Archive for 'Economia'

Classifica mondiale pari opportunità

Il World Economic Forum ha pubblicato l’edizione 2009 del Global Gender Gap Index, la classifica mondiale delle pari opportunità. Nella graduatoria tutte la nazioni del mondo vengono valutate in base ad un numero di fattori che determinano quale sia la parità tra uomini e donne.

Come al solito queste classifiche sono da prendersi con le molle ma danno un’indicazione della relatività tra nazioni che può esservi utile se state pensando di emigrare all’estero.

Il World Economic Forum afferma che lo studio dimostra che la parità tra uomini e donne è d’obbligo per le società che intendono essere competitive economicamente e prosperare.

Lo studio rivela che le nazioni nordiche hanno la minor diseguaglianza tra uomini e donne, confermando il loro posto in cima alle varie graduatorie di qualità della vita.

L’Islanda conquista il primo posto della classifica superando la Finlandia e la Norvegia (prima l’anno scorso). La Svezia al quarto posto completa la dominazione scandinava dei primi posti della graduatoria 2009.

La classifica si basa su come le nazioni dividono opportunità e risorse tra uomini e donne, indipendentemente dal livello assoluto di risorse.

Le altre nazioni nella Top 10 sono la Nuova Zelanda, il Sud Africa, la Danimarca, l’Irlanda, le Filippine ed il Lesotho.

Altre nazioni di interesse ai lettori di italiansinfuga sono l’Olanda (11), Germania (12), Regno Unito (15), Spagna (17), Australia (20), Canada (25), Stati Uniti (31), Belgio (33).

L’Italia? Al 77esimo posto, uno dei più bassi in Europa.

I motivi? Una bassa partecipazione delle donne all’attività economica del Paese.

Se siete donne in Italia e state pensando di emigrare per migliorare le vostre opportunità di lavoro, leggete la classifica completa per farvi un’idea di dove sia meglio emigrare.

Share/Save/Bookmark

Classifica mondiale dei migliori Paesi in cui vivere

L’ONU ha pubblicato la classifica mondiale dei migliori Paesi in cui vivere.

L’Human Development Index (HDI) misura la sviluppo di una nazione da un punto di vista umano.

Riporta fattori quali:

  • longevità e salute espressa in termini di aspettativa alla nascita
  • accesso a conoscenza e cultura, misurato in base al tasso di alfabetizzazione e l’iscrizione all’istruzione
  • tenore di vita, misurato come GDP per capita relativo al potere d’acquisto

Queste misure vengono poi usate per arrivare ad un punteggio tra 0 ed 1 e la classifica viene redatta a seconda del punteggio relativo tra le nazioni.

La classifica del 2009 include 182 nazioni, usa data risalenti al 2007 e quindi non include l’impatto della crisi economica globale.

Tra il 2006 ed il 2007, il punteggio è salito in 174 nazioni ed è sceso in sole 4 nazioni.

La Cina è la nazione con il maggiore balzo in classifica, migliorandosi di 7 posizioni, seguita da Colombia e Perù, grazie all’incremento dei salari.

La Norvegia è in cima alla classifica, seguita dall’Australia e dall’Islanda. Il podio rimane immutato mentre ci sono pochi cambiamenti nelle prime dieci con la sola Francia che spodesta il Lussemburgo.

L’Italia si piazza al diciottesimo posto, tra il Belgio ed il Liechtenstein, una posizione che la pone nel gruppo delle nazioni con un ‘Sviluppo umano molto alto’, la categoria migliore.

E le altre nazioni che seguiamo regolarmente su italiansinfuga.com?

Il Canada si piazza al quarto posto; l’Irlanda al quinto; l’Olanda al sesto; la Svezia al settimo; il Giappone al decimo; gli USA al tredicesimo; la Spagna al quindicesimo; la Danimarca al sedicesimo; la Nuova Zelanda la ventesimo; il Regno Unito al ventunesimo; la Germania al ventiduesimo.

Se state decidendo di emigrare, fatevi aiutare nella scelta della destinazione da questa classifica.

Ecco la classifica completa.

Norway 0.971

Australia 0.970

Iceland 0.969

Canada 0.966

Ireland 0.965

Netherlands 0.964

Sweden 0.963

France 0.961

Switzerland 0.960

Japan 0.960

Luxembourg 0.960

Finland 0.959

United States 0.956

Austria 0.955

Spain 0.955

Denmark 0.955

Belgium 0.953

Italy 0.951

Liechtenstein 0.951

New Zealand 0.950

United Kingdom 0.947

Germany 0.947

Singapore 0.944

Hong Kong, China (SAR) 0.944

Greece 0.942

Korea (Republic of) 0.937

Israel 0.935

Andorra 0.934

Slovenia 0.929

Brunei Darussalam 0.920

Kuwait 0.916

Cyprus 0.914

Qatar 0.910

Portugal 0.909

United Arab Emirates 0.903

Czech Republic 0.903

Barbados 0.903

Malta 0.902

Bahrain 0.895

Estonia 0.883

Poland 0.880

Slovakia 0.880

Hungary 0.879

Chile 0.878

Croatia 0.871

Lithuania 0.870

Antigua and Barbuda 0.868

Latvia 0.866

Argentina 0.866

Uruguay 0.865

Cuba 0.863 51

Bahamas 0.856

Mexico 0.854

Costa Rica 0.854

Libyan Arab Jamahiriya 0.847

Oman 0.846

Seychelles 0.845

Venezuela 0.844

Saudi Arabia 0.843

Panama 0.840

Bulgaria 0.840

Saint Kitts and Nevis 0.838

Romania 0.837

Trinidad and Tobago 0.837

Montenegro 0.834

Malaysia 0.829

Serbia 0.826

Belarus 0.826

Saint Lucia 0.821

Albania 0.818

Russian Federation 0.817

Macedonia 0.817

Dominica 0.814

Grenada 0.813

Brazil 0.813

Bosnia and Herzegovina 0.812

Colombia 0.807

Peru 0.806

Turkey 0.806

Ecuador 0.806

Mauritius 0.804

Kazakhstan 0.804

Lebanon 0.803

Armenia 0.798

Ukraine 0.796

Azerbaijan 0.787

Thailand 0.783

Iran 0.782

Georgia 0.778

Dominican Republic 0.777

Saint Vincent and the Grenadines 0.772

China 0.772

Belize 0.772

Samoa 0.771

Maldives 0.771

Jordan 0.770

Suriname 0.769

Tunisia 0.769

Tonga 0.768

Jamaica 0.766

Paraguay 0.761

Sri Lanka 0.759

Gabon 0.755

Algeria 0.754

Philippines 0.751

El Salvador 0.747

Syrian Arab Republic 0.742

Fiji 0.741

Turkmenistan 0.739

Occupied Palestinian Territories 0.737

Indonesia 0.734

Honduras 0.732

Bolivia 0.729

Guyana 0.729

Mongolia 0.727

Viet Nam 0.725

Moldova 0.720

Equatorial Guinea 0.719

Uzbekistan 0.710

Kyrgyzstan 0.710

Cape Verde 0.708

Guatemala 0.704

Egypt 0.703

Nicaragua 0.699

Botswana 0.694

Vanuatu 0.693

Tajikistan 0.688

Namibia 0.686

South Africa 0.683

Morocco 0.654

Sao Tome and Principe 0.651

Bhutan 0.619

Lao People’s Democratic Republic 0.619

India 0.612

Solomon Islands 0.610

Congo 0.601

Cambodia 0.593

Myanmar 0.586

Comoros 0.576

Yemen 0.575

Pakistan 0.572

Swaziland 0.572

Angola 0.564

Nepal 0.553

Madagascar 0.543

Bangladesh 0.543

Kenya 0.541

Papua New Guinea 0.541

Haiti 0.532

Sudan 0.531

Tanzania 0.530

Ghana 0.526

Cameroon 0.523

Mauritania 0.520

Djibouti 0.520

Lesotho 0.514

Uganda 0.514

Nigeria 0.511

Togo 0.499 159

Malawi 0.493

Benin 0.492

Timor-Leste 0.489

Côte d’Ivoire 0.484

Zambia 0.481

Eritrea 0.472

Senegal 0.464

Rwanda 0.460

Gambia 0.456

Liberia 0.442

Guinea 0.435

Ethiopia 0.414

Mozambique 0.402

Guinea-Bissau 0.396

Burundi 0.394

Chad 0.392

Congo 0.389

Burkina Faso 0.389

Mali 0.371

Central African Republic 0.369

Sierra Leone 0.365

Afghanistan 0.352

Post con temi simili

Classifica mondiale nazioni più pacifiche

Classifica dei sistemi sanitari in Europa

Classifica globale del potere d’acquisto nelle principali città del mondo

Share/Save/Bookmark

Chi altro vuole emigrare dove l’economia è in ripresa?

La stato dell’economia di un Paese è molto importante per chi vuole emigrare perchè il mercato del lavoro segue quasi di pari passo la salute dell’economia.

Di questi tempi di crisi finanziaria globale il consenso degli economisti è che il mercato del lavoro si riprenderà alcuni mesi dopo l’economia del singolo Paese.

Ci sono Paesi che si stanno riprendendo?

Sembra di sì.

Le ultime previsioni della Reserve Bank of Australia (la banca centrale) danno l’economia australiana in crescita nel 2009 del o,5 per cento mentre in passato prevedeva che si contraesse del 1 per cento.

L’Australia ha avuto un solo trimestre di contrazione economica, l’ultimo del 2008, e la Reserve Bank of Australia ha ridotto i tassi di interesse al livello più basso degli ultimi 49 anni.

Insomma, seppure con prudenza, sembra che la Banca stia suggerendo che il peggio della crisi economica per l’Australia sia passato quindi se state pensando di emigrare in Australia iniziate a preparare le valigie!

L’altra nazione in ripresa sembra sia il Canada.

La Bank of Canada ha rivelato che prevede che l’economia crescerà ad un tasso annuale del 1,3 per cento nel trimestre attuale, il che renderebbe questa recessione più breve e meno lunga della maggior parte di quelle passate, con l’unica differenza la sua globalità.

Insomma se vi state chiedendo quando e dove emigrare iniziate a puntare verso Australia e Canada!

Post con temi simili

Emigrare in Australia sì, ma quando?

Share/Save/Bookmark

Il Canada ha ancora bisogno di contabili dall’estero

Secondo il Globe and Mail, il Canada ha ancora bisogno di contabili con esperienza dall’estero nonostante la crisi economica stia causando licenziamenti in altri settori.

Emerald Lake Yoho N.P. Canada

Il signor Leebosh, un senior manager presso Egan LLP, azienda di avvocati specializzati nelle leggi sull’immigrazione, offre assistenza a ditte di contabilità canadesi per trovare personale all’estero e facilitare la loro migrazione verso il Canada.

Dice “negli ultimi dieci anni c’è stata una carenza di contabili in Canada che la nazione non è stata in grado di colmare”

La professione di contabile è una delle 38 elencate da Immigration Canada come richiesta per il futuro prossimo.

La più grande difficoltà per Leebosh è la lentezza del sistema di immigrazione canadese che risulta in un lasso di tempo per ottenere la residenza permanente di 12 mesi. Inoltre c’è la nota difficoltà da parte del Canada nell’elargire permessi di lavoro a tempo breve per colmare lacune in modo immediato.

“Cosa sta succedendo adesso è che il governo sta facendo il possibile per garantire che posti di lavoro vengano offerti a Canadesi prima che a stranieri”

Ma di Canadesi con qualifiche non ce n’è a sufficienza.

“I nostri clienti identificano i loro bisogni per il settore contabile ed una volta identificati non possono aspettare 12 mesi per soddisfarli” dice Leebosh.

“Così cerchiamo di ottenere permessi di lavoro a breve termine. Sarebbe sbagliato dire che i permessi non esistono ma sono sicuramente difficili da ottenere.”

Fiona Macfarlane dice che il 25 per cento del personale della Ernst & Young in Canada sono professionisti qualificati immigrati in Canada dall’estero. Originaria del Sud Africa, emigrò nel 1987. Dopo una iniziale difficoltà nel trovare lavoro, la Macfarlane è diventata il Chief Operating Officer della divisione fiscale, un business da 3 miliardi di dollari.

“Ad una conferenza sulle tasse recentemente erano presenti tutte le persone che lavorano per la divisione e abbiamo dato loro il benvenuto nello loro madre lingua. Ci siamo dovuti fermare a 15 lingue perchè non avevamo abbastanza tempo. Era fantastico e commovente” dice.

“Gli immigrati offrono il vantaggio di capire la mentalità dei nostri clienti che non sono più basati nel Nord America come una volta. Oggi abbiamo clienti che hanno i quartieri generali a Dubai o in Cina, ad esempio”

La Macfarlane dice che Ernst & Young si sforza di offrire programmi per assistere gli immigrati.

“Dipendiamo dagli immigrati per la nostra crescita economica. Cerchiamo di creare pari opportunità. Abbiamo un programma di addestramento chiamato ‘Avere successo in Canada’, abbiamo programmi che mirano a capire altre culture. Una volta capito che esistono differenze e capiti i propri pregiudizi, è molto più facile capire cosa l’altra persona sta dicendo e aiutarli ad avere successo.”

Tim Forristal, il vice-presidente dell’istruzione al Canadian Institute of Chartered Accountants, dice che datori di lavoro canadesi vogliono essere in grado di assumere contabili stranieri con fiducia. “Il Canada è alla ricerca di parecchi contabili e la nostra missione è quella di creare metodi di qualità per valutare le qualifiche di contabili stranieri”.

Insomma se sei un contabile italiano e vuoi emigrare in verso il Canada ed alcune delle citta più vivibili del mondo, ti stanno aspettando!

Share/Save/Bookmark

Tasso disoccupazione in Europa al livello più alto degli ultimi dieci anni

La BBC rivela che il tasso di disoccupazione nelle 16 nazioni che usano l’Euro è cresciuto in Aprile a livelli non visti da dieci anni.

L’agenzia Eurostat riferisce che il tasso di disoccupazione nella zona euro è salito dal 8,9% di Marzo al 9,2% di Aprile, il livello più alto dal Settembre 1999. Il tasso di disoccupazione nell’Unione Europea, 27 nazioni, è salito dall’8,4% in Marzo fino al 8,6% in Aprile.

Eurostat stima che 20,8 milioni di persone erano disoccupate in Europa in Aprile, 556 mila in più che in Marzo.

I più alti tassi di disoccupazione erano in Spagna (18,1%), Latvia (17,4%) e Lituania (16,8%). I più bassi erano in Olanda (3%), Austria (4,2%) e Cipro (5,4%).

La disoccupazione è cresciuta in tutti gli stati dell’Unione Europea fatta eccezione per Romania e Grecia. In Germania, l’economia più grande in Europa, il tasso di disoccupazione è salito dal 7,6% al 7,7%. In Francia, la seconda economia in Europa per dimensioni, la disoccupazione è salita dal 8,8% al 8,9%.

Economisti avvertono che, anche se si possono iniziare a vedere segni di miglioramento nelle economie dei vari Paesi, la disoccupazione in genere è più lenta a migliorare.

Howard Archer, della IHS Global Insight, dice “ci vorrà tempo prima che miglioramenti nell’attività economica sia di beneficio all’occupazione. Prevediamo che l’attività economica rimarrà troppo debole per creare lavori fino al 2010.”

Post con temi simili

L’Irlanda dagli altari alle polveri


Se sei giovane, dimenticati di andare in Inghilterra a lavorare

Share/Save/Bookmark

L’Irlanda dagli altari alle polveri

L’economia della Repubblica di Irlanda, fino a poco tempo fa con zero disoccupazione e tassi di crescita del 10%, è crollata, scrive la BBC.

Previsioni la danno in contrazione del 9% per quest’anno e con un tasso di disoccupazione del 17% per il prossimo anno.

Per la Generazione Y questo crollo è particolarmente duro da digerire. Quando James Mooney, 23 anni, ad esempio, studiava per diventare geometra, gli insegnanti dicevano che lui ed i suoi coetanei sarebbero diventati milionari entro i 35 anni grazie al boom edilizio. 

Invece, James è la faccia di una nuova generazione di emigranti irlandesi e vive a Londra con altri cinque Irlandesi suoi coetanei, in una situazione che nessuno di loro si immaginava di affrontare solo poco tempo fa.

Al contrario di generazioni precedenti, abituate ad emigrare, James ed i suoi amici sono stati educati ad aspettarsi di trovare un lavoro in Irlanda.

Ma l’Irlanda, un’economia piccola ed aperta, non poteva sfuggire alla recessione globale. Però sta andando peggio del previsto. 

I problemi dell’Irlanda sono raddoppiati da quando è passata nel 2001 da un’economia dedicata all’esportazione ad un’economia sostenuta da un boom dei consumi interni.

Gli Irlandesi spendevano senza preoccupazioni, in particolare modo sulle case. La soluzione trovata per creare crescita economica infinita era quella di costruire tante case e di venderle gli uni agli altri. Tutti partecipavano al boom.

Il Governo irlandese concedeva sgravi fiscali per costruire, affittare e comprare case.

Le banche irlandesi prestavano soldi senza preoccupazioni a costruttori per terreni e proprietà sovraprezzo e davano mutui del 100% a chiunque riuscissero a convincere ad indebitarsi. 

I prezzi delle case a Dublino erano più cari che a Parigi, la capitale culturale d’Europa, ed i lavoratori a Dublino erano costretti a spostarsi a vivere in periferia dove non ci sono trasporti pubblici e il viaggio andata e ritorno dalla capitale dura due o tre ore di macchina.

I contadini erano increduli del valore dei loro terreni a seguito della domanda per la costruzione di case.

La gente comprava dozzine di case, per i figli o come investimenti. Lavoratori polacchi immigravano in Irlanda per costruire le case dopodichè ci vivevano dentro affittandole.

Usando i profitti o i profitti auspicati sulle proprietà irlandesi, costruttori iniziarono a comprare proprietà all’estero.

Gli Irlandesi stavano comprando il mondo e la ciliegina sulla torta fu l’acquisto da parte di un consorzio irlandese del gruppo alberghiero Savoy nel 2004, una vendetta contro la Gran Bretagna.

Il crollo è arrivato velocemente e brutalmente.

Il sistema bancario è insolvente ed è stato salvato dal contribuente.

In tutta l’Irlanda ci sono villaggi fantasma con case nuove ma vuote.

Chi ha comprato uno o due anni fa si ritrovano con mutui enormi per case che hanno già perso il 40% del valore e ne stanno perdendo ulteriormente. 

Inoltre queste persone rischiano di perdere il posto di lavoro.

L’economia in Irlanda: dagli altari alle polveri.

Share/Save/Bookmark

50 nuovi posti di lavoro a Shannon, Irlanda

50 nuovi posti di lavoro saranno creati in Shannon, Irlanda, dall’americana SGS Tools Company, secondo rte.ie.

L’azienda è specializzata in utensili da taglio rotante e la ditta di Shannon verrà chiamata Melcut Cutting Tools Limited. 

L’annuncio è stato dato da Tanáiste e Ministro per l’Impresa Mary Coughlan al lancio dell’End of Year Statement da parte dell’ente Shannon Development, che compie 50 anni nel 2009.

L’ente dice che ha creato 108 extra lavori nel 2008 a dispetto delle difficoltà finanziarie globali.

In sostanza, un raggio di sole in questo periodo di buio pesto.

Post con temi simili

320.000 disoccupati in Irlanda nel 2009

Per ricevere aggiornamenti di Italiansinfuga.com nella vostra casella postale elettronica,
Iscrivetevi alla newsletter di Italiansinfuga

Seguitemi su Twitter, cercate il profilo ‘italiansinfuga’!

Su Facebook, diventate amici con ‘Italians Infuga’!

Share/Save/Bookmark

La Reserve Bank d’Australia taglia il tasso di interesse dell’1%

La Reserve Bank (Banca Centrale) d’Australia ha ridotto il tasso di interesse fino al 3,25 per cento.

“C’è stato un netto peggioramento delle condizioni economiche mondiali verso la fine del 2008″ ha detto Glenn Stevens, il Governatore della Reserve Bank. “L’effetto sulla fiducia delle famiglie e delle aziende a seguito della crisi finanziaria globale è stato accompagnato da un declino nella domanda globale”

Le banche Westpac e ANZ hanno già tagliato i propri tassi di interesse per i mutui, replicando in pieno il taglio della Reserve Bank.

Dallo scorso Settembre la Reserve Bank ha tagliato il tasso di interesse di 4 punti percentuali, portandolo al livello più basso dal 1964.

Il taglio segue di poche ore l’annuncio del governo federale australiano di un pacchetto di stimolo del valore di 42 miliardi di dollari australiani mirato ad evitare la recessione. La spesa comprende 12,7 miliardi di dollari in pagamenti in contanti e 28 miliardi di dollari per infrastrutture tipo strade e scuole.

Post con temi simili

5 previsioni per l’economia nel 2009

Per ricevere aggiornamenti di Italiansinfuga.com nella vostra casella postale elettronica,
Iscrivetevi alla newsletter di Italiansinfuga

Seguitemi su Twitter, cercate il profilo ‘italiansinfuga’!

Su Facebook, diventate amici con ‘Italians Infuga’!

Share/Save/Bookmark

Italiani, finite l’università il più in fretta possibile

Leggo su Cambiamondo che anche l’introduzione della 3+2 non ha accorciato i tempi dei quali gli studenti universitari in Italia hanno bisogno per laurearsi.

Ho trovato uno studio sulla situazione australiana che mi dice che circa la metà dei giovani Australiani che oggi hanno 24 anni di età iniziarono gli studi universitari. Di questi, due terzi si sono poi laureati.

Il dato più importante è però l’età. A 24 anni solo uno su dieci iscritti sta ancora completando gli studi universitari.

Perchè ciò è importante per gli studenti universitari italiani?

Perchè il modello universitario australiano è simile, se non lo stesso, a quello britannico, statunitense ed europeo del nord.

O completi gli studi entro un certo numero di anni o sei fuori.

Il risultato è che i laureati iniziano a lavorare a 23-24 anni e, quando il laureato italiano medio arriva sul mondo del lavoro internazionale, i coetanei che trova come concorrenti per lo stesso posto di lavoro hanno già 4-5 anni di esperienza lavorativa.

Dal punto di vista del datore di lavoro internazionale il laureato Italiano medio ha un handicap difficilmente sormontabile dalle qualità dell’individuo.

Dissuaderei dall’atteggiamento “ma che ce ne frega, siamo in Italia”, perchè che vi piaccia o meno il mondo del lavoro si sta internazionalizzando sempre di più ed il movimento di laureati è sempre maggiore.

Post con temi simili

Dove vanno i cervelli italiani in fuga?

L’università australiana fa guadagnare 1 milione e mezzo di dollari in più
Per ricevere aggiornamenti di Italiansinfuga.com nella vostra casella postale elettronica,
Iscrivetevi alla newsletter di Italiansinfuga

Share/Save/Bookmark

Classifica europea del salario minimo - Italia da Serie B

La Valigia di Cartone riporta l’imbarazzante situazione nella quale si trova l’Italia per quel che riguarda la classifica dei salari minimi per i lavoratori dipendenti.

Mentre la media per il salario minimo nelle 15 nazioni più sviluppate d’Europa è di 1.160 euro al mese, l’Italia si attesta al dodicesimo posto con 866 euro al mese mentre la Danimarca è prima in classifica con 2,850 1,850 euro al mese.

Peggio stanno solo i soliti noti Portogallo, Grecia e Spagna.

Badate bene che l’Italia è uno dei soli 7 Paesi su 27 a non avere un salario minimo per legge.

Insomma, come al solito, conviene emigrare verso Danimarca, Lussemburgo, Irlanda, Svezia, regno Unito, Olanda, Germania, Belgio, Francia, Finlandia e Austria.

Per ricevere aggiornamenti di Italiansinfuga.com nella vostra casella postale elettronica,
Iscrivetevi alla newsletter di Italiansinfuga

Share/Save/Bookmark