Due anni dopo: tra umiltà, pazienza e adattamento… in Cina sono stato bene

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shanghai

Articolo di Luca Scaini.

Ho raccontato la mia esperienza.

Nei miei scritti non ho voluto fare altro: una visione personale di ciò che è successo a me.

Questa esperienza è solo mia, altre possono essere diverse, uguali, parallele.

Il motivo non sta, come qualcuno mi ha scritto, con molto poca capacità di intro ed eterospezione, nel “ è vero – è falso”, ma nella individualità delle esperienze e delle interazioni con la Cina, nell’atteggiamento con cui e’ stata affrontata questa piccola avventura.

Sinceramente, ho raccontato come io ho vissuto la mia esperienza internazionale, nata ancora negli anni novanta, e ora quella cinese, nata nel 2000 e non un concetto assoluto e cristallizzato.

E’ proprio la unicità e personalità dell’esperienza che vorrei e avrei voluto venisse colta, il dialogo e non lo scontro con personaggi dalle verità assolute ed immutabili (proprio questo mi ha fatto smettere di raccontare cosa e come vivevo, limitandomi a condividere personalmente con chi mi ha scritto, annuendo o dicendomi “secondo me non e’ cosi’”).

A distanza di esattamente due anni di vita cinese, ho tirato le somme della “Mia Cina”.

In Cina (dovrei meglio dire a Shanghai) ci sono mille difficoltà.

Le peggiori che ho visto ce le portiamo dentro noi stessi, è l’atteggiamento superbo e inadattabile di tanti espatriati, la nostra miopia nel vedere e cercare strade diverse.
Io sarò stato fortunato, e forse più bravo di altri in questo, ma ho trovato modi diversi e ho vissuto davvero bene.

In questi anni, prima con l’elastico e poi vivendoci, ho visto poche volte la volontà e la capacità di adattarsi.

Vi faccio degli esempi di verità personali, che ovviamente cozzeranno con altre esperienze.

I cinesi sono “selvaggi”, sono “maleducati” sono “incivili” e potrei andare avanti snocciolando epiteti tipicamente occidentali verso i cinesi.

I cinesi sono cinesi.

Hanno la loro storia antropologica (purtroppo quella culturale è oggetto di ben altri problemi) di popolo e di singoli e sono abituati ad avere a che fare con… altri cinesi.

E’ il loro modo e il loro mondo.

Personalmente –e siccome è la mia esperienza di uomo, non mi piace che mi si dica “non è vero”: è la mia!

Io mi confronto insistendo nel mio atteggiamento: un sorriso, sforzarsi di capire (io non parlo una parola di cinese), insistere nella gentilezza.

Sempre, in Italia come in Cina.

Sapete che?! Ho incontrato dei maleducati che hanno insistito nella maleducazione, qua in Italia come là, e tanti che mi hanno aiutato.

Sul lavoro (bella forza, direte, ero il capo!) come nella quotidianità: in lavanderia, al minimarket, sull’autobus, in banca, e in ospedale.

Forse, un atteggiamento ostile è nato a volte prima da noi, con tantissima spocchia, arroganza ed incapacità di fare un primo passo… in casa loro!

E’ solo un sospetto.

Che poi non abbiano un’educazione secondo i nostri standard, non lo metto in dubbio e anzi, l’ho stigmatizzato altrove.

La mia esperienza è identica a quella che ho vissuto in Giappone, Thailandia, Africa, Russia.

A gentilezza, si risponde con gentilezza. Umiltà.

Incontreremo sempre il maleducato.

Beh, io sono sereno, ho fatto il mio.

Poi, l’arrogante ho abbastanza personalità da metterlo in riga.

In Italia, o in Europa, non è diverso.

Guardate a quel tale a cui ho risposto condividendo la diversità delle nostre esperienze e poi deride volgarmente proprio la diversità.
Alle volte capta che l’impiegato del tal ufficio ha la luna storta e ci risponde male.

Qui, là, ovunque. Per me non ci sono assoluti.

In Cina (oh, qui si che devo dire “a Shanghai!”) ho vissuto senza parlare cinese.

Ma anche senza bazzicare solo posti occidentali alla moda (in due anni, quattro amici occidentali).

Nessuno parla inglese, qualcuno m’aiuta sempre.

Ho la faccia che ispira fiducia!

Ho preso i mezzi pagando con la carta dei trasporti o l’Union Pay.

La metro è tutta in inglese e anche le linee dell’autobus.

Molti tassisti sono villani e svogliati, come molti ti aiutano e cercano di capire che non capisci.

Dove sta la stranezza, in tutto ciò?

Io ci sono stato bene.

Forse perché non ho bisogno di tante “relazioni umane”.

Sono uno freddo e solitario.

Ma appunto, è la mia esperienza, né vera né falsa.

Mia. E la condivido. Senza imporla, raccontandola.

Sono stato operato due volte.

Due tumori.

Ospedale di Fudan, cinese.

Certo, la prima volta al piano riservato alla mia assicurazione.

Dove c’era comunque solo personale cinese e in quella circostanza solo pazienti cinesi.

Ovviamente tutti parlavano inglese, ma perché era “quel piano” epperò devo dirvene male?
La seconda volta sono stato in un reparto cinese.

Oh, ho visto ospedali in tutto il mondo, cosa volte che vi dica se la mia esperienza è eccellente, e non per una cosa da niente?

In Italia per un’ernia mi hanno reciso un nervo. Capita.

Però descrizioni di ospedali-macello sono lontane dalla mia esperienza.

Ad ogni modo, al 30 aprile, per lavorare in Cina ci vuole un’assicurazione privata che o vi fate o vi fa l’azienda. Problema archiviato.

La mia università era una collaborazione sino-francese, quindi ho avuto a che fare con stranieri e cinesi.

Università, quindi burocrazia a gogo!

Ho visto inefficienza e persone che lavorano a ritmi bassi.

Ho visto gente correre e lavorare sul serio appena ho dato cose da fare.

Ho usato gentilezza e pugno di ferro, arrabbiature (passate alla storia) e altre volte comprensione.

Ma come tutti –io credo- dovrebbero fare!

Però sono stato corretto.

Lavoravo più di loro e alcuni mi hanno seguito, altri no.

Come dappertutto.

Non è che in altri Paesi, tipo il nostro, abbia visto solo gente ammazzarsi di fatica.

Ho incontrato gente molto competente, altra molto meno.

Per lo più, molto meno.

Ecco perché hanno preso me ed altri espatriati: per portare competenza.

Appena non serviamo più, ci mandano via o ce ne andiamo.

Mai sostenuto niente di diverso.

E’ essenzialmente una regola valida dovunque e che io condivido.

Dovrei stupirmi?

Io non ho avuto esperienze di altri, che non metto in dubbio, di nepotismo estremo.

Io ce l’ho avuta in Italia questa esperienza.

Come la gente maleducata, quello che cerca di rifilarti il resto sbagliato, lo scippo e, soprattutto in università, il nepotismo.

In Cina certe cose meno, altre di più.

Ma spesso dipende da un nostro modo di porci e, direi, studiare un popolo.

Non mi aspetto che siano le persone più cordiali del mondo.

Io però ci ho vissuto, e bene.

Con un po’ di adattamento, tutto il mondo è Paese, e io ho raccontato la mia esperienze shanghainese, bella e positiva, nel suo bilancio generale.

Ho visto tanta gente sputare nel piatto dove mangia.

Io no.

Ho visto tanti studenti non riuscire ad adattarsi a Milano o a Firenze “troppo piccole, provinciali, autoreferenziali, criminalità, e chi più ne ha…”

Pazienza.

Eccola, la parola magica: pazienza!

Se sei in casa mia, se sono in casa loro…

Molti commenti assolutistici del tipo “non è vero”, non li capisco.

Per me non è vero che la sanità fa schifo.

Non quella che ho incontrato io.

E che faccio, vi racconto quella di un altro?!

Shanghai è sicura, per quanto la mia amica mi abbia detto che le hanno rubato in casa, io questa esperienza non l’ho vissuta.

Potevo lasciare i soldi sul tavolo, o il computer sul tavolino fuori dal bar, la borsa sulla sedia e andarmene in bagno e non è mai successo niente.

Ogni sabato e domenica per due anni.

O sono fortunato in tutto ciò che mi capita, oppure…?!

Ricordo un tale che mi criticò, tale Giuseppe, credo, perché non parlai della situazione del Tibet.

Nella mia esperienza, non vogliatemene, io non l’ho incontrata, non meno di quando vivevo in Russia e non ho incontrato la situazione dell’Abkazia, magari!

Non sono superficiale, ho parlato di ciò che vivo, con spirito pratico!

Altri hanno mosso rimostranze per la storia dei diritti degli animali: io non mai avuto animali, non mi … piacciono.

Mi dispiace sinceramente di questa situazione, ma io non la conosco.

Internet è osceno.

Censura su censura, è vero, questo è un problema che alla lunga si fa sentire.

La mancanza di libertà alla lunga è evidente.

Questo lo ho imparato vivendoci. E ve lo racconto.

Ricordo che qualcun altro parlò delle condizioni igieniche.

Una critica la feci anche io, ma questo tizio diceva di scarafaggi che passano da un appartamento all’altro.

Sarà che mi dicono che Shanghai è la città più pulita della Cina e io lo confermo.

Ho abitato in 4 appartamenti.

L’ultimo era in una palazzina, per quanto carina e moderna, cinese, di 4 piani, non in un grattacielo per occidentali.

Io questo problema non lo ho minimamente avuto.

Con tutto che gli scarafaggi nei bagni dei centri commerciali li ho visti e pure un topo scappare da un negozio di frutta.

Ma lo sappiamo che in Italia gli scarafaggi li abbiamo – e ne abbiamo invasioni in certe città – e che gli scoiattoli che vivono sulle palme di tante città costiere non sono scoiattoli, ma topi?

Io non ho avuto situazioni di disagio per la pulizia.

IO.

Se voi ne avute avute, documentatele, sarà utile, ma non accusate le esperienze di altri.

Ho potuto comprare su internet, su JD.

Non posso parlarvi dei problemi delle id card o dei prestanome per Taobao.

E’ solo in cinese, non so il cinese.

JD e DH sono in inglese.

Ho potuto spedire in Italia qualsiasi somma di denaro regolarmente percepita, in Euro: passaporto, permesso di lavoro, contratto originale e ricevute delle tasse.

Nessun limite, se non quello di non potere spedire più soldi di quanti ne guadagno.

Bank of China, mica chissà che!

Poi il cassiere che ti chiede anche il contratto di affitto, o quello pignolo o quello che vuole farti pesare i due grammi di autorità che ha, c’è ed è frequente.

Ma quando leggo critiche tipo “è falso! Non puoi nemmeno prelevare”, rido.

10 mila yuan alla settimana, limite variabile (nella mia schifosa banca ed esperienza).

Sono 1300 euro alla settimana.

Un mese di stipendio italiano per tantissime persone, forse la maggioranza, non so.

Quindi, ancora: sono l’uomo più fortunato del mondo, il più bravo, o sono attento e cerco di capire come funzionano le cose?

Vi ho raccontato la mia esperienza, di un Paese che mi accolto perché gli servivo, mi ha trattato bene, cercando di agevolarmi in tutto perché gli ero utile, che mi ha dato 5 promozioni e 4 aumenti di stipendio.

Poi, altri vi diranno che gli hanno messo sopra l’amico del cugino del parente di CiuEnLai.

O cari, io ho anche fatto fare + 105% al mio dipartimento, in un anno!

E non è che posso essere criticato se sono bravo in quello che faccio (scusate la poca modestia, epperò è così! Mi hanno chiesto di fare una cosa, e farla bene, e di insegnargli a farla, e l’ho fatto!).

In Cina quando non servi più, ti mandano via: accidenti che scoperta!

Perché, in Italia è (stato) diverso!?

Il giorno che me ne sono dovuto andare, settimana scorsa, per gravissimi motivi successi a casa, la direttrice dell’Università, figlia di membro illustre del Partito, per ringraziarmi mi ha fatto un inchino, davanti a tutti di dipendenti, e ha usato queste parole: “Luca, grazie per la tua rettitudine e moralità. Tu ci hai insegnato.”

Me ne vanto molto che queste due parole siano ciò che ha stigmatizzato il mio lavoro lì, e non il +105% di crescita.

Forse non tutto è (solo) denaro. Gran parte, sì.

Serviamo finché gli portiamo guadagno.

Ma un’altra via, faticosa, misteriosa e poco visibile c’è.

Nella mia esperienza, si chiama pazienza ed educazione, che è ciò che più di tutto serve a loro.

Io dico che ci si deve sapere adattare, capita.

Io non ci sono riuscito in altri Paesi.
Bisogna essere competenti.

Capita di fallire.

Cose che capitano, io ho fallito mille volte ed ho imparato mille modi per non fare una cosa.

Quando all’inizio, vedevo tutta questa “maleducazione”, gente che non rispetta le file o urla mi sono arrabbiato pure io.

Poi ho provato ad essere urbano e civile.

A volte chi ti passa davanti, continua a farlo.

Bene, io sono “altro”.

A volte li guardi magari un po’ storto, si sentono a disagio, dicono scusa e ti fanno passare (successo sabato 23 aprile, alle 15 del pomeriggio, a est Nanjing alla fermata della linea 10 della metro e lo stesso giorno in un negozio di materiale artistico cinese, Beixing Stationery, per la fonte bibliografica!)

Alla fine, vi chiedo: non attaccate con ridicole frasi tipo “non è vero” la mia esperienza.

Accettatetela come scaturita da atteggiamenti personali e condizioni oggettive diverse dalle vostre.

Io non dico a uno (uno che esiste davvero!) che è stupido perché gli mettono sopra un parente di un cinese, o si trova a vivere in un posto con gli scarafaggi, o non sa spedire soldi.

Magari poteva scegliere meglio, ma chissà perché è finito li!

Magari c’è da prestare attenzione.

I cinesi hanno tanto da dare e tanto da prendere.

Come osservazione conclusiva, hanno da (ri)prendere ciò che gli ha permesso di essere una grande civiltà millenaria.

Sono un grande Paese.

Noi serviamo perché -secondo me- hanno intuito di non essere ancora un grande popolo. E per fare questo, bisogna essere prima di tutto grandi Persone, umanamente parlando.
Opinioni personali, storie di vita di una persona che si è trovata bene. Cose che capitano.

C’è chi si trova bene in Italia! E anche chi si trova male e racconta storie di scippi, mafia, nepotismo, sporcizia e prezzi da truffa al bar sulla piazza centrale. A me è andata così, e l’ho raccontato. Dovrebbe essere utile, un parere diverso.

Leggi anche:

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Comments

  1. Quinto Arrio says

    Nel mio carteggio col Signor Scaini avevo sottolineato che questi, in realta’, non parlando cinese ed avendo lavorato per un’universita’ privata (dalla quale – mi e’ parso di capire – non si fosse mai allontanato piu’ di tanto) non fosse mai entrato nel vero mondo cinese, nella realta’ quotidiana piu’ dura. Ha vissuto, buon per lui, da fortunato expat in un ambiente lavorativo evidentemente molto attento a salvare la propria reputazione nei suoi confronti, con uno stipendo che gli ha permesso di vivere a standard qualitativi molto elevati. Molto bene, Ma non e’ detto che per tutti possa essere cosi’: c’e’ anche il rischio di entrare a far parte del ceto medio.
    Quello che e’ vero e’ che probabilmente Shanghai e’ molto diversa dal resto della Cina. Il suo pero’ rischiava di essere un discorso fuorviante anzicheno’: in Cina – specialmente sul lavoro – vi sono realta’ molto difficili, che possono creare problemi molto grandi che non si risolvono con un sorriso o con la semplice buona educazione.
    Vi sono citta’ intere sotto rigido controllo della burocrazia governativa, dove qualsitasi movimento di uno straniero richiede certificati, autorizzazioni, permessi, eccetera. E doversene occupare in prima persona, recandosi negli uffici di polizia, nelle cancellerie, nelle sedi ministeriali dovendosi esprimere in cinese – facendo cioe’ quello che gli uffici vari dell’azienda sarebbero pagati per fare – non e’ bello.
    Lavorando in Cina lo straniero diviene totale proprieta’ della compagnia per cui lavora, e da questa dipendono tutte le pratiche per il permesso di residenza. Cio’ pone lo straniero in una posizione molto delicata, non avendo liberta’ di movimento ed essendo questi facilmente ricattabile. A chi parla bene il cinese ed ha competenze in qualche specifico settore del resto puo’ capitare di finire a lavorare in un’azienda cinese di soli cinesi: anche quella e’ un’esperienza. Che pero’ puo’ portare ad essere testimoni delle angherie, delle umiliazioni in pubblico, dei ricatti e delle scorrettezze molto comuni a quelle latitudini. I cinesi normalmente sanno che questa e’ ordinaria amministrazione.
    Vi sono invece altre citta’ corrotte fino alle midolla, dove alcuni mafiosi molto potenti dominano, e sotto la cui protezione molti sognano di porsi (anche con forme di adulazione e servilismo davvero patetiche, imbarazzanti ed umilianti). Personaggi che hanno tale potere da essere in grado di tirar fuori le persone di prigione con una semplice telefonata, per intenderci. E che niente amano come ostentare il proprio potere.

    Allontanandosi da Shanghai poi sarebbe stato molto facile accorgersi che non dappertutto le indicazioni sono in inglese, si puo’ pagare il taxi con la carta di credito o si e’ autorizzati a movimenti illimitati sul conto corrente, o semplicemente si trova gente disposta a capirti ed aiutarti.

    Qui non si tratta di costringere i cinesi a cambiare mentalita’ e comportamento, o pretendere di cambiare il Paese forgiandolo a misura di occidentale, ci mancherebbe. Ne’ di mettere in dubbio la personale esperienza del Sig. Scaini.
    Si tratta solo di mettere in guardia i potenziali interessati su alcune realta’ molto molto scomode che si possono vivere in Cina, anche senza essere particolarmente sensibili o schizzinosi (anzi, mettendosi additirittura nei panni delle persone, vivendo come loro, imparandone la lingua, usi e costumi). Cosa che un sito come questo avrebbe il dovere di fare, anziche’ censurare i commenti altrui.

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