Vuoi fare il volontario in una farm ? …Tra le cose che ti possono capitare, considera anche questa

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Articolo di Francesca.

Ho deciso di condividere con voi alcuni aspetti della mia esperienza come volontaria in una fattoria Canadese, giusto perché voi sappiate che esiste anche questa possibilità.

Prima di mandare la mia application, ho valutato parecchie fattorie, ne cercavo una che si occupasse di permacultura, agricoltura biologica e che permettesse di rimanere anche per periodi brevi.

Ne scelsi una che, almeno sulla carta, aveva queste caratteristiche e mandai la mia application. Parlai un paio di volte al telefono con la persona che si occupava di reclutare i volontari per definire i dettagli, rispondere alle sue domande e non ci pensai più.

Dopo qualche mese partii e arrivai alla fattoria.

La fattoria era gestita da una signora non più giovane con due figli e le rispettive famiglie, inoltre c’erano un ragazzo ed una ragazza che lavoravano la maggior parte del tempo in negozio, in realtà scopersi poi che non erano pagati nemmeno loro.

Il proprietario non lo incontrai mai, vidi un giorno la moglie e il figlio.

C’erano poi due altre volontarie giapponesi che vivevano li come me, ed altre volontarie che andavano e venivano durante il giorno, tutte donne.

Una delle qualità richieste nel loro annuncio era un buon carattere, attitudine positiva e l’essere gioiosi; entrata in casa la vecchia signora mi diede subito il regolamento in mano e mi mostrò la mia stanza.

Nonostante mi avessero garantito internet, nella mia stanza non c’era, loro non volevano il wi-fi perché “fa male” e non c’era nessuna presa per internet.

Il regolamento diceva più o meno questo: niente fumo, niente droga, niente alcool, non è ammesso sprecare il cibo, ne prenderne troppo, usare la doccia per massimo 10 minuti, gli uomini dovevano sedersi per fare pipì, si insomma divieto assoluto di farla in piedi, (forse è per questo che i “volontari” erano tutte donne …?), divieto di fare il bucato il sabato, (ti dicevano loro quando potevi farlo ed una sola volta a settimana), i vestiti dovevano essere modesti, niente scollature anche minime, niente calzoncini ne vestiti attillati per le donne, mai a torso nudo gli uomini.

Si doveva usare poco internet (chi aveva la fortuna di averlo…), nessuna relazione di tipo romantico o sessuale, il solo giorno di riposo era il sabato in cui non si doveva fare alcun lavoro non necessario…….. Ok, no problem, letto e accettato!

La vecchia signora non sembrava avere attitudini positive ne tantomeno gioiose ed una delle prime cose che mi disse fu che le donne dovevano fare quello che dicevano gli uomini, insomma le donne dovevano secondo lei, stare “schisce”…(dialettale), questo ovviamente, non lo accettai!

Mi ci volle qualche giorno per capire dove ero finita e stentai a crederci quando capii.

A colazione, pranzo e cena c’era l’obbligo di preghiera tenendosi per mano: anche in Italia mi è capitato un paio di volte di andare a cena e vedere che qualcuno ringraziava il signore per il cibo sulla tavola, magari tenendosi per mano, ma qui era diverso, oltre a vere e proprie preghiere, c’era l’obbligo della lettura della bibbia con discussione finale……

Durante le preghiere il tipo del negozio aggiunse anche: grazie Signore perché ci hai mandato Francesca ad aiutarci.

Beh, questo mi irritò parecchio ma per loro era così qualunque cosa accadesse positiva o negativa era il volere di Dio ed era perciò giustificata.

Alcuni di loro praticavano il digiuno totale, a detta loro anche per più di trenta giorni, (la signora anziana diceva di essere in digiuno da più di un mese ma secondo me mangiava di nascosto….), così convinsero una delle ragazze giapponesi a digiunare. (Il suggerimento era per tutti, ma ne io ne l’altra accettammo il digiuno).

Si lavorava 13/14 ore al giorno, con punte di 16 ore.

Trovai questa idea del digiuno per la ragazza giapponese, “criminale”.

Quando arrivai faceva ancora freddo e la giornata lavorativa tipo era questa: alle 6 di mattino bisognava essere in stalla a pulire, mungere e nutrire le mucche, allattare gli agnellini, dar da mangiare alle pecore e ai tori.

Poi si doveva portare il latte in casa, lo si doveva filtrare ed imbottigliare.

Finito questo, si poteva fare colazione e poi ad ognuno veniva dato un compito per la giornata, tipo spostare quintali di terra, di compost o mulch con la carriola e posizionarli attorno alle piante, ai cespugli o alle aiuole, riparare i bordi delle aiuole, pulire i vialetti e togliere le erbacce, costruire ed isolare una struttura sulla quale posizionare i pannelli solari, piantare piantine di fragole dopo averle lavate una ad una in|H2O gelata e H2O2, spostare sassi, lavorare in negozio, occuparsi del pollaio, cucinare, sistemare la cucina e sistemare la casa ed in teoria (cosa che mi sarebbe piaciuta molto) ma che non feci, aiutare a decorare l’interno del nuovo negozio.

Tra le 7 e le 8 di sera si tornava alla stalla per ripetere quello che si era fatto alle 6 di mattina, dopo di che, a volte si restava in cucina ad aiutare, lavando i piatti e preparando per il giorno seguente o impastando il pane fino a tardi….. ed è in questi casi che si raggiungevano le 16 ore.

Il primo sabato io e le ragazze avevano programmato di andare in città, chiaramente dopo aver fatto il nostro dovere nella stalla, (anche se il sabato era l’unico giorno di riposo in realtà alle 6 di mattina ed alle 8 di sera si doveva essere in stalla per lavorare), ma la città non la raggiungemmo mai.

Nonostante avessimo espresso questo desiderio, ci fu sconsigliato di uscire dalla farm, usando scuse di questo tipo: non vorremmo non foste puntuali per la stalla alle 8, la città è distante non potete andarci in bici, e noi non vi prestiamo la macchina….. preferiamo davvero che voi non andiate, vogliamo che i volontari rimangano nella fattoria.

Poi durante la colazione ci divisero: io e una ragazza a fare colazione nella casa e l’altra, quella del digiuno a casa dell’altro figlio.

Finita la colazione ci fecero partecipare alla chat con il proprietario della farm ed altri “adepti”, io all’inizio non capii, salutai il proprietario ed inizia a partecipare alla chat………. tra di loro si chiamavano santi, sii avete capito bene loro dicevano che loro erano santi non come i santi della tradizione cristiana che non sono nulla, solo loro erano i veri santi!

Il sabato loro lo passano così “ciattando” con il capo, pardon il proprietario e gli altri adepti, scrivendo cose inenarrabili……….

Io ebbi uno scambio di opinioni sull’evoluzione e parlai al capo di Stephen J. Gould, biologo evoluzionista e geologo, autore della teoria degli equilibri punteggiati e di bellissimi libri di lettura.

Fu che capii di essere finita in una setta, una setta religiosa, di quelle descritte proprio da S. J. Gould nei suo libri, le sette della destra evangelica americana contro l’evoluzione.

Solo che eravamo in Canada, una setta della destra Canadese ma non evangelica, un misto che non ho ben compreso: ogni mattina issavano la bandiera Israeliana, dicevano di sentirsi Israeliani nonostante nessuno di loro avesse origini ebraiche e nessuno di loro leggesse la torah, perché loro, i santi, erano fedeli al vecchio testamento.

I santi odiavano il presidente americano perché lo consideravano un mussulmano contro Israele.

Insomma un manipolo di folli, una setta religiosa di pazzi, ai quali dissi di non credere al loro libro e così iniziarono le pressioni per tentare di convincermi.

Il proprietario mi fece recapitare e posare sul letto, un libro che spiegava il perché dovevo credere al vecchio testamento. (Enough is enough!)

To make a long story short, perché se dovessi raccontarvi tutto quello che successe nei 20 giorni circa in cui resistetti scriverei un libro, vi riassumerò/elencherò quello che mi dette più fastidio .

L’insistenza costante nel cercare di convertirmi o meglio assoggettarmi alla setta, l’aver fatto digiunare la giovane ragazza giapponese che tra le altre cose ad un certo punto aveva delle strane macchie su tutto il corpo, e faceva fatica a fare lavori pesanti, il dire che le donne, come scritto nel vecchio testamento, devono essere assoggettate all’uomo, il famoso stai schiscia e fai quello che dicono gli uomini, il ringraziare Dio quando morivano animali (quando morì uno degli agnellini a cui davo il latte la mattina, piansi per tre giorni, ero disperata, e loro a tavola ringraziarono Dio perché l’agnellino era morto), il non chiamare il veterinario per risparmiare tentando loro di curare gli animali, (la ragazza giapponese mi disse che ogni giorno c’era almeno un pollo morto, se non due o tre…ed io vidi fare iniezioni di antibiotico ad un vitello che stava male e che non so che fine abbia fatto poi…), il raccontare falsità, non era vero che fosse una fattoria biologica visto che le piante di fragole provenienti dalla California le abbiamo dovute lavare perché erano trattate, ma poi loro le vendevano come Bio, il raccontare cose di questo tipo:…”Il proprietario originariamente, lavorava come dirigente di una società, poi Dio gli disse che doveva assolutamente comprare quella fattoria, proprio questa qui!, ma lui non aveva i soldi, e così successe il miracolo, Dio lo aiutò ed ora lui ha la sua fattoria…..” i loro racconti erano spesso di questo tenore, “non avevo i soldi per quel viaggio, ma Dio mi aiutò ed i soldi arrivarono”……veramente irritante !!!

Dio veniva usato per giustificare tutto, per darvi un esempio della loro follia: lo sterminio degli Ebrei, secondo loro, è successo perché così adesso finalmente esiste lo stato di Israele, insomma un male accettabile per raggiungere questo scopo, il tutto, sempre secondo loro, voluto e programmato dal buon Dio.

In quest’ottica la vita umana non ha un gran valore, per lo meno quella degli altri, ed un giorno durante una discussione mi sono sentita dire che la mia vita era “EXPENDABLE”, pensavo di non aver capito bene, chiesi di ripetere, ed invece avevo capito benissimo, la mia vita era spendibile…… questa fu la goccia che fece traboccare il vaso, e così decisi di andarmene.

C’è un’ultima cosa che voglio raccontarvi prima di salutarvi, l’incontro con Ariele.

Ariele è una bimba down, figlia di uno dei figli della vecchia signora… vidi Ariele sdraiata sul pavimento della cucina una mattina, nessuno mi aveva parlato di lei, sembrava avere al massimo sei mesi, invece purtroppo aveva più di due anni. Non camminava non andava a carponi e non riusciva a stare seduta.

Io le sorrisi e lei si mise a ridere, la madre mi gelò e con aria serissima mi disse: è down ed io risposi si lo so ed allora? A Milano ci sono ristoranti gestiti da ragazzi down.

Questa povera creatura che io cercai di far ridere e giocare quando possibile, questa opportunità non l’avrà mai.

In Canada come in America esiste l’home schooling che fa si che i genitori possano decidere di educare i propri figli in modo che non vadano a scuola con gli altri. (Così sono sicuri che l’evoluzione non verrà insegnata …. )

La setta ovviamente aveva optato per l’ home schooling.

L’altro aspetto ancora più atroce, riguarda il fatto che questa adorabile bimba non aveva MAI mangiato nulla di solido, solo latte materno per più di due anni….. ecco perché sembrava avere al massimo sei mesi……. la sensazione che ebbi, fu che loro, sperassero che Dio si prendesse Ariele ed il pensiero mi raggelò.

Quando me ne andai dissi anche questo, dissi che la bimba doveva mangiare ed aveva bisogno di un supporto visto che nessuno passava del tempo con lei, misi in contatto la madre con una mia amica che lavora con i bimbi portatori di handicap, ed anche se lavorava in un’altra provincia, era disponibile ad aiutare la bimba.

Quando mi chiesero perché me ne andavo, risposi che quella mattina, Dio mi aveva detto di andarmene!

Me ne andai dicendo che la mia vita non era spendibile, che la vita di nessun’altro era spendibile, dissi che “avevo anche pensato” (non gli dissi, che lo stavo ancora pensando), che loro fossero una setta e loro mi risposero che erano stati accusati di essere una setta….ma va’, chissà come mai ?

Polemizzai circa le frasi sulla sottomissione della donna all’uomo e sulla loro chiusura in tutti i sensi.

A me tutte queste cose non piacquero affatto, e questo articolo è dedicato alle persone simili a me.

Comunque di fattorie normali ce ne sono tantissime, io ho scelto quella sbagliata.

Probabilmente avrei dovuto analizzare bene il sito, leggendo anche le info sul proprietario e forse avrei fatto qualche domanda in più.

Se pensate all’Alberta controllate due volte.

Ora vi saluto, buon volontariato a tutti,

Francesca.

francesca2721@aol.com

(Francesca è il mio secondo nome, non voglio che la setta associ questo articolo a me, perché non è escluso che non parta qualche segnalazione.)

PS: Qualcosa di positivo c’è stato; le ragazze giapponesi erano simpatiche, Ariele adorabile, allattare gli agnellini fantastico e devo ammettere che il cibo non era male…….

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Comments

  1. Francesca says

    Ciao Gianni,
    di solito per cercare dei lavori di volontariato, smanetti un po ed inserisci le parole chiave (ovviamente in Inglese)…. di solito metti il paese o addirittura la provincia (che in Canada equivale alla regione), volontariato ed il settore che ti interessa;
    Qui sotto ti suggerisco un link se ti interessano le farm, ma in realta’ si puo’ fare volontariato in moltissimi settori: umanitario, animali, ambiente, vigne, giardinaggio, etc……

    • World Wide Opportunities On Organic Farms Canada (WWOOF Canada) – http://www.woof.ca – Specializing in connecting organic and sustainable farms with traveling volunteers, this organization has national chapters in over 45 countries.

    Anche in GoodWork.ca o FoodWork.ca ci sono annunci di volontariato…..

    Ciao buona ricerca !

  2. Francesca says

    Ciao Kira, il sito e’ goodwork.ca !

    Se ti servono altre info, molto volentieri, ma mi sa che devo crearmi un nuovo indirizzo email. Io non ho piu’ Fb, per cui non sono riuscita a rispondere direttamente al tuo messaggio.

  3. Gianni says

    interessante l’articolo, carente però in un solo punto cruciale: non hai dato alcun riferimento sul come e dove presentare una applicazione simile alla tua, ci potrebbero essere persone interessate a vivere un’esperienza simile (potrebbe esere costruttiva e formativa per molti) e tu non hai fornito alcuna prova di come farlo, puoi farlo ora? Grazie.

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