Scordatevi Montreal se non sapete sia l’inglese che il francese

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Intervista di Gianluca Gotto

Gianni Cristiano vive a Montreal da ormai 26 anni e in questo periodo di tempo ha potuto osservare la città cambiare radicalmente: dalla fuga delle imprese verso Toronto fino alla grande immigrazione degli ultimi anni, che ha portato moltissimi ragazzi europei in Quebec. Lo abbiamo intervistato per conoscere meglio la realtà di questa metropoli canadese.

Ciao Gianni, raccontaci qualcosa su di te.

Sono arrivato a Montreal nel 1989 a 24 anni con un diploma di perito aeronautico conseguito a Milano. Successivamente ho ottenuto un diploma di studi collegiali in elettronica canadese e attualmente lavoro nel settore informatico come inside sales account manager. Lavoro inoltre come giornalista e animatore alla radio italiana di Montreal per il programma della domenica mattina.

Com’è cambiata la città dal 1989 ad oggi? E il Canada più in generale?

La città è cambiata dalla fine degli anni ‘80 oggi: molte imprese che avevano il loro quartier generale qui, si sono spostate a Toronto a causa del timore della separazione del Quebec.
Ci siamo passati molto vicini nel 1995 e anche se per il momento resta una svolta improbabile, il fuoco del separatismo cova sempre sotto la cenere.

Gianni con Sara Errani e Roberta Vinci dopo il WTA di Montreal

Sui social network mi è capitato di leggere commenti negativi riguardo Montreal e il Quebec per quanto riguarda l’integrazione: secondo alcuni italiani è “impossibile” integrarsi se non si sa perfettamente il francese, e anche il carattere poco caloroso dei canadesi non aiuta. Dall’alto dei tuoi 26 anni a Montreal, confermi questa impressione oppure credi che siano considerazioni prive di fondamento?

A livello di integrazione le cose sono molto migliorate soprattutto a causa dell’accesso all’istruzione delle generazioni che sono seguite alle ondate migratorie del dopo-guerra fino agli anni ‘60, quando arrivare da un altro paese significava praticamente ghettizzarsi nella Chinatown o nella Piccola Italia. Il discorso è comunque molto complesso e meriterebbe piu’ spazio, ma è chiaro che il Canada continua a gestire i flussi migratori avendo a disposizione più tempo e più risorse di quello che succede ad esempio in Italia. Montreal una città cosmopolita dove moltissime etnie vivono relativamente pacificamente e la criminalità è molto bassa. Ed è anche un luogo dove il lavoro si trova, ma bisogna essere competitivi e soprattutto almeno bilingue.

A tal proposito: la lingua francese è vista da molti come un vero e proprio ostacolo. Senza saper parlare francese è possibile vivere a Montreal?

Il francese in Quebec la fa relativamente da padrone ma l’inglese è assolutamente necessario. Ci sono passato e devo dire che nonostante odiassi le lingue straniere a scuola, il francese l’ho imparato abbastanza velocemente mentre l’inglese è arrivato un po’ più tardi (l’infarinatura scolastica non ha aiutato per niente, anzi è stata forse un freno). Tra l’altro, parlare un terzo o quarto idioma è una cosa abbastanza comune a Montreal soprattutto tra gli immigrati, che per forza di cose hanno dovuto apprendere entrambe le lingue ufficiali del Paese che li ospita.

Pensi che trasferirsi a Montreal possa essere un’opzione valida sia per i giovani che per gli over 35? Hai avuto modo di osservare un aumento nel numero di immigrati europei?

Ho notato negli ultimi 2-3 anni un flusso crescente di giovani, di cui molti laureati, che partono soprattutto dalla Francia (per l’evidente affinità di lingua) ma anche dall’Italia, alla ricerca di un impiego.
La cosa che però colpisce è che in genere si ritrovano a fare dei lavori che nel loro paese non avrebbero mai accettato, nell’attesa chiaramente di trovare qualcosa nel loro campo specifico.
Io sono arrivato qui da solo a 24 anni ed è stata dura, ma di certo anche oggi per qualcuno intorno alla trentina o anche più avanti con gli anni, il trauma non può non essere indifferente.
Le nuove tecnologie aiutano molto, e se io mi dovevo accontentare di leggere la Gazzetta o il Corriere due giorni dopo (a prezzi esorbitanti), oggi con Internet è tutto più facile e la distanza da amici e famiglia pesa molto meno.

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Dal punto di vista lavorativo come giudichi Montreal? Secondo te è meglio puntare su altre città canadesi?

Montreal è diventata negli ultimi anni un polo mondiale dell’industria dei video-giochi ma anche altri campi come l’aeronautica o l’informatica offrono buone opportunità.
Toronto è però probabilmente una destinazione migliore per due motivi: il primo è il livello di attività economica decisamente superiore. Il secondo è la lingua: infatti lì il francese non serve.

In conclusione, com’è la comunità di italiani a Montreal? Credi che siano rimasti attaccati alle origini oppure si sono “canadesizzati”?

Gli italiani di Montreal comunque hanno un grande pregio: sono molto meno “americanizzati” di quelli di altre città: forse il fatto di dover convivere/sopravvivere con il dualismo francese-inglese, ha permesso alle lingue di origine degli immigranti di crearsi uno spazio identitàrio maggiore rispetto a quello che ho visto in altre città del Nord-America.

Grazie Gianni!

Au plaisir! 🙂
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Comments

  1. Roberto Zorfini says

    Io vivo a Montréal da quasi cinque anni. Sono arriva to in Québec avendo fatto un corso di quattro settimane di francese e quattro d’inglese, sono arrivato qui facendo del couchsurfing e questo mi ha permesso di conoscere Montréal molto più velocemente. Essendo stato lontano della Comunità italiana, ho imparato inglese e francese più velocemente.
    Vengo da Roma e debbo dire che l’accoglienza qui a Montréal è stata davvero positiva.
    Ho faticato per ottenere quel che volevo, ovvero fare il mio mestiere.
    Ma qui in Nord America ho scoperto che è vero che se hai talento e sei determinato, arrivi.

    Roberto

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