Pentita di quello che mi sono lasciata alle spalle? Assolutamente no

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pentita di quello che mi sono lasciata alle spalle

Veronica Filippetti lavora dall’anno scorso a Praga. Ecco la sua storia.

Hai lavorato per cinque anni in Italia. Cosa ti ha portata al trasferimento a Praga l’anno scorso?

Le ragioni che mi hanno spinta all’estero sono diverse, ma in assoluto la più forte è stata la necessità di dare a me stessa qualcosa in più e la possibilità di fare dei piani a lungo termine.

Mi spiego meglio: ho lavorato in Italia per diversi anni, sono stata abbastanza fortunata poiché ho cominciato praticamente subito dopo aver conseguito la mia laurea.

Esperienze formative certamente, ma pagate malissimo, con contratti a termine senza nessuna garanzia e con una qualità della vita lavorativa giornaliera parecchio scarsa.

Pur avendo migliorato la mia situazione lavorativa negli ultimi anni, sentivo tuttavia mi mancasse comunque qualcosa e già da tempo mi stavo guardando intorno tendenzialmente su Paesi di lingua anglosassone.

L’Italia è un magnifico Paese, ma purtroppo ad oggi fornisce poche opportunità e l’estero mi è sembrata l’unica soluzione possibile.

Non mi sono mossa da sola, ma insieme a quello che ad oggi è mio marito, insieme abbiamo cercato per mesi e dall’Italia non è stato affatto semplice.

Siamo partiti da Irlanda e Inghilterra sfruttando il bilinguismo, ma i mercati in questione sono abbastanza saturi, almeno per l’Italiano e un po’ alla volta abbiamo esteso il nostro raggio di ricerca.

Poi lo scorso anno è arrivata questa opportunità a Praga, per lui per primo, non era quello che avevamo programmato, ma ci è sembrato un buon inizio e abbiamo preso l’occasione al volo.

Ci siamo trasferiti insieme lo scorso aprile e io ho cominciato a cercare qualcosa anche per me.

Che conoscenza delle lingua straniere avevi? Quanto erano/sono importanti per il tuo percorso lavorativo?

Sono chiaramente madrelingua Italiana e ho un livello avanzato di conoscenza della lingua Inglese.

Ho lavorato negli Stati Uniti per un po’ per cui è stato necessario per me essere fluente.

Devo dire che la carta jolly dell’Inglese è sempre stata la mia ancora di salvezza. La cosa che mi ha in un certo senso distinta in passato e che mi ha portato ad ottenere le posizioni lavorative che ho ad oggi nel mio cv.

Senza l’Inglese non è possibile trovare un lavoro all’estero, almeno per quella che è la mia personalissima esperienza.

Anche in un Paese come la Repubblica Ceca, l’Inglese è fondamentale.

In un mercato del lavoro estremamente competitivo, essere deficitari in quello che è il primo strumento di relazione con gli altri non permette di accedere a posizioni lavorative qualificate.

Ho una conoscenza elementare dello Spagnolo e sto cercando di migliorarlo anche se ho poco tempo, ma l’essere a contatto con colleghi madrelingua sicuramente aiuta.

Per quanto riguarda il Ceco, ho preso delle lezioni, specie all’inizio dopo il trasferimento, ma è una lingua complicata e se devo essere totalmente sincera ad oggi non necessito di una conoscenza elevata della lingua.

In azienda la lingua ufficiale è l’inglese, i miei amici parlano tutti inglese e a casa continuo ad usare l’italiano!

Ho delle conoscenze di base che mi permettono di sopravvivere al supermercato o all’ufficio postale, ma per situazioni più complicate come è stato per la dichiarazione dei redditi è necessario avere qualcuno che conosca bene la lingua.

A Praga in molti parlano l’inglese, ma proprio per via della barriera linguistica spesso è difficile relazionarsi con i cechi e francamente per via di questa mia mancanza continuo a sentirmi straniera “a casa mia”.

Se rimarrò qui a lungo termine dovrò sicuramente studiare il Ceco seriamente.

Quale è stata la procedura con la quale hai trovato lavoro e sei stata assunta?

Nel periodo di transizione da Roma a Praga ho cercato lavoro tendenzialmente online e soprattuto su Linkedin.

Ho trovato l’annuncio per quella che era la posizione che ho ricoperto fino allo scorso mese, una posizione junior certamente, ma avevo necessità di cominciare a lavorare ed ero consapevole del fatto che spostarsi in un’atra realtà avrebbe comportato una sorta di nuovo inizio.

Ho contattato le HR su Linkedin e mi è stato detto di candidarmi tramite il sito aziendale.

Ho seguito la procedura iniziale e sono stata quindi contattata per i colloqui.

Ho superato tre colloqui telefonici e firmato il contratto in sede il primo giorno di lavoro.

So che in azienda ad oggi la procedura di assunzione è diversa ed è necessario essere in sede per le interviste.

Di cosa ti occupi attualmente?

Dopo 10 mesi nel team di supporto agli hotel italiani, ad oggi sono stata promossa ruolo di Team Leader e spostata sul team che segue Inghilterra e Irlanda.

Gestisco, chiaramente seguita dal mio Supervisor, un team di 17 persone, lavorando su quelle che possono essere tutte le richieste da parte degli hotel partner.

Che bilancio puoi fare del primo anno a Praga?

Bilancio sicuramente positivo.

Non è stato facile, lo scontro culturale, un’altra lingua, nuove abitudini hanno sicuramente reso difficile e continuano a non rendere semplice la vita di tutti i giorni, ma ne vale la pena.

Pentita di quello che mi sono lasciata alle spalle? Assolutamente no.

Ne ho guadagnato in qualità della vita ed esperienza a livello umano e professionale.

Che consigli daresti a chi vuole seguire e tue orme?

Sicuramente di lavorare sulla conoscenza dell’Inglese che è un po’ una lingua franca.

Di mettersi in discussione e di non pensare che accettare alle volte un lavoro o una posizione meno qualificanti possa essere una sorta di passo indietro, ma anzi imparare e dimostrare che si può essere professionali anche con posizioni junior.

Di accettare qualche volta qualche compromesso e spiego cosa voglio dire; quando ho accettato il mio primo stipendio qui, era chiaramente più basso di quello che percepivo in Italia, per via della corona Ceca, ma ho valutato in base alla situazione, non mi sono fermata al primo “muro”.

Ho accettato uno stipendio più basso, ma ho avuto benefits che in Italia non potevo neanche immaginare e dopo 10 mesi sono stata ricompensata.

Ora con la mia nuova posizione ho uno stipendio pari a quello che avevo a Roma.

Sicuramente in Italia non mi arricchivo, qui mi è possibile fare una vita tranquilla e sto mettendo anche qualcosa da parte per il futuro.

Tornerai in Italia? Perché?

Ad oggi non ho in programma di rientrare in Italia, a meno che non sia per le vacanze!

La nostalgia c’è, ma non vedo prospettive per la nostra, intendo Italiana, economia, per cui ora che sono finalmente riuscita ad andar via, non ho un biglietto di ritorno.

Grazie Veronica e buon proseguimento a Praga!

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