Come ci siamo innamorati in Australia

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Alice e Luca ci raccontano di come si siano conosciuti e innamorati in Australia, di come siano tornati in Italia e un domani…. Chissà….

Alice scrive su ‘Lascio tutto e parto‘.

Io, Alice, 22 anni e alla ricerca della vita, quella vera.

La vita per la quale ti svegli la mattina e sei felice di alzarti dal letto.

La vita per la quale non vedi l’ora di iniziare la giornata perché fai ciò che ti piace fare, perché la vita che vale la pena di essere vissuta ti si legge negli occhi, la vera Vita viene da dentro.

Di questo ero alla ricerca.

La gente mi stava stretta, il mio piccolo paesino troppo chiuso, mancava l’ aria.

Un’insoddisfazione interiore, o forse la molla giusta per partire.

Beh, in quei momenti ci sono solo due cose da fare.

O credi fermamente e torni a fare quello che facevi prima o fai la valigia e parti.

Io ho fatto la valigia.

E’ così che sono partita per l’Australia il 17 gennaio 2013, destinazione Melbourne.

Quasi laureata in Angloamericano e Cinese, da sola, con tanta voglia di mettermi in gioco, di scoprire me stessa e quello che la vita aveva in serbo per me.

Io, Luca, 23 anni e qualche mese, in procinto di una laurea triennale in ingegneria civile (solo questione di tempo) avevo capito che quel tipo di vita non mi sarebbe bastata.

Ero pieno di amici che ogni giorno “alle cinque al bar”.

Sentivo il bisogno di stimoli.

Riflettendo sul futuro, decisi che un’esperienza in Australia, dall’altra parte del mondo, lontano da tutto, mi avrebbe fatto cambiare visione della vita.

Superato l’ultimo esame a giugno, una settimana dopo acquistai il biglietto per novembre, dieci giorni dopo la data di laurea prevista.

Non sapendo cosa avrei potuto aspettarmi, il 7 novembre 2013 sono partito assieme ad un’amica da Roma direzione Melbourne, con una valigia piena di sogni e speranze.

Grazie a degli amici che mi ospitarono per il primo periodo, la sera stessa del mio arrivo a Melbourne feci conoscenza del gruppo di italiani con cui condividevano serate, birre e chiacchierate.

Fu lì che ci conoscemmo per la prima volta, io e Luca.

Luca ha lavorato principalmente come cameriere in Lygon Street (pessima esperienza, statene lontani!) e poi a St. Kilda, in un ristorante dove ha trovato delle persone davvero speciali.

Nel frattempo faceva anche il coach di tennistavolo in una scuola privata nei dintorni di Chapel St.

Io ho lavorato come cameriera in diversi ristoranti italiani e poi in un vero coffee bar australiano.

Ma non pensate che sia stato tutto così facile!

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I curriculum scorrevano a decine, se non centinaia.

Quando eravamo alla ricerca di lavoro, facevamo svariati chilometri a piedi o in bici su e giù per la città entrando ed uscendo da un locale all’ altro; a volte amareggiati dall’ impressione che avevamo fatto sul manager: forse non ci avrebbero richiamati.

Passarono i mesi con non pochi sacrifici e il desiderio di viaggiare che si faceva sempre più forte, comprammo una macchina.

Eravamo in quattro a voler partire, ma i piani cambiarono e nel frattempo il sogno si fece per due.

Un giorno, entrati da Kathmandu per dare un’occhiata agli zaini da viaggio, a sacchi e pelo, tende, fornellini a gas e coltellini svizzeri, sentimmo i nostri sogni terribilmente vicini.

Fu lì che ci innamorammo.

Alle casette colorate di Brighton, sotto al cielo stellato della library di Melbourne, tra le sue strade affollate di gente indaffarata, tra i mercati, gli artisti di strada, passeggiate notturne lungo lo Yarra river, in questa città sempre viva, frizzante.

Melbourne, un caleidoscopio di atmosfere ed opportunità.

Una grande spesa folle al Big W, tutto l’ occorrente per il campeggio che ci sarebbe servito e io e Luca partimmo da Melbourne il 24 aprile per un meraviglioso viaggio on the road alla scoperta dell’ East Coast: spiagge incontaminate, campeggi sperduti in mezzo al bush, cene col fornellino a gas sotto il cielo stellato e colazioni di fronte all’ oceano da togliere il fiato.

La nostra meta era Darwin, passando per la costa fino a Townsville, attraversando il deserto e risalendo poi verso nord il Northern Territory.

Quante persone abbiamo incontrato nel nostro percorso che hanno lasciato davvero il segno, come quei vecchietti che la prima notte di campeggio ci hanno invitato al loro fuoco e il giorno successivo ci hanno offerto la colazione; come Awanui, il capitano maori neozelandese che abbiamo incontrato ad Airlie Beach in un bar e il giorno dopo eravamo sulla sua barca pronti ad esplorare le Whitsunday Islands sul suo catamarano: una delle esperienze più belle della nostra vita.

Luca aveva intenzione di tornare in Italia, a settembre.

Voleva iniziare la specialistica ed io non sapevo che fare.

Io ero partita. Ero partita e basta.

Sarei rimasta in Australia ancora un po’ credo.

Laureata mi ero laureata, dopo un paio di mesi, via e-mail.

Non avevo motivo per tornare. O forse sì. Ero libera di scegliere.

E un giorno, proprio mentre eravamo sdraiati in una baietta a Noosa Heads (dove l’ estuario del fiume incontra l’ oceano, uno spettacolo meraviglioso!) capii che a volte dobbiamo solo lasciarci portare, che è la vita che ci suggerisce il cammino.

Decisi che sarei tornata in Italia con Luca a settembre.

Dopo un mese e mezzo di strada, sacchi a pelo, pentole lavate nei bagni più disparati, docce sporadiche e un legame che si faceva sempre più forte, arrivammo a Darwin.

Avevamo bisogno di una casa, una casa vera.

Dopo un paio di giorni in ostello, trovammo casa a Wulagi, poco fuori dal centro, vicino a Casuarina.

Chris, il padrone di casa, che si comportò come un papà per noi e la nostra coinquilina dalla Liberia, Shaline, furono la nostra famiglia per due mesi e mezzo.

Luca trovò subito lavoro in un pub al Waterfront ed io, invece, decisa a chiudere con l’ hospitality, presi quello venne: facevo pulizie, dog sitter e insegnavo lingue sotto agli alberi per conto mio.

E qui al nord, la paga oraria per noi è stata molto alta.

Io ho puntato alto: nessuno insegnava lingue lì a Darwin.

La vita lì era diversa rispetto a Melbourne.

Abitavamo in una casetta con terrazza e barbeque che dava sul giardinetto con le palme, molto semplice, ma era diventata come la nostra casa; mentre a Melbourne abitavamo nei grattacieli del frenetico CBD.

Bastò poco per abituarci a quella nuova vita, a quel clima, alla gente.

Andavamo al cinema all’aperto, a vedere l’indimenticabile tramonto di Mindil Beach, mercati etnici, ci eravamo fatti nuovi amici.

E poi inevitabilmente arriva l’addio.

Anzi, l’arrivederci.

Perché l’Australia è entrata dentro. Nel cuore. Nelle vene.

L’Australia entra e rimane dentro.

Ti cambia e non c’è niente da fare. Tu non sei più quello di prima. Non sei più quello che eri partito.

L’Australia mi ha fatto crescere da sola e mi ha fatto conoscere la persona con la quale ho deciso di condividere il cammino della vita.

Quindi, sì, per l’Australia è un arrivederci, sicuramente.

Non so come riusciremo a tornarci, se per lavoro o per piacere, ma in qualche maniera torneremo.

Da Darwin volammo a Bali, dove una coppia di nostri amici conosciuti a Melbourne ci stava aspettando.

Spendemmo tutti i nostri ultimi risparmi in un viaggio in giro per il Sud-est asiatico: Bali, Malaysia on the road, Singapore e Thailandia.

Tante realtà diverse, paesaggi belli da togliere il fiato.

Ma ciò che più ti cambia viaggiando è il contatto con i locali.

E’ parlare con la gente che sta dietro al bancone del mercato, è conoscere le famiglie autoctone, vedere come vivono.

Con quanto poco vivono e sono felici.

I loro sorrisi erano qualcosa di inspiegabile. Loro non hanno nulla. Ed hanno tutto. Una gran pentola di riso bianco, fuori nell’ aia, chi ha fame può servirsi.

Quanto serve a noi, a volte, per sorridere?

A volte non ci riusciamo nemmeno.

A volte siamo così concentrati su di noi che non riusciamo a renderci conto di ciò che abbiamo.

Di ciò che conta.

E allora preferiamo lamentarci e pensare che questa non è la vita che vorremmo; anzichè essere grati, ogni singolo giorno per ciò che abbiamo e per ciò che siamo.

Loro sorridono. Con le mani sporche di terra e di riso, loro sorridono. Ed è contagioso.

Torniamo in Italia i primi di settembre, Luca inizia la specialistica a Padova.

Io non so che fare della mia vita.

Un gran respiro e invio un po’ di curriculum a tour operators, hotel, aziende varie.

Vengo chiamata, il mio curriculum è interessante.

L’esperienza in Australia fa un gran effetto.

Faccio colloqui, vengo anche presa per qualche prova.

Ma questa volta sono io a scegliere.

Sono tornata in Italia per dare una possibilità alla mia nazione, volevo di più.

Non desideravo il lavoro da otto ore in ufficio.

Volevo avere la possibilità di gestire la mia vita in autonomia, volevo che il mio lavoro fosse la mia missione.

Volevo contatto umano, volevo sentire le persone e dare parte di me attraverso il mio lavoro.

Desideravo che il mio lavoro fosse nutrimento per la mia anima.

Di fare l’insegnante ci avevo già pensato, ma qui servono i cinque anni in scienze della formazione.

Io ho una laurea triennale in lingue e tanta voglia di mettermi in gioco.

Trovai un’annuncio, per caso, in giro per la rete.

Insegnante d’inglese per i bambini delle scuole materne, a Padova.

Requisiti: laurea triennale in lingue ed esperienza all’ estero di minimo 4 mesi.

Inviai il curriculum e dopo un colloquio su skype iniziai una settimana dopo.

Ad oggi, sento che tutto è andato come doveva, che a volte basta lasciarsi andare e seguire la strada.

Insegno ai bambini l’ inglese perché possano diventare presto abitanti del mondo, perché possano crescere con una mente aperta e scoprire la bellezza della vita coi loro occhi pieni di meraviglia; e loro mi insegnano a sorridere ogni giorno.

In quale posto ci fermeremo ancora non lo so, in quale posto mi porterà la vita, d’ora in avanti, cercherò lavoro come insegnante, dovunque, ci sarà sempre qualcuno che avrà bisogno di imparare.

Luca si sta impegnando molto nello studio; è dura, la specialistica.

A volte sogna l’Australia, di spiagge lontane, di viaggi da fare.

E pensa “ma chi me l’ha fatto fare?”.

Poi si risponde che è stata una sua scelta.

Richiede molto sacrificio, questa laurea. Richiede impegno. Ma è ciò che desidera fare.

Non è stato facile riadattarsi alla vita qui dopo un’ esperienza del genere, ma abbiamo imparato che Casa è dove c’è amore.

Casa è stata la nostra Nissan Terrano 4×4 per un mese e mezzo.

Casa è stata l’ ostello.

Casa è la persona che abbiamo al nostro fianco.

Casa è dovunque ci sia amore.

Io e Luca sogniamo di viaggiare ancora, di esplorare ancora, stiamo pensando tra un paio d’anni il sud America.

Dove e come ancora non lo sappiamo.

Per il momento ci godiamo il viaggio.

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