Consigli per andare a fare l’au-pair in Australia

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Clara Vetruccio di Dreamin’Australia fornisce consigli alle ragazze che stanno pensando di andare a fare un’esperienza di ragazza alla pari in Australia.

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L’Au Pair vive con una famiglia e si occupa dei bambini in cambio di vitto, alloggio e una piccola paga settimanale.

Alcune au-pair possono anche essere invitate ad occuparsi di persone anziane che però devono essere indipendenti.

Quest ultimo è uno sviluppo abbastanza recente in Australia.

Le famiglie di origine italiana cercano ragazze che parlino italiano per fare compagnia alla nonna, immigrata in Australia decenni fa.

Mentre le famiglie australiane si appoggiano di più a case di riposo, Clara rivela che le famiglie italiane tendono a far si che gli anziani vivano a casa.

Non si tratta di ‘formal care’ (igiene della persona o somministrazione farmaci) bensì di fare le commissioni, chiamare i familiari in caso succeda qualcosa e simile.

Mentre i nord-europei accolgono anche ragazzi per fare l’au-pair, le famiglie australiane (soprattutto di origine italiana) sono più restie e cercano quasi solo ragazze.

Dal punto di vista dell’età si va dai 18 anni (età minima per ottenere un visto vacanza lavoro) ma difficilmente si arriva ai 30 anni.

Clara dice che la famiglie australiane sono molto giovani e quindi cercano ragazze più giovani con le quali ci siano minori probabilità di creare attrito con la figura materna.

Detto ciò, la preferenza per l’età è molto soggettiva: alcune famiglie chiedono a Clara di indicare ragazze con una certa età piuttosto che un’altra (in genere tra i 25-28 anni).

Per quello che riguarda la “paghetta”, ci sono diverse soluzioni.

La demi au-pair riceve vitto e alloggio in cambio di non più di 20 ore di lavoro alla settimana.

Le au-pair più classiche prendono tra i 150 e i 200 dollari alla settimana, lavorando di più.

Le au-pair che invece lavorano di più e che hanno maggiori responsabilità arrivano anche a ricevere 400 dollari alla settimana.

Un avvertimento che Clara dà è quello di prepararsi all’eventualità che qualcosa non “clicchi” con la famiglia e quindi essere pronte a sostenersi da sola fino a quando non si trova il prossimo lavoro.

Altrimenti si rischia di aver speso i soldi per il biglietto aereo e per il visto e poi dover tornare a casa a causa di mancanza di fondi.

Clara consiglia di non arrivare in Australia con meno di 2.000 euro in tasca.

Attenzione perché il biglietto aereo è molto raro che venga pagato dalla famiglia all’au-pair.

Questo è conseguenza di tante truffe ai danni delle famiglie dove la fantomatica au-pair straniera dice di volere andare a lavorare presso una famiglia ma di non avere i soldi per il viaggio.

Una volta che la famiglia spedisce i soldi per il biglietto l’au-pair svanisce nel nulla.

Clara consiglia inoltre di non contattare le famiglie dall’Italia soprattutto perché sui siti di matching tra famiglie e au-pair c’è una forte concorrenza da parte delle ragazze nord-europee che in genere parlano molto bene l’inglese.

E’ meglio invece arrivare in Australia, passare la prima settimana in ostello e prendere contatto con le famiglie direttamente sul posto.

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In questo modo si conosce la famiglia, i bambini, la casa evitando così sorprese.

Inoltre attenzione ad andare a finire in cittadine sperdute dell’Australia rurale.

Se le cose non vanno bene, è difficile tornare verso le grandi città e poi è più probabile che mancherà l’aspetto sociale necessario al di fuori della sfera lavorativa.

Clara sottolinea che il limite dei sei mesi di lavoro per uno stesso datore di lavoro (clausola del visto vacanza lavoro) non vale per le au-pair.

Il rapporto che lega l’au-pair alla famiglia non viene infatti considerato in Australia come un vero e proprio rapporto lavorativo.

Non si viene assunte, non c’è bisogno del Tax File Number e spesso si viene pagate in contante.

Non è un lavoro vero e proprio, è uno scambio alla pari.

Per quello che riguarda l’Inglese, Clara rivela che la conoscenza della lingua è uno degli handicap maggiori per le ragazze italiane.

Bisogna sapere l’inglese a un certo livello per essere in grado di fare fronte alle emergenze, di relazionarsi con i genitori, capire le istruzioni, parlare con gli insegnanti.

La maggior parte dei genitori australiani preferisce una au-pair che se la cavi con l’inglese.

Clara tiene a sfatare il mito che fare l’au-pair sia semplice “per fare la ragazza alla pari ci vuole il doppio del carattere che ci vuole per andare a cavarsela da soli. Si va in casa di estranei, di una cultura completamente differente, ci vuole un sacco di spirito di adattamento, ci vuole un sacco di coraggio.”


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