Sono arrivata per caso a Amsterdam, ora ho fondato la mia ditta

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Viola Palescandolo ci racconta del percorso che l’ha portata ad Amsterdam dove ha fondato la sua azienda.

Cosa hai studiato in Italia?

Ho conseguito la laurea in Ingegneria Navale presso l’Università degli Studi di Napoli Federico II, sia triennale (qui all’estero conosciuta come Bachelor’s Degree) che specialistica (Master’s Degree).

E’ stata una scelta dettata inizialmente da un freddo cinismo piuttosto che da autentica passione: Ingegneria è di per se una facoltà difficile e molto selettiva, di ingegneri navali a quel tempo se ne laureavano una ventina all’anno.

Io ero decisa ad entrare nel mondo del lavoro con una laurea di tutto rispetto, e soprattutto una laurea che avessero in pochi.

In fondo è quello che ho sempre cercato di fare, non essere mai “una tra tanti”.

La passione per i miei studi è nata poco dopo, e cresciuta con il tempo.

Ho sempre considerato l’università un mezzo per raggiungere uno scopo invece che fine a se stessa, ma mi ero lanciata in questo tipo di studi difficile e pesante, ero una delle pochissime ragazze, e me la stavo cavando alla grande, senza nemmeno rinunciare ad avere una vita.

Forse più di tutto ho amato la nuova consapevolezza che vincere quella sfida mi stava dando.

Cosa ti ha portata a Amsterdam?

Due cose: voglia di un posto nuovo e pura casualità.

Dopo poco più di un anno di lavoro in Italia sentivo la voglia irrefrenabile di scoprire una nuova città vivendola, non solo esplorarla da viaggiatrice.

Ho iniziato a mandare CV e poco dopo sono stata invitata ad Amsterdam da una compagnia di Yacht Design per un colloquio.

Quello che sarebbe presto diventato il mio capo mi fece un’offerta subito dopo, dicendomi che avevo una settimana per pensarci.

Un’ora più tardi ero seduta a bere un caffè in una piccola piazza della città, Nieuwemarkt, a ripensare a quanto stava accadendo: non avevo bisogno di una settimana.

Sono sempre stata molto impulsiva, gli dissi di  il giorno stesso, e due mesi dopo entravo nella mia prima casa da adulta, condividendola con un ragazzo tedesco ed una ragazza colombiana, proprio a pochi passi da Nieuwemarkt.

Era bella, con la vista sul canale come l’avevo immaginata.

Lì ho scoperto la vera indipendenza, con tutto ciò che porta con sé.

La solitudine sempre in agguato, prezzo da pagare per la totale libertà.

Ho scoperto una forza che non sapevo di avere, quando è stato necessario tirarla fuori.

L’ho amata e odiata, poi un giorno lasciata senza rimpianti, portando con me esperienze e ricordi carichi di profondo significato.

Dopo hai fatto il salto verso Londra, come mai?

La voglia di scoprire una nuova città che ritornava, forte come la prima volta.

Ero ad Amsterdam da circa due anni quando ho iniziato a muovermi di nuovo per cambiare lavoro.

La scelta era tra Londra e Singapore, quest’ultima in un primo momento aveva la mia preferenza, ma poco prima della firma del contratto il corso degli eventi è completamente cambiato, a riprova del fatto che la vita a volte è imprevedibile.

La partenza era programmata per Febbraio, c’erano le vacanze di Natale e a seguire una settimana di sci.

Un incidente il primo giorno, rottura del legamento crociato, operazione imminente, minimo sei mesi per il recupero.

Singapore non era più una scelta.

Decido per Londra ad Aprile, inizio a predisporre tutto per il trasferimento.

Lascio la mia casa olandese, firmo il contratto.

Ne parlo con il ragazzo italiano conosciuto ad Amsterdam con il quale avevo da poco iniziato una “storia”.

Era un pomeriggio di sole nella nostra bella città, Napoli, io ero frenetica ed impaziente come sempre pur avendo ancora le stampelle.

All’improvviso mi guarda, mi chiede di sposarlo, e in quel momento tutto cambia.

Non ho bisogno di pensarci: è , cento volte .

Ma il lavoro a Londra mi aspetta e non intendo rinunciarci, quindi viviamo a distanza gran parte del nostro fidanzamento.

Londra è una città meravigliosa, ne ho amato ogni secondo, ma l’ho lasciata senza rimpianti per fare ritorno ad Amsterdam poco prima del matrimonio.

Hai anche lavorato nel settore in Italia. Quali sono le principali differenze tra il tuo ambito lavorativo all’estero e quello in Italia?

Trovo che vi siano pro e contro molto diversi a seconda dei casi.

In Italia al momento è più difficile farsi valere e spesso la meritocrazia viene lasciata al secondo posto.

Di conseguenza chi vuole davvero cercare di emergere viene chiamato a dare prova di se con orari di lavoro impossibili e ad aguzzare l’ingegno in mille modi diversi.

Qui in Olanda c’è un atteggiamento fin troppo rilassato a mio parere, forse perché manca quella frenesia che caratterizza chi non dà nulla per scontato.

Non mi è mai capitato di vedere un olandese a lavoro oltre le sue 8 ore (salvo rari casi), anche con scadenze imminenti.

Spesso ho riscontrato un misto di ammirazione e diffidenza nei riguardi degli italiani: l’Olanda è un paese aperto, certo, ma anche pieno di pregiudizi.

E’ un po’ come il loro modo di relazionarsi: disponibili ma spesso rudi, amichevoli ma fondamentalmente distaccati.

Dove ti trovi adesso e di cosa ti occupi?

Adesso sono ad Amsterdam, e poche settimane fa ho deciso di intraprendere un cambio radicale nella mia vita: ho lasciato l’azienda per la quale lavoravo, leader mondiale nella progettazione e costruzione di superyacht di lusso.

Il ruolo che ricoprivo era puramente tecnico, non mi bastava più.

Mancavano completamente la sfida, l’emozione, la pressione di cui ho bisogno per esprimere al meglio le mie capacità.

Non sono fatta per un lavoro di routine, ho bisogno di dare prova di me costantemente, di toccare con mano i risultati e allargare sempre di più gli orizzonti.

Ho deciso di fare quello che ho sempre desiderato: aprire la mia compagnia e lanciare la mia azienda.

L’idea è nata qui ad Amsterdam, ha preso forma in sei mesi e adesso è finalmente una realtà: ho creato un sito web di E-Commerce dove è possibile acquistare oggetti stampati in 3D, www.vandevise.com.

Non è un semplice servizio di 3D printing, ho un team di designers che collaborano con me e che realizzano oggetti unici, gioielli, miniature, home decor e gadgets di vario genere.

Sul sito è possibile scegliere un modello tra quelli disponibili e anche il materiale in cui produrlo (metalli preziosi, ceramica, plastica, resina, acciaio, etc.) e soprattutto è possibile richiedere un oggetto interamente personalizzato semplicemente fornendo una breve descrizione: il team di designers crea il modello in 3D (è possibile vederlo “live” all’interno del proprio account) e una volta approvato dal cliente viene stampato in 3D nel materiale scelto e spedito a casa.

Il pagamento è richiesto solo quando il cliente è pienamente soddisfatto del modello realizzato in 3D, subito prima della produzione.

Credo che la stampa in 3D abbia del potenziale incredibile e il prossimo passo è portare il pubblico a conoscenza della varietà infinita di oggetti completamente personalizzati che è possibile realizzare. Provare per credere!

Che consigli daresti a chi volesse seguire le tue orme?

La cosa più importante è capire il perché della voglia di partire, essere in grado di distinguere tra il desiderio di reinventarsi e il bisogno di fuggire perché magari si è infelici.

In ogni caso consiglierei di farlo subito, senza aspettare o cercare scuse.

Tornerai in Italia? Perché?

Non tornerò nel prossimo futuro.

L’Italia mi manca ogni giorno, ma non abbastanza da precludermi la scoperta di nuovi mondi.

Grazie Viola e in bocca al lupo per il futuro!

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