Com’è la vita di un musicista italiano a Vancouver?

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Intervista di Gianluca Gotto.

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Sono sempre più gli italiani che pensano al Canada come una destinazione ideale per emigrare e Vancouver è sicuramente una delle città più popolari nel Paese della foglia d’acero.

Oggi intervistiamo Domenico Mongelli, un ragazzo che si è trasferito quasi un anno fa proprio nella metropoli del British Columbia.

Ciao Domenico, raccontaci qualcosa su di te e spiegaci perchè hai deciso di trasferirti in Canada.

Ciao Gianluca.

Ho 28 anni e provengo da un paesino della provincia di Foggia.

Ho pensato al Canada per tante ragioni, l’esperienza trascorsa per tre anni nei paesi baltici (in Estonia), ha avuto un notevole impatto sul modo in cui ero abituato a vedere le cose e su come/cosa voler fare nella mia vita sia a livello professionale che personale.

Volevo spostarmi in un posto dove poter lavorare nel mio ambito (quello musicale, sia concertistico che dell’insegnamento) e cominciando a cercare su internet tra le nazioni al mondo con la miglior qualità di vita, possibilità lavorative ed altri standard (paesaggistici, livelli di inquinamento, etc) saltarono fuori Canada, Norvegia, Australia e Nuova Zelanda.

Così pian piano, facendo un po’ di calcoli approssimativi e ricerche varie su internet, io e la mia ragazza abbiamo deciso di intraprendere questa avventura.

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Domenico Mongelli, qua a Madrid

Com’è stata la preparazione per approdare in Canada?

Personalmente è stato un calvario la preparazione di tutta la documentazione necessaria per poter venire in Canada, il governo è molto rigido e le procedure mi hanno dato parecchi grattacapi, in primis perché non avevo mai fatto procedure del genere per andare in un paese al di fuori della comunità europea e poi perché era la prima volta che mi imbattevo nelle procedure a numero chiuso delle working holidays.

Le città in cui saremmo potuti andare erano diverse, c’era Toronto, Calgary, Ottawa, ma alla fine optammo per Vancouver perché prometteva il clima meno rigido rispetto alle altre città e c’erano diverse offerte di lavoro (essendo stato tre anni a Tallinn, scendere sotto 20° d’inverno non è proprio il migliore dei modi specialmente per una persona abituata al caldo e al sole del tavoliere delle puglie).

Quali sono state le vostre sensazioni nei primi mesi a Vancouver?

Qui è stata un’esperienza fantastica, ho lavorato nel mio ambito e, cosa più importante di tutte, ho accumulato esperienza preziosa che mi ha permesso di crescere a livello professionale e soprattutto personale.

Tuttavia, il prolungamento del visto non è stato possibile perché il working holiday ha un periodo prefissato e una volta scaduto non si può fare nulla.

Quello che è possibile fare è iscriversi ad un corso universitario che permetta di poter avere il visto da studente il che dà anche la possibilità di lavorare.

Io opterò per un corso a partire da Settembre (sto scegliendo tra corsi di traduzione e corsi di arte) e nel frattempo posso comunque restare in Canada come “common in law” dato che la mia ragazza lavora ed essendo lei di cittadinanza spagnola, ha il visto lavorativo per un anno.

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La biblioteca di Vancouver

Quindi in base alla tua esperienza come giudichi il sistema canadese per quanto riguarda l’immigrazione?

Per quanto abbia letto attraverso i forum e le pagine del governo, ho l’impressione che col passare degli anni, il governo stia attuando opzioni sempre più restrittive per quanto riguarda il permesso permanente.

Servono parecchi soldi per avviare tutte le procedure per ottenere la residenza permanente e contatti con agenzie legali private specializzate nella preparazione di tutta la documentazione che permetta di poter restare, oltre ovviamente ad avere un lavoro che permetta un guadagno sufficiente a potersi mantenere; questo purtroppo poi non garantisce che il governo accetti di sicuro la domanda, ma fa sì che la percentuale di successo aumenti o che i documenti non vengano rifiutati per mancanza o inesattezza di dati.

Al di là delle questioni burocratiche: com’è vivere a Vancouver?

Vivere a Vancouver è piacevole (a parte la pioggia imperterrita) c’è molta varietà paesaggistica, è pieno di verde e ci sono molte aree dove poter passeggiare e trascorrere il tempo in tranquillità e allo stesso tempo ci sono molti posti nel downtown dove è possibile svagarsi nel migliore dei modi.

L’intera area è multietnica (lessi da qualche parte che 51% della popolazione non è Canadese) andando in giro si sentono spesso lingue diverse dall’inglese, il che rende il tutto più variegato dal punto di vista dell’integrazione e dalla differenza culturale.

Il mio proprietario di casa è indiano, il mio datore di lavoro era russo, uno dei miei amici è egiziano, diversi studenti che ho avuto erano orientali (tra le Filippine, Cina).

Di italiani ne ho conosciuti pochi, ma ho avuto il piacere di conoscere ed essere l’insegnante di piano dei figli degli scrittori e giornalisti Arianna Dagnino e Stefano Gulmanelli.

Vancouver è nota per essere una città con servizi all’avanguardia in grado di coprire tutte le esigenze del cittadino. Confermi?

Mi sono trovato molto bene con i trasporti pubblici, sono molto efficienti e comunicano bene tutti i posti (o almeno tutti quelli in cui sono andato).

Essendo un ragazzo a cui piace molto leggere, uso spesso la biblioteca, una delle cose che più mi piace di Vancouver è la struttura della libreria centrale nel downtown.

È mastodontica, ricorda un po’ la struttura architettonica del Colosseo, con la differenza che è piena zeppa di libri (hanno persino una piccola sezione di libri in Italiano) ed ospitano diversi eventi e conferenze gratuite di vario genere, ne ho seguite alcune tra cui una su come compilare i moduli per pagare le tasse dichiarare il reddito, molto utile ed interessante!

Cosa vuol dire essere un giovane musicista italiano a Vancouver?

A Vancouver c’è lavoro in ambito musicale, il livello (rispetto all’Europa) non è alto e quindi avendo bachelor e masters, sono ottimi biglietti da visita da inserire nel resume.

Dal mio punto di vista, insegnare qui è ottimo perché è un territorio che non ha avuto una cultura musicale solida in passato (250 anni fa o poco più, Vancouver non esisteva) e quindi c’è interesse sopratutto quando si possono presentare culture e traduzioni musicali europee.

Sono andato alcune volte a seguire dei concerti di musica classica al Chan Center Performing Arts e mi ha rincuorato molto il fatto di vedere in platea una grossa fetta di pubblico giovane, mi ha dato l’idea che c’è sia interesse da parte dei giovani e anche l’investimento da parte delle istituzioni per poter far sì che la gente partecipi e cominci a crearsi una cultura musicale.

In conclusione, che progetti hai per il tuo futuro?

Tutto sommato sono ancora qui da poco e si sa, all’inizio è sempre un po’ difficile muoversi, spero di poter restare senza troppi problemi perché mi sto trovando molto bene e perché ho in mente dei progetti che mi piacerebbe portare alla luce.

Spero solo di riuscire a mettermi in contatto con le persone giuste e poco a poco contribuire sempre di più all’ambiente musicale classico di Vancouver.

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