Studiare giornalismo negli Stati Uniti

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Stefania D’Ignoti condivide il percorso che l’ha portata a studiare giornalismo presso la Columbia Journalism School.

Perché studiare giornalismo e media?

Studiare giornalismo è sempre stata la mia più grande aspirazione: poter raccontare storie da condividere con il resto del mondo, ed ottenere la più totale fiducia di chi ti confida la propria vita per raccontarla pubblicamente, poter soddisfare la mia curiosità e quella dei lettori, sono tutti elementi che mi hanno sempre motivata ad intraprendere questa professione, che ho sempre considerato un onore ed un privilegio.

Poi, avendo studiato Scienze Sociali e Medio Oriente, ho sempre sognato di affrontare questi argomenti in ambito giornalistico e proporre diverse angolazioni da cui osservare certe notizie.

Poter raccontare gli avvenimenti del mondo e renderli comprensibili alla gente comune e contribuire ad educarla è sempre stata un’altra importante motivazione che mi ha fatto seguire questa carriera.

Forse perché figlia di insegnanti, ho sempre voluto insegnare nuove prospettive e punti di vista, ma con un approccio diverso dal classico insegnamento nelle aule, ecco perché ho scelto giornalismo.

Perché non farlo in Italia?

Purtroppo non credo che il giornalismo in Italia si conformi alla mia idea di storytelling: in Italia si tende a confondere l’opinione con la verità dei fatti, mentre credo che l’obiettività sia il punto focale di questo mestiere.

Il giornalismo americano, a differenza di quello italiano, insegna ad eclissare l’ego del narratore e mettere in luce gli avvenimenti così come accadono, senza terzi incomodi, e lascia in mano al lettore diverse chiavi di lettura.

Questo è proprio il metodo che volevo imparare, e purtroppo sono dovuta andare fino agli Stati Uniti per soddisfare questo bisogno.

Inoltre qui in America insegnano ad essere giornalisti multimediali, capaci di lavorare su più piattaforme: anche se il focus principale è la scrittura, elemento necessario in ogni tipo di giornalismo, si dà ampio spazio a video, radio, foto etc., mentre in Italia si tende a specializzarsi solo su uno di questi strumenti, limitando le prospettive di assunzione e capacità di diversificare i propri contenuti.

Poi ovviamente avendo già lasciato l’Italia per la triennale, è stato sicuramente più facile continuare il mio percorso universitario all’estero piuttosto che tornare in Italia.

Quale è stata la procedura per fare domanda alla Columbia Journalism School?

La procedura d’ammissione alla Columbia è molto lunga e impegnativa: bisogna mandare degli articoli già pubblicati, CV in formato americano, 3 lettere di raccomandazione, 3 saggi di motivazione e autobiografici, cover letter e riempire tutte le parti di una lunghissima application.

Inoltre, una volta finita l’application bisogna sostenere un esame in una sede considerata idonea dalla Columbia, in cui si chiede di redigere articoli e proporre idee innovative nel mondo del giornalismo; l’esame è composto da 4 sezioni, e si hanno 90 minuti di tempo per completarlo.

La prima settimana di Marzo gli ammessi vengono notificati, selezionati da una giuria di professori e giornalisti professionisti, più o meno gli stessi che selezionano i premi Pulitzer.

Ci puoi dare un’idea dei costi relativi al Master che stai seguendo?

I master all’Ivy League sono molto costosi, ma grazie alle borse di studio i costi possono essere ammortizzati, soprattutto per quanto riguarda il valore a lungo termine considerando il tipo di istruzione che si riceve in cambio, quindi è un investimento per il futuro di cui credo valga la pena.

Primo impatto con il Master?

Il master alla Columbia è…estenuante.

E’ una continua sfida fisica e psicologica.

Le lezioni durano spesso dalle 9 di mattina alle 9 di sera, senza considerare i tempi di reporting in cui bisogna andare in giro per tutta New York a fare interviste e trovare delle possibili storie da raccontare, preferendo la pratica alla teoria.

Il master dura 10 mesi, per cui è intensivo e richiede un impegno di 24h su 24.

Ma ne vale la pena, perché si ha un’idea di come questa professione sarà nella vita reale una volta laureati.

Quali prospettive di carriera speri di avere una volta terminato il master?

Incontra altri Expat in Italia e all'estero

Diciamo la verità, purtroppo il mondo del giornalismo sta avendo una battuta d’arresto nell’era dei free-lance e bloggers.

Trovare un impiego fisso in quest’ambito è sicuramente diventato più difficile, ma il gioco sta a noi.

La Columbia ci dà gli strumenti e le connessioni giuste nel mondo dei media, poi tocca a noi trovare il lavoro che fa al caso nostro.

Le opportunità ci sono, basta sapersi adattare.

Ovviamente sapendo lavorare su più di una piattaforma le possibilità aumentano, e ormai i pochi giornalisti che vengono assunti sono coloro che sanno scrivere, montare audio e video, fare foto e lavorare online.

Tornerai in Italia? Perché?

L’Italia l’ho lasciata quasi 4 anni fa, ed esclusi cibo e mare non mi manca poi tanto.

Quindi se ci fosse l’opportunità di rimanere fuori non ci penserei due volte.

Poi come ho già detto la mia idea di giornalismo non corrisponde a quella italiana, quindi preferirei non tornare.

La frustrazione nel contattare le testate italiane e non ricevere mai risposta, neanche per dire che no, al momento non assumiamo, neanche a titolo gratuito, rimarrà sempre scolpita nel mio ego e per giustizia nei miei confronti preferirei non dover tornare.

Il giornalismo italiano ormai non riesce a stare al passo coi tempi, soprattutto nell’era digitale, e se non si scrolla di dosso nepotismo e prepotenze e non comincia da adesso a svecchiare i propri ranghi, non lascerà mai la porta aperta ai giovani che magari vorrebbero rivoluzionare il modo di fare notizie in Italia, il più grande sbaglio che in generale l’Italia sta commettendo in ogni campo, non solo quello dei media ed editoria.

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