La follia del partire, la follia del restare

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La follia del partire, la follia del restare

Articolo di Simone M. Varisco

Andare a vivere all’estero, per un tempo più o meno lungo, è un’esperienza arricchente, in grado di cambiare per sempre la vita.

Quando però l’emigrazione è motivata dal bisogno, dalla speranza di una vita migliore e talvolta dalla necessità stessa di sopravvivere, il viaggio può assumere i caratteri di un incubo lungo un’intera esistenza.

Fu così per molti degli italiani che nella seconda metà dell’Ottocento partirono alla volta dell’Australia.

Lontana, raggiungibile solo dopo mesi di navigazione, allora considerata una terra mitica, ma animata da una concreta corsa all’oro, l’Australia attirò alle sue ricchezze – reali e spesso favoleggiate – migliaia di italiani.

Un flusso migratorio pressoché sconosciuto, eclissato dalle più celebri destinazioni americane ed europee, ma proprio per questo un’emigrazione dalle caratteristiche uniche, alla quale ho dedicato il mio nuovo libro “La follia del partire, la follia del restare. Il disagio mentale nell’emigrazione italiana in Australia alla fine dell’Ottocento” (Tau Editrice, 96 pp.), scritto per la Fondazione Migrantes, l’organismo della Conferenza Episcopale Italiana che si occupa della pastorale migratoria.

Accanto alle numerose storie di successo degli italiani in Australia, trovano finalmente spazio nella ricerca storica e nella memoria quelle dei tanti connazionali che, vinti dalla nostalgia, dalla solitudine o dal lavoro sfiancante, terminarono i loro giorni negli asili dei lunatici.

Padri alla ricerca di figli dispersi, madri internate e sottratte ai lori cari, coniugi separati da un mal di vivere apparentemente incolmabile.

Un libro che è insieme di storia e di attualità.

Di storia, perché racconta vite vecchie di oltre cento anni, ricostruite attraverso fonti d’archivio conservate fra l’Italia e l’Australia – per lo più lettere degli stessi emigranti e registri dei manicomi – alcune delle quali prima d’ora inedite.

Ma anche d’attualità, per il riproporsi dell’Australia come meta migratoria degli italiani e per il disagio mentale che continua ad accompagnare l’esperienza dei migranti stranieri in Italia e quella degli italiani all’estero.
Una ferita nascosta dallo stigma sociale, tanto quanto chi ne è afflitto.

Simone M. Varisco è storico, scrittore, ricercatore indipendente.

È autore del blog di approfondimento storico e religioso Caffestoria.it

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