Come ho trovato lavoro come Architetto a Londra e a Stoccolma

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Lavoro come architetto a Londra

Ciao a tutti, italians in fuga,

Mi chiamo Eleonora e sono un architetto sardo, emigrata da sei anni prima in Gran Bretagna e successivamente in Svezia, a Stoccolma, dove mi trovo tutt’ora.

La mia iniziale scelta nel partire fu in parte dettata dalla crisi che avvolge il mercato architettonico in Italia (specialmente in Sardegna), in parte dall’iniziativa della mia regione nel finanziare gli studi di master specialistici all’estero.

La mia conoscenza dell’inglese era già fluente per via di corsi seguiti durante l’università e alcuni brevi periodi trascorsi a Liverpool e Londra negli ultimi anni di studi.

Dopo diversi tentennamenti nella scelta della meta, decisi di accettare un posto all’Università di Edimburgo.

Ad essere onesta più per il mio grande amore verso la Scozia che nel master stesso.

Il mio consiglio verso gli studenti che decidono di iscriversi ad un master all’estero è sicuramente quello di informarsi il più possibile sulla qualità e sulla tipologia degli insegnamenti.

Contattate l’insegnante del master se possibile e fatevi spedire alcuni esempi ed elaborati degli anni precedenti.

Controllate quali siano le pubblicazioni degli insegnanti con cui sarete coinvolti, dato che nella maggior parte dei casi le loro lezioni verteranno proprio su quegli argomenti (per esempio, il mio principale referente era specializzato in case passive – Passive house – argomento per cui personalmente non ho mai avuto nessuno interesse).

Terminato il master durato un anno, mi trovai ad affrontare il duro e competitivo mercato di lavoro inglese.

Per tutti gli architetti in ascolto, non è facile trovare il primo lavoro in Gran Bretagna, ma una volta dentro la maggior parte della fatica è fatta.

Un master di una facoltà riconosciuta sicuramente aiuta (in Italia, per esempio il Politecnico di Milano ha una fama che si espande anche all’estero e potrebbe aiutare il vostro CV), e così aver avuto diverse esperienze lavorative/di tirocinio precedentemente alla Laurea.

Il sistema britannico infatti consente agli studenti di avere le loro estati principalmente sgombre di esami, e praticamente tutti spendono quei mesi integrando la loro esperienza studentesca con internships in Gran Bretagna e molto spesso anche all’estero, arricchendo il loro cv con grandi nomi o capitali mondiali/europee.

Dopo un breve periodo passato a prepararmi per l’esame di stato in Italia, decisi di trasferirmi a Manchester in quanto la Scozia purtroppo non offriva quasi nessuna possibilità lavorativa, e l’idea di trasferirmi nella costosa Londra senza un lavoro stabile mi preoccupava.

Col senno di poi, probabilmente trasferirmi a Londra sarebbe potuta essere una scelta migliore: la maggioranza dei lavori soprattutto per giovani architetti, si trova a Londra.

Alcuni studi potrebbero essere alla ricerca di un Part II (equivalente del neolaureato col master) in altre città, ma temo che essendo città meno metropolitane di Londra, la loro scelta ricada spesso su madrelingua inglesi.

Nei miei sette mesi a Manchester ho arricchito il più possibile il mio cv partecipando a concorsi, modificando la grafica del mio portfolio e mantenendomi con due lavori part-time nella ristorazione.

Ammettendo la sconfitta del trovare lavoro come architetto a Manchester, la mia città elettiva, iniziai a mandare CV in tutta la Gran Bretagna, ottenendo alcuni colloqui e il primo agognato posto di lavoro a Oxford.

Lo studio era sicuramente molto particolare.

Un piccolo team di architetti all’interno di una agenzia di viaggi specializzati in mete “esotiche”, il cui compito era quello di ristrutturare e progettare gli alberghi della compagnia.

L’esperienza, durata circa un anno, su cui non mi dilungherò troppo, è stata decisamente non-convenzionale da molti punti di vista, ma nonostante ciò mi ha permesso di arricchire il mio portfolio e di viaggiare in nuove location, come la Lapponia e la Thailandia.

Conclusasi questa prima esperienza, mi trovai (infine) ad accettare un posto di lavoro a Londra, dove fui inizialmente contenta di trasferirmi visto che Oxford per diversi ragioni rimane la città in cui mi sia trovata peggio in Gran Bretagna.

Non credo debba aggiungere molto su quanti altri hanno già detto sul vivere a Londra.

Sì, gli affitti sono costosi e la vita è stressante.

Allo stesso tempo, a livello di eventi, cultura e locali, Londra offre mille opportunità ed è davvero difficile annoiarsi e/o non trovare niente di bello da fare (anche senza spendere troppo).

Il mio periodo a Londra, durato due anni, non è stato sicuramente ricco dal punto di vista economico, ma soddisfacenti da molti altri versanti.

Credo comunque che quando ci si trasferisca in una città debba necessariamente scattare una “scintilla” e innamorarcisi per decidere di restare in pianta stabile.

Londra non è mai stata la “mia” città, l’ho sempre trovata troppo caotica e soprattutto le tempistiche per fare qualcosa troppo lunghe e non ottimizzabili per il mio stile di vita.

Con uno stipendio del doppio, una bella casa a Highgate, e il lavoro in uno studio di architettura specializzato nel mio settore preferito, magari avrei vissuto Londra diversamente, ma ovviamente la perfezione non esiste!

Trascorsi due anni, il mio lavoro iniziava ormai ad andarmi stretto.

I motivi di incompatibilità erano dovuti soprattutto alla specializzazione dei progetti che iniziava a non interessarmi piu’ e allo stipendio troppo basso che rendeva la vita a Londra un po’ stressante.

Non che dovessi tirare le cinghie, ma anche l’idea di non vedere in un futuro una situazione di tranquillità (anche al pensiero di avere figli e per esempio volere una casa più grande), stava iniziando a diventare un chiodo fisso nella mia mente.

Iniziai cosi a cercare un nuovo lavoro, sperando di trovare un posto che soddisfacesse maggiormente le mie ambizioni lavorative.

Complice il brexit, e non ricevendo un’offerta di lavoro che mi facesse davvero decidere per il si (non mi riferisco alla cifra dello stipendio soltanto), mi decisi di mandare qualche cv anche verso la Scandinavia, per cui ho sempre avuto un grande amore.

Diversamente dalle mie aspettative, nel giro di qualche settimana ricevetti la risposta positiva per un colloquio in uno studio di Stoccolma che fissammo su Skype.

Dopo un secondo colloquio (sempre su Skype), l’offerta di lavoro via email.

Confrontando le mie ultime offerte con quella svedese, era subito palese la differenza di condizioni.

Non solo lo stipendio offerto era maggiore a quello che stavo ricevendo a Londra (considerando che non ero neanche in grado di parlare la lingua locale), ma i benefits erano sicuramente maggiori e le condizioni lavorative molto più umane.

Di base per esempio i giorni lavorativi minimi per legge in Gran Bretagna sono venti, mentre in Svezia venticinque.

E una settimana in più per permettermi di tornare in Sardegna, vuol dire molto.

Personalmente, ritengo che il mercato del lavoro in Gran Bretagna sia saturo di architetti.

Agli ultimi colloqui erano soliti dirmi che avevano ricevuto 500/600 cvs per un posto (e stiamo parlando di studi piccoli, non particolarmente famosi), di cui magari ne avevano chiamato soltanto cinque e che quindi mi sarei dovuta ritenere “fortunata”, come se mi stessero facendo un onore a convocarmi.

E’ quindi evidente che vista la situazione e la scelta enorme di candidati, gli stipendi offerti vadano ormai al ribasso e tutti gli studi si aspettino di assumere una persona dedita esclusivamente al lavoro e pronta a fare straordinari non pagati tutti i giorni della settimana.

Lavorare a Londra come architetto richiede sicuramente dedizione, sacrificio (soprattutto agli inizi) e molte energie fisiche e mentali.

Non è impossibile ma – dati alla mano – la competizione è sempre più alta.

Il mio consiglio finale è sicuramente quello, se possibile, di optare verso altre mete.

Purtroppo ormai per l’architettura l’Europa in generale – tranne la Scandinavia che ha invece richiesta- non offre più molto, e potenzialmente sarebbe meglio in Asia (anche li, però, condizioni di lavoro molto pesanti) o magari in altri Paesi meno battuti (Australia, Canada?).

Personalmente, investire in un master nel paese in cui si vuole vivere, ritengo sia (finanze permettendo) una cosa molto utile.

A distanza di un anno, non ho dubbi – per quanto mi manchi molto la Gran Bretagna – di aver fatto la scelta giusta a trasferirmi ed iniziare una nuova avventura!

Potete seguire Eleonora su Pilgrim, il suo canale Youtube.

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