Da dove iniziare per andare in Australia?

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emigrare in australia

Articolo di Vittorio Somaschini (profilo LinkedIn e Twitter).

Quello di cui voglio parlare oggi riguarda i primi passi da seguire per il trasferimento in un’altra nazione e in particolare l’Australia.

Come ormai per quasi ogni domanda la prima fonte di risposte è senza dubbio Internet, che grazie alla vastità delle informazioni reperibili è necessariamente al primo posto della classifica degli strumenti utili.

Per esperienza personale però, non indicherei Internet come la prima tappa cronologica del percorso di cui vi sto parlando.

Il punto d’inizio è sicuramente la raccolta d’informazioni, ma mi piace pensare che l’online sia solamente un’introduzione a questa fase: per rendere chiaro il concetto direi che Internet è un’anticipazione sicuramente interessante ma piuttosto sfocata, mentre ci serve una data, un punto di partenza più concreto.

Nel mio caso le date, sono state:

Vi anticipo che nel mezzo ho richiesto e ottenuto il Working Holiday Visa in quanto, avendo compiuto trentun anni il 22 Settembre, non potevo attendere ulteriormente, ma vorrei concentrarmi sull’utilità, i pro e i contro di questi eventi.

La premessa d’obbligo è che sono di natura ottimista ma predisposto verso lo scetticismo quando si tratta di qualcosa di così importante e nello specifico, la mia domanda era: Che cosa possono darmi questi eventi il cui prezzo è “solamente” 20€ e la cui durata è comunque sempre intorno alle 3-4 ore?

Per me la risposta è stata: MOLTO!

Per prima cosa s’inizia a respirare aria di cambiamento e già una buona parte del costo del biglietto è ammortizzata: vedere altra gente volonterosa di partire, che sacrifica il Sabato o la Domenica con la voglia di partire e facendolo nel miglior modo possibile è una bella sensazione, ma c’è ovviamente di più.

Si respira la giusta atmosfera, si conosce gente, ci si confronta e addirittura, anche se magari non molto è cambiato solamente grazie ad un seminario, ci si sente più vicini all’obiettivo!

I due eventi sono stati totalmente diversi, non solo per i temi trattati ma anche per l’organizzazione del seminario stesso: a Roma ho trovato un ambiente molto accogliente in cui Valerio (il relatore) ha messo a disposizione tutto il suo entusiasmo e la sua competenza conditi anche da momenti di commozione nel ripensare alle tappe iniziali della sua avventura.

In Inghilterra ho trovato un ambiente un po’ più “freddo” in perfetto stile British, dove l’organizzazione impeccabile l’ha fatta da padrone.

C’è da evidenziare che a Manchester l’evento non era limitato all’Australia, ma includeva anche Canada e Nuova Zelanda.

Ho trovato molti stand di varie compagnie che ci possono aiutare con qualsiasi esigenza nel cambiare paese: non solo servizio visti e immigrazione quindi ma anche aspetti come trasferimenti dei propri beni, dei propri soldi, il riconoscimento dei propri titoli e altro ancora.

Questa in Inghilterra era organizzata come una vera e propria fiera nella più classica delle accezioni.

Veniamo al dunque: cosa ho imparato?

Come dicevo molto, gli Inglesi sono straordinari in questo: in tre ore ho imparato in sostanza tutto quello che c’è da sapere su come muoversi per andare in Australia, Nuova Zelanda e Canada.

Il mio obiettivo è l’Australia al momento, ma la Nuova Zelanda ha al momento possibilità addirittura migliori e il Canada mi affascina da un po’, pur non avendolo mai visitato.

Ho avuto l’occasione di parlare con gente che ha fatto questo percorso anche 10 o 15 anni fa e che sicuramente aveva meno mezzi di quelli che abbiamo a disposizione adesso e ho conosciuto 4/5 persone e famiglie che hanno intenzione di fare le valigie e che come me vogliono cambiare aria.

La parte teorica (visti, assicurazioni, test d’Inglese, ecc.) resta ovviamente uguale per entrambe le manifestazioni ma se da una parte quella inglese si è rivelata molto approfondita su quest’aspetto, si è rivelata un po’ povera dal punto di vista “umano”.

Penso che questo sia dovuto al fatto che fosse una manifestazione quasi esclusivamente mirata a un pubblico inglese e tenuta da persone anglosassoni che ho imparato essere molto più riservate avendo lavorato proprio vicino a Manchester per un anno.

La scelta stessa di Manchester come punto d’incontro mi ha inizialmente stupido: perché non Londra?

Poi mi sono reso conto che in questa città si va a colpire un pubblico inglese più vasto e specifico di questo mercato: dopo la conclusione dell’evento ho preso un caffè con una migration agent australiana venuta per l’occasione da Perth; mi è stato spiegato che a Londra non c’è questa voglia di cambiamento che invece trovano più a nord in Inghilterra.

Col senno del poi condivido questa scelta che inizialmente non mi spiegavo; senza voler offendere nessuno diciamo che Manchester non è proprio un posto da sogno escludendo il bel centro città nei pressi dei Piccadilly Gardens.

La disponibilità del personale è stata fantastica sia in UK sia in Italia, d’altronde per loro è lavoro e la loro preparazione non è minimamente in discussione.

Il format scelto dagli inglesi aiuta maggiormente a conoscere gente che è lì per lo stesso motivo: ci sono tre piccole sale (troppo piccole) dove è spiegata la teoria ed il funzionamento delle varie procedure anche fin troppo nel dettaglio ed in maniera non molto accattivante, mentre ho apprezzato molto la zona comune dove la gente era disposta in brevi code ai vari stand e tra un caffe, una brioche o un sandwich ho avuto molte occasioni di dialogo.

Pubblico direi 99% inglese; unici esclusi io e una coppia sui quarantacinque anni italiana con la Nuova Zelanda nel mirino.

Nota dolente dell’evento inglese è sicuramente la lingua per noi italiani: il livello d’inglese necessario per muoversi bene e sfruttare appieno le potenzialità del seminario è notevolmente alto; nel Nord dell’Inghilterra non si parla esattamente l’Inglese che abbiamo studiato a scuola e a questo si devono aggiungere i vari accenti Canadesi, Australiani e Neo Zelandesi di chi vi parla.

Non sono un grande esperto ma sconsiglierei di presentarsi a un evento del genere senza un livello 7 dello ielts.

Per trarre una conclusione, direi che entrambi i seminari mi sono serviti.

Ho imparato sicuramente di più a Roma (era la mia prima volta), dove Valerio di Australianboard è stato veramente un intrattenitore di livello e ha letteralmente aperto il suo cuore e raccontato la sua storia come meglio non si poteva fare.

La sua preparazione e quella delle sue assistenti sono eccezionali, come eccezionale si è dimostrata quella degli addetti ai lavori a Manchester, dove è però mancato qualcosa a livello personale a mio giudizio.

Questo è un aspetto che non sottovaluterei: emigrare è fatto di tanti alti e tanti bassi, all’evento Italiano ho percepito quest’aspetto, mentre in Inghilterra delle difficoltà che sicuramente s’incontreranno non si è in sostanza parlato.

Io consiglierei sempre di andare a questo tipo di eventi ogni volta che se ne ha la possibilità. Raramente si rimane delusi e il piccolo investimento è sempre o quasi giustificato.

L’inglese è una lingua molto facile da imparare, ma probabilmente il modo migliore per farlo non è con un seminario di questo tipo dove l’obiettivo principale è raccogliere informazioni; per questa ragione e le altre che ho elencato considero l’evento di Australianboard davvero come un must per semplicità e completezza.

Ci sono molte ragioni valide per frequentarlo e direi nessuna per non evitarlo a parte la pigrizia.

Per gli eventi fuori dai nostri confini credo che l’ammonimento generale di andare con una buona preparazione linguistica sia sempre valido e una volta che questa non è più un problema, trascorrere una giornata in Inghilterra o Irlanda per aiutarsi a decidere del proprio futuro non può fare che bene.

Per riassumere

Australianboard a Roma

Pro: semplicità, lingua italiana, spiegazione molto completa e guidata al 100% dal relatore, presenza di migration agent, coinvolgimento emotivo del relatore. Discussione degli aspetti difficoltosi della migrazione.

Contro: poco margine d’interazione tra i partecipanti.

Working International a Manchester

Pro: ogni singolo aspetto è considerato nel minimo dettaglio per ogni paese di destinazione. Possibilità d’interazione tra i partecipanti. Possibilità di conoscere i problemi degli altri paesi (gli stessi che ci invitano a fuggire dall’Italia più altri). Presenza di migration agents (sia invitati dall’organizzazione sia venuti di loro iniziativa).

Contro: lingua inglese di non facile comprensione, freddezza dei relatori.

Ultima considerazione che vorrei fare non riguarda gli eventi in sé ma la ritengo necessaria affinché l’analisi non perda di precisione. La grande forza di Australianboard è la gratuità dei loro servizi: o meglio il fatto che essi non vadano a incidere sull’utente finale ma siano a carico delle istituzioni che erogano il servizio attraverso un’affiliazione. Tutti gli stand che ho trovato in Inghilterra mostrano servizi a pagamento, e spesso non molto economici (specialmente per noi italiani).

All’inizio di un viaggio che sarà sicuramente costoso, poter risparmiare senza rinunciare alla qualità del servizio è sicuramente un punto di forza notevole!

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