E’ giusto ‘ripiegare’ su una nazione e rinunciare ai propri sogni?

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Una lettrice mi chiede se sia giusto ‘ripiegare’ su una nazione e rinunciare così ai propri sogni.

La nostra amica sogna gli Stati Uniti ma sa bene che ottenere un visto lavorativo è difficile soprattutto in qualità di neolaureata senza esperienza nel suo settore.

L’alternativa sarebbe quella di andare nel Regno Unito dove cercare di maturare esperienza lavorativa e certificazioni o titoli che possano essere utili per sviluppare una carriera nel settore da lei ambito.

Non conoscendo bene il Regno Unito mi dice che la paura è che il Paese non le piaccia e quindi il rischio è quello di sprecare tanti soldi per poi tornare comunque a casa.

La mia risposta è che il ‘ripiegare’ su un’altra nazione non sempre deve essere visto come una soluzione minore.

A volte può essere un passo intermedio che aiuta a raggiungere l’obiettivo finale e a coronare il proprio sogno.

E’ verissimo che andare a vivere negli Stati Uniti è molto difficile a causa della severa politica di immigrazione di quel Paese. Non sempre un passo intermedio è utile.

Questo vale anche per tantissime nazioni al di fuori dell’Europa.

Alcuni ostacoli riguardano i requisiti relativi a esperienza lavorativa, conoscenza della lingua, titoli accademici e certificazioni.

Se non soddisfate tutti questi requisiti OGGI è possibile soddisfarli nel futuro e riproporsi alla nazione che sognate in 2, 5 o 10 anni.

Mi rendo conto che aspettare così tanto tempo non è una soluzione piacevole ma il ‘ripiegare’ nel frattempo su un’altra nazione (europea) può aiutare molto. Uno degli aspetti positivi dell’Europa è la libertà di movimento delle persone. Non sottovalutiamola!

Nell’esempio specifico stiamo parlando di Stati Uniti e Regno Unito ma il discorso può valere per altre combinazioni di nazioni soprattutto quando condividono lingue e storie in comune.

Trasferirsi nel Regno Unito può aiutare in diversi modi.

Innanzitutto migliorerete la conoscenza della lingua inglese.

Questo a volte è di vitale importanza quando si deve passare un esame linguistico come componente della domanda di visto.

Inoltre l’aver vissuto e lavorato per alcuni anni in una nazione anglofona dimostra al datore di lavoro statunitense (o canadese o australiano o neozelandese) che siete in grado di parlare inglese ad un certo livello e quindi costituite un rischio inferiore rispetto ad un candidato che arriva da una nazione dove non si parla inglese.

In secondo luogo, l’esperienza lavorativa dimostra che siete in grado di interagire in modo efficace all’interno di un ambiente lavorativo culturalmente simile. La candidata con cinque anni esperienza lavorativa in Inghilterra probabilmente verrà vista più favorevolmente rispetto alla candidata che ha fatto lo stesso lavoro ma in Brasile (nazione a caso).

I titoli accademici e le certificazioni lavorative maturate all’interno di un sistema educativo più simile (anche se non uguale) sono più facili da digerire rispetto a quelle maturate in un sistema molto diverso. Ottenere qualifiche nel Regno Unito sarà più spendibile in altre nazioni anglofone rispetto a chi le ha maturate in altre nazioni.

Riassumendo, quello che può sembrare un ‘ripiego’ può rivelarsi un buon metodo per avvicinarsi comunque al proprio sogno.

E' giusto ‘ripiegare’ su una nazione e rinunciare ai propri sogni

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Comments

  1. wif says

    Ragazzi, diciamolo chiaramente, emigrare oggi è diventato difficile. Fisicamente è più facile ma sta diventando più difficile 1) trovare un lavoro in linea con le proprie aspirazioni, 2) integrarsi. Non è che un italiano sia un immigrato superiore agli altri. Gli italiani hanno sempre l’idea che loro sono migliori, preparati perché laureati… invece non è spesso così. Diciamo pure che un italiano può anche trattato a pesci in faccia dagli abitanti del Paese ospitante. Infine, magari un lavoro qualsiasi si trova subito però poi non ci si riesce a smarcare da esso. Insomma, si finisce per fare quel lavoro e basta. Pensateci. Se un lavoro qualsiasi vi basta, bene. Pensate però al rovescio della medaglia (famigliari in Italia, stipendi non così alti come ci si aspettava, costo della vita, emarginazione sociale, problema della lingua). Auguri a tutti

  2. says

    Concordo con Aldo, specie se si è neolaureati senza esperienza specifica, dunque intuisco ancora “giovani”, non soltanto secondo i parametri italiani… Rinunciando al “ripiego” e restando in Italia, sarebbe ben più alta la probabilità di trascorrere 2 o 5 o 10 anni in situazioni ben meno gratificanti, per non dire umilianti o persino in grado di rovinare un curriculum (lunghi periodi di inoccupazione o di lavoro non certificabile, incarichi impresentabili o forieri di scarsa crescita professionale, e via dicendo). La cosa comunque non cambia anche se non si è più giovani… perché evitando il “ripiego”, il tempo continua comunque a passare inesorabile.

  3. says

    Aldo offre un valido suggerimento alla ragazza che ha questi dubbi.
    Essendo passati alcuni anni dalla mia laurea, avendo fatto qualche buona esperienza fuori dal mio luogo natìo, anche se non all’estero e poi sono ritornata nella regione di origine, direi che nella vita l’importante è fare il primo passo e considerare dove possono aprirsi prima delle opportunità. Ogni esperienza diventa guida per quella successiva, sia che si tratti di confermare un sogno o cambiare idea.

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