L’investimento migliore della mia vita mi ha portato in Cina

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Matteo Munari ci scrive dalla Cina spiegando come ci sia arrivato e come sia rimasto.

Cosa hai studiato in Italia? Con il senno di poi, quanto si è rivelato utile per l’attuale esperienza in Cina?

A Venezia mi sono iscritto a Lingue, il corso era Lingue Culture Moderne e Contemporanee, le lingue scelte furono Cinese ed Inglese.

Fu questa scelta che mi condusse poi in Cina.

Hai avuto alcune esperienza lavorative in Italia durante gli studi. Quali sono state o sarebbero state le prospettive di lavoro una volta terminati gli studi?

Si ho lavorato in Italia, in una discoteca, inizialmente come cassiere e poi barista e poi a manager del locale.

Inizialmente questo lavoro mi piacque, tanto che ho rischiato di lasciare l’università (mi restava un solo esame che non riuscivo a passare, sia per mancanza di tempo per lo studio, sia per la mia mancanza di voglia di studiare), ma grazie a mia madre ed consiglio di altri parenti ed amici ho continuato a studiare, fino a che poi non mi sono laureato.

Ho lavorato sporadicamente in altri bar ma dopo un paio d’anni non volevo più stare dietro ad un banco del bar.

La gente quando è ubriaca diventava davvero molesta e insopportabile, ed io non sono mai stato un tipo paziente.

Comunque sentivo che volevo qualcosa di più, un lavoro diverso.

Cosa ti ha portato in Cina?

Dopo la laurea arriva il momento in cui chiedi a te stesso, cosa vuoi fare da grande.

Beh, io avevo studiato lingue e sapevo l’inglese ma il mio cinese era terribile, conoscevo molti caratteri ma la mia grammatica era pessima e le capacità di ascolto e parlato erano nulle.

Così puntai sul cinese, presi i soldi che avevo risparmiato nei due anni di lavoro e li spesi in un corso di lingua cinese alla Beijing Language and Culture University di Pechino.

Fu la scelta migliore della mia vita, i soldi meglio spesi.

Come è stato il primo impatto con la Cina?

Se devo essere sincero, non così tremendo, anzi, l’ho amata fin da subito, nonostante le notevoli differenze con l’Italia.

Mi aiutò molto il fatto che per la tesi di laurea lessi un libro di un Americano che si trasferì in Cina nel 1947 – Sidney Shapiro – il quale raccontò tutte le particolarità e differenze che effettivamente noi occidentali riscontriamo in Cina, come il traffico (all’epoca biciclette, ora macchine), il fatto che i cinesi sputano in modo rumoroso, disgustoso in realtà, il fatto che usano un sacco il clacson ecc.

Io, che provenivo da un paesino di 25 mila persone, in breve mi trovai in una città con più di 20 milioni di persone!

Sicuramente da subito notai un discreto sovraffollamento!!

Anche se ad essere sincero Pechino è davvero grande e solo in metro si nota molto che la gente è tanta.

Ad Hong Kong la gente sembra essere molta di più rispetto a Pechino, ma le strade essendo meno larghe fanno sembrare che in realtà siano di più, molto di più.

Fu bello comunque vivere in un ambiente con molti grattacieli, grandi luoghi e con architettura moderna.

Mi piacque molto il fatto che vivevo in una realtà in cui non mi conosceva nessuno.

Quando vivi in paesi molto più piccoli tutti si conoscono tra di loro, e a volte è fastidioso il fatto di andare in un posto e trovare qualcuno che non vorresti vedere.

In una città grande come Pechino di certo non mi sarebbe capitato.

Per quanto riguarda l’inquinamento, devo dire che ero preoccupato, ma poi ho notato che molte cose scritte sui giornali sono molto falsate.

Da quello che avevo letto in precedenza sembrava che a Pechino non ci fosse mai una giornata di sole, sembrava fosse inquinato 7 giorni su 7, 24 ore su 24. La verità non è questa.

A Pechino ci sono molte giornate prive di smog, con cielo blu.

É vero, non sto mentendo, so che sembra difficile da credere.

É comunque vero che c’è l’inquinamento e che può raggiungere livelli follemente alti, ma alti che è meglio non uscire di casa.

Ma non è sempre così.

Ricordo tanti giorni di cielo blu, e quando dico blu penso al cielo che ho visto a Perth, l’ultima volta che sono andato da mia zia in Australia.

Giuro che è vero.

Sicuramente in inverno lo smog è molto più pesante dato che utilizzano ancora il carbone per riscaldare e quindi l’inquinamento aumenta notevolmente.

Resto comunque dell’idea che a Pechino bisogna viverci un annetto per sperimentare il tutto e farsi una propria idea sull’inquinamento.

Pechino ha davvero un sacco di luoghi meravigliosi da visitare, ma la Grande Muraglia è davvero impressionante.

É da vedere.

Hai studiato a Pechino. Ci parli del corso?

Il corso è stato davvero interessante e sopratutto utile.

Come già detto doveva essere di un anno, ma dopo un paio di settimane, la mia compagna di banco, anche lei Italiana, Francesca (che divenne poi una mia grandissima amica) mi disse che lei avrebbe fatto il corso di due anni, la laurea specialistica insomma.

Dopo averci pensato, e parlato con i miei genitori, decisi dunque di cambiare il mio corso annuale per renderlo un corso di laurea.

Praticamente ogni semestre dovevamo ottenere 20 crediti, a metà corso avevamo l’esame intermedio che valeva il 30% dell’esame di fine semestre.

Se non si passava l’esame di fine semestre si avevano altre 3 possibilità, altrimenti bisognava ripetere il semestre.

Io ero nella classe di cinese livello elementare (c’erano 4 livelli di elementare, io ero in quello più alto).

Il bello del corso era il fatto che avevamo dai 2 ai 4 esami opzionali per semestre (ad esclusione del primo semestre che ne avevamo solo uno).

Era tutto molto stimolante, in quanto veniva davvero data l’opportunità di personalizzare il proprio curriculum accademico in base ai corsi scelti, cosa che in Italia non è possibile, io avevo solo due esami a scelta per i 3 anni di corso.

Il primo semestre era standard con i corsi, ad eccezione dell’unico esame opzionale, ma dal secondo semestre ogni studente doveva scegliere in cosa specializzarsi tra: General Chinese, Business Chinese, Tourism Chinese e Secretarial Chinese.

Io scelsi Business Chinese.

Devo dire che non ho mai studiato così tanto in vita mia.

Non erano tanti i compiti, ma era il fatto che lo studio era continuo.

Se non si studiava tutti i giorni ci si prendeva davvero indietro.

Molti studenti in Italia iniziano a studiare 1 o 2 mesi, prima della sessione d’esami a studiare, ma per la mia esperienza, non era possibile fare così in Cina.

Io studiavo almeno 5 ore tutti i giorni.

Nei periodi vicini agli esami studiavo 8 ore.

Ricordo che il giorno prima dell’esame di Grammatica Cinese ne studiai 10.

Comunque fu un periodo stressante, ma allo stesso tempo bellissimo, e riuscii a laurearmi un semestre in anticipo, in quanto l’università offriva la possibilità attraverso un unico grosso esame di saltare un semestre.

Ora ti trovi a Shanghai. Come hai trovato il lavoro e di cosa ti occupi?

Il mio percorso per entrare nel mondo del lavoro è stato davvero lungo.

Due mesi prima di laurearmi a Pechino iniziai a mandare curriculum nel vari siti cinesi in cui vi erano svariati annunci di lavoro.

Ben presto notai che la mia esperienza lavorativa non era sufficiente e di conseguenza mi era necessario fare un’internship.

Ricordo che inviai curriculum ovunque, venni qui a Shanghai un giorno per la fiera del lavoro, e poi andai anche a quella di Pechino.

Dopo un mese, mi venne offerto un’internship di vendita e marketing con possibilità d’assunzione, in un’azienda cinese a Shanghai.

Accettai subito, ero stanco di Pechino e Shanghai mi sembrava interessante.

(Faccio notare che in Cina non è proprio legale l’internship da due anni a questa parte, anche se in qui tantissimi stanno facendo stage. Non è legale in quanto non è stato legiferato il visto per l’internship.)

Utilizzai un visto business ottenuto in Italia e mi recai a Shanghai.

L’azienda nella teoria produceva prodotti di metallo ed aveva sedi in Europa, America ed Australia.

Nella pratica nulla di questo era vero, semplicemente acquistavano dalla fabbrica e poi rivendevano all’estero.

Nessuna filiale e soprattutto, possibilità d’assunzione.

Dopo due mesi lasciai l’internship.

Nel frattempo mi ero anche reso conto, che con la scusa del “devi fare esperienza” usavano stagisti sottopagati (120 euro al mese circa) per evitare di assumere.

Prima di lasciare trovai un’altra internship in Camera di Commercio. Durata 6 mesi non pagati.

Dopo i 6 mesi feci un mese di pausa, in cui inviai CV e pensai a cosa fare, nel caso in cui non avessi trovato nulla.

Avevo considerato un periodo di studio in Canada o in America, oppure provare a cercare lavoro in Australia, quando finalmente ottenni un lavoro in una trading Italiana di mobili.

Dopo un periodo di prova venni assunto e messo in regola.

Mi occupo di seguire un pacchetto di clienti cinesi, il che include seguire le loro richieste di quotazioni, ordini e spedizioni dall’Italia alla Cina.

Un lavoro che mi piace molto, devo dire.

Ci descrivi il mondo del lavoro in Cina?

Qui è tutto davvero frenetico.

I cinesi vogliono tutto e subito, in quanto è così la loro mentalità, e dunque dev’essere tutto fatto il prima possibile.

Lavorando con l’Italia e la Cina, mi accorgo che chi mi rallenta è quasi sempre l’Italia, in quanto a volte per ricevere ciò che ho chiesto, ci si impiega 2-3 giorni, nei casi peggiori anche una settimana.

Questi tempi, sono eccessivi per i cinesi, motivo per cui una potenziale vendita può sfumare facilmente.

Qui, quando firmi un contratto di lavoro, sai benissimo che l’orario settimanale non sarà quello scritto sul contratto, in quanto se il lavoro richiede più ore si lavora sia oltre l’orario d’ufficio che durante il weekend. Io dovrei finire alle 6 e mezza, ma raramente finisco a quell’ora.

Normalmente esco alle 7 e mezza ma può tranquillamente capitare che finisca anche alle 8 e mezza.

Una volta sono uscito dall’ufficio alle 10 e mezza di sera e sono sicuro che ricapiterà.

Ovviamente le ore straordinarie non sono pagate.

I clienti scrivono a qualsiasi orario del giorno e della notte e qualsiasi giorno della settimana.

Ci sono volte in cui li si può far aspettare (sopratutto se scrivono nel week end) ma altre no.

Il che significa che bisogna avere il pc del lavoro sempre con se e lavorare se proprio necessario.

Anche in ferie.

Qui il lavoro è frenetico e continuo.

Non si ferma mai.

Che differenze ci sono tra Pechino e Shanghai?

Quando abitavo a Pechino, tutti paragonavano Shanghai alla New York asiatica.

Beh, il paragone è davvero sbagliato. Hong Kong è la New York asiatica, di certo non Shanghai.

Shanghai è una città più piccola rispetto a Pechino – cosa che la rende più vivibile – tuttavia è decisamente più popolosa.

Non la definirei proprio una città turistica in quanto 3 giorni sono più che sufficienti per visitarla, mentre Pechino ne richiede minimo 7.

La vera e propria differenza con Pechino è che qui vivono molti più expats e questo la rende dunque più appetibile per uno straniero che si trasferisce qui, sopratutto se non si parla il cinese.

A Pechino pochi, ma davvero pochi Cinesi sanno parlare Inglese, mentre qui a Shanghai, più cinesi, sopratutto i giovani, lo parlano.

É tuttavia curioso notare che gli occidentali che si trasferiscono qui si chiamano Expat, e non immigrati o in altri modi.

Se un italiano si trasferisce qui è Expat, ma se si trasferisce in Australia è immigrato.

Personalmente il mio rapporto con Shanghai non è mai stato dei più rosei.

La città non mi fa proprio impazzire, però va ancora bene.

É una metropoli, che ha molti locali, dai semplici ristoranti cinesi, ai più svariati ristoranti occidentali, con le cucine di tutto il mondo.

Bar e discoteche sono ovunque.

Stessa cosa la si può dire per Pechino, ma le discoteche Pechinesi le ho trovate migliori, sia per arredamento, che per panorama che per musica.

Qui piove spesso ed è molto umido.

A giugno c’è una sorta di stagione delle piogge e piove per 2-3 settimane.

Inoltre i giorni di cielo blu sono molto pochi.

É inoltre spesso nuvoloso, penso sia dato dalla vicinanza col mare.

Onestamente ricordo molti più giorni di cielo blu a Pechino che qui a Shanghai.

A Pechino piove molto molto poco, ed essendo più nell’entroterra è una città molto secca, cosa che a me non dispiaceva.

L’inquinamento a Shanghai non raggiunge mai i livelli di Pechino, anche se è spesso visibile all’orizzonte quella nube di foschia, che in realtà foschia non è, in quanto è semplicemente inquinamento.

Il costo della vita qui è più alto rispetto alla capitale, mi riferisco sia all’affitto che alla spesa alimentare.

A mio avviso, quello che rende Shanghai più vivibile rispetto a Pechino per un occidentale è il fatto che qui ci siano molti più occidentali e locali per occidentali, se non si parla cinese, ce la si può fare comunque a vivere qui, inoltre la città è decisamente più moderna e più piccola rispetto a Pechino, in quanto quest’ultima è davvero dispersiva.

Motivo per cui io stesso non vivrei più li, nonostante Pechino mi sia rimasta nel cuore.

La Cina è stata, ultimamente, al centro dell’attenzione per i problemi legati all’inquinamento atmosferico. Qual è l’impatto sulla tua vita di tutti i giorni?

Inizio col dire che più sei a Nord della Cina più l’inquinamento è alto.

Più sei a sud, meno ne hai.

Rispetto l’anno scorso, però qui a Shanghai l’inquinamento è effettivamente aumentato.

Sicuramente non è bello, e quando è tanto, bisogna mettere la mascherina. Shanghai non raggiunge i livelli che può raggiungere Pechino.

Per chiarire, il livello massimo in Italia d’inquinamento non deve superare i 40.

In Italia chiudono la circolazione quando si raggiunge i 70-80.

Pechino l’ultima volta in cui è stato chiamato l’allarme rosso, ha superato i 600.

Significa non vedere niente, come fosse la nebbia, ma quella che si respira invece di essere aria umida, è semplicemente un sacco di polveri sottili e molto altro.

Io dopo 12 anni di sigarette, ho deciso di smettere, e dopo quasi 5 mesi che non fumo sento quando è inquinato, a volte la mattina mi sveglio come se avessi un leggero mal di gola.

L’aria è diversa qui, più pesante.

Comunque, tralasciando l’inquinamento atmosferico, ho un’altra osservazione da fare, quello che a me preoccupa è il disinteresse verso l’ambiente, molti cinesi buttano rifiuti ovunque nelle zone verdi, quelle di campagna, cosa che ho visto viaggiando in treno svariate volte.

Ho visto campagne che sembravano discariche, ma che discariche non erano in realtà.

Nonostante ci sia una forte campagna a favore di un ambiente più pulito mi sembra che allo stesso tempo l’interesse per l’ambiente stesso sia nullo.

Che consigli daresti a chi sta pensando di andare a lavorare in Cina?

Arrivate qui con esperienza lavorativa, partire qui da 0 significa spendere tempo e soldi, prima di trovare un lavoro.

Ho conosciuto un sacco di gente brava e meritevole, ma purtroppo non avendo le possibilità non ha potuto investire più tempo e denaro in attesa di un lavoro qui.

La Cina non è più quel Paese in cui si assume solo perché si è uno straniero che parla cinese.

Ora qui si richiede esperienza lavorativa.

Qui al momento le figure più richieste sono gli ingegneri, architetti, informatici e anche venditori con molta buona esperienza.

La conoscenza della lingua cinese non è richiesta, è un plus ma non un fattore necessario.

Ad uno studente consiglierei di non fare l’università in Italia ma di venire in Cina e studiare qui.

In 4 anni ci si laurea ed i programmi di studio sono buoni e validi.

Consiglio Pechino perché le scuole migliori sono li, ed inoltre proprio il fatto che i cinesi non parlino Inglese ti forza a parlare e praticare il Cinese, motivo è per cui si migliora più velocemente.

Io personalmente se tornassi indietro non studierei a Venezia, verrei qui direttamente.

Conosco molti altri Italiani, che avrebbero fatto lo stesso.

É la scelta migliore, in quanto la lingua cinese s’impara qui, non in Italia, è una lingua davvero complessa, che richiede uno studio ed una pratica continua.

Grazie Matteo e buon proseguimento in Cina!

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Comments

  1. says

    Ciao Matteo, e grazie per tutte le informazioni che ci dai su un luogo che noi vediamo ancora cosi’ lontano!!!!!!
    Volevo chiederti se hai mai conosciuto li in Cina qualche scuola di Bon Ton perché la mia società in Francia cerca una Partnerschip con una scuola di questo genere e che so ne esistono.
    Ti mando il nome del nostro sito nel caso volessi comunicare con noi.
    frenchbonton.com
    Ti ringrazio se volessi rispondermi e tui auguro un gratificante futuro lavorativo perché te lo meriti!!!!!!
    Un caro saluto.
    Marcella

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