Infermieri: ecco cosa offre l’estero

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Lavori come infermiere e stai pensando di trasferirti all’estero? Antonio Bonacaro condivide la sua storia.

Di cosa ti occupavi in Italia?

Ho lavorato come infermiere di area critica dal 1998 sino al 2013 coltivando nel contempo la mia passione per la didattica e la ricerca.

Ho esercitato la professione infermieristica in unità operative quali la rianimazione, il pronto soccorso e la medicina di urgenza e il servizio territoriale per l’emergenza sanitaria 118.

Ho contribuito, insegnando sempre in qualità di docente a contratto, alla formazione universitaria di infermieri e dietisti per la Università Cattolica del Sacro Cuore e per l’Università di Firenze.

Ho insegnato in qualità di istruttore dell’Italian Resuscitation Council in numerosi corsi per la formazione avanzata di infermieri, medici e personale tecnico-autista del servizio 118.

Parallelamente all’attività lavorativa ho prestato servizio volontario nell’ambito della Croce Rossa Italiana oltre che in ambito operativo anche in quello della formazione dei volontari e della popolazione insegnando nei corsi di primo soccorso, rianimazione cardiopolmonare di base e defibrillazione precoce e diritto umanitario internazionale.

Cosa ti ha portato a prendere in considerazione l’estero?

Dopo aver concluso il dottorato di ricerca in scienze infermieristiche nel 2010 tra i primi in assoluto in tutto il paese ho iniziato a sondare il terreno per capire quali opportunità vi fossero di impiegare le esperienze maturate in ambito universitario o nell’ambito del servizio sanitario nazionale (per il quale ho continuato a lavorare a conclusione del percorso di studi).

Nonostante l’entusiasmo, la forte motivazione e le condizioni decisamente favorevoli (a quell’epoca vi erano solo 5 dottori di ricerca in scienze infermieristiche in tutta Italia) non mi si presentò nessuna opportunità.

Questi in sintesi i motivi per i quali ho rivolto il mio sguardo verso l’estero.

Ci descrivi il girovagare in istituzioni accademiche straniere?

Il mio girovagare è iniziato grazie al programma Erasmus che mi ha permesso di collaborare in qualità di docente in visita con diverse istituzioni accademiche spagnole in qualità di docente.

E’ proseguito nel corso del mio dottorato di ricerca quando ho avuto modo di spendere 1 semestre presso la John Moores University a Liverpool nel Regno Unito.

Un’altra esperienza che mi ha decisamente proiettato verso una carriera internazionale è stato Australian Travel Award for L’Aquila Researchers.

Si trattava di una borsa di studio offerta dal Group of Eight (il gruppo delle 8 università più prestigiose dell’Australia) per consentire ai dottori e dottorandi di ricerca dell’università dell’Aquila (presso cui ho svolto il mio dottorato) di proseguire i loro progetti di ricerca malgrado la chiusura dell’ateneo legata alla drammatica scossa di terremoto che ne aveva determinato la chiusura nel 2009.

Tale borsa mi ha permesso di collaborare in veste di visiting trainee con la University of Queensland , di proseguire i miei studi nell’ambito della simulazione clinica e di aprirmi ad un mondo affascinante ed inesplorato.

Di cosa ti occupi adesso?

Dopo aver concluso un incarico triennale come Senior Lecturer in Nursing presso il Fatima College of Health Sciences negli Emirati Arabi Uniti sono approdato presso la Anglia Ruskin University nel Regno Unito.

Attualmente rivesto il ruolo di Senior Lecturer in Adult Nursing che prevede un impegno sul duplice fronte dell’insegnamento e della ricerca.

Che confronto puoi fare tra la professione dell’infermiere in Italia e nelle varie nazioni estere che hai conosciuto?

Negli ultimi venti anni la professione infermieristica in Italia ha goduto di numerosi riconoscimenti su piano legislativo che l’hanno vista fare il proprio ingresso in ambito universitario sino a guadagnare l’opportunità di raggiungere il più alto grado di formazione possibile ovvero il dottorato di ricerca.

A questo non è seguito un adeguato riconoscimento su piano sostanziale.

Gli organici infermieristici continuano a risultare lacunosi in molte realtà.

L’infermiere continua a sopperire a carenze strutturali del sistema sanitario con grande spirito di sacrificio e senso di responsabilità sopportando carichi di lavoro estenuanti

Il livello di qualificazione è totalmente slegato dalle funzioni quotidianamente espletate per non parlare dell’adeguamento della remunerazione che è fermo da anni nonostante competenze e relative responsabilità siano notevolmente aumentate in ragione della formazione universitaria e di un articolato percorso formativo a più livelli.

Gli Emirati Arabi Uniti sono una realtà politicamente molto giovane rispetto all’Italia.

Nonostante siano stati fondati solo 43 anni fa possono vantare una organizzazione ospedaliera dagli elevati standard in cui gli infermieri svolgono un ruolo di primo piano.

La formazione infermieristica di matrice anglosassone, l’ottima remunerazione accompagnata da numerosi benefits, la presenza in numero adeguato di personale di supporto alle dirette dipendenze del personale infermieristico, le ampie possibilità’ di sviluppo di carriera rendono la professione infermieristica nettamente più appetibile e gratificante su piano umano e professionale.

I paesi anglosassoni ed in particolare la Gran Bretagna possono essere considerati la culla dell’infermieristica.

Il riconoscimento su piano giuridico, sociale ed economico del ruolo della professione infermieristica nonché le opportunità in termini di progressione e diversificazione di carriera non trovano termini di paragone in nessuna altra realtà alla luce delle mie esperienze.

Lavorare all’estero implica lo sviluppo di notevoli capacità di adattamento e interpersonali.

La necessità di acquisire costantemente nuove competenze e di mantenere il proprio curriculum aggiornato e al passo con tendenze/esigenze del momento.

A questo si aggiunge l’impegno a migliorare quotidianamente la qualità del proprio inglese parlato e scritto e ad acquisire competenze sempre nuove nell’ambito della didattica, ricerca nonché della clinica.

Che consigli daresti agli infermieri che volessero lavorare all’estero?

Di iniziare a considerare questa possibilità durante il corso di laurea triennale e di valutare l’opportunità di iscriversi ad un master presso una università straniera.

Il programma Erasmus rappresenta anche un’ottima possibilità di confrontarsi con sistemi formativi e sanitari stranieri anche anglosassoni, BREXIT permettendo.

Le università anglosassoni rilasciano titoli riconosciuti a livello mondiale, impreziosiscono il curriculum di chiunque decida di imbarcarsi in una esperienza del genere e offrono una esperienza formativa centrata sullo studente includendo la possibilità di svolgere una miriade di attività extracurricolari di grande valore etico, umano e professionale.

Le considerazioni e i consigli da dare a questo proposito potrebbero essere tanti anche se credo le situazioni vadano vagliate attentamente in funzione delle aspettative del singolo.

Tornerai in Italia? Perché?

Per natura tendo a non escludere mai nulla.

L’Italia è un paese a cui sono molto legato anche se le esperienze pregresse non lasciano presagire grandi opportunità.

Nell’eventualità una proposta di lavoro seria si presentasse la valuterei in ogni caso con molta attenzione.

P. s.: chiunque avesse necessità di ulteriori informazioni o suggerimenti può raggiungermi attraverso i seguenti social media:

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