L’errore da non fare quando si emigra

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errore da non fare quando si emigra

L’aspetto emotivo dell’emigrazione è forse ancora più importante degli aspetti pratici come lavoro, casa o lingua.

Prenderlo sottogamba è un errore da evitare in modo assoluto quando ci si trasferisce in una nazione diversa (ma anche in Italia).

In tanti mi dicono “ma cosa m’importa dell’aspetto emotivo, io voglio solo un lavoro”.

Comprensibilissimo in questa desolante situazione occupazionale.

A lungo termine è però molto importante esserne a conoscenza perché altrimenti è possibile che non vi ambienterete mai all’estero diventando insopportabile per i vostri cari.

Lavorerete ma convivendo con uno stato emotivo che vi rende la vita un inferno.

Davvero volete diventare come chi mi scrive “vivo da 10 anni a Berlino e fa schifo”?

Essere lontano da casa, anche avendo trovato quello che in Italia non si riusciva a trovare, può a volte rivelarsi difficile a causa dei diversi sentimenti che si provano durante i primi mesi di permanenza all’estero.

L’essere a conoscenza delle diverse fasi che si affronteranno durante il percorso di trasferimento all’estero aiuta moltissimo.

Il periodo antecedente l’emigrazione è importantissimo.

Di solito l’aspirante emigrante pianifica il trasferimento con speranze molto rosee sul proprio futuro all’estero.

È importante però avere aspettative realistiche per prepararsi sia agli alti che agli inevitabili bassi che si incontreranno.

Una volta arrivati a destinazione spesso si vive un periodo di luna di miele che dura alcuni mesi.

Si tratta del periodo associato alle emozioni spesso positive relative alla nuova vita in una nuova nazione. Si tende a vedere il positivo della maggior parte delle cose, tralasciando gli aspetti negativi.

Dopo alcuni mesi però ci si abitua alla vita all’estero e quindi le emozioni associate alle cose positive diminuiscono. Esperienze negative, piccole o grandi, danno vita ad insoddisfazione e sentimenti negativi nei confronti della vita nella nazione adottiva.

A questo punto è possibile prendere in considerazione il ritorno in Italia.

Se vi rendete conto che la vostra nuova vita non è effettivamente bella come vi immaginavate, il pensiero di casa diventa molto seducente e quindi il ritorno diventa una prospettiva molto più reale di alcuni mesi fa.

È qui che decidete o di tornare a casa oppure di combattere i sentimenti negativi e massimizzare le opportunità che vi si presentano nella nazione di adozione.

E, tra l’altro, non c’è nulla di male nel tornare in Italia. Moltissimi di noi, dopo un’esperienza all’estero, si sono resi conto che, in fondo in fondo, in Italia non si sta così male e che i vantaggi della vita in Italia superano i vantaggi della vita all’estero.

Angelica, Gabriel e Stefano la pensano così.

Dopo un paio di anni dovreste essere in grado di considerarvi “ambientati” avendo fatto l’abitudine alla vostra nuova vita. Per ognuno di noi il periodo necessario ad arrivare a questo stadio dell’emigrazione può variare da mesi a molti anni.

È importante anche tenere conto che se emigrate con famiglia, questo processo può variare molto per i diversi membri della famiglia stessa. È possibile che i figli si ambientino prima e meglio della mamma o viceversa.

Quando leggete interviste a e interventi di Italiani e Italiane all’estero notate come la loro prospettiva cambi, naturalmente, con il passare degli anni.

Anche loro hanno dovuto affrontare l’ottovolante emotivo dell’emigrante e facendo tesoro della loro esperienza riuscirete a gestire in modo migliore la vostra!

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Comments

  1. Renato says

    Credo che la nostalgia dopo essere emigrato vengano fuori a prescindere perche’ la mente umana e’ abitudinaria. Ho conosciuto persone che emigrata da una regione italiana ad un altra ed hanno avuto lo stesso problema, ” nostalgia” figuriamoci chi va all’estero.
    Quante sono le persone che sanno qual’e’ il posto che piu’ si addice a loro prima di emigrare?
    credo che siano quelle che hanno viaggiato tanto da giovanissimi mettendosi in condizione di tirare ” le somme” e capire quale posto si addice a loro.
    Ma il punto e’ quanti hanno avuto questa possibilita? poche rispetto alla massa di persone che sentono l’esigenza di andar via dal proprio paese, tra questi ci sono anch’io.
    Vivo in Scozia da 1 mese dopo un esperienza fatta in Inghilterra e’ in effetti concordo pienamente con l’articolo “l’errore da non fare quando si emigra”. Pian piano e’ come se la mente cominciasse a riconoscere il proprio paese le proprie vecchie abitudini ed oserei dire le vecchie difficolta’ come un qualcosa di non negativo, la mente trova le soluzioni a tutte le difficolta’ che si aveva,( come ha scritto sopra un lettore” “tutto quello che mi ha dato l’Italia nel bene e nel MALE, credo di non poterlo trovare facilmente) bene, quello e’ il momento di stringere i denti, quella e’ la fase in cui la mente si ribella al cambiamento. Chiaramente la capacita’ personale ad ambientarsi, la conoscenza della lingua, delle sue tradizioni possono aiutare a superare questi momenti.

  2. says

    Bellissima riflessione. È proprio per questo che io penso che si dovrebbe viaggiare e trasferirsi per fare esperienze, per vedere il mondo, per conoscere nuove culture, piuttosto che solo col pensiero di ‘una vita migliore’ – la vita é quella che ti crei, in un posto o nell’altro. Vedo troppa gente che viene qui a Londra dall’Italia o da altre parti (io non sono italiana) e poi tra qualche mese inizia: qua fa freddo, la pizza fa schifo, gli inglesi sono antipatici…e io gli chiedo, ma perché allora sei venuto? Come mai scegliere proprio l’Inghilterra se non ti piace? Rispondono che é perché qui c’erano piú opportunitá lavorative. A me non piace chi emigra solo per sfruttare le opportunitá e poi non fa altro che sparlare del nuovo paese. Non a caso sono spesso loro a essere i primi a tornarsene! Non sarai piú felice qui che in Italia. Starai DIVERSAMENTE qui rispetto all’Italia. Non meglio, non peggio: diverso. Prendi in considerazione questo fattore prima di partire.

  3. roberto says

    vieni in Italia un paese di corrotti e ladri, si vieni al nord poi vedrai che meglio in Canada che vivere in un paese di ladri e senza lavoro.

  4. says

    concordo, bisogna sempre valutare tutti gli aspetti, ma le fasi sono diverse: dopo la luna di miele viene l’adattamento. se trovi troppi aspetti negativi è il caso di tornare o di fare lavoro di cambiamento su se stessi…abituàti a lamentarsi si cerca sempre il pelo nell’uovo ovunque si vada….

  5. sele04 says

    Ti capisco, anche io penso sia un paese bellissimo e allo stesso tempo molto difficile per tutta una serie di motivi che sappiamo … Buona fortuna

  6. giuseppe says

    Io sono uno di quelli che stanco della vita e della mancanza di lavoro nella bellissima puglia, ho lasciato due anni fa l’Italia e mi sono trasferito a montreal con la mia attuale moglie italo-canadese.il primo anno e mezzo è stato di innamoramento, appena finita quela fase, mi ritrovo adesso dopo appena due anni con una grande voglia di ritornare ma questa volta per fare una esperienza al nord italia.il canada sembrava un paradiso fino a che appunto ho iniziato a capire che tutto il mondo è paese, che ricchi nn si diventa piu a nessuna parte, e che purtroppo sono nato in uno dei paesi più belli al mondo, e dico purtroppo perché tutto quello che mi ha dato l’Italia nel bene e nel male, credo di non poterlo trovare facilmente.

  7. sele04 says

    Ottima riflessione ! Direi che avete affrontato un aspetto a mio avviso sottovalutato dai più, nonostante invece sia molto importante. Da quello che leggo qui nei commenti, la maggior parte delle persone si focalizza sui motivi oggettivi per andarsene (politica, mancanza di lavoro ecc..) e poco sui motivi soggettivi … voglio dire un conto è avere un progetto di VITA personale che ti porta all’estero (che prescinde anche dal contesto) un’altra cosa è cambiare radicalmente vita per seguire l’onda di scontento del momento, senza considerare davvero quello che si vuole e le implicazioni emotive legate a cambiamenti di questo tipo. Bisogna essere preparati anche a questo e direi che quelli che hanno più possibilità di farcela sono proprio quelli alla ricerca di nuove emozioni e nuovi contesti esistenziali, piuttosto che quelli che si traferiscono solo per il lavoro. Perché nonostante il lavoro sia fondamentale, la nostra vita non è fatta di quello, esistono altre dimensioni ugualmente importanti !

  8. Anonimo says

    Sono d`accordissimo con te. Io ho dovuto lasciare il “Bel Paese” perche` dopo 15 anni di lavoro per una grande azienda, mi sono trovato in mezzo ad una strada con una moglie, figlia, un cane ed un mutuo da pagare. Alla fine non avevo neanche i soldi per poter comprare l`ovetto Kinder a mia figlia, e non e` un modo di dire. Ero VERAMENTE arrivato alla fame. A 40 anni non mi voleva piu` nessuno, troppo vecchio. Cosi` sono stato costretto ad emigrare per poter “sfamare” la mia famiglia. E quando sto male, e sento la nostalgia della mia terra, penso a quando andavo al supermercato con la calcolatrice per non sforare le 20 euro che ero riuscito ad raccimolare durante la giornata. Una tristezza che non auguro a nessuno.

  9. Richard_Chance says

    Articolo molto intelligente : il bello di questo sito è proprio il fatto che cerca di trattare il fenomeno “emigrazione” da tutti i punti di vista possibili. Aspetto emotivo, emotività, nostalgia… Certo è che prima di partire, prima di lasciare l’Italia, si prendono in conto molti fattori di difficoltà che si incontreranno nel paese di accoglienza. Spesso, tuttavia, complice anche il desiderio di sognare, cercare paradisi inesistenti, oppure la pura disperazione, non ci si pone la semplice domanda : ma lavoro a parte, saro’ davvero felice di abitare a Londra / Parigi / Kuala Lumpur etc ? Emigrare non significa andare in vacanza. D’altra parte, finché non ci si mette davvero alla prova, non si scoprirà mai se si è davvero fatti per lasciare l’Italia. Morale della favola : non sognate paradisi immaginari.