SCRIVERE IL CV IN INGLESE

Quando sei nel mezzo del nulla, circondato da sterminate pianure, animali selvatici, immerso in un silenzio spesso irreale, capisci in maniera profonda di essere in un paese diverso. Speciale.

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Articolo di Francesco Rosito.

Era l’inizio del 2011, quando dopo diversi anni passati in Spagna, iniziai a maturare l’idea di voler cambiare aria.

Gli anni del boom economico spagnolo erano ormai distanti, le condizioni lavorative peggioravano ed il Paese sembrava avvolto da un pessimismo generale che non aiutava di certo a migliorare le cose.

Approfittando di un’opportunità propizia, a gennaio del 2012, dopo un estenuante braccio di ferro con la mia azienda, riuscii a farmi licenziare (fondamentale per percepire un indennizzo), e a luglio dello stesso anno approdai finalmente a Sydney.

Non ero mai stato laggiù, eppure ero animato da una ferma convinzione che quello era il posto nel quale avrei voluto provare a vivere per un anno o due.

Arrivai senza conoscere niente e nessuno, a parte le informazioni disponibili sul web, da prendere comunque col beneficio d’inventario.

L’Australia raccontata da qualcun altro, non sarà mai identica a quella che vivrai, se e quando deciderai di andare li.

I primi giorni mi servirono per mettere a posto quei tasselli cruciali quando si arriva in un nuovo posto, ovvero cercare casa e lavoro, comprare una scheda telefonica, aprire un conto bancario, richiedere il TFN (Tax File Number), senza però dimenticare che fuori c’è tanto da vedere e da fare.

In poche settimane realizzai che il Working Holiday Visa era un’arma a doppio taglio: in teoria puoi fare qualsiasi lavoro (per 6 mesi), ma di fatto la prospettiva di poter restare per poco tempo, spinge le compagnie a prendere altre strade.

Il discorso cambia se si decide di lavorare nell’hospitality.

Basta fare un paio di corsi, l’RSA e l’RCG (Responsible Service Alcohol e Responsible Conduct Gambling), per avere discrete chance di lavorare in bar, pub o ristoranti. L’esperienza aiuta, ma non è poi così imprescindibile.

In ogni caso, avendo un’autonomia economica di un paio di mesi circa, decisi di puntare a qualcosa che fosse più attinente alle mie conoscenze (ho una laurea in Scienze della Comunicazione e me la cavo abbastanza bene con le lingue).

L’opportunità si presentò sotto forma di telefonata che giungeva da Brisbane.

Ecco la prima sorpresa: se siete abituati all’ingessato mercato del lavoro italiano, immaginate lo stupore di chi fa un colloquio e viene scelto dopo una chiacchierata su Skype!

Si trattava di una compagnia che offriva la possibilità di insegnare alcune lingue straniere (italiano, spagnolo e francese) in diversi asili.

Pur non avendo esperienza nel settore, decisi che valeva la pena provare e dopo un paio di lezioni, la cosa iniziò a piacermi.

Ma come spesso capita durante la vita “Down Under”, le sorprese sono dietro l’angolo.

Non potevo infatti dimenticare che se avessi voluto restare più tempo in Australia, avrei dovuto lavorare per 88 giorni in una fattoria (o nelle miniere).

E ad inizio ottobre ricevetti un’altra chiamata destinata a rappresentare uno spartiacque: Stefano, ragazzo italiano diventato nel frattempo un prezioso compagno d’avventura, nonché ottimo amico, mi chiamò per propormi di andare in una farm della quale aveva sentito parlare bene. Nell’epoca di internet il passaparola ha ancora un suo perché.

Il dubbio amletico durò alcuni giorni: cercare di migliorare quel poco che si era ottenuto (vivere in una bella casa ed un lavoro part time in costante espansione), oppure lasciare tutto, partire all’avventura per poi ricominciare daccapo una volta finita l’esperienza nella farm?

Confesso che la decisione fu travagliata, ma visto che ho basato quasi tutta la mia esistenza sull’idea che è meglio un rimpianto che un rimorso, raccolsi le mie cose e partii.

Il tempo svelò che non avrei potuto prendere una decisione migliore.

Arrivare in una farm fu il primo momento in cui mi sentii davvero in Australia.

Certo Sydney è una città magnifica, e per diversi aspetti unica, ma lo stile di vita non è poi così diverso da quello di altre metropoli che ho avuto modo di visitare.

Quando sei nel mezzo del nulla, circondato da sterminate pianure, animali selvatici, immerso in un silenzio spesso irreale, capisci in maniera profonda di essere in un paese diverso. Speciale.

A differenza di chi si vede costretto al noioso “fruit picking” (la raccolta della frutta), io ebbi l’opportunità di svolgere le mansioni più disparate: costruire muri con le rocce, decorare il soffitto della farm, costruire e pitturare un recinto, ripulire la zona adiacente alla farm, creare protezioni per gli alberi piantati da poco, e tanto altro ancora.

Ma non mancavano i momenti di relax: le ore passate a pescare (con scarsi risultati), la caccia ai serpenti, i giri in moto, quad o bici osservando al tramonto i canguri selvatici, le birre con i compagni di avventura Ben (inglese) e John (canadese), oltre ai proprietari un australiano cittadino del mondo e la sua bella e simpatica compagna finlandese (partita anche lei con il WHV e mai tornata…), che da li a poco ci avrebbero invitato al loro matrimonio.

Quello che temevo potesse essere un grande errore, si trasformò nell’esperienza più bella ed intensa della mia esperienza OZ. Al punto da tale da chiedermi se davvero volessi tornare in città. Solo gli impegni di lavoro presi con la mia compagnia, mi spinsero a lasciare, con un pizzico di rammarico, la fattoria.

Il ritorno in città fu traumatico. Mi resi conto che in quel bravo lasso di tempo avevo perso l’abitudine di stare in contatto con persone, rumore e caos, e mi ci volle un po’ prima di riadattarmi.

Ma nella dinamica realtà australiana, si fa in fretta a voltare pagina e poche settimane dopo esser tornato in città, ecco due grosse novità: la prima una casa nella mia zona preferita (Surry Hills), la seconda una nuova proposta di lavoro.

Si trattava di un asilo nel quale non avrei dovuto insegnare lingue, ma di un vero e proprio posto da maestro.

Furono sufficienti un paio di giorni di prova, per ottenere il lavoro.

Io, unico impiegato di sesso maschile, circondato da 10 colleghe e tante piccole e adorabili canaglie da 0 a 2 anni.

Difficile da credere, ma col senno del poi posso affermare che si è trattato senza alcun dubbio dell’esperienza (lavorativa) più bella ed gratificante fra tutte quelle fatte finora.

Fu l’inizio di una nuova vita. La tanto desiderata stabilità professionale (e di conseguenza economica), mi diede la possibilità di iniziare a viaggiare, arrivando a conoscere posti meravigliosi.

Senza tralasciare l’aspetto umano: in Australia la gente non ha paura di cambiare lavoro, d’intraprendere nuove attività anche dopo i 50, di reinventarsi costantemente.

Lungi da me descrivere la terra dei canguri come il paradiso (non penso ne esista uno ne in Terra, ne altrove), ma gli aspetti positivi superano quelli negativi (distanza su tutti, ed una certa freddezza nelle relazioni interpersonali).

I mesi trascorrono in maniera rapida quando si ha modo di unire l’utile al dilettevole, e così tra una nuova spiaggia ed una partita di rugby degli All Blacks, un bbq con gli amici ed un GP di F1, la barriera corallina ed un concerto, una maratona ed un parco nazionale, ti rendi conto che i due anni stanno per finire ed è tempo di decisioni.

Restare è possibile, ma le condizioni cambiano in maniera drastica quando il WHV scade.

Se non si è in grado di trovare un datore di lavoro disposto a “sponsorizzarti”, devi optare per un visto da studente, con notevoli ripercussioni economiche (pagare il corso, potendo lavorare, ufficialmente, solo 20 ore a settimana) oltre che sullo stile di vita (frequentare i corsi, studiare e lavorare).

A malincuore decisi che la mia splendida parentesi australiana era ormai giunta al termine, e per lenire quella ferita scelsi un’altra destinazione della quale spesso si parla su Italians in fuga: il Brasile.

Li ho trascorso 3 mesi splendidi, facendo il volontario durante i Mondiali, ma di questo magari parleremo un’altra volta ;-)

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  • Mauro

    Ciao francesco, sapresti dirmi quale è la società che ti ha contattato da Brisbane per insegnare lingue (Ita/esp/fra) ?
    grazie 10000!!

  • Francesco

    Ho risposto via LinkedIn ;-)


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