Nell’ormai lontano 1992 ebbi la fortuna di fare uno stage di sei mesi alla Rover di Birmingham, in Inghilterra.
Il mio stage faceva parte di un Bachelor of Science in ‘European Business with Technology’ organizzato dall’università di Brighton e dal Politecnico di Torino.
Il processo di selezione mi diede una prima esperienza degli alti e bassi che ci saranno negli anni successivi quando sarò alla ricerca del ‘vero’ lavoro. Dopo prove scritte e interviste con gli addetti del personale della Rover, su 25 studenti del mio corso solo 4 sarebbero stati accettati.
Che ci piaccia o meno quella è la realtà del mondo del lavoro anglosassone, soprattutto come neo-laureato. Devi avere un curriculum che di consenta di avere il colloquio, dopodichè devi dimostrare di persona che hai le qualità che la ditta sta cercando, quelle che non si possono giudicare da un pezzo di carta.
Tutto questo mentre stai ‘combattendo’ contro decine, centinaia, migliaia di coetanei.
Ovviamente le possibilità di successo non sono grandi ed è qui che subentra la perseveranza.
Nel Febbraio 1992 mi presentai al reparto acquisti di Longbridge, nella periferia di Birmingham.
Mi pagavano, non molto, ma mi pagavano. Quanto non mi ricordo ma era abbastanza da pagare affitto di una stanza in casa con altri tre studenti; cibo e vita notturna da tipico ‘studente’ inglese.
L’aspetto importante è che per la prima volta venni pagato per svolgere un lavoro da ‘grande’ e mi diede il primo assaggio dell’indipendenza che poi mi guidò a rimanere in Inghilterra una volta finiti gli studi.
Il lavoro di per sè non era granchè ma allo stesso tempo mi fece capire la mia, e quella di tutti i laureandi, posizione nel mondo del lavoro cioè bravo in teoria ma dovevo comunque fare la gavetta e dimostrare con i fatti la mia bravura.
Capii inoltre che il successo accademico, avere buoni voti, non si traduce automaticamente in successo nel mondo del lavoro. Altre qualità soprattutto interpersonali sono altrettanto importanti e bisogna avere un buon mix di entrambi per fare carriera in Inghilterra e nel mondo anglosassone.
Ebbi anche la fortuna di poter confrontare lo stage alla Rover con uno stage fatto sei mesi prima alla Presacementi, un’azienda produttrice di cemento di Robilante, provincia di Cuneo.
Lo stage inglese era un lavoro vero e proprio mentre lo stage italiano, molto meno comune nella realtà lavorativa italiana, era molto più accademico. Il mio ruolo in Italia era più quello di ospite, trattato benissimo, ma senza mansioni pratiche, ero lì per completare la mia tesi, non per produrre cemento.
Tramite le lezioni che ho imparato, spero di avervi aiutato a capire un po’ di più la realtà dello stage in Inghilterra.
Fatemi conoscere le vostre esperienze e chiedetemi ulteriori chiarimenti tramite un comment.
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