Come ho iniziato una nuova e felice vita in Canada

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Nicola Capomasi si è trasferito di recente a Toronto, in Canada.

Di cosa ti occupavi in Italia?

In Italia mi occupavo di edilizia e restauro e più precisamente di riportare a nuovo le superfici usurate dal tempo, dallo smog, dall’uso quotidiano, pulendole e proteggendole secondo i criteri del lavoro fatto a regola d’arte.

Ho sempre lavorato in proprio e dato lavoro a molte persone.

Ho pulito i piloni in pietra della Torre Eiffel e la facciata dell’ambasciata italiana a Mosca.

Ho inoltre lavorato in molti edifici storici a Venezia, che è tutt’ora tra le mie referenze più importanti.

Vengo da un paesino ai piedi delle Prealpi Venete, in provincia di Treviso

Cosa ti ha spinto a pensare all’estero?

La spinta più grande l’ho avuta mentre pensavo a come fare crescere mia figlia di 8 anni.

Che valori poteva trovare fuori dalla famiglia?

Il mondo del lavoro aveva ormai perso tutti i fondamenti su cui si basava, la qualità non era più richiesta, la meritocrazia inesistente.

Ogni giorno dovevo lottare contro i massimi ribassi, dovevo fare da banca ai miei clienti, compresi quelli pubblici, dovevo difendermi dai fallimenti pilotati e dalla burocrazia.

Non stavo più vivendo la mia vita.

Mi stavo sicuramente ammalando.

Perché il Canada?

Il Canada mi ha sempre attirato per la natura e per il clima, sono un amante del freddo, e soprattutto perché nelle classifiche mondiali è sempre ai primi posti per qualità della vita, istruzione, sicurezza e servizi al cittadino

Come ti sei mosso per ottenere il visto?

Tramite il padre di mia moglie, che ne conosceva il fratello, ho contattato una persona che vive in Canada da 40 anni ed è un imprenditore di successo.

Ho inviato il mio CV e ho deciso di andare ad incontrarlo.

La sera stessa dell’arrivo a Toronto, ha invitato me e mia moglie a cena a casa sua e mi ha presentato un suo amico che lavora in un settore complementare al mio.

Questo suo amico era molto interessato alla mia esperienza lavorativa, che è molto specifica e di nicchia, e dopo qualche giorno mi ha chiesto se desideravo fare società con lui.

Wow, dico io. Certo che sì.

Lasciami il tempo di capire come fare con la ditta in Italia e poi ti dico.

Se ancora ripenso a quella sera e al nostro viaggio improvvisato, mi sembra ancora surreale.

Il classico treno che stava passando e sul quale sono salito senza indugio.

A settembre 2013 ho quindi dato la mia disponibilità per trasferirmi a Toronto.

Quali difficoltà hai incontrato al riguardo?

La difficoltà più grande è trovare l’avvocato giusto che ti segua dall’inizio e che sappia come muoversi tra mille documenti.

Inutile negarlo, qui la valutazione sull’immigrato è molto scrupolosa.

Il primo avvocato infatti aveva sbagliato alcune procedure e abbiamo perso quasi un anno.

Con il nuovo tutto è stato regolare e il Work Permit è arrivato perfino in anticipo rispetto al previsto.

Altra cosa importante sono le Skills che una persona possiede.

Qui, ormai, se non hai competenze comprovate non ti fanno entrare con il WP.

Sono molto selettivi e non vogliono riempirsi di manodopera straniera che toglie lavoro a quella locale.

Con che visto ti trovi in Canada attualmente?

Work Permit valido 2 anni.

L’avvocato sta già preparando la documentazione per la residenza permanente che, se tutto va bene, dovrebbe arrivare entro 16 mesi.

Ora stiamo organizzando l’arrivo di mia moglie e mia figlia.

Perché hai scelto Toronto come meta?

Inizialmente semplicemente perché la persona che volevo incontrare vive qui.

Ora che ci vivo posso dire che Toronto è una metropoli a misura d’uomo, ricca di opportunità e con un clima inaspettatamente molto simile a dove vivevo in Italia.

Di cosa ti occupi adesso?

Ora sono Project Manager nell’azienda del mio socio, che si occupa di importazione e istallazione di marmi, pietre, graniti e terrazzo.

Ho inoltre una partecipazione in un’azienda con lo stesso Core Business della mia vecchia azienda in Italia.

Sto insegnando ai canadesi come ci si prende cura delle superfici, siano esse pavimenti, facciate o pareti perché il loro know-how in questo settore è ancora molto essenziale.

Prime impressioni del Canada?

Le prime impressioni sono state tutte positive.

Ho trovato gente pronta ad aiutare, gente serena, con molta fiducia verso il prossimo, cosa che non ero più abituato a vedere.

Il grado di diffidenza e cinismo incontrato nel mondo del lavoro italiano qui non c’è.

Sono rinato e questo per me vuol dire vita.

Che consigli daresti a chi vuole seguire le tue orme?

Il primo consiglio è quello di non aver paura di cambiare, di ascoltare il proprio istinto e di pensare che, se lo vogliamo veramente, nulla è irraggiungibile.

La vita ci offre sempre altre possibilità ma dobbiamo essere capaci di coglierle.

Gli Italiani hanno fatto grande il mondo, anche il Canada, ma perché fuori dall’Italia c’è un sistema che funziona, c’è un sistema che non ti mette i bastoni tra le ruote, c’è un sistema che ti incentiva a fare.

Non so se le cose cambieranno in Italia, io ho 42 anni e sono certo della scelta che ho fatto.

Non ho rancori, anche se è un Paese che mi ha messo in condizioni di andarmene.

Grazie a Aldo e italiansinfuga perché in questi due anni le informazioni che ho letto qui sono state molto utili.

Ho imparato molte cose e fatto tesoro di molti consigli.

Nicola Capomasi

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