Quei Paesi che ti uccidono

World Nomads Assicurazione Viaggi

quei paesi che ti uccidono
Rubrica UN ERRORE DA NON FARE di Roberto Stanzani.

Decidere di trasferirsi fuori dall’Italia per abitare in un’altra nazione comporta molti cambiamenti: da una parte significa beneficiare degli aspetti positivi del nuovo paese, dall’altra però impone anche il dover sottostare a nuovi aspetti negativi.

Prima di decidere quale paese sia il più adatto per noi è assolutamente necessario studiare attentamente la situazione di ogni Stato.

Bisogna prendere in esame non solo il Clima, il Costo della Vita, il Livello Salariale, ma anche altri importanti parametri che ci condizioneranno inevitabilmente la vita.

Non tutti sanno per esempio che tra i 196 paesi del mondo, ce ne sono ancora alcuni che si arrogano il diritto di poter uccidere dei propri cittadini.

Esistono, purtroppo ancora oggi, 37 Governi che si sentono autorizzati a poter decidere di togliere la vita ad una persona se questa ha commesso un crimine considerato particolarmente grave dalla legge del paese.

Attenzione però non si parla solo di pena di morte per chi si è macchiato di un omicidio.

Il tipo di crimine commesso per essere condannati varia da paese a paese. In Malesia ed a Singapore, per esempio, è sufficiente essere in possesso di una quantità di eroina superiore ai 15 grammi per poter essere sottoposti alla pena capitale.

In Cina, le accuse vanno dall’omicidio alla rapina, dall’organizzazione di società segrete alla proiezione di film porno.

Ma a prescindere dal pretesto usato per condannare a morte una persona, è il concetto che un Governo possa deliberatamente decidere di uccidere una persona che va contro ogni rispetto dei diritti umani.

Gli stessi Stati Uniti d’America (che da anni ormai fanno il lavaggio del cervello al mondo intero, autoproclamandosi i portabandiera della democrazia nel mondo) ogni anno decidono di togliere la vita a decine e decine di persone (con la sedia elettrica o con iniezioni letali), in barba agli elementari diritti civili che dovrebbero essere alla base di qualsiasi cultura democratica. Come se non bastasse poi, hanno creato il motto “In God we trust” (Noi abbiamo fede in Dio). Chissà a quale Dio ci si riferisce..

L’errore giudiziario è poi dietro l’angolo. A quante persone innocenti è stata tolta la vita per un banale errore volontario o involontario.

Sempre per fare un esempio, prendiamo in considerazione la Malesia e Singapore, dove basta essere trovati con più di 15 grammi di eroina per poter essere messi a morte dallo Stato, riflettiamo su questo fatto: si tratta di una quantità molto piccola se si pensa che qualsiasi persona potrebbe infilarcela in tasca prima di un controllo. Credere che questo non sia mai successo sarebbe da ingenui..

In oltre, in nessuna parte del mondo esistono tribunali infallibili. Negli stessi Stati Uniti gli errori sono noti e ricorrenti. I giudici possono sbagliare, è già successo fin troppe volte. Anche in un sistema giudiziario evoluto come quello statunitense, un errore commesso da un avvocato d’ufficio inesperto (come, ad esempio, un leggero ritardo nella presentazione di elementi a discarico) può comportare la fine di ogni speranza per l’imputato.

Carlos DeLuna fotografato dalla polizia americana

Carlos DeLuna fotografato dalla polizia americana

Ci sono poi casi ancora più eclatanti che però vengono dimenticati in fretta dall’opinione pubblica come quello che è accaduto negli USA, quando Carlos DeLuna, un ispanico di 26 anni, è stato incarcerato e giustiziato per una rapina ad un minimarket finita con l’omicidio dell’addetta del negozio.

Il giovane ventiseienne si è sempre proclamato innocente, ma con il supporto di una testimonianza, la sentenza è stata resa definitiva e il ragazzo è stato ucciso. Peccato che qualche anno dopo sia stato arrestato un altro ragazzo ispanico per un ulteriore delitto, il quale ha confessato di aver compiuto anche l’omicidio che precedentemente era stato imputato a Carlos DeLuna. Purtroppo esistono centinaia di altri casi simili nei quali la giustizia sbaglia l’obiettivo.

L’e-book “Eden, trova il Tuo Paradiso Terrestre”è un opera che analizzata la situazione di tutti i 196 Stati del mondo prendendo in considerazione sia temi di carattere geo-fisico (come il Clima, l’Inquinamento Atmosferico, la Presenza di Uragani), sia temi di carattere economico (come il Costo della vita, il Livello Salariale, il Livello Occupazionale) sia temi di carattere sociale (come la Qualità della Sanità, il Rispetto dei Diritti Umani).

Un capitolo dell’e-book esamina ed osserva proprio la situazione relativa alla Pena di Morte in tutti i paesi del mondo. E’ proprio da questo capitolo che sono state prese le informazioni con cui è stato scritto questo post.

Qui sotto è stato stilato l’elenco delle 22 nazioni che nell’anno 2013 (al momento non sono ancora disponibili i dati aggiornati del 2014) hanno messo a morte i propri cittadini.

Queste sono le esecuzioni avvenute nell’anno 2013:

1. Cina: almeno 3.000
2. Iran: almeno 687
3. Iraq: almeno 172
4. Arabia Saudita: almeno 78
5. USA: 39
6. Somalia: almeno 27
7. Sudan: almeno 21
8. Corea del Nord: almeno 17
9. Yemen: almeno 13
10. Vietnam: almeno 8
11. Giappone: 8
12. Taiwan: 6
13. Indonesia: 5
14. Kuwait: 5
15. Sudan del Sud: almeno 4
16. Nigeria: 4
17. Malesia: 3
18. Palestina (Striscia di Gaza): almeno 3
19. Afghanistan: 2
20. Bangladesh: 2
21. Botswana: 1
22. India: 1

Un paese che propone la pena di morte come mezzo punitivo (quale che sia la motivazione addotta), è un paese che calpesta i diritti umani. Nella scelta del paese in cui espatriare, questo dovrebbe essere un tema da prendere quantomeno in considerazione. Più si è informati, meno brutte sorprese si avranno.

Per chi desiderasse avere una visione globale e conoscere la situazione di tutti i 196 paesi del mondo consiglio la lettura integrale dell’e-book “Eden, trova il Tuo Paradiso Terrestre”. Maggiori informazioni sugli argomenti trattati nell’e-book si possono trovare sul sito ilmioeden.it.

Grazie per avermi letto,

Roberto Stanzani
info@ilmioeden.it

Incontra altri Expat in Italia e all'estero
Risparmia quando trasferisci soldi all'estero

come risparmiare con il cambio valuta