Vivere a Pechino a impatto quasi zero

World Nomads Assicurazione Viaggi

vivere a pechino a impatto zero
Articolo di Eliana Lazzareschi Belloni di Geco Travels.

Cercare di vivere a Pechino a impatto zero è abbastanza complicato e a tratti deprimente.

Cerchi di impattare il meno possibile sull’ambiente, poi esci e vedi nuvole di coltre nera che si sollevano pigramente dalle fabbriche che vanno ancora a carbone, per non parlare poi del traffico che assedia la città.

Non tutti i cinesi possono permettersi una macchina, altrimenti sarebbe veramente impossibile circolare e respirare, non che non sia già abbastanza difficile.

E ricorrere alle mascherine è alquanto inutile.

Per me è importante che ognuno di noi dia sempre il proprio contributo, seppur piccolo e ovunque ci troviamo. È l’esempio che trascina.

Dunque, dopo il mio primo periodo di adattamento alla cultura cinese, una delle prime cose in cui mi sono impegnata, è stato capire in che modo i cinesi si dedicassero ad impattare il meno possibile.

Il cinese medio, però, sembra abbastanza indifferente al tema della raccolta differenziata, ciò è dovuto anche alla mancanza di appositi bidoni per le strade.

Vedevo nonnine e anziani rovistare nei cassonetti della spazzatura e la prima cosa che ho ipotizzato è stato: ‘Cercano cibo’.

Con il passare dei weekend non mi è sfuggita la presenza di questi vecchietti all’uscita dei locali che io e i miei amici frequentavamo.

Si piazzavano con aria vaga di fronte a noi e rimanevano in attesa.

Ma di cosa? Era inquietante la loro presenza accanto a noi, immersi nel loro silenzio, con il viso che era una fitta rete di rughe, i capelli bianchi, i denti gialli.

Poi se qualche occidentale sfrontato – e anche ubriaco oserei dire – gettava a terra una bottiglia di vetro o plastica, una lattina, loro correvano a prenderla, se la stringevano al petto e tiravano fuori un sacchetto in cui la inserivano.

E così tutta la serata.

Ogni bottiglia viene pagata un centesimo di yuan.

Quanti soldi potevano fare in una settimana?

Pochi, eppure loro tutte le sere erano lì, al freddo o al caldo, in piena notte, attendevano pazientemente che qualche laowai (straniero) gettasse a terra i propri rifiuti, almeno avrebbero evitato di sporcarsi le mani nei cassonetti.

Ho poi compreso la pratica di lasciare i vuoti o qualsiasi rifiuto riciclabile, accanto ai cassonetti dell’immondizia.

Così si evitava agli anziani di ferirsi mentre li cercavano all’interno della spazzatura.

Questi rifiuti vengono venduti a centri incaricati al riciclo (molto simili a discariche), gestiti da normali cittadini, i quali si occupano dello smembramento dei rifiuti e della loro divisione.

Vengono successivamente venduti a laboratori, spesso semi-abusivi.

Delle tonnellate di bottiglie di plastica che ricevono, solo il 20% viene riconvertito in maniera appropriata, il restante viene trasferito in altri stabilimenti e gli scarti molto spesso vengono riversati nei corsi d’acqua delle zone periferiche.

Quindi la raccolta differenziata in Cina rimane una faccenda davvero controversa e delude sapere che i propri sforzi vengano del tutto vanificati in questa maniera.

Un’abitudine che ho adottato con molto piacere è stata quella di mangiare a casa durante tutti i giorni infrasettimanali.

Acquistavo frutta e verdure al mercatino che si teneva nel viale che conduceva al mio compound.

Cucinavo soprattutto cibo cinese, avevo imparato a fare del riso piccante alle verdure niente male.

Ho sempre evitato i grandi supermercati con i prodotti occidentali, eccetto nelle grandi occasioni come Natale e Capodanno, quando una bella lasagna o un po’ di tiramisù ci stavano bene.

Adoro la cucina cinese, per cui per me non era così indispensabile mangiare cibo italiano.

Consumare prodotti cinesi mi permetteva di fare a meno di rivolgermi alle grosse catene di supermercati (in Cina troverete il Carrefour e il Metro) e quindi di evitare merci importate che, per essere trasportate, richiedono innumerevoli quantitativi di carburante.

Mi spostavo solo in bicicletta o con i mezzi pubblici.

Il taxi era la mia unica alternativa il sabato sera, quando magari si faceva più tardi (la metro smette di circolare alle 22).

Ovviamente si condivideva con altri amici, così da fare un viaggio unico.

E poi era molto più divertente condividere in gruppo divertenti conversazioni con i simpatici tassisti.

Per le pulizie della casa utilizzavo prodotti naturali a base di acqua, aceto o bicarbonato.

Poi ci ha pensato la mia coinquilina russa a vanificare tutti i miei sacrifici, mettendosi a strofinare l’intonaco delle pareti con il detersivo per i pavimenti. Soffriva di un’ossessione compulsiva da pulizie. Per fortuna poi abbiamo raggiunto un accordo.

L’aria condizionata, ahimè, tasto dolente. In estate è veramente caldo, si crea una cappa dovuta allo smog ed è difficile resistervi.

Purtroppo per me, o per fortuna, il condizionatore mi crea disturbi violenti allo stomaco e quindi evito di accenderlo.

A Pechino ammetto che ne sono stata più volte tentata, poi diciamo che le conseguenze erano ben peggiori di quelle di ritrovarmi ricoperta di sudore e così ho patito il caldo rimanendo fedele ai miei principi.

Io e la mia coinquilina effettuavamo lavatrici solo a freddo, cercando di mettere in azione l’elettrodomestico una sola volta a settimana, – quando il cestello era veramente carico, – e non abbiamo mai utilizzato l’asciugatrice.

Appendevamo i nostri abiti su alcune stampelle davanti alla finestra della cucina che era esposta a sud e in una giornata erano asciutti.

Avevamo sostituito tutte le vecchie lampadine con quelle a led per risparmiare sull’energia elettrica e la sera, prima di andare a letto, ci accertavamo di aver staccato il cavo del carica batterie del cellulare e del laptop dalle prese elettriche.

Accendevamo lo scaldabagno solo quando strettamente necessario e lo spegnevamo dopo una mezz’oretta, per evitare inutili consumi di energia.

In Cina è molto comune il dabao, ovvero l’equivalente dell’americano della ‘doggy bag’. La pratica di impacchettare gli avanzi del proprio pasto al ristorante. È molto comodo perché non ci sono sprechi di cibo e poi potevamo conservare le vivande, senza doverci mettere di nuovo sui fornelli il giorno seguente.

Per i miei viaggi all’interno del paese, ho utilizzato solo i treni.

Sono moderni, puliti, veloci e sempre in orario.

Eccovi svelati i miei segreti per un soggiorno a basso impatto ambientale nella capitale cinese.

Certamente una coerenza al 100% non potrà esserci.

Io, ad esempio, non sapevo se le verdure che acquistavo fossero biologiche o meno.

Onestamente, non credo neanche che i prodotti cinesi possano ottenere certificazioni secondo gli standard europei, essendo coltivati sotto una coltre di smog persistente che supera i livelli di guardia dei rilevatori dell’inquinamento.

Inoltre, nei corsi d’acqua delle zone rurali vengono scaricati i residui chimici dell’agricoltura.

Con quale acqua vengono poi irrigati i campi?

Mettere in pratica questi piccoli accorgimenti, vi consentirà per lo meno di risparmiare i consumi energetici ed idrici e vivere più in sintonia con lo standard cinese delle famiglie più abbienti.

Risparmia quando trasferisci soldi all'estero

come risparmiare con il cambio valuta