Quando il sogno australiano diventa un incubo

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Mattia Scarfò ha registrato un video attraverso il quale illustra le terribili condizioni di vita in una fattoria australiana.

Per chi non lo sapesse, Mattia (come migliaia di altri giovani italiani e non) doveva lavorare per un minimo di 88 giorni nell’Australia rurale in specifiche tipologie di lavoro per essere idoneo a ricevere il secondo visto vacanza lavoro.

Alcuni fanno lavori diversi, come ad esempio Marco Tassi che ha lavorato nell’edilizia sulla Sunshine Coast.

In termini pratici però questo vuole dire che la maggior parte dei giovani va a lavorare in fattorie raccogliendo frutta e verdura o lavori simili.

L’esperienza di Mattia in particolare si riferisce al WWOOFING dove si fa volontariato presso fattorie in cambi di vitto e alloggio.

In teoria, il WWOOF è un network che collega fattorie organiche a volontari che vogliono imparare meglio come si coltiva in un certo modo.

La testimonianza di Mattia fa vedere un estremo della gamma di fattorie presenti in Australia.

Condizioni di alloggio e servizi pessime, condizioni lavorative estremamente dure e proprietario della fattoria che vede i giovani volontari come manodopera gratuita o quasi.

Preciso che io non ho mai lavorato in fattoria in Australia.

Le mie uniche esperienze sono state di visite durante gli anni 80-90 a fattorie di parenti nell’entroterra del Victoria.

Lì ho capito, se ce ne fosse bisogno, che le fattorie in Australia non sono come gli agriturismi in Toscana per facoltosi clienti britannici.

Una volta, mentre visitavamo la fattoria di suo fratello (bravissima persona come il resto della sua famiglia), mia nonna mi disse di non toccare nulla all’interno della casa perché la pulizia non era il loro forte.

Fu lì che capii che le priorità in una fattoria nel bel mezzo del nulla, circondata da polvere, fango e migliaia di pecore cambiano rispetto a quelle di noi abitanti delle città.

Un’altra visita ad una fattoria gestita da altri parenti durante i primi anni ’80 fu altrettanto illuminante perché il ‘gabinetto’ si trovava al di fuori della casa.

Lontano chilometri dalle fognature più vicine, la ‘dunny’ era un buco nel terreno circondato da una semplice struttura in legno.

Per la mia sensibilità di europeo fu un shock tremendo!

Tutto ciò per sottolineare che la realtà dell’Australia rurale può presentare notevoli difficoltà di ambientamento.

Ci sono però anche esperienze più positive.

Fabrizio Romeo e Domenico Martelletto hanno condiviso la loro esperienza al riguardo e confermano che si incontrano realtà (molto) negative e realtà invece molto positive.

Spesso si tratta di avere semplicemente (s)fortuna.

Il consiglio che darei è quello di informarsi online il più possibile prima di contattare una fattoria per proporsi come volontario per vedere di quale reputazione essa goda e di avere sempre pronto un ‘Plan B’ in caso le cose non vadano come si spera.

Infine di non lasciare l’accumulo degli 88 giorni verso la fine del primo anno di visto altrimenti si rischia di non riuscire a raccoglierli tutti.

Voi che esperienza di fattoria avete avuto in Australia? Positiva? Negativa?

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