Non pensare che la vita sia solo quello che vedi adesso. Creati le tue occasioni, muoviti.

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Daniela Angeloni si è trasferita di recente a Berlino, Germania.

Ecco la sua storia.

Cosa ha fatto scattare la molla che ti ha portata a Berlino?

A Berlino ci sono arrivata per una serie di circostanze personali e professionali che dall’inizio di questo anno mi hanno messo nella migliore condizione per poter approdare qui.

Era già da tanto che stavo progettando un trasferimento all’estero e ho sempre guardato con favore ai Paesi di area tedesca: Svizzera e Germania soprattutto.

Avevo avuto modo di visitare sia Berlino che Monaco di Baviera, come Ginevra e Zurigo.

Berlino però è una città in pieno movimento, con tanti parchi e laghi.

Quest’ultimo è un aspetto fondamentale per me, perchè vivere in una città con tanti spazi verdi mi dà la sensazione di una città a maggior misura d’uomo rispetto a quelle fatte oramai quasi solo di strade e palazzi dove la dimensione umana alla fine un pò si perde.


Con che sentimenti hai lasciato l’Italia?

E questa è la domandona!

I sentimenti con cui ho lasciato l’Italia sono molteplici, discordanti tra loro fino al conflitto.

La scelta di andarmene è stata tutta mia: é qualcosa che ho elaborato e a cui ho ambito sin dalla fine del liceo.

Poi i percorsi sono stati tali da farmi rimanere nel mio Paese ancora per tanto, tanto tempo.

Le emozioni che mi hanno accompagnata sono state un “impasto” di fiducia ed entusiasmo per il nuovo percorso che stavo per affrontare.

L’adrenalina che mi è salita dentro e mi ha pervaso quando ho preso LA decisione, mi ha costretto a distruggere e rimettere in moto percorsi mentali e affettivi che la routine aveva appannato sotto un velo grigio, pieno di sfumature certo, ma pur sempre grigio.

Quindi tutto bello, confermo.

Faticoso certo.

Sono stata disorientata: ma avere l’esatta percezione dei miei neuroni che hanno preso la forma di un sorriso costante che si è stampato nella mente, sentire che tutto quello che avevo intorno stava cambiando nella direzione che io ho voluto dargli…beh, non aveva prezzo!

Sull’altro piatto della bilancia avevo il mio passato: la casa costruita in tanti anni e che in ogni angolo parla di me, i miei genitori, mio fratello, i miei nipoti, le mie amicizie che mi hanno accompagnata per tutta la vita, le stavo lasciando a 1.650 Km di distanza!

Questo può essere lacerante: è stato a volte come strapparmi un pezzo di pelle ad ogni passo che facessi.

Ma le cose belle ed importanti stanno sempre lì e proprio dagli amici ho ricevuto calore e forza inaspettati.

Queste sono cose che non sposta nessuno.

Guardare avanti e sparigliare la propria esistenza ha un bel sapore.

Hai scelto di partire prima di trovare lavoro all’estero, hai avuto timore? Perché?

Quando ho deciso di andare via, non avevo ancora un lavoro.

La mia era un’esigenza di vita prima di tutto, il lavoro ne è una parte importante e avevo bisogno di un´esperienza in un ambiente completamente diverso dal mio.

Sapevo che avrei rimodulato e ricostruito nuovi percorsi personali e professionali.

Paure? Mai.

Ho provato entusiasmo, felicità e dolore, questo sì.

La paura non ha fatto parte di tutto questo.

Come hai trovato il tuo attuale lavoro?

Come ho scritto all’inizio, una serie di circostanze favorevoli e di avvenimenti si sono allineati nella direzione giusta.

Quando stavo per lasciare la società per cui lavoravo in Italia, ho salutato alcune persone con cui avevo avuto rapporti di lavoro ottimi.

Ci tenevo a mantenerle nei miei contatti.

Tra di loro, ce n’era una in special modo, con cui avevo organizzato tre eventi nell’arco degli ultimi due anni.

La collaborazione tra noi era stata particolarmente efficace e quando le ho scritto per dirle che stavo arrivando a Berlino, mi ha hiesto se avevo già un lavoro.

In realtà, avevo pianificato di frequentare un corso intensivo di tedesco per almeno tre mesi appena arrivata qui (avevo seguito due corsi annuali a Roma ma più di dieci anni fa, quindi era fondamentale per me rimettere in piedi una lingua che non è così intuitiva per noi che parliamo italiano).

Lei mi ha fatto sapere che c’era una società che stava ampliando il proprio organico e che stava cercando personale per un nuovo team internazionale: quindi se fossi stata interessata mi avrebbe fatto avere delle informazioni.

Ovvio che si!

Certo che ero interessata.

Sono stata quindi contattata da questa azienda, ho sostenuto un colloquio in inglese, che sulla carta doveva essere solo conoscitivo.

Alla fine dell’incontro, ho ricevuto un’offerta di lavoro.

Anche se lavoro in un team internazionale e quindi la lingua principale che si usa é l´inglese, la conoscenza della lingua tedesca rimane un punto fondamentale sia nel lavoro che per sentirmi parte integrante di questa cittá.

Quindi ho optato per un corso serale con un’insegnante privato.

Di cosa ti occupi?

Sono nel settore degli eventi internazionali, nello specifico congressi medico-farmaceutici.

Sei arrivata da poco a Berlino, qual è stato il primo impatto con il mondo lavorativo tedesco?

L’inserimento in una nuova azienda comporta sempre la necessità di un allineamento a nuove realtà produttive e nuove procedure.

Pur avendo in questo ambito esperienze trasversali che mi portano ad adattarmi facilmente, il primo periodo è sempre quello della scoperta e della conoscenza.

Sono qui da poco tempo e quindi il mio sguardo è parziale: quello che fino ad ora ho notato è la maggior chiarezza nelle comunicazioni: si valutano e si mostrano competenze e risorse sia da parte del lavoratore che da parte dell’azienda.

E’ un rapporto più “alla pari”.

In Italia oramai si vive molto con la paura di perdere il proprio posto e, senza troppi giri di parole, alcune aziende su questo sentore comune fondano la propria forza nella relazione con i collaboratori e i dipendenti.

Devo aggiungere poi che faccio parte di un team internazionale, nella mia azienda lavorano persone che provengono da 20 Paesi diversi.

L’apertura mentale la tocchi con mano (e questo è un altro punto a favore).

Poi certo, si vive in mezzo a persone diverse, ognuna con il proprio carattere e a volte anche i proprio pregiudizi ma ci si può sempre permettere di scegliere!

E con la città?

Berlino la conoscevo da “turista”, un turismo professionale il mio, visto che ci ero venuta per lavoro.

La sto scoprendo, pian piano.

Anzitutto vivendo in una zona centrale, ho la possibilità di praticare molte attività senza sforzi di alcun genere.

Ho tutto a portata di mano ed è molto accessibile, anche a livello economico.

E poi: non ho bisogno della macchina.

Gran cosa questa!

Costi abbattuti, tempi dimezzati, zero stress.

Andare in giro a piedi, o con la bicicletta, andare in un parco e sdraiarsi lì a leggere un libro mi dà molta serenità.

Per la vita notturna, mi sto organizzando: qui di certo non mancano occasioni.

Che consigli daresti alle Italiane che stanno pensando di seguire il tuo percorso?

Dare consigli è qualcosa che non mi sento di poter fare ma, basandomi sulla mia esperienza, quello che ha funzionato è stato l’impegno che ho profuso nel mio lavoro e la capacità nelle relazioni interpersonali.

Ascoltare ed essere generosa di me, seppur con la mia timidezza, nei rapporti con chi ho percorso anche solo un tratto della mia vita, sia nel lavoro che nel privato, mi ha donato relazioni basate sulla fiducia e sul rispetto.

L’aiuto che sto ricevendo anche dagli amici qui a Berlino e il lavoro che ho ottenuto, posso dire che sono anche il risultato di tutto questo.

Bisogna sapersi proiettare nel futuro avendo come compagni di viaggio sia la consapevolezza delle distorsioni, dei malfunzionamenti e degli inganni che delle opportunitá positive che dobbiamo costruirci.

Avere un curriculum ben redatto é un aspetto su cui bisogna concentrarsi.

E in questo ringrazio te Aldo, che mi hai permesso di riconoscere i punti di debolezza del mio e mi hai aiutato a trasformarlo in uno strumento essenziale e valido per farmi conoscere.

Ci vuole dedizione…e se un’occasione si prospetta, va afferrata.

E che consigli daresti alla Daniela di un anno fa?

Non pensare che la vita sia solo quello che vedi adesso.

Creati le tue occasioni, muoviti.

L’immobilità, stare ferma nella tua zona di conforto (perché anche la situazione più difficile lo può essere in modo subdolo e ingannevole), non ti porta da nessuna parte.

E alla Daniela di adesso dico: sbrigati, oggi c’è un bel sole e vai a studiare tedesco al Viktoriapark!

Grazie Daniela e buon proseguimento a Berlino!

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