Giovanni lavora per Amazon a Lussemburgo: “Qui tutto funziona come dovrebbe”

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lussemburgo

Intervista di Gianluca Gotto

Diploma-laurea-lavoro: questo è il percorso che accomuna tanti millennials, la generazione a cui appartengono tutti coloro che sono nati dopo il 1980.

Giovanni Palumbo ha 26 anni e ha seguito proprio questo iter, seppur a modo suo: una forte vocazione verso l’estero lo ha sempre spinto a guardare al di là dei confini italici, tanto per lo studio quanto per il lavoro.

Un vero italian in fuga, dunque, che da Torino si è spostato a Milano per studiare Economia e da lì non si è più fermato, girovagando per tre continenti per collezionare esperienze formative nel senso più ampio del termine.

Dopo gli Stati Uniti, il Brasile, la Malesia e un breve rientro in Italia, Giovanni ha trovato lavoro presso Amazon in Lussemburgo, piccolo stato dell’Unione Europea definito da più parti come una gemma incastonata tra Belgio, Germania e Francia.

È veramente così?

Gli abbiamo chiesto questo e molto altro.

Ciao Giovanni, benvenuto su Italiansinfuga. Raccontaci qualcosa su di te.

Ciao, e grazie per l’invito!

Sono nato a Torino e ho frequentato un liceo scientifico della zona.

La prima esperienza all’estero un po’ seria l’ho avuta durante il quarto anno, che ho passato in America vivendo con una famiglia che mi ha accolto nella propria casa trattandomi come uno di loro.

Ho passato lì una decina di mesi, sentendo per la prima volta la mancanza di casa ma allo stesso tempo assaporando l’indipendenza che la accompagna.

È stato un periodo importante per la mia formazione in quanto mi ha costretto ad adattarmi a un ambiente e una cultura che non conoscevo.

Questo assaggio di indipendenza mi ha spinto a voler replicare quella sensazione anche successivamente.

Ho fatto l’universitá a Milano, alla Bocconi, con classico modello 3+2.

Gli highlights di questo periodo sono stati gli scambi all’estero, ad Atlanta e Rio de Janeiro dove ho avuto modo di studiare a fondo i sistemi economici di queste realtà così diverse da quella europea.

Le altre esperienze lavorative sono state a Kuala Lumpur (per Foodpanda), Genova (Istituto Italiano di Tecnologia) e ora Lussemburgo (Amazon).

Come sei finito a lavorare a Lussemburgo per Amazon?

Avendo seguito un corso magistrale chiamato EMIT (Economics and management of innovation and technology) sono sempre stato interessato a temi che ruotassero intorno all’high tech.

Prima con una “startup” del gruppo Rocket, poi in un centro di ricerca che sta esplorando nuove frontiere in aree come le scienze dei materiali o la robotica.

Qui mi sono occupato di trasferimento tecnologico per una decina di mesi, laureandomi con una tesi sullo stesso tema.

Dopo pochi mesi ho però nuovamente sentito il bisogno di spostarmi, un bisogno che rappresenta in un certo senso il rovescio della medaglia di questo stile di vita.

Così ho fatto application per una posizione vacante in Amazon a Lussemburgo e nel giro di 2 settimane mi sono trasferito qui.

Giovanni (a sinistra), qui in Malesia

Giovanni (a destra) in Malesia

In cosa consiste il tuo lavoro per uno dei colossi del web?

Lavoro sul lato marketing nel team di private label di Amazon.

In pratica Amazon come ogni retailer produce autonomamente prodotti che reputa possano interessare ai propri clienti sfruttando i dati a disposizione e apponendovi il proprio marchio (AmazonBasics).

La proposta è semplicemente quella del value for money e della convenienza.

Ho cominciato come intern e a febbraio mi hanno chiesto di rimanere a tempo determinato.

In pratica il mio obiettivo è quello di portare più traffico ai nostri prodotti su Amazon.it, mentre altri 4 ragazzi dai 23 ai 30 anni si focalizzano sugli altri 4 marketplace.

Il team è cresciuto molto ultimamente: siamo passati da 7/8 a quasi 20 nel giro di meno di 6 mesi, e probabilmente si espanderà ancora a causa del continuo lancio di nuovi prodotti nelle categorie più disparate.

Quali sono le differenze principali tra il tuo attuale lavoro e quello che facevi oppure faresti se fossi ancora in Italia?

La differenza principale che ho notato sta nel fatto che qui mi sento più libero di proporre e di contribuire alla crescita del team rispetto a quanto non avvenisse in Italia.

Lo status di ragazzino, del junior ultimo arrivato, qua non ha la rilevanza che invece ho sentito in Italia, dove la competenza è necessariamente in funzione dell’età e vale la mentalità del “visto che ci sono passato io ci devi passare anche tu”.

In Italia ho avuto la sensazione che si dovesse aspettare il proprio turno, come quando si è in coda al supermercato con il numerino.

Questa sensazione è probabilmente anche dovuta al fatto che ho lavorato nel settore pubblico.

Qui invece si è spronati ad avanzare proposte e condividere le proprie idee, ed è una cosa che trovo molto motivante.

In fin dei conti a me hanno messo in mano un paese e mi hanno detto: fallo crescere.

E così con altri ragazzi più o meno della mia età, in un clima di totale fiducia.

Un’ultima differenza non da poco sta nello stipendio, che chiaramente è più interessante di molte offerte che avrei potuto ricevere in Italia.

Sei a Lussemburgo da un anno, come descriveresti questo minuscolo stato?

Il Lussemburgo è un posto particolare.

Qui sembra di vivere in una bolla, dove tutto sembra funzionare autonomamente ed efficientemente, senza troppi sforzi o aiuti esterni.

Certo è veramente piccolo (500.000 persone nello stato e 100.000 nella città), ma questo fa sì che il settore pubblico possa offrire ottimi servizi a prezzi convenienti.

Quello che più mi piace di questa città è appunto la sua dimensione ridotta: ogni spostamento è possibile nell’arco di una ventina di minuti massimo (sono a 5 minuti di bus dall’ufficio e a 15 dal centro).

Non sarei particolarmente entusiasta se dovessi spostarmi a Londra o a Parigi, dove sarei costretto a perdere ore ogni giorno per commuting.

Qui tutto è a portata di mano.

La sede di Amazon a Lussemburgo

La sede di Amazon a Lussemburgo

Certo non c’è l’offerta delle grandi città e molti qui si lamentano della noia che li pervade nei weekend.

Io trovo invece che basti solo cercare un po’ meglio (vero anche che sto benissimo a passare un weekend a guardare Netflix). Ad ogni modo qui siamo nel mezzo dell’Europa, con Belgio, Francia e Germania a due passi e con Ryanair in arrivo.

L’unica vera pecca è il clima, completamente schizofrenico ultimamente (l’altro ieri avrà alternato pioggia al sole almeno una decina di volte, fino a confondersi al punto da piovere con il sole).

Qui è spesso nuvoloso e alcuni colleghi hanno tristemente ripiegato su una lampada da mettere sul tavolo che mimica i raggi solari per favorire la produzione di vitamina D… l’altro lato della medaglia è che si arriva davvero ad apprezzare e a godere di quei pochi giorni in cui il sole decide di farsi vedere.

Ci sono tanti italiani lì?

Troppi, a volte penso di non essere all’estero.

Questo però significa anche che mangiare italiano non è per nulla difficile, né per quanto riguarda i ristoranti né dal punto di vista dei prodotti alimentari importati.

In base a quello che hai potuto vedere, quali sono i settori dove è meglio investire in Lussemburgo?

Essendo il Lussemburgo un paese il cui PIL proviene in larga misura dal settore finanziario, è chiaramente accogliente per chi lavora in quell’ambito.

Per quanto riguarda altri settori, soprattutto dal punto di vista imprenditoriale, direi sicuramente la ristorazione.

Anche se i ristoranti italiani spuntano come funghi c’è ancora moltissima domanda, anche perché sia i lussemburghesi che gli expat sono abituati a mangiare fuori sia a pranzo che a cena.

A chi consiglieresti il Lussemburgo?

Lo consiglierei a chi ha voglia di stare in un posto dove tutto funziona come dovrebbe, a qualcuno che come me è particolarmente pigro, ma anche a chi è alla ricerca di un posto tranquillo.

Questo è un paese che va bene per chi vuole o sta già mettendo su famiglia.

A parte i parental leaves interessanti, un bambino qui cresce parlando lussemburghese, inglese, francese e tedesco (più la lingua parlata a casa).

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