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Riassunto globale mondo del lavoro ed assunzioni

Manpower, l’azienda di assunzione con rete di filiali globale, ha appena pubblicato i risultati del proprio sondaggio sulle prospettive di impiego a livello globale.

Sembra che i datori di lavoro delle maggiori economie mondiali si aspettino di assumere personale nel secondo quadrimestre dell’anno in modo uguale o maggiore rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso.

Molte economie però devono ancora raggiungere i livelli di fiducia nel futuro rispetto al periodo antecedente la crisi globale finanziaria.

Le prospettive di lavoro nella regione Asia Pacific rimangono positive, con l’eccezione del Giappone, e migliorano gradualmente nell’Americhe. In Europa le assunzioni sono ancora deboli: in alcune nazioni ci sono lievi segnali di miglioramento mentre in altre la crisi si fa ancora sentire.

I miglioramenti maggiori a livello globale si registrano in India, Brasile e Taiwan mentre negli Stati Uniti le intenzioni di assunzione sono simili a quelle di tre mesi fa ma più ottimiste rispetto all’anno scorso.

Secondo Jeffrey A. Joerres, CEO di Manpower Inc, la forte domanda di assunzione personale nella regione Asia Pacific è attribuibile all’aumento della domanda interna. Per quello che riguarda gli Stati Uniti invece le aziende sono diventate più sofisticate nel sapere quando hanno bisogno di lavoratori e non assumono più in modo da anticipare la domanda. Invece le aziende continueranno a chiedere ai propri dipendenti di fare di più con meno risorse ed aspettano per segnali molto chiari di un aumento della domanda prima di assumere.

Il sondaggio Manpower rivela che datori di lavoro in 27 nazioni, su un totale di 36, anticipano assunzioni nel secondo quadrimestre mentre solo otto rivelano una prevalenza di licenziamenti, questo è un miglioramento rispetto all’anno scorso quando 18 nazioni avevano una panoramica negativa del mondo del lavoro.

Le migliori prospettive per i lavoratori sono in India, Brasile, Taiwan, Perù, Costarica, Australia e Singapore. Le prospettive più deboli riguardano l’Italia, la Spagna e l’Irlanda.

Il mercato del lavoro europeo non sembra aver superato la crisi, per adesso, ma almeno sembra che la maggioranza dei datori di lavoro intenda assumere allo stesso livello rispetto tre mesi fa.

La situazione sembra essere più rosea nel settore manifatturiero in Polonia, dove il 25% dei datori di lavoro dicono che assumeranno, mentre in Germania il 16% dei datori di lavoro nel settore edilizia rivela che licenzieranno nei prossimi tre mesi.

Nelle Americhe le prospettive migliori sembrano essere in Brasile ed in Messico. La situazione in Brasile è più rosea grazie alla situazione del settore finanza/assicurazione/immobiliare mentre in Messico il settore minerario contribuisce a sostenere il 24% dei datori di lavoro che rivela l’intenzione di assumere nei prossimi mesi.

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Visto studentesco in Australia non garantirà visto permanente

Il Ministro per l’Immigrazione e Cittadinanza dell’Australia ha ribadito che un visto studentesco fornisce semplicemente la possibilità di studiare in Australia e non è una garanzia di un visto di residenza permanente in Australia.

Gli studenti internazionali dovrebbero concentrarsi ad ottenere titoli di studio da istituzioni scolastiche di qualità in un campo nel quale vogliono veramente lavorare.

I commenti arrivano a seguito della Baird Review, uno studio sullo stato dell’educazione vocazionale in Australia che aveva lo scopo di chiarire l’utilità di un settore mirato ad attirare studenti internazionali e addestrarli in professioni presenti sulla lista delle più richieste ai fini dell’ottenimento di un visto.

La realtà è che migliaia di studenti soprattutto indiani e cinesi sono arrivati negli ultimi anni in Australia per studiare corsi da cuoco o parrucchiera in quanto questi venivano ben valutati al fine di ottenere un visto permanente. In pratica pochi di questi studenti iniziavano effettivamente una carriera nel settore scelto nell’ambito dello studio. La carenza di cuochi e parrucchiere non è venuta quindi colmata utilizzando questo serbatoio di teorica manodopera volenterosa.

Il Ministro per l’Immigrazione e Cittadinanza, il senatore Chris Evans, ha detto di essere soddisfatto del sostegno che il signor Baird ha dato ai cambiamenti annunciati dal governo Rudd per quello che riguarda il programma di immigrazione di manodopera qualificata. Questi cambiamenti furono annunciati l’8 febbraio 2010 ed hanno rimosso gli incentivi per gli studenti internazionali al fine di ottenere la residenza permanente dopo l’ottenimento del titolo di studio.

Il ministro Evans ha detto che i cambiamenti, che verranno finalizzati a metà 2010, si concentreranno sull’indirizzare gli studenti nazionali verso l’ottenimento di un’istruzione di qualità.

La lista di professioni richieste dall’Australia sarà più concentrata su abilità di valore che consentiranno l’Australia di gestire il fabbisogno di manodopera futuro a seconda della richiesta dell’economia. In linea di massima le professioni richieste della futura lista si concentreranno su settori tipo la sanità, l’ingegneria ed il minerario, come esempi.

Gli studenti internazionali che stanno studiando in Australia al momento con un visto da studente potranno ancora fare domanda per un visto di residenza permanentese la loro professione sarà sulla nuova lista di professioni richieste.

Gli studenti che stanno frequentando un corso per ottenere la qualifica verso una professione non inclusa su tale lista avranno fino alla fine del 2012 per fare domanda per un visto temporaneo che consentirà loro di passare fino a 12 mesi in Australia per acquisire esperienza di lavoro e trovare un datore di lavoro australiano disposto a sponsorizzarli per un visto.

I cambiamenti non avranno alcun impatto su studenti internazionali in Australia che ottengono titoli di studio legittimi e poi cercano di ritornare nella loro patria d’origine.

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Confronto del tasso di disoccupazione in varie nazioni d’Europa

Trovare lavoro all’estero può essere più o meno difficile a seconda della congiuntura economica.

Per dare un po’ di prospettiva alla ricerca del lavoro oltre frontiera ho creato per voi, con l’aiuto di Google Labs e Eurostat, un grafico che illustra il tasso di disoccupazione in alcuni Paesi europei, mettendolo a confronto con il tasso di disoccupazione in Italia.

Dal grafico potete bene vedere come il mercato del lavoro in Spagna e in Irlanda stia attraversando un momento particolarmente difficile, soprattutto in Spagna dove il tasso di disoccupazione ha raggiunto il 18,8% a gennaio 2010. L’Italia si trova a metà strada tra la Francia e il Regno Unito, una magra consolazione per chi il lavoro in Italia non ce l’ha.

Vi invito ad esplorare il grafico in più dettaglio. Potete farlo cliccando su ‘Explore data’ e poi selezionando un periodo più lungo di tempo o aggiungendo e togliendo nazioni a seconda di dove vi interessa emigrare.

Buon divertimento!

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Come migliorare il vostro Inglese con lyricstraining.com

Da generazioni gli italiani imparano l’inglese guardando video musicali o ascoltando canzoni in lingua originale.

Grazie al Web è arrivato adesso uno strumento che aiuta a migliorare la propria comprensione dell’inglese “giocando” con i video musicali.

Lyricstraining.com è un sito che utilizza i video disponibili su youtube per sfidarvi alla comprensione delle parole.

Voi scegliete una canzone che vi piace, un livello adatto alle vostre capacità e la lingua che vi interessa migliorare. Infatti il sito offre la possibilità di migliorare il proprio inglese, tedesco, spagnolo, olandese, francese ed Italiano, in caso vi servisse.

Una volta scelto il video dovete poi scegliere il vostro livello di competenza attuale: principiante, intermedio o esperto. A questo punto si tratta di ascoltare la canzone, guardando il video, e capire le parole della canzone stessa. Nei primi due casi dovete semplicemente riempire le parole mancanti, con un livello superiore di difficoltà per l’intermedio. Se scegliete di giocare come esperto, dovete completare tutte le parole della canzone.

Il bello di questo sito è che il video si ferma aspettando che voi inseriate le parole ed offre anche una traduzione simultanea in italiano utilizzando il servizio di Google.

Potete anche scegliere video diversi a seconda della difficoltà della canzone stessa. Alcune canzoni sono più facili da comprendere mentre altre sono più oscure.

Guardatevi il video qui di seguito!

Buon divertimento!

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Emigrare a tempo determinato o indeterminato?

Mi è stato fatto notare recentemente che tanti degli articoli scritti da Italiani all’estero sono scritti da Italiani che stanno passando alcuni mesi o alcuni anni all’estero ma che prima o poi torneranno in Italia.

Insomma non Italiani che partono con l’idea di emigrare definitivamente all’estero.

Sme non vi è una risposta valida per tutti quando si tratta di considerare l’emigrazione come temporanea o definitiva. Quando si va a vivere e lavorare all’estero ci vorranno alcuni anni per capire se la scelta abbia fornito i risultati desiderati o meno.

Io stesso quando andai a studiare all’università in Inghilterra non lo feci con l’idea di emigrare per sempre. Al tempo la mia scelta era dettata molto dalla curiosità di conoscere un’altra nazione, un altro stile di vita e vedere cosa ci fosse al di là delle Alpi. Una volta finita l’università trovai lavoro in Inghilterra e, di nuovo, senza una convinzione particolare sul fatto che l’emigrazione diventasse permanente o meno.

Fatto sta che l’andare all’estero secondo me fornisce un’esperienza valida sia che la permanenza all’estero duri qualche mese sia che duri decenni. Dipende molto dall’individuo e da quello che s’impara vivendo all’estero.

Tanti amici Italiani ai tempi dell’università rimasero in Inghilterra per alcuni anni dopo aver trovato il loro primo lavoro.

La maggior parte tornarono in Italia tra i 25 e 30 anni, più che altro per motivi affettivi. Apprezzarono molto l’esperienza in Gran Bretagna, grazie alla quale riuscirono a trovare buoni lavori al rientro in Italia. Decisero però di costruirsi un futuro in Italia in base a considerazioni personali e dopo aver avuto esperienza di due mondi diversi.

Altri, tra i quali il sottoscritto, rimasero all’estero, sempre per considerazioni personali ed ora vivono in destinazioni disparate come l’Inghilterra, gli Stati Uniti, l’Olanda, la Norvegia con l’Australia. per questo secondo gruppo il ritorno in Italia è diventato adesso molto meno probabile. Dopo vent’anni di vita e lavoro all’estero, con figli nati all’estero, un rientro è oggettivamente difficile. Si ritorna sempre con piacere a vedere famiglia e amici ma se uno non ha preso in considerazione il ritorno negli ultimi vent’anni, un motivo ci sarà.

Per fortuna al giorno d’oggi l’emigrazione è molto più dinamica dell’emigrazione che avvenne nel dopoguerra. Allora si trattava spesso di un biglietto di sola andata, verso una destinazione sconosciuta con minuscole possibilità di rimpatrio. Al giorno d’oggi l’emigrare è, secondo me, molto meno rischioso e le possibilità di rientro molto maggiori. Questo fa sì che tanti Italiani che vanno all’estero fanno tesoro dell’esperienza ma poi decidono di tornare in Italia.

Non esiste l’emigrazione giusta o l’emigrazione sbagliata. Esiste solo l’emigrazione che fa per voi.

Io vi consiglierei di non preoccuparvi troppo di definire un orizzonte temporale a priori. Dire “non tornerò più in Italia” prima di partire è rischioso perché non sapete se troverete una vita necessariamente migliore. Secondo me è meglio dimenticarsi di definire un orizzonte temporale e semplicemente concentrarsi sull’integrazione all’estero, sul dare il massimo verso la creazione di opportunità per voi e per la vostra famiglia. Capirete ben presto se l’emigrazione fa per voi o se l’Italia, in fondo in fondo, non sia così male.

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Come avere successo nell’età del lavoratore solitario

Il mondo del lavoro all’estero sta cambiando notevolmente ed è quindi consigliabile tenersi al corrente di tutti gli sviluppi se state pensando di emigrare ed avete in mente una tipologia di lavoro che magari non esisterà tra cinque o dieci anni.

Questi cambiamenti stanno avendo un impatto notevole soprattutto sul mondo del lavoro anglosassone in particolare in quanto esiste un serbatoio di manodopera virtuale che parla l’inglese in India. Tantissime funzioni lavorative espletate da madrelingua negli Stati Uniti, Canada, Australia e Regno Unito vengono adesso espletate da lavoratori in India che grazie alle tecnologie di telecomunicazione riescono a svolgere lo stesso lavoro ma guadagnano molto meno, riducendo i costi per le aziende.

Il Wall Street Journal ci fornisce una panoramica del mondo del lavoro futuro particolare concentrandosi sul mondo del lavoro indipendente e solitario.

Il numero di americani che lavorano come consulenti o free-lance è aumentato enormemente dalla fine degli anni 80. Oggi intorno al 20-23% dei lavoratori americani sono consulenti, free-lance o lavorano contratto. Le previsioni sono che questo numero sia destinato a salire.

In pratica un lavoratore su quattro sta lavorando senza le sicurezze di impiego del passato. Un grandissimo numero di persone sono passate da impieghi a tempo pieno e con contratti a tempo indeterminato ad una carriera che va di progetto in progetto.

Bisogna inoltre chiarire che questo cambiamento non è del tutto negativo. Ci sono molti consulenti e free-lancers che stanno avendo molto successo, guadagnano bene e sono in pieno controllo della propria carriera lavorativa.

Ma come prepararsi al futuro del mondo del lavoro in luce di questi cambiamenti?

Pensate a lungo termine

Tanti consulenti e free-lancers cadono nella trappola di pensare che la propria situazione sia solo temporanea. Per alcuni il futuro si rivelerà tale ma per la maggior parte l’incertezza si protrarrà nel futuro. Il segreto sta quindi nel prepararsi per una maratona, non per uno sprint.

La realtà è che molti sono cresciuti nei primi anni di carriera lavorando dalle nove alle cinque, in lavori di tipo tradizionale, per cui la prospettiva del resto della carriera come consulente fa paura.

Il cambio di mentalità è necessario per essere proattivi nel cercare clienti e progetti e creare una strategia di procacciamento lavoro a lungo termine.

Il lavoro solitario molto probabilmente sarà il vostro futuro, non una fase temporanea.

I consulenti di maggiore successo offrono una competenza tecnica che è troppo dispendiosa o usata poco frequentemente da essere giustificabile come risorsa interna per l’azienda. Dovete fare quindi in modo che il vostro livello di competenza tecnica rimanga all’avanguardia.

Spesso questo è possibile andando a fare corsi di addestramento. I consulenti di maggiore successo però aggiungono un altro aspetto al proprio curriculum professionale: insegnano.

Non importa se sia presso un’università, associazioni manufatturiere o altro, il fatto di insegnare offre molti vantaggi per i consulenti.

Innanzitutto si fornirà un salario, spesso piccolo ma meglio di niente. In secondo luogo è un modo di crearsi un network di conoscenze perché spesso gli studenti possono diventare clienti o fornire clienti. Terzo, l’insegnamento è ben visto su un curriculum, dando all’insegnante qualcosa che lo distingue dal resto dei candidati per certi lavori o progetti. In ultimo, insegnare vi obbliga a tenervi aggiornati sulle ultime per quello che riguarda il vostro campo di competenza.

Unitevi ad un network

Il lavoro in solitario non significa che dobbiate essere da soli costantemente. I consulenti di maggiore successo fanno parte di un network o di una comunità di consulenti. Questi sono un importante sorgente di nuovi clienti ed inoltre i consulenti possono unire le forze per rispondere alle richieste di particolari progetti.

Createvi il vostro spazio lavorativo

I consulenti di maggior successo sostengono che avere un ufficio separato all’interno della casa è vitale. Per proiettare un’immagine professionale fate in modo di non avere il figlioletto di due anni che grida o la televisione accesa come sottofondo. La maggior parte dei free-lance hanno uno spazio nella loro casa che usano solamente per lavoro.

Altri usano uffici creati appositamente per free-lance dove possono affittare un ufficio o una postazione per il computer anche per un solo giorno. Ciò aiuta a concentrarsi sul lavoro e forniscono un ambiente di tipo lavorativo che tanti consulenti preferiscono.

Pensate come un imprenditore

La caratteristica principale che contraddistingue i consulenti il successo è l’abilità di pensare come un imprenditore.

Troppo spesso i consulenti vanno da progetto progetto senza avere un ‘business plan’ o una strategia a lungo termine. Con questi ultimi i consulenti di successo riescono a definire molto più precisamente il tipo di lavoro che vogliono fare e, soprattutto, il tipo di lavoro che non vogliono fare.

Invece di accettare qualsiasi lavoro o progetto, a volte bisogna avere il coraggio di dire no perché il progetto non fa parte della strategia a lungo termine. La soluzione sta nel raccomandare un membro del proprio network per svolgere tale lavoro in modo da soddisfare sia il potenziale datore di lavoro che un “collega” che può ricambiare il favore in futuro.

In ultimo, fate in modo di organizzare il vostro business in modo professionale. Utilizzate pacchetti software per organizzare spese, tasse e finanziamenti. Create tutto con il vostro obiettivo finale in mente.

Insomma arrivando dall’Italia ed aspettandovi di trovare un lavoro a tempo pieno e indeterminato, rischiate di non essere in sintonia con un mercato del lavoro che si sta muovendo a velocità fenomenale. Mantenetevi al passo con questi cambiamenti ed il futuro sarà molto più roseo!

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Ho speranze di trovare lavoro all’estero?

Ricevo moltissime e-mail che mi chiedono, in sostanza, “ho speranze di trovare lavoro all’estero?”.

La mia risposta è volutamente vaga. Il numero di variabili da considerare per quello che riguarda la ricerca di lavoro all’estero è enorme. Ogni caso è particolare e quindi dare una risposta individuale che valga per tutti è in pratica impossibile.

Il concetto di base comunque rimane sempre lo stesso: emigrare all’estero è rischioso quindi dovete valutare bene quanto sia grande il rischio nel vostro caso particolare di quanto stomaco voi abbiate per questo rischio.

Il concetto di rischio va poi definito in quanto varia da persona a persona. Per alcuni rischiare significa non avere alcun lavoro, per altri significa avere un lavoro al di sotto delle proprie potenzialità. In sostanza però secondo me il peggio che possa capitare è il dover tornare in Italia. Questa eventualità non è la fine del mondo, almeno ci avrete provato, vi sarete comunque arricchiti dal punto di vista umano e avrete dimostrato il coraggio che tanti altri al vostro posto non dimostrano.

Il rischio va poi valutato in base a cosa lasciate in Italia. Se avete un buon lavoro, una carriera già avviata e buone prospettive per il futuro ovviamente rischierete di più che non un neo laureato senza lavoro, senza famiglia a carico e senza prospettive.

Le speranze esistono sempre come potete vedere dai vari articoli che ho scritto al riguardo e dai vari commenti che vengono pubblicati su questo blog e sul forum. E’ altrettanto vero che il rischio di non trovare lavoro o il lavoro del livello desiderato è tangibile. Tanto dipende dalla congiuntura economica della nazione alla quale state pensando. Ad esempio, la situazione del mercato del lavoro in nazioni come la Spagna o Irlanda al momento è molto dura. I primi a soffrirne sono ovviamente i giovani e gli immigrati motivo per cui a volte è meglio aspettare alcuni mesi o anni in modo da ottimizzare lo sforzo richiesto dalla ricerca lavoro.

Non dimenticatevi che la ricerca lavoro è dura anche per quelli che sono nati e cresciuti nella vostra patria d’adozione. Questi hanno una conoscenza della lingua superiore alla vostra, istruzione conseguita in loco, esperienza lavorativa precedente presso aziende in loco e tuttavia fanno una certa fatica a trovare lavoro immediatamente. Qui in Australia ad esempio il periodo medio di ricerca lavoro in genere va su sei mesi. Se questo vale per un Australiano immaginatevi quanto tempo ci possa volere per trovare un lavoro arrivando non avendo gli stessi requisiti dei “nativi”.

Il chiedere se avete speranze a me o ad altri su Internet è un ottimo inizio ma l’unica realtà che conta è quella di provarci per davvero. Solo allora dopo aver mandato decine o centinaia di curriculum riuscirete a capire quali siano le vostre vere possibilità di trovare un lavoro all’estero e, di conseguenza, emigrare con successo.

L’unico modo per migliorare le vostre probabilità è quello di ottimizzare quello che offrite come lavoratori.

Innanzitutto la conoscenza della lingua straniera è fondamentale: la lingua straniera non va conosciuta a livello scolastico bensì ad un livello il più possibile vicino a quello dei madrelingua. Non esistono scuse, se non vi prendete la briga di imparare l’inglese o francese o del tedesco in modo ottimo, non riuscirete a raggiungere i risultati che state sognando.

In secondo luogo, è importantissimo che voi offriate sul curriculum quello che i datori di lavoro e l’economia più in generale stanno cercando. Se avete un titolo di studio ricercato nel contesto della politica di immigrazione della nazione di destinazione, le vostre possibilità migliorano immediatamente. Questo vale altrettanto per tipi di lavoro per i quali non è necessario un titolo di per sé bensì valenza pratica che è certificabile come, ad esempio, l’essere saldatore.

Se vi ritrovate tra coloro che non hanno un’esperienza lavorativa o un titolo di studio ricercato nel paese di destinazione allora le speranze di trovare lavoro passano in secondo piano rispetto all’impossibilità di ottenere un visto di ingresso e permanenza nella nazione sognata.

Vi rimane comunque l’alternativa di studiare e conseguire le qualifiche necessarie per diventare ricercati tra i datori di lavoro. Ad esempio, è sempre possibile iniziare a studiare una disciplina informatica la cui certificazione è riconosciuta internazionalmente e che sia inserita nelle liste di tipologie di lavoro ricercate all’estero. Questo vale anche per le nazioni dove gli Italiani non hanno bisogno di un visto per vivere e lavorare, come ad esempio in tutte le nazioni dell’Unione Europea.

Inoltre vorrei ricordarvi che la ricerca di lavoro all’estero è una maratona, non uno sprint. Ci vuole molto di tempo di quanto immaginiate, dovrete spedire molte più e-mail e curriculum di quanto immaginiate e dovete essere testardi nel continuare la ricerca. Mettete in preventivo di dover tirare la cinghia per alcuni mesi o addirittura anni. Molto probabilmente il vostro tenore di vita risentirà della difficoltà nel trovare lavoro quindi preventivate di emigrare con un discreto gruzzolo da parte in modo di far fronte all’investimento necessario a sostenervi durante i primi tempi.

Ad esempio, io nel lontano 1993 mi laureai in Inghilterra in piena recessione, simile a quella attuale. Per circa un anno in un negozio di vini di Londra, spedendo allo stesso tempo centinaia di lettere per rispondere ad offerte di lavoro “consone al mio titolo di studio universitario”. Il tutto senza successo immediato. L’esperienza fu molto demoralizzante all’epoca in quanto sapevo benissimo di essere un candidato valido per la maggior parte degli annunci di lavoro al quale rispondevo. Fatto sta che immagino molti avrebbero rinunciato dopo alcuni mesi. Il segreto secondo me è quello di insistere convinti che alla fine riuscirete ad ottenere quello che cercate. Magari ci vorranno sei mesi, magari ci vorranno due anni. Dipende da quanto desiderio abbiate di raggiungere la vostra meta.

Riassumendo, le speranze di trovare lavoro all’estero esistono, le garanzie no. L’importante è provarci, tentar non nuoce.

In bocca al lupo.

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Come scegliere una scuola per i figli in Australia

Il sito My School del governo australiano aiuta le famiglie australiane a scegliere la scuola per i propri figli.

Il sito è stato recentemente introdotto ed è stato fonte di notevoli polemiche. I sindacati degli insegnanti sono sfavorevoli a questa introduzione perché sostengono che un sito del genere possa essere utilizzato per redigere classifiche delle varie scuole e penalizzare le scuole in fondo alla classifica. Gli insegnanti ritengono inoltre che risultati spingano le scuole a concentrarsi esclusivamente sull’insegnamento delle materie che vengono prese in considerazione per i risultati sui quali si basano i punteggi.

D’altro canto i genitori e la maggioranza del pubblico australiano è a favore di questa informazione resa pubblica. La scelta della scuola da far frequentare ai propri figli è una delle decisioni più difficili per tutti i genitori con figli intorno ai 4-5 anni. In Australia, in particolare nelle grandi città, esistono molte alternative dove mandare i propri figli a scuola. Nello stesso sobborgo esistono diverse scuole sia governative che private. Per i genitori nasce il dubbio su quale scuola scegliere la scelta viene influenzata spesso volentieri dalla scelta fatta da amici. Il sito My School offre un’ulteriore fonte di informazioni sulla quale basare la propria scelta.

Sul sito potete trovare le varie scuole, sia governative che private, a seconda del codice postale o del nome del sobborgo che vi interessa. Dopodiché potete selezionare la scuola che vi interessa e vi sarà presentata una breve descrizione della scuola ed una marea di altre informazioni.

Di particolare importanza sono i risultati NAPLAN. Ogni anno gli studenti sostengono alcuni test per valutare il livello della scuola in varie materie: leggere, scrivere, grammatica e aritmetica. I risultati vengono poi confrontati con una media di tutte le scuole australiane ed una media delle scuole australiane con un livello socio-economico simile. In questo modo potete farvi un’idea dello standard di insegnamento e di apprendimento nella scuola che vi interessa.

Come già accennato punteggi di questo tipo sono aperti a diverse interpretazioni e a polemiche. Gli insegnanti, di nuovo, sostengono che concentrarsi su questi risultati è riduttivo in quanto a scuola si imparano molte altre cose che non possono essere valutate in base a punteggi statistici.

Se però state pensando di emigrare in Australia, il sito My School può aiutarvi a scegliere se non una scuola particolare almeno un sobborgo che offre un numero di scuole di qualità.

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In Cina a diciassette anni con Intercultura

Saya, diciassette anni, sta passando un anno in Cina grazie ad Intercultura/AFS.

Dove eravate voi a diciassette anni? Io a Borgo San Dalmazzo, provincia di Cuneo….

Ci descrivi cosa stai facendo in Cina?

Sono partita a fine agosto grazie all’associazione Intercultura/AFS con altri 26 Italiani alla scoperta di un paese completamente sconosciuto e stereotipato non solo in Italia, ma un po’ in tutto il mondo. Per capire e imparare sulla mia pelle la loro cultura, i loro modi di fare, la loro quotidianità e, naturalmente, la loro lingua. Anche se si sta rivelando un’impresa piuttosto complicata.

È un’esperienza completa e molto difficile, perché ti trovi completamente sbalzato fuori dal tuo mondo e catapultato in uno dove non esiste nessun punto in comune che ti aiuti a non sentirti troppo fuori da casa. Il tutto a diciassette anni, tanto per complicare di più la vita.

Noi (io e gli altri Italiani, ma anche i ragazzi da tutto il mondo venuti a vivere la medesima esperienza – per esempio nella mia città siamo quattro: una Thai, un Costaricano, me e una Tedesca) viviamo in una famiglia cinese, frequentiamo una scuola superiore cinese, usciamo con coetanei cinesi. Siamo completamente immersi nella Cina.

All’inizio era difficilissimo, diciamo pure impossibile: stavamo chiusi fra noi quattro, protetti dalle mura di un inglese che spesso i cinesi non capivano. Eravamo spaventati, e tanto! Ma poi piano piano ci siamo aperti e… beh, diciamo che abbiamo compreso appieno il motto della nostra associazione: it’s not wrong, it’s not right, it’s just different. Abbiamo imparato ad accettare ciò che ci veniva offerto cogliendo le diversità non come un ostacolo, ma come un pretesto per migliorare.

Quale e’ stato il percorso che ti ha portata a Tianjin?

Non c’è stato nessun percorso! AFS, dopo averti assegnato il paese e la borsa di studio, parte alla ricerca di famiglie native disposte ad ospitare per un dato periodo di tempo un ragazzo straniero: spesso non è facile, è un impegno non da poco. Una volta che la famiglia è trovata e la scuola del posto ha accetto lo studente, è fatta: quella è la città che ti verrà assegnata, dove vivrai la tua vita cinese per dieci mesi.

Io sono capitata a Tianjin, altri sono andati nella fredda Harbin, a Nanjing, a Shanghai, Guangzhou (il nome cinese per Canton), Hangzhou, Chongqing, Zhengzhou, Chengdu… siamo sparsi per tutta la Cina. In ogni grande città che trovate, ci sarà probabilmente un AFSer pronto ad accogliervi :)

Conoscevi gia’ il Mandarino prima di partire?

Assolutamente NO! Certo, qualche frase che ero riuscita a inculcarmi in testa prima di partire. Espressioni essenziali, le prime parole per far conoscenza, ma nulla di più. Anche per il poco tempo datoci a disposizione: conoscemmo la nostra destinazione solo verso fine marzo e, tra la scuola che finiva e gli amici e la famiglia che volevano passare più tempo possibile con noi, non rimaneva molto tempo.

Appena arrivata in Cina è stato un disastro, inglese a go–go: parlare in mandarino era impensabile! Sono andata a gesti con i miei genitori ospitanti per almeno i primi due mesi, il tempo necessario perché il cinese che ci insegnavano a scuola cominciasse a prendere mano.

Come e’ stato lo shock culturale?

Dire shock culturale per me è dire poco. E’ stato disastroso! Arrivammo e non trovammo assolutamente nulla da accomunare alla nostra cultura. Tutto era diverso, non solo i modi di fare ma anche il modo di parlare, di comportarsi, di mangiare, vestirsi, divertirsi…penso la cosa più difficile sia stata convivere con i loro comportamenti più semplici e quotidiani.

Per esempio: molti sanno che difficilmente un cinese passa alla violenza. Pochi sanno che comunque la loro pazienza è limitata e le loro ugole d’oro. Quando urlano penso che nemmeno un Napoletano (con tutto il rispetto, eh) possa reggere il confronto. Forse però la cosa più difficile è stata immedesimarmi e comportarmi come un diciassettenne di qui: per un’europea è impossibile. In occidente c’è l’idea che il ragazzo cresca lentamente, e che a 17 anni è sulla via per diventare un adulto. In Cina questo concetto non esiste!

Finché non sei all’università sei e sempre rimarrai un bambino di dieci anni, sia come libertà, come doveri, che come mentalità: non si può certo dire che sia solo colpa di come vengono trattati, anche a livello celebrale un diciassette cinese sarà sempre otto anni addietro di un occidentale. Non come intelligenza, ovvio, ma come senso di responsabilità e maturazione. Sono molto infantili.

Non sempre, però, sono stati shock negativi: un fatto che mi ha colpita parecchio è la scuola. Qui, l’istruzione pubblica funziona davvero: gli insegnanti sono tutti piuttosto giovani, spesso freschi di università, più vicini mentalmente agli studenti. Hanno voglia di insegnare; agli studenti viene richiesto tanto, ma vengono dati i mezzi per averlo: professori che insegnano, attrezzature multimediali semi–professionali in ogni classe, lezioni interattive a cui gli studenti partecipano volentieri. La mia scuola fa perfino scambi culturali con le scuole gemellate: i ragazzi che lo desiderano vanno in Korea, Thailandia, Svezia, Canada, Giappone per una settimana di studi! Entro pochi mesi la scuola cinese sarà gemellata con il mio liceo, e verranno a trovarci per esplorare l’Italia.

C’è anche da dire che questo “richiedere tanto e dare tanto” è anche alla base dei problemi della Cina: gli studenti che lasciano la scuola o la completano con un punteggio troppo basso sono tagliati fuori dal sistema, quasi cancellati, diventano desaparecidos. Per loro non c’è nessuna possibilità di fare carriera a meno che non entrino nella mafia organizzata cinese.

Quali sono gli stereotipi che gli Italiani si devono dimenticare prima di partire per la Cina?

È vero che molti cinesi, soprattutto sotto i venti anni, non pensano ma seguono gli ordini dei superiori. Non è vero il rapporto così distaccato e autoritario dei professori, anzi: l’ho trovato perfino meno freddo che in Italia.

Non è vero che la Cina è pericolosa per via della mafia. La mafia cinese ha un codice d’onore severissimo, con leggi e punizioni. Quindi non esiste quella “micro–criminalità” o “criminalità giovanile” che è la causa principale dei problemi occidentali, perché i ragazzi o sono troppo impegnati a studiare, o sono controllati da questo sistema superiore.

Non è vero che mangiano CANE! Non so quante volte l’avrò ripetuto, ormai: il cane è un piatto tipico Koreano! In Cina il cane lo mangiano solo durante carestie e guerre. Anche mio nonno italiano lo fece durante la guerra: la fame è fame.

Non è vera la loro crudeltà nell’impedire a una coppia di avere quanti figli desiderino: spesso e volentieri sono le stesse famiglie a non desiderarne di più. Questa legge è comunque molto articolata, ci sono tante eccezioni alla regola: se si è di un certa minoranza, si possono avere tanti figli quanti ne si vuole. Se il primo figlio è femmina, puoi tentare fino ad avere un maschio. Evviva la parità dei sessi, ma è una scelta molto comune: un mio compagno di scuola ha cinque sorelle maggiori. Non è difficile, insomma, trovare un cinese con un fratello vero e proprio.

Ah, vorrei precisare: spesso queste idee sui cinesi violenti e autoritari vengono da una poca o pessima informazione: come quella foto di un bambino legato ad un palo con catene a Beijing. Tutto il mondo si ribellò contro la crudeltà di quell’immagine, ma nessuno si soffermò a pensare al perché. Se il padre non lo avesse legato, il figlio avrebbe fatto la fine di tanti altri bambini (tra cui la sorella, NdA) che scompaiono, in mano a sfruttatori o nel commercio illegale di organi. Quindi il padre non è crudele, anzi: cercava di proteggere suo figlio nell’unico modo che si poteva permettere.

E’ vero, poi, che la loro repubblica sa ancora di totalitarismo comunista: sono sotto l’influenza del fantasma di Mao, incarnato un po’ nel mausoleo posto al centro della capitale. Mao è ovunque e, anche se non vogliono ammetterlo, è impresso nei loro gesti e nei loro pensieri! Il che può essere positivo o negativo: positivo perché hanno un concetto di popolo che noi ci sogniamo, un’unità indissolubile solo per il fatto che sono nati tutti nella stessa terra. Dall’altra, questa unione genera un nazionalismo molto forte, che salta spesso fuori quando incontrano degli stranieri… magari non se ne rendono conto, ma c’è. E’ radicato nel loro modo di essere, pregiudizio o meno.

Lati positivi e negativi dell’esperienza?

Negativi, il fatto che sto perdendo la quarta in Italia e, non riuscendo a studiare quasi nulla qui per il problema comunicazione, dovrò fare un anno in pochi mesi. Lati positivi: sto imparando il cinese (lo sto facendo sul serio, non lo avrei mai creduto possibile!) e il mio inglese ha fatto strepitosi balzi in avanti, dovendo usarlo tutti i giorni con gli altri ragazzi in città con me. È diventata la mia prima lingua… spesso mi viene prima la parola inglese che quella italiana. Un esempio? Cheap. Ci metto sempre un’eternità a ricordarmi che il corrispondente italiano è economico. Troppo lungo. Oppure gli inglesismi! Rompere la legge è il più comune!

Poi, la crescita che si conquista. Già alle orentation pre–partenza mi avevano detto che sarei maturata tantissimo, rafforzata al massimo da questa esperienza: non avrei mai creduto di arrivare così in là. Siamo maturati di quattro o cinque anni nello spazio di uno, perché ci siamo posti davanti ad un ostacolo che un normale adolescente non trova mai. Vivere da soli (soprattutto in Cina, dove il concetto di host–family è molto labile), badare a se stessi, capire i propri limiti ed essere se stessi al di fuori del nido è tutt’altra cosa. È meraviglioso!

Che consigli daresti a chi vuole seguire le tue orme?

Solamente: PARTITE! Fregatevene di quello che gli amici vi dicono, fregatevene della scuola, fregatevene della nonna che ti ostia in turco perché non potrai andare al suo funerale (a me è successo!).

Fondamentalmente chi parte per un anno all’estero è un egoista bello e buono, ma fa bene. La cosa più difficile da capire in Italia è la sensazione di essere emigrati o emigranti. Si può dire di essere aperti, di accettare e simili, ma si riesce ad aprire il cuore a tutti solo dopo aver provato a lasciare tutto e a vivere in una terra che non è la tua patria. Dove i pregiudizi li subisci e non li distribuisci. Questo è difficile, ma è l’occasione migliore che possa capitare, anche per un domani! Se prima percepivo un mondo fuori dall’Italia, ora so che questo mondo esiste, è vero, palpabile, popolato da persone reali: l’inglese e la sua semi–universalità sono divenuti il tesoro più incredibile, perché ho amici da tutto il globo che l’Italiano manco sanno cos’è!

È un concetto difficile da spiegare, soprattutto perché molti credono di possederlo già. Invece pochi lo hanno, quelli che si sono allontanati dal nido: è un prezzo alto, ma ne vale la pena. Quindi… PARTITE!

Hai dei links/siti web da segnalare che possano aiutare i lettori?

Certo. Primo il mio blog, I wish you were here, per chiunque fosse interessato a vivere un’esperienza simile in Cina.

Poi, Exchange Student, pieno di testimonianze di ragazzi che come me stanno o hanno svolto il loro anno all’estero.

E infine, due siti importanti: quello della mia associazione (Grazie Intercultura!) e quello di un community dove tantissimi ragazzi si incontrano per risolvere dubbi e scambiarsi pareri e consigli. Molto utile!

Grazie Saya ed in bocca al lupo!

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Il problema più grande del Canada è trovare lavoratori

Il primo ministro canadese Stephen Harper ha dichiarato che il problema numero uno per l’economia del Canada è il fatto che non ci siano abbastanza lavoratori per rimpiazzare quelli che stanno per andare in pensione.

Secondo il Primo Ministro entro un decennio o due non ci saranno semplicemente abbastanza lavoratori per il Canada.

Nonostante le ultime notizie relative alle difficoltà dell’economia canadese, in modo particolare per qule che riguarda settore manufatturiero, il primo ministro e il suo governo stanno facendo fatica a trovare modi di migliorare i programmi di addestramento e di aumentare l’immigrazione per trovare più lavoratori in modo da evitare quello che alcuni esperti definiscono una “bomba economica ad orologeria”.

Che il Canada stia andando verso un grande problema sembra inevitabile. Durante gli ultimi 50 anni, la forza lavoro del Canada crebbe del duecento percento. Quella crescita fu responsabile per l’incremento degli standard di vita e per la creazione della ricchezza sia pubblica che privata della quale la nazione sta adesso beneficiando.

“La situazione demografica ci sta creando problemi” sostiene Monte Solberg, il Ministro per le Risorse Umane, “i baby boomers stanno per andare in pensione e il basso tasso di natalità significa che la domanda per la forza lavoro presto supererà l’offerta.”

Già adesso, più dell’80% dei Canadesi in età lavorativa ha un lavoro, un record mai raggiunto prima.

Solberg fornisce le seguenti cifre:

  • il British Columbia avrà bisogno di 350.000 lavoratori extra nei prossimi 12 anni
  • l’Alberta avrà bisogno di 100.000 lavoratori nei prossimi 10 anni
  • l’Ontario avrà bisogno di 560.000 lavoratori entro il 2030
  • il Quebec offrirà la 1.300.000 posizioni di lavoro entro il 2016

“Abbiamo una mancanza cronica di lavoratori in ogni regione del Canada” dice Solberg “anche in settori con un tasso di disoccupazione alto, abbiamo troppo pochi lavoratori capaci di riempire le posizioni disponibili.”

Il mercato del lavoro del Canada negli ultimi tre anni ha superato le previsioni di tutti gli esperti. Nonostante un dollaro a valori alti, che contribuisce a fare i lavoratori canadesi più costosi di lavoratori in altre nazioni, 325.000 lavori sono stati creati in Canada durante gli ultimi 12 mesi. Questo incremento di posti di lavoro è stato raggiunto nonostante la perdita di più di 113.000 posti di lavoro nel settore manufatturiero. In altre parole, l’economia non solo ha rimpiazzato quei 113.000 posti di lavoro nel settore manufatturiero, ha anche creato 325.000 lavori extra. Il settore dell’edilizia da solo ha contribuito ad una crescita di circa 103.000 lavoratori.

Inoltre, come notato dalla Banca del Canada, la crescita degli stipendi di anno in anno è rimasta forte, indicando che i lavori ben pagati nel settore manufatturiero sono stati rimpiazzati con lavori altrettanto ben pagati in altri settori.

Il governo canadese sta introducendo una proposta per cambiare le regole dell’immigrazione in modo da accelerare il processo di immigrazione per certi gruppi di immigranti in modo da trovare un numero maggiore di lavoratori con qualità specifiche richieste dell’economia canadese.

Insomma, se sapete parlare l’Inglese o il Francese ed avete qualifiche che interessano all’economia canadese, il Canada vi sta cercando!

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