Farm in Australia non solo per 88 giorni

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farm in australia non solo per 88 giorni

Federico Stramare condivide la sua esperienza di lavoro nel settore agricolo in Australia.

Cosa facevi in Italia?

Sono cresciuto nell’allevamento di vacche da latte dei miei genitori a Segusino, un piccolo paese situato sulle prealpi trevigiane.

Dopo essermi diplomato come perito agrario ho iniziato a lavorare con loro, seguendo sia la parte relativa all’allevamento sia aiutando mia mamma con il nuovo caseificio, aperto nel 2007.

Perché hai pensato di andare in Australia?

Volevo migliorare il mio inglese, visto che il livello offerto dalle scuole italiane molto spesso non è sufficiente per muoversi in un contesto internazionale.

La prima idea è stata quella di andare a Londra ma dopo essermi informato, in particolare grazie su Italiansinfuga ho capito che non era la destinazione giusta.

Per prima cosa tantissimi giovani scelgono la capitale inglese per lavorare, rendendo la competizione altissima, e in secondo luogo è troppo vicino all’Italia, permettendo un troppo facile ritorno a casa alle prime difficoltà.

Ed è qua che l’Australia è entrata in gioco, mercato del lavoro dinamico e distanza che non permette di tornare in patria senza prima pensarci due volte.

Con quale visto sei arrivato?

Sono arrivato a Melbourne il 19 febbraio 2013 con il Working Holiday Visa.

Ci racconti la tua esperienza all’interno del settore agricolo in Australia?

Dopo aver sistemato tutte le pratiche necessarie per poter lavorare, TFN, conto bancario, numero di telefono e quant’altro, mi sono messo a cercare un lavoro.

L’idea era quella di fare subito il periodo in farm, in modo da avere fin da subito la possibilità di rimanere un altro anno e di sfruttare la mia esperienza nel settore agricolo.

Ho iniziato a mandare il mio curriculum a vari annunci, trovati normalmente su gumtree, e dopo 15 giorni sono partito in direzione Cobram, circa 4 ore a nord di Melbourne sul confine con il NSW, in una fattoria di vacche da latte.

Il primo impatto è stato abbastanza duro, è un mondo completamente diverso da quello che avevo vissuto fino a quel momento in Italia, estensioni di terra enormi e una mandria di 400-500 mucche.

Il posto tra l’altro era a 10 km dal paese e mi sentivo abbastanza isolato dal mondo.

Le prime difficoltà però sono svanite nel giro di pochi giorni, soprattutto grazie alla famiglia con qui abitavo, che mi ha aiutato in molti aspetti, iscrivendomi anche alla squadra di calcio locale, permettendomi di integrarmi molto più velocemente.

Lavoravo 7 giorni alla settimana, ma solo 5-6 ore al giorno, così non era troppo pesante. Alla fine sono rimasto ben oltre gli 88 giorni, fermandomi per più di 5 mesi.

È stata però la seconda esperienza in farm che mi ha fatto definitivamente innamorare dell’agricoltura in Australia.

Dopo qualche mese di svago tra Melbourne e Sydney infatti sono andato in Tasmania, e precisamente a Smithton in una delle aree più remote dell’isola.

Ho avuto la fortuna di finire in uno dei migliori allevamenti di vacche da latte d’Australia, con una mandria di più di 700 capi.

Qui mi sono fermato 6 mesi, lavoravo solo 5 giorni a settimana ma gli orari erano un po’ più rigidi (la sveglia era alle 3.20!) e facevo dalle 8 alle 10-11 ore al giorno.

Durante questo periodo però ho svolto un sacco di lavori come la fienagione, irrigare i campi, lavorare con i cani da pastore, svezzare i vitelli ma soprattutto seguire la parte gestionale sotto vari aspetti.

Tutto questo è stato possibile soprattutto grazie al proprietario, probabilmente una delle migliori persone che ho incontrato durante il mio viaggio, che ha dedicato molto del suo tempo a spiegarmi tutti i dettagli dell’allevamento in Australia.

Durante questo periodo ho potuto seguire congressi e seminari, andare ad incontri e a dimostrazioni sul campo, che mi hanno fatto capire una cosa molto importante: l’agricoltura down under offre un sacco di opportunità.

La vicinanza con i mercati asiatici e la grande disponibilità di terreni fanno dell’Australia la più appetibile fonte di cibo soprattutto per la Cina, che con la sua esponente crescita sia economica che di bocche da sfamare, rende il futuro dell’agricoltura Aussie roseo.

Ovviamente non si parla solo di latte, ma anche di carni, granaglie, frutta e verdura, lavorati e semilavorati impiegando tutta la filiera alimentare e creando centinaia di posti di lavoro che con difficoltà oggi vengono riempiti.

Secondo te, quale è l’errore principale che fanno i giovani durante i famosi ottantotto giorni di lavoro nelle farm?

L’errore che più ho visto fare a chi parte per le farm è quello di non darsi abbastanza tempo, ovvero partendo gli ultimi 3-4 mesi per poi trovarsi alla fine del visto con solo la metà dei giorni necessari.

Un altro problema è quello di partire allo sbaraglio senza sapere dove andare perdendo solo un sacco di tempo.

Infine una volta trovato il posto, bisogna sempre ricordare che si è li per lavorare.

Per molti è solo una seccatura “obbligatoria” e non piace per niente, quindi non ci mettono impegno o arrivano quando vogliono, è ovvio che questo a chi ti paga per lavorare non piace, ed è altrettanto ovvio che il rapporto tra datore di lavoro e lavoratore non vada a buon fine.

Ho visto parecchi backpackers venire cacciati dopo meno di una settimana.

Ricordo anche di chiedere quanto si viene pagati prima di iniziare a lavorare, cos’ da evitare brutte sorprese ed eventualmente cambiare farm senza che insorgano problemi.

Quali sono le tue prospettive a medio- lungo termine in Australia?

In questo momento sto viaggiando fuori dall’Australia, e quando tornerò tra un mese dovrò decidere se accettare o meno uno Sponsor che mi è stato offerto. Non sarà un percorso semplice.

Niente ti viene regalato, ma con un po’ di sacrificio tutto è possibile. D’altronde questa è l’Australia.

Che consigli daresti a chi sta pensando di seguire il tuo percorso?

L’unico consiglio che posso dare è di non arrendersi mai.

Chi sta pensando di seguire il mio percorso, ovvero cercare di farsi largo nel settore primario in Australia, troverà sicuramente grandi difficoltà, ma il premio è alto e le soddisfazioni sia economiche che personali non tarderanno ad arrivare. Credo veramente che ne valga la pena.

Grazie Federico e in bocca al lupo!

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