Fare la ragazza alla pari in Canada per migliorare l’Inglese

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maple canada

Articolo di Monica Maretto.

Ciao Aldo e grazie dell’opportunità di poter scrivere su questa pagina.

Spero di dare una mano ad altre ragazze e perché no anche ragazzi che stanno pensando a fare un’esperienza di ragazza alla pari.

Leggi anche: Tutto quello che devi sapere per fare la Ragazza alla Pari

Finite le scuole superiori mi sono buttata a capofitto nel mondo universitario senza realmente sapere cosa poteva
attendermi.

Mi sono iscritta ad un corso di laurea interamente insegnato in lingua inglese che tuttora frequento.

Ero una brava studentessa e sono una persona che non ha paura di partire e non mi spavento facilmente.

Potete quindi immaginare quanto sia stato grande il mio disappunto nel vedere crollare tutte le mie certezze non appena iniziata l’università.

Sono sempre stata brava in inglese ho una buona memoria ma in un aula di studenti internazionali valevo meno di zero.

Lontani quei bei tempi in cui ero una delle migliori della classe.

Decido di correre ai ripari ad ogni costo.

Non sarò una grandissima studentessa universitaria ma di essere mediocre anche in inglese, la mia materia preferita da sempre, proprio non mi andava giù.

La cosa più facile per me sarebbe stato un lavoretto estivo magari a Londra ma dopo essermi informata ho capito subito che non sarebbe stato facile e che probabilmente servivano più soldi di quanti io, da studentessa non avessi.

Conoscevo qualcosa riguardo il mondo delle ragazze alla pari e mi sembrava l’alternativa più concreta e, francamente, economica.

Avevo un disperato bisogno di praticare l’inglese quotidianamente e così mi sarebbe stato possibile.

All’inizio di ottobre dopo una breve ricerca online vengo a conoscenza del sito aupairworld e dopo essermi debitamente informata scopro che in genere tutti ne parlavano bene, che è affidabile e che si insomma sarei
stata io a dover parlare con le famiglie le avrei viste faccia a faccia e dopotutto del mio istinto mi fidavo ancora.

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Inizia così la mia ricerca.

Il mio limite più grande?

Potevo essere solamente una Summer Au Pair a causa degli impegni universitari (no, di mollare non ci pensavo, sono troppo orgogliosa).

Non è stato assolutamente facile.

Inizio a cercare ad Ottobre 2013 e capisco che innanzitutto era un periodo al quanto prematuro per trovare una famiglia disponibile e in secondo luogo i paesi che preferivo erano Regno Unito ed Irlanda e come ho potuto constatare generalmente le famiglie inglesi e irlandesi cercano long-term au pairs.

Decido così di allargare la lista ad altri paesi, Stati Uniti, Canada, Australia e Nuova Zelanda perchè… beh… ero disperata.

Ho inviato letteralmente centinaia di richieste, avevo una discreta esperienza con i bambini facevo volontariato da 3 anni, campi estivi, centri estivi, compleanni ma nulla, trovare famiglie disponibili solo per l’estate sembrava impossibile.

Vengo anche contattata da famiglie con un genitore italiano ma non stavo assolutamente cercando quel tipo di esperienza.

Passano i mesi ed arriva Marzo (potevo partire a giugno, il momento della verità si avvicinava).

Una mattina nella sezione del sito dedicata all’abbinamento tra famiglie e au pairs trovo una famiglia canadese che magicamente cercava una summer au pair.

Ho constatato che il Canada tra tutti i paesi in cui ho cercato era generalmente quello che richiedeva maggiormente summer au pairs, non era di certo la prima famiglia oltre oceano che contattavo.

Ricevo risposta e ottengo così un’intervista.

Conosco entrambi i genitori (persone meravigliose) e i bambini (piccole pesti).

Ricevo così la loro offerta e mi butto a capofitto nell’avventura.

Ce l’avevo fatta!!

Ora fatemi aprire una piccola parentesi, i documenti necessari per il Canada sono infiniti, lunghi, costosi e
francamente non ne vale la pena per chi pensa di restare per poco tempo come nel mio caso.

La mia fortuna è stata che lavoravo per due famiglie, mi prendevo cura di due fratelli di 5 e 7 anni e del loro cugino che abitava nella casa a fianco sempre di 7 anni.

Una delle madri lavorava per la CBSA (Canadian Border Service Agency, la conoscerete bene se pensate al Canada) e che posso dire è stata una manna dal cielo.

Il 20 giugno 2014 arrivo in quello che spero sarà il mio futuro Paese.

Vivevo nella provincia del Quebec (quella francese) ma la mia famiglia era inglese e parlavo solamente inglese (ma conoscevo anche il francese e ho avuto l’opportunità di praticarlo).

Viveno nel bel mezzo del nulla al confine con gli USA (letteralmente sopra il confine, quando portavo i bambini in piscina avevo paura di sbagliare strada e ritrovarmi alla dogana), in una fattoria dove producevano Maple Syrup.

E’ stato meraviglioso!

La mia routine era parecchio fitta.

Iniziavo generalmente attorno alle 7:30 e finivo sulle 18 a volte prima a volte dopo molto dipendeva dagli orari dei genitori (avevo a che fare con due famiglie).

L’ambiente era fantastico, c’erano un sacco di animali selvatici cervi, procioni, coyote e tacchini che potevano essere visti dalla porta di casa.

Ero un tantino spaventata dagli orsi ma tutti mi dicevano di non temere (verrò poi a sapere che una mattina nelle vicinanze sono state trovate tracce di un orso che era passato per dalle nostre parti nella notte ma hanno aspettato parecchio prima di dirmelo).

Fare l’au pair non è esattamente come tutte le attività che avevo fatto precedentemente con i bambini.

A volte per i bambini è uno shock, specialmente se non sono preparati, e questo è stato il mio caso.

Tre mesi sono davvero pochi.

I miei bambini erano molto indipendenti e certe volte non concordavo con alcuni metodi educativi ma questo non era compito mio.

La parte più difficile è stato appunto prendermi cura di loro, si sentivano in dovere di poter fare qualunque cosa solo perchè non ero un genitore e quindi ho dovuto farmi rispettare e non poco!

La fattoria in cui viveno era parecchio grande (nella media secondo gli standard canadesi) e ci viveva anche la nonna dei bambini, forse la più entusiasta per la mia esperienza.

A parte le difficoltà con i bambini, ero la loro prima au pair e non sapevano cosa aspettarsi (vengo a sapere dalla nonna stessa che in genere hanno difficoltà a rapportarsi con le persone e che all’inizio con chiunque conoscano cercano di spingersi oltre i limiti per vedere quanto gli è permesso, enorme sospiro di sollievo avevo fatto bene a mettere dei paletti), tutto il resto è stato meraviglioso.

Il Canada è un Paese fantastico, non mi aspettavo assolutamente nulla del genere.

Il rapporto con le famiglie era molto buono.

Dato che i genitori lavoravano a tempo pieno vedevo quanto faticassero ad essere sempre presenti per i loro figli e quanto si informassero sulla loro giornata e sulle nostre attività e da un parte capivo la reticenza dei bambini nell’accettarmi, si sentivano messi da parte, erano abituati ad un altro tipo di estate.

Se pensate di andare in Canada vi posso solo dire una cosa: andate.

Non è facile anzi è difficile e faticoso e richiede tempo e tanta pazienza.

Le regole per le au pairs sono severissime e guai a trasgredire.

Le pene non sono affatto leggere e si rischia di non poter più rientrare nel Paese.

Se volete fare questa esperienza alla pari ci sono gruppi su facebook e siti che vi possono dare una mano.

Il sito dell’ambasciata canadese (ovviamente in inglese) vi dirà cosa fare anche se non sempre sarà tutto chiaro.

Se tornassi indietro lo rifarei senza ombra di dubbio.

Nonostante vivessi nel bel mezzo del nulla e non ci fossero au pairs nel raggio di km e km per me non è stato un problema.

Ovviamente il discorso sarebbe stato diverso se mi fossi fermata a lungo.

In ogni caso ho comunque conosciuto qualche ragazzo della mia età ma diciamo che non è la stessa cosa che per le au pairs in grandi città.

La macchina era assolutamente fondamentale io potevo usare quella della famiglia e senza non sarei andata da nessuna parte.

Per chi pensa di fermarsi a lungo sappiate che l’inverno è gelido, glaciale, polare.

Il Quebec ha il più alto grado di escursione termica annua (estati sui 25 gradi a volte vicino ai 30 molto piacevoli ma nulla rispetto all’estate italiana, inverni polari da incubo -30).

Il giorno in cui sono partita, 1 settembre, in alcune aree dell’Alberta aveva iniziato a nevicare (tanto freddo quanto meraviglioso).

Se cercate un clima mite tutti consigliano la British Columbia.

Riguardo ai documenti informatevi.

Io ho avuto una fortuna sfacciata e sinceramente trovo improbabile che tante altre mamme che lavorano nella CBSA cerchino au pairs.

Ho viaggiato molto e questo mi ha fatto innamorare sempre di più di questo Paese.

E’ stato un salto nel vuoto senza paracadute per me ma, ora che mi guardo indietro, mi rendo conto che è stata la cosa migliore che abbia fatto.

Ora so dove voglio arrivare e pian piano sto cercando di costruire la strada che mi porti a raggiungere i miei obiettivi.

Una cosa fondamentale quando cercate famiglie on-line ATTENZIONE!

Non si può mai sapere dove si va a finire ma generalmente ho potuto constatare che non ci sono grossi problemi, ovviamente il rischio c’è e ne va tenuto conto ma questo dipende solo da voi.

Un’altra cosa molto frequente e molto spiacevole che mi è capitata (ma credo che aupariworld abbia già provveduto) è il fatto di essere stata contattata da sedicenti famiglie su facebook che dicevano di aver visto il mio profilo su au pair world e di avere appena concluso il periodo di abbonamento.

Ad un certo punto chiederanno soldi.

Nel caso non vi sia ancora chiaro, sono truffe.

Se vi state ancora chiedendo se partire o no, se pensate di non avere il coraggio pensate a quanto ho dovuto cercare, alle difficoltà che ho avuto con i bambini, al fatto di vivere dove ben poche altre persone vivevano e nonostante tuttolo rifarei, davvero.

Ho rivalutato la vita nelle grandi città, ho fatto altre esperienze all’estero e non mi sono più lasciata demoralizzare dall’università italiana.

Se siete confusi partite, vedrete tutto sotto un’altra prospettiva, le priorità cambiano e la mente si apre.

Spero di essere d’aiuto a qualcuno e che qualcun’altra abbia la possibilità di vivere quello che ho vissuto io.

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