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	<title>italiansinfuga &#187; emigrazione</title>
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	<description>Aiuto per chi vuole emigrare all'estero</description>
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		<title>L’altra Italia – Emigrazione storica e mobilità giovanile a confronto</title>
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		<pubDate>Sat, 05 Nov 2011 03:33:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Aldo Mencaraglia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Italiansinfuga]]></category>
		<category><![CDATA[emigrazione]]></category>

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		<description><![CDATA[Stefano Pelaggi ha scritto un libro sulla mobilità giovanile e l&#8217;emigrazione odierna a confronto con quella del passato. Gli lascio la parola. L&#8217;obbiettivo del libro “L&#8217;altra Italia. Emigrazione storica e mobilità giovanile a confronto” è aprire un dibattito nel mondo politico ed in particolare in quello delle istituzioni dedicate all&#8217;emigrazione sul ruolo degli italiani nel [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h1>Stefano Pelaggi ha scritto un libro sulla mobilità giovanile e l&#8217;emigrazione odierna a confronto con quella del passato.</h1>
<p><strong>Gli lascio la parola.</strong></p>
<p>L&#8217;obbiettivo del libro “<a href="http://www.nuovacultura.it/scheda_prodotto.php?ipd=1473" target="_blank">L&#8217;altra Italia. Emigrazione storica e mobilità giovanile a confronto</a>” è aprire un dibattito nel mondo politico ed in particolare in quello delle istituzioni dedicate all&#8217;emigrazione sul ruolo degli italiani nel mondo all&#8217;interno della nostra società, sulle prospettive delle politiche dedicate ai nostri connazionali all&#8217;estero e sulle implicazioni di questi temi con la mobilità giovanile contemporanea.</p>
<p>Il volume è anche la prima uscita della collana “Italia nel mondo” dedicata ai temi dell&#8217;emigrazione e degli italiani nel mondo.</p>
<div id="attachment_7128" class="wp-caption alignright" style="width: 227px"><a href="http://www.italiansinfuga.com/wp-content/uploads/2011/11/copertina-laltra-italia.jpg"><img class="size-medium wp-image-7128" title="L'altra Italia" src="http://www.italiansinfuga.com/wp-content/uploads/2011/11/copertina-laltra-italia-217x300.jpg" alt="L'altra Italia" width="217" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">L&#39;altra Italia</p></div>
<p>La prima parte del testo è una breve disamina storica sugli interventi legislativi e sulla programmazione del governo italiano in materia di emigrazione che mira a ricostruire l&#8217;approccio alla tematica dal 1860 in poi. L&#8217;obiettivo è una analisi della concezione della politica in materia di emigrazione dalla fondazione d&#8217;Italia ad oggi.</p>
<p>Le vicende raccolte nella parte storica sono note a tutti quanti si sono occupati di emigrazione e italiani nel mondo. Il capitolo è stato scritto con l&#8217;ausilio di alcuni volumi, frequentemente citati nel testo e nelle note, che recentemente hanno aperto un nuovo capitolo storiografico sul fenomeno.</p>
<p>La seconda parte è dedicata alla cosiddetta nuova emigrazione.</p>
<p>Per la stesura del capitolo sulla mobilità giovanile sono stati utilizzate alcune ricerche a cui rimando per ulteriori delucidazioni teoriche e metodologiche. Sono state analizzate le varie azioni legislative degli ultimi anni dedicate agli italiani nel mondo e alla fuga dei cervelli.</p>
<p>Un capitolo tratta poi le politiche di alcuni paesi asiatici ed europei in tema di emigrazione qualificata. La mobilità giovanile in Italia è stata analizzata con gli sconfortanti numeri della partecipazione dei giovani alla vita produttiva italiana ma anche considerando il rinnovato quadro di riferimento sociologico che prevede un approccio diverso al viaggio, alla mobilità e una reinterpretazione del concetto stesso di nazionalità e geografia.</p>
<p>Una corretta lettura del fenomeno migratorio odierno dovrebbe includere un quadro concettuale usato nella sociologia del turismo ed introdurre concetti come il motore ludico alla base delle scelte personali e il viaggio come momento di formazione del capitale culturale per comprendere la nuova emigrazione.</p>
<p>La deriva della società contemporanea e le nuove possibilità dei media elettronici hanno creato un interscambio tra i paesi ormai irreversibile; la mobilità giovanile non può essere trattata come una emergenza da risolvere ma piuttosto dovrebbe essere considerata una normale mutazione delle dinamiche sociali.</p>
<p>I toni apocalittici sulla perdita delle migliori risorse italiane ricorrenti nei media non sembrano adatti alla nuova dimensione globale dei flussi professionali e neanche alla dimensione globale della emigrazione qualificata. I due argomenti, vecchia e nuova emigrazione, sono sempre stati affrontati in maniera distinta.</p>
<p>Sono due fenomeni profondamente diversi tra di loro ma che non possono prescindere l&#8217;uno dall&#8217;altro.</p>
<p>Le possibili soluzioni alla mobilità giovanile, ossia le eventuali misure per compensare la perdita del capitale umano ma anche le proposte per lo sfruttamento della nuova emigrazione, possono essere applicate ai giovani discendenti italiani sparsi per il mondo.</p>
<p>Il tema della fuga dei cervelli e della mobilità giovanile non è mai stato, sino ad ora, inquadrato all&#8217;interno degli studi dei fenomeni migratori. Eppure i risultati conseguiti dalle politiche adottate nei confronti dei nostri connazionali all&#8217;estero nei decenni passati potrebbero essere di primaria importanza nell&#8217;affrontare la nuova emigrazione.</p>
<p>Una delle politiche suggerite da Lowell in uno studio sul recupero delle risorse umane causato dalla fuga dei cervelli consiste nel considerare gli emigrati qualificati come una risorsa significativa che va accresciuta tramite la creazione di una rete tra i settori accademici e privati che sia in grado di aumentare la comunicazione, il trasferimento del sapere e gli investimenti.</p>
<p>Esattamente le stesse parole che si usano ogni volta che si parla di &#8220;italiani nel mondo&#8221;.</p>
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		<title>Cartina mondiale dei flussi migratori</title>
		<link>http://www.italiansinfuga.com/2011/09/30/cartina-mondiale-dei-flussi-migratori/</link>
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		<pubDate>Sat, 01 Oct 2011 00:59:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Aldo Mencaraglia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[emigrazione]]></category>
		<category><![CDATA[migrations map]]></category>

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		<description><![CDATA[MigrationsMap aiuta a capire dove sono andati e dove vanno gli emigranti. Ringrazio Aldo Reali della segnalazione. Questo sito è una visualizzazione di informazione disponibile sul Global Migrant Origin Database. Questo data base raccoglie tutti i flussi migratori verso una nazione a seconda della nazione di partenza. Le cifre indicano le persone che risiedono in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h1><a title="MigrationsMap" href="http://migrationsmap.net/#/USA/arrivals" target="_blank">MigrationsMap</a> aiuta a capire dove sono andati e dove vanno gli emigranti.</h1>
<p>Ringrazio Aldo Reali della segnalazione. Questo sito è una visualizzazione di informazione disponibile sul <a title="Global Migrant Origin Database" href="http://www.migrationdrc.org/research/typesofmigration/global_migrant_origin_database.html" target="_blank">Global Migrant Origin Database</a>.</p>
<p>Questo data base raccoglie tutti i flussi migratori verso una nazione a seconda della nazione di partenza. Le cifre indicano le persone che risiedono in una particolare nazione essendo nati in una nazione diversa. Ovviamente la precisione con la quale si può fare ciò non è altissima quindi sono dati da prendere con le molle.</p>
<p>Resta il fatto che è molto utile per capire alcune cose sulle possibili destinazioni della vostra emigrazione.</p>
<p>Principalmente, potrete capire che tipo di emigrato vi farà concorrenza per quello che riguarda il posto di lavoro.</p>
<p>Ad esempio, prendiamo il Brasile: un grandissimo numero di immigrati proviene dal Portogallo. Ciò vi fa capire che, a parità di professionalità ed istruzione, un gran numero di immigrati in Brasile avrà un vantaggio su di voi relativo alla conoscenza della lingua.</p>
<p>In secondo luogo, riuscirete capire il tipo di immigrazione che una nazione sta accogliendo. Dopo la Finlandia, il maggior numero di immigrati in Svezia arrivano da nazioni quali la Serbia Montenegro, l&#8217;Iraq, la Bosnia Erzegovina e l&#8217;Iran. Il flusso migratorio proveniente da queste nazioni è plasmato da eventi bellici e politici con conseguenze sulla tipologia di immigrato e su possibili problemi sociali.</p>
<p>Altre nazioni sono molto meno influenzate dall&#8217;immigrazione e possono rappresentare un ostacolo maggiore a chi vuole inserirsi nella società. Ad esempio, gli immigrati in Cina sono un numero irrisorio rispetto alla popolazione cinese. Analizzando i dati sull&#8217;immigrazione verso la Cina capirete presto che sarete molto più &#8220;straniero&#8221; che non magari emigrando verso gli Stati Uniti.</p>
<p>È poi interessante vedere che l&#8217;emigrazione verso certe nazioni è composta fondamentalmente da lavoratori. Gli immigrati in Arabia Saudita provengono principalmente da India, Egitto, Pakistan, Filippine, Bangladesh. Tutte nazioni che forniscono forza lavoro a basso costo.</p>
<p>In ultimo, potrete notare la disparità tra emigrazione ed immigrazione pertinente una certa nazione. Il Vietnam, per ovvi motivi legati alla guerra, ha generato molti più emigrati che immigrati. Se notate che la nazione verso la quale volete emigrare è soggetta ad un simile sbilancio, chiedetevi le ragioni che stanno a monte.</p>
<p>Un altro esempio è fornito da Australia e Nuova Zelanda. Sono molto più numerosi i neozelandesi che sono emigrati in Australia piuttosto che gli australiani che sono emigrati in Nuova Zelanda. Esistono dei motivi che spiegano tutto ciò ma assicuratevi che essi non siano validi per voi se state scegliendo la Nuova Zelanda.</p>
<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="560" height="315" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/rLeminXFj1o?version=3&amp;hl=en_US" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="560" height="315" src="http://www.youtube.com/v/rLeminXFj1o?version=3&amp;hl=en_US" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
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		<title>Camere di Commercio italiane per trovare contatti all’estero</title>
		<link>http://www.italiansinfuga.com/2011/09/13/camere-di-commercio-italiane-per-trovare-contatti-allestero/</link>
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		<pubDate>Wed, 14 Sep 2011 01:50:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Aldo Mencaraglia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[emigrazione]]></category>
		<category><![CDATA[camere di commercio all'estero]]></category>

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		<description><![CDATA[Le Camere di Commercio Italiane all&#8217;Estero possono presentare un&#8217;opportunità per chi ha intenzione di andare all&#8217;estero e fondare un&#8217;attività. Inoltre i contatti trovati tramite le camere di commercio italiane all&#8217;estero possono essere utili ai professionisti di qualsiasi età interessati a lavorare in particolari settori o destinazioni geografiche. Al momento esistono 74 camere in 49 paesi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h1>Le <a title="camere di commercio italiane all'estero" href="http://www.assocamerestero.it/sito/index.asp" target="_blank">Camere di Commercio Italiane all&#8217;Estero</a> possono presentare un&#8217;opportunità per chi ha intenzione di andare all&#8217;estero e fondare un&#8217;attività.</h1>
<p>Inoltre i contatti trovati tramite le <strong>camere di commercio italiane all&#8217;estero</strong> possono essere utili ai professionisti di qualsiasi età interessati a lavorare in particolari settori o destinazioni geografiche.</p>
<p>Al momento esistono 74 camere in 49 paesi per un totale di 140 uffici. Ad esse si associano 24.000 imprese, il 70% delle quali si trova all&#8217;estero.</p>
<p>Il sito Web dell&#8217;associazione delle <strong>camere di commercio italiane all&#8217;estero</strong> fornisce una miniera di contatti relativi alle opportunità presenti all&#8217;estero, soprattutto se siete interessati a lavorare con piccole e medie imprese.</p>
<p>Per ogni <strong>camera di commercio all&#8217;estero</strong>, troverete dettagli su:</p>
<ul>
<li>personale principale (presidente, segretario generale, eccetera)</li>
<li>indirizzo</li>
<li>telefono</li>
<li>e-mail</li>
<li>sito Web</li>
<li>orario di apertura degli uffici</li>
<li>servizi offerti</li>
<li>numero di soci</li>
<li>costo per diventare socio</li>
</ul>
<p>Un&#8217;altra sezione del sito molto interessante è quella relativa alle <a title="informazioni settoriali" href="http://www.assocamerestero.it/Info/introInfo.asp" target="_blank">informazioni settoriali</a>.</p>
<p>Qui potrete scegliere il paese che vi interessa, dopo di che scavare più a fondo tra le pubblicazioni disponibili su vari settori produttivi. Se siete fortunati troverete all&#8217;interno delle pubblicazioni una lista di aziende associate alla camera di commercio del paese che interessa con vari contatti che possono diventare molto utili per trovare lavoro all&#8217;estero o per iniziare attività imprenditoriali.</p>
<p>La sezione &#8216;<a title="calendario eventi camere di commercio italiane all'estero" href="http://www.assocamerestero.it/Attivita/introAttivita.asp" target="_blank">Calendario Eventi</a>&#8216; fornisce dettagli per quello che riguarda mostre, fiere internazionali e locali, seminari, convegni, giornate gastronomiche e altre iniziative che hanno l&#8217;obiettivo di facilitare i contatti per la conclusione di affari o la conoscenza reciproca.</p>
<p>In ultimo, la sezione &#8216;<a title="contatti all'estero" href="http://www.assocamerestero.it/Imprese/introContatti.asp" target="_blank">Contatti d&#8217;Affari</a>&#8216; fornisce dettagli su come contattare gli oltre 24.000 imprese associate alle <strong>camere di commercio italiane all&#8217;estero</strong>. Esse sono imprese italiane, imprese locali ed imprese locali fondate però da imprenditori italiani. È grazie a questi contatti che potreste trovare il giusto trampolino di lancio verso l&#8217;estero.</p>
<p><a href="http://www.italiansinfuga.com/wp-content/uploads/2011/09/filofax.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-6370" src="http://www.italiansinfuga.com/wp-content/uploads/2011/09/filofax.jpg" alt="" width="595" height="447" /></a></p>
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		<title>Cinque cose da fare a settembre</title>
		<link>http://www.italiansinfuga.com/2011/09/12/cinque-cose-da-fare-a-settembre/</link>
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		<pubDate>Tue, 13 Sep 2011 00:21:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Aldo Mencaraglia</dc:creator>
				<category><![CDATA[emigrazione]]></category>
		<category><![CDATA[cosa fare]]></category>

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		<description><![CDATA[Finite le vacanze, è tempo di pensare seriamente ai passi da compiere per emigrare. Quali sono le cose principali che potete mettere in moto a settembre in modo da accelerare la transizione verso una vita all&#8217;estero? Decidete dove volete andare Cercate il più possibile di chiarire con voi stessi dove volete andare a vivere. È [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h1>Finite le vacanze, è tempo di pensare seriamente ai passi da compiere per emigrare.</h1>
<p>Quali sono le cose principali che potete mettere in moto a settembre in modo da accelerare la transizione verso una vita all&#8217;estero?</p>
<p><strong>Decidete dove volete andare</strong></p>
<p>Cercate il più possibile di chiarire con voi stessi dove volete andare a vivere. È bene mantenere un certo livello di flessibilità ma allo stesso tempo decidere la destinazione vi aiuterà moltissimo nel definire le azioni che dovete compiere per raggiungere la meta.</p>
<p>Se non sapete che meta volete raggiungere, come farete ad arrivarci?</p>
<div id="attachment_6363" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><a href="http://www.italiansinfuga.com/wp-content/uploads/2011/09/to-do-list-tick.jpg"><img class="size-medium wp-image-6363" title="Cosa fare a Settembre" src="http://www.italiansinfuga.com/wp-content/uploads/2011/09/to-do-list-tick-300x276.jpg" alt="Cosa fare a Settembre" width="300" height="276" /></a><p class="wp-caption-text">Cosa fare a Settembre</p></div>
<p>Un consiglio che vorrei darvi al riguardo è quello di investigare le destinazioni &#8220;secondarie&#8221;. Prendendo come esempio Londra, rendetevi conto che centinaia di migliaia di persone vogliono andare a vivere e a lavorare a Londra. Questo crea una concorrenza micidiale per quello che riguarda la ricerca lavoro, casa e tante altre cose. Se volete fare un&#8217;esperienza in Inghilterra vi sono moltissime altre città che offrono tantissimo ma che vengono &#8220;dimenticate&#8221; dagli aspiranti emigranti.</p>
<p>Ad esempio Manchester, Birmingham, Leeds offrono il 90% di quello che offre Londra ma sono meno &#8220;intasate&#8221; da immigrati provenienti da tutte le parti del mondo. Questo può aiutarvi a trovare lavoro e casa più facilmente e raggiungere gli obiettivi principali per un neo emigrante: il primo lavoro, la prima sistemazione ed il miglioramento della lingua in tempi brevi.</p>
<p><strong>Sistemate il vostro curriculum</strong></p>
<p>Il curriculum è uno dei biglietti da visita principali che vi serve durante la fase di ricerca lavoro all&#8217;estero.</p>
<p>Assicuratevi che il vostro curriculum sia nella migliore condizione possibile. Dovete aggiornarlo in modo da includere tutte le informazioni valide OGGI! Cercate inoltre di <a title="scrivere il CV in inglese" href="http://www.italiansinfuga.com/scrivere-il-cv-in-inglese/" target="_blank"><strong>redigere il vostro CV</strong></a> secondo i canoni usati nel mercato del lavoro dove lo distribuirete. I datori di lavoro nei diversi mercati del lavoro sono abituati a ricevere i curriculum redatti secondo un certo formato. Ad esempio, i datori di lavoro italiani vogliono ricevere un curriculum che segua una forma molto diversa dai datori di lavoro anglosassoni. Informatevi bene quindi che tipo di formato dovete usare e quali modifiche dovete apportare in modo da non far saltare all&#8217;occhio il vostro curriculum in modo negativo.</p>
<p><strong>Create un profilo Linkedin</strong></p>
<p><a title="che cosa è Linkedin" href="http://www.italiansinfuga.com/2011/08/24/che-cosa-e-linkedin/" target="_blank">Linkedin</a> è il social network per professionisti principale al mondo. Ne esistono ovviamente tanti altri e quindi, per alcune nazioni, dovrete considerare alternative. Linkedin vi assicura però un&#8217;esposizione a datori di lavoro di tutto il mondo.</p>
<p>In Italia Linkedin non è ancora diffuso come nel mondo anglosassone, in particolare. Rendetevi conto però che sta crescendo enormemente soprattutto nei paesi dell&#8217;America Latina ed in Asia.</p>
<p>L&#8217;essere attivi su Linkedin (ed il profilo è solo l&#8217;inizio) vi offrirà opportunità lavorative difficilmente ottenibili con un&#8217;attività di ricerca lavoro &#8220;tradizionale&#8221;.</p>
<p><strong>Create notifiche riguardanti ricerche di lavoro</strong></p>
<p>Quando usate motori di ricerca relativi agli annunci di lavoro, avrete la possibilità di creare notifiche relative a particolari parole chiave. Ciò vi consente di eseguire la ricerca una volta sola e ricevere nella vostra casella di posta elettronica o nel vostro RSS Reader aggiornamenti relativi a nuove posizioni di lavoro pubblicizzate.</p>
<p>Ad esempio, se effettuate una ricerca per &#8220;architect&#8221; presso Monster.co.uk, otterrete un elenco di tutti gli annunci di lavoro per un architetto nel Regno Unito disponibili oggi. Per evitare di dover tornare sul sito di Monster e digitare le stesse parole chiave ogni giorno, potete scegliere di ricevere una e-mail ad intervalli regolari con un elenco aggiornato di tutti i nuovi annunci di lavoro pubblicati nel frattempo. Questo vi consentirà di rendere la ricerca lavoro molto più efficiente.</p>
<p><strong>Risparmiate</strong></p>
<p>Finite le vacanze, dove magari avete speso un po&#8217; di più del previsto, è tempo di risparmiare!</p>
<p>L&#8217;emigrazione costa e l&#8217;avere fondi disponibili quando siete all&#8217;estero vi consentirà una maggiore tranquillità per un più lungo periodo di &#8220;disoccupazione&#8221; durante il quale cercherete il vostro lavoro ideale.</p>
<p>Partire con solo alcune settimane di &#8220;ossigeno&#8221; finanziario vi spronerà ovviamente a darvi da fare nella ricerca lavoro ma per alcuni di noi questo può essere controproducente. Fate in modo quindi di avere un livello di risparmi che vi consenta di partire con una tranquillità consona alla vostra personalità. Ricordatevi che spesso la ricerca lavoro durerà più a lungo del previsto e dell&#8217;auspicato.</p>
<p>Si tratta quindi di scegliere se uscire il sabato sera o stare a casa, risparmiando, cercando lavoro on-line, migliorare la lingua della nazione di destinazione e migliorare le proprie capacità professionali.</p>
<p><strong>Buona fortuna!</strong></p>
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		<item>
		<title>Conservare la cultura e la lingua italiana all’estero</title>
		<link>http://www.italiansinfuga.com/2011/09/06/conservare-la-cultura-e-la-lingua-italiana-allestero/</link>
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		<pubDate>Wed, 07 Sep 2011 01:09:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Aldo Mencaraglia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Germania]]></category>
		<category><![CDATA[Italiansinfuga]]></category>
		<category><![CDATA[emigrazione]]></category>

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		<description><![CDATA[Tanti emigrati cercano di conservare la cultura e la lingua italiana trasmettendola ai propri figli nati all&#8217;estero. Sabrina Ceraso ci racconta la storia di Giovanna (non il suo vero nome). Giovanna è un’impiegata comunale di 41 anni. Una donna simpatica, cordiale, molto disponibile sposata con un italiano, che ha conosciuto in Germania all’età di 21 [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h1>Tanti emigrati cercano di conservare la cultura e la lingua italiana trasmettendola ai propri figli nati all&#8217;estero.</h1>
<p><strong><a href="http://www.italiansinfuga.com/2011/08/07/emigrati-di-seconda-generazione/">Sabrina Ceraso</a> ci racconta la storia di Giovanna (non il suo vero nome).</strong></p>
<p>Giovanna è un’impiegata comunale di 41 anni. Una donna simpatica, cordiale, molto disponibile sposata con un italiano, che ha conosciuto in Germania all’età di 21 anni.</p>
<p>Parlandomi della sua famiglia mi raccontò prima di suo padre, originario della provincia di Chieti. Questi emigrò in Germania in treno all’età di 20 anni, spinto da motivi economici.</p>
<p>Poi rivelandomi con grande orgoglio che i suoi genitori si erano sposati in Italia e che la loro unione durava da ben 44 anni, mi parlò di sua madre di origini spagnole, arrivata in treno anche lei dalla Spagna negli anni &#8217;60 in cerca di lavoro.</p>
<p>Entrambi i suoi genitori avevano trovato lavoro in fabbrica, ed entrambi avevano mantenuto contatti telefonici ed epistolari con gli altri componenti della famiglia.</p>
<p>Della sua infanzia Giovanna ricorda di essere stata in Italia dal primo anno di vita. Mi confessa di amare la mentalità italiana, il modo che hanno gli italiani di affrontare la quotidianità così come la cucina tipica ed in particolare le lasagne,  che afferma con fierezza di saper cucinare.</p>
<p>Anche in lei viene fuori un’infanzia familiare caratterizzata dai ricordi della preparazione delle conserve, delle verdure sotto aceto delle olive, che  venivano consumate durante il lungo e gelido inverno tedesco.</p>
<p>Mi parlò delle Pasquette, della festa del primo Maggio, ricorrenza festeggiata anche in Germania, poi continuò dicendo che i suoi genitori ancora vivono in Germania e che nella loro casa conservano gelosamente oggetti e souvenir tipicamente italiani.</p>
<p>Giovanna mi racconta di nutrire particolare interesse per il rinascimento Italiano e  mi confessa che adora leggere i classici della letteratura italiana e ascoltare la musica di Eros Ramazzotti, Lucio Battisti, Claudio Baglioni, Renato Zero, Mia Martini, Giorgia e molti altri.</p>
<p>Alla domanda se ci fosse una canzone italiana che ricorda uno speciale momento della sua vita, la sua risposta è stata “Piccolo Grande Amore”.</p>
<p>Mi parlò dei suoi figli e del rammarico di non averli mai portati in Italia. Personalmente ricordo molto bene Luigi, il figlio di Giovanna. Un bambino con due grandi occhi curiosi, sempre attento e desideroso di sentir parlare dell’Italia. In classe sfogliava avidamente i libri con le immagini dei monumenti, delle città d’arte e del mare italiano.</p>
<p>Anche a  Giovanna ho voluto chiedere  perché avesse deciso di far frequentare un corso di lingua italiana al figlio.</p>
<p>La sua risposta la ricordo ancora, “<strong>Per conservare la cultura e la lingua italiana</strong>”.</p>
<p>La signora Giovanna è tra le persone che ricordo con più affetto, perché troppo spesso ho colto nei suoi occhi il desiderio di trasmettere al figlio quell’amore per l’Italia, lo stesso che probabilmente gli è stato tramandato da suo padre.</p>
<p>Un padre emigrato in Germania da ragazzo che ha sempre tenuto vivo il legame con la sua famiglia in Italia.  Giovanna disse di ricordarsi che suo papà era molto legato ad un orologio che gli era stato regalato da suo padre.</p>
<p>Un oggetto che sembra scandire quell’istante della partenza, in cui sembra che il tempo si sia fermato, quella scelta dolorosa che ha segnato la storia della sua famiglia.</p>
<p>Nel ricordo di quel giorno è custodito tutto il senso dell’esistenza dell’emigrante. Il legame con la propria terra, il proprio paese, i luoghi dell’infanzia, gli odori, non si cancellano mai, anzi ritornano sempre, riconoscerli troppo spesso nei vari racconti, intravederli in sguardi rassegnati e nostalgici, avendo a volte la sensazione di sfiorarli in occhi gonfi di lacrime e pieni di rabbia, in cui si scorge nonostante tutto, un vivo desiderio di ritorno culturale alle proprie origini.</p>
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		<title>Vivere tra due mondi</title>
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		<pubDate>Mon, 22 Aug 2011 00:57:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Aldo Mencaraglia</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Emigrare vuole spesso dire vivere a cavallo tra due mondi senza mai appartenere veramente a nessuno dei due. Sabrina Ceraso ci racconta la storia di Simona (non il suo vero nome). Simona è una giovane ragazza calabrese di 32 anni originaria della provincia di Vibo Valentia. E’ cresciuta in Italia ed emigrata in Germania all’età [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h1>Emigrare vuole spesso dire vivere a cavallo tra due mondi senza mai appartenere veramente a nessuno dei due.</h1>
<p><strong><a title="Emigrati di seconda generazione" href="http://www.italiansinfuga.com/2011/08/07/emigrati-di-seconda-generazione/" target="_blank">Sabrina Ceraso</a> ci racconta la storia di Simona (non il suo vero nome).</strong></p>
<p>Simona è una giovane ragazza calabrese di 32 anni originaria della provincia di Vibo Valentia. E’ cresciuta in Italia ed emigrata in Germania all’età di 18 anni, risiede in Germania con suo marito, un italiano conosciuto in Germania a casa di amici di suo padre.</p>
<p>Simona ha già una storia di emigrazione alle spalle. Suo padre è emigrato in Germania in treno all’età di 16 anni per cercare lavoro. Sua madre è una vedova bianca, rimasta sempre al paese d’origine in attesa di un rientro definitivo del marito che, dopo 35 anni di matrimonio, vive ancora in Germania.</p>
<p>Immagino la famiglia di questa donna lacerata dall’esigenza di lavorare all’estero. Prima la partenza di due dei suoi fratelli, poi suo marito e infine anche sua figlia.</p>
<p>Simona da quattordici anni vive in Germania. Ha due figli che seguono entrambi il corso d’Italiano, lingua che entrambi parlano e capiscono bene anche se con qualche interferenza dialettale. Comunicavo benissimo con loro essendo mio padre originario di Vibo Valentia.</p>
<p>Simona è casalinga, mi racconta di saper cucinare molto bene le lasagne e narra di quando da bambina questo tipico piatto italiano veniva preparato da sua madre nei giorni di festa. Sempre ripensando alla sua famiglia racconta che da veri calabresi ogni anno a casa sua in Italia, era tradizione l’uccisione del maiale oltre alla preparazione delle conserve e delle verdure sotto aceto.</p>
<p>Alla mia domanda “Perché ha deciso di far frequentare un corso di lingua italiana ai suoi figli?”  Simona rispose:<br />
“mi sembra giusto, visto che hanno i genitori di nazionalità italiana”.</p>
<p>Considero Simona quasi una mia coetanea, in realtà ascoltando la sua storia, ho provato grande tenerezza, ma anche tanta rabbia.</p>
<p>La storia della sua famiglia è la storia di tante, tantissime famiglie calabresi, accomunate forse da una stessa colpa, quella di essere nati in una regione “maledetta” la Calabria poichè amata con disperazione.</p>
<p>La famiglia di Simona ha subito e continua a subire la più grande ingiustizia che una famiglia possa mai vivere, Simona è cresciuta senza un padre e ora vive la sua esistenza lontano da sua madre.</p>
<p>Una storia triste come tante, ma in fondo l’emigrazione calabrese, non è altro che la summa infinita di migliaia di storie di gente costretta a vivere lontana dalla propria famiglia, dagli affetti, dai luoghi dell’infanzia, in una terra straniera che non senti mai tua.</p>
<p>Simona è la testimonianza vivente di questa lacerazione che sembra non avere mai fine. Nonostante abbia trascorso metà della sua vita in Germania, Simona dichiara di sentirsi cittadina Italiana, questo le da la forza di trasmettere e condividere con i suoi figli nati in Germania, la sua italianità.</p>
<p>È in questo contesto che si concretizza la necessità culturale di vivere tra due mondi: anche se quello che ti appartiene ti ha mandato via e quello che ti ha accolto non è riuscito a accettarti pienamente.</p>
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		<title>Le difficoltà nel trasmettere l’italianità ai figli</title>
		<link>http://www.italiansinfuga.com/2011/08/14/le-difficolta-nel-trasmettere-litalianita-ai-figli/</link>
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		<pubDate>Mon, 15 Aug 2011 00:42:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Aldo Mencaraglia</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Italiansinfuga]]></category>
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		<description><![CDATA[Trasmettere la cultura italiana ai figli nati e cresciuti all&#8217;estero è difficile. Sabrina Ceraso ci racconta la storia di Alberto (ndr ho cambiato i nomi). Alberto è un ingegnere di 48 anni nato a Torino. Durante uno dei nostri incontri a scuola, mi raccontò di aver lasciato l&#8217;Italia nel 1986 per completare gli studi in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h1>Trasmettere la cultura italiana ai figli nati e cresciuti all&#8217;estero è difficile.</h1>
<p><strong><a title="Sabrina Ceraso" href="http://www.italiansinfuga.com/2011/08/07/emigrati-di-seconda-generazione/" target="_blank">Sabrina Ceraso</a> ci racconta la storia di Alberto (ndr ho cambiato i nomi).</strong></p>
<p>Alberto è un ingegnere di 48 anni nato a Torino.</p>
<p>Durante uno dei nostri incontri a scuola, mi raccontò di aver lasciato l&#8217;Italia nel 1986 per completare gli studi in Inghilterra. Rientrò in Italia nel 1988 per adempiere agli obblighi del Servizio di Leva.</p>
<p>Dopo il militare decise di ripartire per l&#8217;Olanda dove trovò lavoro e  rimase fino al 1999, anno in cui si trasferì in Germania.</p>
<p>Mi raccontò che il motivo iniziale che lo spinse ad allontanarsi dall’Italia fu &#8220;spirito di avventura&#8221;, mentre la motivazione principale per cui poi non è più rientrato al suo paese è stato il lavoro.</p>
<p>“Forse avrei trovato anche in Italia ma non a condizioni così vantaggiose come in Olanda prima e poi in Germania”.</p>
<p>Restai ad ascoltarlo. Ero molto incuriosita da quell’uomo così gentile, educato e dall’accento diverso dal mio, si capiva che proveniva da una città del nord Italia.</p>
<p>Alberto mi rivelò di come per molti anni non si sentì mai un &#8220;emigrato&#8221; ma, piuttosto, come qualcuno che lavorava temporaneamente all&#8217;estero così come aveva sempre desiderato. Iniziò a cambiare il concetto di sé  quando nacquero i suoi figli, in quello stesso istante si pose la questione di trasmettere a loro la lingua e la cultura italiana, in quel momento si sentì un immigrato.</p>
<p>Mi raccontò di essersi reso conto che il suo status era quello di emigrato in Germania, in un particolare momento, che ricorda benissimo nella sua memoria.</p>
<p>Mi parlò di una volta in cui una sera, viaggiava in macchina con i suoi bambini e ad un trattò sentì il piccolo Luca sul sedile posteriore, che canticchiava la canzone &#8220;La Bambola&#8221; una vecchia canzone di Patty Bravo, che il figlio aveva ascoltato da uno dei suoi CDs che lui stesso definì “per emigrati un po&#8217; nostalgici”.</p>
<p>Quando osservavo Luca e Veronica, i figli di Alberto, arrivare in classe provavo una grande tenerezza. Li sentivo parlare in italiano tra loro e la cosa mi rendeva contenta.  Mi sono complimentata con Alberto per la pazienza e per il lungo lavoro che aveva compiuto con i suoi figli. Anche lui era orgoglioso di ciò e mi raccontava che anche sua moglie, tedesca, aveva favorito il fatto che i figli anche in casa comunicassero in italiano.</p>
<p>Mi disse inoltre: “Cerco di far conoscere ai miei figli qualche frammento di cultura popolare italiana (musica e film), ma naturalmente si tratta di cose che risalgono ai primi anni &#8217;80, poiché questo è il limite della mia italianità. I miei figli conoscono quindi, cantanti come Celentano, Nada, Patty Bravo, ed i Ricchi e Poveri e ascoltano canzoni dello Zecchino D&#8217;Oro degli anni 60-70. Anche sul fronte cinematografico, sono indietro di circa 30 anni. La cosa che apprezzano di più sono degli spezzoni di &#8220;Fantozzi&#8221; che guardano e riguardano su YouTube“.</p>
<p>“Con lo stesso spirito, porto i bambini ogni sabato a fare la spesa in un negozio di specialità alimentari italiane in centro, gestito da una coppia calabrese.&#8221;</p>
<p>Purtroppo, si rammaricò di non avere molti contatti con altri emigranti italiani a Konstanz, anche se sul lavoro (una grossa ditta tedesca attiva nel campo aereospaziale), incontra un numero crescente di italiani molto giovani e professionalmente molto qualificati che si sono trasferiti in Germania.</p>
<p>Un giorno, mi raccontò di aver chiesto a sua figlia Veronica per chi avrebbe fatto il tifo nel caso si fosse presentata l’occasione di una partita di calcio Italia-Germania. Mi spiegò che la bambina aveva riflettuto a lungo e alla fine gli rispose che se al momento della partita si fosse trovata in Italia, avrebbe  tifato per l&#8217;Italia, mentre se si fosse trovata in Germania la sua preferenza sarebbe stata tedesca.</p>
<p>Discutemmo a lungo sul significato della nostra identità e ad un tratto Alberto decise di raccontarmi un altro episodio che lasciò un traccia indelebile nella sua memoria.</p>
<p>Mi parlò di quando il piccolo Luca aveva tre anni e lui gli chiese se si sentisse italiano o tedesco. Mi spiegò di come Luca non voleva rispondere alla domanda, e che soltanto dietro la sua insistenza , piuttosto irritato e quasi urlando, gli rispose:  &#8220;Non lo so ancora!&#8221;.</p>
<p>Personalmente rimasi atterrita dalla risposta di Luca  ma Alberto sorridendo continuò dicendomi:<br />
“Mi pare una risposta saggia che ci ricorda che l&#8217;identità non è semplicemente ereditata, ma viene lentamente costruita nel corso degli anni”.</p>
<p>Risposi semplicemente che Luca aveva ragione. Ognuno di noi consapevolmente o meno, si costruisce nell’arco della vita una propria identità che trae origine dal luogo o dai luoghi in cui si è vissuti così come dalla fanciullezza, dalla famiglia, dall’educazione, dai maestri, dai compagni, dagli amici, dalle consuetudini, dalla lingua che si parla, dall’ambiente della scuola, del lavoro e dello svago, dai rapporti sociali, dal grado di integrazione con gli altri.</p>
<p>L’identità è un’ancora, una boa, un riferimento indispensabile per non sentirsi perduti ed  estranei. Dai racconti di Alberto ho capito come l’identità  si costruisce giorno per giorno, creando in ciascuno una mappa di persone e di luoghi e di rapporti con l’ambiente esterno che indirizzano la propria vita condizionando spesso un’intera esistenza.</p>
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		<title>Emigrati di seconda generazione</title>
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		<pubDate>Sun, 07 Aug 2011 23:38:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Aldo Mencaraglia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Germania]]></category>
		<category><![CDATA[emigrazione]]></category>
		<category><![CDATA[esperienza]]></category>
		<category><![CDATA[emigrare]]></category>
		<category><![CDATA[nostalgia]]></category>

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		<description><![CDATA[Uno degli aspetti che dovete prendere in considerazione se state pensando di emigrare è quello della transizione dei vostri figli. Gli emigrati di seconda generazione, figli di genitori nati in una nazione diversa, si trovano spesso a metà strada tra due culture e popoli. Oggi ospitiamo Sabrina Ceraso, un&#8217;insegnante con esperienza in Germania che ha [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h1>Uno degli aspetti che dovete prendere in considerazione se state pensando di emigrare è quello della transizione dei vostri figli.</h1>
<p><strong>Gli emigrati di seconda generazione, figli di genitori nati in una nazione diversa, si trovano spesso a metà strada tra due culture e popoli.</strong></p>
<p><strong>Oggi ospitiamo Sabrina Ceraso, un&#8217;insegnante con esperienza in Germania che ha sviluppato la tesi sull&#8217;argomento. Le lascio la parola.</strong></p>
<p>Durante la mia esperienza d’insegnamento nei corsi di Lingua e Cultura Italiana all’Estero, ho incontrato diverse famiglie italiane residenti a Konstanz e dintorni.</p>
<p>Alcuni dei genitori, in maggioranza donne, in più occasioni si sono dimostrate disponibili ad aprire un dialogo con me, accogliendo diversi miei interrogativi, volti a conoscere più a fondo la storia dell’emigrazione della loro famiglia.</p>
<p>Per fortuna, sono riuscita ben presto a spogliarmi della veste d’insegnante, conquistando pian piano la loro fiducia, mi hanno accettata nel ruolo di ricercatrice, accogliendomi nella loro casa e tra i ricordi della loro infanzia.</p>
<p>Storie di amara nostalgia, vissuta dai loro nonni e a loro volta dai propri genitori, ma che ancora di più oggi rattrista i loro cuori pensando ai propri figli. Personalmente ho percepito dai loro sguardi spesso tormentati, un senso di vuoto, in quegli occhi ho colto un bisogno profondo di ripensare alle proprie radici.</p>
<p>Dai loro racconti di feste tradizionali italiane trascorse tra piatti tipici e usanze caratteristiche, tra rientri in Italia per le vacanze, vecchie fotografie e speranze tradite sembra che ognuno di quei volti sia custode di un archivio di memoria di piccole e grandi storie della propria famiglia. Scrigni di una ricchezza Italiana dal valore inestimabile, tramandata da generazioni, conservata nella memoria di chi porta sulle spalle un vissuto segnato da profondi strappi laceranti carichi di simboli, metafore, riti, memorie.</p>
<p>Dai racconti emerge un costante desiderio, nascosto forse da paure represse, che i loro piccoli in fondo, non dimentichino mai le loro origini italiane.</p>
<p>Il senso di dignità che accompagna le coscienze di alcuni genitori è una qualità educativa molto importante, la volontà a non cancellare le proprie origini, tramandando ai figli la memoria delle proprie radici è uno straordinario atto d’amore sia nei confronti della propria famiglia che della propria terra.</p>
<p>Facendo riferimento alla parole di Ruth Benedict  “la cultura non è un qualcosa che si trasmette per via biologica”, possiamo ben immaginare che la costituzione biologica dell’uomo non lo obbliga a nessuna particolare forma di comportamento, dunque l’eredità culturale dell’uomo, non si trasmette per via biologica.<br />
Ma ciò che veramente unisce gli uomini è la cultura, il costume, le idee, e le norme che hanno in comune.</p>
<p>Di seguito una storia tipica (ndr: ho cambiato nomi e riferimenti a luoghi).</p>
<p>Linda è una giovane mamma di 40 anni. Abita in un piccolissimo centro alla periferia sud della città di Konstanz.<br />
A distanza di una settimana dal mio arrivo a Konstanz, mi contattò telefonicamente, dicendomi di aver chiesto il mio numero al Consolato.</p>
<p>Una voce gentile, dal chiaro accento napoletano, si presentò manifestando da subito il desiderio di conoscermi al più presto, aveva saputo che ero calabrese e mi raccontò, che suo padre era originario della provincia di Reggio Calabria. Scambiammo qualche parola e prima di salutarci, si offrì di accompagnarmi all’appuntamento che avevo fissato con il preside della scuola.</p>
<p>Quella mattina si presentò puntuale, la trovai seduta composta nell’atrio dell’Istituto ad aspettarmi, la riconobbi subito, si avvicinò e mi strinse la mano con un sorriso, dall’aspetto sembrava una donnina napoletana d’altri tempi. Il preside si mostrò contento di vederci insieme e al termine dell’appuntamento, mi invitò a casa sua per un caffé era così gentile che accettai volentieri.</p>
<p>Nella sua casa con giardino, tutto era perfettamente in ordine, la presenza di un pappagallino libero per casa mi aveva incuriosito.<br />
Le chiesi di parlarmi delle sue figlie, mi mostrò una loro foto, erano tre bambine biondissime, la più grande disse “ha un nome italiano, si chiama Roberta, ma anche le altre due gemelle, Marta e Laura”, purtroppo però incontrandole mi resi conto che forse d’italiano avevano solo il nome, Roberta la grande capiva pochissimo l’Italiano, mentre le altre due riuscivano a solo a pronunciare qualche parola.</p>
<p>Linda, continuava a rivolgersi a me dandomi del lei, a mostrarsi molto cortese, le dissi che poteva chiamarmi Sabrina, rispose un po’ meravigliata “non posso lei è l’insegnante delle mie bambine!”.</p>
<p>Mi raccontò della sua infanzia, dei genitori entrambi di origini meridionali, sua mamma era napoletana, questo<br />
tutto sommato, lo avevo un po’ intuito. I suoi genitori si erano conosciuti in Germania, entrambi emigrati in treno, suo papà alla ricerca di un lavoro, mentre sua madre spinta da curiosità, poi mi spiegò che per motivi economici, decisero di trattenersi in Germania, lavoravano entrambi in fabbrica.</p>
<p>Il paese in cui viveva, la prima volta che vi giunsi per recarmi all’appuntamento con il preside, mi aveva dato l’impressione di un paese fantasma. Quando scesi dall’autobus riuscii a sentire persino i miei passi sulla strada che avevo percorso per arrivare a scuola. Scherzammo un po’ su questo aspetto tipico della Germania, il silenzio sembra che domini ogni cosa.</p>
<p>Linda mi spiegò che in realtà, dove vive è davvero un paesino piccolissimo, in cui la presenza degli italiani è molto ristretta, questo è stato uno dei motivi per cui la sua famiglia non aveva avuto molti contatti con gli altri italiani emigrati in Germania.</p>
<p>Al contrario, quando si recava in Italia per le vacanze, al paese della madre, nel napoletano, viveva l’evento come una festa. Si divertiva ad andare al mercato con sua madre e le sue zie, perché la gente si meravigliava del fatto che quella piccola bambina che consideravano “tedesca” parlasse dialetto come una del posto. Ridendo mi confessò che quello era l’unico modo per farsi capire.</p>
<p>Quella mattina tornai a casa pensando a Linda e ai suoi racconti ed al particolare che non riuscivo a togliermi dalla testa, il suo nome.<br />
Iniziai a riflettere sui suoi modi estroversi, come se in quell’occasione Linda avesse voluto mostrarsi in tutta la sua Italianità con  la battuta di spirito detta al momento giusto, quasi da vera napoletana, eppure qualcosa non mi convinceva.</p>
<p>Negli incontri successivi, sentii sempre Linda rivolgersi alle figlie solo in tedesco, perche&#8217; infatti, non capivano l’italiano, ma Linda sosteneva che le figlie fossero in parte italiane, dunque lei da mamma italiana le aveva indirizzate al corso di lingua Italiana, perché potessero acquisirne la base mi diceva, in modo da prendere consapevolezza delle loro radici.</p>
<p>Un giorno, le bimbe portarono in classe alcuni CD musicali di Nino D&#8217;Angelo e Claudio Villa, infilai uno di quei CDs nello stereo della scuola, e alle prime note di una canzone napoletana, un brivido mi scivolò lungo la schiena.</p>
<p>Una vecchia canzone che canticchiava mio nonno durante le feste. Restai immobile pensando a Linda e alla storia della sua famiglia, anche mio nonno era emigrato a Firenze all’indomani della seconda guerra mondiale.</p>
<p>Mio nonno era molto legato alla sua chitarra alle feste amava cantare le canzoni napoletane, in quell’istante rividi le immagini della mia famiglia, mi lasciai trasportare dalla triste melodia di quella canzone, inevitabilmente  una parte di me iniziò ad accostarsi a quel mondo, fatto di ricordi e di profonda nostalgia.</p>
<p>Per cercare di immedesimarmi per quanto più possibile nella storia di Linda, in un’altra occasione, le domandai se anche i suoi genitori erano legati particolarmente a qualcosa. Mi raccontò che suo padre da buon calabrese portava con sé dietro sempre le corna, mentre sua madre era particolarmente attaccata ad una madonnina.</p>
<p>Poi mi spiegò, che i suoi genitori italiani, non conoscevano alcune tipiche usanze tedesche, così mi raccontò di come un giorno rimase molto delusa, perchè a scuola era stata l’unica bambina a non aver ricevuto il cono con i regalini e i giocattoli, o di come la madre quando lei si ammalava la curasse spesso con camomilla e borsa dell’acqua calda, per non parlare delle pietanze tipiche cucinate durante le feste tradizionali, il pesce a Natale, le verdure quando c’erano ospiti, il baccalà che si vantò di saper cucinare.</p>
<p>Linda ama tutto dell’Italia: al primo posto la famiglia, e poi il mare, il cibo, il sole, i vestiti, ma non sopporta la politica e la spazzatura.</p>
<p>Nonostante sia una donna indipendente, soddisfatta del suo lavoro e mamma di tre piccoli “tesori”, nei suoi racconti si coglie una grande nostalgia ed un forte bisogno di ricercare le proprie origini.</p>
<p>In alcuni momenti, Linda lascia trasparire dai suoi discorsi un atteggiamento di critica nei confronti di se stessa, sembra colpevolizzare le volte in cui ha rinnegato la propria identità come quella volta in cui nella sua infanzia a scuola i suoi genitori italiani non le avevano regalato la scatola di dolci e giocattoli.</p>
<p>Il sentirsi estranei, a volte diventa sofferenza in un ambiente difficile, da tutto ciò, si può ben capire come l’identità, sia un bisogno di riconoscersi in qualcosa che ti appartiene e che non puoi negare, perchè fa parte di te e dunque ritorna sempre.</p>
<div id="attachment_5856" class="wp-caption aligncenter" style="width: 510px"><a href="http://www.italiansinfuga.com/2009/08/08/come-superare-facilmente-la-nostalgia-di-casa/"><img class="size-full wp-image-5856" title="Come superare facilmente la nostalgia di casa" src="http://www.italiansinfuga.com/wp-content/uploads/2011/08/violet-flower.jpg" alt="Come superare facilmente la nostalgia di casa" width="500" height="333" /></a><p class="wp-caption-text">Come superare facilmente la nostalgia di casa</p></div>
<p>Foto: <a href="http://">romanlily</a> su Flickr</p>
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		<title>Come superare i momenti difficili all’estero</title>
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		<pubDate>Fri, 15 Oct 2010 08:55:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Aldo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Questo è un guest post di Francesca Isabella Bove, psicologa residente a Barcellona, che ci fornisce un punto di vista professionale su come superare i momenti difficili all&#8217;estero. Partire è un po’ come morire? Forse si, certo è che la scelta di vivere in un paese diverso da quello d’origine costituisce un’apertura verso un’esperienza intensa [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h1><em>Questo è un guest post di </em><a title="Francesca Isabella Bove" href="http://ipp-service.org/" target="_blank"><em>Francesca Isabella Bove</em></a><em>, psicologa residente a Barcellona, che ci fornisce un punto di vista professionale su come superare i momenti difficili all&#8217;estero.</em></h1>
<p>Partire è un po’ come morire?</p>
<p>Forse si, certo è che la scelta di vivere in un paese diverso da quello d’origine costituisce un’apertura verso un’esperienza intensa e ricca di cambiamenti. A volte la scelta è ponderata, altre obbligata, a volte si fugge altre si segue. In moltissimi casi chi sceglie di <strong>emigrare</strong> lo fa per chiudersi delle porte alle spalle ed averne di nuove davanti agli occhi, promettenti spiragli verso la realizzazione dei propri progetti.</p>
<p>Nella vastità delle motivazioni personali che spingono a preparare i bagagli..quelli grandi, si possono ritrovare delle “conseguenze” comuni a corto e lungo termine, sono i cosiddetti sintomi da stress migratorio. Detto così potrebbe sembrare qualcosa di bizzarro, evocare fantasie su rondini impazzite e stormi allo sbaraglio, beh in un certo senso il fattore disorientamento fa il suo gioco quando, soprattutto all’inizio, vengono a mancare quelle coordinate che per molto tempo ci avevano orientato dicendoci dove, come, con  e per chi eravamo.</p>
<p><strong>Emigrare</strong> costituisce quindi una crisi, una metaforica morte del conosciuto e  una rinascita nell’esplorazione dell’estraneitá. Ne scaturisce una prima fondamentale regola: non negare l’estraneo, non fare finta che sia tutto come prima mentre non lo è, per duro che possa sembrare aprirsi all’estraneità di contesti, persone e situazioni alla fine premia sempre.</p>
<p>In fondo nella decisione di <strong>emigrare</strong> si riconoscono dei vantaggi relativi alla realizzazione di propri obiettivi di sviluppo personale, i quali alla lunga si rivelano superiori agli svantaggi ed alle perdite cui si puó andare incontro.</p>
<p>Andiamo ora a vedere nel dettaglio quali sono le emozioni e le sensazioni che si possono sperimentare durante il periodo di crisi/adattamento:</p>
<p>•	Senso intenso di perdita generale del sé e delle relazioni importanti<br />
•	Sensazione perenne di confusione, non sapere dove andare o cosa fare<br />
•	Stati di ansia provocati dalla perdita delle relazioni  e dei contesti sociali familiari<br />
•	Senso di impotenza<br />
•	Stati di ansia provocati dal senso di incertezza verso il futuro<br />
•	Disturbi fisici o somatoformi (dist. alimentazione, dist.sonno, frequente mal di testa,  nausea,  etc..)<br />
•	Senso di isolamento, tristezza e nostalgia (“home-sickness”)<br />
•	Senso di inadeguatezza/estraneitá nei nuovi contesti<br />
•	Evitamento costante di situazioni sociali, perdita di interessi e apatia<br />
•	Rabbia e aggressivitá verso la cultura ospitante e suoi membri<br />
•	Costanti fantasie sul ritorno o su come fare per anticiparlo<br />
•	Stati alterni di malessere e benessere</p>
<p>E’ importante tener presente che nella fase iniziale di permanenza all’<strong>estero</strong>, specialmente se si tratta di un trasferimento definitivo o per lunghi periodi, è assolutamente naturale sperimentare certi stati emozionali come alcuni riassetti fisiologici dovuti anche ai cambi spazio-temporali e climatologici. Un fattore che può incidere notevolmente è la presenza del coniuge/famiglia, il quale  se da una parte costituisce un fattore protettivo rispetto all’isolamento dall’altra potrebbe acuire lo stress delle questioni pratiche (sistemazione, scuola dei figli, etc..).</p>
<p>Alcuni autori parlano a ragione  di “lutto migratorio”(Achotegui, 2002), in quanto alcuni degli  stati prima descritti sono anche gli stati che tipicamente si sperimentano a seguito di una perdita o meglio di una separazione da una persona cara o da qualcosa che consideravamo un punto fermo nella nostra vita. Anche le difese che di frequente  vengono messe in atto per fronteggiare il malessere sono del tutto simili a quelle del lutto: si passa da stati di negazione intensa (“ non è cambiato nulla”), alla rabbia aggressiva o al contrario all’iperadattamento, fino ad arrivare alla progressiva elaborazione delle proprie emozioni e all’attivazione del processo di con-vivenza.</p>
<p>Il risultato di questo processo è mediato da alcuni predittori, quali l’età, lo status socio-economico, il livello culturale, il grado di conoscenza della lingua del paese ospitante,  la qualitá di vita e dei rapporti che si avevano nel paese d’origine, la presenza della del/della compagno/a, il grado di assunzione della scelta ossia quanto il soggetto senta di aver maturato la decisione calcolandone i rischi o al contrario quanto si sia sentito in balía degli eventi. Infine sono importanti le prime azioni verso la ricerca di propri spazi vitali confortevoli e gratificanti, come anche un relativo interesse per la cultura ospitante.</p>
<p>A questo punto ci si potrebbe chiedere se ci sono delle azioni concrete e degli atteggiamenti che si possono adottare per superare con successo quei momenti di difficoltá. La risposta é sí! vediamone allora alcuni:</p>
<p><strong>Reagire e vivere</strong></p>
<p>•	Smettere di lamentarsi: crogiolarsi nel ripetere ció che non ci fa stare bene ci fa stare peggio in quanto ci rende inconsolabili, chi si lamenta vuole solo lamentarsi ancora.<br />
•	Uscire dall’isolamento: vedere cosa c&#8217;e’ di nuovo lá fuori ci dá alternative e ci rende piú liberi<br />
•	Sforzarsi di imparare presto la lingua e conoscere i codici gestuali del paese ospitante: ci libereremo cosí dal peso di non poter comunicare al meglio esprimendo una gamma ampia di sentimenti e sfumature. Inoltre eviteremo di essere fraintesi.<br />
•	Darsi obiettivi a breve e medio termine: professionali, sociali, formativi.<br />
•	Affrontare un problema alla volta: fare una lista dei problemi ed iniziare a risolvere i piú semplici<br />
•	Esprimere le proprie emozioni siano esse di gioia o di tristezza: piangere ma senza piangersi addosso!<br />
•	Evitare di rifugiarsi nelle sostanze stupefacenti , nell’alcool o nei farmaci: le quali forse ci fanno uno sconto momentaneo sulla frustrazione salvo poi presentare il conto con gli interessi!<br />
•	Frequentare luoghi e persone nuove e che consideriamo positive per la nostra crescita<br />
•	Coltivare gli interessi di sempre ma esplorarne anche di nuovi..<br />
•	Ritrovarsi con le persone, invitare, farsi invitare..scambiare convivialitá<br />
•	Circondarsi di cose e gesti che ci fanno stare bene: una passeggiata nel verde, una musica, un bagno caldo..a volte basta davvero poco per tornare a centrarsi<br />
•	Ricordarsi che il nostro paese d’origine non é scomparso dalla Terra e che se proprio non vogliamo rimanere dove siamo un modo per tornarci lo troveremo<br />
•	Ricordarsi spesso dell’obiettivo che avevamo quando siamo partiti e del perché allora i vantaggi superarono gli svantaggi.<br />
Chiaramente questi sono alcuni dei molti modi che ognuno puó cercare per migliorare la qualitá di vita nell’esperienza della migrazione. Consideriamo anche il fatto che alcuni gruppi particolarmente svantaggiati e con condizioni sfavorevoli in partenza e in arrivo nel paese ospitante devono ricevere un sostegno mirato alla comprensione delle loro peculiari esigenze, emotive e pratiche.</p>
<p>Inoltre é di vitale importanza non trascurare la persistenza di stati depressivi, confusionali o di isolamento (vedi sopra), in quanto  una cronicizzazione degli stessi puó rendere estremamente arduo il recupero di una vita soddisfacente, fino ad essere causa del fallimento del processo migratorio. In questi casi é sempre opportuno parlarne con uno psicologo, anche lo stesso medico di base puó orientare verso la ricerca di un aiuto specialistico appropriato.</p>
<p>Francesca Isabella Bove</p>
<p>Psicóloga Responsabile di “International Psychologists Project”<br />
<a title="IPP-Service.org" href="http://ipp-service.org/" target="_blank"> www.ipp-service.org</a></p>
<div id="attachment_3286" class="wp-caption aligncenter" style="width: 614px"><a href="http://www.italiansinfuga.com/wp-content/uploads/2010/10/labirinto-con-globo.jpg"><img class="size-full wp-image-3286" title="Come superare i momenti difficili all’estero" src="http://www.italiansinfuga.com/wp-content/uploads/2010/10/labirinto-con-globo.jpg" alt="Come superare i momenti difficili all’estero" width="604" height="361" /></a><p class="wp-caption-text">Come superare i momenti difficili all’estero</p></div>
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		<title>Classifica delle mega-regioni globali verso dove emigrare</title>
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		<pubDate>Wed, 04 Aug 2010 11:01:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Aldo</dc:creator>
				<category><![CDATA[emigrazione]]></category>
		<category><![CDATA[emigrare]]></category>

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		<description><![CDATA[A chi sta contemplando di emigrare all&#8217;estero voglio proporre il concetto di &#8220;mega-regione&#8220;, creato dall&#8217;economista Richard Florida e da i suoi collaboratori, nel tentativo di spiegare le dinamiche economiche e sociali della vita nel nuovo millennio. Thomas Friedman sostiene che &#8220;il mondo è piatto&#8221;, consentendo a tutti coloro che hanno accesso a Internet di interagire [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h1>A chi sta contemplando di emigrare all&#8217;estero voglio proporre il concetto di &#8220;<strong>mega-regione</strong>&#8220;, creato dall&#8217;economista Richard Florida e da i suoi collaboratori, nel tentativo di spiegare le dinamiche economiche e sociali della vita nel nuovo millennio.</h1>
<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="425" height="344" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/xKF-aOGXtCI&amp;hl=en_US&amp;fs=1?rel=0&amp;color1=0x006699&amp;color2=0x54abd6" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="425" height="344" src="http://www.youtube.com/v/xKF-aOGXtCI&amp;hl=en_US&amp;fs=1?rel=0&amp;color1=0x006699&amp;color2=0x54abd6" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
<p>Thomas Friedman sostiene che &#8220;il mondo è piatto&#8221;, consentendo a tutti coloro che hanno accesso a Internet di interagire nell&#8217;economia globale sfruttando le proprie potenzialità senza la tirannia della distanza.</p>
<p>Florida sostiene che questo è vero solo fino a un certo punto. Gli esseri umani tendono a concentrarsi in città dove esiste una maggiore interazione tra le persone che consente a tutti di essere più produttivi.</p>
<p>Negli ultimi 20-30 anni vi è stato lo sviluppo di quelle che Florida definisce &#8220;<strong><a title="Mega-regioni" href="http://www.creativeclass.com/creative_class/2007/10/26/rise-of-the-the-mega-regions/" target="_blank">mega-regioni</a></strong>&#8220;. Il più libero movimento di persone e di capitale consente di valicare confini nazionali con più facilità rendendo l&#8217;identità di una nazione meno importante che in passato.</p>
<p>Florida ed i suoi collaboratori hanno identificato 40 mega regioni presenti sul territorio globale che spesso valicano confini nazionali.</p>
<p>Esse hanno un&#8217;economia intorno ai 100 miliardi di dollari minimo, un livello che le pone al di sopra della 40ª più grande nazione in termini di PIL.</p>
<p>La mega regione in pratica svolge la funzione che una volta veniva svolto dalla città ma semplicemente su scala molto maggiore.</p>
<p>Questo concetto può avere molta importanza nella decisione di dove <strong>emigrare</strong> all&#8217;estero perché non si tratta più di <strong>emigrare</strong> negli Stati Uniti bensì di emigrare nel corridoio che va da Washington a Boston, ad esempio.</p>
<p>Ovviamente questo &#8220;consiglio&#8221; non vale per tutti in quanto le motivazioni per l&#8217;emigrazione sono infinite e le destinazioni che possono rendere felice l&#8217;emigrazione all&#8217;<strong>estero</strong> sono anche loro innumerevoli.</p>
<p>Per chi però ha intenzione di trasferirsi dove possono esserci maggiori opportunità di lavoro, accompagnata da una maggiore dinamicità della vita di tutti giorni, concentrarsi sulle <strong>mega regioni</strong> può essere un buon punto di partenza.</p>
<p>L&#8217;esempio già citato di <strong>mega regione</strong> è quello del corridoio che include Boston, New York e Washington e conta più di 50 milioni di persone (18% della popolazione degli Stati Uniti).</p>
<p>L&#8217;economia di questa <strong>mega regione</strong> la rende più grande di tutte le economie nazionali del mondo fatta eccezione per gli Stati Uniti ed il Giappone.</p>
<p>Per chiarire il concetto con un esempio più vicino agli Italiani, la <strong>mega regione</strong> che va da Roma a Milano e Torino incluse è stata identificata come il terzo conglomerato più largo in Europa ed il settimo a livello mondiale.</p>
<p>Ovviamente noi che conosciamo bene la geografia di questa regione avremmo da ridire sui criteri usati per definire un territorio così diverso come uno solo.</p>
<p>Ma quali sono queste <strong>mega-regioni</strong>? Ecco la classifica!</p>
<ol>
<li>Greater Tokyo</li>
<li>Bos-Wash (Boston-New York-Washington)</li>
<li>Chi-Pitts (Chicago &#8211; Pittsburgh)</li>
<li>Am-Brus-Twerp (Amsterdam-Bruxelles-Antwerp)</li>
<li>Osaka-Nagoya</li>
<li>Lon-Leed-Chester (Londra-Leeds-Manchester)</li>
<li>Rom-Mil-Tur (Roma-Milano-Torino)</li>
<li>Char-lanta (Charlotte-Atlanta)</li>
<li>So-Cal (California del Sud)</li>
<li>Frank-Gart (Francoforte-Stoccarda)</li>
<li>Barc-Lyon (Barcellona-Lione)</li>
<li>Tor-Buff-Chester (Toronto-Buffalo-Rochester)</li>
<li>Seoul-San (Seul-Busan)</li>
<li>Nor Cal (California del Nord)</li>
<li>So-Flo (Florida del Sud)</li>
<li>Fuku-kyushu (in Giappone)</li>
<li>Parigi</li>
<li>Dal-Austin (Dallas-Austin)</li>
<li>Hou-Orleans (Houston-New Orleans)</li>
<li>Mexico City (Città del Messico)</li>
<li>Cascadia (Portland-Seattle-Vancouver)</li>
<li>Rio-Paulo (Rio de Janeiro &#8211; San Paolo)</li>
<li>Hong-Zen (Hong Kong-Shenzen)</li>
<li>Sapporo</li>
<li>Vienna-pest (Vienna-Budapest)</li>
<li>Tel Aviv-Amman-Beirut</li>
<li>Prague (Praga)</li>
<li>Buenos Aires</li>
<li>Denver-Boulder</li>
<li>Phoenix-Tucson</li>
<li>Shanghai</li>
<li>Taipei</li>
<li>Lisbon (Lisbona)</li>
<li>Beijing (Pechino)</li>
<li>Delhi-Lahore</li>
<li>Glas-burgh (Glasgow-Edinburgh)</li>
<li>Berlin</li>
<li>Singapore</li>
<li>Madrid</li>
<li>Bangkok</li>
</ol>
<p><strong>Cosa ne pensate?</strong></p>
<p><strong></strong></p>
<div id="attachment_2792" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><a href="http://www.italiansinfuga.com/wp-content/uploads/2010/08/world-map.jpg"><img class="size-medium wp-image-2792" title="Classifica mega regioni" src="http://www.italiansinfuga.com/wp-content/uploads/2010/08/world-map-300x212.jpg" alt="Classifica mega regioni" width="300" height="212" /></a><p class="wp-caption-text">Classifica mega regioni</p></div>
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