Archive for 'emigrazione'

Esperienze di vita all’estero

Voglio segnalarvi Khiruna, un sito (in Inglese) che raccoglie racconti di esperienza di vita all’estero.

In esso troverete i punti di vista di chi (in prevalenza Italiani) è partito verso un futuro, si spera, migliore.

Troverete storie di chi è emigrato in Thailandia, Nicaragua, Filippine, Messico, Turchia, Stati Uniti, Santo Domingo, Canada e molte altre destinazioni!

Buona lettura!

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Consigli per andare a vivere nelle Filippine

Mi ha contattato Paolo, un Italiano emigrato da anni nelle Filippine che condivide con noi la sua esperienza.

Ci racconti come sei arrivato nelle Filippine?

Sono venuto nelle Filippine per la prima volta nel ’90, avevo 22 anni, con un indirizzo scritto su un pacchetto di sigarette. Inseguivo colei di cui mi ero innamorato in Italia e che sarebbe diventata la donna della mia vita. Siamo poi tornati per sposarci in chiesa ed ancora quasi ogni anno per le vacanze. Nel 2000 capimmo che le Filippine potevano offrirci la possibilità di una vita migliore ma tra il dire ed il fare c’erano allora due figli, poi arrivò il terzo. Quindi le difficoltà ci rallentarono ma non non riuscirono a bloccarci in Italia. 5 anni dopo partimmo tutti insieme definitivamente.

Quali sono gli stereotipi che gli Italiani dovrebbero dimenticarsi riguardo le Filippine?

Vi sono molti pregiudizi e paure spesso infondate che ostacolano in particolare gli italiani a scegliere queste isole.

Direi che la criminalità è nettamente inferiore a ciò che si può immaginare e in molte provincie è addirittura assente. A parte le zone di Mindanao e le isole dell’estremo sud, dove è sconsigliato recarsi per la presenza di gruppi separatisti islamici, altrove il Paese è pacifico e tranquillo.

La forza della natura, meravigliosa e prepotente, spesso spaventa non poco chi valuta le Filippine come possibile meta. Và ricordato però che i tifoni sono fenomeni naturali e non killer spietati. La causa delle morti che si verificano è quasi esclusivamente da attribuire all’uomo stesso, per il disboscamento, la cementificazione del territorio, per l’ apertura delle dighe in concomitanza a grandi piogge oppure per la sottovalutazione dei rischi che fà commettere errori con risultati drammatici. Personalmente mi informo sempre sulla situazione meteo prima di mettermi in viaggio durante la stagione delle piogge.

La povertà è un altro fattore che và letto con una chiave diversa rispetto a quella usata in occidente. Qui è considerato povero chi non mangia tre volte al giorno e non ha un tetto sulla testa, seppur sia una baracca. Quindi si parla di una minima percentuale di filippini al di sotto di questa soglia. Comunque vi è uno spiccato senso di solidarietà nella gente comune ed un piatto di cibo non viene negato mai a nessuno. L’uomo occidentale che viene qui, il più delle volte vede e giudica con la sua metrica diversa che non è applicabile in queste regioni, facendosene quindi un idea distorta.

Aggiungerei ciò che quasi nessuno conosce, gli aspetti realmente positivi. Le cose importanti che vanno dette di questo Paese sono che hanno uno sviluppo di coste tra le maggiori del mondo, 36.000 km di spiagge tropicali {più dell’Australia}, sono 7107 isole delle quali 5000 disabitate e 2000 ancora senza un nome, vi sono meravigliosi vulcani, foreste pluviali, mari con la maggior biodiversità al mondo, chiese e architetture coloniali dell’epoca spagnola. L’economia non ha risentito più di tanto della crisi mondiale ed il turismo e gli investimenti stranieri sono in aumento. Cose importanti che molti non si conoscono del popolo filippino sono la sua cordialità, l’ospitalità, la tolleranza, la pulizia, il modo gioioso con cui affrontano la quotidianità. Questo è forse l’unico luogo al mondo dove l’ essere straniero è un prestigio e non una vergogna, dove la popolazione locale ti favorisce e non ti ostacola. Ed io che un pò il mondo l’ho girato posso dire che questo Paese è tra i più felici che esistano sulla terra. Queste cose bisognerebbe far sapere in giro.

Che consigli daresti a chi vuole seguire le tue orme?

Mi sono stabilito qui perchè sapevo di trovare, allegria e serenità, rispetto e valori, tolleranza ed educazione, libertà ed opportunità. È il posto giusto dove crescere i propri figli senza paure e con ottimismo. Chi cerca queste cose può cominciare a farci un pensierino. È certo che dovrà cambiare lui stesso adattandosi a questa vita. Lo puntualizzo perchè uno dei limiti dell’Italiano è proprio quello di pretendere che l’immigrato straniero si adatti alle regole del nostro Paese, il che va bene, però non impone lo stesso principio a se stesso quando esce dai propri confini.

A chi è ossessionato dal denaro consiglierei di recarsi altrove, per trovarsi bene nelle Filippine le priorità dovrebbero essere altre. È necessario lavarsi dai pregiudizi e dall’idea di superiorità che spesso ci inquina. Sentirsi diversi è un fatto giusto e normale, ritenersi migliori no. Tanta umiltà, spirito d’adattamento, coraggio e un certo budget che permetta di poter avviare un attività in proprio, ed una nuova pagina della propria vita, su una spiaggia delle Filippine può essere scritta.

Concluderei con la frase riportata sul mio sito www.spiaggefilippine.com , che spiega chiaramente il senso di questa scelta più di qualsiasi altro discorso:

“….cambiare sistema, regole, ritmi, abitudini, latitudine, non alla ricerca ossessiva della ricchezza materiale
ma dando piuttosto valore alle semplici umane esperienze e rincorrendo il sogno per certi versi possibile
di vivere due volte in una stessa vita.”
Un caro abbraccio a tutti ( grazie Aldo dell’opportunità offertami ).

Paolo ( il realizzatore di sogni ).

sito: www.spiaggefilippine.com
mail: info@spiaggefilippine.com
skype ID: meditoinmerito

Grazie Paolo!

Lavoro per Italiani nelle Filippine


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Perchè andare all’estero e chi non dovrebbe andarci

Inizio oggi una collaborazione con Jetsetcitizen, un blog creato da John Bardos e dedicato a chi sogna uno stile di vita multinazionale.

Tradurrò per voi articoli che ritengo possano essere di interesse ai lettori di Italiansinfuga.

Lascio la parola a John ed alla sua visione sul perchè andare all’estero e chi non dovrebbe andarci.

Visitare e vivere in nazioni all’estero può essere validissimo però non fa per tutti. Ci sono tantissime ragioni per non viaggiare all’estero. Non sto parlando delle scuse tipiche che si fanno citando soldi, famiglia o obblighi lavorativi. Quel tipo di scuse è in genere superabile mentre a volte il viaggiare all’estero può limitare la propria crescita personale e ciò si rivela un sacrificio troppo grande.

Perchè dovreste viaggiare

Vedere il mondo apre gli occhi verso la diversità dell’umanità. Indipendentemente dalla nazione in cui viviate, il vostro particolare stile di vita e le vostre esperienze rappresentano una piccolissima fetta di ciò che il mondo ha da offrire. Ognuno ha pregiudizi creati dall’istruzione ricevuta, dai media seguiti, dalla gente che ci circonda ed altri aspetti specifici della propria cultura. Quando tutti quelli che ci vivono attorno vivono, agiscono e pensano in un certo modo, è quasi impossibilie pensare che ci siano modi migliori di vivere.
Viaggiare verso e soprattutto vivere in nazioni straniere può causare un grandissimo shock culturale che consente di chiedersi importanti domande riguardanti la propria vita. Per tanti che visitano una cultura diversa, l’istinto immediato è di pensare che tutto ciò che è diverso sia inferiore. Perchè guidano sull’altro lato della strada? Perchè sono tutti così scansafatiche? Perchè è così difficile fare business? Perchè c’è così tanta burocrazia? Perchè sono tutti così corrotti?

Se riuscite a superare i vostri pregiudizi, inizierete a vedere come potete imparare molto da qualsiasi cultura. Purtroppo tanti emigranti sprecano la loro opportunità all’estero commiserando con connazionali su come la vita sia migliore nella patria di origine. Quelli che si sforzano di imparare il linguaggio del posto, cercano di vivere come la gente del posto e si tengono alla larga dalla comunità di emigranti riusciranno quasi certamente ad avere un’esperienza migliore della vita all’estero.

Non create scuse

Come spesso accade con tutto ciò che è nuovo e sconosciuto, tanti hanno sviluppato un repertorio di scuse per non viaggiare all’estero. La maggior parte sono semplicemente ciò, scuse. Se volete qualcosa veramente, potete compiere sacrifici e trovare la perseveranza necessaria per fare qualsiasi cosa. Se non avete abbastanza soldi, risparmiate e lavorate più ore. Se siete preoccupati per il lavoro, diventate un esperto ed iniziate un blog che parla del vostro campo di competenza. Questo vi aprirà opportunità meglio pagate intorno al mondo. Se avete famiglia, ci sono poche cose più gratificanti per i vostri figli del vivere all’estero. La maggior parte delle scuse per non lasciare la vostra patria di origine spesso riguardano un eccesso di consumismo, in tanti hanno troppi debiti per partire. L’esperienza di vivere per esperienze piuttosto che comprare ‘cose’ è liberatrice.

Quando non dovreste viaggiare

Il lasciare lo status quo per un qualcosa incerto e sconosciuto in un’altra parte del pianeta fa paura. La paura da sola però non è ragione abbastanza. Ecco alcuni motivi per evitare di emigrare all’estero anche se sono validi solo per una porzione limitata di persone.

Proprietario di ditta in ‘mattoni e cemento’

Se possedete un’azienda con attività fisica può essere difficile essere lontani dalla ditta per lunghi periodi di tempo. Se amate il vostro lavoro e guadagnate un introito dignitoso allora buona fortuna per il futuro. Continuate a sviluppare la vostra ditta e non preoccupatevi di vivere all’estero. Viaggiate quando potete ma concentratevi sull’azienda e sullo sviluppare sistemi e procedure affinchè l’azienda possa andare avanti con il pilota automatico. Questo creerà per voi la differenza tra l’avere un azienda o l’avere un lavoro. Altrimenti se amate veramente quello che fate non c’è alcun motivo per espandere il business o per rinunciarvi.

Artisti ed atleti

La maggior parte degli artisti, musicisti ed atleti di alto livello richiedono un regime di allenamento che non si confà alla vita all’estero. Per essere i migliori in qualsiasi campo ci vogliono anni di sacrifici che non si addicono ad una stile di vita nomadico. Una soluzione può essere il vivere in una destinazione all’estero per periodi prolungati di tempo. In questo modo riuscirete a costruire il regime necessario per eccellere nella vostra vocazione. Cambiare nazione di residenza e doversi adattare di continuo a nuovi ambienti può essere molto eccitante e gratificante ma non è favorevole a diventare il migliore al mondo in molti settori.

Esistono poi le difficoltà fisiche della vita del viaggiatore. Provate a viaggiare con un violoncello od un kayak e vi accorgerete presto che l’inseguimento di alcuni sogni mentre viaggiate all’estero è difficile.

Professionisti

Molte professioni tipo dottori, avvocati e professori universitari rendono difficile il vivere all’estero e mantenere lo stesso prestigio. Se avete un ottimo lavoro che amate dovete dimenticarvi di vivere all’estero.

Molte professioni offrono possibilità per sabbatici ed impiego all’estero ben remunerato quindi il viaggiare all’estero non è impossibile.

Il mio consiglio è quello di viaggiare il più spesso possibile ma ricordatevi che non esiste solo il viaggiare.

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Consigli su come diventare infermieri in Australia

Ho il piacere di sottoporvi un’intervista con Emma Bates, infermiera Inglese emigrata in Australia ed autrice di ‘Nursing in Australia, A Guide to Working and Living as a Nurse Down Under’.

Questa è una guida in formato e-book pdf di oltre 300 pagine in Inglese che spiega come si vive e lavora come infermieri in Australia.

Quanto è facile ottenere un visto per lavorare come infermieri in Australia?

Può essere relativamente facile, a patto di soddisfare i criteri di selezione dei ‘Nursing and Midwifery Boards’, gli enti responsabili per la registrazione delle infermiere e degli infermieri.

L’infermieristica in Australia non è nazionalizzata per cui ogni Stato o Territorio ha il proprio Board, il proprio Ente.

I requisiti possono quindi essere diversi a seconda dello Stato o del Territorio che scegliete.

Alcuni, ad esempio il New South Wales, possono chiedervi di sottoporvi ad esami di competenza, altri no.

Un nuovo sistema di registrazione nazionale sarà introdotto nel 2010.

Controllate che siate idonei alla registrazione prima di fare domanda per il visto!

I visti più popolari sono i visti vacanza lavoro e  Business (Long Stay) Visa Sponsorship ma ne esistono altri tipi per cui controllate sul sito immigrazione del governo australiano dove c’è una sezione apposita per gli infermieri.

Cosa offre il lavoro come infermiere in Australia che non si può trovare altrove?

La gamma di ruoli da infermieri in Australia è variegata a causa della dimensione del continente, della sua geografia, dell’ambiente e della dispersione della popolazione.

Ad un’infermiera può essere chiesto di volare in regioni remote dell’outback per fornire servizi infermieristici solitamente assenti o di andare a fare l’infermiera su una isola sperduta delle isole Whitsundays.

Esiste una varietà di ruoli al di fuori del classico settore ospedaliero e per tutti i livelli di infermieri: sanità nella comunità, terapie intensive, senza tetto, comunità sperdute nell’Outback.

Essere infermieri in Australia ha molto in comune con l’esperienza in altre nazioni occidentali.

Molti infermieri con esperienza internazionale mi hanno detto che l’arrivare da una realtà straniera ha aiutato in termini di carriera e future prospettive di lavoro.

Quanto è importante il sapere parlare Inglese per infermiere straniere in Australia?

Importantissimo! Per ovvie ragioni di ‘sicurezza’ dovete avere uno standard di Inglese scritto e parlato molto alto. Per ottenere la vostra iscrizione all’albo (ed alcuni visti) tutti gli infermieri e le infermiere straniere devono superare l’esame IELTS (International English Language Test).

Che consigli daresti a infermieri ed infermiere in Italia che vogliono seguire le tue orme?

Provateci, vi offre una prospettiva differente sull’infermieristica, se non dovesse produrre risultati potete sempre tornare a fare quello che facevate prima! Questa è la bellezza di una carriera come infermiera.

Fate in modo di scegliere un datore di lavoro di grandi dimensioni (ad esempio un grande servizio sanitario pubblico) in modo da darvi l’opportunità di lavorare in diversi ospedali e ruoli piuttosto che rimanere legati ad un datore di lavoro di dimensioni minori che può offrire un minor numero di ruoli. In questo modo avrete più possibilità di trovare un ruolo che faccia per voi e fare domanda quando il ruolo diventa disponibile.

Grazie Emma!

Per ulteriori informazioni, acquistate ‘Nursing in Australia, A Guide to Working and Living as a Nurse Down Under

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Storie di Italiansinfuga

Ho appena completato ‘Storie di Italiansinfuga’, una collezione degli articoli pubblicati su Italiansinfuga.com che raccontano delle esperienze e dei punti di vista di Italiani che hanno vissuto o vivono all’estero.

Interessati ad imparare da chi ha già vissuto in Australia, Stati Uniti, Brasile, Inghilterra, Belgio, Finlandia, Nuova Zelanda, Spagna e tante altre nazioni?

Completamente gratuito, è un documento pdf che raggiungerà la vostra casella postale elettronica appena iscritti alla Italiansinfuga Newsletter.

Una volta ricevuto ‘Storie di Italiansinfuga’, speditelo e condividetelo con tutti i parenti ed amici che pensiate possano trovarlo utile ed interessante!

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Classifica mondiale pari opportunità

Il World Economic Forum ha pubblicato l’edizione 2009 del Global Gender Gap Index, la classifica mondiale delle pari opportunità. Nella graduatoria tutte la nazioni del mondo vengono valutate in base ad un numero di fattori che determinano quale sia la parità tra uomini e donne.

Come al solito queste classifiche sono da prendersi con le molle ma danno un’indicazione della relatività tra nazioni che può esservi utile se state pensando di emigrare all’estero.

Il World Economic Forum afferma che lo studio dimostra che la parità tra uomini e donne è d’obbligo per le società che intendono essere competitive economicamente e prosperare.

Lo studio rivela che le nazioni nordiche hanno la minor diseguaglianza tra uomini e donne, confermando il loro posto in cima alle varie graduatorie di qualità della vita.

L’Islanda conquista il primo posto della classifica superando la Finlandia e la Norvegia (prima l’anno scorso). La Svezia al quarto posto completa la dominazione scandinava dei primi posti della graduatoria 2009.

La classifica si basa su come le nazioni dividono opportunità e risorse tra uomini e donne, indipendentemente dal livello assoluto di risorse.

Le altre nazioni nella Top 10 sono la Nuova Zelanda, il Sud Africa, la Danimarca, l’Irlanda, le Filippine ed il Lesotho.

Altre nazioni di interesse ai lettori di italiansinfuga sono l’Olanda (11), Germania (12), Regno Unito (15), Spagna (17), Australia (20), Canada (25), Stati Uniti (31), Belgio (33).

L’Italia? Al 77esimo posto, uno dei più bassi in Europa.

I motivi? Una bassa partecipazione delle donne all’attività economica del Paese.

Se siete donne in Italia e state pensando di emigrare per migliorare le vostre opportunità di lavoro, leggete la classifica completa per farvi un’idea di dove sia meglio emigrare.

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Emigrazione in America di una volta

Sognate di emigrare in America ma avete paura dell’ignoto?

Andate a Genova!

Il Galata Museo del Mare ha allestito la mostra ”Da Genova a Ellis Island. Il viaggio per mare ai tempi della migrazione italiana“.

La mostra racconta l’avventura che gli emigranti Italiani intrapresero tra il 1892, anno in cui Ellis Island aprì per accogliere emigranti da tutto il mondo, e il 1915, anno in cui iniziò il primo conflitto mondiale.

In particolare vi fa rivivere l’esperienza pratica dell’emigrazione di allora ricreando fisicamente gli ambienti attraverso i quali passarono gli emigranti.

Vedrete così l’infermeria, il refettorio ed i dormitoi delle navi di inizio del 900. Una volta arrivati in America vedrete come fosse la trafila dell’immigrazione con interrogatori, test e visite mediche.

Insomma spero che un’esperienza del genere possa aiutare a comprendere come al giorno d’oggi l’emigrazione, per quanto difficile, sia molto più facile di quanto non sia stata per le generazioni di un secolo fa.

Milioni di connazionali intrapresero un emigrazione che, al tempo, era spesso un viaggio di sola andata, senza le telecomunicazioni odierne, spesso un addio definitivo a cari ed amici.

Cercate di mettere il vostro sogno di emigrazione nel ventunesimo secolo in prospettiva ed i dubbi si scioglieranno!

Visto il grande successo, la mostra è stata prorogata fino al 10 Gennaio 2010.

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Dieci motivi per emigrare negli Stati Uniti

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Ci vuole un pomeriggio per trovare lavoro come infermiere a Bristol, Inghilterra

Per gli infermieri ai quali interessa emigrare, oggi abbiamo la fortuna di intervistare Enrico Menghi che ci racconta il percorso che l’ha portato da essere infermiere in provincia di Cuneo ad essere infermiere a Bristol in Inghilterra.

Ci racconti il tuo passato professionale?

Mi sono diplomato nel 2000 come perito meccanico e ho iniziato a lavorare come apprendista in una ditta vicino al mio paese, Cengio provincia di Savona.

Dal Dicembre 2001 al Dicembre 2002 ho fatto il militare nell’arma dei carabinieri come ausiliario.

Nel 2003 sono tornato a lavorare nella stessa ditta ma dentro di me c’era la voglia di diventare infermiere, da quando nel ’98 avevo incominciato a fare il volontario nella Croce Rossa.

Così nell’estate del 2004 mi sono licenziato e ad ottobre ho comiciato il corso triennale in scienze infermieristiche.

Durante il secondo e terzo anno ho lavorato come “educatore di sostegno” presso una comunità per persone con malattie psichiatriche. Avevo un contratto co co pro che mi permetteva di gestire le mie ore, visto che dovevo frequentare studiare e fare tirocinio.

In mezzo a tutto questo ho anche disputato 26 incontri come pugile dilettante ma questa è un’altra storia.

Nel Marzo 2008 mi sono laureato mentre da Gennaio non lavoravo più in comunità anche se mi avevano chiesto di fermarmi e firmare il contratto come infermiere.

Era già da un po che volevo provare a fare un esperienza all’estero pensando che fosse un’esperienza da fare a tutti i costi, preferibilmente in un paese anglosassone.

Come ti sei mosso per andare all’estero?

Mi sono iscritto ad un sito, idealavoro.com, un’agenzia di Bologna che ricerca personale sanitario per vari paesi tra cui Irlanda e Inghilterra.

Nell’Aprile 2008 avevano organizzato un colloquio in un hotel bolognese e per quell’occasione erano venuti degli intervistatori di un’agenzia interinale irlandese che cercava personale sanitario.

Il colloquio, per quello che mi ricordo, non era stato un granchè nel senso che il mio Inglese era proprio scarso. L’agenzia chiedeva 500 euro per le pratiche (iscrizione all’albo irlandese e varie traduzioni) e poi, come mi ha detto un infermiere che ho conosciuto al colloquio, ti proponeva una vacanza studio della durata di tre settimane al costo di 1000 euro circa.

Quindi lasciai perdere, cominciai a cercare lavoro dalle mie parti e trovai presso una clinica privata a Savona. Prima di accettare mi rivolsi a una mia ex-docente per chiederle consigli. Lei mi disse che le cliniche private sono un pò “così”: pagano poco e ti sfruttano.

Fatto sta che dovevo lavorare, due mesi senza far niente erano troppi per me.

Lei mi consigliò di provare a chiamare la Costa crociere. Dopo essermi pagato il libretto di navigazione (che ti consente di lavorare a bordo) e aver fatto due settimane di corsi vari, mi imbarcai l’8 Giugno sul Costa Fortuna. 4 mesi a bordo, colleghe impossibili, vita surreale… divertimento, ma non era il mio lavoro. Pur avendo accettato un lavoro per la stagione invernale in Brasile rinunciai.

Fatto stà che ero da capo, a casa e senza lavoro, per scelta mia… trovai alcuni concorsi e ne vinsi uno come infermiere a tempo determinato presso l’ASL CN1 Mondovì Fossano Ceva. Iniziai a lavorare a Ceva il 2 di Febbraio presso il reparto di medicina. Colleghi stupendi, medici stupendi.

Per scherzo una mattina di metà Febbraio mi sono messo a cercare su internet occasioni di lavoro all’estero per infermieri, iscrivendomi su un sito di un agenzia finlandese (www.profco.com).

Lo stesso pomeriggio mi chiamarono per dirmi che avevano bisogno di infermieri per un ospedale pubblico a Bristol, Inghilterra.

Lì cominciò l’iter burocratico. Il 30 marzo ho fatto il colloquio e poi ho passato 6 mesi a fare traduzioni, referenze ecc per l’iscrizione all’albo inglese. Finalizzai tutto entro Agosto e mi dissero che potevo iniziare il 28 di Settembre.

Ed eccomi qua a Bristol! Forse sono stato incosciente avendo rifiutato il ruolo con contratto a tempo indeterminato presso l’ASL dove lavoravo e sopratutto per essermi lasciato alle spalle colleghi stupendi. Penso che un’occasione unica che dovessi cogliere al volo.

Hai problemi con l’Inglese?

Il mio livello di inglese non è buonissimo nonostante il miglioramento sulla nave da crociera. In Italia non ho potuto studiare tanto, ho lavorato come un leone, ero senza ferie perchè non le avevo ancora accumulate e sinceramente quando ero libero pensavo a rilassarmi.

Così adesso ho difficoltà nella comprensione e nella lingua parlata. Sarebbe stato meglio venire su prima e fare un mese di corso di Inglese prima di iniziare a lavorare. La settimana prossima inizia la quarta settimana di turni ma non mi sento ancora pronto a lavorare autonomamente.

Migliore l’Inghilterra o l’Italia?

Troppo presto per rispondere. Adesso ovviamente ho nostalgia del mio ospedale in Italia essendo 8 mesi che lavoravo in quel reparto, conoscevo bene il mio lavoro, ero tranquillo.

Posso dire che in Inghilterra su molte cose sono più attenti e il sistema è diverso per quanto riguarda i farmaci, il controllo delle infezioni ecc…

Pregi e difetti di Bristol?

Quì si trova di tutto, negozi, locali eccetera… ma Bristol è meno caotica di Londra ma altrettanto cosmopolita.

Grazie Enrico!

Cercate qui sotto per lavori da infermieri nel Regno Unito

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Guida per lavorare e vivere come infermieri in Australia (scritta in Inglese)

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Infermieri cercasi per l’Australia

La figura professionale dell’infermiere è una delle più richieste dalla politica immigratoria dell’Australia.

Una nazione che sta invecchiando velocemente, come la maggior parte delle nazioni industrializzate, richiede una forza lavoro nel campo ospedaliero che gli Australiani non riescono a soddisfare.

Infermieri vengono benvenuti in Australia sia utilizzando visti temporanei che permanenti e, avendo le giuste qualifiche, l’essere infermiere o infermiera è uno dei biglietti d’ingresso in Australia più facili da ottenere.

Ho trovato per voi una guida scritta, in Inglese, da un’infermiera Inglese emigrata in Australia dove vengono spiegati tutti dettagli necessari per emigrare come infermieri in Australia.

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3 ostacoli all’emigrazione e come superarli

Mi scrive un lettore del blog chiedendomi consigli su come procedere verso l’emigrazione all’estero.

Segue poi un breve elenco di ‘problemi’ che contribuiscono ad ostacolare il viaggio oltreconfine.

Premetto che sono tutti problemi legittimi e comuni a tantissimi Italiani ma, arriva la buona notizia, sono tutti superabili.

A patto che vi assumiate la responsabilità di risolverli, nessun altro li risolverà per voi, e raddoppiate o triplicate gli sforzi nel trovare soluzioni.

Il primo ‘problema’ è che “ho famiglia e ciò comporta l’impossibilità di spostarmi senza delle minime garanzie”

Questa è una preoccupazione legittima in quanto avete una responsabilità verso i vostri cari nel garantire loro una vita decorosa.

Innanzitutto dovete assicurarvi che la famiglia al completo voglia emigrare. Non basta che il capo famiglia sia intenzionato a mollare tutto in Italia se il resto della famiglia, coniuge in modo particolare, non voglia seguire la stessa strada. Altrimenti finirete con l’estenuarvi remando in una direzione mentre i vostri cari o non remano o remano nella direzione opposta.

In secondo luogo, vedete la famiglia come una risorsa piuttosto che un ‘peso’. Andando via in due, marito e moglie, oltre ai figli, raddoppiate le probabilità che almeno uno trovi lavoro appena arrivati o dopo poco tempo dall’arrivo nella vostra nuova nazione adottiva.

Durante la vostra vita all’estero vi troverete in situazioni, parlo per esperienza personale, dove uno sosterrà economicamente l’altro e, nei Paesi anglosassoni, questo è più indipendente dalla distinzione tra marito e moglie e dai loro rispettivi ‘tradizionali’ ruoli nella famiglia italiana.

Infine, scordatevi le ‘minime garanzie’! Non ci sono, non esistono e non dovete fare affidamento a loro. Non aspettate ad emigrare fino a quando troverete, dall’Italia, il lavoro perfetto che vi aspetta a braccia aperte. Altrimenti non vi muoverete mai!

L’emigrare comporta rischi e le ‘minime garanzie’ vi danno un falso senso di sicurezza. Inoltre quello che per me rappresenta minime garanzie per altri può rappresentare poco o niente.

Ricordatevi che ci sono già centinaia di migliaia di emigrati nelle destinazioni che vi interessano che sono emigrati senza garanzie. Ad esempio a Londra ed in Inghilterra ci sono tantissimi Polacchi che utilizzano la convenienza di essere cittadini europei per trovare una vita migliore in Inghilterra. Sono partiti solo quando avevano ‘minime garanzie’ di trovare lavoro? No. Sono partiti all’avventura o quasi. Il fatto è che loro hanno più ‘fame’.

Meglio adottare l’atteggiamento degli emigranti italiani dei secoli scorsi, tempi diversi lo so ma la filosofia resta la stessa, che partirono con una valigia di cartone e senza minime garanzie.

Diverso è il discorso se con garanzie si intendano invece probabilità. Minime probabilità di trovare lavoro ci sono sempre. Dipende dal lavoro, dipende dalla situazione economica ma se si è flessibili e disposti a sacrificarsi il lavoro lo si trova.

Attenzione però: è facile dire “sono disposto a fare di tutto, anche a pulire i cessi”, è difficile farlo, è difficile fare un lavoro che non dà soddisfazioni, per il quale siete ‘over-qualified’, per mesi e anni.

Non conosco l’Inglese

A questo c’è un solo modo per rimediare. Imparatelo! L’Inglese che avete imparato a scuola non vi basta. Per ottenere un visto per alcune nazioni tipo l’Australia divete dimostrare di conoscerlo passando alcuni esami.

Se avete bisogno di capire perchè l’Inglese è importante, leggetevi Sette motivi per imparare l’Inglese.

Non sapere bene la lingua del Paese dove si vuole andare a vivere vuole dire non riuscire a contribuire alla vita lavorativa del Paese. Certo magari potete andare a lavorare in cucina in ristoranti italiani ma, attenzione, perchè ad esempio quì in Australia il personale in cucina in ristoranti italiani sta diventando sempre di più cinese o indiano, concorrenza a basso costo.

Per capire l’importanza della lingua, sono sicuro che conoscerete, in Italia, immigrati che pure essendo qualificati non trovano lavoro al livello dei loro titoli di studi. Uno di motivi? La lingua. Se un ingegnere indiano non sa parlare l’Italiano è difficile che una ditta italiana lo assuma, per quanto bravo e qualificato l’ingegnere sia.

Non sapendo l’Inglese o la lingua del Paese di destinazione voi vi metterete nella stessa posizione dell’ingegnere indiano.

Al giorno d’oggi esistono innumerevoli modi di imparare l’Inglese anche stando in Italia ed anche a basso costo.

Dalla semplicità e tecnologia di Livemocha, all’insegnamento tramite insegnanti di Inglese online, all’uso di DVD in lingua originale, a corsi di Inglese della BBC su podcast, a vari corsi su Youtube.

Infine leggetevi quale è, secondo me,  il modo migliore di imparare l’Inglese in Italia.

Le mie attuali finanze sono agli sgoccioli

L’emigrazione all’estero costa. Certo si può risparmiare scegliendo le opzioni meno costose ma ricordatevi che le spese da affrontare in una nuova nazione sono grandi e di solito superiori a cosa prevedete.

Innanzitutto per alcune nazioni dovete fare domanda per un visto. Ad esempio, un visto permanente per l’Australia costa migliaia di dollari che raddoppiano se scegliete di usare un migration agent. Per le nazioni europee questo problema ovviamente non esiste.

Dovete poi viaggiare verso la destinazione. Ovviamente possono esserci diverse opzioni ma dovete comunque preventivare centinaia se non migliaia di Euro a persona.

Una volta arrivati dovete spendere senza, probabilmente, avere un lavoro e quindi dovete mettere in preventivo di avere un gruzzolo che vi consenta di mantenervi per alcune settimane od alcuni mesi.

Ricordatevi inoltre che in alcune nazioni, tipo l’Inghilterra, il costo della vita è superiore o al limite simile a quello dell’Italia quindi non è che risparmierete, anzi.

Soprattutto all’inizio dovete spendere extra per comprare tutto ciò che date per scontato in Italia. Elettrodomestici, ferro da stiro, televisione, macchina eccetera.

Insomma fatevi i conti ma preventivate di finanziare l’emigrazione all’estero con parecchie migliaia di euro.

Se non li avete, come fare?

Risparmiate. Il nuovo telefonino, le vacanze, i vestiti alla moda dimeticateveli.

Cercate un nuovo lavoro. Più facile a dirsi che a farsi quando magari fate fatica ad avere un solo lavoro dignitoso.

Createvi un lavoro online tipo l’insegnamento dell’Italiano online.

Riassumendo, gli ostacoli all’immigrazione sono duri ma superabili. Bisogna lavorare duramente consci che gli sforzi vi ripagheranno a lungo termine.

In bocca al lupo!

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