La Germania – miti e contromiti

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Serena Foschi vive e lavora in Germania.

Tra le altre cose cura anche il blog Non Solo Crauti dove parla di come si mangia in Germania (e di tanto altro).

Serena sottolinea che in Germania si può mangiare molto bene perché vi è una alta qualità degli ingredienti e perché durante gli ultimi decenni i tedeschi hanno incorporato le lezioni apprese dalle cucine straniere rendendo così l’offerta culinaria in Germania molto più variegata rispetto agli stereotipi legati ai würstel e ai crauti.

Serena studiò tedesco all’università e si trasferì per la prima volta in Germania nel 1996 facendo l’interprete e la traduttrice.

Nel 2001 è tornata in Italia per motivi familiari iniziando a lavorare nei call center e poi come consulente del personale per importanti società in Italia, sempre con contratto a progetto.

Nel 2008 è rimasta senza lavoro e ha quindi iniziato a insegnare italiano (ma anche inglese e tedesco) on-line.

Nel 2012 decise di trasferirsi a Oslo, Norvegia. Quasi pronta per la partenza fu però dirottata di nuovo in Germania per motivi sentimentali 🙂

È quindi tornata dove era già stata in precedenza, a Esslingen am Neckar, cittadina medioevale a 25 km da Stoccarda, nel sud della Germania.

Serena ha trovato gente allegra che l’ha accolta bene, sfatando così alcuni miti sui tedeschi.

Uno degli altri miti che Serena vuole smontare è quello relativo al clima. Nella regione dove vive lei non è tanto diverso da quello dell’Italia settentrionale.

Un mito vero invece è quello relativo alla lingua: il tedesco è difficile!

D’altronde i tedeschi cercano di aiutarti ma la lingua va imparata. Serena dice che solo con l’inglese è difficilissimo.

Per quello che riguarda la convivenza con un tedesco Serena ha scritto un divertentissimo post intitolato ‘Della convivenza con un tedesco e degli spaghetti di zucchine al pesto di avocado e limone‘.

A chi sta pensando di andare in Germania Serena consiglia di non aspettarsi gli stessi modi di vivere e gli stessi modi di pensare che ci sono in Italia. Inoltre di armarsi di santa pazienza e di porsi un obiettivo ben specifico.

L’obiettivo preciso consentirà di avere un piano d’attacco molto più efficace: “voglio lavorare come xyz per questo tipo di azienda…”.

Questo richiede di dedicare tre-quattro anni alla preparazione del trasferimento piuttosto che partire all’arrembaggio.

Durante quei 3-4 anni sfruttare la possibilità di andare in vacanza in Germania per conoscere meglio la nazione. Non andare quindi all’Oktoberfest bensì se possibile andare a vivere con una famiglia tedesca per capire se piacciano la nazione e la cultura.

Rispetto al 1996 Serena dice che c’è molta più concorrenza per un posto di lavoro soprattutto da parte di indiani e cinesi e in ambito tecnico-scientifico.

Una cosa importante da sottolineare è che non necessariamente i titoli accademici o le certificazioni professionali maturate in Italia (o in altre nazioni) vengono automaticamente riconosciute in Germania.

Ad esempio, una sua amica che voleva insegnare italiano nelle scuole superiori tedesche si è dovuta iscrivere all’università tedesca per conseguire il titolo accademico che le consentisse di insegnare.

La Germania è una nazione che demograficamente è simile all’Italia. Esiste un’alta proporzione della popolazione anziana ma Serena rivela che lo Stato tedesco prevede “incentivi” per mettere su famiglia.

Serena spiega anche come il senso del “sociale” sia molto sviluppato dove vive lei.

Un esempio viene fornita dal Kerwoche, un’usanza che risale al quindicesimo secolo e che prevede la partecipazione a turni di tutti i condomini alla pulizia delle aree in comune e dei marciapiedi. Questo viene “applicato” grazie alle convenzioni sociali: se non pulisci vieni visto negativamente e il vicino di casa te lo fa sapere. Anche se magari non costerebbe tanto utilizzare qualcuno che facesse questo tipo di lavoro, gli abitanti di questa regione della Germania utilizzano questa tradizione per aumentare il senso di comunità e di valore del bene comune.

Potete trovare Serena anche su Serena’s Italian Blog e sulla pagina dove insegna le lingue.

Serena Foschi

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