Una napoletana a Tubinga!

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Lucia Guarino

Mi chiamo Lucia Guarino, vengo da Napoli, anzi più esattamente Sant’Antimo, un paesone a pochi chilometri a nord dalla città.

Ho studiato Conservazione dei Beni Culturali e in seguito ho continuato, come molti miei colleghi, a formarmi e a collezionare pezzi di carta.

Scuola di specializzazione, Certificato ECDL, corsi di formazione dai nomi lunghissimi e pretenziosi, esami extra per l´insegnamento, concorsi ecc.

Insomma il tipico percorso dell’umanista italiano che in mancanza di lavoro cerca di guadagnare con le scartoffie terreno!

Durante il periodo universitario, un po’ per caso, mi imbatto in uno scavo archeologico di età medievale e mi appassiono subito alla materia.

Ho continuato tra alti e bassi per questa strada durante e dopo l’università.

Purtroppo, nonostante il patrimonio che possediamo, in Italia vivere d’archeologia è a dir poco complicato.

E’ un lavoro duro, incerto e che dispone sempre di pochi finanziamenti.

Tradotto in parole povere se sei fortunato una volta su tre ti pagano, poco e in ritardo.

Tutto questo genera una “selezione naturale” che porta molti pian piano e rinunciare alla professione, restano alla fine solo i più motivati e con maggiori possibilità, ovvero con le cosiddette “spalle coperte”.

Io sono contenta di tutto quello che ho fatto e non ho rimpianti.

Sicuramente oggi so che molti di questi corsi e corsetti fatti sono stati assolutamente inutili ma credo che nella vita anche sbagliare sia giusto!

Fa parte del processo che poi, si spera, ti porta a maturare e trovare la tua strada.

In ogni caso a fine Gennaio 2013, stanca della situazione in cui mi trovavo, ho deciso di lasciare l’Italia e trasferirmi in Germania precisamente a Tübingen, una piccola città universitaria nei pressi di Stoccarda.

La mia situazione di partenza non era per niente idilliaca: pochi soldi, un pessimo e mai rispolverato inglese, un’infarinatura di tedesco.

Dalla mia avevo la conoscenza della città, poiché c’ero già stata qualche anno prima per 3 mesi.

Sapevo come muovermi per trovare un lavoretto per iniziare.

I primi mesi sono stati dedicati alla ricerca della casa, del lavoro e ad organizzare la mia nuova vita.

Trovare lavoro senza parlare il tedesco ti porta automaticamente ad imbatterti negli italiani e qui ce ne sono davvero tanti!

Il che non è il massimo, sia perché molti connazionali tendono a sfruttarti ed ad approfittare della situazione, sia perché entri in pericoloso circolo vizioso di italianità, dal quale devi cercare di uscire appena ti trovi in una situazione più favorevole.

Ho cominciato a lavorare qua e la come cameriera.

Nel giro di pochi mesi, tra la mia imbranataggine, condizioni di lavoro a dir poco inaccettabili e datori viscidi, ho cambiato vari lavori.

Finché finalmente riesco a trovare un bar italiano in cui mi trovo bene.

Anche la ricerca della casa non è stata per niente semplice.

I proprietari di casa tedeschi vogliono molte referenze e prime fra tutte un contratto di lavoro che assicuri che ogni primo del mese tu possa pagare l’affitto.

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Come prima sistemazione conviene quindi cercare una WG, ovvero una casa condivisa.

Anche in questo caso non è una passeggiata poiché devi piacere ai tuoi potenziali coinquilini.

Per ogni stanza c’è una concorrenza feroce e, se non sei uno studente e con la lingua te la cavi male, non rientri tra i candidati ideali, per cui vieni sempre scartato.

Però con pazienza e perseveranza alla fine qualcosa salta fuori.

Quindi dopo molti no, sono riuscita a trovare una stanza…grazie ad un ragazzo italiano!

Dopo sei mesi, messi da parte un po’ di soldi e acquisito un certo equilibrio, inizio i corsi di tedesco nella VHS (Università popolare) di Tübingen.

In Germania se sei cittadino europeo puoi usufruire dei corsi di integrazione, pagando 120 euro al mese.

Di questi soldi, se superi l’esame B1 te ne viene restituita la metà.

Sono corsi piuttosto impegnativi che si tengono dalle 8.30 alle 12.45 dal lunedì al venerdì. Insomma si ritorna sui banchi di scuola!

Ho seguito i corsi di tedesco e lavorato contemporaneamente ma avendo molti contatti con gli italiani, a casa e a lavoro, l’apprendimento della lingua, soprattutto all’inizio, è proceduto lentamente.

Sicuramente conviene cercare di non ghettizzarsi di entrare il più possibile a contatto con la cultura del posto.

Nello stesso tempo non siamo macchine per cui entrano in gioco tanti altri fattori, come il fatto che con gli italiani ti capisci subito e non solo linguisticamente parlando, per cui non devi sprecare energie e stress per farlo.

La cosa migliore forse è trovare un compromesso con se stessi. Italiani, sì… ma non solo e non troppo!

Da fine agosto ho fatto il cambio di staffetta e lavoro in una pizzeria tedesca.

Una delle pizze più quotate è la Hawaii, ovvero ananas, pomodoro e formaggio, che io non mangerei nemmeno sotto tortura.

Molti dei nostri clienti mangiano la loro pizza, magari con le acciughe o i frutti di mare, sorseggiando un cappuccino, cosa che per un napoletano è a dir poco un’eresia.

A parte queste “piccole differenze culturali”, che mi fanno sorridere, devo dire che la pizza (ovviamente dimenticando il concetto di Pizza napoletana) non è niente male.

Oltre a questo da ottobre insegno in una VHS italiano.

Ho iniziato con un corso per principianti e ora me ne parte un secondo di livello intermedio.

Inoltre ho inaugurato da qualche mese insieme ad altri collaboratori, un Blog: Napoli Caput.

Si tratta di un progetto svolto tra Napoli, in cui lavorano Laura Guarino (grafica), Gianluca Mercurio (web designer), Daniela Muto (storica dell’arte) e Maria di Pietro (fotografa), Galway, in cui vive Celestina Coviello (storica dell’arte, traduttrice in Inglese) e Tübingen.. in cui mi trovo io!

Caput ovviamente richiama Roma Caput Mundi ma solo in parte.

In realtà si tratta di un gioco di parole perché la parola Caput somiglia molto a Kaputt, che in tedesco vuol dire rotto, andato.

La Napoli che per antonomasia è rappresentata un po’ come senza speranza, una città… Kaputt, vuole invece dimostrare quanta positiva energia possiede.

Per me e Celestina che viviamo all’estero è ovviamente un modo per riallacciarci alla nostra cultura e abbiamo in progetto di fare la versione in inglese e tedesco.

Nella rubrica “Napoli e chi” raccolgo esperienze di persone che in tempi di crisi come questo riescono a reinventarsi, restando in città oppure emigrando.

Da poco ho inaugurato una rubrica in cui parlo a puntate della mia avventura alemanna.

Altri collaboratori parlano di arte, di curiosità e di dialetto, sempre made in Napoli.

Il motto del blog è più che l’arte di arrangiarci (famoso modo di dire napoletano) abbiamo scelto l’arte di reinventarci!

Esempi positivi di risposta alla crisi, bellezza e cultura … questi sono i nostri ingredienti!

La vita da emigrata non è semplice ma non è nemmeno drammatica!

Finalmente posso permettermi di bere un caffè o un bicchiere di vino con gli amici… anche se sono “solo un cameriera”.

Quando ero in Italia da Archeologa non potevo farlo perché lavoravo saltuariamente e uno stipendio dovevo farmelo bastare per sei mesi!

Qui fare il cameriere è un lavoro abbastanza dignitoso (anche se faticoso!).

Da poco è entrata in vigore una legge che ha stabilito come pagamento minimo 8.50 euro all’ora e con le mance si arrotonda a 10.

Si ha la possibilità di organizzarsi una vita dignitosa e di porsi degli obiettivi per migliorare la propria situazione.

Certo si lavora, lo stress e la stanchezza fisica e mentale, soprattutto i primi tempi sono enormi per cui bisogna essere fortemente motivati, consapevoli e non credere a tante favolette che raccontano in giro.

Io vedo dei link che girano su internet sulla Germania che mi fanno ridere!

E non so quanti italiani quasi sconosciuti mi hanno contattato chiedendomi di “trovargli un lavoro” come se mi trovassi a gestire un agenzia di collocamento in una eldorado lavorativa!

La Germania non è tutta rose e fiori, diffidate da chi vi dice il contrario, le cose te le devi sudare, ma se ti dai da fare le possibilità ci sono.

Lo scoglio più grande da superare è la lingua.

Il tedesco non è semplice e non si impara “per strada” o spontaneamente, bisogna rimboccarsi le maniche.

Bisogna accettare che i tempi sono lunghi, essere pazienti e porsi obiettivi graduali e realistici.

Ovviamente poi le cose variano a seconda del mestiere, dalla situazione di partenza personale ecc.

Ad esempio gli ingegneri e infermieri sono richiestissimi e riescono a lavorare anche senza tedesco, almeno all’inizio.

Per concludere quindi posso dire di essere contenta dell’esperienza che sto facendo.

Al momento non penso di ritornare in Italia ma non lo escludo in futuro.

Ovviamente mi mancano tante cose come famiglia, amici, la mia città, il cibo, tante piccole abitudini e il nostro humour ma qui ho la possibilità di confrontarmi con un’altra cultura e la trovo un’esperienza molto arricchente.

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