Australia: dal visto vacanza lavoro alla sponsorizzazione – la storia di Nicolò

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Nicolò Ricucci e moglie si sono trasferiti in Australia arrivando con il visto vacanza lavoro e approdando presto a una sponsorizzazione.

Di cosa ti occupavi in Italia?

Ho lavorato per 10 anni come tecnico IT per due diverse aziende.

Ho sempre avuto la passione per i computer fin da piccolo, grazie anche a mio zio che mi ha trasmesso la passione fin dalle scuole elementari.

In Italia avevi 10 anni di esperienza lavorativa e contratto a tempo indeterminato. Hai mollato tutto, perché?

Semplicemente perché non eravamo (io e mia moglie) soddisfatti a pieno delle nostre vite.

Non ci è mai mancato nulla per carità, semplicemente volevamo qualcosa di più.

Volevo sfidare me stesso.

Avevo sempre avuto il desiderio di provare a vivere e lavorare in un paese anglofono ma non ho mai avuto il coraggio di “mollare tutto” e provarci.

Complice il fatto, probabilmente, che appena finito il Liceo ho subito trovato lavoro e quindi ho sempre avuto “qualcosa da perdere”.

Ovviamente è più facile per chi non ha un lavoro e una sua stabilità, come nei casi dei neo-diplomati o neo-laureati che provano a cercare lavoro all’estero.

Ma per chi ha lavoro e/o casa e altro la decisione è più difficile da prendere.

La vita su questa terra è una sola e, secondo me, la domanda che bisogna farsi è “sono contento e soddisfatto della mia vita o mi sto semplicemente accontentando?”.

Se la risposta è la seconda allora il consiglio è di provare piuttosto che vivere col rimpianto “cosa sarebbe successo se ci avessi provato?”.

Nel nostro caso avevamo (e abbiamo) un amico “sul campo” a Sydney.

Abbiamo ripreso i contatti per tutt’altri motivi circa un mese prima di decidere.

Abbiamo iniziato a parlare dell’Australia e continuava a parlarci di quanto fosse bello vivere lì e delle esperienze che stava vivendo.

Ci ha convinto e abbiamo appunto deciso il mese dopo.

Ho solo un rimpianto: non averlo fatto prima!

Quale era il tuo livello di inglese prima di partire?

Molto alto.

Abbiamo deciso di partire per l’Australia a giugno 2016 e ci siamo presi un anno circa per prepararci al meglio (siamo partiti a Maggio del 2017).

Mi sono sempre piaciute le lingue straniere e quindi ho sempre cercato di guardare i film in lingua originale.

Quando abbiamo deciso definitivamente di partire, ho intensificato il training.

Ho iniziato a leggere libri in inglese, letteralmente “ubriacarmi” di video di grammatica inglese su YouTube, studio degli slang Australiani più comuni.

Ho preso lezioni via Skype da insegnanti madrelingua specializzati nell’IELTS, ho fatto simulazioni di test per l’IELTS sia writing che speaking.

Mia moglie invece, non lavorando, è potuta andare un mese a Dublino alla EF School per imparare l’inglese sul campo.

A ridosso della partenza quindi ero perfettamente in grado di vedere film in inglese senza sottotitoli e di leggere libri in inglese.

Come si è poi rivelato sul campo?

Ottima domanda.

Alla domanda di prima ho risposto “molto alto” rispetto al “ragazzo medio” italiano che vive in Italia.

Una volta atterrato ovviamente è stata una sorpresa agrodolce.

Accento COMPLETAMENTE diverso da quello che ero abituato a sentire nei film e serie TV, termini diversi e cosi via.

Sapevo ovviamente che sarebbe stato un inglese diverso da quello americano e british delle serie TV e dei film ma non mi aspettavo cosi tanto.

Ovviamente la mia preparazione è servita ma ci ho messo comunque un paio di mesi per abituarmi ai suoni dell’inglese Australiano.

Questa è la mia esperienza personale ovviamente, c’è gente che ci mette di meno o di più.

Come hai trovato la sponsorizzazione?

Storia molto interessante.

Naturalmente il nostro obiettivo era quello di trovare un visto sponsor che ci permettesse di rimanere qui in Australia permanentemente.

Detto ciò, il nostro piano era quello di atterrare a Sydney, cercare una farm il più presto possibile, fare subito i famosi 88 giorni per estendere il visto a 24 mesi e poi prenderci i restanti 20 mesi (circa) per poter trovare uno sponsor.

Cosi è stato, abbiamo vissuto a Sydney (Bondi Junction) per due settimane.

In queste due settimane abbiamo fatto tutti i documenti possibili.

Patente Australiana, medicare, apertura conto corrente (l’avevo già aperto dall’Italia ma ovviamente dovevo presentarmi di persona per la firma e i documenti) ecc.

Mentre eravamo ancora a Sydney abbiamo trovato su internet un lavoro in una farm a Hillston, paesino di 1000 anime sperduto nell’entroterra del NSW in Riverina.

Durante i week end generalmente andavamo a Griffith (la città più vicina, 110km di distanza) per prendere il cibo e fare qualcosa di diverso che spezzasse la monotonia della vita a Hillston.

A due settimane dalla fine dei miei 88 giorni vedo un annuncio su Seek.com.au di un’azienda IT che cerca un tecnico IT che sembra calzata a su misura per me.

Aggiorno il mio resume, lo stampo e mi presento di persona a consegnarlo.

Dopo un paio di giorni, mentre ero sul trattore nella farm di patate dove lavoravo, ricevo una telefonata dal titolare dell’azienda chiamandomi per un colloquio.

Prendo ovviamente un giorno off dalla farm, vado al colloquio e torno a Hillston.

Circa tre giorni dopo mi richiama dicendomi che vorrebbe assumermi con la possibilità di sponsorizzazione.

Naturalmente accetto, non avevo nulla da perdere, ero appena arrivato in Australia e non ero “agli sgoccioli” con i giorni del visto, anzi avevo più di un anno e mezzo davanti a me nel caso non fosse andata bene.

Cosi, finisco i miei 88 giorni di venerdì e il lunedì dopo avevo già iniziato a lavorare a Griffith.

Lo scorso 12 Ottobre, giorno del mio compleanno, mi confermano che vogliono sponsorizzarmi e che vogliono tenermi, per quello che ho dimostrato sul posto di lavoro.

Quindi ora sono attualmente in corsa con tutti i passaggi burocratici che solo chi ci è passato può capire!

Quali sono stati passi pratici dal punto di vista burocratico?

Come detto prima sono ancora “in ballo”, ma i passaggi burocratici sono tanti e molto costosi, soprattutto se ci si affida ad un migration agent.

Conosco persone che hanno applicato per lo stesso mio visto (187) da sole ma sinceramente preferisco affidarmi ad un esperto del settore.

Ad ogni modo bisogna ovviamente conseguire l’esame d’inglese (il più famoso è l’IELTS) e passare lo skills assessment.

Questi sono i due passi fondamentali.

Nel mio caso devo affidarmi ad un traduttore certificato per far tradurre in lingua inglese i miei precedenti contratti di lavoro e le buste paga per poter provare la passata esperienza lavorativa italiana.

Impatto dei primi mesi in Australia?

Nel mio caso è stato stupendo.

Mi sono letteralmente innamorato di questo paese, delle loro usanze e del loro modo di vivere e del rispetto che hanno verso l’altro, soprattutto verso noi stranieri.

Ho anche avuto la fortuna di avere 4 amici stupendi che vivono a Sydney già da anni e uno di questi era anche mio “compaesano” in Italia.

Ci hanno aiutato praticamente in tutto, senza di loro avrei sicuramente fatto più fatica all’inizio e l’impatto sarebbe stato meno “morbido”.

Potrei parlare ore di cosa amo dell’Australia ma credo che questa intervista diventerebbe troppo lunga!

E’ un Paese che davvero mi sta dando tantissimo, soddisfazione a livello personale e lavorativo e molta più fiducia in me stesso.

Quando vedi che riesci a costruirti una vita (vivendo e lavorando in un’altra lingua) praticamente da zero acquisti molta più fiducia in te stesso.

Per non parlare della vita di tutti i giorni, tutto è molto più “easy”, i ritmi sono molto più tranquilli, senza parlare del fatto che è un paese molto più safe a livello di criminalità dell’Italia.

Mi considero davvero fortunato e mi piacerebbe che più gente possibile provi questa avventura, riferendomi a quelli che sono ancora decisi se fare “il grande passo” o no.

Sento che davvero non potrei volere di più dalla mia vita.

Adesso vi trovate a Griffith. La descrivi per chi non la conosce?

E’ un piccolo paesino dell’entroterra Australiano di 18.000 persone.

La cosa curiosa è che è stata praticamente costruita da Italiani che sono venuti qui durante la prima ondata migratoria della prima Guerra mondiale.

La stragrande maggioranza della popolazione ha origini italiane oppure fanno ancora parte di quei primi italiani venuti qui con i genitori quando erano molto piccoli.

Anche grazie a questo motivo siamo stati accolti in maniera sorprendentemente calorosa dalla popolazione locale.

Parlando esclusivamente della tipologia di posto in cui vivere, non è stato un grosso cambiamento per me.

In Italia ho vissuto gli ultimi anni in un paese ancora più piccolo (15.000 abitanti circa) e gli anni precedenti in una città di 65.000.

Non ho mai vissuto in metropoli o grandi città quindi non c’ è stato nessuno “shock”.

I ritmi sono ancora più lenti e tranquilli di Sydney naturalmente e si sta davvero bene.

Siamo un po’ “isolati”, è vero, ma siamo comunque abbastanza vicini alle grandi città circostanti: 2 ore da Wagga Wagga, 3 e mezza da Canberra, 5 circa da Melbourne e 7 da Sydney.

Ovviamente questo è il mio pensiero e la mia esperienza personale.

Ho incontrato gente “fuggita” letteralmente dal traffico e dal “caos” di Sydney ma ho conosciuto anche gente che dopo aver provato tutti e due non riuscirebbe mai a vivere in un paesino come Griffith, preferendo la grande città.

E’ soggettivo, nel mio caso mi trovo benissimo ma ho amici che hanno rifiutato sponsorizzazioni qui a Griffith e dintorni perché non volevano vivere nell’entroterra.

Com’è la vita di tutti giorni in una cittadina molto remota dell’Australia dell’interno per chi è abituato all’Italia?

Beh dai, “molto remota” non direi, non siamo ad Alice Springs eheheh.

Ripeto, per chi ha sempre vissuto in un paesino non c’è tutta sta grande differenza.

Per uno abituato a Milano e vuole rimanere sullo stesso stile di vita, probabilmente consiglierei Sydney o Melbourne.

La grande differenza dall’Italia e da Sydney è che in Italia, nella zona del Milanese/Pavese dove abitavo io, avevo tutto a portata di “auto”.

Ovvero sei a solo un’oretta abbondante dal mare e della montagna.

A Sydney nel week end hai infinite possibilità di cose fare, qui nell’entroterra un po’ meno ed è per questo che qui si organizzano eventi locali per intrattenere la gente.

Ci sono cose da fare nel tempo libero, ma ad esempio, la spiaggia più vicina è a più di 5 ore di auto quindi non è cosi comodo come se abitassi in una main city Australiana.

I servizi principali invece non mancano.

Che consigli daresti a chi sogna l’Australia?

Principalmente due: l’inglese e informarsi.

Partiamo dall’inglese che è la base.

Se si vuole vivere in una nazione dove si parla una lingua diversa mai pensare che si possa sopravvivere senza conoscere la lingua locale.

Ricordiamoci che dobbiamo fronteggiare la concorrenza anche di migranti madrelingua che arrivano da paesi anglofoni (UK su tutti) quindi una più che buona conoscenza dell’inglese è obbligatoria se si vuole trovare un lavoro stabile.

E’ grazie proprio al mio inglese che sono riuscito a trovare l’assunzione al mio primo colloquio, non avevo mai fatto colloqui di lavoro in inglese prima di allora.

Se potete e se avete le possibilità economiche, andate prima in un paese anglofono più vicino (Inghilterra, Irlanda ad esempio) aiuta tantissimo ad ammorbidire il futuro impatto con l’Australia.

Sia e io che mia moglie siamo stati a Dublino (mia moglie per studiare inglese e io quando sono andata a trovarla) e devo dire che è stata forse la cosa che ci è servita di più.

Si imparano le frasi e la comunicazione basilari e si impara ad ambientarsi in un Paese in cui si parla inglese.

Quando sono atterrato in Australia quindi sapevo già cosa aspettarmi (accento a parte, naturalmente), a livello di lingua.

Informarsi: non partire senza avere ben chiaro come funziona il sistema dei visti, la legislazione, la sanità, la ricerca del lavoro.

Informarsi il più possibile sulla mentalità Australiana, le loro usanze.

Insomma, arrivare il più preparato possibile.

Non avere fretta, programmare tutta questa preparazione per il più tempo possibile.

Da quando abbiamo detto “Ok facciamolo!” a quando siamo partiti sono passati 11 mesi.

In questi 11 mesi ho messo da parte i miei hobby e ho usato letteralmente tutto il tempo libero per prepararmi alla partenza (inglese + informarmi).

Ammetto di essere stato eccessivamente meticoloso.

Mi sono addirittura studiato la piantina della zona circostante la mia prima casa di AirBnB e il sistema di trasporti, della Opal Card, dei principali supermercati.

Ma tutto questo ha davvero ripagato tutto.

Informatevi se la vostra professione è sulla lista e cosa bisogna avere per poter ottenere un visto sponsor.

Ci sono tantissimi canali youtube utilissimi dedicati agli italiani che voglio espatriare in Australia.

Uno di questi è ovviamente “Italians in fuga”, anzi colgo l’occasione per ringraziare i consigli preziosi di Aldo.. grazie!

Ovviamente questi consigli sono per qui vuole stabilirsi qui, se volete venire qui per un’esperienza all’estero di uno o 2 anni e poi tornare a casa non serve una preparazione del genere.

Saranno comunque due anni ricchi di esperienze e tornerete a casa con un livello di inglese sicuramente molto alto che vi aprirà più porte e più possibilità per un Vostro futuro lavoro.

Consiglio bonus: non perdete mai la fiducia in voi stessi e non demoralizzatevi.

Ci saranno sicuramente momenti difficili, durante i quali vi capiterà di pensare “perche’ l’ho fatto?” o “voglio tornare a casa”…

Può essere per svariati motivi: non trovate lavoro magari per l’inglese insufficiente oppure per il primo impatto risultato disarmante. Credete in voi stessi e ce la farete!

Grazie Aldo per avermi dato questa possibilità, in bocca al lupo per tutto e grazie ancora per il lavoro di informazione che fai per tutti noi !

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