altri lati positivi:

· Conoscenza di nuove persone straniere.
· Conoscenza di una nuova cultura, quella del Paese in cui si va, e conoscenza della cultura delle persone che si andranno a conoscere e con cui ci si relazionerà.
· Apprendimento di usi e costumi locali.
· Conoscenza di un sistema di professorato e insegnamento diverso da quello italiano.
· Maggiore possibilità di conoscere città relativamente vicine al luogo dell’Erasmus.
· L’Erasmus insegnerà a chi non lo ha mai fatto, a gestirsi la propria “vita domestica” (cucinare, lavare i piatti, i panni, stirare, pulire casa, etc).
· È un’ottima occasione anche per sapersi gestire i propri soldi.
· Si impara che per sbrigarsela bisogna fare affidamento in primis, su noi stessi.
· Ci si accorge che l’Italia non è il centro del mondo.

Lati negativi dell’Erasmus, personalmente non credo ce ne siano tanti, soprattutto perché riesco a trasformarli in positivi.
Ma comunque potrebbero essere:

· Il denaro.
Il compenso che dà l’Università è esiguo. Tre anni fa, a RomaTre, davano 300 euro al mese (ma una parte li davano dopo qualche mese che si era iniziato l’Erasmus, l’altra parte a rientro avvenuto, quindi in parole povere bisogna anticipare tutti i soldi). Ovviamente vivere all’estero con soli 300 euro al mese non è possibile.
· Si sta lontani da parenti e amici.
· Se non si è fortunati ci si ritrova a vivere con coinquilini con cui non si va d’accordo.
· Per le ragazze, riuscire a far entrare tutti i vestiti nella valigia è una tragedia! J

Che consigli daresti a chi vuole andare a studiare all’estero?

· Innanzitutto bisogna volerlo veramente. Altrimenti se non si è totalmente convinti, l’esperienza si potrebbe trasformare in un incubo.

· Poi, già l’ho scritto, ponderare bene la scelta della meta Erasmus sulla base di varie cose, ovvero:
- se possiamo permettercela economicamente
- se la lingua del Paese che scegliamo è veramente utile ai fini del nostro corso di studi e se è importante per il nostro futuro
- se la meta ci offre quello che ci aspettiamo che ci dia.

· Seguire le lezioni aiuta tantissimo: un po’ perché ci fanno immergere negli argomenti dell’esame e poi perché aiuta nel consolidamento dell’ascolto in lingua straniera. Inoltre scrivere appunti durante le lezioni ci aiuta ad imparare il lessico specifico per quell’esame e ci aiuta ad automatizzarci nella lingua.

· Portarsi un computer portatile: all’estero, i metodi di insegnamento sono molto diversi da quelli italiani. Spessissimo i professori chiedono di scrivere relazioni, saggi e resoconti vari al computer e, anche se tutte le Università possiedono computer per gli studenti, averne uno proprio aiuta moltissimo.

· Scegliere un appartamento che abbia un collegamento ad internet:
Si sa, un computer senza collegamento ad internet è quasi inutile. All’estero, internet è meno caro che in Italia.

· Compare un sim locale.

· Evitare di portarsi troppi contanti. Meglio farsi caricare i soldi su una carta prepagata.

· Quando si esce, meglio lasciare a casa i documenti originali e girare con le fotocopie, perché se perdiamo il portafoglio con dentro carta d’identità, passaporto e patente, è davvero un problema enorme.

· Portarsi un dizionarietto (e se possibile, una piccola grammatica).

Lo rifaresti?

Assolutamente sì.

Grazie Sabrina!

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