Ho sognato gli Stati Uniti per tutta una vita e finalmente a 35 anni ho avuto la mia occasione

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Warrior, Milano-San Francisco con titolo NBA” (in vendita su Amazon) è la storia di Sergio Cerbone.

Ha sognato gli Stati Uniti per tutta una vita e finalmente a 35 anni ha avuto la sua occasione.

“La fortuna aiuta gli audaci”, dicono.

Ma c’è di più, perché una volta messo piede nella terra a stelle a strisce, Sergio ha voluto fare ben altro.

Il lavoro e gli amici che si stava facendo a San Francisco lo tenevano parecchio occupato, ma la sua attenzione era tutta per il basket NBA (la sua passione più grande) che finalmente era lì, a due passi da lui.

Seguirla in TV però, non gli bastava.

Tenacia e spirito di iniziativa lo hanno spinto a trovare il modo per “infiltrarsi” a bordo campo e raccontare la NBA da una posizione privilegiata.

WARRIOR è una serie di racconti di questo suo viaggio emozionante: dalla sua prima partita sul parquet con Tim Duncan e Tony Parker, fino alle finali 2015 tra Cleveland e Golden State.

E destino ha voluto che fossero proprio i Warriors a vincere, esattamente 40 anni dopo il loro ultimo successo e proprio lì, a San Francisco, dove Sergio si era appena trasferito.

Sergio innanzitutto parlaci della tua decisione di trasferirti negli Stati Uniti.

Da piccolo è sempre stato il mio sogno, da grande, da turista, ci sono andato praticamente ogni volta anche ho potuto.

E’ un sentimento speciale che mi lega alla gente, al modo di vivere.

Una delle ragioni è sicuramente il basket per cui nutro una forte passione.

Ho avuto la mia chance a 35 anni, avrei preferito arrivarci prima, ma “meglio tardi che mai” dicono….

Quale è stata la tua chance di trasferimento? Come l’hai trovata?

Ho cercato con tenacia per un paio d’anni.

La ricerca non è stata per niente facile per due motivi:

1) non essendo un ingegnere trovare lavoro a San Francisco che è LA città tecnologica per eccellenza è molto difficile

2) c’è poi l’ostacolo del visto: alcuni visti sono disponibili solo in alcuni periodi dell’anno e non tutte le aziende sono disponibili a offrirne uno.

Cosa fai adesso di lavoro?

Adesso faccio il project manager e aiuto le aziende nel product support e nella localizzazione quando un prodotto viene lanciato in altri Paesi del mondo.

Nel tuo libro c’è proprio un capitolo dedicato a San Francisco. Tu che ci vivi, com’è?

Meravigliosa per l’energia che esprime.

Fantastica anche dal punto di vista geografico, grazie a splendide colline che la rendono unica e le viste mozzafiato che si godono da lassù.

San Francisco è un mix di culture, lingue e cibi.

La gente è rilassata e, passeggiando per strada, ti sorride e saluta quando gli sguardi si incrociano.

Il sole splende quasi tutti i giorni, le piogge sono rare; avendo vissuto a Milano, una volta che ho deciso di trasferirmi, ho deciso di farlo in una città con il clima mite tutto l’anno.

Ogni settimana vengono organizzati degli eventi ed è facile conoscere gente nuova.

Spesso ci sono feste in maschera, autentiche specialità della casa.

Insomma, a San Francisco non ci si annoia mai.

Dal punto di vista lavorativo come ti stai trovando, quali sono le differenze con l’Italia?

Qui ci sono tantissime opportunità di lavoro.

Non avessi il vincolo del visto (una bella scocciatura) le opportunità sarebbero ancora di più.

C’è pero’ tanta competizione e il livello qui (e parlo di San Francisco) è molto alto.

Ci si deve confrontare con studenti provenienti da Università come Berkeley, Stanford, che sono tra le più famose in tutta l’America e dove ogni anno c’è la fila per poterci entrare.

Una cosa anche ho notato (e apprezzato) è che sul lavoro c’è molta flessibilità: molti lavorano in remoto o con orari elastici.

C’è però molta attenzione ai risultati: flessibilità si, ma se si sgarra….

Torniamo al tuo libro: perché hai deciso di scriverlo?

Il 2015 è stato per me un anno incredibile: ho seguito (da giornalista freelance) i Golden State Warriors tutto l’anno e fortuna ha voluto che vincessero proprio loro il titolo NBA.

Ho pensato quindi che, tutte le storie che avevo collezionato “a bordo campo”, assieme al fatto che mi ero trasferito da poco, potevano essere materiale da libro e di interesse per qualcuno.

A chi è rivolto questo libro?

Sicuramente agli appassionati di basket, ma anche a chi ama gli Stati Uniti e sogna di trasferirsi.

Sappiamo che il libro ha anche uno scopo benefico.

Si, parte degli incassi sarà donato a Slumsdunk.org un’associazione che ha l’obiettivo di aiutare i bambini poveri dell’Africa, coinvolgendoli nel basket, costruendo strutture sportive nelle città che non le hanno, ma soprattutto aiutando i bambini nell’educazione.

Puoi dare un consiglio a chi come te, vuole trasferirsi?

Sarò banale e ripetitivo, ma se volete trasferirvi, fatelo, senza pensare ai “se….”.

Fatelo soprattutto se siete giovani, vivere in un altro Paese arricchisce e si diventa persone migliori di prima.

Non sarà facile però, ci saranno momenti duri e stare lontano dalla famiglia e dagli amici di sempre non è da tutti. Ma ne varrà la pena…

E dall’alto delle colline di San Francisco cosa pensi dell’Italia?

Che è un Paese meraviglioso.

Ho il piacere di sentire dagli amici che pian pianino le cose stanno cambiando.

Sogno di tornarci e viverci un giorno sperando di trovare un’Italia con un po’ più di civiltà e rispetto per gli altri.

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