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	<title>italiansinfuga &#187; Aldo</title>
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	<description>Aiuto per chi vuole emigrare all'estero</description>
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		<title>Couchsurfing per risparmiare sulla sistemazione all’estero</title>
		<link>http://www.italiansinfuga.com/2011/07/05/couchsurfing-per-risparmiare-sulla-sistemazione-allestero/</link>
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		<pubDate>Wed, 06 Jul 2011 03:49:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Aldo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Varie]]></category>
		<category><![CDATA[couchsurfing]]></category>

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		<description><![CDATA[CouchSurfing è una comunità no-profit su Internet che consente di trovare ospitalità gratuita presso individui sparsi in tutto il mondo. Il concetto di base è che queste persone mettono a disposizione il proprio &#8220;divano&#8221; (può anche trattarsi di un letto vero e proprio) con chi sta viaggiando e si trova nella loro città avendo bisogno [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h1><a title="Couchsurfing" href="http://www.couchsurfing.org/" target="_blank">CouchSurfing</a> è una comunità no-profit su Internet che consente di trovare ospitalità gratuita presso individui sparsi in tutto il mondo.</h1>
<p>Il concetto di base è che queste persone mettono a disposizione il proprio &#8220;divano&#8221; (può anche trattarsi di un letto vero e proprio) con chi sta viaggiando e si trova nella loro città avendo bisogno di sistemazione per qualche giorno.</p>
<p>Questo consente ovviamente al viaggiatore di risparmiare moltissimo sulle spese in quanto questo scambio non prevede contropartite monetarie.</p>
<div id="attachment_5407" class="wp-caption alignleft" style="width: 170px"><a href="http://www.couchsurfing.org/"><img class="size-full wp-image-5407" title="Couchsurfing" src="http://www.italiansinfuga.com/wp-content/uploads/2011/07/couchsurfing.png" alt="Couchsurfing" width="160" height="99" /></a><p class="wp-caption-text">Couchsurfing</p></div>
<p>Esistono però tantissimi altri aspetti positivi dell&#8217;iniziativa oltre a quello finanziario. Si conoscono persone di tutto il mondo, si capisce meglio la cultura del luogo, si capisce meglio lo stile di vita di altri popoli e si consente ad un numero maggiore di persone di viaggiare.</p>
<p>Preciso che io non ho mai utilizzato il servizio perché non esisteva ancora quando eravamo più giovani e spensierati però penso che sia uno strumento potenzialmente molto utile per chi vuole esplorare l&#8217;estero.</p>
<p>Il sito conta quasi 3 milioni di partecipanti in 80.000 città e cittadine in 246 nazioni e territori.</p>
<p>Ovviamente questo tipo di iniziativa è più indicata per i giovani e quelli che fanno &#8216;backpacking&#8217;, un turismo con ristretti fondi monetari.</p>
<p>Ciononostante <strong>CouchSurfing</strong> può essere molto utile anche chi sta pensando di andare all&#8217;estero in pianta più o meno stabile.</p>
<p>Ad esempio, vi hanno invitato per un colloquio di lavoro in un&#8217;altra capitale europea per dopodomani. Avete i soldi giusto per il biglietto aereo oppure non riuscite a trovare albergo ad un prezzo decente in un periodo di tempo così breve. <strong>Couchsurfing</strong> può aiutarvi a trovare sistemazione per una notte o due e nel frattempo creare un&#8217;altra amicizia in una nazione diversa, ampliando così la vostra rete di conoscenze.</p>
<p>Oppure siete appena arrivati nella città dove intendete stabilirvi ma prima di affittare un appartamento volete passare alcuni giorni a visitare le opzioni che vi vengono presentate e capire meglio come funziona la città.</p>
<p>D&#8217;altro canto, voi potete mettere a disposizione il vostro divano o la camera da letto inutilizzata attraverso <strong>Couchsurfing</strong> e restituire il favore alla comunità, di nuovo creandovi amicizie internazionali.</p>
<p><strong>Couchsurfing</strong> è gratuito, non bisogna pagare per registrarsi e più informazioni si condividono attraverso il proprio profilo, meglio si riuscirà a trovare persone disposte ad ospitarvi.</p>
<p>Potete cercare sistemazione filtrando chi la mette a disposizione usando parametri quali età, località eccetera eccetera.</p>
<p>La durata, natura ed i termini della permanenza sul &#8220;divano&#8221; altrui vengono in genere decisi in anticipo tra le due parti.</p>
<p>L&#8217;età media dei partecipanti è di 28 anni con circa il 20% di essi provenienti dagli Stati Uniti con Germania, Francia, Canada ed Inghilterra nazioni ben rappresentate.</p>
<p>Ovviamente esistono aspetti critici relativi alla sicurezza personale quando si va a stare presso sconosciuti o si ospita uno sconosciuto in casa. Esistono alcuni metodi per aumentare la propria sicurezza e quella degli altri viaggiatori.</p>
<p>Innanzitutto il sito consente di fornire referenze sull&#8217;esperienza avuta con altri partecipanti. Questo consente a chi legge le referenze di farsi un&#8217;idea migliore su di voi e su come vi comportate, dando loro più fiducia nell&#8217;instaurare un rapporto di scambio.</p>
<p>&#8216;Vouching&#8217; consente di dimostrare che conoscete bene una persona che partecipa al <strong>Couchsurfing</strong> e potete raccomandarla come persona di fiducia. Ovviamente tutto quello che questa persona farà, positivo o negativo, rifletterà su di voi quindi il &#8216;vouching&#8217; va usato con giudizio.</p>
<p>&#8216;Verification&#8217; è un sistema che permette ai partecipanti di verificare la propria identità e locazione fisica, limitando quindi la possibilità che individui mentano sui propri dettagli.</p>
<p>Inoltre tutti gli partecipanti possono indicare come &#8220;amici&#8221; tutti coloro che conoscono effettivamente di persona. Questo aspetto di social networking consente di capire meglio l&#8217;affidabilità dei potenziali ospiti.</p>
<p><strong>Chi di voi ha esperienza di Couchsurfing? Lasciate un messaggio!</strong></p>
<p>Ho anche registrato un video per darvi un&#8217;idea di cosa si tratti.</p>
<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="560" height="349" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/bZQYYWRY1ls?version=3&amp;hl=en_US" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="560" height="349" src="http://www.youtube.com/v/bZQYYWRY1ls?version=3&amp;hl=en_US" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
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		<title>Trasformarsi durante la ricerca lavoro all’estero</title>
		<link>http://www.italiansinfuga.com/2011/07/04/trasformarsi-durante-la-ricerca-lavoro-allestero/</link>
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		<pubDate>Tue, 05 Jul 2011 01:28:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Aldo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Francia]]></category>
		<category><![CDATA[Inghilterra]]></category>
		<category><![CDATA[Italiansinfuga]]></category>
		<category><![CDATA[dordogna]]></category>
		<category><![CDATA[londra]]></category>

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		<description><![CDATA[Irene Ferravioli ci racconta come è cambiata durante la ricerca di lavoro all&#8217;estero. Inoltre condivide utili suggerimenti pratici usando la sua esperienza in Inghilterra ed in Dordogna, Francia. Ci descrivi il tuo background accademico? Come scuola superiore ho fatto il Liceo Scientifico Tecnologico, poi ho fatto un anno di volontariato sociale: 4 mesi a Mag6, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h1><a title="Irene Ferravioli" href="http://www.linkedin.com/in/ireneferravioli" target="_blank">Irene Ferravioli</a> ci racconta come è cambiata durante la ricerca di lavoro all&#8217;estero.</h1>
<p><strong>Inoltre condivide utili suggerimenti pratici usando la sua esperienza in Inghilterra ed in Dordogna, Francia.</strong></p>
<p><strong>Ci descrivi il tuo background accademico?</strong></p>
<p>Come scuola superiore ho fatto il Liceo Scientifico Tecnologico, poi ho fatto un anno di volontariato sociale: 4 mesi a Mag6, un’associazione che si occupa di finanza etica, e per 6 mesi ho vissuto in una casa famiglia e lavorato in un centro diurno per persone disabili gravi e in una mensa per i poveri.</p>
<p>Questa è stata la mia prima esperienza di vita fuori di casa e lontana dalla mia città.</p>
<p>All’università ho studiato Scienze della Comunicazione alla triennale e Nuovi Media e Comunicazione Multimediale alla specialistica.</p>
<p><strong> </strong></p>
<div id="attachment_5331" class="wp-caption alignleft" style="width: 90px"><a href="http://www.italiansinfuga.com/wp-content/uploads/2011/07/irene-ferravioli.jpg"><img class="size-full wp-image-5331" title="Irene Ferravioli" src="http://www.italiansinfuga.com/wp-content/uploads/2011/07/irene-ferravioli.jpg" alt="Irene Ferravioli" width="80" height="80" /></a><p class="wp-caption-text">Irene Ferravioli</p></div>
<p><strong>Durante gli studi hai avuto esperienze di lavoro/stage in Italia, che benefici ne hai tratto?</strong></p>
<p>Ho fatto due stage, entrambi della durata di 180 ore: il primo in un ufficio turistico che gestiva anche la sede di un ente europeo che tratta di pellegrinaggi e il secondo in un’impresa che si occupa di fumetti.</p>
<p>Per quanto riguarda il primo stage…era la mia prima esperienza seria simile ad un lavoro in un ufficio quindi è li che ho cominciato a interrogarmi seriamente su cosa volesse dire per me “essere professionale”, cosa volesse dire “lavorare bene”.</p>
<p>Dal punto di vista di curriculum invece penso che questo stage sia valso praticamente nulla: era la prima volta che prendevano uno stagista e non erano preparatissimi. Ho fatto qualcosa ma c’è stata anche una buona quantità di tempo “di parcheggio”.</p>
<p>Questo è dovuto al fatto che la mia tutor era per la maggior parte del tempo assente e il mio inserimento nello staff non era stato progettato. Ho la sensazione che lei pensasse che, una volta li, le cose si sarebbero evolute da sole: oggi una cosa, domani un’altra e io avrei avuto il mio ruolo in poco tempo. Invece non funziona così: la gente che lavora in un ufficio ha le sue cose da fare e non sta a loro pianificare cosa fare fare a me.</p>
<p>Quindi, consiglio per tutti quelli che devono cominciare uno stage: il progetto deve essere preciso, molto ben definito nei dettagli. Dovete avere un ruolo che non sia semplicemente quello di “stagista” ma “assistente a …” o quello che volete, ma un ruolo.</p>
<p>Il secondo stage mi ha dato una visuale più ampia. Era un’impresa internazionale e ho visto cosa significa lavorare in coordinazione con gente che sta dall’altro capo del mondo. È qui che ho capito l’importanza delle lingue (ok, lo sapevo già, ma era una consapevolezza da cui rifuggivo).</p>
<p>In questa azienda ho anche toccato con mano il disinteresse dei dirigenti verso il lavoro ben fatto. Tagli di personale che costringevano chi rimaneva a turni di lavoro lunghissimi retribuiti come un turno normale, macchinari ormai preistorici, blocco delle assunzioni ma continue promesse di “stage con finalità di inserimento lavorativo” per altri poveri giovani dopo di me.</p>
<p>Risultato: gente scontenta, sempre più stanca, frustrata e arrabbiata&#8230;quanto può essere buono il risultato di un lavoro fatto in queste condizioni?</p>
<p>In entrambi i casi lo stage non mi ha aiutata nell’ambito della ricerca di un lavoro. La netta impressione finale è: fare uno stage (per lo meno in Italia) non serve a fare curriculum, al massimo serve come esperienza personale.</p>
<p><strong>Perché poi l&#8217;avventura all&#8217;estero?</strong></p>
<p>Beh, alla fine era tanto che l’idea mi frullava in testa. Avevo già preso in considerazione l’Erasmus ma la mia università era in contatto con università i cui esami erano talmente diversi da non essere riconosciuti in Italia…</p>
<p>Alla fine degli studi ho cominciato a cercare lavoro senza il minimo risultato: i miei stage non venivano minimamente considerati e l’unica cosa che riuscivo a trovare erano…altri stage. Allora la voglia di partire si è fatta sentire più forte e mi sono detta che ero nel periodo della vita in cui farlo sarebbe stato più facile: niente famiglia, niente lavoro.</p>
<p><strong>Come hai trovato il lavoro di cameriera a Londra?</strong></p>
<p>Prima di partire ho cercato di trovare lavoro in modo da arrivare la con già una piccola certezza in tasca. Niente. Ero anche in una situazione un po’ particolare: avevo dei titoli ma non il livello linguistico richiesto (l’inglese l’ho studiato solo al liceo) e non avevo nemmeno l’esperienza in lavori del  tipo “cameriera/bar”. Al contrario di molti, infatti, non ho fatto questo tipo di esperienza durante il periodo universitario: ero studente pendolare e tra le ore di lezione e quelle di viaggio il tempo che mi rimaneva era meglio dedicarlo allo studio.</p>
<p>Alla fine mi sono messa 800 euro (che poi sono diventati 1000-1200) nella carta prepagata, ho comprato il biglietto Ryanair per il giorno in cui costava di meno, ho prenotato le prime 5 notti in un albergo e sono partita dicendomi: con questi soldi spero di averne per almeno tre settimane. Se trovo lavoro in questo periodo bene, se no….mi sarò fatta  una vacanza un po’ più costosa delle mie solite.</p>
<p>Arrivata la ho trovato per prima cosa una sistemazione meno costosa che mi permettesse di restare il più a lungo possibile con i soldi che avevo, poi ho trovato una scuola di inglese con orari flessibili (visto che non sapevo che lavoro avrei trovato).</p>
<p>Dopo due settimane non avevo trovato nessun impiego (non avevo esperienza) quindi mi sono rivolta ad un’agenzie che, per una modica cifra, mi ha fornito tutta una serie di colloqui fino a che non ho trovato il primo lavoro.</p>
<p>Tempo totale della ricerca: 3 settimane.</p>
<p><strong>Cosa hai imparato da quella esperienza?</strong></p>
<p>Che anche all’estero ci sono i poco onesti! Niente contratto e paga al di sotto del minimo salariale!</p>
<p>Dopo 3 mesi ero al giusto punto di cottura per darmi una svegliata e trovarmi un altro lavoro. Mi sono ripresentata alle grosse compagnie che non mi avevano preso tre mesi prima e…in due giorni ho trovato due lavori.</p>
<p>Il primo insegnamento che ne ho tratto è il seguente: non bisogna cercare lavoro con l’atteggiamento di chi <strong>chiede un favore</strong>. Non si <strong>chied</strong>e un lavoro, si <strong>contratta una possibilità potenzialmente vantaggiosa per tutte e due le parti</strong>. È uno scambio: i tuoi soldi per il mio tempo.</p>
<p>Dico questo perché in Italia ho spesso avuto la sensazione di disturbare la gente a cui chiedevo, di essere una seccatura, come se con il mio atto di candidarmi li mettessi nella scomoda situazione delle persone a cui si chiede un grosso favore.</p>
<p>E invece sia in Inghilterra che in Francia ho trovato interesse, anche quando non si trovavano nella situazione di ricercare del personale: dopotutto per loro potrei essere una potenzialità che non si sono nemmeno dati la pena di cercare. Prendono la cosa molto seriamente e la risposta è sempre stata onesta e senza remore. Chiedere è legale, rispondere è cortesia.</p>
<p>Il secondo insegnamento è che molto dipende dal proprio atteggiamento: smettere di essere timidi e proporsi.</p>
<p>Il mio secondo lavoro a Londra è stato in Caffè Nero: la prima volta che mi sono presentata al recruitment centre ero nella versione “tutta timida” e non ho ottenuto nulla. La seconda volta ero più nell’altra versione, quella sorridente e rilassata: il giorno dopo mi hanno chiamato per il colloquio e sono stata assunta (in particolare per questa specifica compagnia il come ci si presenta è forse più importante dell’esperienza che si ha perché in ogni caso loro forniscono una formazione interna a tutti i nuovi assunti).</p>
<p><strong>Adesso sei in Dordogna, cosa ti ha portato li?</strong></p>
<div id="attachment_5332" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><a href="http://www.italiansinfuga.com/wp-content/uploads/2011/07/dordogne.jpg"><img class="size-medium wp-image-5332" title="Dordogne" src="http://www.italiansinfuga.com/wp-content/uploads/2011/07/dordogne-300x200.jpg" alt="Dordogne" width="300" height="200" /></a><p class="wp-caption-text">Dordogne</p></div>
<p>Beh, a Londra ho conosciuto un ragazzo francese… <img src='http://www.italiansinfuga.com/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':-)' class='wp-smiley' /> </p>
<p>Mi spiego meglio: dopo 7 mesi lui doveva tornare in Francia per riprendere il suo lavoro per qualche mese. Quindi io sono tornata in Italia e lui in Francia con il seguente progetto: in questi mesi entrambi cerchiamo di capire che prospettive abbiamo così da capire chi dei due si deve/può spostare.</p>
<p>L’unica cosa che ho trovato in Italia è stato un altro stage: l’ho fatto perché questa volta era in un’agenzia di comunicazione, il mio campo, e speravo che mi sarebbe valso come esperienza.</p>
<p>Al contrario degli altri questo stage è stato ben fatto: ho fatto lo stesso lavoro degli altri impiegati e quindi ho imparato un mucchio di cose. Però non cerano possibilità di assunzione e quindi al termine sono partita per la Francia!</p>
<p><strong>Ci descrivi la vita in quella parte della Francia?</strong></p>
<p>La Dordogna è un dipartimento della regione Aquitania (quella che confina con la Spagna). È un dipartimento estremamente bello (più del 40% del territorio è coperto di foresta, ci sono laghi e fiumi, castelli, giardini e grotte preistoriche) che si basa economicamente sull’agricoltura e sul turismo. L’industria non è molto sviluppata ed è importante avere un’automobile: le città sono medio piccole, una gran parte della popolazione vive in campagna (me compresa)  e non ci sono trasporti pubblici.</p>
<p>Sono 7 mesi che vivo qui e per ora lavoro in un hotel/ristorante e cerco un lavoro in un agenzia di comunicazione. La cosa non è facilissima a realizzare dato che il posto è decisamente rurale e le agenzie si contano sulle dita delle due mani. Inoltre a Londra ho capito che è necessario vivere per un po’ in un luogo prima di arrivare ad avere accesso ad una più vasta gamma di lavori: si deve capire come vive e pensa la gente, prendere il ritmo giusto.</p>
<p>Nella mia ricerca di lavoro mi sto facendo aiutare da <a title="Pole Emploi" href="http://www.pole-emploi.fr/accueil/" target="_blank">Pôle Emploi</a> (l’ente nazionale che si occupa del lavoro): ho accesso a tutte le offerte del loro database, alle spiegazioni dei differenti tipi di contratto, dei miei diritti e dei miei doveri.</p>
<p>Ho avuto diritto ad un accompagnamento con un loro consigliere della durata di 3 mesi per definire il mio progetto di impiego, capire il mercato in Dordogna, scrivere il mio <strong><a title="Scrivere il CV in Inglese" href="http://www.italiansinfuga.com/scrivere-il-cv-in-inglese/" target="_blank">CV</a></strong> e la mia lettera di motivazione secondo gli standard francesi.</p>
<p>Inoltre, per facilitare il mio accesso al tipo di lavoro che desidero, ho diritto all’<a title="AFPR" href="http://www.pole-emploi.fr/candidat/l-action-de-formation-prealable-au-recrutement-afpr--@/suarticle.jspz?id=4817" target="_blank">AFPR (Action de Formation Préalable au Recrutement)</a>. In pratica mi presento ai datori di lavoro dicendo che ho il diritto di farmi pagare una formazione di 400 ore da Pôle Emploi nel campo scelto dal datore di lavoro.</p>
<p>Ha bisogno di qualcuno che scriva in Flash? Loro pagano la formazione se il datore di lavoro mi assume con non importa che tipo contratto. Se la formazione è interna all’azienda è l’azienda che prende direttamente i soldi.<br />
Se entro quest’inverno (mi sono data ottobre come scadenza) non ho trovato un altro lavoro nemmeno così proverò in una grande città come Bordeaux.</p>
<p>Perché ho bisogno di una formazione? Perché l’università italiana è estremamente teorica e un po’ troppo generica. In Francia l’apprendimento della teoria è più focalizzato ed è accompagnato da titoli specifici e da parti pratiche. In Italia tutti i corsi di Scienze della Comunicazione prevedono insegnamenti diversi ma si chiamano tutti uguali. Dunque, alla fine, come si fa a capire cosa sa fare il neo-laureato? Ed inoltre: siamo sicuri che “sappia fare”? Forse “sa”, e basta.</p>
<p>In conclusione a me manca tutta una parte pratica che qui è richiesta.</p>
<p>Per il resto…la gente è molto gentile e più sorridente che gli italiani negli ultimi tempi. Sono accoglienti, non ho mai sentito il sospetto in loro. E la regione è veramente spet-ta-co-la-re. Fa bene all’anima.</p>
<p><strong>Che consigli daresti ad altri laureati in Scienze della Comunicazione che vogliono andare all&#8217;estero?</strong></p>
<ol>
<li>Di specializzarsi il più possibile in qualcosa di molto ben definito: l’università prepara troppo in generale.</li>
<li>Studiare la lingua prima e dopo la partenza. E quando siete in loco…raddoppiate gli sforzi! Iscrivetevi ad una scuola, parlate con la gente e, importantissimo, domandate loro di correggervi!  Questo perché la maggior parte della gente, per pura cortesia, non lo fanno e ci sono cose che saltano fuori solo nelle conversazioni informali (quindi non a scuola) e se non vi correggono tra 6 mesi sarete ancora li a fare lo stesso stupidissimo errore. Girate con un quadernino in tasca: quando c’è qualcosa che non riuscite a capire scrivetelo, quando non riuscite a esprimere quello che avete in testa scrivetelo e a casa (o a scuola) affrontatelo. Questo fa avanzare molto velocemente nell’apprendimento.</li>
<li>Ed infine: abbiate pazienza. Anche se vi sforzate molto probabilmente ci vorrà del tempo (tanto) per trovare quello che cercate. Trovatevi un lavoro, non importa quale, che vi consenta di restare dove siete. E poi puntate a trovarne uno migliore fino ad arrivare a ciò che volete. Se non avete esperienza, se uscite giusto da scuola è normale che ci voglia ancor più tempo. E per tempo intendo dei mesi, anche più di un anno. La perseveranza su lunghi periodi è essenziale per riuscire.</li>
</ol>
<p><strong>Grazie Irene ed in bocca al lupo!</strong></p>
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		</item>
		<item>
		<title>Primi tempi con il visto vacanza lavoro a Vancouver, Canada</title>
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		<pubDate>Tue, 05 Jul 2011 00:52:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Aldo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Canada]]></category>
		<category><![CDATA[Italiansinfuga]]></category>
		<category><![CDATA[vancouver]]></category>

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		<description><![CDATA[Diego Marchi ha appena iniziato, insieme alla sua ragazza ed al loro amico Jovan, una avventura a Vancouver utilizzando il visto vacanza lavoro. Potete seguirlo sul suo blog &#8216;Diario da Vancouver&#8216; mentre oggi condivide con noi l&#8217;impatto dell&#8217;arrivo in Canada. Perché Vancouver? Intanto perché avevamo il contatto di un nostro amico, Omar, che è venuto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h1>Diego Marchi ha appena iniziato, insieme alla sua ragazza ed al loro amico Jovan, una avventura a Vancouver utilizzando il visto vacanza lavoro.</h1>
<p><strong>Potete seguirlo sul suo blog &#8216;<a title="Diario da Vancouver" href="http://vancouverroad.blogspot.com/" target="_blank">Diario da Vancouver</a>&#8216; mentre oggi condivide con noi l&#8217;impatto dell&#8217;arrivo in Canada.</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<div id="attachment_5323" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a href="http://www.italiansinfuga.com/wp-content/uploads/2011/07/Diego-Marchi.jpg"><img class="size-thumbnail wp-image-5323" title="Diego Marchi" src="http://www.italiansinfuga.com/wp-content/uploads/2011/07/Diego-Marchi-150x150.jpg" alt="Diego Marchi" width="150" height="150" /></a><p class="wp-caption-text">Diego Marchi</p></div>
<p><strong>Perché <a title="Vancouver Canada" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Vancouver" target="_blank">Vancouver</a>?</strong></p>
<p>Intanto perché avevamo il contatto di un nostro amico, Omar, che è venuto a stare qua nel 2009.</p>
<p>In secondo luogo perché un sacco di persone che avevano amici e parenti qua o che sono tornate in Italia dal <strong>Canada</strong>, ci hanno narrato delle meraviglie che ci sono qua, di come tutto funzioni e nessuna di queste ci ha mai detto qualcosa del tipo: -si, bello il canada ma&#8230;- elencando qualche aspetto negativo.</p>
<p>Negli ultimi anni poi, <strong>Vancouver </strong>è stata premiata come città più vivibile. Insomma, tirando un po&#8217; le somme abbiamo pensato che sarebbe valsa la pena di  provare la nostra avventura qua. L&#8217;unica pecca è forse che c&#8217;è il mare, ma l&#8217;acqua non è delle migliori per fare il bagno&#8230; e per due come me e Jle, la mia ragazza, che adoriamo la seaside, è un trauma! Devo dire però che le altre caratteristiche della città sopperiscono egregiamente a questa mancanza.</p>
<p><strong>Come avete fatto per l&#8217;alloggio per i primi tempi?</strong></p>
<p>Prima dell&#8217;arrivo qua abbiamo prenotato un albergo nei pressi dell&#8217;aeroporto per 5 giorni, tempo entro il quale volevamo trovare un appartamento.</p>
<p>Per la prenotazione ci siamo mossi una decina di giorni prima del nostro arrivo per essere sicuri che in quel periodo le strutture avessero posto anche per noi.</p>
<p>Abbiamo alloggiato presso l&#8217;<a title="Accent Inns Richmond Vancouver" href="http://www.accentinns.com/vancouver-airport" target="_blank">Accent Inns di Richmond</a>, un hotel molto pulito con camere ampie ed un buon servizio. Richmond è a sud del cuore di <strong>Vancouver </strong>ed è popolato principalmente da orientali (cinesi, giapponesi,coreani&#8230;), perciò se si cerca un supermercato con cibo &#8220;occidentale&#8221; si resterà delusi come noi! <img src='http://www.italiansinfuga.com/wp-includes/images/smilies/icon_sad.gif' alt=':(' class='wp-smiley' /> </p>
<p>Abbiamo trovato un appartamento il 3° giorno, praticamente al primo colpo. Siamo in un basement e prima di noi c&#8217;erano due ragazze olandesi che se ne sono andate il giorno prima che entrassimo noi.</p>
<p>Per la ricerca ci siamo affidati a vari siti fra i quali <a title="Rentcompass" href="http://www.rentcompass.com/" target="_blank">Rentcompass</a> e <a title="Craigslist Vancouver" href="http://vancouver.en.craigslist.ca/hhh/" target="_blank">Craigslist</a> e proprio su quest&#8217;ultimo abbiamo trovato l&#8217;appartamento. Consiglio spassionato: andare sempre a visionare l&#8217;appartamento di persona, onde evitare di cadere in truffe.</p>
<p>Specialmente su Craigslist stare attenti a chi dice di essere in giro per il mondo (tipicamente in Inghilterra) per lavoro e vuole dare l&#8217;appartamento in affitto. Per farlo vi chiede di versare un mese in anticipo tramite un corriere attraverso il quale vi recapiterà le chiavi. E&#8217; una truffa!</p>
<p>Chiedere anche in giro se conoscono qualcuno che affitta appartamenti o in che zona conviene. A noi hanno indicato Marpole e Burnaby. Andate a visitare le zone per vedere se vi piacciono. Alcuni proprietari mettono il cartello di affitto all&#8217;esterno della casa/condominio, così è possibile contattarli.</p>
<p>Adesso paghiamo 1000$ al mese tutto incluso e la padrona di casa è davvero gentilissima. E&#8217; indiana, ci concede di usare la sua lavanderia una volta la settimana ed è sempre molto disponibile. Viviamo a circa 20 minuti di skytrain dal centro città.</p>
<p><strong>Ci spieghi come si attiva il servizio di telefonia in Canada? </strong></p>
<p>Per il telefonino ho fatto un contratto con la Fido ma penso che tutte le compagnie abbiano un protocollo simile: è sufficiente avere un documento di identità, nel mio caso il passaporto, ed eventualmente la carta di credito.</p>
<p>Ci sono varie compagni in <strong>Canada</strong>, ma solo due supportano il GSM italiano/europeo: la Fido e Rogers. La Fido dovrebbe essere quella un po&#8217; più economica.</p>
<p>Io pago 20 dollari + tasse (12%) per avere 50 minuti di chiamate gratuite al mese più 50 sms e chiamate illimitate nei weekend e dalle 19 alle 7. Oltre questo limite pago 35 centesimi al minuto. Cosa importante: il traffico in <strong>Canada </strong>viene conteggiato (ossia costa!) sia in entrata che in uscita! perciò se non avete caricato il cellulare non potete neppure ricevere chiamate!</p>
<p>Visualizzare il numero di chi chiama e la casella vocale sono servizi a pagamento. A tutti i costi sopraelencati vanno aggiunti 35 dollari di attivazione, 20 dei quali vengono restituiti dopo il 4° mese di contratto con la compagnia.</p>
<p>Ad un unico utente possono essere associate più sim a seconda della storia dei pagamenti e del tipo di banca che ha. Ci sono vantaggi legati alle sim collegate in questo modo, ad esempio con il piano tariffario che abbiamo scelto, io e la mia ragazza possiamo chiamarci illimitatamente.</p>
<p><strong>Come avete fatto a fare il SIN?</strong></p>
<div id="attachment_5324" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><a href="http://www.italiansinfuga.com/2011/06/08/istruzioni-per-ottenere-il-visto-vacanza-lavoro-per-il-canada/"><img class="size-medium wp-image-5324" title="Istruzioni per ottenere il visto vacanza lavoro per il Canada" src="http://www.italiansinfuga.com/wp-content/uploads/2011/07/vancouver-300x201.jpg" alt="Istruzioni per ottenere il visto vacanza lavoro per il Canada" width="300" height="201" /></a><p class="wp-caption-text">Istruzioni per ottenere il visto vacanza lavoro per il Canada</p></div>
<p>Una volta arrivati in <strong>Canada </strong>con un permesso lavorativo, una delle prime cose da fare è ottenere il <a title="Social Insurance Number" href="http://www.servicecanada.gc.ca/eng/sc/sin/" target="_blank">Social Insurance Number</a>. Una sorta di codice fiscale italiano che serve al nostro datore di lavoro per pagarci. Lo si ottiene immediatamente andando in un Service Canada Centre e richiedendolo. E&#8217; sufficiente il passaporto con il visto. Rilasciano un foglio di carta dove ti danno subito il tuo SIN, entro una decina di giorni dovrebbe arrivarti a casa il tesserino plasticato. Al SCC ti possono aiutare a fare anche il curriculum se serve.</p>
<p><strong>Esempi di costi della vita di tutti i giorni?</strong></p>
<p>Costi&#8230; <strong>Vancouver </strong>è classificata come la seconda città più cara del nord america&#8230; Tuttavia basta prendere un attimo confidenza con gli esercizi della città per capire dove ci sono le cose che costano meno e le offerte migliori.</p>
<p>Ad esempio la catena Buy Low foods è abbastanza economica e lo sono anche alcuni centri commerciali come il Metropolis a Metrotown.</p>
<p>Abbiamo trovato il latte, 4 litri a 4.70$, alcune bistecche di roastbeef in offerta a 8.50$ al kilo che è davvero pochissimo rispetto all&#8217;italia!</p>
<p>La mozzarella costa circa 5$ per un pacchetto da 400g. Gli alcolici costicchiano, ho preso delle birre a 12 dollari per 8 lattine da 33cl.</p>
<p>La farina: per 2 kg e mezzo varia dai 3 ai 5 dollari. La cocacola invece non costa molto&#8230; 12 lattine le abbiamo pagate 4 dollari mi pare&#8230; La pasta varia dai 2 ai 4 dollari circa per mezzo chilo. La verdura costa all&#8217;incirca come in Italia: lattuga Iceberg a 2 dollari al cespo, i pomodori a grappolo costano sui 2.50$ al chilo&#8230;</p>
<p>Insomma, abbiamo comunque trovato qualche posto abbastanza economico dove fare la spesa!</p>
<p>Per un pranzo in un fast food si paga circa 12 dollari.</p>
<p>Lo skytrain ed i mezzi pubblici si possono usare tutti con un unico biglietto. Dipende da quale zona si parte o che zona bisogna raggiungere: la città si divide in 3 zones: la prima è il centrocittà e costa 2,50$, la seconda si estende alle zone limitrofe al centrocittà fra le quali Burnaby, Richmond, North Vancouver e costa 3.75$, la terza sono le outskirt di <strong>Vancouver </strong>e costa 5$. Il biglietto dura 1.30h. I biglietti singoli si possono acquistare sugli autobus o alle stazioni degli skytrain. Si può risparmiare qualcosa con i carnet di 10 biglietti o con l&#8217;abbonamento mensile.</p>
<p><strong>Cosa state cercando come lavoro e come sta procedendo la ricerca?</strong></p>
<p>La ricerca del lavoro prosegue, essendo in estate tante persone ci han detto che il mercato è più ricettivo ed avremo molte opportunità. Adesso ci hanno corretto i resume all&#8217;ufficio del SCC e possiamo inviarli in giro. Sempre al ufficio SCC ci hanno dato una lista di siti dai quali cercare impiego. Ci sono anche i classici giornali dai quali attingere!<br />
Farò una lista sul mio blog una volta che avrò mandato in giro qualche <strong><a title="Scrivere il CV in Inglese" href="http://www.italiansinfuga.com/scrivere-il-cv-in-inglese/" target="_blank">curriculum</a></strong>! Così metto anche qualche impressione sulla fruibilità dei vari siti.</p>
<p><strong>Anche se siete li da poco, avete consigli per chi vuole intraprendere la vostra strada?</strong></p>
<p>Essendo qua da poco non so quanti consigli posso dare, però trovare appartamento è il primo passo da fare. E&#8217; anche relativamente facile in quanto ci sono un sacco di appartamenti e di persone che vanno e vengono dalla città. Una volta ottenuto quello ci si toglie una preoccupazione dalla testa e si riesce a cercare lavoro più agevolmente.</p>
<p>Non abbattersi per la differenza di cultura o di clima o per la diversità che si incontra.. i primi giorni sembrerà di essere in un sogno o in un incubo, ma la cordialità dei canadesi e la la loro ospitalità ti fa subito capire che sei in un paese civile, moderno e multietnico, mettendoti in condizione di sentirti a tuo agio.</p>
<p><strong>Grazie Diego ed in bocca al lupo!</strong></p>
<p><strong>Seguite Diego sul blog <a title="Diario da Vancouver" href="http://vancouverroad.blogspot.com/" target="_blank">&#8216;Diario da Vancouver&#8217;</a>!</strong></p>
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		<title>A colloquio con Loretta Napoleoni: “Andate a Oriente”</title>
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		<pubDate>Mon, 04 Jul 2011 05:48:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Aldo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Italiansinfuga]]></category>
		<category><![CDATA[loretta napoleoni]]></category>

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		<description><![CDATA[Nata e cresciuta a Roma, Loretta Napoleoni vive fra Londra e gli Stati Uniti da ormai trent’anni. Anche lei è un&#8217;italiana in fuga che ha lasciato il nostro Paese per mancanza di prospettive. E vista la più che brillante carriera fatta all&#8217;estero non si può certo darle torto. Oggi la dottoressa Napoleoni è un&#8217;economista nota [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h1>Nata e cresciuta a Roma, <a title="Loretta Napoleoni" href="http://lorettanapoleoni.net/" target="_blank">Loretta Napoleoni</a> vive fra Londra e gli Stati Uniti da ormai trent’anni. Anche lei è un&#8217;italiana in fuga che ha lasciato il nostro Paese per mancanza di prospettive.</h1>
<p><strong>E vista la più che brillante carriera fatta all&#8217;estero non si può certo darle torto. </strong></p>
<p><strong>Oggi la dottoressa Napoleoni è un&#8217;economista nota a livello internazionale, ed è tra i massimi esperti mondiali di terrorismo. Collabora con numerose forze dell’ordine, tra cui la Homeland Security statunitense e l’International Institute of Counter-Terrorism israeliano, ed è consulente per la BBC e la CNN. Editorialista per El Pais, Le Monde e The Guardian, in Italia scrive per Internazionale, l’Unità e l’Espresso. </strong></p>
<p><strong>I suoi saggi sono tradotti in tutto il mondo, e tra i più recenti ci sono Economia Canaglia (2008) e Maonomics, l’amara medicina cinese contro gli scandali della nostra economia (2010). </strong></p>
<p><strong>In questa intervista concessa a Italiansinfuga, Loretta Napoleoni ci dice apertamente quello che pensa del nostro Paese. E invita i giovani italiani – “che oggi si trovano a competere con il resto del mondo” – ad andare verso Oriente.</strong></p>
<p><strong>Intervista di Andrea Muzzarelli (<a title="Andrea Muzzarelli su Twitter" href="http://twitter.com/#!/amuzzarelli" target="_blank">@amuzzarelli</a>)</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<div id="attachment_5318" class="wp-caption alignleft" style="width: 129px"><strong><a href="http://www.italiansinfuga.com/wp-content/uploads/2011/07/loretta-napoleoni.jpg"><img class="size-full wp-image-5318" title="Loretta Napoleoni" src="http://www.italiansinfuga.com/wp-content/uploads/2011/07/loretta-napoleoni.jpg" alt="Loretta Napoleoni" width="119" height="166" /></a></strong><p class="wp-caption-text">Loretta Napoleoni</p></div>
<p><strong>Dottoressa Napoleoni, lei vive a Londra da molti anni. Com&#8217;è l&#8217;Italia vista dalla Gran Bretagna?</strong></p>
<p>L&#8217;Italia vista dalla Gran Bretagna è un po&#8217; com&#8217;era trent&#8217;anni fa, non è che ci siano stati grossi cambiamenti&#8230; E&#8217; un paese dove principalmente uno dovrebbe andare in vacanza.</p>
<p><strong>L&#8217;Italia sta perdendo tanti giovani che, delusi e senza prospettive, se ne vanno all&#8217;estero. Cosa pensa di questa situazione? E&#8217; uno dei tanti effetti dell&#8217;economia “canaglia”?</strong></p>
<p>Più che essere legato all&#8217;economia canaglia, direi che il problema è strutturale. L&#8217;Italia è un paese con una bassissima competitività nel quale il clientelismo e il nepotismo sono sempre esistiti. Trent&#8217;anni fa me ne sono andata perché, non conoscendo nessuno, ero senza prospettive. E oggi questa situazione è peggiorata all&#8217;ennesima potenza.</p>
<p><strong>Un debito pubblico fuori controllo. Una base industriale sempre più debole. Una crescita economica che da un decennio non supera l&#8217;1% annuo. L&#8217;Italia sta rischiando di fare la fine della Grecia?</strong></p>
<p>Secondo me sì. Anche se una bella fetta del debito pubblico è nelle mani degli italiani, c&#8217;è comunque il problema del pagamento degli interessi. E la recente decisione di Moody&#8217;s di rivedere il rating delle banche italiane è un segnale forte circa la possibilità che questi istituti non siano così liquidi come dicono di essere. E&#8217; quindi più che verosimile che la situazione possa degenerare.</p>
<p><strong>In tutta sincerità: se incontrasse un giovane laureato deciso a trasferirsi all&#8217;estero, cercherebbe di convincerlo a restare in Italia?</strong></p>
<p>Al contrario, gli darei tutta la mia approvazione. Chi desidera avere delle concrete prospettive di lavoro se ne deve andare. Assolutamente.</p>
<p><strong>Ma questo non danneggia pesantemente l&#8217;Italia? Un&#8217;intera generazione che se ne fugge all&#8217;estero non è quanto di meglio si possa sperare&#8230;</strong></p>
<p>Sono convinta del fatto che, per cambiare sul serio, il nostro Paese abbia bisogno di crollare. Solo con un crollo potremo liberarci di quell&#8217;élite che negli ultimi quarant&#8217;anni ha strangolato l&#8217;Italia. E solo a quel punto sarà possibile ricostruire il Paese. I decenni passati, del resto, hanno visto crearsi una sorta di legame “incestuoso” fra banche, finanza, Stato e industria. Tutto questo deve finire.</p>
<p><strong>La crisi (economica, politica e culturale) interessa ormai tutto il mondo occidentale. Ritiene che l&#8217;Oriente possa diventare la nuova meta prediletta di coloro che espatriano per mancanza di prospettive?</strong></p>
<p>Oggi sono già tanti gli italiani che si sono trasferiti a Shanghai. Ne ho incontrati diversi durante il mio ultimo viaggio in Cina. L&#8217;Oriente è quindi già diventato una meta importante per chi se ne va all&#8217;estero. E spesso non è neanche necessario imparare il cinese o il giapponese. A Shanghai, così come nella parte economicamente più sviluppata della Cina, gli stranieri sono tantissimi e l&#8217;inglese è molto diffuso.</p>
<p><strong>A suo avviso Londra e la Gran Bretagna sono ancora mete interessanti per chi desidera espatriare?</strong></p>
<p>Direi di no, perché la situazione economica si sta facendo sempre più difficile. Il Regno Unito è in profonda crisi: ruota ormai interamente intorno alla finanza, e nel lungo periodo non credo che nemmeno questo settore possa essere trainante. Quando mi sono trasferita a Londra trent&#8217;anni fa l&#8217;economia non era certo in buone condizioni, ma la situazione era completamente diversa. I giovani italiani – che ormai devono accettare il fatto di essere in competizione con il resto del mondo – dovrebbero piuttosto andare a Oriente. Se dovessi lasciare oggi l&#8217;Italia, sceglierei la Cina dirigendomi, ad esempio, verso Shanghai o Singapore.</p>
<p><strong>E il Brasile?</strong></p>
<p>Anche il Brasile può essere una possibilità. Tuttavia è un paese dove ci sono già molti europei, e dove la concorrenza da affrontare è sicuramente maggiore.</p>
<p><strong>Quale pensa possa essere il futuro dell&#8217;Europa da qui a cinque anni?</strong></p>
<div id="attachment_5319" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><a href="http://www.italiansinfuga.com/wp-content/uploads/2011/07/barcelona-with-Greece.jpg"><img class="size-medium wp-image-5319" title="Barcelona with Greece" src="http://www.italiansinfuga.com/wp-content/uploads/2011/07/barcelona-with-Greece-300x224.jpg" alt="Barcelona with Greece" width="300" height="224" /></a><p class="wp-caption-text">Barcelona with Greece</p></div>
<p>A mio avviso, tra cinque anni l&#8217;Europa come la conosciamo oggi non ci sarà più. La Grecia andrà in default, e ci sarà un effetto domino che verosimilmente porterà alla bancarotta anche il nostro Paese.</p>
<p><strong>Concorda quindi con il settimanale tedesco “Der Spiegel”, che poche settimane fa ha dichiarato ormai morto l&#8217;euro?</strong></p>
<p>Sì, sono d&#8217;accordo. Nel complesso, comunque, ritengo che la situazione sarà migliore. Usciremo dall&#8217;attuale situazione di incertezza e avremo finalmente l&#8217;opportunità di ricostruire l&#8217;economia di questi paesi.</p>
<p><strong>Un&#8217;ultima domanda: ci potrebbe dare un&#8217;anticipazione del suo prossimo libro?</strong></p>
<p>Si intitola Il contagio, e dovrebbe uscire in autunno. Parla di come la rivolta dei paesi arabi si stia estendendo all&#8217;Europa come un virus. Penso che all&#8217;origine di questo processo ci sia la bancarotta argentina del 2002, e che il contagio sia l&#8217;effetto di quanto è successo negli ultimi 10-15 anni in relazione a un modello economico (che potremmo definire “neoliberista”) che ormai non funziona più. Per fortuna i giovani se ne sono accorti, e posti di fronte a una situazione senza speranza hanno cominciato a ribellarsi.</p>
<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="560" height="349" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/V5Jhn6-OqVE?version=3&amp;hl=en_US" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="560" height="349" src="http://www.youtube.com/v/V5Jhn6-OqVE?version=3&amp;hl=en_US" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
<p><strong>Grazie Dottoressa Napoleoni, e buon proseguimento!</strong></p>
<p><strong><a title="Andrea Muzzarelli" href="http://it.linkedin.com/pub/andrea-muzzarelli/14/38/194" target="_blank">Andrea Muzzarelli</a> è un giornalista e traduttore freelance che si è recentemente trasferito da Bologna a Londra. @amuzzarelli</strong></p>
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		<title>Vivere in Colombia</title>
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		<pubDate>Sun, 03 Jul 2011 23:22:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Aldo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Colombia]]></category>
		<category><![CDATA[Italiansinfuga]]></category>
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		<description><![CDATA[Giovanni Pacciani ha recentemente iniziato il blog &#8216;Vivere in Colombia&#8216; con il quale vuole condividere la sua esperienza di emigrazione in Colombia. Da cosa è nata l&#8217;idea di creare un blog? Quando mi sono trasferito in Colombia ero alla disperata ricerca di informazioni che fossero “utili”, ed ho navigato in lungo e in largo diversi siti, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h1>Giovanni Pacciani ha recentemente iniziato il blog &#8216;<a title="Vivere in Colombia" href="http://giovannipacciani.blogspot.com/" target="_blank">Vivere in Colombia</a>&#8216; con il quale vuole condividere la sua esperienza di emigrazione in Colombia.</h1>
<p><strong>Da cosa è nata l&#8217;idea di creare un blog?</strong></p>
<p>Quando mi sono trasferito in <strong>Colombia</strong> ero alla disperata ricerca di informazioni che fossero “utili”, ed ho navigato in lungo e in largo diversi siti, blog, forum, ma sinceramente ne ho trovati solo un paio che meritavano davvero di essere inseriti fra i preferiti del browser e letti con cadenza quasi diaria.</p>
<p>Ciò che mi ha lasciato basito è stato il leggere (anche col senno di poi) la quantità di luoghi comuni, di disinformazione, ma soprattutto di distratta e scarsa “obiettività” che ruota intorno alla <strong>Colombia</strong>&#8230;</p>
<p>Questo, unito al puro piacere di scrivere, ha fatto si che un giorno decidessi di dire la mia lasciando varie informazioni liberamente accessibili, per chiunque avesse avuto voglia di leggerle, sul paese che in qualche modo mi ha adottato.</p>
<p>Anche perché, Aldo, il problema è che la maggior parte dei siti su questo paese non fanno altro che indorare la pillola <strong>Colombia</strong> affermando che è bellissimo vivere all’ombra di una palma in quel della costa del Caribe con la brezza marina che ci accarezza la pelata. Tanto bello, per carità, ma innanzitutto per farlo bisogna sapere cose più terra terra&#8230;</p>
<p>cosa costa la <strong>Colombia</strong>, che visti posso fare, cosa posso vedere e dove non posso andare, che investimenti posso fare e che possano dare stabilità alla mia palmetta-casa, malizie indigene che è bene conoscere prima di ritrovarsi la fregatura, chi mi può orientare se voglio aprire un negozio, o se voglio investire, o se voglio comprare una casa&#8230;</p>
<p>questo è quello che si trova (o si troverà) sul blog.</p>
<p><strong>Quali sono le domande più comuni che ti vengono sottoposte?</strong></p>
<div id="attachment_5313" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a href="http://www.italiansinfuga.com/wp-content/uploads/2011/07/giovanni-pacciani.jpg"><img class="size-thumbnail wp-image-5313" title="Giovanni Pacciani" src="http://www.italiansinfuga.com/wp-content/uploads/2011/07/giovanni-pacciani-150x150.jpg" alt="Giovanni Pacciani" width="150" height="150" /></a><p class="wp-caption-text">Giovanni Pacciani</p></div>
<p>Ora come ora i miei followers si possono contare sulla punta delle dita, e si uniscono a coloro che mi hanno aggiunto su facebook dopo l’<a title="Tutto quello che dovete sapere per trasferirsi in Colombia" href="http://www.italiansinfuga.com/2010/07/21/tutto-quello-che-dovete-sapere-per-trasferirsi-in-colombia/" target="_blank">intervista</a> che mi hai fatto su italiansinfuga che sono altrettanti, quindi le domande non sono molte, nonostante l’attenzione che ruota intorno a questo paese.</p>
<p>Però la cosa interessante è che le domande vertono quasi esclusivamente sui visti che è possibile fare in Colombia, uniti a una breve storia di quello che vorrebbero fare i potenziali fuggitivi dall’Italia, con conseguenti dubbi mirati su com’è la situazione in <strong>Colombia</strong>, costo della vita, possibilità, ed eventuali consigli.</p>
<p>Con tutti cerco di evitare i facili consigli, tendendo ad essere il più possibile obiettivo sul cosa potrebbero incontrare qui, ed entrando in dettagli se conosco la situazione della quale si parla. Quando invece non conosco i dettagli, alcune domande continuano a ronzarmi in testa finché non conosco qualcuno del settore o leggo trafiletti o articoli a tema sui periodici, ed allora cerco di informarmi a fondo per poi produrre materiale per il blog.</p>
<p><strong>Quali sono i malintesi più comuni per gli italiani che sognano la Colombia?</strong></p>
<p>Che sia la terra delle opportunità perché qui vivono degli “indios” è uno dei malintesi più frequenti&#8230; non sai quante volte mi è capitato di incontrare questo tipi di mentalità negli stranieri che sono passati per di qui (e a ragione non si sono poi fermati).</p>
<p>In realtà la situazione è molto buona per quel che riguarda l’economia, ci sono professionisti in vari campi, il numero dei colombiani che ha studiato all’estero è aumentato, le scuole hanno buoni insegnanti in diversi campi&#8230; niente che non si possa leggere in qualsiasi sito di economia&#8230; si le opportunità ci sono, ma nulla viene regalato, soprattutto qui.</p>
<p>Si può iniziare con un piccolo gruzzolo e portare avanti la propria attività (o professione) quasi “combattendo” ogni giorno, però se si pensa di non muovere un dito e vivere bene, bisogna dimenticare la <strong>Colombia</strong>&#8230; a meno che non si abbiano abbastanza migliaia di euro per ottenere una buona rendita per vivere serenamente.</p>
<p>L’altro malinteso comune è che con poco si vive bene. Io parto dal presupposto che bisogna fare attenzione alle affermazioni che si scrivono e a come la gente che le legge le interpreta (ne ho avuto la conferma col blog)&#8230; alle volte ci si innamora di un’affermazione perché si vuole fortemente un cambio, ma davvero non ci si domanda “cosa significhi con poco” (e quanto è quel poco) e non si fanno i dovuti brainstorming soggettivi su “che cosa significa vivere bene” (e quindi che tenore di vita si deve mantenere come conseguenza). Presto pubblicherò una “lista della spesa” sul blog, così che qualsiasi persona si possa fare i conti in tasca e sapere se ne vale la pena o no.</p>
<p>Altro malinteso, legato al precedente (e comune alla maggior parte dei siti sulla <strong>Colombia</strong>) è credere che arrivare senza un euro in tasca ed aprire il baretto sulla spiaggia vivendo di rendita vendendo piadine tutto il giorno, vi possa dare la serenità economica e personale che cercate.</p>
<p>Attenzione &#8230; se da un lato aprire qualsiasi attività in <strong>Colombia</strong> è facile burocraticamente (occhio che le leggi cambiano velocemente, qui), farla fiorire è un altro paio di maniche: ricordate che qui i commercianti sono assolutamente spregiudicati e aggressivi (come dice Massimo Maccanti per la sua pizzeria) nel modo di fare affari&#8230; lasciate a casa la mentalità europea e cominciate a rendervi conto che il paese, la cultura, il business, la gente sono diversissimi. Tanto per dirne una, qui l’affermazione “verba volant, scripta manent” è oro colato, non vale darsi la mano e mettersi d’accordo.</p>
<p><strong>Burocrazia colombiana per un italiano, facile/difficile?</strong></p>
<p>Sapendo a chi rivolgersi, dove trovare le informazioni e dove andare, è facilissima (anche a questo dovrebbe servire il blog).</p>
<p>Se tralasciamo i veri templi della burocrazia come il Ministerio de Relaciones Exteriores e il DAS, dove normalmente ti danno la metà delle informazioni che ti servono (e comunque la situazione è migliorata rispetto a quasi due anni fa), nella maggior parte dei luoghi amministrativi per eccellenza si prodigano nell’aiutare l’utente (se poi è straniero, sono molto alla mano).</p>
<p>Il consiglio è solo quello di non ridursi all’ultimo giorno nel raccogliere le informazioni che servono, perché il rischio è che manchi qualcosa e girare mezza città per un unico foglio non è propriamente possibile&#8230; soprattutto a Bogotà.<br />
&#8230;ricordo ancora quando, arrivato da pochi giorni a Bogotà, mi ero messo in testa di fare la patente internazionale&#8230; mi servivano cinque o sei documenti, fra cui un numero di conto bancario; vado in banca e mi chiedono altri cinque o sei documenti fra cui la cedula de extranjeria (carta di identità); vado al DAS per la cedula e mi chiedono altri documenti e il visto che non sia turistico; vado al ministero e risulta che devo fare la tarjeta profesional di architetto; vado alla società colombiana degli architetti e mi chiedono l’autenticazione del titolo; vado al ministero dell’istruzione e ovviamente vogliono i documenti dall’Italia con apostille e traduzione&#8230; e tutto per fare la patente&#8230; ma a quel tempo non avevo la più pallida idea di cosa volesse dire vivere in un paese straniero.</p>
<p>Fra l’altro ho poi scoperto che qui in <strong>Colombia</strong> per la polizia metropolitana di Bogotà nemmeno serve la patente internazionale.</p>
<p>Comunque tornando alla burocrazia, anche le informazioni che normalmente si trovano su brochures, bacheche e internet sono ben fatte e spesso “for dummies”&#8230; ma mediamente possiamo dire che la burocrazia colombiana ricorda da vicino quella italiana.</p>
<p><strong>A chi sconsigli l&#8217;emigrazione in Colombia?</strong></p>
<p>La <strong>Colombia</strong> non è una terra per tutti, dispiace dirlo ma è così.</p>
<p>Innanzitutto la sconsiglio a chi è troppo rigido. Ci vuole un bel grado di adattamento e di malleabilità per far fronte allo stress del “choque cultural”, salvo che non ci sia un fattore (o un ideale) molto grande che permetta l’adattamento.</p>
<p>Poi la sconsiglio a chi non vuole rimboccarsi le maniche e lavorare per inseguire il proprio sogno; a meno di non avere un discreto gruzzolo da investire, la <strong>Colombia</strong> è un paese molto costoso, e per mantenersi e vivere bene bisogna avere una buona entrata. Qui, senza peccare di ottimismo, ci sono molte opportunità ma le cose non cadono addosso senza fare niente, e bisogna lavorare e approfittare degli spazi lasciati da quella che si può definire “mancanza d’inventiva” colombiana. Anche se d’inventiva ne hanno molta, sono pochi quelli che veramente sanno come e dove indirizzarla.</p>
<p>Per continuare la sconsiglio a chi ha un’idea ben precisa in testa, che è quella di guadagnare un sacco di soldi come libero professionista. E’ possibile (reinventandosi), ma ci sono paesi ben più remunerativi della <strong>Colombia</strong>… che al contrario vedo più come terra di commercio&#8230; e anche lì bisogna avere un bel pelo sullo stomaco per trattare coi locali, soprattutto perché la mentalità europea la apprezzano, ma per certe cose non serve a nulla.</p>
<p>Infine la sconsiglio a chi crede che la <strong>Colombia</strong> sia il Paradiso Terrestre, o le Nuove Americhe. A chi crede, insomma, che con poco vive e che portando agli autoctoni l’acqua calda, sia tutto un piegarsi di schiene gridando al miracolo.</p>
<p>Non siamo nel terzo mondo. Nonostante i colombiani debbano apprendere abbastanza cose, ed apprezzare nuove tecnologie e nuove maniere per applicarle, siamo nell’era dell’informazione&#8230; tutto il mondo può “sapere”, però bisogna che il terreno sia fertile anche civicamente e politicamente per poter fare determinati passi. <strong>Colombia</strong> è appena entrata in “questo” mondo di differente coscienza nelle cose.</p>
<p><strong>Qual è il tuo sogno per il blog e la comunità italiana in Colombia?</strong></p>
<p>Forse è un sogno molto grande, però vorrei che il blog diventasse un punto di riferimento importante per tutti coloro che scappano e che trovano nella <strong>Colombia</strong> una motivazione forte per riprendere a vivere i propri sogni.</p>
<p>Vorrei che gli italiani che vivono il quotidiano colombiano fossero davvero una comunità con tutti i crismi. Gente che si conosce, che si scontra tutti i giorni con problematiche più o meno grandi della vita in Colombia, che lavora in settori differenti e che quindi conosce realtà differenti e soluzioni differenti.</p>
<p>Credo sarebbe meraviglioso per un expat arrivare in<strong> Colombia</strong> con già delle risposte alle domande più importanti, con i documenti necessari, con le conoscenze necessarie per sviluppare il proprio negozio o la propria attività, ma anche arrivare ed avere risposte a quesiti più semplici come: da chi vado se mi serve il dottore o un dentista? Arrivare in un paese straniero ed avere la “conoscenza”, vuol dire aver fatto la metà del lavoro.</p>
<p><strong>Grazie Giovanni e buon proseguimento!</strong></p>
<p><strong>Visitate il blog di Giovanni: &#8216;<a title="Vivere in Colombia" href="http://giovannipacciani.blogspot.com/" target="_blank">Vivere in Colombia</a>&#8216;!</strong></p>
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		<title>Visto M-1 per studi professionali negli Stati Uniti</title>
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		<pubDate>Sun, 03 Jul 2011 03:55:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Aldo</dc:creator>
				<category><![CDATA[U.S.A.]]></category>
		<category><![CDATA[visto]]></category>
		<category><![CDATA[stati uniti]]></category>
		<category><![CDATA[visto M-1]]></category>

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		<description><![CDATA[Il visto M-1 è un tipo di visto per studenti che intendono studiare negli Stati Uniti presso scuole di tipo tecnico e professionale. Per ottenere questo visto lo studente deve presentare un Form I-20 all&#8217;ambasciata o consolato degli Stati Uniti in Italia. Questo modulo I-20 viene fornito da personale della scuola dove andrete studiare, di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h1>Il <a title="Visto M1 per studi professionali negli Stati Uniti" href="http://travel.state.gov/visa/temp/types/types_1268.html" target="_blank">visto M-1</a> è un tipo di visto per studenti che intendono studiare negli Stati Uniti presso scuole di tipo tecnico e professionale.</h1>
<p>Per ottenere questo visto lo studente deve presentare un Form I-20 all&#8217;ambasciata o consolato degli <strong>Stati Uniti</strong> in Italia. Questo modulo I-20 viene fornito da personale della scuola dove andrete studiare, di solito chi si occupa di studenti internazionali, dopo che lo studente ha fornito tutto il materiale necessario all&#8217;iscrizione e presentato prova delle risorse finanziarie necessarie a mantenersi durante la permanenza negli <strong>Stati Uniti</strong>.</p>
<div id="attachment_5304" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a href="http://www.italiansinfuga.com/2010/03/01/studiare-a-silicon-valley-con-le-borse-di-studio-fulbright-best/"><img class="size-thumbnail wp-image-5304" title="Studiare negli Stati Uniti" src="http://www.italiansinfuga.com/wp-content/uploads/2011/07/stars-and-stripes-150x150.jpg" alt="Studiare negli Stati Uniti" width="150" height="150" /></a><p class="wp-caption-text">Studiare negli Stati Uniti</p></div>
<p>Gli studenti che entrano negli <strong>Stati Uniti</strong> con un <strong>visto M-1</strong> possono rimanere per per un periodo di tempo limitato. Quando arrivano alla frontiera, la I-94 departure card viene timbrata con la data di arrivo e lo studente può rimanere solo per la durata del programma scolastico oltre a 30 giorni aggiuntivi alla fine dello stesso.</p>
<p>Comunque il periodo di permanenza negli <strong>Stati Uniti</strong> non può superare un anno. Inoltre se lo studente non frequenta o non supera gli esami necessari, non sarà eleggibile per i 30 giorni alla fine del periodo di studi.</p>
<p>Inoltre lo studente che usufruisce di un <strong>visto M-1</strong> è eleggibile per periodi di &#8220;addestramento pratico&#8221; il cui periodo di tempo va a sommarsi al periodo dedicato agli studi. Vi è un limite di un mese per ogni quattro mesi di studio.</p>
<p>C&#8217;è da notare che le ambasciate e dei consolati possono rilasciare il <strong>visto</strong> un massimo di 120 giorni in anticipo rispetto all&#8217;inizio del corso di studi, come stipulato dal Form I-20.</p>
<p>Inoltre lo studente può entrare negli <strong>Stati Uniti</strong> con un massimo di 30 giorni di anticipo rispetto all&#8217;inizio del corso.</p>
<p>Per poter ricevere un <strong>visto</strong> studentesco di questo tipo, l&#8217;aspirante studente deve dimostrare, tra l&#8217;altro, che:</p>
<ul>
<li>risiede al di fuori degli <strong>Stati Uniti</strong> e non ha intenzione di cambiare ciò</li>
<li>intende lasciare gli <strong>Stati Uniti</strong> una volta completati gli studi</li>
<li>è in possesso di fondi sufficienti per seguire il corso di studi proposto</li>
</ul>
<p>La procedura di richiesta di questo <strong>visto</strong> include un colloquio all&#8217;ambasciata o consolato per tutti coloro con età dai 14 ai 79 anni. Siccome può esserci una coda considerevole, viene consigliato di fare domanda con ampio anticipo.</p>
<p>Per fare domanda lo studente deve presentare i seguenti:</p>
<ul>
<li><a title="Form I-20 M-N" href="http://www.state.gov/documents/organization/87376.pdf" target="_blank">Form I-20 M-N</a> Certificate of eligibility for Nonimmigrant (<strong>M-1</strong>) Student Status for Vocational Students</li>
<li>Form DS-160 Online Nonimmigrant Visa Electronic Application</li>
<li>passaporto valido per viaggio verso gli Stati Uniti, con una validità di sei mesi dalla fine del periodo di permanenza negli <strong>Stati Uniti</strong>.</li>
<li>una <a title="Requisiti fotografia" href="http://travel.state.gov/visa/visaphotoreq/visaphotoreq_5334.html" target="_blank">fotografia di dimensioni 2&#215;2</a></li>
<li>ricevuta MRV che dimostri il pagamento della tassa di domanda per il <strong>visto</strong></li>
<li>la ricevuta del pagamento per il SEVIS I-901</li>
</ul>
<p>Inoltre tutti facenti domanda devono essere preparati a presentare i seguenti:</p>
<ul>
<li>diplomi da parte delle istituzioni scolastiche frequentate precedentemente</li>
<li>risultati dei test relativi a TOEFL, SAT, GRE, GMAT ecc.</li>
<li>prove che dimostrino che avete i mezzi finanziari per coprire il costo dei corsi e il costo della vita di tutti giorni per il periodo relativo allo studio negli <strong>Stati Uniti</strong>.</li>
</ul>
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		<title>Figlia di emigranti in Argentina che ama insegnare l’italiano</title>
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		<pubDate>Fri, 01 Jul 2011 10:48:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Aldo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Argentina]]></category>
		<category><![CDATA[Italiansinfuga]]></category>
		<category><![CDATA[insegnare]]></category>
		<category><![CDATA[italiano]]></category>

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		<description><![CDATA[Andrea (Fabiana) Mitidieri è figlia di emigranti in Argentina ma ama insegnare italiano a stranieri dopo aver completato gli studi universitari in Italia. Adesso sta insegnando in Argentina ma sogna di fare un&#8217;esperienza in Brasile. Come e perché è arrivata la tua famiglia in Argentina? I miei genitori sono calabresi, mio padre di Laino Borgo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h1><a title="Andrea Mitidieri" href="http://ar.linkedin.com/pub/andrea-mitidieri/14/62/586" target="_blank">Andrea (Fabiana) Mitidieri</a> è figlia di emigranti in Argentina ma ama insegnare italiano a stranieri dopo aver completato gli studi universitari in Italia. Adesso sta insegnando in Argentina ma sogna di fare un&#8217;esperienza in Brasile.</h1>
<p><strong>Come e perché è arrivata la tua famiglia in Argentina?</strong></p>
<p>I miei genitori sono calabresi, mio padre di Laino Borgo (CS) e mia madre di Monterosso Calabro(VV). Hanno lasciato l’Italia quando erano ancora piccoli dopo la II guerra mondiale.</p>
<p>Mio padre, che si chiamava Salvatore, è partito da piccolo con sua madre e fratelli, verso il Perù, paese dove mio nonno aveva fatto radici e aveva intrapreso un negozio di curtiembre (conceria). In Perù ha fatto la scuola secondaria, invece gli studi universitari li ha intrapresi in <strong>Argentina</strong>, a La Plata. In questa città i miei si sono conosciuti frequentando il <strong>Circolo Italiano</strong>.</p>
<p>Mia madre, che si chiama Genoveffa e ha adesso 77 anni, era anche lei partita dall’Italia da giovane per vivere con la famiglia dello zio materno. Tutt’e due hanno dovuto imparare velocemente la lingua spagnola per questioni di studio e di lavoro. I primi tempi sono stati duri, e così per tutti coloro che hanno scelto di partire lasciando dietro la famiglia, la terra e la propria cultura. A quell’epoca si viaggiava in nave, di solito in seconda classe ed era una scelta per sempre.</p>
<p><strong> </strong></p>
<div id="attachment_5294" class="wp-caption alignleft" style="width: 90px"><a href="http://www.italiansinfuga.com/wp-content/uploads/2011/06/Andrea-Mitidieri.jpg"><img class="size-full wp-image-5294" title="Andrea Mitidieri" src="http://www.italiansinfuga.com/wp-content/uploads/2011/06/Andrea-Mitidieri.jpg" alt="Andrea Mitidieri" width="80" height="80" /></a><p class="wp-caption-text">Andrea Mitidieri</p></div>
<p><strong>Ci descrivi il crescere in Argentina come figlia di emigranti italiani? </strong></p>
<p>Nei primi anni di formazione elementare ho frequentato una scuola bilingue dove ho sentito molto parlare dell’Italia e dove mi hanno insegnato le prime parole e le prime canzoni nella lingua di Dante. Purtroppo, per diversi questioni, alla terza elementare ho dovuto cambiare scuola. All’inizio ero contenta perché avevo meno ore di studio ma poi con il tempo mi è dispiaciuto l’aver perso il contatto con la lingua italiana, contatto che  ho ripreso molto dopo, ai 15 anni quando ho iniziato a frequentare i corsi di lingua e cultura presso il comitato locale dell’Associazione Dante Alighieri.</p>
<p>Sentivo già da allora di appartenere ad una comunità di immigranti perché spesso i miei mi portavano a diversi riunioni che organizzava il circolo monterossino di La Plata. In particolar modo mi ricordo della messa e della festa dedicata alla Madonna protettrice di Monterosso, durante il mese di luglio. Inoltre ricordo i compaesani che venivano a casa a chiacchierare con la mamma in una lingua sconosciuta (dialetto) ma che poi piano piano cominciò ad essere sempre di più comprensibile. Anche da piccola ho partecipato a qualche sfilata con i vestiti tipici durante i festeggiamenti per il giorno dell’immigrante. In definitiva, mi sono sentita sempre molto legata all’Italia e all’Italianità.</p>
<p><strong>Perché hai pensato di andare a studiare in Italia?</strong></p>
<p>Ho sempre voluto studiare in Italia, da quando ci ho messo piede per prima volta all’età di quattordici anni in un viaggio organizzato da mio padre per farci (a me e ai miei fratelli) conoscere la nostra famiglia italiana (zii e cugini).</p>
<p>Negli anni 90 ho vinto una borsa di studio per fare il corso superiore (di 4 mesi) presso l’Università per Stranieri Dante Alighieri di Reggio Calabria, da dove sono tornata molto entusiasta per quell’esperienza che, per prima volta, all’età di 20 anni, mi aveva permesso di fare contatto con dei miei coetanei di diverse nazionalità, lingua e mentalità. Da allora non avevo mai smesso di pensare a ritornarci e poi, arrivato il 2009, grazie ad un altra borsa di studio concessami dal MAE sono ritornata in Italia, stavolta all’Università per Stranieri di Perugia, dove ho frequentato e superato con profitto il corso superiore di lingua italiana, della durata di sei mesi, con un voto di 29/30. Ma il mio più grande desiderio era quello di fare un corso universitario in Italia che mi permettesse di <strong>insegnare</strong> la lingua e la cultura italiana.</p>
<p><strong>Ci descrivi i tuoi studi universitari in Italia?</strong></p>
<p>Allora quel momento arrivò, dopo un’attesa di 10 anni, nell’2002. Grazie a diverse coincidenze e anche alla velocità con cui le informazioni viaggiavano (e viaggiano tutt’ora) ho saputo di un bando di concorso per una borsa di studio per fare la laurea triennale in “Lingua e Cultura Italiana, insegnamento dell’italiano a stranieri”, presso l’Università per Stranieri di Siena. Non ho perso un secondo e ho inviato tutti i miei documenti all’università. Dopo qualche settimana ho ricevuto la notizia di aver vinto uno dei 6 posti disponibili e ad ottobre di quell’anno sono partita verso l’Italia.</p>
<p>Siena è piccola e tranquilla, ideale per studiare qualsiasi carriera, e inoltre non manca l’offerta di spettacoli culturali, specialmente nei mesi primaverili ed estivi. In questa città ho conosciuto tantissime persone meravigliose – italiani e stranieri come me- che tutt’ora fanno parte della mia vita. Nell’anno 2006 mi sono laureata con 110/110 e lode e poi mi sono iscritta al corso di laurea Specialistica in “Lingue Moderne e Studi Interculturali” presso l’Università degli Studi di Siena.</p>
<p>Mi dispiace dire che non ho potuto finire la laurea specialistica per questioni economiche, però ho il sogno nel cassetto di ritornare per completare quel percorso che mi ha dato tante soddisfazioni (mi mancano solo 5 esami e la tesi). Lo studio delle lingue straniere è una mia passione già da adolescente, insieme a quello dei viaggi. Essere in contatto con altre culture e altre mentalità è affascinante. Poi in Italia ho preso il mio unico vizio della mia vita, sono diventata dipendente dal caffè espresso e dal cappuccino italiano e ora mi mancano tantissimo.</p>
<p><strong>Dove andasti prima di tornare in Argentina?</strong></p>
<p>Prima di ritornare in <strong>Argentina</strong> ad aprile 2009 ho fatto un’esperienza di un anno e mezzo in Scozia. Perché lì? Non è facile spiegare le decisioni che si prendono solo per un battito del cuore. In Inghilterra avevo già fatto un’esperienza a Portsmouth lavorando sui traghetti che fanno la rotta Portsmouth – Le Havre, e avevo fatto qualche corso di lingua inglese a Londra. Volevo una sfida più grande, e della Scozia avevo sentito parlare solo positivamente.</p>
<p>Allora ero incuriosita di come sarebbe la vita nelle mitiche Highlands e a luglio dell’anno 2008 sono partita con molto entusiasmo per Edinburgh. All’inizio è stato difficile per via dell’accento scozzese che non mi permetteva di capire bene, ma poi me ne sono abituata e per fortuna ho trovato lavoro abbastanza velocemente, dopo solo un mese di intensa ricerca. La burocrazia è quasi inesistente e questa è stata la cosa più sorprendente. Non ci ho messo quasi niente ad avere il National Insurance Number e con il passaporto italiano non avevo bisogno né di più permessi né di nient’altro. La paga era buona ma il lavoro presso il call center era noioso.</p>
<p>Perciò non smettevo mai di cercare qualcos’altro e qualche mese dopo mi sono trovata a fare la receptionist in un albergo in Princess Street (la strada commerciale per eccellenza) che si affacciava sul castello e il centro storico. Era un lavoro part-time che mi impegnava solo due pomeriggi durante il fine settimana, ma mi permetteva di pagare l’affitto e le bollette e anche di imparare sulla mentalità e i costumi degli scozzesi. All’inizio era stressante perché spesso non capivo bene se parlavano veloce o con un accento diverso (quello di Glasgow è tutt’una sfida!) e quindi dovevo aprire bene le orecchie per non sbagliare la prenotazione.</p>
<p>E’ stata un’esperienza intensa ma da cui ho imparato tantissimo, e di cui mi sento molto soddisfatta. Inoltre, siccome con quel lavoro non ce la facevo ad arrivare alla fine del mese, ho trovato un altro lavoretto come commessa part-time presso uno shopping center, anche a Princes Street. Qui il lavoro era completamente diverso ma sempre un’esperienza apprezzabile, dove alla fine mi sono fatta amica di tutti, perfino della mia manager, che mi ha preso subito dopo il primo colloquio e non se ne è mai pentita. E’ stata una grande soddisfazione quando il mio ultimo giorno di lavoro allo shopping ho sentito dire da lei che era molto contenta del mio lavoro e che le dispiaceva perdere una persona come me. Ma dopo un anno e mezzo desideravo prendere un’altra strada, più vicina ai miei studi, e così sono tornata in <strong>Argentina</strong> per fare un tirocinio come <strong>insegnante di italiano</strong> a stranieri.</p>
<p><strong>Come hai fatto a trovare il tuo attuale lavoro di insegnante di italiano?</strong></p>
<p>Nel mio caso non è stato difficile perché mi sono rivolta al comitato Dante Alighieri dove avevo studiato da adolescente e dove avevo frequentato 4 anni di lingua. Durante gli anni trascorsi a Siena, quando tornavo a visitare la famiglia in <strong>Argentina</strong>, facevo sempre un salto per salutare la direttrice e raccontare della mia esperienza. Non avevo mai perso del tutto il contatto con loro. E così, dopo la mia esperienza scozzese ero desiderosa di iniziare ad insegnare e l’Associazione Dante Alighieri di La Plata mi propose di fare un tirocinio presso di loro. Certamente ho approfittato di questa opportunità e durante l’anno accademico 2010 ho insegnato a bambini, adolescenti e adulti, tutti principianti. E inoltre ho fatto quasi un centinaio di ore di supplenze in corsi di diverso livello, da A1 a B2. Tutt’oggi continuo a fare lezioni presso quest’associazione.</p>
<p><strong>Dove vuoi andare in futuro?</strong></p>
<p>A dire il vero non sono molto d’accordo con chi sostiene che l’<strong>Argentina</strong> rappresenti un’ottima inversione. Diciamo che dipende da cosa si ha in mano, da cosa si vuole fare. Nel mio caso come docente lo stipendio è molto basso e per pagare l’affitto e le spese ho dovuto fare altri lavoretti part-time che mi hanno tolto la tranquillità necessaria per preparare le lezioni con tempo. Specialmente se sei alle prime armi, devi cercare altri materiali, dialoghi, giochi, canzoni. Ma se devi fare un altro lavoro per riuscire ad arrivare alla fine del mese, non è la situazione ideale. Non so come sia il contesto in altre città argentine, posso parlare solo per via della mia esperienza. Lo stipendio è molto basso qui e l’inflazione molto alta. Ufficialmente il governo non vuole ammettere l’inflazione, ma chi va al supermercato lo sa benissimo che i prezzi salgono costantemente. Per ciò un motivo per ripartire sarebbe quello economico. Ma non solo, anche la violenza per via della situazione economica non cala mai, anzi, ho la sensazione che sia in aumento come l’inflazione. Inoltre vorrei fare un’altra esperienza di lavoro all’estero perché la mia natura mi porta a cercare il contatto con nuove culture e ad affrontare nuove sfide. Adorerei trasferirmi in Brasile, paese che mi affascina da piccola, da quando ci andavamo a fare vacanza in famiglia durante l’estate. A Sao Paolo, per esempio, la comunità italiana è molto grande, il carattere del popolo molto allegro e il clima decisamente migliore di qui. Ho ripreso lo studio del portoghese con più serietà, nonostante abbia superato un esame di lingua portoghese (livello principiante) quando frequentavo l’Università degli Studi di Siena. Bisogna che mi dia molto da fare per imparare questa lingua tanto vicina a noi però giustamente anche difficile da parlare bene. Ma le sfide non mi hanno mai messo paura.</p>
<p><strong>Per concludere e per curiosità, com’è che ti chiami Andrea?</strong></p>
<p>In Argentina come in tutti i paesi di lingua spagnola il nome Andrea è femminile. La versione maschile è invece “Andrés”. Perciò, per non fare confusione, mentre vivevo in Italia mi facevo chiamare “Fabiana” che è il mio secondo nome e che mi piace (di) più del primo. Quindi  in Italia i miei amici mi chiamano tutti Fabiana.</p>
<p><strong>Grazie Andrea (Fabiana) ed in bocca al lupo!</strong></p>
<p><strong>Chi di voi conosce persone a San Paolo che abbiano bisogno di un&#8217;insegnante di italiano?</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<div id="attachment_5296" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://www.italiansinfuga.com/2008/11/26/emigrare-in-argentina-nel-nuovo-millennio/"><img class="size-medium wp-image-5296" title="Emigrare in Argentina nel nuovo millennio" src="http://www.italiansinfuga.com/wp-content/uploads/2011/07/argentina-300x180.jpg" alt="Emigrare in Argentina nel nuovo millennio" width="300" height="180" /></a><p class="wp-caption-text">Emigrare in Argentina nel nuovo millennio</p></div>
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		<title>Lavorare nel settore alberghiero a Londra</title>
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		<pubDate>Wed, 29 Jun 2011 23:29:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Aldo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Simone Truscello lavora da anni nel settore alberghiero a Londra e ci racconta come ha fatto a trasferirsi. Che studi hai fatto in Italia? In Italia mi sono diplomato al liceo artistico, mia grande passione, e poi ho iniziato, e purtroppo non finito, il DAMS. Ho iniziato a lavorare nel settore nel quale ancora adesso [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h1><a title="Simone Truscello" href="http://www.linkedin.com/in/simonetruscello" target="_blank">Simone Truscello</a> lavora da anni nel settore alberghiero a Londra e ci racconta come ha fatto a trasferirsi.</h1>
<p><strong>Che studi hai fatto in Italia?</strong></p>
<p>In Italia mi sono diplomato al liceo artistico, mia grande passione, e poi ho iniziato, e purtroppo non finito, il DAMS. Ho iniziato a lavorare nel settore nel quale ancora adesso lavoro quando studiavo all’università; lavoravo come night receptionist in un hotel a Roma, ma lavorare di notte e andare a lezione di giorno si è rivelato troppo complicato, così decisi di mettere gli studi in stand-by per un po&#8217;. Sono dovuto arrivare quì a Londra dopo tanti anni per ritrovare la voglia di mettermi in gioco con lo studio.</p>
<div id="attachment_5283" class="wp-caption alignleft" style="width: 90px"><a href="http://www.italiansinfuga.com/wp-content/uploads/2011/06/Simone-truscello.jpg"><img class="size-full wp-image-5283" title="Simone Truscello" src="http://www.italiansinfuga.com/wp-content/uploads/2011/06/Simone-truscello.jpg" alt="Simone Truscello" width="80" height="80" /></a><p class="wp-caption-text">Simone Truscello</p></div>
<p><strong>Ci descrivi l&#8217;esperienza lavorativa in Italia?</strong></p>
<p>Come detto ho iniziato come night receptionist, poi piano piano sono riuscito a ritagliarmi uno spazio, tra un tempo determinato e un altro. La mia ultima esperienza lavorativa prima di partire, e che forse ha contribuito a convincermi che quel posto non faceva più per me, si è risolta in una causa in tribunale contro la mia vecchia compagnia, la cui proprietaria potrei considerare degna rappresentante dei soliti pezzi grossi “all’amatriciana”. Nel caso qualcuno se lo stesse chiedendo, causa stravinta, anche se a distanza di anni.</p>
<p><strong>Perché hai poi pensato a fare il salto verso l&#8217;estero?</strong></p>
<p>Ero diventato sempre più preoccupato per quel che vedevo succedermi intorno, e la prospettiva di un costante precariato, dopo avermi appunto preoccupato, ha cominciato a indignarmi. Mandai i primi <a title="Scrivere il CV in Inglese" href="http://www.italiansinfuga.com/scrivere-il-cv-in-inglese/" target="_blank"><strong>CV</strong></a> a hotels di Manchester e <strong>Londra</strong>, e la risposta è stata ottima e insperata. Ho convinto la mia fidanzata a fare altrettanto cosi lei trovò lavoro per prima e io la raggiunsi nel giro di poche settimane. So che sarebbe più facile dire che a <strong>Londra</strong> ci sono venuto per perfezionare il mio inglese, ma in realtà dall’Italia mi sono auto-espulso per riscoperta dignità.</p>
<p><strong> </strong></p>
<div id="attachment_5285" class="wp-caption alignright" style="width: 235px"><a href="http://www.italiansinfuga.com/wp-content/uploads/2011/06/england-phone-booth1.jpg"><img class="size-medium wp-image-5285" title="Come trovare lavoro a Londra" src="http://www.italiansinfuga.com/wp-content/uploads/2011/06/england-phone-booth1-225x300.jpg" alt="Come trovare lavoro a Londra" width="225" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Come trovare lavoro a Londra</p></div>
<p><strong>Come hai trovato il primo lavoro a Londra?</strong></p>
<p>Per prima cosa, con la mia ragazza già a <strong>Londra</strong>, ho pensato che nel mio CV sarebbe dovuto comparire un recapito inglese, e un numero di telefono inglese. Mandando curriculum in giro ero riuscito a entrare in contatto con alcuni hotels e agenzie, e fissai appuntamenti, <a title="Corso Colloquio di lavoro in Inglese" href="http://www.italiansinfuga.com/corso-inglese-colloquio-di-lavoro/" target="_blank"><strong>colloqui</strong></a> e meetings già dall’Italia per essere in grado di cominciare attivamente sin dai primi giorni in cui sarei arrivato a Londra.</p>
<p>Ho cambiato radicalmente il mio CV perché sapevo che la competizione sarebbe stata agguerrita, e continuavo a mandarlo centinaia di volte al giorno a centinaia di hotels diversi, sia via e-mail, online application, o entrando in hotel e chiedendo di parlare con le risorse umane.</p>
<p>Erano tempi diversi forse, ogni cosa quì era più rosea prima del ‘credit crunch’, ma dopo moltissimi colloqui e in sole due settimane accettai quello che sarebbe poi stato il mio primo lavoro a <strong>Londra</strong>.</p>
<p><strong>Che confronto faresti tra il lavorare nel settore alberghiero in Italia ed in Inghilterra?</strong></p>
<p>Per essere onesto devo dire che <strong>Londra</strong> è una città a parte in Inghilterra, che fa mercato a parte. Le logiche di marketing, e-commerce, strategie di vendita, ciclicità dei flussi turistici hanno caratteristiche uniche nella capitale e non sono paragonabili con nessun altro posto che io conosca.</p>
<p>Anche dal punto di vista del servizio, <strong>Londra</strong> è un mondo a parte, e customer service tende forse a essere lasciato un po&#8217; in secondo piano rispetto al profitto. Per chi lavora nel mio settore <strong>Londra</strong> può essere un posto incredibilmente stimolante, e per quanto duro si lavori le soddisfazioni sono molte e vengono col vedersi riconosciuti i propri meriti.</p>
<p><strong>Perché hai deciso ottenere ulteriori titoli di studio in Inghilterra?</strong></p>
<p>Ho pensato che mi sarebbe piaciuto rimettermi in gioco, e approfondire con una solida base teorica le competenze pratiche che gia possedevo, così mi sono iscritto all’università per studiare business. Non posso dire che non sia stato un sacrificio far convivere il lavoro e lo studio, ma adesso so di avere fatto la scelta giusta.</p>
<p><strong>Quale è il tuo lavoro attuale?</strong></p>
<p>Lavoro attualmente come Assistant Revenue Manager per un gruppo alberghiero. Parte del mio ruolo è quello di progettare strategie di vendita per uno dei nostri hotel in centro a <strong>Londra</strong> attraverso analisi di mercato e accurate previsioni di vendita. Sono attualmente responsabile di un team di agenti di vendita.</p>
<p><strong>Che consigli daresti a chi sta lavorando adesso nell&#8217;alberghiero in Italia e sogna di seguire le tue orme?</strong></p>
<p>Il primo è di cominciare a cercare online, subito, e di non avere paura di essere rifiutati: a differenza di quanto succede in Italia, i CV qui non cadono nel vuoto e nella maggior parte dei casi è normale ottenere una risposta, sia pure negativa.</p>
<p>L’ultimo è di non avere paura; Il passo puo sembrare grande quando ancora è da farsi ma per quanto mi riguarda io non tornerei mai indietro sui miei passi e credo comunque che chiunque sia in diritto di dare un opportunità ai propri sogni e al proprio coraggio.</p>
<p><strong>Grazie Simone e buon proseguimento!</strong></p>
<p><strong><br />
</strong></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Aprire una pizzeria in Colombia</title>
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		<pubDate>Wed, 29 Jun 2011 22:58:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Aldo</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Italiansinfuga]]></category>
		<category><![CDATA[colombia]]></category>
		<category><![CDATA[pizzeria]]></category>

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		<description><![CDATA[Massimo Maccanti vive in Colombia dove, insieme ad altri Italiani, ha aperto a Medellin la pizzeria Opera Pizza. Cosa facevi prima di lasciare l&#8217;Italia? Sono stato un tecnico elettromeccanico trasfertista. Cosa ti ha portato in Colombia 9 anni fa? Dopo la prima volta che ci sono andato mi sono prefissato di andare a viverci Come [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h1>Massimo Maccanti vive in Colombia dove, insieme ad altri Italiani, ha aperto a Medellin la pizzeria <a title="Opera Pizza" href="http://operapizza.jimdo.com/" target="_blank">Opera Pizza</a>.</h1>
<p><strong>Cosa facevi prima di lasciare l&#8217;Italia?</strong></p>
<p>Sono stato un tecnico elettromeccanico trasfertista.</p>
<p><strong>Cosa ti ha portato in Colombia 9 anni fa?</strong></p>
<p>Dopo la prima volta che ci sono andato mi sono prefissato di andare a viverci</p>
<p><strong>Come è spuntata l&#8217;opportunità di aprire una pizzeria ed una <a title="Hornosalena" href="http://hornosalena.jimdo.com/" target="_blank">azienda produttrice di forni</a>?</strong></p>
<p>Sono sempre stato un tuttofare e per aprire la pizzeria ho imparato a fare i forni.</p>
<p>Qui bisogna essere il piú versatili possibile perché se uno si fossilizza solo nel suo sapere é difficile.</p>
<p>Nella nostra società c&#8217;é un pizzaiolo che ci ha insegnato  a fare le pizze, poi ognuno ha apportato il suo sapere e cosi é prima nata la pizzeria poi il resto.</p>
<p><strong> </strong></p>
<div id="attachment_5279" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a href="http://www.italiansinfuga.com/wp-content/uploads/2011/06/medellin1.jpg"><img class="size-thumbnail wp-image-5279" title="Aprire una pizzeria in Colombia" src="http://www.italiansinfuga.com/wp-content/uploads/2011/06/medellin1-150x150.jpg" alt="Aprire una pizzeria in Colombia" width="150" height="150" /></a><p class="wp-caption-text">Aprire una pizzeria in Colombia</p></div>
<p><strong>Quali sono i passi pratici per aprire un&#8217;attività in Colombia?</strong></p>
<p>Noi abbiamo iniziato da zero, facendo pizze nella strada con un piccolo forno a legna (da due pizze) smontabile e trasportabile. Piano piano siamo cresciuti, correggendo gli errori fatti però con grande sforzo, oggi penso sia meglio studiarsi le normative poi aprire perché le cose sono cambiate in fretta e cambieranno ancora.</p>
<p><strong>Quali sono le difficoltà aggiuntive per un italiano?</strong></p>
<p>Le principali difficoltà sono di adattamento, un conto é un mese in vacanza, un conto é vivere in un Paese tutti i giorni e con le regole. Poi la cultura, molto differente, a cominciare dalla puntualitá e dalla parola data (inesistente).</p>
<p><strong>Riesci a fare un confronto tra il mondo dell&#8217;imprenditoria colombiano e quello italiano?</strong></p>
<p>Sinceramente qui l&#8217;imprenditore é molto piú aggressivo, creano un&#8217;attivitá e deve iniziare subito a rendere altrimenti chiudono a differenza nostra che siamo piú lenti peró costanti con piani di sviluppo a piú lungo termine.</p>
<p><strong>Quali sono le prospettive a medio-lungo termine per l&#8217;economia colombiana?</strong></p>
<p>Qui l&#8217;economia degli ultimi 10 anni é cresciuta ad un ritmo del 4%. Resta da vedere come combatteranno tutti questo lavaggio di soldi e quanto influiscono sull&#8217;economia nazionale.</p>
<p><strong>Che consigli daresti a chi sta leggendo queste tue parole e vuole partire per la Colombia?</strong></p>
<p>Se volete venire a stare qua é un bel posto. Secondo me ci sono grandi prospettive di crescita, peró resettate il modo di pensare europeo, venite a starci per un paio di mesi per capire la fattibilita dei vostri progetti, datevi un budget di spesa per non finire i vostri risparmi e dover tornare a casa senza soldi, come spesso si vede succedere.</p>
<p>Venite solo se motivati (lasciate stare la droga). Non sono certo un moralista però fare una vita piú nei canoni possibili, altrimenti i problemi arrivano  a frotte.</p>
<p>Consigliatevi con persone di fiducia.</p>
<p>Non sbagliare in partenza é un 50% di esito.</p>
<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="425" height="349" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/aujcoUFNaU4?version=3&amp;hl=en_US" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="425" height="349" src="http://www.youtube.com/v/aujcoUFNaU4?version=3&amp;hl=en_US" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
<p><strong>Grazie Massimo ed in bocca al lupo!</strong></p>
<p><strong><br />
</strong></p>
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		<title>Calcolatore interattivo della qualità della vita secondo l’OECD</title>
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		<pubDate>Wed, 29 Jun 2011 06:54:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Aldo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Qualità della vita]]></category>
		<category><![CDATA[Varie]]></category>
		<category><![CDATA[video]]></category>
		<category><![CDATA[calcolatore]]></category>
		<category><![CDATA[OECD]]></category>
		<category><![CDATA[qualità vita]]></category>

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		<description><![CDATA[L&#8217;OECD (l&#8217;organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico) ha pubblicato uno strumento on-line che aiuta a valutare la qualità della vita nelle varie nazioni appartenenti. L&#8217;OECD ha lavorato per quasi 10 anni verso l&#8217;identificazione di criteri che misurano il progresso delle varie nazioni indipendentemente dal PIL bensì prendendo in considerazione aree che influenzano la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h1>L&#8217;OECD (l&#8217;organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico) ha pubblicato uno strumento on-line che aiuta a valutare la qualità della vita nelle varie nazioni appartenenti.</h1>
<div id="attachment_5269" class="wp-caption alignleft" style="width: 200px"><a href="http://www.italiansinfuga.com/wp-content/uploads/2011/06/logo-OECD.gif"><img class="size-full wp-image-5269" title="OECD" src="http://www.italiansinfuga.com/wp-content/uploads/2011/06/logo-OECD.gif" alt="OECD" width="190" height="70" /></a><p class="wp-caption-text">OECD</p></div>
<p>L&#8217;<strong>OECD</strong> ha lavorato per quasi 10 anni verso l&#8217;identificazione di criteri che misurano il progresso delle varie nazioni indipendentemente dal PIL bensì prendendo in considerazione aree che influenzano la vita di tutti giorni delle persone.</p>
<p>Il risultato di tutto ciò è la Better Life Initiative misurata attraverso il <a title="Better Life Index" href="http://www.oecdbetterlifeindex.org/" target="_blank">Better Life Index</a>. Questo indice è stato creato come uno strumento interattivo che vi permette di vedere la prestazione di varie nazioni a seconda dell&#8217;importanza che voi date a ciascuno di 11 argomenti, come ad esempio istruzione, casa, ambiente eccetera, che contribuiscono alla <strong>qualità della vita</strong> ed al benessere nelle nazioni appartenenti all&#8217;OECD.</p>
<p>L&#8217;indice contiene una descrizione della <strong>qualità della vita</strong> in ogni nazione, seguito dalla prestazione della nazione stessa per quello che riguarda 25 criteri specifici che contribuiscono agli 11 argomenti sui quali si misura il benessere.</p>
<p>L&#8217;indice di permette di dare più o meno importanza a ciascuno degli argomenti e quindi vi permette di decidere per conto vostro cosa contribuisce in modo maggiore al vostro benessere. Di conseguenza le vostre scelte cambieranno la classifica delle nazioni e potrete capire meglio quale nazione può offrire la destinazione migliore per la vostra emigrazione.</p>
<p>Gli 11 argomenti presi in considerazione per valutare la qualità della vita nelle varie nazioni sono:</p>
<ul>
<li>casa</li>
<li>salari</li>
<li>lavoro</li>
<li>comunità</li>
<li>istruzione</li>
<li>ambiente</li>
<li>governo</li>
<li>sanità</li>
<li>soddisfazione della vita</li>
<li>sicurezza</li>
<li>equilibrio tra lavoro e vita</li>
</ul>
<p>Come in tutte le altre classifiche che confrontano le varie nazioni del mondo, anche in questa, pur cambiando il peso dato ai vari fattori, i paesi scandinavi e quelli anglosassoni come l&#8217;Australia, Canada e la Nuova Zelanda si trovano in cima alla classifica.</p>
<p>L&#8217;Italia si piazza come al solito in fondo al gruppo dei paesi più avanzati, intorno al 20º posto o giù di lì.</p>
<p>Ho registrato un video che dimostra come usare il calcolatore.</p>
<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="425" height="344" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/UuHoOxRnDbU?hl=en&amp;fs=1" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="425" height="344" src="http://www.youtube.com/v/UuHoOxRnDbU?hl=en&amp;fs=1" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="560" height="349" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/OOIK9YxQ2sY?version=3&amp;hl=en_US" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="560" height="349" src="http://www.youtube.com/v/OOIK9YxQ2sY?version=3&amp;hl=en_US" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
<div id="attachment_5270" class="wp-caption aligncenter" style="width: 607px"><a href="http://www.italiansinfuga.com/2010/02/03/classifica-qualita-della-vita/"><img class="size-full wp-image-5270" title="Classifica qualità della vita" src="http://www.italiansinfuga.com/wp-content/uploads/2011/06/world-map4.jpg" alt="Classifica qualità della vita" width="597" height="422" /></a><p class="wp-caption-text">Classifica qualità della vita</p></div>
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